Non ritorni

di autori vari

Riceviamo da un’amica che preferisce rimanere anonima.

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Mi colpiscono gli articoli in cui si parla di matrimonio, di gioia, di speranza, di amore, di fatica, di fedeltà, di dolore.

Ecco, quelli sul dolore che un matrimonio può comportare sono difficili da dire, sono quelli più duri da digerire. Sono i più opinabili. Se è facile dire di gioia, di innamoramento, di amore ricambiato, di emozioni, di scelte condivise, quanto è dura esprimere il dolore, dargli un senso che non sia quello di toglierselo il più velocemente possibile di dosso. Specie quando il dolore lo si deve affrontare in solitaria.

In questo tempo di Pasqua capita di ascoltare il Vangelo che ci parla di potature, beh io sono una che nel matrimonio è stata potata, a fondo. E non perché sia una sfigata o una benedetta. Io non mi sento né compatibile (cioè da compatire, chissà se si dice?) né esemplare. Sono semplicemente una alla quale è toccato in sorte un dolore comune a tantissime donne e uomini, che cerco di vivere come Gesù comanda e insegna. E se voglio farlo non ho altra strada da percorrere che non sia quella dell’obbedienza, consapevole che è quella la sola che porta alla gioia, alla pace, che è il paradiso adesso, qui e per l’eternità.

Dei rami della mia vita, è stato potato il più importante, quello che dava un senso alla mia vocazione. Attaccata alla Vite (e alla Vita) è rimasto un moncone che io continuo a percepire come vivo, dove la linfa continua a scorrere anche se il tralcio non lo vedo ancora spuntare, figurarsi i frutti! Si tratta della fedeltà al mio sacramento.

Chè lui, il mio sposo, è andato via. Dopo aver subìto, pianto, elaborato, pregato, e dopo aver chiesto a destra e a manca consigli, ascolto, preghiere, una sola è la riposta che ho al momento chiara davanti agli occhi, davanti al cuore, sulla punta della lingua. Lui non ritorna. Lui ama un’altra. Lui pensa che io sia l’unica responsabile della sua infelicità. Lui che è convinto che amare non sia una decisione, piuttosto un’emozione. Lui che perciò non mi ama più, anzi probabilmente mi detesta.

Se lui sia felice io non lo posso sapere (a vederlo pare un po’ arrabbiato, persino trasandato, ma lo so cosa state pensando, e forse è pure vero, che sia l’alibi che mi racconto per sperare ancora).

Se io sia felice lo posso dire: io non sono felice. E forse non è la felicità che cerco, ora. Sarebbe troppo ambizioso. Cerco e prego la gioia, la pace, la serenità. Per le nostre creature, per me.

Per lui chiedo al Dio dell’impossibile la conversione. E lo faccio con sempre maggiore convinzione e determinazione. L’amore che nutro (nel senso proprio che lo alimento!) per lui questo mi chiede: essere ancòra e nonostante tutto per lui il volto buono di Dio, un Dio che è oceano di misericordia, prima che di giustizia. Verrà la Sua giustizia, la temo così tanto per me, misera e peccatrice come sono, che non posso non chiedere un diluvio di misericordia per e sul mio sposo. Ancòra e àncora, avverbio e sostantivo, come due dimensioni dell’amore: l’ancòra come promessa senza spergiuro, l’àncora come attracco sicuro, se mai lui volesse tornare, l’ho gettata ai piedi della Croce.

Ho rimesso la fede al dito, l’ho fatto da sola, una domenica sera di qualche settimana fa. L’ho fatto nella solitudine della mia stanza. Ho rinnovato le mie promesse, sottovoce, l’ho pure ‘caricata’ quasi fosse un sigillo, di un rosario, giusto per tenerla salda al suo posto e per ricordarmi che nulla posso senza la preghiera, senza una richiesta incessante di forza dall’alto.

L’ho fatto per almeno due motivi: il primo è ricordare ogni giorno a me e al mio Signore il mio giuramento. Eh sì, lo ricordo anche a Lui, sia mai che ogni tanto si distragga… “Gesù ricordati, ho promesso davanti a Te, Tu mi sei testimone, che gli sarei stata fedele sempre, nella gioia e nel dolore, nella salute e nella malattia e che lo avrei amato e onorato tutti i giorni della mia vita.” Proprio così, né più né meno: amare e onorare, volere bene e benedire, soprattutto quando mi viene la tentazione (e io lo so da chi viene, è tutta farina di colui che ci ha diviso) di pensare male di lui, di farmi atterrire dal pensiero di loro due insieme, di rispondere entrando in risonanza col male, come direbbe Costanza.

Il secondo motivo è che si tratta di un segno che non ostento ma che mostro. Là dove la prima risposta che si dà una sposa tradita e abbandonata è “non è giusto che soffri”, “pensa a rifarti una vita, ché te la meriti un’altra storia, un nuovo amore”, io gioco d’anticipo. E ciò mi dà una libertà che non immaginavo, tanto posso presentarmi accogliente, disponibile, sorridente, anche afflitta alle volte, senza incorrere nel paradigma del “questa ci vuole provare”, oppure “quasi quasi ci provo” (ovviamente sono consapevole dei miei limiti in fatto di avvenenza e vinco facile, il codazzo di pretendenti non l’avrei comunque!)

E quando la fatica di indossarla si fa sentire, mi basta guardarla, se occorre sfilarla un attimo, leggervi all’interno il nome del mio sposo e una data e tutto si fa lieve: lui è mio, io sono sua. Nel cuor di Dio lo saremo per sempre. Lì nulla potrà mai separarci.  E l’allegria torna, magari è solo un attimo, ma riempie il cuore, è un lampo di cielo, una speranza che non delude, una palestra di pazienza.

Perché, come ho appena letto in un articolo pubblicato da una sposa cattolica su di un blog: “la strada per il paradiso, per noi due, ormai è la stessa e dobbiamo farla per forza insieme, altrimenti in paradiso non ci si va”. Quella forza mi piace chiamarla grazia.

 

43 commenti to “Non ritorni”

  1. Il blog dice: rispondi. E che vuoi rispondere? Non c’è da rispondere, c’è da cum-patire, da soffrire insieme. Che altro vuoi dire a una persona che tutti i giorni si sdraia sulla croce e si lascia inchiodare? Io so che ci morirei sopra. Però, cara sorella inchiodata sulla croce, posso dirti che ho visto con i miei occhi anche chi su quella croce ha provato la “gioia profonda”. Non era matta, non era drogata, era una donna (pure molto bella) lasciata dal marito per una sua cara amica, con due figli adolescenti, che è rimasta fedele alla promessa e su quella croce ci ha incontrato Dio. “Federica, ci devi solo credere”, mi disse un giorno e io ho cominciato a credere da lì, dalle sue parole. Dalle parole di una donna lasciata dal marito, poi ammalatasi di cancro, che il giorno prima di morire mi ha detto di provare una gioia profonda, una gioia che può venire solo da Dio. Io credo che la tua strada porti a questa gioia, in questa vita.

  2. Fuori tema: Chi mi ama prenda la sua Croce e mi segua. Aggiungere altro sarebbe come dire la mia croce e’ piu’ pesante della tua: dice tutto. Umilmente prego per i miei fratelli/ sorelle . Alle volte mi chiedo e lo sento, che se tutto il mondo e in qualsiasi forma, pregasse Dio sono certo che vedremo giorno per giorno la Gioia discendere dal cielo.Gioia che non e’ quella del mondo ma quella che sentiamo dentro di noi anche quando il Cuore piange dirottamente per cosa ci e’ capitato nella vita. Cordiali saluti, Paul

  3. Speriamo che arrivino anche al prossimo sinodo un po’ di queste testimonianze.

    Grazie, cara amica sconosciuta.

    • Come fai? Come fai?
      Prego per te d’ora in poi, ma tu, soprattutto, se vuoi, se puoi, prega anche per tutti quelli che in situazioni simili “non ci riescono”. Perché davvero credo che una preghiera che proviene da te, distillata in tutto questo sacrificio, arrivi al cielo limpida come le note di un’arpa. Grazie per averci raccontato di te. Che la gioia profonda ti riempia il più possibile! Ti abbraccio.

  4. Cara sorella, so quello che si prova e mi è di consolazione ricordare spesso il passo della Perfetta Letizia (ovvero la perfetta santità) tratto dai Fioretti di San Francesco:

    “Avvenne un tempo che, san Francesco d’Assisi e frate Leone andando da Perugia a Santa Maria degli Angeli, il santo frate spiegasse al suo compagno di viaggio cosa fosse la “perfetta letizia”.
    Era una giornata d’inverno e faceva molto freddo e c’era pure un forte vento tanto che procedevano camminando l’uno innanzi all’altro e, mentre frate Leone stava avanti, frate Francesco chiamandolo diceva: frate Leone, se avvenisse, a Dio piacendo, che i frati minori dovunque si rechino dessero grande esempio di santità e di laboriosità, annota e scrivi che questa non è perfetta letizia.
    Andando più avanti San Francesco chiamandolo per la seconda volta gli diceva: O frate Leone, anche se un frate minore dia la vista ai ciechi, faccia raddrizzare gli storpi, scacci i demoni, dia l’udito ai sordi, fa camminare i paralitici, dia la parola ai muti, e addirittura fa resuscitare i morti di quattro giorni; scrivi che non è in queste cose che sta la perfetta letizia.
    E ancora andando per un poco san Francesco grida chiamandolo: O frate Leone, se un frate minore parlasse tutte le lingue e conoscesse tutte le scritture e le scienze, e sapesse prevedere e rivelare non solo il futuro ma anche i segreti più intimi degli uomini; annota che non è qui la perfetta letizia.
    E andando ancora più avanti san Francesco chiamando forte diceva: O frate Leone pecorella di Dio, anche se il frate minore parlasse la lingua degli angeli, conoscesse tutti i misteri delle stelle, tutte le virtù delle erbe, che gli fossero rivelati tutti i tesori della terra, e tutte le virtù degli uccelli, dei pesci, delle pietre, delle acque; scrivi, non è qui la perfetta letizia.
    E andando più avanti dopo un po’ san Francesco chiamava il su compagno di viaggio: O frate Leone, anche se i frati minori sapessero predicare talmente bene da convertire tutti i non credenti alla fede di Cristo; scrivi non è questa la perfetta letizia.
    E così andando per diversi chilometri quando, con grande ammirazione frate Leone domandò: Padre ti prego per l’amor di Dio, dimmi dov’è la perfetta letizia. E san Francesco rispose: quando saremo arrivati a Santa Maria degli Angeli e saremo bagnati per la pioggia, infreddoliti per la neve, sporchi per il fango e affamati per il lungo viaggio busseremo alla porta del convento. E il frate portinaio chiederà: chi siete voi? E noi risponderemo: siamo due dei vostri frati. E Lui non riconoscendoci, dirà che siamo due impostori, gente che ruba l’elemosina ai poveri, non ci aprirà lasciandoci fuori al freddo della neve, alla pioggia e alla fame mentre si fa notte. Allora se noi a tanta ingiustizia e crudeltà sopporteremo con pazienza ed umiltà senza parlar male del nostro confratello, anzi penseremo che egli ci conosca ma che il Signore vuole tutto questo per metterci alla prova, allora frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia. E se noi perché afflitti, continueremo a bussare e il frate portinaio adirato uscirà e ci tratterà come dei gaglioffi importuni, vili e ladri, ci spingerà e ci sgriderà dicendoci: andate via, fatevi ospitare da altri perché qui non mangerete né vi faremo dormire. Se a tutto questo noi sopporteremo con pazienza, allegria e buon umore, allora caro frate Leone scrivi che questa è perfetta letizia.
    E se noi costretti dalla fame, dal freddo e dalla notte, continuassimo a bussare piangendo e pregando per l’amore del nostro Dio il frate portinaio perché ci faccia entrare. E questi furioso per cotanta molesta insistenza si riprometterebbe di darci una sonora lezione, anzi uscendo con un grosso e nodoso bastone ci piglierebbe dal cappuccio e dopo averci fatto rotolare in mezzo alla neve, ci bastonerebbe facendoci sentire uno ad uno i singoli nodi. Se noi subiremo con pazienza ed allegria pensando alle pene del Cristo benedetto e che solo per suo amore bisogna sopportare, caro frate Leone, annota che sta in questo la perfetta letizia. Ascolta infine la conclusione, frate Leone: fra tutte le grazie dello Spirito Santo e doni che Dio concede ai suoi fedeli, c’è quella di superarsi proprio per l’amore di Dio per subire ingiustizie, disagi e dolori ma non possiamo vantarci e glorificarci per avere sopportato codeste miserie e privazioni perché questi meriti vengono da Dio. Infatti le sacre scritture dicono: cosa hai tu che non sia stato concesso da Dio? E se tu hai ricevuto una grazia da Dio perché te ne vanti come se fosse opera tua? Noi ci possiamo gloriare nella nostra croce fatta di sofferenze e privazioni. Sul Vangelo sta scritto: Io non mi voglio gloriare se non nella croce di nostro Signore Gesù Cristo.”

  5. Grazie.

    Grazie cara sorella anonima (mi piacerebbe tu avessi un nome… basterebbe quello di battesimo, per legare le mie preghiere per te ad un nome).
    Grazie per la tua testimonianza che conferma in me ciò credo sia l’unica strada in una cammino di santità nel Matrimonio che ci chiama a Fedeltà. Quella fedeltà che è simboleggiata dall’anello che hai rimesso al dito (e non toglierlo sinché morte non vi separi), che per te ora più di ieri, è simbolo della fedeltà di Dio per te, non solo tua a Lui, non solo tua al tuo Sposo.

    Credi che la tua non è una “fedeltà passiva”, uno stare in uno stato in cui sei costretta dagli eventi, forse anche dal peccato altrui. La tua è una fedeltà “attiva e fruttuosa”, come “fruttuoso” (e quanto!) è stato lo “stare” di Cristo in una umanità che in fondo, come Dio, non poteva solo essergli imposta, non poteva essere solo “subita”.

    E i frutti verranno ne sono certo. Non sempre sono quelli che noi avremmo immaginato (probabilmente neppure questa situazione avresti immaginato…), ma verranno, anzitutto per te, perché rimettendo quell’anello hai riconfermato di voler essere Sposa in quella unione dove è CRISTO che si fa sigillo è garante e come Lui non si farà per te Amore, Consolazione, Forza, Riposo, Guida, ora che l’uomo in cui avevi riposto queste speranze si è allontanato?
    Frutti li vedrai nei tuoi figli, che impareranno da te cos’è l’Amore. Quell’Amore che il mondo non conosce, l’Amore gratuito anche per chi ci fa del male e vorranno scoprire e fare loro il “perché” di questo Amore… capire quale ne sia la sorgente e scopriranno così quell’acqua che zampilla per la Vita Eterna. L’unica che disseta.

    Come per i tuoi figli sarà per tante persone che ti stanno accanto e tante credo il Signore ti darà di incontrare che vivono la tua stessa situazione e vedendo l’opera che Dio compie in te, si chiederanno: “ma come è possibile questo?”. E il loro si accenderà la speranza, la speranza di una strada diversa, che non è quella dei conflitti, delle guerre, delle accuse, dei macelli che lasciano solo macerie.

    E poi c’è tuo marito… che il tuo essere Sposa per lui non è terminato, né il compito compiuto.
    Forse che se tuo marito si fosse ammalato di cancro o fosse rimasto paralitico, lo avresti abbandonato? Non credo… Non lo avresti abbandonato neppure se cancro o paralisi se li fosse dati per sua scelta o per sua incuria o avventatezza… No, saresti rimasto ad accudirlo ed amarlo.
    E tuo marito ora ha il cancro ed è paralitico!

    Ha il cancro peggiore, quello che può toglierti non la vita terrena che comunque ha un fine, ma la vita dell’anima. Il cancro che può uccidere in lui la Vita Eterna! Perché l’adulterio è un PECCATO di MORTE!
    E da questo peccato come un cancro che si diffonde è paralizzato. Paralizzato nella sua vita di relazione (lui forse crede sia diverso…). quella con te certamente, quella con i suoi figli probabilmente, quella con Dio SICURAMENTE! (Sebbene Dio non abbia smesso di amarlo e tu ne sei la dimostrazione).
    E quanti malati a causa della loro malattia divengono, intrattabili, “cattivi” (come si direbbe con una sola parola), anche fisicamente “inguardabili” o insostenibili.

    Così di nuovo il tuo è un vivere il Sacramento in modo ATTIVO… che come per il coniuge malato, malato gravemente, l’altro si fa cura, sostegno, preghiera nel giorno e nella notte, balsamo, speranza, *misericordia*.
    Che per tuo marito c’è una sola speranza, che si ravveda e che si penta, che implori Dio e te di riprenderlo a sé… Quando questo avverrà? Non possiamo dirlo… non possiamo con certezza superare quel tremendo ostacolo che a volte è il libero arbitrio, ma possiamo sperare sino in fondo, fino all’ultimo e offrire tutto fidando in Dio che ci da la forza.
    So di uomini (molto più spesso simile questione riguarda loro) che ormai in punto di morte, hanno allontanato l’amante e chiesto perdono alla moglie…
    Molti pensano “bella forza… ha fatto i cavoli suoi tutta la vita, adesso si pente, perché ha paura della morte”. E sia, lascio questo pensiero ai cinici, che solo Dio conosce il cuore dell’Uomo e Cristo sulla croce non si è scandalizzato delle parole del “buon ladrone”.
    Io penso che un Marito, una Moglie, che veramente amano nella dimensione della Croce, che amano non solo per essere riamati, ma amano il coniuge sino al punto di donare TUTTA la loro vita per lui, che amano come Cristo ama la Sua Chiesa, non potranno non gioire per la possibilità che questi si salvi, fosse anche nell’ultimo istante della sua vita terrena, così da poterlo rincontrare nella dimensione dell’Amore pieno ed Eterno, dove non ci sarà più moglie e marito, ma pure ci riconosceremo, e riavremo il nostro corpo trasfigurato, in Paradiso.

    Coraggio sorella, hai difronte a te la “buona battaglia”, ma tuo alleato il Forte l’Eroe è il Signore!
    Ti auguro e prego che il Egli ti conceda di riabbracciare presto tuo marito, di non dover attendere l’ “ultimo giorno”, ma che si ravveda e torni presto a casa.

    • Mi chiamo Giovanna

      • Giovanna lo so che non è consolatorio però se il parametro di tuo marito è l’emozione prima o poi gli passerà anche per quest’altra. E cosa fa? Ne cerca un’altra ancora? E magari tra un saltello e l’altro nascono altri bambini votati all’infelicità per il suo egoismo?. Ho una cara amica, bellissima donna, il cui marito, dopo varie avventure, si è fatto incastrare da una dell’est che è rimasta incinta. Ora vive con questa e la bambina che è nata. E’ infelicissimo (anche perchè non ha alcuna affinità con questa donna) come la figlia nata dal vero matrimonio e la mia amica stessa….. Una catena di distruzione!

    • Bariom:

      “e ora il tuo marito ha il cancro e è paralitico”
      (ma per piacere piacere!!!)

  6. Condivido, parola per parola, perchè vivo la stessa cosa, da uomo; perciò con le difficoltà del caso, a partire dai giudici che ti buttano fuori di casa anche se il lasciato sei tu, anche se sarebbe meglio per i figli che avvenisse il contrario, solo perchè sei un uomo e allora le bugie contro di te fanno presa, e allora fuori tu e dentro un altro, sulle spalle dei figli… questo però non cambia il risultato umano. Il fatto che io vivo esattamente quello che vivi tu. E che ti ringrazio per aver scritto, quello che viviamo.

  7. Una testimonianza di amore assoluto per la Verità.

  8. Grazie per questa lettera Giovanna.
    Avrei potuto scriverla io, con le stesse parole. Ho vissuto e vivo tutto ciò che vivi tu.
    Noi sei sola, non siamo soli. Abbracciati a Gesù e alla sua croce.

  9. Quando leggo storie come questa l’unica mia reazione è quella di inchinarmi davanti a tanta fede e a tanto amore. Carissima, il tuo è davvero il vero amore! Cercherò di ricordarmelo tutte le volte che sbuffo davanti a mio marito , con me da 29 anni, perchè a volte lo trovo un pò noioso! Sono viziata, lo so. Da oggi pregherò per te e per tutte le donne e gli uomini che stanno portando questa pesante Croce. Io non so come avrei reagito…Grazie della tua preziosa testimonianza! Un abbraccio forte!

  10. Sei una testimone esemplare di Fedeltà: ciò che umanamente è impensabile e insostenibile, solo il miracolo della Fede lo permette! Ti capisco…e spero che accanto all’immenso dolore arrivino per te anche tante consolazioni!!

  11. Carissima Giovanna, ti assicuro la mia preghiera: da oggi entri prepotentemente nelle intenzioni del nostro Rosario quotidiano! Grazie della tua testimonianza che rileggerò di sicuro ogni volta che la mia croce – seppur diversa dalla tua – peserà di più: sarà un balsamo e una gioia, perché è anche attraverso testimonianze come la tua che il Signore ci parla e ci manifesta il Suo amore.
    Preghiere anche per Gianni e Manuela, ovviamente!

  12. …cara Anonima:

    …ti è successo, in pratica, quello che è sempre successo sulla terra e ancora succede a milioni di persone.
    Non eri mai stata lasciata da un uomo (per un uomo da una donna sarebbe lo stesso)? Non avevi mai provato le pene dell’amore e della fine di un amore? Non lo sapevi quanto si patisce e come possa sembrare di non potercela fare più a vivere? Non li hai mai visti gli altri disperarsi anche loro? Ecco, ora sei entrara nella grande famiglia! Benvenuta!

    • Se ti è sfuggito Alvise, “anonima” ha un nome…

      Poi vedi la differenza sta tutta lì… tra le migliaia (saranno anche milioni) di persone di-sperate e che ogni giorno fanno gesti disperati ben più irreparabili del prendere e andarsene (!!) e persone che hanno Speranza, seppure vivano la stessa sofferenza.

      Questo fa di loro testimoni credibili che una speranza c’è, che puoi NON essere di-sperato (e fare cose da disperati) e non perché alcune sono le più buone e altre le più cattive…

      Ma se ancora non hai capito la logica di ciò, che te la spiego a fare?

      Resta pure di-sperato o comunque senza speranza- raccontandoti che tanto tutto è uguale nella (tua) grande famiglia dell’Umanità… che è anche la nostra, quella degli uomini e delle donne che vivono su questa terra in questo tempo (con la differenza di cui sopra).

  13. Bariom:

    …ognuno ci avrà il suo “sistema”, ma intanto tocca patire (PATIREEE!!!)
    O mi vorresti fare credere che chi ha speranza non patisce?.
    Allora nemmeno Gesù avrebbe patito!

    • Patire si patisce Alvise… quando c’è da patire…

      La differenza tra patire con speranza e patire senza tu non la vedi?! Sei cecato!?
      E il patire con speranza non allevia forse la sofferenza? Sei di coccio!?
      E quelli che per il patire son come morti prima ancora di morire? Non ti frega se a loro si può dare una speranza? O tanto sei duro che siccome è una speranza a cui non vuoi credere gli vuoi andare a raccontare che nulla vale… perché è questo che pretendi fare o semplicemente fai senza nulla pretendere (pensi te).

      O vuoi dire, dulcis in fundo, che tanto c’è solo solo solo e soltanto da patire?
      Sarà così per te e me ne dispiace… per me, che pure – come tutti – ho avuto i miei patimenti, NON è così!

  14. Grazie per questa testimonianza. Vivo la stessa cosa. Lasciato da mia moglie che è partita con le nostre bambine. Se non ci fosse stato il Signore e la mia famiglia (mamma, fratelli e zii), penso che sarei diventato matto. Non mi sento migliore perché mantengo la parola data, rimango sempre un peccatore. Prego (non abbastanza) che mia moglie si converta e diventi una buona cattolica (migliore di quanto sono io). Però ho paura che questa preghiera sia un po’ egoista. Sicuramente ho paura che muoia in stato di peccato mortale. Vi sarei grato di pregare per lei. Se il Signore pensa che sia un bene per la mia anima che lei non torni, che l’aiuti almeno a salvare la sua.
    Vi ringrazio di cuore per le vostre preghiere.

    P.S. Purtroppo io ho perso l’anello di matrimonio facendo il bagno al mare. Sarà stupido, ma era un simbolo forte e mi manca tanto.

    • Sbirro, preghiere assicurate per te e tua moglie! Nel matrimonio un coniuge solo salva anche l’altro: siete una cosa sola e non ti puoi salvare che completo di ogni tua parte! Coraggio e avanti in Gesù!

    • Ti potrei credere se vedessi che sempre ti rallegri con chi, anche se con parole diverse, afferma la stessa cosa… ma siccome non è così… poi risparmiarti l’ironia.
      Oppure non risparmiarla, la cosa non mi sposta più di tanto.

  15. Io dico solo na cosa..sei troppo tosta!!! T’ammiro tantissimo ed è la cosa piu bella riguardo al matrimonio che abbia mai sentito! E proprio vero che il matrimonio è una cosa eroica!”Forte come la morte è l’amore”

  16. Mio marito prima di morire (a 49 ) anni) mi ha detto”Quando muoio non levarmi la fede al dito” ed io ho chiesto il perchè(prevedevo di infilarmela doppia insieme la mia) e lui “Perchè in Cielo devono vedere che sono tuo sposo”.
    Dal giorno in cui è morto, non mi sono mai sentita senza di lui e prego “Signore domani come oggi” e così i nostri nove figli stanno crescendo (se pur con tanti problemi) sereni, nella certezza dell’amore per sempre che è il più bel dono che noi sposi possiamo dare.
    L’AMORE VERO ESISTE, E TU LO STAI COSTRUENDO SU QUESTA TERRA. SOLO IL SIGNORE SA COME…

    • Giulia, grazie di aver aggiunto un’altra perla preziosa a questa collana di splendenti testimonianze!

  17. Testimonianza di rara profondità e bellezza.

  18. ….tutto vero e vissuto 🙂 …..la croce, la pace, il cielo ed una vita bella vanno insieme. Sei Gesù sulla croce, che é rimasto fedele al suo popolo che l’aveva tradito….. io non ho il tuo coraggio ancora. La tua testimonianza mi dà speranza e gioia .Grazie

  19. Grazie. Prego per voi! Coraggio!

  20. carissima, un grazie dal piu’ profondo per la tua fantastica testimonianza di fede!!! la ricordero’ ogni giorno ed ogni giorno pregheremo, con stefano mio marito, per te.l

  21. Tradita ed abbandonata, ma non sola perché lassù qualcuno ti ama, non ti tradisce e non ti abbandona. Col tempo quel vuoto che senti adesso si riduce e poi scompare. Accade che il tuo partner non ti tradisca e non ti abbandoni, ma ad un certo momento divenga solo un convivente. Come in quella famosa descrizione di Filumena del grande Eduardo: la sera si andava a dormire senza dirsi buonanotte e la mattina ci si alzava senza dirsi buongiorno. Il mistero della nostra Fede è che il nostro Dio ci ama, ci segue, ci salva individualmente ed, al tempo stesso, insieme. Vedrai che ci si abitua e che si impara a pregare meglio quasi come riusciva a fare Santa Teresina. Garantito!

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