La Croce in cima al mondo

di autori vari

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di Paolo Pugni

C’è questa vicenda qui che va raccontata perché è lo specchio luminoso della società. Quello in cui ti rifletti volentieri, a prescindere, che puoi non essere d’accordo sui contenuti –e vada- ma sulla storia no, almeno prendila da un punto di vista di marketing, di analisi del fenomeno mediatico, di benchmarking, di best practice, di community, quello che ti pare. Avevo già provato a raccontare del convegno di Milano e di come il prima e soprattutto il dopo è stato un evento –e usiamola questa parola così sdrucita e sciapa che oggi pretende di elevare ad avvenimento qualsiasi cosuccia- per la sua capacità di aggregare.

Oggi mi ripeto esaminando LaCroce, inteso come quotidiano, come un community-maker prima ancora che un giornale. Perché questo è successo: LaCroce non è un foglio che comperi, anche con quell’orgoglio, del provocatore, dell’emarginato che ci mette la faccia, dell’agitatore di coscienze, insomma con quello spirito che per i primi… dieci giorni? dieci ore? dieci… minuti? devono aver provato coloro che andavano in giro a scuola con il Manifesto infilato in bella vista nella tasca dell’eskimo –prima di essere presi ad eroi e a riferimento e quindi perdere la patente di discriminato ai margini, rivoluzionario e sobillatore-.

No.

Non è il sito che consulti di soppiatto per trovare la notizia da sparare poi in rete con il gusto del franco tiratore che spiazza e sconvolge.

No.

È una vera e propria comunità. Che attraversa il mondo reale e digitale per connettere, su una battaglia comune, persone che forse prima si sfioravano senza conoscersi. Adesso ti organizzi, ti incontri, ti riveli: è capitato a me che trovandomi in Centro Italia per lavoro, sono stato avvicinato da una delle persone presenti in riunione che mi ha chiesto: ma lei è quel paolopugni (così, tutto attaccato) che scrive su LaCroce?.

E così ti amichi su Facebook e inizi a tessere una rete con gli amici degli amici che poi porta sempre più spesso a sbucare fuori dallo schermo per incontrarti di persona. Non solo, ma vai a cercarli nei loro blog, nelle loro piccole pagine, nei loro audio questi qui che hanno il privilegio, l’onore, di mettere il loro nome sulla carta stampata, e ne scopri tratti nuovi e profondi. Non era mai successo.

Se ci pensate è quello che ogni azienda, rivista, centro culturale cerca di fare oggi: creare un popolo, una tribù. Che si senta legata da una alleanza, da uno scopo comune. E che trovi i suoi linguaggi, i suoi percorsi, le sue relazioni.

Sta accadendo. Non è facile disegnare la rete, ma la vedo nascere, crescere, connettersi, come una compagnia che sa che insieme si può stare anche se si è lontani. Come diceva Troisi dell’amore che è quella cosa che se tu sei qui e lei è là lontana, si capisce che siete felici insieme.

 

 

18 commenti to “La Croce in cima al mondo”

  1. Grazie per questo post, sig. Pugni… Mi aiuta a tenere accesa la speranza…
    Probabilmente già voi tutti conoscete i giuristi per la vita, ma per chi ancora non li conoscesse, allego il link di uno degli interventi del suo presidente che ci fa riflettere sul valore dei nostri diritti, della nostra libertà… Le battaglie vanno combattute per sapere se si vinceranno: non scoraggiamoci, andiamo avanti, sguainiamo le nostre spade! https://www.youtube.com/watch?v=TFBbICDjIiQ&feature=youtu.be

  2. Paolo Pugni:

    …proprio vero, una tribù, coi suoi feticci e i suoi totem (come tutte le tribù di questo mondo)!

  3. «Stat Crux dum volvitur orbis».

  4. …a ciascuno il suo “mantra”!

  5. Ero a Padova all’incontro di Mario Adinolfi”Famiglia la culla dell’io”. Ho sentito quanto è fondamentale condividere desideri di verità e felicità che donano a ciascuno le ragioni e le speranze all’esistere.
    Grazie filosofiazero sei spassoso . A ciascuno il suo mantra .

  6. Paolo: grazie! Mi piace questa cosa che hai più raccontato. Non l’avrei immaginata e conoscerla mi fa sentire più sicura, più a casa, più circondata da una rete che non è nemica come potrebbe ma amica e sorella. Smack! 😀

  7. per la serie tengono tutti famiglia, specie quelli che ce l’hanno numerosa, il crocefisso di vetro elegantemente appoggiato sulla Croce -fantastica metafora, grazie admin- è prodotto da http://holylightsign.it/ giusto in caso vi interessasse…
    grazie a tutti per i graditi commenti.
    E’ purtroppo molto che chi come immagine si rappresenta con un buco nero e parla di tribù con feticci e totem sia prigioniero di una triste vita di solitudine, circondato dal vuoto e dall’odio, che conducono alla disperazione. Mi spiace proprio perché la vita è bella e in compagnia ancora di più.
    Certo bisogna guardarsi dal feticcio come mette in guardia don Ugo Borghello nel suo Sapere di amore, dove spiega come il gruppo primario di consenso può rimpiazzare diabolicamente Dio.
    Sapendo di lottare sempre con questa sfida, mettendosi nelle mani di Dio, è belle non sentirsi mai soli, mai, in nessun momento, in nessuna parte del mondo, in nessuna circostanza, perché la rete -qui sì angelicamente- riesce a far percepire con tangibile concretezza, anche a volte virtuale- che cosa sia la comunione dei santi.

  8. L’ha ribloggato su La notte è silenziosa…e ha commentato:
    Un popolo che si riscopre…nei suoi valori, nei suoi pensieri e sentimenti…

  9. immenso. solo Lui ci riuscirebbe. Dio, che Uomo marketing che è Gesù Cristo!

  10. È proprio come dici tu, Paolo. Ed è la dimostrazione applicata di quel che han ribadito gli ultimi tre Pontefici: i media (compresi i “new” e i “social” media), se usati per nobili fini, sono un validissimo strumento per operare il bene nella società. P.s.: bellissima la citazione del mio conterraneo Troisi!

  11. Veramente mi ricordavo che il manifesto in bella vista si usava x rimorchiare.quanto al resto:vero, fa piacere sapere che non si è soli a pensarla in un certo modo. Sul fine. Sui mezzi ,anche politici, temo resteranno divergenze. Ed alla fine saranno quelle che conteranno.

  12. Mi chiedo quale sia lo scopo comune di questa “tribù”, di questa compagnia.perchè se lo scopo non è quello della gloria di Dio c’è poco da esultare. Chiedo: la legge 194, la legge 40 sulla fecondazione assistita sono leggi ritenute da questa compagnia, inique e condannabili, senza appello o a questa compagnia certi compromessi con il male vanno bene? Non so mi vien da dubitare leggendo le nuove derive di Introvigne su una presunta legge voluta dal fronte “cattolico” per rendere famiglia anche le convivenze, o forse ho letto male. E rimango allibita nel leggere ancora che Adinolfi non è contrario alla legge 194, ho letto male? Qual’ è il fronte comune di questa compagnia che pare abbia begli intenti? Perchè se il fronte comune non è la Fede, non è la gloria di Dio e la salvezza delle anime il resto è vanità. Comunque le mie domande non sono sarcastiche vorrei realmente capire gli obbiettivi prefissi dalla compagnia del giornale la croce, perchè diffido molto di chi crede che la politica e l’azione sociale non debbano per forza essere l’espressione della fede, ma qualcosa a parte, un campo franco, dove Dio e le sue leggi possono stare fuori.

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