Fuori dal matrimonio

di autori vari

di Gennaro Rossi

“Vado a rifarmi una vita”. “Mi rimetto in discussione”. “Raggiungo la felicità che tu non mi hai dato”. Tutto molto bello, se vogliamo legittimo, ma sappiamo quali sono le strade lastricate dalle buone intenzioni. I proclami scontano quasi sempre il contrappasso della realtà. Perché magari non si può dire, magari non sta bene dirlo, ma va detto e va fatto a maggior ragione proprio siamo una società ipocrita ed emotiva, quindi dissociata dalla verità non intesa in senso dogmatico ma come sguardo oggettivo sulla realtà: fuori dal matrimonio c’è la miseria. Guardatevi attorno, fatelo con sguardo laico: separati e divorziati fuori dal matrimonio quasi mai combinano niente che abbia il fiato lungo di una relazione degna di questo nome e quasi sempre si riducono a saltare di emozione in emozione collezionano fallimenti su fallimenti. Dice: parli da cattolico. Sbagliato: parlo da peccatore. Non è questa l’opinione di un prete visto che anch’io ho bisogno del prete. La prospettiva non è quella della condanna del peccato altrui proprio perché sono un peccatore affaticato dai suoi di peccati, tra cui quello di aver trafficato enne volte con persone sposate o già state impegnate in modo solenne, a volte assecondando la reciproca voglia di evasione diventando entrambi oggetto del piacere egoistico dell’altro per sublimare l’urgenza del momento, a volte sforzandomi di costruire relazioni perché a volte al cuor non si comanda. Col tempo e osservandomi mi sono convinto che chi ha sperimentato sulla propria pelle un fallimento fa precipitare l’altro, più o meno suo malgrado, nei vortice dei suoi fallimenti del passato. Chi si è scottato, è obtorto collo meno portato a donare e se si vuole giustamente, visto che il matrimonio resta un momento capitale della vita di un essere umano che produce riverberi anche quando finisce. Senza il dono di sé all’altro, quell’afflato all’appartenenza che Agostino ben rappresentò ne Le Confessioni con “Che cos’è così tuo come te stesso? Ma che cosa è meno tuo di te stesso, se ciò che tu sei appartiene a un altro?” che rende il rapporto affettivo anche doloroso perché accettando la possibilità del dolore lo si rende più vero, resta l’opportunismo delle emozioni, quindi la cosa più mutevole e precarie che ci siano. Fuori dal matrimonio non c’è la “libertà” ma irresolutezza spesso irresponsabile, e la vita che qualcuno pensa di “andarsi a rifare”, alla prova dei fatti, è basso cabotaggio, è miseria del tramestio emotivo che porta a fare tante esperienze che finiscono tutte allo stesso modo. Cioè male. Abbiamo delle aspettative – il desiderio di ognuno di noi resta quello di amare ed essere amati nella verità del sentimento dell’altro – che mettiamo nelle mani di uno strumento sbagliato chiamato emozioni. Che servono ad altro non a costruire un rapporto. Accorciare i tempi del divorzio si iscrive a questa vulgata emotiva. E’ indubbiamente un vantaggio burocratico ridurre da tre a uno gli anni per ottenere una sentenza di divorzio dal momento in cui i coniugi sono comparsi innanzi al presidente del tribunale (ridotti a 6 mesi nel caso di separazione consensuale) ma è anche un grande inganno coerente alla vulgata di chi vuole banalizzare il matrimonio (e le conseguenze sulla vita affettiva delle persone che la sua fine determina) e destrutturarne la portata, liberando l’uomo dai legami. Se è sempre più facile divorziare saranno sempre più futili i motivi che giustificano il divorzio. Meno ponderati, più emotivi. Del resto, sul piano comparatistico tra le diverse legislazioni nazionali, esiste un legame fra i divorzi maggiormente veloci e un numero maggiore divorzi, a cui, volendo, dissociandoci dalla realtà, ovviamente si può dare un’incidenza minima. Ma così è. Non andava detto? Ormai l’ho detto. fonte: laversionedirossi

49 commenti to “Fuori dal matrimonio”

  1. …ma non c’è più divorzi perchè tutto è più “facile”, tutto è più facile (anche il divorzio) perchè i costumi sono cambiati.
    In peggio? Sia pure! Ma è un fatto. Il resto segue.

    • Appunto: che basso livello di umanità è stare a guardare, e dire, ‘è cosî, che vuoi farci?’ Tanto di cappello a chi ci ricorda che ‘gli errori, anche se diventano mode, non cessano di rimanere errori’ (sempre Chesterton)

    • E’ nato prima l’uovo o la gallina? Sono anche le leggi che fanno cambiare i costumi. Fai una legge che afferma che uccidere è giusto e la gente penserà che è così (vedi l’aborto).

  2. …non c’è cosa più bella che stare a guardare da un lontano cucuzzolo quelli che annaspano in mare,(rari nantes in gurgite vasto) non tanto per insensibilità per la loro tragedia, quanto per la gioia di sentirsi (in quel momento ) fall’asciutto!Te, invece, ti fiondi, chestertonianamente, ai posti di soccorso, controllandoche le ragazze tengano ben strette le cosce o che altro?

    • Alvise è il concetto che volevo esprimere ieri e che hai trovato incommentabile. La vita non può ridursi ad un apri e chiudi cosce, è scelta, assunzione di responsabilità anche perchè da quelle “aperture” escono bambini che avrebbero diritto ad una famiglia stabile….

    • Chestertonianamente è orrendo, ma se per lei funziona, ok

  3. Sono d’accordo con quello che che viene riportato nell’articolo ma che alternativa viene proposta dalla chiesa? Che sia visibile, quale annuncio alternativo al vivere il solo sentimento alla sola emozione del momento. Dove trovare una parola alternativa? Quale strada concreta viene proposta, al di la’ della solita analisi sul fatto che sia sbagliato il divorzio breve, o il divorzio stesso. Se strade non vengono proposte, non ne viene mostrata alcuna bellezza alternativa allora tra divorzio, divorzio lungo, divorzio breve, che differenza fa?

    • “che alternativa viene proposta dalla chiesa?”

      Dalla Chiesa (maiuscolo) l’alternativa è una e bellissima ed è proclamata da duemila anni.
      Di recente, anche grazie a contributi sublimi, come le catechesi del mercoledì dedicate all’argomento da GPII: consiglio la splendida lettura delle sintesi che ne ha fatto Yves Semen in tre libretti: “La Sessualità secondo Giovanni Paolo II”, “La Spiritualità coniugale secondo Giovanni Paolo II” e “La famiglia secondo Giovanni Paolo II”.

    • Ad esempio, l’alternativa descritta da Sara Nevoso qualche post fa. Oppure l’alternativa, drammatica, raccontata nel post di ieri. O ancora, le proposte di vita illustrate nei libri di Costanza Miriano. Mica poco. E tutta farina della Chiesa.

    • Domanda/provocazione quella di Sergio tutt’altro che peregrina…

      Non basta diorte che le singole testimonianze ci sono, anche su questo stesso blog (con tutti i limiti di una “testimonianza da blog”), nella vita reale alcune anche eroiche, ma come si dice “gli eroismi riguardano sempre gli altri…”.

      Dove si rende visibile la bellezza (ordinaria e straordinaria) della proposta del Matrimonio Cristiano?
      Dove la cura, la preparazione, l’ACCOMPAGNAMENTO (soprattutto!), delle giovani nuove coppie di Sposi?
      Dove la conferma, la testimonianza tangibile delle “vecchie coppie” (non perché non ci sia, ma perché spesso risulta semplicemente nascosta e non MESSA al SERVIZIO di un bene comune)?

    • sergio, se leggi il post di ieri trovi l’alternativa

  4. Scusate, la mia era una domanda retorica. Ma ad una coppia in crisi non penso di poter andare a dire di andarsi a leggere le catechesi di Giovanni Paolo II seppur bellissime. perchè il cuore è troppo indurito.

  5. Sono consapevole della bellezza che la Chiesa porta. Ma dove vederla, nella tristezza delle ns. parrocchie? Senza citare il solito Nietzsche. Non voglio essere polemico. Sono solo un po’ sfiduciato.

    • Appunto…

      Con rammarico, ma devo concordare.
      Cmq Sergio è anche vero che ogni tanto bisogna rimboccarsi le maniche e “mettersi alla ricerca”, per sè o per chi ci sta a cuore e fidando nel Signore le risposte si trovano… a volte in qualcosa di “organizzato”, a volte con incontri personali e più privati…

      In fondo è come quando si inizia ad avvertire un malessere o già un forte dolore… si va in cerca di un m,edico.
      Quello che manca e torno a bomba, spesso è il luogo del “pronto soccorso” 😐
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      • Mi permetto aggiungere – ipotizzando – che a volte è necessaria anche un po’ di umiltà…

        Cioè oltre a implorare da Dio l’aiuto concreto che può venire da un incontro, da una situazione, da un cammino che il Signore ci mette davanti è necessaria l’umiltà di non nascondere la propria difficiltà, sofferenza, se fosse anche il proprio peccato…
        Perché se ci si trova in mezzo al mare e si sta andando a fondo e non si alzano le braccia e non si grida aiuto, è dura pensare che qualcuno ci lancerà un salvagente… 😉

        https://costanzamiriano.com/2013/08/09/o-dio-vieni-a-salvarmi/

    • Ora capisco meglio il tuo commento. Anch’io mi chiedo come faccia a chiedere e ricevere tanta grazia chi neanche sa di poterla chiedere e ricevere. Dove c’è bellezza, renderla ancora più visibile. Ad esempio, vite di separati vissute come quella raccontata ieri per me erano un mistero, ed ora scopro che sono in tanti, e sono luminosi. E poi, tanta tanta fede e preghiera, e perseveranza, con fatica, passo dopo passo.

    • Forza, Sergio, la sfiducia va ignorata perché è farina del Nemico: gurda a Gesù e prega! Siamo noi che rendiamo tristi le nostre parrocchie, portandovi proprio la nostra sfiducia: a guardarle, invece, con entusiasmo e amore, tutta quella tristezza si squarcia come un velo!

      P.S. : devi scusarmi, ma non avevo capito che la tua domanda era retorica, perciò ti ho risposto con il mio consiglio di lettura. Ad ogni modo, ho visto persone nel pieno della crisi e del dolore rimanere folgorate da catechesi come quelle e da lì ripartire. Tutto è buono e tutto può essere una strada.

  6. “l’indissolubilità del matrimonio non è quel vincolo giuridico che ti impedisce di rifarti una vita quando il matrimonio non funziona più ma la garanzia, il punto di non ritorno che ti garantisce che puoi ripartire dopo ogni caduta..”

  7. In riferimento all’ultimo post di Barion. Ho la sensazione che la maggior parte delle volte il divorzio sia percepito come la zattera per salvarsi, tanto vale prenderla prima possibile. La strada più giusta per tutti, figli per esempio. Dove trovare una parola diversa? Giustamente ci sono le singole testimonianze che sono importanti per riflettere. Ma secondo me ci vuole qualcosa che ti accompagni a ricostruire i pezzi rotti giorno per giorno. Vedo anche molta paura dei presbiteri che in fondo sono la “porta” a provare strade diverse di quelle meramente conservative (non dico movimenti o carismi particolari) ma anche iniziative tipo i cinque passi del mitico Padre Maurizio Botta ( che però non tutti hanno la fortuna di stare a Roma, come me) .Grazie a tutti per le risposte.

    • @Sergio, non escluderei “movimenti o carismi particolari”, perché portano molti (coppie o singoli) ad una profonda e seria revisione di tutto ciò che concerne la propria vita di fede e questa, superfluo dirlo, ha molto a che fare con la propria vita ed esperienza matrimoniale.

      Di questo non faccio un assoluto né in un senso, né in un altro, ma come già ho espresso (credo) in linea di principio, è necessario fare un discernimento, chiedere a Dio quale sia il “mezzo” migliore e se ho uno di questi movimenti o esperienze (ovviamernte stiamo parlando di quelli riconosciuti dalla Chiesa) molto vicino a me o a chi so in difficoltà, perché escluderli?

      Direi che il punto di partenza dovrebbe essere sempre quella di una buona guida spirituale/confessore (che so non essere cosa semplice…), che magari possa aiutare anche nel discernimento di cui sopra.

    • Grazie a te, Sergio. Hai proprio toccato un nervo scoperto. È importante per tutti rifletterci e pregarci su.

  8. Concordo sulla questione divorzio breve…concordo che spesso il “dopo” diventa ricerca di emozione e di quanto non si è (o non si è più) trovato nel matrimonio..
    ma, almeno nella mia esperienza, ho visto coppie e famiglie formate da uno o due divorziati che hanno saputo intraprendere un cammino serio e stabile…anche con fatica. ..a volte con figli anche solo di uno dei due…
    certo non è la famiglia ideale…ma non possiamo fare di tutta l’erba un fascio! O forse in questi casi ci sarebbe da valutare l effettiva “sussistenza” del primo matrimonio?

  9. Non credo si renda un buon servizio al valore e alla bellezza del matrimonio, civile o religioso poco importa, limitandosi a descrivere le conseguenze di un ipotetico fallimento, affidandosi peraltro ai luoghi comuni, come ha fatto l’autore dell’articolo, che non spiegano nulla e sono facilmente confutabili.
    A) «Fuori dal matrimonio c’è la miseria».
    Semplicemente non è vero. Molti di noi conoscono e frequentano coppie non sposate che convivono da anni con i loro bambini e insieme hanno costruito un nido invidiabile. Allo stesso tempo ci sono coppie sposate da anni, quindi legittimate dal matrimonio anche religioso, che se potessero non subire le conseguenze si sparerebbero volentieri da distanza ravvicinata. E quindi se fuori dal matrimonio c’è la miseria, che cosa si trova in un matrimonio che si trascina da anni e in cui prevale l’odio accompagnato da continue angherie reciproche?
    B) «Fuori dal matrimonio non c’è la “libertà” ma irresolutezza spesso irresponsabile».
    Altro falso luogo comune. Che cosa alberga in un matrimonio in cui lui frequenta assiduamente le prostitute, perché le sue fantasie sessuali non sono accolte dalla moglie? Si tratta di casi rari? Non direi, è sufficiente percorrere alcune vie la sera per averne contezza.
    C) «La vita che qualcuno pensa di “andarsi a rifare”, alla prova dei fatti, è basso cabotaggio, è miseria del tramestio emotivo che porta a fare tante esperienze che finiscono tutte allo stesso modo. Cioè male».
    Certamente anche un nuovo rapporto può finir male, tuttavia se valutassimo con la necessaria onestà intellettuale la reale condizione emotiva di un matrimonio ormai decomposto, credo sia preferibile almeno tentare la chance “di rifarsi una vita”, piuttosto che rimanere inebetiti a rodersi il fegato in una situazione ormai stantia e priva di sbocchi.
    D) «Il desiderio di ognuno di noi resta quello di amare ed essere amati nella verità del sentimento dell’altro».
    Confermo! Credo nessuno auspichi il contrario per se stesso, ma ahimè non sempre si realizza questa idilliaca condizione e quando sfuma l’incantesimo, non tutti hanno la forza d’animo e la propensione al sacrificio come taluni raccontano in questo spazio.
    Simone

    • Molto modestamente penso che proprio quando subentri il “dis-in-canto” (si entra nella libertà che talvolta il velo ingannatore delle emozioni ci sottrae) si possa entrare nel “canto” nel far risuonare l’opera di qualcun altro. Del resto gli stessi discepoli di fronte alla realtà del matrimonio dicono che forse è meglio non sposarsi, ma a Dio tutto è possibile anche che i due siano una carne sola. Che possiamo scoprire luoghi dove questo tesoro possa essere annunciato.

    • Simone:

      …è così come dici. Tutto il resto è ipocrisia! (o balordaggine)

    • Non dice delle stupidaggini Simone (non mi sembra l’abbia mai dette). In effetti non si possono mai generalizzare la vicende di una coppia. Possono essere infelici due sposatissimi, e, felici due semplici conviventi.
      Magari si potesse trarre, dalle vicende umane, delle regole di facile applicazione, che ci garantiscano, a priori, la buona riuscita di un matrimonio (o di qualunque rapporto umano)!
      Ed è pure vero che “non tutti hanno la forza d’animo e la propensione al sacrificio” di cui spesso si parla in questo blog.
      Forse l’unico sistema per vivere tranquilli sarebbe quello di non sposarsi (e non convivere). Ma anche per la solitudine bisogna esserci portati. A69

    • Caro Simone, il valore e la bellezza del matrimonio consiste nella realizzazione di un progetto fecondo di vita insieme. Vivere insieme per dare vita ad altre persone. Per sua stessa natura il matrimonio è indissolubile, per sempre.

      A) Non so se fuori dal matrimonio ci sia miseria, certamente non c’è progetto, non c’è promessa, non c’è impegno. E se anche il “nido” fosse invidiabile, certamente è provvisorio. Poi, magari durerà tutta la vita, ma sarà solo per caso, non certo per amore.
      B) In un matrimonio in cui lui frequenta assiduamente le prostitute c’è un uomo che non sapeva cosa faceva quando si è sposato e non sa cosa sia il suo matrimonio. Purtroppo non è che il male ci sia solo fuori dal matrimonio. La differenza (tra matrimonio e no) consiste nel fatto che fuori dal matrimonio c’è sicuramente il male, almeno come irresponsabilità, provvisorietà, affidamento al caso. Nel matrimonio, invece, è possibile sbattere fuori il male.
      C) Se hai fallito, hai fallito! La seconda possibilità (se proprio uno vuole), nasce dal fallimento, marchiata dal fallimento e priva di promessa e di progetto, se non quello di affidarsi al caso.
      D) Su questo punto non concordo con l’autore. Il mio desiderio è quello di amare ed essere amato nella verità della promessa. La ”verità del sentimento dell’altro” è solo un “incantesimo”, per usare un tuo termine, che non può essere la base del matrimonio.

      • Giancarlo, concordo con le tue risposte.

      • “Per sua stessa natura il matrimonio è indissolubile, per sempre.”

        Quale natura? Quale matrimonio? Di chi?
        Mi sembrerebbe invece giusto che ognuno pensasse ai matrimoni suoi, che andessino bene
        e facessino contenti tutti,
        quande possibile, con l’aiuto di Dio o senza, basta sii!.
        Ai matrimoni degli altri ci pensassino gli altri!
        O volete pensare a tutto Voi, fino avanti la nascita?

    • @Simone,
      neppure io concordo con alcune delle frasi perentorie che tu hai qui elencato e alcune le trovo mal poste (si dica che nel Matrimonio – che è vincolo tanto indissolubile sinché si vive, che per l’appunto atterrisce gli stessi Discepoli – si scopre la vera libertà o piena libertà di essere ad un altro/a vincolati (che sembra una contraddizione in termini), ma non che “fuori” c’è solo ” irresolutezza spesso irresponsabile”, perché questo è un pesante e negativo giudizio non credo neppure suffragato dai fatti (lasciamo stare le percentuali), come peraltro possiamo trovare gli stessi negativi atteggiamente “dentro” ad un matrimonio.

      Ma il succo del discorso NON è che l’umano «desiderio di ognuno di noi resta quello di amare ed essere amati nella verità del sentimento dell’altro» (che io considero posto da Dio nel cuore di ogni Uomo) per taluni si compie o porta sino in fondo perché “hanno la forza d’animo e la propensione al sacrificio (come taluni raccontano in questo spazio)”, perché questo configurerebbe il Matrimonio come “cosa” per eletti, per gente particolarmente “attrezzata”, tosta… in somma un pochino meglio di tanti altri “sfigati”… ma anche questo NON è, ed è ben triste arrivare a pensarlo.

      Vi è poi un PROFONDA differenza tra il Matrimonio vissuto come SACRAMENTO o come impegno e vincolo tra due persone fuori del Sacramento.

      Il fine, il punto di arrivo, la prospettiva, il compito dei due Coniugi, in queste due differenti realtà è cosa ben diversa.
      Nel caso del Matrimonio Sacramento ha una prospettiva Escatologica (usiamolo questo termine), nel secondo caso ha prospettive umane più che onorevoli, ma “altre” con tutti i limiti delle prospettive terrene (tra queste il fallimento stesso dell’unione).

      Si dovrebbero affrontare poi, anche le implicazioni del concetto (che non è solo concetto) di peccato, giacché sull’unione dell’uomo e della donna c’è una precisa Parola, ma questo ci porterebbe mooolto lontano. Io poi vedo la presa di coscienza di questo aspetto e delle sue implicazioni, già come un grosso punto di arrivo, più che come quello di partenza.

      • Ben detto Bariom. E comunque non è l’amore tra due persone che fa da solo il matrimonio. Sposarsi non è esclusivamente un affare “privato”. C’è la promessa, c’è l’impegno pubblico, la responsabilità. Dice un tal Bonhoeffer che “Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia, occorre che gli riconoscano l’incarico di regnare. Così non è la voglia di amarvi che vi stabilisce come strumento della vita. E’ il Matrimonio che ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il matrimonio che, d’ora in poi, porta sulle spalle il vostro amore.”
        http://www.diteloatutti.net/santita-e-fraternita/famiglia-e-santita/nel-mondo-responsabili/

  10. OT ma non troppo: sentinelle in piedi il 23 maggio anche a Fano! Grazie a una mia testarda omonima e carissima amica. Altro che muri di Berlino!

  11. Lo Stato con le sue leggi facilita lo scioglimento di istituzioni sociali come quella del matrimonio. Anzi ne accorciano addirittura i tempi in modo che sia ritenuto una relazione tra persone che una volta terminata se ne possa iniziare un’altra con estrema facilità!
    Si potrà iniziare una nuova relazione matrimoniale e anche terminale con estrema facilità! Ma allora il matrimonio non serve più! Non è più l’elemento costitutivo di una società se si può fare è disfare a piacimento!
    Paradossalmente si potrebbe introdurre anche in Italia il matrimonio poligamico ! Se tutto è diventato così relativo tanto da poter cambiare partner tre o quattro volte nella vita che differenza farebbe avere una o più mogli ( ma direi donne) nella propria casa?
    Per chi invece crede che il proprio matrimonio è per la vita la cosa invece cambia!
    Voglio amare e stare insieme con mia moglie tutta la vita che IDDIO mi concede di stare su questa terra!
    Questo per me è il principio di fondo su cui baso la mia vita anche se si possono attraversare periodi difficili!

    • .Voglio amare e stare insieme con mia moglie tutta la vita che IDDIO mi concede di stare su questa terra!
      Questo per me è il principio di fondo su cui baso la mia vita anche se si possono attraversare periodi difficili!

      ..Appunto!
      Bessuno ti mpedisce che per te sia così!
      (ma noi siamo per la difesa del più debole etc.etc.etc,….)

  12. Sergio, tano per segnalare qualche esperienza concreta, mai sentito palare di Incontro Matrimoniale coi suoi vari programmi per Fidanzati, Sposi, Famiglie, giovani (“Choice)? Eppure milioni di coppie e famiglie in almeno 90 paesi del mondo vi hanno trovato aiuto e sostegno. http://www.Incontromatrimoniale.org. E di Retrouvaille, programma per coppie in difficolta’ o anche gia’ separate (ma non risposate) che aiuta tante coppie a “ritrovarsi” e scoprire che e’ possibile riconciliarsi e scoprire la gioia del perdono? Anche questa e’ esperienza concreta che ha aiutato tante coppie e famiglie nel mondo e in Italia. http://www.Retrouvaille.it

    • Il weekend di IM è un’esperienza meravigliosa e coinvolgente. Da consigliare caldamente a tutte le coppie. Per noi è stato fondamentale.

  13. consiglio vivamente a chi sta soffrendo un abbandono ma anche a tutti la lettura del libro “l’amore l’amicizia e Dio” Egidio Gentili s.j. ed. Gribaudi. E’ vecchiotto, bisogna cercarlo nei conventi? o via internet? Scritto benissimo, sono tutti esempi, riusciti o non, di coppie famose o sconosciute. Io lo sto rileggendo per la terza volta e non mi stanca, anzi! .

  14. @Bariom
    Non mi permetto di confutare o polemizzare nel merito su quanto affermi, perché la mia percezione del mondo è diversa, ciò nonostante esprimo volentieri il mio punto di vista.
    Non ho difficoltà ad accettare l’idea che chi vive il matrimonio come sacramento si propone una prospettiva diversa, diciamo pure escatologica – si tratta in fondo di una libera scelta – da chi invece considera l’unione tra due persone un vincolo certamente vitale, che presuppone l’assunzione di una serie di comportamenti non proprio comuni, ma non indissolubile. Sono altrettanto certo però che la iattura del fallimento non è un’opzione esclusiva del matrimonio civile o di una semplice convivenza liberamente vissuta.
    Ho invece grande difficoltà a comprendere e a definire una relazione laddove la persona coniugata con il vincolo sacramentale, confida si da grande pena per essere stata abbandonata e si dichiara comunque fedele a quel vincolo nonostante sappia per esempio che il coniuge, dopo l’abbandono, ha iniziato una nuova relazione allietata anche dalla presenza di creature. A sentir quelle parole provo sì ammirazione, ma anche tanta amarezza e perplessità.
    Si tratta anche qui di una libera scelta, ma davvero è necessario annullarsi in quel modo, pur essendo vittime e non carnefici?
    Non sta a me trovare una risposta, mi sovviene però un passaggio sublime del grande Leopardi: « … Dimmi, o luna: a che vale al pastor la sua vita, la vostra vita a voi?».
    Simone

    • @Simone: “Si tratta anche qui di una libera scelta, ma davvero è necessario annullarsi in quel modo, pur essendo vittime e non carnefici?” ottima domanda, è la logica dell’accettazione e dell’offerta del dolore immeritato, come partecipazione al grande Sacrificio innocente di Cristo in croce, associandosi così all’opera redentrice.

      Questo rende un dolore, che sarebbe anonimo e invisibile, partecipativo all’utilità più grande per l’universo, ossia la salvezza.

      Questo però è frutto della fede e della grazia soprannaturale. Al di fuori di questa prospettiva sarebbe una scelta incomprensibile.

    • @Simone,

      non ho difficoltà a fare mia la risposta che ti ha già dato Thelonious.
      La domanda topica è certo questa: “è necessario annullarsi in quel modo, pur essendo vittime e non carnefici?”

      Non ho difficoltà neppure a comprendere quanto questa scelta appaia come stoltezza (o anche solo incomprensibile) fuori della logica della Croce illuminata dalla Fede… non ho difficoltà perché era un tempo la mia stessa difficoltà.

      Difronte al Sacrificio di Cristo potremmo porre la stessa domanda: “è necessario annullarsi in quel modo, pur essendo vittime e non carnefici?” Il segno della risposta sta nello valore stesso che diamo a Tal Sacrificio.
      Il discorso quindi ci porterebbe lontano…

      Potrebbe esserti d’aiuto (ma al contempo risultarti scandalosa) la testimonianza (la più recente) che poi leggere su questo blog https://costanzamiriano.com/2015/05/11/non-ritorni/ giusto il post precedente a questo.
      C’è anche un mio commento che affronta alcuni aspetti spirituali delle scelta delle fedeltà “ad oltranza” (ma in realtà nel Sacramento non dovrebbe essercene altra…). Non che il mio commento sia esaustivo o di massimo livello teologico e se ti interessa approfondire, penso puoi trovare di molto meglio… basta cercare 😉

      • @ Bariom e Thelonious.
        Ringrazio entrambi. La testimonianza della signora Giovanna l’ho letta e forse era meglio non l’avessi fatto. Storie di quel tipo mi deprimono profondamente.
        Non è un giudizio il mio né tanto meno considero banale stoltezza quella forma di fedeltà. Di stoltezze l’uomo ne compie ben più gravi e quella, se lo fosse, almeno non creerebbe danni a terzi. Semplicemente non ne comprendo il senso e l’utilità e quindi quel tipo di sofferenza auto imposta, perché di indicibile sofferenza si tratta, mi appare ingiustificata e incomprensibile.
        Non nego certo l’importanza della fedeltà, tutt’altro! Intendo, però, la fedeltà attiva e reciproca, frutto di libera scelta e coniugata con leggerezza giorno dopo giorno, magari per anni, che richiede consapevolezza e corrispondenza. La fedeltà che ti fa convivere con le “erbe dei vicini”, ovunque e senza tentennamenti, anche se rigogliose e disponibili, semplicemente perché non ne hai bisogno. Quella fedeltà che ti accompagna fino a giungere, se sei fortunato, a un traguardo importante senza aver sofferto per quella scelta, festeggiare 30 anni di matrimonio con leggerezza, convinti entrambi di non aver dovuto rinunziare a nulla, come è capitato a me e a mia moglie il mese scorso.
        Simone

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