Vita da single cattolico

di admin @CostanzaMBlog
Abbiamo ricevuto questa mail di un lettore che preferisce rimanere anonimo che pone una questione interessante.
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Ok, ora si dirà che ci sono cose peggiori, che in realtà c’è gente che soffre (davvero). Va bene, sono d’accordo. C’è gente che nel mondo muore di fame, di malattia, per la guerra ecc. Non lo nego, nella maniera più assoluta. Ma al mondo c’è sempre chi sta peggio di te, e quindi alla fine nessuno dovrebbe lamentarsi di nulla.
Però, se c’è una cosa che ho imparato negli ultimi mesi, è che ogni sofferenza risuona in modo diverso in ognuno di noi, e quindi va ascoltata.
Certo la sofferenza di cui voglio parlare non è paragonabile a chi vive nelle più grandi difficoltà. Ma è una sofferenza che esiste, e ogni tanto andrebbe rispolverata: sto parlando della sofferenza di chi è affettivamente solo.

Che quella del single, oggi, è una condizione sempre più diffusa, e sempre più oggetto di malintesi. C’è chi del single a vita ne fa un modello da seguire. Riconosco le notevoli comodità di una vita che non dipende dagli altri, che si può gestire in massima libertà. Ma non è quella la libertà che io cerco. Ok, da solo a volte si sta pure bene: posso decidere quando alzarmi e quando andare a letto, decidere dove andare, cosa fare, cosa mangiare, come vestirmi, quando e come fare la lavatrice e stirare.
Eppure sarei falso se negassi che la vita di un single è profondamente sola. C’è qualcosa, sicuramente, qualcosa di enorme che ci spinge quotidianamente a cercare l’altro. A volte, spesso anzi, lo si trova. Non sempre, però, dall’incontro con l’altro nasce il dono del sè. Ma questo è un altro problema. Il problema di chi vive la relazione in egoismo, chiusura e possesso, invece di amore, dono e apertura. Nel caso specifico, stiamo parlando di chi la persona non riesce nemmeno a trovarla.
E qui immagino le battute di molti, forse anche i giudizi al vetriolo, qualche frecciata: come se la condizione di single fosse una colpa, come se il single fosse un incapace sociale non in grado di iniziare nuove relazioni. Che se poi arriva ai 30 o ai 40 o… è solo colpa sua. Se poi il single è anche cattolico, doppia maledizione: vallo a proporre un modello di vita come quello cattolico (vade retro!).
Diciamo la verità, la società è cambiata, e il single cristiano è il più discriminato. A volte, lo dico con una punta di risentimento, anche all’interno della stessa Chiesa. Perché non è infrequente sentire battute sulla propria condizione vocazionale. “Allora quando ti sposi?”, “Eh, ma allora devi decidere, o ti sposi o…” o cosa? Ma io non mi faccio certo prete perchè non sono sposato, nè rimodulo la mia scelta perchè attualmente non riesco a conoscere la persona giusta. E poi stiamo attenti all’abuso del termine “vocazione”: perchè si rischia di confondere le idee delle persone, oppure di caricarle di macigni troppo grossi da essere trasportati. La vocazione primaria del cristiano è quella di amare, di vivere il Vangelo. Chissà, forse anche nella condizione di single.
Forse all’interno della stessa Chiesa bisognerebbe riconsiderare questa condizione, che a volte è dolorosa, perchè non ricercata. Accogliere meglio i single, e non vederli come bug del sistema. Perchè le motivazioni che spingono una persona a cercare l'”anima gemella” (che poi non ci credo all’anima gemella) sono davvero valide. Però a volte c’è la tentazione di sentirsi sbagliati, di non aver compreso qualcosa della propria vita. O di perdere la fiducia nelle persone, negli altri, nel mondo.
Ma poi chissà, la vita è davvero strana. E non rimane che guardare là in alto e sperare, pregare, attendere, con fiducia: affidarsi a Dio. Che poi è l’unica cosa sensata da fare.
Anonimo

189 commenti to “Vita da single cattolico”

  1. Condivido pienamente e sono totalmente d’accordo… Grazie a chi sia che ha scritto questo: perche mi sento pienamente identificato. Dai parole a cose che sono vere, spieghi la verità… Grazie (condivido, copio e incollo nella mia bacheca)

  2. Condivido questo articolo al cento per cento. Profondamente vero. Pero’ dobbiamo – anche se non e’ facile – affrontare anche l’avventura dell’esser cattolici soli con un pizzico di ironia…tipo potremo fare un circolo di single cattolici sofferenti, ma non arrendevoli e magari discutere il tutto davanti a cena con birra e salsiccia. Essendo automunita sono disposta a spostamenti:-)
    Infatti siccome la cocciutaggine e’ il mio difetto migliore, mi aggrappo alla frase “Nulla e’ impossibile a Dio”.
    Sembra la proposta ad un dating (lo e’:-), ma per dire che quando la tristezza raggiunge livelli interessanti, come oggi giorno degli innamorati, se davvero siamo cattolici, se vogliamo provarci almeno ad esserlo, non dobbiamo mollare la speranza, perche’ poniamo non in noi fragili e peccatori, ma nella Madonna la nostra Certezza.. E poiche’ solo Dio conosce la nostra storia ed il nostro cuore, credo abbia un progetto anche Lui per noi, ma con i Suoi tempi (pero’ mi permetto: Ehi Lassu’…una mossa per favore:-)…quindi non arrendiamoci, ma avanti tutta!

  3. Caro anonimo,
    vorrei darti un bacio in fronte. Mi sono sposata a 37 anni ma sono stata single per 36, potrei dire quasi ininterrotti, se non per una breve pausa verso i 20 anni. Posso dire, quindi, con un certo grado di certezza, di sapere come ti senti. Essere soli non è un piccolo dolore, è una sofferenza pazzesca. Se poi sei circondato da amici cattolici che, alla tua stessa età, si sono sposati e hanno sfornato già un paio di bambini, è una ferita sanguinante su cui regolarmente qualcuno butta del sale.
    Al diavolo le comodità, l’alzarsi tardi, la spesa a base di tutte le porcherie che piacciono a te, i piatti sporchi nel lavandino tanto non danno fastidio a nessuno… passato l’entusiasmo iniziale, io ne avrei fatto volentieri a meno in cambio di qualcuno che mi lasciasse un messaggio gentile sulla segreteria telefonica, da ascoltare quando tornavo a casa.
    Se tanto tanto fai un cammino religioso di qualche tipo, passati i trenta comincia l’assillo della vocazione: per essere ok, devi avere una vocazione. Non importa quale, ma devi averla. La vocazione come il posto in banca. Così ti sei sistemato e sei a posto. E allora lì comincia la tortura vera: non solo ti ritrovi a fare i sorrisi tirati davanti a quelli che hanno capito tutto di quello che dovevano fare della loro vita, ma ti senti addosso anche il loro fiato sul collo. Nel mondo cattolico, hai detto bene tu, sei un bug del sistema, un’anomalia, qualcosa di storto devi avercelo se no non si spiega.
    E invece no, si spiega benissimo. Perché, caro anonimo, il motivo per cui tu sei ancora single è molto semplice: si chiama “mistero”. Il mistero di Dio. Solo Dio ha la chiave di lettura della tua vita. Solo Lui sa perché. Quindi ti consiglio di smettere di romperti la testa.
    Guardando indietro ai miei anni di solitudine e lacrime amare, posso dire che ora ringrazio, perché mi hanno aperto il cuore, mi hanno allargato l’orizzonte. A cominciare da mio marito, un uomo buono che, probabilmente, senza quegli anni di ricerca non avrei neanche minimamente preso in considerazione. Ma questa sono io e non posso farne una regola valida per tutti. Posso dirti, però, che di quegli anni mi è rimasta l’intimità con Dio. Io e Lui, Lui ed io, e nessun altro in mezzo.
    Approfitta della solitudine per coltivare il tuo rapporto con Lui: loda, ringrazia, chiedi, grida, piangi (lo so che sei un ometto, ma non mi freghi, sono sicura che ogni tanto piangi anche tu). Ricorda che non una sola lacrima andrà sprecata. Perché, non illudiamoci, solo Dio basta. Non c’è anima gemella che riesca a riempire il tuo bisogno di essere amato, solo Dio ci riesce.
    E perdona anche la Chiesa. Ogni tanto qualche fesseria la fa anche lei, quando si mette a categorizzare le persone: la catechesi per famiglie, il giubileo per i giovani, la benedizione delle mamme e dei papà… E’ un vizio millenario che forse non riusciremo mai a estirparle.
    Chiedi e ti sarà dato, caro fratello anonimo. Dacci dentro col rosario, con i salmi, con la preghiera silenziosa. Lui fa solo finta di non sentire.

    • Carissima Federica mi sento proprio in sintonia perfetta con la tua risposta all’anonimo e perché la tua vita somiglia per alcuni versi alla tua. Coraggio anonimo, sei sulla buona strada perché hai un rapporto con Dio e quindi affidati completamente a Lui e……sarà quello che LUI vorrà.

    • Grande Federica!!! Sottoscrivo anche le virgole.

    • Cara Federica,come ti capisco!pagherei oro per non riuscire a dormire sino a tardi la domenica perché i bambini non me lo permettono!Prego sempre,m alle volte mi assalgono i dubbi…..raccontaci come è stato,come il Signore ha fatto sì che tu notassi quel “qualcuno” che senza il Suo intervento non avresti mai preso in considerazione

    • Grazie Anonimo e grazie Federica! A volte davvero ci si sente “bug del sistema”(definizione più che azzeccata!) ma trovare qualcuno che ti aiuta a “leggere” questa fatica e che la condivide, fa respirare..

    • Da single ho apprezzato molto sia l’articolo che il tuo commento, Federica.
      L’unico appunto qui:

      «E perdona anche la Chiesa. Ogni tanto qualche fesseria la fa anche lei, quando si mette a categorizzare le persone: la catechesi per famiglie, il giubileo per i giovani, la benedizione delle mamme e dei papà… E’ un vizio millenario che forse non riusciremo mai a estirparle.»

      In sé queste categorizzazioni non hanno nulla di male… I miei bisogni, i miei doveri non sono uguali a quelli di uno sposo, né quelli di un trentenne come me sono uguali a quelli di un adolescente o di un anziano. La Chiesa fa benissimo a categorizzare, senza discriminazioni. Fa un po’ meno bene a non includere in misura adeguata tra le proprie attività pastorali iniziative dedicate specificatamente a noi single, noi sì un po’ “discriminati” perché ritenuti con un cammino vocazionale in nuce, affatto strutturato e ragionato, quasi che essere single fosse necessariamente una condizione ricercata e che denota immaturità…

      • Ubi Deus, questa questione delle esigenze diverse non mi ha mai convinto, per questo non ho detto che serve la pastorale per i single (che peraltro c’è, ad Assisi). Adesso che sono sposata, non mi sento molto diversa da come ero prima, e tantomeno penso sia cambiato il mio rapporto Dio Padre. Ma questa è solo una mia opinione.

        • @ Federica Thistle:

          Beh morire all’altro non ti farà sentire molto diversa, ma lo sei (a meno che uno non si sottragga alla verità dell’amore sponsale!). E una diocesi su oltre 150 mi sembra un pochino poco per noi single. Il rapporto con Dio Padre, invece, si spera cambi in continuazione, e divenga sempre più vero e totalizzante, questo sì 🙂
          Idem per la tua conclusione: just my two cents.

  4. Come cristiani dovremmo sempre tenere un comportamento prudente con gli altri. Dovremmo avere sempre presente che “il dolore, ognuno, sente il proprio” e che pensare che al mondo ci sia di peggio è solo un alibi che usiamo per non pensare neppure al piccolo dolore che abbiamo davanti.
    Non ce bisogno di arrivare ad offende la mamma, per stimolare la voglia dell’altro di prenderci a pugni, ma è sufficiente calpestare le esistenze senza considerare che magari a qualcuno quell’esistenza va già stretta.
    Vale per il ciccione che forse è così per una disfunzione che lui stesso già odia (quindi già si odia da solo, che fai infierisci?), vale per la coppia che scopre la sterilità e si sente dire (dopo la messa) : “ma non lo fate un bambino? Che gli volete fare da nonni?”, mentre “i nonni” già stanno maledicendo i tempi dell’adozione.
    Oggi scopro una sensibilità particolare anche dei single, grazie.
    Per fortuna, sulla mia pelle, ho imparato che ognuno di noi combatte una battaglia di cui non sappiamo nulla.
    Per questo bisogna essere prudenti e gentili. Sempre.

    • filippofiani:

      …proprio così:, “una battaglia di cui non sappiamo nulla”!

      • Ti fa schifo anche la cioccolata calda?
        È stagione.

      • Anch’io sono single, non ho mai avuto un ragazzo e ora vivo nell’ex Germania comunista, dove quasi tutti sono atei e la gente non capisce perché io non abbia voglia di “divertirmi”cosí semplicemente coi ragazzi, come fanno tutti.
        Pensano che io sia proprio anormale.

    • @filippofiani, coppia sterile… eccoci! Caro anonimo ti capisco molto bene. Noi siamo una coppia sterile che non può avere bambini e proviamo la stessa solitudine e discriminazione, per esempio quando andiamo ai gruppi delle famiglie della parrocchia e le altre coppie con figli ci ricordono che noi non possiamo capire perchè non abbiamo figli, per no parlare degli “amici” che ti dicono: che vuoi che sia… oggi la scienza fa miracoli, ti danno una pacca sulla spalla e iniziano a lamentarsi dei loro “finti” (perchè si vede) problemi economici o di lavoro … Caro anonimo non è facile trovare la nostra strada, ma solamente cercando di assaporare le cose della vita quotidiana possiamo Vivere! Quel sapore è Dio. Scusate lo sfogo e l acredine. Siamo ancora un po arrabbiati con Dio.

      • Vista la nostra comune condizione, mi sento di suggerirvi di trovare il vostro talento.
        La vostra paternità/maternità non si esplica con i figli?
        Allora Dio per voi ha un altro progetto.
        Trovatelo. Per la vostra salute di coppia, la vostra salute mentale, la vostra serenità e la vostra salvezza.
        Se vuoi parlarne in privato : filippo.fiani@gmail.com.

  5. Grazie per questo post!
    Da single ( di nuovo) mi ci ritrovo pienamente.

  6. Condivido, hai perfettamente colto la condizione….

  7. Io , pur essendo sposata, capisco benissimo il tuo tema. Vivo in un paese piccolo e vedo, anche tra i giovanissimi,
    la poca possibilità di trovare una persona affine o in sintonia. Bisogna cercare le occasioni che ci portano fuori dal
    solito alveo, in cui si fatica a trovare relazioni nuove.
    So però, visto che hai la “fortuna” di essere cattolico, che ci sono corsi e incontri proprio per persone single ad
    Assisi. Mi sembra che siano le Suore Alcantarine ad organizzare questi incontri di due-tre giorni, fatti per meglio
    conoscere sé stessi, ed occasione di incontro e scambio vedute con altri/e nella tua stessa situazione.
    So anche che sono nate relazioni affettive importanti, e coronate da matrimoni. Pur non essendo, ovviamente ,
    una conclusione certa e matematica. Comunque è un’occasione per amicizie con persone che vivono un po’ la
    stessa storia.

  8. Da single 34enne mi vien da dire che il rischio più grande e meno utile è proprio etichettarsi. E le etichette posson diventare gli occhiali con cui guardiamo la realtà. Tra “single” e “cattolico” preferisco “di Cristo”. Io decido ogni giorno come vivere la mia giornata dentro una sequela. Questo, almeno è quello che tento di fare da parte mia. Poi Lui è di ua fantasia clamorosa!!!! Assicuro comunque che essere sveglia da circa 2 ore e non aver proferito parola un pochino pesa… Diciamo che fa pensare..
    Ringrazio Federica Thistle per la sua bellissima testimonianza!

  9. Condivido al 100% e mi affido…:)

  10. San Giuseppe Moscati era esattamente un single, non sposato né consacrato, eppure è stato fatto santo perché si è fatto dono per gli altri; San Giovanni XXIII cita molto nei suoi diari lo zio Saverio, grazie al quale era riuscito ad entrare in seminario perché si era sobbarcato lui tutte le spese del caso, e lui non era sposato ma era comunque il “capofamiglia” di tutta la famiglia allargata (quelle dei contadini di un tempo) dei Roncalli; Marta Robin, fondatrice dei Focolari della Carità, era una “single” non consacrata, vissuta per quarant’anni immobile a letto, cieca, paralizzata, e per lei è stato appena aperto il processo di beatificazione (finalmente!!!!), perché si offrì spontaneamente a Dio come vittima sacrificale in espiazione delle atrocità della Seconda Guerra Mondiale. Anche Gemma Galgani, nonostante tutti i suoi sforzi, non riiuscì ad essere accolta in un ordine religioso, e ad un certo punto capì che quella era la volontà di Dio, doveva rimanere “single” nel mondo, libera da legami di qualsiasi tipo per farsi dono per gli altri.
    Credo che sia questa la vocazione di noi “single” cristiani, quella che anche la sottoscritta, con un po’ di fatica, sta cercando di seguire: rimanere appunto “singoli”, liberi da legami di qualsiasi tipo, per poterci donare a tutti. E questa può essere anche una fortuna, se ci pensiamo, perché la vocazione alla vita consacrata e quella al matrimonio impongono comunque dei vincoli. Soprattutto quella al matrimonio impone un vincolo da cui non si può tornare indietro, soprattutto per le donne: la perdita della verginità che lega, anche fisicamente, all’uomo. E non posso non ricordare tutte le beate e le sante che per non perdere il dono della verginità e non veder violata la propria integrità arrivarono a gesti estremi come tagliarsi il naso o deturparsi il volto.
    Mi vengono in mente le parole di San Paolo: la donna sposata si preoccupa delle cose del mondo e di come possa piacere al marito, la vergine (e io includerei in questo termine anche la “zitella”) si può occupare senza catene e in piena libertà delle cose di Dio, e di come possa piacere a Dio. E come si può piacere a Dio? Facendosi dono per il prossimo.

  11. Ahahahah! Bellissima mail! Sono perfettamente d’accordo. ..oltre che rincuorata nel nn sentirmi più tanto sola in questa condizione! !!!!

  12. Davvero l’anonimo amico ha ragione a dire che spesso c’è incomprensione proprio dentro alla Chiesa, dagli amici ai confessionali.
    Questo accade perché i più dimenticano che “vocazione” è l’azione di un Altro che ti chiama. Se Lui non ti chiama né a sposarti né a farti prete o suora, c’è poco da fare – a meno di voler essere velleitari, con tutti i disastri conseguenti. Grazie della lettera e grazie anche dei commenti con gli esempi!
    Agli esempi, anzi, aggiungo uno dei miei santi protettori, che è san Benedetto Giuseppe Labre, patrono dei mendicanti: nemmeno lui era sposato e non era neanche prete o frate. Era un mendicante e un pellegrino, perché a quello era stato chiamato.

  13. Ringrazio prima di tutto “anonimo” per aver lanciato l’argomento, con la sua testimonianza.

    È proprio su questo tema che riscontrai l’unica pecca del pur straordinario “Sposala e muori per lei”: il fatto di essere arrivato alla fine del libro senza trovarvi una “lettera” rivolta a coloro che se lo sognano di notte, di adempiere all’invito del titolo.
    Quel dare un poco per scontato che, se una persona non si sposa, è solo per sfrenato individualismo, per fuga dalle responsabilità, per accecamento su quanto davvero conta in una vita d’uomo (la stessa distrazione di Paolo Pugni, nel suo intervento di qualche giorno fa).

    Dopo il ringraziamento, però, passo alle critiche.
    Perchè quel titolo, se scelto da te? Perchè anteporre la solitudine alla cattolicità? E soprattutto perchè in inglese!?! 🙂
    A me sarebbe decisamente parso più adatto qualcosa come “Vita da cattolico solo”.
    A dire in ogni caso la precedenza, nonostante tutto, del tentare di essere cattolico in un mondo che lo rifiuta.

    Questa mia osservazione non vuole essere una semplice pignoleria.

    Il fatto è che – come noto almeno fin dalla Didachè – le strade sono soltanto due: quella della vita e quella della morte; la stretta e la larga, insomma.
    L’unica alternativa al tener duro, al non arrendersi, allo sperare sempre ed ovunque – facendo di ogni presa in giro cemento per la nostra tenacia – l’unica alternativa, dicevo, è il piegarsi al mondo; nell’ambito di cui stiamo discutendo, essendo maschi e se mi si concede la rudezza, sarebbe il diventare “collezionisti” di particolari anatomici femminili.

    E allora bisogna aver sempre fisso nella mente e nel cuore che il nostro sentiero, liberamente scelto, è un altro, che quella proposta dal mondo è una via facile facile, zeppa di godimenti materiali quanto di abiezione e insoddisfazione senza fondo. Il paese dei balocchi, insomma.
    Lo dico per esperienza: bisogna esercitare un fortissimo controllo di sè, perchè è questione di un attimo perdersi; e il ritrovarsi, dopo, costa fatica sopra fatica ed è tutt’altro che scontato.
    Ecco perchè non si può sorvolare neppure su un particolare solo apparentemente secondario, come il titolo di un intervento in un blog.

    E poi, perchè la scelta di rimanere anonimo?
    Il semplice nome avrebbe reso ben altro valore alla testimonianza. Un “Francesco” piuttosto che “Stefano”, in calce alle tue parole, avrebbe impresso il sigillo della realtà su di esse. Che poi, come dicevano i Romani, il nome è un destino; in esso si ritrova l’eco dell’unicità straordinaria di ognuno di noi… la stessa osservazione mi permetto di rivolgerla anche all’ironica “NonostanteTuttoUnaCheNonSiArrende”: come si fa ad offrire una birra a “NonostanteTuttoUnaCheNonSiArrende”? Assicuro che va al di là delle capacità del maschio italico medio :-)))

    Inoltre mi permetto un’altra osservazione.
    Io non mi sono mai sentito escluso dalla Chiesa. Quando ne sono stato fuori, è perchè purtroppo avevo deciso in tal senso; magari inconsapevolmente, ma così è stato.
    Da qui, di nuovo, l’invito al controllo di sè, al “sempre presenti a voi stessi”. Mai dare nulla per scontato; sempre riesaminare invece ogni azione, ogni pensiero, ogni attitudine.

    Lo stesso vale per le singole persone. Quando mi sono sentito abbandonato da tutti, alla fin fine è stato anche per mia colpa.
    Nelle difficoltà, il rischio è sempre quello di cedere all’egoismo bruto. Invece, solo che non ci si chiuda, il prossimo è molto meno peggio di quanto sembri.
    Non per nulla Qualcuno insegnò “Ama il prossimo tuo come te stesso”. Troppo spesso, se gli altri non ci amano, è perchè i primi a non amarsi siamo noi stessi. È facile, e anche molto umano, cercare a priori negli altri colpe e difetti. Prima di tutto dovremmo cercarli in noi stessi; non lo dico per presunzione, visto che rivolgo a me questa critica prima che a qualsiasi altra persona.

    Quindi non posso che ringraziare di cuore Federica.
    È sempre bello ricevere un incoraggiamento, sentirsi dire “io ce l’ho fatta, potete riuscirvi anche voi”. Per quanto piccolo possa essere, è pur sempre un altro pezzo di legna che alimenta il fuoco della speranza. Del resto sono le spade mal forgiate a uscire rovinate dalla tempra del dolore; quelle buone ne escono soltanto migliorate.
    Ti assicuro inoltre, da quanto scrivi, che si comprende oltre ogni dubbio come tu ci sia passata. Soltanto chi ha sofferto davvero poteva scrivere quelle parole sul dolore dato dal vedere le famiglie e i figli degli amici…
    … e – schiettezza per schiettezza – da vecchio soldato io non ho problemi ad ammettere le lacrime.
    Ho servito con ragazzi che sono tornati a casa in una bara, il diritto alle lacrime me lo sono guadagnato. Ben altro è mancare di virilità, che non il piangere.

    Mi piacerebbe scrivere ancora, ma forse è meglio porre un freno alla mia logorrea.

    Poichè però – per dirlo con le parole di Costanza – gli uomini hanno sempre al fondo il mode on “cacciatore nella savana”, mi domando molto prosaicamente quanto segue: ma nella realtà, dove si nascondono Manuela, Antonella, Elisabetta, “NonostanteTuttoUnaCheNonSiArrende”?
    Non è che eccedete col mimetismo? 🙂

    Spero di non aver infastidito.
    A tutti, buona domenica.
    Luigi

  14. Caro anonimo, condivido la tua condizione e mi chiedo come abbia fatto ad esprimere con precisione quello che confusamente passa nella mia testa. Fortunatamente i miei 30 non sono ancora arrivati ma noi donne anticipiamo i tempi, gli interrogatori vocazionali cominciano molto prima e sono anche più insistenti, le amiche si sposano, i parenti ti guardano senza celare un sospiro di preoccupazione, le continue occasioni in cui mi trovo sola in mezzo alle coppie di amici, quindi la sofferenza della solitudine risuona ogni giorno sempre più forte e il pensiero che in fondo sia colpa mia, che un problema da qualche parte devo pur averlo, prende il sopravvento. Del resto lo hai detto tu, ogni sofferenza risuona in noi in modo diverso e questo è il mio nervo scoperto. Quanto poi al tentativo di vita cristiana è un bel problema, sembra decisamente improponibile ma a volte siamo noi per primi a farci spaventare da questo e ad aver paura di mostrarci agli altri, forse perché siamo stati feriti o pensiamo che ci tolga il potere di attrarre qualcuno. Non ho risposte a quello che dici, conosco la sofferenza lancinante per un Tobia che non arriva tanto da far pensare che anche Raffaele abbia cambiato strada, però la proposta di ritrovarsi a cena o davanti a una cioccolata calda è un’idea molto carina!

  15. Bello non sentirsi soli in questa situazione e condividere pensieri,paure,dubbi,anzi,attesa!
    ATTESA, credo sia la parola chiave.
    Essere single di per se può essere non e’ un male..ma avere nel cuore il desiderio di costruire un qualcosa di “buono” credo sia lecito,e sia un progetto per cui valga la pena ASPETTARE! Poi per il resto,per quel che sara’ facciamo fare a Lui.
    anch’io mi ritrovo nella lettera di anonimo e di altre risposte…ma la speranza a noi che crediamo a colui che ci ha promesso la GIOIA VERA non ce la toglie nessuno!

  16. Tempo fa scherzando per cercare di tirar su il morale a un amico che ha lo stesso problema e onestamente non dice: “Sono single e me ne vanto…”, gli ho fatto la battuta: “Mi sa che apro un agenzia per single cristiani!!!”. Sì, perché conosco troppi ragazze (e ex ragazze) e ragazzi (e ex ragazzi) che “cercano marito”… “cercano moglie”. Amici che se non fossi troppo vecchia per loro e già sposata… mi farebbero venire la voglia di dire: “Ma perché non ci sposiamo noi due?”. Amici in gamba, in cammino, alcuni anche proprio carini se non addirittura belli (dentro e fuori), non perfetti ovviamente, perché Perfetto c’è n’è Uno solo. Il problema è purtroppo serio: quante famiglie mancate! Famiglie che potrebbero testimoniare l’Amore di Dio. Anche nei gruppi di preghiera ce n’è di gente che vorrebbe accasarsi: alcuni sono i classici “sfigati”, ma altri no. Per “sfigati” intendo dire quelli che, secondo me e senza voler discriminare, è bene che non facciano famiglia. La stragrande maggioranza però è formata da persone in gamba, veramente in gamba.

    • Se apri un agenzia fammelo sapere che mi iscrivo!!!!…anche io, anche se non mi conosci, ho tutte le carte in regola, magari troppo in regola……dicono di me esattamente quello che tu dici dei tuoi amici!!!

  17. Perdonami, anonimo. Ma non è obbligatorio frequentare “quel” certo tipo di cattolici. Quelli che frequento io non si sono mai permessi di giudicarmi perché non mi fossi sposata (Pietre Vive, CVX). Mai e poi mai. Figurati che il mio padre confessore non ha creduto ad una vocazione che oramai è diventata maggiorenne (ho 35 anni), e ho perso 6 anni della mia vita con uno di cui non ero innamorata, in parte anche seguendo il suo consiglio. A Dio piacendo, la seguirò presto, la mia povera vocazione negletta. Io non mi sento sfigata perché solo l’idea di avere una famiglia mi pesa. La mia vocazione è bigger than life, e mi pare limitativo consacrarmi a chi? A un uomo? UNO SOLO?? Facendo magari dei figli, che spesso ti fanno perdere veramente di vista il testimoniare l’Amore di Dio. Quante coetanee ho visto regredire con i figli, diventare razziste, ottuse, piene di pregiudizi, timorose, gelose e sorrette da una incontrovertibile self-righteousness che mascherava mille incertezze. No, non fa per me.
    E, guarda, non è nemmeno obbligatorio essere cattolici. Ti pesa questa situazione? Impegnati a cambiarla, e se sei realmente impegnato non hai tempo per seguire critiche, bisbigli, pettegolezzi, ammiccamenti, commenti. Non ti pesa? Allora non lamentarti. E chiediti chi sei, cosa vuoi, e perché sei arrivato fino a questo punto. Ci vuole una bella dose di coraggio e di disperazione, ma è utile.

  18. Grazie Anonimo. Mi sono riconosciuto molto nelle tue parole. Diciamo che le avevo in testa ma non riuscivo a dirle…

  19. Ciao anonimo, sono uno che fino a 34 anni ha cercato di comprendere la chiamata di Dio passando anni di “solitudine”. Grazie agli studi, preghiere, offerte, e guida spirituale ho compreso che la solitudine è una sofferenza primordiale che leggiamo in Genesi 2,23 che accompagna l’essere umano nella sua esistenza terrena. Ti comprendo perchè ci sono passato e la mancanza di una donna aggrava questa sofferenza. E’ stato difficile attendere e capire che il Signore mi chiamava al matrimonio e non alla vita sacerdotale che a me piaceva molto. A 34 anni ho incontrato la mia sposa, mia moglie quella donna che Dio l’ha “destinata dall’eternità” (Tobia 6,18) a me e viceversa. Vivere con Gesù è portare una croce come Lui ci dice (prendi la tua croce e seguimi- Marco 10, 21): è onesto e schietto perchè non ci prende in giro con tante parole che ci illudono. Io ho trovato conforto e compagnia principalmente nella adorazione del Santissimo Sacramento e nel Santo Rosario. Ti assicuro la preghiera mia e di mia moglie. Ti consiglio inoltre di leggere il libro di Tobia dando grande attenzione nel suo lungo viaggio per andare dalla sua futura sposa. Spero di non mancare di carità nel risponderti in questo modo.
    Fabio

  20. Grazie Anonimo. Mi sono riconosciuto molto nelle tue parole. Diciamo che le avevo in testa ma non riuscivo a dirle…

  21. Ciao Anonimo, grazie di questo bellissimo post, che dimostra chiaramente quanti uomini e donne cattolici vivano la tua stessa situazione. Io per prima ho passato abbondantemente i 30, ancora single, ancora alla ricerca della persona giusta. Non c’è niente che non va in me, anzi spesso le persone mi dicono che l’uomo che mi sposerà sarà veramente fortunato, eppure perchè non arriva? A volte penso… quanto tempo sprecato! Che senso ha? Ma poi mi ricordo sempre che i nostri tempi non sono i tempi di Dio, Lui solo sa il perchè di tutta questa attesa che a noi fa soffrire.

    E voglio ringraziare anche la testimonianza bellissima di Federica Thistle nella quale mi ritrovo al cento per cento. Io mi sono arresa. Non nel senso che non voglio più sposarmi, assolutamente no, ma nel senso che sono stanca di cercare di fare andare le cose come vorrei. Tanto non funziona e finiamo sempre per rimanere delusi.
    La cosa più saggia da fare, l’unica cosa saggia da fare è arrendersi a LUI, mettere tutto nelle Sue mani e ripetere sempre: Gesù, tu sai cosa c’è nel mio cuore. Io confido in Te.
    Come dice Federica Lui fa solo finta di non sentire, ma prima o poi risponde!!!

  22. Alcuni interventi mi sembrano un po’ alla “Amici di Giobbe”. Tutto chiaro, tutto spiegato, tutto logico e calzante per ogni situazione particolare. Basta adattarsi! Però nel mondo c’è anche il male, e dire a qualcuno che soffre come un cane perché non trova qualcuno a cui donarsi pur desiderandolo ogni secondo della sua vita che evidentemente la soluzione è un’altra… non so… è un po’ come dire a un genitore a cui hanno ammazzato un figlio che evidentemente la sua vocazione era quella di farselo ammazzare. Beh, no! La vocazione dell’uomo è ad amare, ed ognuno ha la sua storia personale, attraverso la quale certamente ha la possibilità di scoprire che Dio gli cammina a fianco in ogni difficoltà, per cui che amare si può sempre, però esiste il dolore, esistono fatiche grandi, esistono le croci particolari di ogni uomo. E oggi come oggi esiste un mondo in cui è oggettivamente molto più difficile, specie per tante brave persone, formarsi una famiglia. Non prendeteci in giro, seppur in buona fede e con le migliori intenzioni, dicendoci anche che evidentemente non abbiamo capito la nostra vocazione e dobbiamo darci alle opere di carità, che magari con i nostri poveri mezzi già facciamo. Grazie.

  23. >Forse i figli non fanno per te. Ma spero e desidero che facciano per me.
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    Caro Anonimo, per me avrebbero persino fatto. Ma un cattolico come noi non ne volle da me (e nemmeno a torto: lui non mi stimava affatto; io non lo amavo. Sarei stata con lui solo per avere figli. Mi sono addirittura curata per poterne avere senza rischi. Ma niente, non è andata, non ci ha sentito. Vuol fare il ragazzino a vita? Lo faccia. Da allora, visti anche i disastri combinati da genitori (tanto single quanto, soprattutto, regolarmente sposati, se non altro perché sono la maggioranza), ho capito che non faceva affatto per me. Un figlio non è un giocattolo, non è un obbligo sociale, non è il prolungamento del tuo io, non è qualcosa che si fa perché ci si deve dimostrare arrivati né perché l’orologio biologico s’è messo a correre. Avere figli non è un diritto né un dovere. È un’opzione che uno ha e che il libero arbitrio e il discernimento ci dice se cogliere o meno.

    >Perchè di fronte ai tormenti di una relazione in divenire (purtroppo mai conclusa), non si può scherzare sul fatto che “il matrimonio comporta tante difficoltà” e “tanti matrimonio finiscono male”.
    Lo credo, lo so benissimo. Ma non è certo un bell’incoraggiamento…
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    Non ho capito bene: cosa vuol dire “purtroppo mai conclusa”? Allora non sei single o sei stato scaricato? (Scusa la schiettezza ignaziana).
    Quanto ai confessori bruschi. Ho imparato per esperienza che come il medico pietoso fa infettare la piaga, un confessore troppo accondiscendente o che ti compatisce troppo non ti aiuta affatto. Sì, il Signore secondo un disegno di cui vediamo solo una parte ti fa anche prendere solenni “smusate”. Certa gente ha solo bisogno di questo. Se si leggono le scritture non si vede altro che questo. Gente che giura eterna alleanza e poi diventa idolatra; gente che si dice disposta a fare chissà che e tradisce per paura. Non per questo, credo, che Dio ci ami di meno. Poi sì, concordo con molti: ti stanno dando consigli da Amici di Giobbe. Qualunque sia la tua vocazione, l’essere rassegnati non ha semplicemente luogo.

    • Io ho 31 anni e sono sempre stata single, ho avuto occasioni di fidanzarmi, tuttora ne ho. Ma preferisco stare sola piuttosto che cadere nei compromessi: “siccome siamo insieme e’ normale che succedano certe cose”, non mi accontento di avere qualcuno solo per colmare la solitudine, e se non sono innamorata penso sia meglio non tentare neanche una vita di coppia. Soffro ogni giorno di questa mia condizione perche’ desidero fortissimo una persona con cui condividere la vita, gli ideali… E tante volte mi sento cosi fragile e bisognosa di affetto che non so cosa darei per un abbraccio, una carezza… Faccio volontariato con gli anziani e i malati e l’affetto che mi danno e’ tutto per me. “Solo Dio basta”, ma e’ davvero dura certe sere quando la malinconia bussa alla porta e non c’e’ nessuno che possa starti vicino

    • >Si può offrire questa sofferenza a Dio. Ma la sofferenza rimane
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      Caro Anonimo, appunto!, è qui che sbagliano molti. Se offri la tua sofferenza a Dio non sa che farsene. Gesù Cristo è morto e risorto per ciascuno di noi, e viviamo nella gioia di questa consapevolezza. Ti auguro di trovare gioia e pienezza nella vita; per me è stata dura sentire uno che si professasse più cattolico di me dichiarare che la crisi, noi, la mia malattia il lavoro che c’è e non c’è e che insomma i figli non ci sarebbero potuti essere. Ma poi ho pensato che miei figli sono tutti i piccoli in cui riconosco il Suo volto. Dice bene Ale. Solo Dio basta. Io l’ho capito tardi, e non importa in quale realtà si manifesti, se di coppia o meno. Un abbraccio forte.

  24. Propongo un incontro tra i mirianini single.. Chissà che non se ne viene a capo di qualche cosa buona… Ma non dimentichiamoci che l’amore che porta avanti una relazione, un fidanzamento, un matrimonio… non è solo il colpo di fulmine… troppo facile! E’ impegno, tanto impegno… soprattutto a combattere il proprio innato egoismo che dall’altro pretende senza dare più di tanto.

  25. Anonimo e tutti voi che avete commentato, avete ragione, è quasi bello sentire di non essere soli in questa sofferenza e che la sindrome da “calzino spaiato” ci accomuna. Lungi da me il fare un discorso alla “mal comune mezzo gaudio” ma è sollevante sapere che è una sofferenza che per noi risuona in un modo molto simile. Leggendo i vostri commenti ho appena percepito la profondità delle vostre persone ma intuisco che deve essere grande e vera. Come già molti hanno fatto ribadisco l’idea di incontrarci e forse dovremo decidere un luogo e una data

  26. Sono capitata su questo blog per caso (la Miriano l’avevo conosciuta in un incontro pubblico la scorsa estate)… come diversi già hanno scritto, questo intervento avrei potuto scriverlo io pari pari… purtroppo noi single siamo una categoria non contemplata! L’Azione Cattolica della mia diocesi aveva iniziato a fare degli incontri per giovani-adulti (quella fascia tra 26 e 35 anni, grosso modo… ), non necessariamente single… solo che le cose, dopo 2-3 incontri, non sono proseguite… la solitudine pesa… pesa quando non riesci a trovare nessuno che voglia venire a seguire una visita guidata tutta spesata, pesa quando ti ritrovi i gruppi whatsapp con gli amici storici intasati di foto dei loro figli, pesa quando pensi che sia triste andare per locali e ogni settimana uno diverso… pesa quando senti le parole di finto-conforto dei lontani parenti ai tuoi genitori sul “dai, che i nipoti non tarderanno ad arrivare nemmeno per voi!” , pesa quando a inizio anno metti in calendario almeno un paio di matrimoni di amici… pesa quando sei la scelta per uscire solo se il partner dell’amica ha da fare quella sera… pesa quanto intorno a te vedi gente che esce da relazioni decennali e con facilità se ne costruisce altre, mentre ripensi che l’unica storia “seria” avuta è durata nove mesi e non si poteva concludere in un modo peggiore… poi ci preghi… tanto… e ti chiedi davvero da quale orecchio Qualcuno lassù faccia finta di non sentire!!!

  27. Salve a tutti, ho letto con grandissimo interesse questo bellissimo articolo e vi concordo al 100%. Ho 32 anni, sono credente e ho un’educazione di altri tempi (non mi piacciono le mode odierne in ogni campo) e non ho mai avuto una ragazza, mai un’amica, mai una corteggiatrice; ma dalle ragazze sono sempre stato ignorato.
    Dalle mie parti purtroppo va di moda (come penso un po’ ovunque) lo stile di vita sballato per i giovani d’oggi e quei pochi che non sono conformi sono ignorati.
    Credetemi è molto brutto vedere persone che non meriterebbero nulla che hanno la ragazza, si sposano ecc.
    Io vivo la fede in modo razionale, non ho mai creduto al “solo Dio basta”, “affidiamoci in pieno” ecc. perché abbiamo anche pulsioni, sentimenti e sensibilità (i fideismi non mi sono mai piaciuti).
    Da qualche tempo però, a mio grande malincuore, ho deciso di chiudere per sempre con le ragazze; tanto saranno solo delusioni (tempo fa sono stato molto male e sono andato dallo psicoanalista). Anche se dovesse arrivare una ragazza non la vorrò più.

    • Caro Em, no, non dire MAI MAI nella vita.
      Ci sono delle cose che ho imparato negli ultimi mesi, e cioè che bisogna davvero credere in se stessi. Non è una banalità, ma davvero le cose stanno così.
      Non esiste nulla di immodificabile nella vita di ognuno di noi.
      Sarebbe molto lungo spiegarti come fare. Ma una speranza c’è.
      La mia stessa condizione ne è testimonianza.
      Anche se attualmente sono un single, ho intravisto una via d’uscita negli ultimi anni. Ho avuto una relazione, seppure breve e dolorosa, mentre ho conosciuto delle persone che mi hanno apprezzato.
      Il mio post era qualcosa di diverso: si, è vero, la condizione di single è faticosa, dolorosa, non ricercata.
      A volte c’è molta incomprensione… a volte nello stesso confessionale bisognerebbe essere più delicati nel parlare di certi argomenti (vocazione, sacerdozio, matrimonio)… stare attenti.

      Ma non perdere le speranze, mai perdere le speranze. Verrebbe a mancare uno dei fondamenti della nostra fede (oltre all’amore, c’è la fede, e poi la speranza!!!)

  28. Caro anonimo delle 22:30, la ringrazio per le sue parole molto gentili e rinfrancanti, però la mia è una scelta, una mia decisione; non una mancanza di speranza.
    E poi il non vedere prospettive (nessuna conoscenza femminile, nessuna corteggiatrice in passato ecc.) mi portano a pensare che i prossimi anni saranno come quelli trascorsi.
    Però ripeto, scottato e con un forte risentimento verso le ragazze, chiudo volontariamente ogni porta.

  29. …rieccoci…credo possiamo concordare sul fatto che una tra le robe che colpisce di Costanza e’ che affronta la realta’ con allegrezza..per questo sarebbe interessante in tutto, soprattutto in queste faccende di cuore applicare il metodo Miriano. Quindi prendiamo questa realta’ dura da digerire e ci mettiamo un pizzico del sale d’ironia ed un po’ del pepe di speranza..mescoliamo tutto con la Parola di Dio e cuciniamo al fuoco dello Spirito Santo…e (questa e’ la parte piu’ difficile) per un tempo che non stabiliamo noi..anch’io ho momenti assai bui, ma poi quando un po’ di luce mi schiude i pensieri arrivo ad intuire che cercare di sorridere, anche su noi stessi, non vuol dire non considerare il dolore, ma cercare di dare il giusto peso alle cose..perche’ c’e’ il dolore nostro, ma c’e’ un dolore che non e’ solo nostro, basta guardar accanto a noi ed a quanto sta accadendo nel mondo..cioe’ noi soffriamo, ma forse che anche siamo soli in questa lotta quotidiana con il dolore? E poi possiamo forse negare che Dio ci regala anche momenti di gioia? Cioe’ la nostra vita e’ un impasto di gioia e sofferenza, ma non c’e’ solo male..forse dobbiamo – come suggeriva Chesterton – divenire “atleti oculari” ed esercitarci a cercare la Bellezza nella nostra vita e smetter di guardare al di meno..un po’ come Pollyana, vero Costanza?
    – Poi fatta la diagnosi cioe’ una solitudine che non e’ felice, dobbiamo trovare un terapia senno’ rischiamo di sguazzare nella nostra tristezza e nella voglia maligna che talvolta incombe e ci porterebbe a mollare..
    – La terapia potrebbe essere come gia’ sopra detto..pregare, pregare, pregare..poi ci sono i corsi d’Assisi per fidanzati ed aspiranti fidanzati (sono ottimi..con me inefficaci, ma forse molto per mea culpa per non sufficiente applicazione), poi cercare “situazioni pozzo”, come ad Assisi insegnano, cioe’ cercare possibilita’ di incontro in molteplici situazioni buone..qualunque roba..poi se anche se da questo blog possono nascere delle amicizie o qualcosa di piu’ benissimo..ed infine attendiamo un libro di Costanza per single..
    Sempre avanti ragazzi!

  30. Lasciatevelo dire da me che di anni ne ho 41 una sola relazione avuta oramai otto anni fa, che conoscere nel 2015 una ragazza è diventata un’impresa specie in una provincia come la mia, dove si sentono tutte delle miss nelle loro mediocrità…. Niente cambia, gli anni passano inesorabili ed un sigle diventa ogni giorno piu’ solo.

  31. Concordo in pieno, avendo vissuto tutto ciò che descrivi. Da pochi mesi sono diventato “single-emerito”, ma ho vissuto con sofferenza fino a pochi mesi fa la condizione di “single-per-scelta-delle-donne” come una situazione non cercata, diciamo pure una condanna – mentre nel frattempo attorno a me proliferavano fidanzamenti, matrimoni e figli di amici miei coetanei e persino più giovani di me. Ed ero anche un po’ arrabbiato col mondo, sfogandomi con dei carissimi amici preti cui rimproveravo (lo ammetto, trattandoli un po’ da “pungiball” dei miei risentimenti) di avere tempo solo per coppiette e famiglie, senza riuscire ad ascoltare chi era da solo. E il malcapitato in talare, in realtà stava lì ad ascoltarmi con tanta pazienza, da vero alter Christus, salvo poi darmi implicitamente ragione subito dopo: “Mi dispiace tanto che non abbiamo mai tempo per parlare, ma tra 2 minuti devo incontrare N.e N. che si sono appena sposati…”. E mi sono persino chiesto se Dio stesso non mi riservasse una “pastorale di serie B”.
    Di fronte alla fatidica domanda rivolta in occasione di matrimoni da qualche anziana parente (“allora, tu quando ti sposi?”) ho invece sempre restistito alla tentazione di ricambiare la domanda in occasione di funerali (“allora, tu quando…?”).
    Certo che, se il mio carattere un po’ orso non aiutava, sono finito in breve a pensare di essere un po’ un difetto di fabbrica: troppo basso, troppo brutto, troppo intellettuale, troppo tutto o troppo poco…a questo punto vi assicuro che in realtà di persona sono un po’ meglio di come mi descrivo. Ve lo potrà confermare la mia fidanzata (una ragazza davvero bella, vi chiederete come ha fatto a perdere la testa per me, e me lo chiedo anche io), che mi sta regalando l’esperienza di sapere che sono amato così come sono. Cioè, non malgrado questo o quell’aspetto, ma proprio così, come mi ama Dio: “hai fatto di me una meraviglia stupenda; meravigliose sono le tue opere, le riconosce pienamente l’anima mia” (salmo 138).

  32. Grazie Anonimo, per aver proposto questa riflessione in cui siamo stati in tanti a riconoscerci, con le condivisioni e gli incoraggiamenti che ne sono derivati.
    Grazie Federica, per la tua testimonianza positiva e per la delicatezza con cui puoi guardare a questa situazione, avendola sperimentata per anni. Sicuramente hai la possibilità di mettere a confronto le due forme di vita, quella da single e quella da sposati, cogliere le difficoltà ma anche le potenzialità che entrambe possono offrire, in primo luogo nella nostra prima vocazione che è quella di incontrare il Signore e vivere la nostra relazione con Lui. La sensibilità che traspare dalle tue parole non è da tutti: personalmente mi imbatto spesso in persone sposate che mi dicono “beata te che sei da sola, che puoi avere del tempo per te”, dando quasi per scontato che una solo perchè single non abbia niente da fare una volta finito il lavoro. Magari invece corriamo da una parte all’altra, per offrire il nostro tempo e i nostri talenti a chi ne ha bisogno tra volontariato o altri impegni, per accompagnare i nipoti a calcetto o fare i compiti con loro, per assistere i nostri genitori che stanno invecchiando…e poi tornare la sera stanchi in una casa vuota dove un abbraccio ci starebbe tutto, ma dove ci ritroviamo a cucinare qualcosa al volo, magari (forse soprattutto per noi donne) con un’amica al telefono da ascoltare. Eppure questo non ci viene “riconosciuto” perchè in fondo le preoccupazioni, la fatica o l’impegno di una persona single spesso – non sempre grazie a Dio – non vengono considerati paragonabili a quelli di chi ha una famiglia. Oltre il danno pure la beffa quindi 🙂
    Chiudo qui con il breve spaccato di “lagna time” e mi unisco a quanto molti di voi hanno già detto: il Signore ha un progetto per ognuno di noi, ciascuno, in quanto battezzato, ha una sua missione da portare a compimento nella vita che gli è stata donata e il tutto con la grazia dello Spirito che ci accompagna. Ecco, credo sia il punto della “missione” quello che a volte può rendere più “annebbiata” la vita di noi cristiani soli. Posto che abbiamo chiaro che il senso della nostra vita è la relazione con Dio, il COME questo debba avvenire resta poco definito… è vero che vivere con gioia e obbedienza il presente – da bravi soci della Compagnia dell’Agnello – è già di per sè un dignitoso COME… Ma, diciamoci la verità, spesso non ci basta…ed è umano che sia così. Chi è sposato o consacrato ha il suo “come”, c’è una missione ben precisa che gli è stata affidata, ha un suo raggio d’azione dai contorni più nitidi e dalla progettualità più definita (naturalmente tenendo ben presenti gli imprevisti e i colpi di scena della vita). Noi no. Per le riflessioni che ho maturato in questi anni di vita da sola, quello che a noi viene richiesto è di affidarci senza la sicurezza che possono dare un ruolo, un ambiente o un progetto che siano chiari e che possono raccontarci un po’ di più di noi e della nostra identità. Dal punto di vista teologico mi hanno insegnato che vocazione, missione e identità sono molto legate tra loro e se una di esse non riesce ad esprimersi ne vengono influenzate anche le altre. Ho letto un libro di Arturo Paoli “La pazienza del nulla” (un po’ tosto a mio parere ma interessante) dove il tema centrale è l’attesa. Una frase che mi aveva molto colpito era questa “ci vuole molto più coraggio a stare seduti ad aspettare su un prato fiorito, che trovarsi in groppa ad un cavallo a combattere la propria battaglia”. Secondo me, la mancanza di una missione chiara, che nel matrimonio o nella vita consacrata può trovare il proprio compimento, rischia di esporre maggiormente chi è solo alla tentazione di non sentirsi utile o di pensare di stare sprecando il proprio tempo e la propria vita, perchè è come se un po’ sentissimo di non averne più il controllo. Ma questa è una grazia immensa! Meno possiamo controllare e più dobbiamo affidarci, non c’è altra via. Come Abramo, a cui viene chiesto di lasciare la sua terra per andare dove il Signore gli indicherà (e dove? boh, dove Lui gli indicherà… :-)) Eppure, quale numerosa discendenza viene poi promessa a chi a questo invito risponde con un sì! Coraggio quindi, nulla verrà sprecato di questa nostra attesa… auguro a me e a tutti voi che un giorno possiamo generare figli (non solo dai nostri matrimoni ma figli di Dio) attraverso la testimonianza che potremmo dare della nostra fede!
    P.S. Complimenti a Luigi per la lucidità e chiarezza delle sue considerazioni! Mi sono piaciute molto!
    P.S.2 D’accordissimo sul raduno della Compagnia dell’Agnello – sezione single! 😉

  33. Non sempre si è soli perchè single, conosco tanta gente sola che è sposata con figli e anche tanta gente sola sempre in baracca con gli amici. Non sempre essere in compagnia ci toglie dalla vera solitudine del cuore e dell’anima. Sarà che la tecnologia che oggi ci permette di esssere sempre in contatto con tutti, ci ha tolto il gusto di conoscere profondamente le persone? sarà che avendo tutto diventiamo più egoisti? Non so cosa sia, ma vedo anche tanti giovani soli, proprio nel pieno della vita, privi anche dei sogni. Cosa sarà? credo anche che influisca molto il crollo della fede, perchè un cattolico non dovrebbe mai sentirsi solo, ad esempio una volta gli eremiti non soffrivano di solitudine. Mistero della società moderna, ci sentiamo soli in mezzo a tanti, per questo prendono piede certe ideologie, come quella dell’aborto e dell’eutanasia, come si fa ad amare la vita, se si è morti dentro?

    • @Annarita: stavolta sono d’accordo con te al 100% 🙂
      Soprattutto nell’ultima (tragica) domanda: “come si fa ad amare la vita, se si è morti dentro?”.
      Credo che sia esattamente questo il centro della questione.
      Se, nell’evangelizzazione, non si affronta il centro della vita, il cuore stesso dell’esistenza con le sue domande insopprimibili, si svuolta il senso stesso del messaggio cristiano.
      Se Cristo non risponde alle domande ultime sull’esistenza (=essere morti dentro), giorno dopo giorno, viene relegato tra le cose “inutili”. Sarà forse un cristianesimo che piace al mondo, ma diventa ininfluente.
      Perché non è più il sale della terra. E non è più “segno di contraddizione”

      • @Annarita, Thelonius, mi accodo dicendo:

        Se Cristo non risponde alle “domande ultime” dell’esistenza (che dovrebbero essere le “prime”) ed è relegato ad “accessorio”, così come la Fede, NON si può parlare di Cristianesimo e neppure dirsi Cattolici.

        Se si è (o ci si sente) “morti dentro” questa NON è una condanna, né si deve cadere nell’inganno di credere di doversi PRIMA dare la vita per poter accedere a Cristo e alla Fede… noi NON possiamo “darci la vita”! Essere o sentirsi nella morte (morte ontologica dell’essere) è situazione PRIVILEGIATA per incontrare Cristo, come per il malato incontrare il medico. Anzi spesso è l’esperienza di morte quella che Dio permette nella nostra vita proprio perché a Lui si faccia ritorno o a Lui ci si abbandono completamente… all’Autore della Vita, a Colui che E’ Vita.

        E per tornare al tema di questa lettera/articolo, nella sofferenza che provoca la lunga attesa della risposta di amore che Dio pone nel nostro cuore, che ordinariamente, ma non necessariamente, cerchiamo e possiamo trovare in una Sposa o Sposo (e anche in senso comune nel rapporto con l’Altro), possiamo fare esperienza di approfondimento del nostro legame con Dio, dello sperimentare che “Dio basta” e che NELLA Croce (e la solitudine a ragione può esserlo) Dio diviene sostegno, consolazione, compagno, il nostro Altro…
        Esperienza che resta fondante anche nel rapporto che fa “dei due che una cosa sola” nel Matrimonio, perché nel Matrimonio, Dio resta il Centro, la Fonte, il Fine.

        So per esperienza quanto possono essere duri i tempi in cui si attende di avere una risposta al proprio giusto desiderio di formare una famiglia, al trovare un senso alla propria vocazione di Cristiani. So quanto questo oggi sia reso più duro se non si vuole scende a compromessi o a vere contraddizioni seguendo la logica del mondo, ma non possiamo perdere di vista MAI, il senso ultimo del nostro stare e vivere secondo la Volontà del Padre, perché Questa la si vive e compie OGNI singolo giorno, nella coscienza che il Cristiano NON è un cristiano, menomato o non completo o “fallito” perché non ha uno Sposo o una Sposa accanto – anche quando sente con chiarezza che questa è la sua chiamata. Lo è e lo diventa, quando non ha Cristo… e quando inizia a pensare che la sua vita così come è, non e sufficiente motivo di Benedizione a Dio, perché forse Dio non lo sta amando… e questo è un profondo inganno.

  34. Caro Anonimo,grazie x la lettera. Condivido il contenuto e immagino che non sia stato facile dal momento che si teme di apparire fuori luogo o incuranti dei tanti problemi che la gente vive.
    Pero’ e’ la verita’:credo che sia cosi’ bello poter condividere la quotidianeita’(la vita) con la persona amata che il non poterlo fare crea sofferenza ed insoddisfazione … ci si sente un po’ monchi.
    Auguro a te,a me ed ai tanti che vivono questi sentimenti e questa condizione di potersi realizzazione anche affettivamente.Che il Signore possa essere sempre nostro aiuto e guida.Marcella

  35. Io penso che la vita di ciascuno debba essere dono per qualcun altro ed accoglimento dell’altro.. In una coppia cattolica sposata i ruoli sono chiari (sulla carta, per il resto, nella vita quotidiana, è tutto tranne che chiaro).. Per una persona single, consacrata o meno, questo due aspetti (dono e accoglimento) si possono comunque manifestare e vivere un altro modo.. In un gruppo, in parrocchia, accudendo famiglie in difficoltà con la propria vicinanza, prendendosi cura di persone “non legate a noi”.. La felicità di capire la nostra missione e vocazione non deve essere né per forza passare per un convento, né passare per una anello al dito.. Per me si è vincenti e si fa la volontà di Dio quando attraverso la propria fatica di affrontare la giornata, ci si dona e si accoglie.. In tutte le condizioni che il buon Dio si è inventato!

  36. i scuso, non ho letto tutti i commenti, non ne ho ancora avuto tempo ….. mi rifaccio solo alla lettere e a poche altre osservazioni.
    Sottolineare uno stato è sempre una discriminazione. Dire “sono single, sono sposato, sono vedovo, sono gay, sono…” è la prima forma di discriminazione. IO SONO UNA PERSONA PRIMA DI TUTTO. San Paolo richiama che “non esiste più giudeo, nè greco, nè schiavo, nè libero, perchè tutti noi siamo uno in Cristo” . Poi richiama anche “..e se uno è sposato, viva come seno lo fosse .. e se uno è libero, viva come se fosse sposato”. Dunque, nell’esperienza cristiana matura tutto ciò dovrebbe essere superato.

    C’è un però …..
    Anche io vivo questa stessa condizione, appartengo ad un movimento cattolico … eppure anche io vivo il dramma di questa solitudine.
    Se i miei amici pensano di fare certe cose… pensano a loro stessi e a vote non mi coinvolgono neppure, proprio perchè sono da sola…. triste vero?? Si… io credo fermamente in quello che ho scritto sopra, però n… c’è questo però… che la mia condizione non è percepita come la loro.
    No, non sono del tutto onesta: alcuni hanno capito benissimo che NON è la condizione anagrafica che mi/ci definisce.
    Ma sono davvero rari. La mia vita, con queste persone mature è realmente così.

    C’è comunque una postilla …. (mica da poco !!! 🙂 )
    La condizione umana è faticosa per tutti … e vi è una parte di solitudine che è comune a tutti. E’ comune a tutti perchè è quella parte di solitudine che DEVI vivere di fronte al Signore. E’ il mistero della sua compagnia, è la provocazione del rapporto intimo con Lui (rileggete il “Diario di un Curato di campagna di Bernanos) Ecco, questa è la solitudine che nessuno può e deve eludere.
    Parte di questa solitudine deve portare alla coscienza CHE NESSUN BENE UMANO (neppure il più grande amore) può spegnere quel desiderio di Bene e Felicità e esso può essere solo colmato da Lui, il Nostro Signore.

    Personalmente in questa condizione comunque, io cerco di fare un lavoro … di cercare di scoprire che pure questa solitudine è una “vocazione” … ma su questo c’è da aprire un capitolo.
    Certamente fino a un poco di tempo fa, la via cristiana era … sposati o religiosi ….
    Adesso non è più così .. e la Chiesa (anche alla luce di quanto dicevo sopra) mi auguro che “NON faccia una pastorale dei SINGLE” …. ma certo che tenga conto di questa nuova realtà, perchè oggettivamente lo è.

    Ci sono aspetti non da poco … ne propongo uno.
    Una persona che arriva single a 40/45 anni (o anche più), molto spesso ha la possibilità di incontrare divorziati o separati. Bene …(e qui la faccio un po’ semplice .. ma solo per sinteticità) … a 40 trovo una persona che potrebbe condividere con me la vita… ma dovrò rinunciare per sempre alla Comunione …. (e questo è uno solo dei temi … per così dire scottanti).
    Bene… sono stata forse un po’ confusa…
    Spero il mio contributo possa essere utile …. Paola

    • @Paola. “Una persona che arriva single a 40/45 anni … ma dovrò rinunciare per sempre alla Comunione” e forse anche al mio cammino di fede…

      Hai ragione ad essere ben concreta Paola, perché anche di questo alla fine si parla e si DEVE parlare…

      Io posso dirti che anche nel ritrovarsi abbastanza giovane, vedovo, si ri-presenta questo problema (se senti come necessario per tanti motivi, il proseguire il cammino nel Sacramento del Matrimonio) e potrei parlarti di mia moglie (mi attuale moglie dopo la mia vedovanza) che ha atteso 40 anni per incontrare me ( sta a lei dire se ne valeva la pena… 😉 ) e lo farei solo per testimoniare come Dio è FEDELE e che ricompensa, ricompensa anche la scelta di fare una rinuncia ad una situazione che impedirebbe il poter mantenere la più completa comunione con Lui, perché è “un Dio geloso” che chiede a noi – per il nostro bene – di dare a Lui il primo posto.

      Discernimento quindi, non tanto sulle persone – che non è giudizio sulla persona se chi incontri è un divorziato/a – ma un discernimento sui fatti oggettivi e su cosa a noi è chiesto.

  37. Questa lettera sembra scritta per me 🙂
    Sono un 34enne nato e vissuto fino a 30 anni in un ambiente (cammino neocatecumenale) dove la pressione sui temi famiglia/matrimonio/figli è altissima. Quasi tutti i miei amici si sono sposati prima dei 25 anni, e a 30 anni avevano già un almeno un paio di figli.
    Io per varie ragioni (timidezza, insicurezza, spostamenti per studio o lavoro, etc.) ho sempre avuto difficoltà a instaurare relazioni sentimentali, ma ho sempre avuto ben chiaro che Dio mi chiamasse al matrimonio e alla paternità.
    Un bel giorno, alla soglia dei 30 anni, il mio catechista mi ha chiamato e mi ha caldamente invitato a frequentare un centro vocazionale, dato che ero in “crisi nera e non sapevo dove sbattere la testa”. Al che (in malo modo, lo ammetto), ho tagliato corto e ho deciso che quell’esperienza non faceva più per me (c’erano anche altre ragioni, ma questa è stata la cosiddetta goccia che fa traboccare il vaso).
    Adesso sono fidanzato da un anno con una ragazza che non avrei mai e poi mai preso in considerazione, conosciuta in maniera fortuita: è scandinava (quindi formalmente protestante, ma quasi atea), ma molto dolce, sensibile e soprattutto intelligente. Ha accettato di buon cuore il mio essere cattolico, spesso mi accompagna alla Messa e mi fa domande sul Cattolicesimo e la Chiesa Cattolica. Mi ha anche detto che vorrebbe diventare cattolica e sposarsi in chiesa (una cosa fondamentale che ho messo in chiaro fin dai primi momenti della nostra relazione.

    Il consiglio che mi sento di dare a tutti i single è quello di non disperare, di pregare (consiglio la preghiera a “Maria che scioglie i nodi” fatta apposta per i problemi sentimentali), ma soprattutto di non gettarsi in una relazione per solitudine. Io, purtroppo, ho fatto per un periodo l’errore di frequentare una ragazza per solitudine: ho sofferto io e ho fatto soffrire lei.
    Dio ha per ciascuno di noi dei piani che non conosciamo e neanche ci immaginiamo.

    P.S.
    Per i genitori che non riescono ad avere figli, consiglio di non disperare: una coppia di amici, dopo 16 anni di matrimonio e 2 figli adottati ha avuto un bellissimo bambino.
    Come dicevo prima, spesso i piani di Dio ci sconvolgono in positivo.

    • @ Johnny:

      «Adesso sono fidanzato da un anno con una ragazza che non avrei mai e poi mai preso in considerazione, conosciuta in maniera fortuita: è scandinava (quindi formalmente protestante, ma quasi atea), ma molto dolce, sensibile e soprattutto intelligente. Ha accettato di buon cuore il mio essere cattolico, spesso mi accompagna alla Messa e mi fa domande sul Cattolicesimo e la Chiesa Cattolica. Mi ha anche detto che vorrebbe diventare cattolica e sposarsi in chiesa (una cosa fondamentale che ho messo in chiaro fin dai primi momenti della nostra relazione.»

      Solo il Signore conosce realmente il cuore della tua fidanzata, ma mi auguro per te e soprattutto per lei che non prenda alla leggera il tutto: poche righe prima la definisci atea, poche righe dopo la definisci desiderosa di diventare cattolica… È importante che capisca che non si tratta di tradizioni, di costumi, ma che il ben noto incontro con una Persona di cui tanto si parla è davvero una relazione, la più “impegnativa” che si possa immaginare per giunta, perché le nostre infedeltà saranno quotidiane, nonostante la Sua fedeltà.
      Altrimenti meglio un santo matrimonio misto (lei è pur sempre formalmente protestante) o con disparità di culto (qualora lei si ritenesse completamente fuori dalla sua Chiesa, nonostante il battesimo)…

      Grazie comunque per la tua testimonianza, che dà forza come altre in questa pagina.

  38. E spesso Johnny, i piani di Dio passano anche per un invito che consideriamo mal posto o mal fatto ( o che mal interpretiamo ;- ) ) che però ci sblocca, ci sprona, ci chiama come ad Abramo ad abbandonare la “nostra terra”, il nostro stare fermi magari a piangerci addosso (dato che eri in “crisi nera e non sapevi dove sbattere la testa”…), che non è del cristiano “stare fermo” .
    E il tuo rimetterti in movimento magari anche a vantaggio della ragazza che ora frequenti…

    L’importante è avere sempre chiara la risposta alla domanda fondamentale: “in questo, sto facendo la Volontà di Dio?”
    Sono certo tu conosci la risposta e hai i mezzi per riconoscere se la risposta è vera. 🙂

  39. Però, scusate se lo dico, denoto nei commenti un fideismo di fondo (Dio ha un progetto per tutti, Dio quando meno te lo aspetti ti darà una ragazza, ecc.).
    Andiamoci piano con queste cose, sia perché contraddicono il libero arbitrio (il destino ce lo facciamo noi, le scelte le prendiamo noi) e sia perché illudereste chi sta male con cose che potrebbero non accadere.
    Conosco tantissime persone che sarebbero state bene con una persona accanto ma essa non è mai arrivata e adesso hanno superato i 60 anni e stanno male. Non mi pare che Dio voglia questo e che il malessere lo mandi Dio.

    • Il piano di Dio su ciascuno di noi (tutto da scoprire) non contraddice il libero arbitrio.
      Dio mica ci impone il Suo disegno, è la nostra libertà che lo accetta o lo rifiuta.
      Il fideismo è un’altra cosa.

      • …se la libertà accettasse, o rifiutasse, qualcosa, vorrebbe dire che si conoscesse questa cosa che si accettasse o meno.Mentre invece il (cosiddetto) piano di Dio, per esempio, (tutto da scoprire, o invece è possibile riconoscerlo in quello che succede che ci succeda, e come?) non ci è MAI conosciuto, a meno di (presunte) rivelazioni mistiche (misteriose). Tocca andare alla cieca, ognuno come crede (onestamente) (ma anche disonestamente, pole essere) sia più giusto.

        • No, non è così… non si procede affatto “alla cieca”.
          Certo è così per chi non ha un barlume di luce, a volte incolpevolmente a volte colpevolmente, quando sa dove potrebbe trovare la luce ma pensa bene di restare al buio.

          Come coloro che: “odiano la luce, non ne vogliono riconoscere le vie né vogliono batterne i sentieri.” Giobbbe 24:13

          “Ma molti dicono: «Chi ci farà vedere il bene?». Risplenda su di noi, Signore, la luce del tuo volto.” Salmi 4:7

          E ancora: “Tu, Signore, sei luce alla mia lampada; il mio Dio rischiara le mie tenebre.” Salmi 17:29

          “Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino.” Salmi 118:105

          Perché “Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è il vantaggio della luce sulle tenebre” Ecclesiaste 2:13

          “Farò camminare i ciechi per vie che non conoscono,
          li guiderò per sentieri sconosciuti;
          trasformerò davanti a loro le tenebre in luce,
          i luoghi aspri in pianura.
          Tali cose io ho fatto e non cesserò di farle.” Isaia 42:16

          Così che “Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città collocata sopra un monte…” Matteo 5:14

          E “Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al vostro Padre che è nei cieli.” Matteo 5:16

          Sapendo che “In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; la luce splende nelle tenebre, ma le tenebre non l’hanno accolta.” Giovanni 1: 4-5

          Perché Gesù di sé ha detto: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». Giovanni 8:12

          Così “…se camminiamo nella luce, come egli è nella luce, siamo in comunione gli uni con gli altri, e il sangue di Gesù, suo Figlio, ci purifica da ogni peccato.” 1 Giovanni 1:7

          E “chi ama suo fratello, dimora nella luce e non v’è in lui occasione di inciampo.” 1 Giovanni 2:10

          Infine “La città non ha bisogno della luce del sole, né della luce della luna perché la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello.” Apocalisse 21:23
          ………………..

          In questa luce il Piano di Dio si rivela senza necessità di vere o presunte “rivelazioni mistiche”.

        • Alvise, mi fai schiantare dal ridere.
          Con il tuo linguaggio di parentesi e periodi subordinati hai trovato un sistema per non dire mai assolutamente nulla. Ma proprio nulla.
          Poi: hai mica per caso depositato alla SIAE le parole “cosiddette” e “presunte”? Se ti arrivano i diritti dal loro uso sei ricco sfondato…

    • Facendo mio il commento/risposta di Thelonious, ti rispondo il nostro malessere il più delle volte viene dal non saper (o voler) accettare la realtà della nostra storia… stare ad esempio tutto il tempo ad aspettare “qualcuno che non arriva”, per poi passere il resto del tempo a rimpiangere che non è “arrivato” nessuno…

      Nel mentre forse avevamo mille modi per cercare una completezza e una fecondità che è anche realizzazione, altrove… e magari nel “altrove” avremmo potuto trovare alche la persona che aspettavamo. Questi banali “forse e magari” per dire che – sempre senza escludere l’intervento e l’aiuto concreto di Dio nei fatti della storia – capita di sovente – e parlo per me non per fare la morale ad alcuno – di vivere di un passato che non possiamo modificare, timorosi o illusi di un futuro che ci sfugge, solo per vivere male l’oggi.

      La conversione e l’ascolto della Volontà di Dio vive di un OGGI…

      Io non illudo nessuno dicendo: “vedrei succederà questo o quello” (tranne che non abbia particolari doni di profezia…). Do semplicemente. come ho fatto, una testimonianza che è anche dire: “Se Dio che è mio Padre, come tuo, come di TUTTI, ha provveduto a me in questa o quella occasione (vedi anche per lo Sposo o la Sposa), perché NON dovrebbe farlo con te (colui a cui do la mia testimonianza), dato che so che ti vuole felice ancora più di quanto tu lo desideri per te stesso?

      Ad ogni modo se guardiamo alla vita dei Santi, vediamo come IN TUTTO si sono sempre affidati a Dio, anche e soprattutto quando i fatti (Dio parla nella Storia e nei fatti della vita), sembravano andare in direzione diversa dai loro desideri o dalle loro aspettative… e non sono rimasti mai delusi. O per ricordare il celebre motto: “Fa come se tutto dipendesse da te, sapendo che tutto dipende da Dio” 😉

    • Una signora così l’ho conosciuta anch’io. La chiamavo zia ma era una cugina di mio nonno. Giovane donna durante la Grande Guerra, mai sposata, ai 100 non ci è arrivata per poco, ha fatto da madre a diversi nipoti, spirito mordace, tempra invidiabile e un gran senso dell’umorismo. Devo dire che mi trovo più in sintonia con la “posizione Giusi” 😉 (ovviamente senza nulla togliere all’autore del post e ai commentatori).

  40. Allora, io capisco e condivido il dolore, però non mi sembra possibile discutere senza parlare più profondamente dell’ambiente culturale. Un fatto a considerare è che la Chiesa è, comunque, un’ istituzione fatta di uomini. Se dobbiamo parlare delle volte che ci siamo trovati davanti ad un sacerdote che ci ha fatto volere tornare al mondo, allora sto qua un paio di mesi a scrivere. Della mia testimonianza, non solo ero single quando mi sono convertita, in una nazione che non era la mia, come di Cattolicesimo formale e linguistica ecclesiastica ne capivo proprio pochissimo. Ve lo dico che convertire è stato un lavoro unicamente da Dio e della Madonna, perché con le persone della Chiesa ho trovato solamente ostacoli. Ero una giovane passando per un processo di conversione bello, intenso e molto sofferente, e mi ha aiutato di più cercare su internet da andare da diversi parroci. Comunque oggi il percorso è già diventato lungo, e Dio ha messo dei sacerdoti e cattolici meravigliosi nella mia vita. Ma quanto li ho cercato!! Metto questo in esposizione perché il problema della mancanza d’accoglienza è un problema generale, e non solo con i single. Dopo aver affrontato anche questo dolore, oggi devo organizzare il mio matrimonio, e se questo sacramento dipendesse dei giudizi delle persone che ho trovato nella Chiesa, ma non succederebbe proprio.

    Allora, è capitato che ho trovato dei sacerdoti bravissimi, che scrivono libri sulla sessualità e sul problema dei single cattolici, e che dedicano la vita ad aiutare queste persone e a farle incontrare. Pensavo ero fortunatissima di aver incontrato queste comunità, e qua si trova il problema della sfida culturale. Le poche volte che sono stata a quest’incontri ho trovato delle persone di fede, vogliose di Dio, ma con l’atteggiamento ancora estremamente mondano. Lascio chiaro qua che ogni caso è un caso, e dovete anche ricordare che stavo nella stessa situazione, e non ero molto graziosa come tanti di voi sembrate di essere. Ma in modo generale questi riunioni di single erano molto tristi. Tante persone che insistevano che avevano i loro motivi per ancora vivere con i genitori (la più piccola ero sempre io, a quel punto con 31 anni). E avevano anche quello che sembrava una profonda amarezza per il fatto di non essere accettati per il mondo, e non essere accettati per la Chiesa. Portavano un vittimismo tipicamente adolescente, e i discorsi andavano da “ci vuole troppo soldi per sposare, io non li ho, allora è meglio così”, a “io ho convissuto per tanti anni, in questi giorni non ci sono altre opzioni”. Le donne, ovviamente prodotti di anni di femminismo (mi metto anch’io in questa categoria), erano molto più in gamba, anche se molto poco cosciente della vocazione femminile (un’altro cammino che è stato lunghissimo dentro della Chiesa). Lì che trovavo il unico momento di identificazione: lamentarci di quanto i uomini erano mammoni. Alla fine ho finito di passare questo deserto da sola, in tante preghiere, e sono contentissima che è finito, per cui non mi permetto di giudicare il modo come ogni uno passa per le sue prove. Però della mia corta esperienza, molto prima di tornarsi a un problema di accoglienza, che è un problema che c’è ovunque, per ogni singolo caso dentro della Chiesa, questi single devono guardare solamente a loro stessi ed il loro modo di vita. Perché i sacerdoti ed i laici bravi ci sono, ma la maturità spirituale non dipende da loro. Io sono sempre stata infantile, egoista, femminista, mondana, estremamente vittimista, ma un minimo di esperienza e conoscenza della vita me lo sono accumulata. Se io, che non sono esempio per assolutamente nessuno, ho trovato questi riunioni di single cattolici una fonte di amarezza ed immaturità, allora penso che i problemi stanno dentro… E non fuori.

  41. – Non sono affari tuoi, Anonimo.
    Io credo che la singletudine sia un affare della Madonna.
    Di tuo c’è solo la resistenza. Questo tuo investimento celeste nel perseverare la battaglia dell’affidarsi.
    Tutto il resto non conta.
    Una prova. Una croce. Che ha i suoi tempi e le calibrate regali intensità.
    Chiaro che te lo dico da single.
    Ti bacio.

    • “Io credo che la sigletudine sia un affare della Madonna”.
      Mi hai strappato un bel sorriso, Daniela.
      Forse hai ragione, dovrei ricordarmi di ricordarlo più spesso.
      O forse di crederci di più.
      Grazie 🙂

  42. Per Anonimo.
    Grazie! Perché hai avuto la forza di mettere per iscritto ciò che io ho nel mio cuore. In più sono rimasta molto colpita da una tua risposta ad un commento. Io ho 30 anni ed anche io faccio un lavoro che mi porta a stare a contatto con bambini piccoli di altre persone. Anche io desidero trovare UN uomo da amare per il resto della mia vita e che mi ami a sua volta e con cui costruire una famiglia. Lo desidero con tutta me stessa e no nascondo un pochino di invidia nel sentire mie care amiche che si sposano o hanno fogli. Io continuo a sperare anche se una parte di me vorrebbe arrendersi con la speranza di soffrire meno. So che devo avere fede e camminare sulla strada che Dio ha scelto per me, ma ho sempre paura che per colpa dei miei timori e difficoltà rischi di allontanare la possibilità di essere felice con qualcuno. Comunque Grazie anonimo e chissà che magari riesca ad incontrare una persona sensibile, profonda e seria come te!

  43. Grazie mille per aver aperto questo problema sul quale mi faccio tantissime domande, specialmente perché ho in mente tante persone a me care e vicine che ne soffrono e davvero faccio fatica a comprendere il perché di questo status per gente fantastica con tutte le “carte in regola”, compreso il desiderio ardente e sano di farsi una famiglia.
    Ho sentito parlare ij questo blog dei corsi ad Assisi, ho amici che li hanno frequentati e ne ho letto un libro. Vorrei anche consigliarli, ma ho saputo cose che mi lasciano molto perplessa. Una di queste è l’affermazione perentoria, da parte di chi li teneva, che o si prendono i voti, o ci si sposa e non ci sono altre vie. nella realizzazione affettiva, che è l’unica dimensione della vita che conta davvero. Un amico ha chiesto di poter partecipare ai corsi vocazionali, ma avendo la pecca di avere più di 35 anni (un anno in più, mica 60, eh!), beh, gli è stato risposto che gli era precluso (l’idea è che a 35 anni la vocazione ce la devi già avere…).
    Vi risulta? Che ne pensate?!

    • Anch’io ho avvertito questo problema,quasi ci fosse un limite temporale stabilito per vivere la propria vocazione
      Ci si può innamorare a qualsiasi età,ci si può convertire a qualsiasi età,anche in punto di morte

    • A me questa sembra una visione limitata e distorta… Nella vita di ognuno capitano tante cose e la realizzazione affettiva non passa soltanto attraverso il matrimonio o la scelta di vita consacrata/sacerdotale. L’importante è diventare adulti e maturi affettivamente, poi si può amare in tanti modi, mica per forza da sposati o da preti/suore. Stessa cosa per l’età della vocazione. Conosco persone che – dopo aver completato gli studi e aver avviato la loro carriera professionale – sulla soglia dei 40 anni hanno sentito la vocazione al sacerdozio. E quindi? Bisognava rifiutarli per una questione anagrafica? Per carità, so che alcuni ordini, specie monastici, ritengono giusto mettere dei limiti di età… però ci sono per fortuna tante vie nella Chiesa. L’importante è cercare il Regno di Dio con tutto il cuore. Le altre cose vengono dopo.

      • … e ci saranno date “in aggiunta” 😉

        • Da tutti questi discorsi edificanti e consolatori (lo dico senza ironia, beninteso) mi pare di aver capito che un cattolico single, il quale non sia consacrato, abbia PIU’ difficoltà ad accettare il suo celibato-nubilato di un single NON cattolico.
          Naturalmente si potrà trovare un single cattolico lieto e tranquillo, e un single ateo insoddisfatto e infelice, ma, in linea di massima la tendenza prevelente, mi sembra, sia quella suddetta.
          Corrisponde a verità questa mia impressione? A69

          • @A69
            Forse volevi dire: “si potrà trovare un single cattolico insoddisfatto e infelice, e un single ateo lieto e tranquillo, ma…” ,-)

            Ad ogni modo, checché se ne dica o che se ne parli a volte anche con ironia o cattiveria, è credo esperienza comune che il credente (cristiano, cattolico, chiamalo come vuoi) non di facciata o “per sentito dire”, affronta meglio questa, come qualunque altra situazione anche umanamente ben più gravosa…

            (Nella malattia vi sono anche ricerche statistiche ben precise a riguardo, condotte da organismi “laici”)

            C’è forse da farsene meraviglia? Se la Morte è stata vinta, se possiamo fare esperienza della Resurrezione, c’è da meravigliarsene? Se Dio è nostro aiuto c’è da stupirsi?
            Né il credente se ne può gloriare come fosse merito suo…

            Tanto che si può affermare con San Paolo: ” Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada? Proprio come sta scritto:
            Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
            siamo trattati come pecore da macello.
            Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati. Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.

            • @ Bariom

              no, no io volevo dire quello che ho detto, perchè ho l’impressione (sbagliata, senz’altro) che, a prescindere dalla forza che dà la fede per affrontare le traversie della vita, in questo caso, il cattolico sia meno attrezzato per affrontare la condizione del single (a meno che non sia consacrato), del non credente.

              Ho l’impressione che il cattolicesimo, implicitamente, culturalmente, tradizionalmente (SENZA una norma prescrittiva in questo senso, badiamo bene) tenda ad assegnare il celibato-nubilato alla condizione di consacrato ad una vita religiosa, mentre tenda ad assegnare il matrimonio al laicato.

              Per secoli, insomma, nei paesi cattolici, coloro che non erano sposati, solitamente, erano dei religiosi.
              Mi sembra, dunque, che, l’essere single, senza essere un membro del clero o di un ordine religioso, sia, per un cattolico, andare contro il portato di una tradizione plurisecolare. Ed è questa sensazione, a mio modesto avviso, che genera il malessere che traspare dai post precedenti.

              Io non parlavo di tribolazioni,, angosce, persecuzioni ecc, in generale, ma di un problema particolare: il celibato-nubilato, in rapporto con la fede cattolica. A69. ,

              • A69

                Scusa avevo mal interpretato…
                Ad ogni modo il succo non cambia e non credo sia “il portato di una tradizione plurisecolare” a generare il malessere.

                Il malessere sammai è generato SIA per chi stia nel portato ecc. SIA per chi ne sta fuori dal fatto che la tensione verso un “altro”, il non bastare a se stessi, la ricerca di un completamento, di una fecondità, di un appartenenza. è insito “guarda caso) nel cuore dell’Uomo… stando nel campo delll’affettività vogliamo parlare dei fiumi di inchiostro versato sul dolorosi, non ricambiati, ricercati amori? 😉

                La differenza per chi sta “dentro” (come sopra), sta semmai nel non rassegnarsi – che la rassegnazione non è cristiana, nel non accettare – come fa il mondo – di alienarsi con migliaia di altri surrogati e protremmo continuare, aggiungendo certo le implicazioni e le temetiche/probelmatiche, che il credente vive legate a questo aspetto fondamentare del vivere (il suo rapporto con Dio, il senso ultimo della sua vita e della sua vocazione, ecc, ecc.)

                Ecco perché ho parlato (non a caso) di tribolazioni e sofferenza… Forse che anche “solo” per “pene d’amore” non c’è chi arriva a togliersi o a togliere la vita?!

            • Bariom:

              “è credo esperienza comune che il credente (cristiano, cattolico, chiamalo come vuoi) non di facciata o “per sentito dire”, affronta meglio questa, come qualunque altra situazione anche umanamente ben più gravosa”

              …ma la affronta meglio (ammesso che la affronti meglio che di quegl’altri) di facciata e/o per sentito dire o veramente?
              E come si fa a fare paragoni consimili?

              • Mah… come si fa?

                Si fa in base all’esperienza… basta dialogare cone le persone… non è che il mio mondo è fatto di soli credenti e con i non-credenti io non parli e che con grande piacecere ci si parli anche in sincerità e come si usa dire “col cuore in mamo”…
                (come non ne avessi nella mia stessa famiglia o tra persone a cui voglio sinceramente bene)
                E questo senza attingere a tanta letteratura… (che di per sé io sarei abbastanza illetterato…)

                Chiedo quindi a te: come si fa a NON farli simili paragoni?
                Un paragone poi è osservazione oggettiva (o anche soggettiva ci sta) di differenze… non ho mica condannato nessuno.
                E per concludere, datosi che come ben sai la mia è stata una conversione in età adulta, il paragone lo posso fare anche solo sul mio vivere “prima” e “dopo”. Certo quella è “vita mia”… ma tu credi che la “vita nostra” sia tanto tanto diversa da quella dei nostri consimili?

                • …appunto! Noi conosciamo o quello che ci appare o quello che ci viene raccontato di sé
                  dagli altri. Per quanto riuarda quello che appare non mi accorgo di nessuna differenza tra la felicità dei credenti e dei non credenti. Per quello che ci viene raccontato…

                  • Ciò significa semplicemente che o non hai occhi per vedere o i credenti che conosci (ma quelli che conosci tu… quanti, dove, come, ecc, ecc.) non hanno nulla – purtroppo – da mostrarti.

                    • Mi auguro comunque che della felicità di qualcuno tu ti accorga…. diversamente la tua affermazione avrebbe valore ZERO 😉 😐

                    • …sì, della (maggior) felicità di qualcuno, me ne accorgo!
                      Quella però dei cosiddetti credenti in qualcosa (o anche peggio in qualcuno) mi sa di fasullo, per il fatto che sono contenti pretendendo di stare nel giusto (o Gesù, per esempio, è risorto, o tutto non vale).
                      Come anche mi sono sempre sembrate fasulle le contentezze ideologiche di ogni genere.
                      O uno è di animo contento in sé, con sé, e per sé, o non lo è.

                    • Vebbè… io non la vedo così, ma nemmeno un po’…
                      Quello che si vede chiaramente è che hai un pre-giudizio dicendo e credendo che al “credente” venga la gioia per essere anzi – pretendere – di essere nel giusto…
                      Anzi ti dirò, senza pretenderlo, ma certo a volte credendo di esserlo (nel giusto), la cosa mi ha procurato solo profonde tristezze…
                      A chi non è capitato alzi la mano.

                      Tu Alvise pecchi di apertura mentale perché il tuo dire (non so se corrisponde esattamente al tuo pensare) è troppo spesso un semplice “contro” (non credo che… è uguale per tutti… non solo voi… voi credete che… come fate a dire ciò… ecc, ecc.) cioè il tuo primo pensiero è sempre – confutare… ma se ti piace così.

                  • Anche chi ha visto Cristo camminare a fianco a lui doveva fare i conti con la propria libertà. Nessun automatismo neanche in quel caso, nessuno sconto, neanche lì.
                    C’ è chi si è accorto che si trattava del Figlio di Dio e ha deciso di seguirlo e c’è chi, vedendo i miracoli che faceva, ha deciso di metterlo a morte. Gli occhi vedevano le stesse cose, ma la posizione del cuore era diversa.

                    Oggi è la stessa cosa. Satana ha DECISO per l’inferno. E noi (eventualmente e sciaguratamente) pure.

    • I corsi hanno un limite d’eta’, ma se si e’ sopra la soglia, per cosi dire, ti fanno accedere come uditore ed alla fine come tutti gli altri. Forse e’ solo questione di organizzazione. Bisogna insistere se ci si tiene alla grande. Secondo me e’ una di quelle esperienze che vanno vissute in prima persona perche’ i racconti delle parole riferite non hanno lo stesso sapore delle parole ascoltate. Se puoi prenderti del tempo @ saras cerca di telefonare ed insistere se serve e vedrai che, al di la’ dell’esito, tornerai felice di questi incontri.

  44. Scusate la domanda per single: ma che ambienti frequentate ovvero, constatato che tra le persone che conoscete non v’è “trippa per gatti”, dove bazzicate per cercare nuova linfa, nuove amicizie, nuove occasioni?
    Come declinate il buon caro “aiutati che Dio t’aiuta”?
    Penso alle 20 persone che mi si trovano vicino – diciamo in questo palazzo:
    – età 32 – 42 (i restanti over 45 son tutti sposati);
    – 5 diverse nazionalità;
    e sento di mille occasioni per ritrovarsi, conoscere nuovi posti e altre persone…
    Tante serate passate chiacchierando, conoscenze che entrano (ed escono) dal giro…

    Voi, come vi organizzate?

  45. Chiedo una preghiera per l’Arcivescovo di Modena e Nonantola, Mons. Lanfranchi, che questa mattina è salito al Padre al termine di un percorso di malattia.

  46. Allora, la lettera di Anonimo avrei potuta scriverla anche io. Sento anche io tutti i pesi di Chiara S. ultimamente soprattutto, perchè se prima riuscivo a sopportarli bene questi pesi con la fiducia e la speranza che un giorno anche io avrei goduto di quei momenti o di qualcosa che, seppur diverso, avrebbe completato la mia vita, ora invece, questi pesi hanno la forza di macigni che provocano tanta rabbia.
    E sono d’accordissimo con Claudia perchè anche io in quanto single, sola e libera corro a destra e sinistra a dare una mano a tutti, ad accompagnare chiunque abbia bisogno, a fare volontariato piuttosto che altre cose… e devo dire che ho anche pensato che fosse questo il disegno per me, donare il mio tempo e la mia vita ad aiutare gli altri. Però, se continuo ad essere infelice, se continuo a sentire il doloroso bisogno di un abbraccio la sera quando rientro nella mia casa vuota, forse non è questo il disegno per me o la mia missione.
    E allora, in questo periodo più che mai sono profondamente arrabbiata con Lui, ma tanto tanto tanto. Sfiduciata. Perchè cavolo, gliel’ho chiesto in tutti i modi: se non vuoi che io mi faccia una famiglia, lo posso pure (con difficoltà) accettare, ma fammi capire cosa, che cosa cavolo devo fare della mia vita.
    E la risposta che trovo è che intorno a me vedo persone che riescono in qualche modo a trovare la loro strada, la loro felicità…ma io no. Neanche briciole di felicità. neanche tentativi di felicità.
    E mi sento in colpa, tanto in colpa a pensare queste cose , quando so di persone malate di cancro, di difficoltà serie, di guerre, di profughi ecc che devono combattere contro sofferenze ben più grandi.
    E poi mi sento dire “com’è possibile che una persona come te non abbia un fidanzato”? come se fossi io ad avere un problema.
    Mi dispiace, ma io ho solo rabbia. Sono arrabbiata con Lui. Si, perchè non lo so che vuole da me. E come diceva Chiara Corbella, il Signore la risposta la mette dentro ognuno di noi… ma io questa risposta non la trovo proprio. E l’ho cercata, in tutti i modi, ma non la trovo.
    Devo pregare di più? ok lo posso fare, devo cambiare le mie preghiere? ok lo posso fare. Come l’ho fatto in tutti questi ultimi anni della mia vita. ma sono sempre al punto di partenza, anzi peggio. Perchè stavolta non ce la faccio a reagire come ho sempre fatto, non ce la faccio proprio. Sono troppo arrabbiata e disillusa e sconfortata.

    • Sconfy, la tua rabbia è già preghiera. Ho avuto il privilegio di parlare con Gianna Jessen per La Croce, anche lei trentenne vicina ai 40 e anche lei single, e mi ha detto che la forma più alta di venerazione è la sincerità. Mi ha detto di avergli gridato: “È tutto qui, Signore, quello che hai in serbo per me? Predicare, predicare, predicare e poi morire? Grazie per avermi fatto una donna!” Il grazie è sarcastico, chiaramente.
      Non devi cambiare il tuo modo di pregare, Lui ha le spalle grosse e non si scandalizza. Anzi, apprezza. Io l’ho fatto un milione di volte e non solo non sono stata fulminata, sono stata anche ascoltata (Thistle è il mio cognome da sposata).
      Se vuoi, scrivimi su federica.thistle@gmail.com .

      • Grazie Federica delle tue parole. Ma davvero…non so più cosa pensare. A me dispiace arrabbiarmi con Lui, perchè teroicamente Lui sa cosa è meglio per me, ma in questo momento lo dubito… Cmq ti scriverò in privato 🙂 Grazie

  47. Rileggendo ancora tutti questi commenti mi vengono in mente due cose.

    1) Come ha detto Sconfy, noi single spesso corriamo a destra e manca per aiutare gli altri (portare nipotini dal dottore, prenderli da scuola ecc.) però noi spesso e volentieri non siamo aiutati, siamo abbandonati. Anche io come te sono profondamente arrabbiato col Signore e con l’universo femminile.

    2) Siamo nati nei posti sbagliati, sono sicurissimo che noi utenti di questi commenti fossimo nati e vissuti vicini conoscendoci, sarebbero nati dei fidanzamenti, siamo simili come idee, esperienze, situazioni ecc.
    Ma purtroppo siamo come pedine sparse sulla scacchiera. Se ad esempio Anonimo non avesse mai scritto questa lettera non si saremmo mai letti gli uni gli altri, non avremmo mai saputo che in altri angoli d’Italia ci sono persone legate dalla stessa circostanza e sofferenza.

    • “non avremmo mai saputo che in altri angoli d’Italia ci sono persone legate dalla stessa circostanza e sofferenza”

      SIC!!!

      • Beh, nel tuo caso direi più “sigh”… Un “sigh” fumettistico, un sospiro di sconforto. Non so se anche tu condividi la fatica delle persone che scrivono qui e sono sole, (nel qual caso mi dispiace, conoscendola in prima persona) ma il tuo volere anche in questo caso interloquire con spocchia e sfotto’ altezzosi che non servono, come sempre, assolutamente a niente è veramente una colpevole mancanza di delicatezza e di pietà umana. Metti sempre te stesso davanti a qualsiasi considerazione di opportunità e attenzione alle parole dell’altro. Devi per forza dire qualcosa, non importa chi hai davanti e cosa stia dicendo. Vista la ricorrenza odierna ti invito a unirti ai tanti poveretti che sono qui (tutt’altro che convinti di avere la verità in tasca come tu affermi spesso) e a cospargerti con noi, magari più “laicamente”, il capo di cenere. E che diamine, vuoi stare con noi? Impara a starci, benedetto Alvise! Saremo dei peccatori, ma non lo vedi quanta gente qui si sforza di risponderti senza mandarti a quel paese ogni 3×2 come spesso i tuoi interventi renderebbero fin troppo facile? (me escluso, che ti ci ho mandato qualche volta, e approfitto del giorno di penitenza per chiedertene scusa). Su, un passettino tu, uno noi…

        • Nigoula:

          …mi dispiace, ma non hai interpretato bene: né spocchia né indelicatezza nè altro di questo genere. Semplicemente stupore nel constatare che ci siano persone che possano non sapere che esistono tante altre persone che soffrono della loro stessa pena di single (mi scuso per questa brutta parola) o cattolici o meno. Ma in che mondo vivono queste persone (che non sanno)? Allora è giusto che vadano alla Porziuncola (uncola uncola)!

          • Chi poi ti ha detto che non sanno… nessuno può saperlo!

            Mi pare tu presumi un po’ troppo e alla fine accusi di ciò che ti si può ugualmente accusare… 😉
            (“accusare” è accessivo, ma ci siamo capiti…)

            • Bariom:

              Em
              17 febbraio 2015 alle 18:53
              Rileggendo ancora tutti questi commenti mi vengono in mente due cose.

              1) Come ha detto Sconfy, noi single spesso corriamo a destra e manca per aiutare gli altri (portare nipotini dal dottore, prenderli da scuola ecc.) però noi spesso e volentieri non siamo aiutati, siamo abbandonati. Anche io come te sono profondamente arrabbiato col Signore e con l’universo femminile.

              2) Siamo nati nei posti sbagliati, sono sicurissimo che noi utenti di questi commenti fossimo nati e vissuti vicini conoscendoci, sarebbero nati dei fidanzamenti, siamo simili come idee, esperienze, situazioni ecc.
              Ma purtroppo siamo come pedine sparse sulla scacchiera. Se ad esempio Anonimo non avesse mai scritto questa lettera non si saremmo mai letti gli uni gli altri, non avremmo mai saputo che in altri angoli d’Italia ci sono persone legate dalla stessa circostanza e soffe

              Ecco, mi riferivo a questo commento!

              • Eh quindi…?

                Scusa mi sfugge il messo…
                Cmq e magari errando nella risposta, io (quindi parlo di me, se non ti dispiace) mi sono sposato a 30 anni quando sarei stato disposto a farlo anche a 20/21 e parecchio ho soffero di storie “sbagliate” e di tanta solitudine… poi dopo 15 anni di Matrimonio mi sono ritrovato nuovamente solo per la morte di colei che mi fu sposa…

                Non mi sono MAI sentito escluso o abbandonato dagli altri (anzi nella vedovanza posso dire esattamente il contrario) o ad altri posso chiedere conto della mia solitudine o “sigolitudine” – ma noi dimentichiamo troppo spesso che siamo INTIMAMENTE – PROFONAMENTE SOLI – perché è una solitudine che solo Dio può colmare… anche quando hai qualcuno vicino da amare o da cui ti senti amato, puoi dire che puoi entrare nel suo cuore e per colmare quella Solitudine… certo si può essere di grande aiuto, ma c’è un limite che non si varca. E’ proprio in *quella* solitudine che puoi meglio incontrare e conoscere Dio.

                Spesso poi, come viviamo la solitudine o la “ricerca” è connotato solo da fatti caratteriali e dal nostro vissuto.

                “Siamo nati nei posti sbagliati…” (??) un ateo è libero di pensarlo… un Cristiano no (cioè è libero lo pensi pure ma si contraddice). Siamo nati dove Dio ha voluto e ben disposto per il nostro bene. Facendo l’affermazione di cui sopra, affermiamo che la nostra storia è sbagliata e dato che sfugge a noi il decidere dove e quando, affermiamo implicitamente che Dio ha fatto male la storia… la NOSTRA storia. Cioè = non è vero che Dio mi ama.

                Sempre stiamo a rincorrere un se, un ma, un avrebbe potuto o dovuto essere e di conseguenza MAI siamo contenti, magari perdendoci anche le occasioni che il Signore ci porge, perché nella nostra testa come dovrebbe essere la storia lo abiamo già stabilito e questo ci rende ciechi.
                Bon… faccio basta…

          • E appunto… la priorità è quella, no? Far loro sapere che vivono fuori dal mondo (secondo te), che sbagliano, che tu non sei d’accordo. E come punizione, tutti alla Porziuncola… Io invece ho l’impressione che la priorità sia di stare zitti, almeno se non si sa fare di meglio, tipo pregare per loro, o dire qualche parola di solidarietà umana. Ma questa priorità non sembra mai essere la tua. Tu sei tu, sei quello che non pensa come “noi”, e devi farcelo sempre sapere. Boh… buon per te…

    • Em hai ragione… una parte della mia rabbia è proprio dovuto a questo, che “gli altri” pensano che essendo liberi siamo felici e ci bastiamo a noi stessi e manco possiamo lamentarci…

      Però devo dirti, che anche sapere di non essere sola in questo stato, in questa rabbia non mi aiuta. per niente. Non so cosa pensare, come reagire e cosa fare di diverso.

  48. Che poi io i corsi ad Assisi ho anche iniziato a guardarli… per poterli frequentare… ma per una cosa o per un’altra, nelle date che propongono loro, ho sempre impegni lavorativi…. mi piace seguire questa discussione, ci trovo tanti spunti di riflessione… purtroppo i ragazzi che ho frequentato erano anche molto lontani dal mio mondo… e alla fine nemmeno a loro gliene fregava un granchè di me, a quanto pare! Gli ambienti che frequento sono prettamente femminili e le uscite con gli amici con prole praticamente non ci sono più, anche giustamente per rispetto dei loro figli… sto allargando il giro delle mie amicizie, ora, per fortuna ho trovato delle ragazze con cui programmare sia cose di lavoro che cose extra… però io non sono fatta per tirare le 6 del mattino… un po’ perchè la domenica io devo andare alla messa (ma questo si “risolve” andandoci il sabato sera), un po’ perchè non è proprio da me! La mia paura è che la corazza che mi sono sempre creata e portata addosso sarà sempre più dura da scalfire… che le delusioni subite facciano sì che non mi fidi più dell’altro…
    Come dice EM, noi corriamo a destra e a manca per aiutare gli altri, però spesso noi non siamo aiutati… è vero purtroppo… si pensa sempre che ci sarà qualcun’altro ad aiutare il tizio/la tizia… e invece rimane solo…

  49. Non so se posso permettermi di rispondere a “Sconfy”.
    Però intanto lo faccio.

    Ricordavo qualche giorno fa il “comandamento dell’amore”. Nostro Signore conosceva evidentemente i Suoi polli, quando ci prescrisse di amare il nostro prossimo.
    Non l’umanità intera – come è di moda pretendere oggi, con il risultato che non si ama più nessuno – ma proprio coloro che a noi sono più vicini, perchè sapeva che già con questi ci riesce difficile… figurarsi con il filippino o il russo, distanti migliaia di chilometri e di cui nulla sappiamo.

    Perchè osservo questo? Perchè quando pensi che tanti altri stanno peggio di te, devi applicarlo, questo comandamento.
    È inutile pensare a gente che soffre per la guerra in Ucraina o in Libia. Non serve a loro, non serve a te. Devi pensare a qualcuno che conosci, che conosci bene; però, ancora meglio, che non ti sia troppo caro.
    Funziona.
    Io – ad esempio – quando avverto l’immodestia di essere l’unico a soffrire, mi obbligo a pensare a L.; che aveva trent’anni e si era appena sposato, quando è tornato in Italia in una cassa di legno.
    Allora penso: beh, io sono ancora vivo. Posso ancora lottare (e questo è il “mio” bene). Poi recito un requiem aeternam per lui (e questo è il “suo” bene).

    Le cose che poco costano – e non parlo di soldi – altrettanto valgono.
    Quando ci si prefigge di salire in alto, è ovvio che il cammino sia molto più duro. Ma è molto più duro perchè poi il risultato è decisamente superiore.
    Lo sappiamo tutti, quanto sarebbe più facile starcene in basso, con il mondo. E quanto sia difficile salire.
    Ma è proprio questa durezza del percorso, la prova del suo valore; e anche del nostro, per converso.

    C’è poi la croce. Il dono che Dio fa a chi ama.
    Ti sei mai interrogata, a fondo, su di essa? Pensavi fosse un qualcosa di astratto, tipo “ma sì, si soffre un po’, però basta qualche preghiera e tutto si risolve per il meglio”.
    Col cavolo.
    La croce è la carne aperta che butta sangue, se sai cosa significa. E non lo vedi come in un film, giusto un poco di ribrezzo; invece guardi e pensi: ma questa è la mia carne…
    Sempre che tu riesca a pensare, ovviamente.

    E allora – per trarre le conseguenze di quanto ho provato malamente a spiegare – ti sei mai domandata: forse Dio ha affidato a me questa croce, perchè sa che posso sostenerla.
    Perchè sa che altri non la reggerebbero. Perchè sa che il mio dolore serve anche a chi non può permettersene più, perchè ha già dato quanto aveva.
    È il segno distintivo della nostra fede, la croce. È il nostro saluto, quando entriamo in chiesa; il nostro saluto e il nostro segno di riconoscimento.
    Se non la porti tu, la tua croce, nessuno potrà farlo al tuo posto.

    Magari, semplicemente, non siamo ancora pronti. Io, te, tutti gli altri soli che hanno scritto.

    E questa tristezza, questa tristezza che “fa piangere le pietre” (se mi concedi la citazione letteraria) ci permetterà di arrivare davvero preparati a quanto sognamo.
    Ci consente di tagliare il grasso della vita, le sciocchezze senza valore, l’ultimo modello di smartphone o il muratore che fa male il lavoro. Così, quando domani il marito si dimenticherà l’insalata o la moglie salerà troppo la pasta, non pianteremo una litigata apocalittica; ma ci ricorderemo di quando eravamo soli, e magari ringrazieremo pure per l’insalata dimenticata o la pasta un poco naif…

    So ovviamente che non è quello che desideri, ma almeno stasera… ti mando un abbraccio.

    Luigi

    • Sono d’accordo con quanto dice Luigi: credo anch’io che questo tempo di attesa e indefinitezza serva in parte a prepararci…per cosa lo sa Dio, ma il Signore conosce anche il nostro domani e, in funzione di quello, vuole che ci arriviamo attrezzati. Mi vengono in mente le parole dell’Esodo, quando Israele si trovava nel deserto (e questa “singletudine” non desiderata forse è un po’ come se fosse il nostro deserto) e il Signore dice “Israele, io ti devo educare”. Se quello che vorremmo ancora non si realizza, non è certo per punizione o perchè siamo inadeguati, ma forse perchè abbiamo bisogno di essere formati a poter vivere al meglio il progetto che ci aspetta, proprio “quel” progetto nella sua unicità. Il Signore non si è dimenticato di noi, quando lo pensiamo è chiaramente una tentazione del nemico, dal momento che “non dorme, non si addormenterà il custode di Israele”. Qualcuno prima citava Chiara Corbella… ho avuto l’onore di partecipare al suo funerale ed è stata una grande festa perchè Chiara sapeva che tornava dallo Sposo, aveva riconosciuto in Cristo lo Sposo che amava come (o magari anche di più, chissà) di suo marito Enrico. Sarebbe bello se anche noi arrivassimo ai matrimoni che desideriamo con l’esperienza di chi ha già incontrato lo Sposo e in Lui si unisce a un marito o una moglie. Credo che matrimoni che si basino già su questa consapevolezza partano già con un grosso vantaggio: perchè non farebbero dei propri coniugi degli idoli, ma l’amore per loro passerebbe davvero prima per Cristo. Sono d’accordo anche sull’importanza di portare la croce, ognuno la sua e per il tempo che occorre.. e a volte rifletto anche sull’offerta… chissà quante conversioni può portare un giorno o un anno di attesa offerto per amore…
      Il che, Sconfy, non significa sopprimere la rabbia.. è bene riconoscersela e gettarla addosso al Padre (come mi disse un frate ad Assisi anni fa “non vorrai mica vivere una fede da piccola borghese?) ma, proprio perchè siamo cristiani, possiamo vivere un “improbabile equilibrio” in cui rabbia e amarezza possono tranquillamente danzare insieme a gioia e speranza.

    • Ciao Luigi!
      GRAZIE per le tue parole. Mi fa piacere avere dei punti di vista su quanto ho espresso.
      Sulla questione del non pensare a chi è lontano, in realtà è un esercizio che faccio quello di pensare a qualcuno di vicino, nel senso di conosciuto. Io ogni volta penso ad una ragazza giovane sposa e giovane madre che un paio di anni fa è purtroppo rimasta vedova all’improvviso, dopo poco più di un anno di matrimonio e con una bimba di pochi mesi. Ecco, io penso sempre a lei e dico: ma sto peggio io che non avrei cmq nessuno di cui piangere lamorte e non avrei questo dolore o sta peggio lei che proprio all’inizio di un cammino insieme con l’uomo tanto desiderato ed amato e la loro figlioletta già immaginava un futuro di famiglia? Non lo so… forse lei ha questa bimba che l’aiuta a vivere il suo dolore, a ricordarle il marito, a mantenere vivo quell’amore e a camuffare un po’ la rabbia ed il dolore.

      Io ci penso a lei e a persone come lei, che vivono cmq dolori simili più o meno grandi ma cmq più grandi del mio (perchè quando si parla di dolore per la morte di una persona cara, secondo me non mi ci posso neanche lontanamente paragonare con il mio di dolore), e a volte mi aiuta… ma ultimamente un po’ meno…

      Il discorso che fai sulla croce invece è giusto…non ci avevo mai pensato effettivamente, perchè non pensavo che questa potesse essere la mia croce. Lo so, Dio ti affida una croce e poi ti rende capace di reggerla, non chiama i più capaci.
      Mi hai fatto pensare al fatto di non essere pronta…io che invece mi sento pronta da sempre. Certo, in questa fase di attesa (e spero che sia attesa e non uno stato permanente 🙂 ) sto facendo training con tutti i problemi di amiche e sorelle sposate, separate, tradite o traditrici.
      E se arriverà il mio lui, sarò certamente una sposa più brava e più accogliente. Questo è vero, e credo di esserne solo parzialmente consapevole.

      Ma tu non sei triste?

      E cmq grazie infinite dell’abbraccio… ne ho davvero tanto bisogno in questo periodo 🙂

      • Ciao “Sconfy”, felice di rileggerti.
        E grazie per la gentilezza di rispondermi.

        Non era mia intenzione sembrare saccente, anche se magari l’effetto ottenuto è proprio quello.
        È difficile confrontarsi su temi così profondi con persone sconosciute.
        A volte si hanno le migliori intenzioni, ma l’effetto non è quello sperato.
        Avendo letto quel tuo accenno a “profughi e guerre”, mi ero permesso la riflessione sul pensare a qualcuno di più “vicino”.

        Quanto alla tua domanda – nulla di più leggero? 🙂 – la risposta è: sì, anche a me capita di essere triste.
        Cerco però di confinare tale stato d’animo. Non sempre ci riesco.
        Come scrive Chesterton, la vita quotidiana è la più straordinaria delle avventure.
        Però bisogna essere avventurieri per comprenderlo… mai visto un avventuriero triste di default!

        La tristezza “permanente” stende una patina di grigiore su ogni minuto.
        Non permette di cogliere nemmeno quelle minute gioie che ogni giorno porta pur con sè.
        Non a caso il mio modello di società ideale è “The Shire”, la Contea di Tolkien…

        Insomma, non abbatterti.
        Non abbattetevi.

        Luigi

  50. Così, quando domani il marito si dimenticherà l’insalata o la moglie salerà troppo la pasta, non pianteremo una litigata apocalittica; ma ci ricorderemo di quando eravamo soli, e magari ringrazieremo pure per l’insalata dimenticata o la pasta un poco naif…

    Parole sante!!! Bravissimo Luigi!! Non sapete quanto io detesti le coppie che litigano per queste cose… quanto avrei dato per avere una ragazza gelosa o che mi faceva l’insalata sciapa; pensando a come sto adesso (da anni che sto male così) mi ci sarei prostrato ai piedi. Non bisogna mai scordarsi da dove si viene, mai!
    Attenzione, se ci fate caso non parlo mai di matrimonio, per me sarebbe stato già tantissimo il solo star preso per mano con una ragazza.

    • Em anche se io vorrei un giorno sposarmi il tuo dire “il solo star preso per mano con una ragazza.” rende davvero l’idea… perchè è quello che vorrei anche io…quell’essere presa per mano o abbracciata che non ha a che fare con il sesso, con flirt fugaci o con amicizie fini a se stesse… è una presa per mano che potrebbe riempirti il cuore 🙂

      • Ti capisco Sconfy, è davvero brutto vedere in giro prese per mano persone che non se lo meriterebbero.
        La penso esattamente come te. Il problema è che queste cose le dico e me le sento dire da 15 anni (ero un adolescente innamorato ma sempre ignorato) e adesso che ho superato i 30 non è cambiato nulla.
        Per questo che ho voluto chiudere per sempre, ho fatto da me un affidamento, una consacrazione da solo al celibato, proprio perché non voglio saperne mai più nulla.

        • Em posso capire perfettamente, però forse questa chiusura così rigida che è una sorta di autodifesa, credo sia arrivata troppo presto. E te lo dice una che ormai ha perso le speranze.
          Anche se io credo pure che, se dovesse arrivare quella giusta, probabilmente saprebbe toccare l corde giuste del tuo cuore e farti aprire. Però non essere così negativo. Lasciati un microspiraglio di speranza…

          Ti mando un abbraccio forte 🙂

          • Ti ringrazio Sconfy e ricambio di cuore l’abbraccio. Però non penso che il Signore manderebbe qualcuna adesso che ho fatto questo affidamento consacratorio al celibato, andrebbe contro Sé Stesso.
            Microspiragli non li voglio, voglio vivere la mia dimensione consacrata in solitudine. Se dovesse arrivare quella giusta, le farei capire che ha sbagliato persona, però spero che il Signore la tenga lontana da me.

  51. Lo ammetto: non ho letto tutti i commenti a questo post: per cui mi scuso se dovessi ripetere qualcosa che è già stato detto. Ma voglio portare la mia testimonianza.
    Mi sono sposato a 37 anni dopo lunghi anni di “singolitudine” e una storia affettiva disastrosa. La Chiesa mi è sempre stata madre e maestra senza mai abbandonarmi. Ho pregato, pianto, gridato, urlato. Ogni volta che nasceva qualcosa immediatamente appassiva e moriva: era frustrante. Ma Gesù si è chinato su di me con la sua Provvidenza.
    Vengo a sapere, per caso durante una cena tra amici, di un corso per single a Assisi chiamato “Dove sei?”. Frequentavo già la realtà dei frati della Porziuncola ma questo corso non l’avevo mai sentito. Decido di iscrivermi: era marzo 2010. Arrivato ad Assisi mi sono sentito, lo ammetto, un mezzo sfigato. Ma scopro anche che in questa difficile situazione ci sono un sacco brave persone che cercano di camminare alla luce del Vangelo rispettandosi e custodendosi nella certezza della Provvidenza.
    Là incontro anche una ragazza con la quale abbiamo cominciato a dapprima a vederci poi a frequentarci: oggi siamo sposi in Cristo e genitori di 2 bimbi,
    E solo adesso capisco quanto utile sia stato il deserto attraversato e quanto vere le parole del salmo:

    “Nell’andare se ne va e piange portando la semente da gettare
    ma al ritorno viene con giubilo portando i suoi covoni.”

  52. Mi piacerebbe che si scrivesse qualcosa sugli sposati abbandonati dal coniuge, come me…sull’aver fatto il passo del matrimonio pieni di entusiasmo e di fiducia in Dio, che avrebbe potuto fare realmente incontrare le vite di due persone come noi, innamorate e desiderose di appartenere l’uno all’altra, ma incapaci di farlo a causa di fragilità affettive e psichiche profonde. Diverse volte ho detto a Dio “io lo voglio tanto, ma senza il tuo consenso e aiuto non mi ci metto in una cosa così grande!”. E i segni che cercavo, ai miei occhi, arrivavano puntualmente… Ora si è sfasciato tutto. Mi chiedo perché. I segni non erano segni, ma solo frutto di una mente ingenua? Perché? Non avrei voluto essere tanto incapace di interpretare la Sua volontà, visto che ero disposta a darmi tutta a Lui (e con grande gioia!), se fosse stata questa la mia vocazione. E ora provo un dolore enorme, amaro… che non passa. Ho provato a reagire, ad accettare, ma niente. Alcuni sono sostengono che il nostro matrimonio potrebbe essere riconosciuto nullo dalla chiesa, ma l’idea mi tormenta. Dicono che ogni croce è proporzionata a chi la porta, ma io non trovo pace, se non in brevi momenti di preghiera. e poi la pace la perdo. Ho perso il rapporto con Dio, con Gesù, al quale tenevo tantissimo e per il quale pregavo sempre, nel mio intimo, che fosse protetto dalle mie debolezze, e che fosse Gesù a portarlo avanti, perché mi vedevo e mi vedo totalmente incapace di farlo. Avevo ragione, ma Lui lo sapeva! Perché mi lascia marcire nella mia umanità guasta?!
    La lettera dell’anonimo, mi ha fatto pensare subito alla mia condizione, anche se non sono single. Siamo quegli eunuchi fatti tali dagli altri.

  53. Carissima Bruna, non mi sento adeguata a rispondere alle tue domande. Ma in questo tempo di Quaresima voglio pregare anche per te, perché il Signore faccia luce nella tua storia e ridoni pace al tuo cuore. Un abbraccio

  54. Anch’io sento la rabbia di cui parla Sconfy. Appena è scoppiata la bomba nel mio matrimonio (è successo all’improvviso), nel profondo credevo che piano piano Dio mi avrebbe aiutato a vivere la mia nuova condizione. La mia supplica era che mi aiutasse a non allontanarmi da Lui, perché sapevo per esperienza che non avrei avuto speranza, lontano da Lui. Ho avuto una conversione adulta. E purtroppo sono una persona che non se l’è mai saputa cavare nella vita (almeno mi sono sempre percepita così). Ho odiato la mia fragilità. Poi ho conosciuto il Signore e, anche attraverso alcune letture di santi, mi ha aperto il cuore il fatto che Gesù desiderasse un’intimità profonda con ognuno di noi…con me! Nelle cose della mia vita, mi sono sentita unica, amata, desiderata, consolata, protetta (non sempre nel modo ordinario, ma percepivo nell’anima – e ancora mi sembra, anche se oggi sono piena di dubbi sulla mia capacità di interpretazione – uno sguardo provvidente nel segreto, più che nel manifesto… Non vorrei spiegarlo di più. Tanto che la mia fragilità, l’emotività, l’inconsistenza caratteriale, che prima odiavo, erano diventate per me motivo di benedizione, perché proprio lì ho cominciato a sentire lo sguardo pietoso di Gesù. Nella sofferenza mi sentivo in comunione con Lui. A quel punto non me ne importava niente del disprezzo o della noncuranza degli altri. E quell’amore Suo non sapeva di sentimento smielato e banale che giustifica un po’ tutto acriticamente, ma di un Amore presente nel dolore ed esigente, serio, nell’atteggiamento del Cuore. Per la prima volta nella mia vita, ho sentito che era una lotta a cui anch’io potevo partecipare, perché pur non essendo dotata umanamente di particolari doni, la libertà di comportarmi secondo coscienza ce l’ho anch’io. E mi sono sentita trattata con una dignità con cui mai nessuno, io per prima, mi aveva mai trattata (nella mia esperienza, a parte i miei genitori, o mi sentivo snobbata o compatita, oppure ammirata, ma solo da chi stava peggio di me). Sapevo benissimo che questa lotta è durissima, ma, certa dell’aiuto del Padre, in Lui confidavo, nella convinzione che non sarei stata tentata oltre le mie forze.
    Ora sono disorientata e arrabbiata con Dio, perché lascia che io mi allontani da Lui senza riprendermi. Certo non mi rifiuta, ma mi sento come nelle sabbie mobili: ho bisogno che mi tiri fuori e mi metta al sicuro. Invece mi sembra come se ogni tanto, quando proprio sto per soffocare, mi tirasse su di 5 cm, ma la forza con cui vengo risucchiata è troppo forte e ho paura che se il cuore si indurisce troppo, come sta succedendo, poi rimango tutta pietrificata, completamente arida.

    • Cara Bruna, la tua esperienza chiarisce benissimo (o se vogliamo si fa carne) in quanto afferma S.Paolo:

      2Corinzi 12:9

      Ed egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza». Mi vanterò quindi ben volentieri delle mie debolezze, perché dimori in me la potenza di Cristo.

      Quanto ai momenti di “lontananza” o aridità ,che seguono o possono seguire, per quanto comprendo procurino sofferenza (come quando il nostro amato/a ci sfugge o sembra non curarsi più di noi…) penso possano fare parte di una necessaria crescita spirituale…
      Non siamo e non possiamo sempre essere cullati tra le braccia del Padre. Non possiamo pensare che in ogni nostro piccolo passo a seguire, Egli sempre ci sorregga per le braccia o per mano.
      Come bimbi un po’ più cresciuti è importante impariamo a camminare “da soli”, allenando le nostre pur misere forze, rinvigorendo braccia e gambe per arrivare magari ad essere noi di sostegno per chi si trovasse in maggior debolezza, senza mai scordare chi siamo e da dove viene la nostra Forza.

      Allo stesso tempo guidati dallo Spirito alleniamo il nostro discernimento, che l’Uomo adulto nella Fede, ha un cuore di bambino rispetto al Padre e al prossimo, ma forza, capacità, volontà, autorità e dominio di sé che sono distintivi dell’uomo maturo e saggio che nulla teme, perché sua forza e suo canto è il Signore.

      Buon Cammino.

      • Grazie per la tua risposta, mi ci riconosco. Sono preoccupata e scoraggiata, perché dopo tanti anni non riesco a fare un passo da sola e ho bisogno di essere guidata passo passo. E sono stanchi i miei occhi di guardare in alto… non riesco a imparare a vivere, vorrei lasciare la presa…Per questo l’unica mia speranza (e non parlo della virtù teologale, ma proprio dell’unica possibilità che ho) è che Dio faccia in me qualcosa che non so.

        • Allora Bruna visto che ti ci ritrovi, se posso permettermi un paio di altre cose…

          Niente scoraggiamenti! Niente paure (preoccupazioni…) “Nada te turbe, nada te espante quien a Dios tiene, nada le falta”.
          Nulla ti turbi, nulla ti spaventi, chi ha Dio non manca di nulla…

          Tu SAI che Dio ti ama, anche se sei nell’aridità, quindi su quello devi appoggiare TUTTO. I turbamenti, i dubbi angosciosi, anche quelli in cui ci arrovelliamo sulla nostra fede, i sensi di colpa, sono il territorio privilegiato dei sofismi e degli inganni del demonio.

          Poi, a meno che tu non abbia fatto una scelta di stretta clausura o di eremitaggio 😉 (che non mi pare), cerca di vivere la tua Fede e la sua crescita all’interno di un Comunità (parrocchiale, un Gruppo, un Movimento quello che il Signore ti mostrerà – a Lui devi chiederlo), perché il Cristiano non è fatto per vivere o camminare “solo”…
          Ragione di più se una qualche “bomba” è scoppiata nel tuo Matrimonio!

          Una preghiera assicurata 😉

      • …”come bimbi un po’ più cresciuti è importante impariamo a camminare “da soli”

        …parole di profonda saggezza (da soli, senza virgolette)!

        • … e di – profonda stoltezza – con le virgolette… (vero?)

          Ma io preferisco CON 😉

          • Apprezzo tantissimo, Bariom, le tue parole! Purtroppo faccio il cammino neocatecumenale (che ho idea ti sia familiare…) da 15 anni! E mio marito mi ha seguito, quando eravamo ancora fidanzati, quindi percorso condiviso (fino alla bomba, si intende). Ho detto “purtroppo”, solo perché è proprio il pensiero che, pur avendo avuto per così tanto tempo un aiuto tanto forte e valido, mi ritrovo sempre allo stesso punto (anche se da quando Qualcuno ha fatto irruzione nella mia vita, vorrei che quel Qualcuno se la prendesse tutta – non intendo con la morte, ma che ogni parte di me potesse corrisponderGli)! Mi sento come se fossi refrattaria all’opera rinnovatrice di Dio. Questo mi tenta molto contro la speranza. E adesso faccio molta fatica a seguirlo.
            Ti ringrazio tantissimo per le preghiere che mi assicuri, Dio ti ricompensi, te e la tua famiglia.

  55. …grazie, preferirei di no (ha scritto qualcuno)!

  56. Una domanda: è secondo voi lecito, per uno che ha superato i 30 anni, reagire per lo sconforto chiudendo ogni possibilità, rinunciando per sempre alle ragazze per via delle delusioni passate e per il fatto che è “invisibile”?

    • Non è questione di liceità, ma non è opportuno né ragionevole. Sei ancora così giovane, arriverà anche il tuo momento.

    • Per come la vedo io…

      … le reazioni per sconforto non sono reazioni.

      La reazione discende da un’analisi della situazione, da una valutazione dei mezzi disponibili, da una considerazione delle necessità.
      Lo sconforto non presenta alcuna di queste caratteristiche. Ciò che ne deriva non è una reazione, quanto un abbandono, un venir meno, un desistere. Quando anche si configuri nel fare, una decisione presa sull’onda dello sconforto è pur sempre passiva.
      Io penso perciò che non sia sensato, prima ancora che non lecito.
      Si lascia decantare, lo sconforto, e dopo si decide. Non che sia facile, per carità.

      Per altro, molto banalmente, mi sembra che “rinunciare alle ragazze per via delle delusioni passate” sia un poco come rinunciare per il futuro a mangiare, soltanto perchè si è sofferta la fame 🙂
      Detto in altro modo: anche impegnando combattimento si può uscire sconfitti; ma se il combattimento nemmeno viene ingaggiato non ci sono dubbi, sulla sconfitta…

      Non contando un altro particolare, forse non così secondario: volendo declinare il proprio essere maschile secondo il percorso della virtus, non si può dimenticare che si hanno dei doveri, nei confronti delle donne.
      Vedi, a me leggere frasi spesso così simili nei commenti in calce alla mail di Anonimo – le parole così somiglianti di donne che rientrano a casa, la sera, sperando in un abbraccio che non riceveranno – mi ha un poco scocciato, come uomo.
      Mi viene da chiedermi: possibile che nessuno si sia accorto di loro, nella realtà in cui vivono?
      Possibilissimo, purtroppo.

      Insomma – e te lo dico con schiettezza fraterna – abbandonare la “cerca” non è virile.
      Potrebbe succedere che tu decida di rinunciare, e per questo là fuori, dove c’è il pericolo, una donna rimanga sola.
      Se accetti un consiglio, non aver perciò così fretta di lasciare la posizione.

      Spero di non averti infastidito, o urtato. Però – che ci piaccia o no – le cose stanno così.

      Ciao.
      Luigi

      • Guarda Luigi, hai sbagliato proprio persona, sia perché detesto la virilità e le cose molto maschili e poi perché ormai ho deciso e non torno più indietro.
        Una donna rimarrà sola? Bene, è quello che hanno fatto a me.
        Se dovesse arrivare una ragazza che mi volesse la manderò via, questo è sicuro ormai; da quasi cinque anni che ho preso questa decisione.

        • Ma le donne vogliono un uomo virile….

          • Lo so, però io sono stato educato con la mitezza, la mansuetudine, la delicatezza nel portamento, virilità, machismi ecc. non li sopporto per niente.
            Forse per questo che sono sempre stato ignorato?
            Comunque si tenessero quelli virili, tanto da me troveranno solo porte chiuse per sempre.

        • Ciao Em,

          io penso invece di aver proprio “preso” la persona giusta.
          Prima di tutto perchè rispondevo a una domanda da te posta (anche se quanto ho scritto non era evidentemente quello che aspettavi); dopo di che perchè, da quel dici, direi decisamente che certi argomenti debbano essere affrontati.

          Perdona la durezza, ma un uomo che affermi “detesto la virilità” è una persona che non accetta la propria natura.
          È un po’ come quelle “donne” che ritengono la maternità una malattia, insomma; cercando conseguentemente di prevenirla.

          Che poi “le donne” non esistono…
          Quella che la tua diserzione lascerebbe sola non è una specie di rappresentante sindacale della categoria “donne”.
          Sarebbe una Monica o una Alessandra.
          Un essere umano unico e irripetibile – magari anche piuttosto carino – creato a Sua immagine e somiglianza.
          Il tuo “completamento” in questa vita; e di cui tu saresti a tua volta il completamento.

          Per cui ascolta un consiglio da fratello maggiore: torna là fuori. Hanno bisogno di te.
          Non dico che sia facile, anzi, ma devi farlo.

          Non cedere.

          Ciao.
          Luigi

    • Lecito? Certo che è lecito, ma perchè lo fai? Per vendicarti di tutte le ragazze che ti hanno fatto soffrire? Dubito che per questa tua decisione ci saranno suicidi di massa fra il genere femminile. Per come la vedo io, l’unico a soffrirne sareresti tu e non mi pare gran che come vendetta. Em, seriamente, è ancora presto per arrendersi.

      • Poi è difficile che ti suonino al campanello: qualcosa dovresti pur fare. Forse in primo luogo riconciliarti con te stesso.

        • @Giusi, sottoscrivo…

          (Tanto poi si sa che si dice così… poi i prossimi begl’occhi che ti fanno sobbalzare ti ritrovi punto e a capo 😉 ci sono già passato anch’io…) passato al passato 🙂

      • Bel rispetto che c’è qui delle scelte sofferte altri, complimenti… Facile dire non arrenderti, aspetta ecc. quando non si è più soli.
        Ma quando nella propria vita è subentrata una bella dose perenne di misoginia è meglio chiudere tutto e lasciar perdere per sempre.

        • Em, pensavo fosse chiaro dai miei interventi precedenti… anche io sono solo.

          Tutto quello che ho scritto – anche se magari non si è capito – è pura esperienza.
          Per questo mi sono permesso di risponderti: perchè so di cosa stiamo parlando.

          Ho rispetto grande delle sofferenze, tue come degli altri che sono intervenuti.
          Per questo tento, forse malamente, di suggerire una visione differente.

          Su una cosa però non ho dubbi.
          Il “machismo” e la virilità sono agli antipodi.

          Luigi

        • Ma ‘sta cosa: è tutta colpa delle donne non sta in piedi come il suo contrario: è tutta colpa degli uomini. E’ facile dare colpe all’esterno ma non serve a niente e non fa crescere. Da come parli devi lavorare su te stesso e trovare un equilibrio. Di questo tuo rancore, scusami se te lo dico, alle donne non importa nulla, fa male solo a te. Parli come un bambino: una resterà sola, troverà la porta chiusa…. Ma dove lo hai visto questo film? L’unico dispetto lo fai a te stesso.

  57. Vanni, non vedo come possa essere opportuno e/o ragionevole desiderare una categoria di persone che adesso detesto.
    Se dovesse arrivare il mio momento già so cosa dire per mandarlo via, ho aspettato troppo, mi sono stancato di aspettare e non lo voglio più.

  58. Giusi, Luigi; vi ringrazio molto; ma state perdendo solo tempo. Non mi interessa affatto che il dispetto lo farò solo a me; l’importante che io resti saldo nei mei propositi e non ceda mai.
    Nella mia famiglia tantissimi hanno reagito come me (sono pochi gli sposati), per me è la normalità, ci sono cresciuto tra celibi ecc. a differenza delle altre famiglie, da me nessuno fa un dramma se uno decidesse di chiudere con le ragazze, anzi la cosa è vista positivamente. Che poi la ragazza che lascerò sola avrebbe potuto essere un mio completamento, beh… si cercasse qualcun altro; negli ultimi mesi già ho allontanato un paio di ragazze e queste “magicamente” in poche settimane si sono fidanzate (viene da chiedermi come sia stato così facilmente e rapidamente proprio dopo il mio rifiuto); quindi come vedi si sono completate altrove e adesso nemmeno si ricordano più di me.

    • Si vede che porti fortuna…..

    • MAH…!

      Em scusa ma la tua fecondità hai idea di dove sia (o se preferisci la tua vocazione)?
      Non che debba esserlo per forza nel Matrimonio…

      In ogni caso il Cristiano ha una sola cosa da DETESTARE… il PECCATO (meglio se il proprio).
      Se “destesta” qualcosa di diverso, o qualcuno, fosse anche una “categoria”… c’è qualcosa che non torna.
      E se anche vive in un ambiente che ha questo come atteggiamento comune… non torna uguale.
      😐 😉

  59. Per nn smentire situazioni “mondo single”
    Oggi e’ il mio compleanno..
    L’ultima telefonata:
    -pronto!
    -auguriiiiii
    -grazie!
    -quanti sono?
    -37
    -37?? O mammaaaaa…e quando ti sposi?

    :-/:-/:-/:-/:-/:-/

    • Buon Compleanno a Giuseppe!
      Ritorno su questa pagina del blog dopo alcuni giorni e trovo molti commenti: bellissimi e quant’ho da imparare da tutti. Grazie!
      Oggi m’e’ tornato in mente questo film con Troisi e Benigni: c’e’ una scena simpaticissima, secondo me, in cui viene illustrata una tecnica di seduzione….Che dite la proviamo? 🙂

      https://www.itstream.tv/play/MTAzNDE=?v=65307956

    • Ooooohhh…
      ***AUGURI 🎂*** Giuseppe !!!

      Quando hai detto che ti sposi… 😵😃??
      Scusa non ho resistito 🎭

  60. Beh, rispetto a quanto dice Em: “Lo so, però io sono stato educato con la mitezza, la mansuetudine, la delicatezza nel portamento, virilità, machismi ecc. non li sopporto per niente. Forse per questo che sono sempre stato ignorato?” secondo me è vero che ci sono persone che attirano l’altro sesso con grande facilità (e gli altri in generale) solo perché carismatiche, e con una grande personalità. Questo però non significa che siano virili o femminili. Basta intendersi sui termini. Per me la virilità e la femminilità sono qualità interiori che abbiamo in potenza e che, portate a maturazione, aiutano l’individuo a realizzarsi nei propri bisogni più profondi. E’ stato già detto e condiviso, che noi tutti sentiamo un bisogno viscerale di completarci con qualcun altro. E’ un dato oggettivo. Certe doti innate di seduzione vengono spesso invidiate perché pensiamo che chi ce le abbia sia avvantaggiato nell’instaurare un legame affettivo. Ma l’animo nostro non si appaga con tante relazioni più o meno durature, ma con una esclusiva e per sempre. E dovremmo capire che, se anche la personalità più forte e attraente non subisce una profonda maturazione affettiva, non porterà a vivere bene con l’altro, ma rimarrà una bella immagine che, con gli anni, prenderà le fattezze del ridicolo.
    Non credo per niente che la virilità (o la femminilità) sia una condizione di partenza, ma piuttosto un processo, anche se, come sempre, c’è chi parte da una base più o meno favorevole. Per questo, secondo me è un errore tirarsi fuori dal gioco a priori, solo perché non si hanno determinate caratteristiche esterne, che, ripeto, se non portate a maturazione, non servono a un bel niente! Il problema è che è un’illusione pensare di aggirare l’ostacolo per non soffrire. Tanto se si vuole arrivare a una vita piena, le cose bisogna affrontarle, che tanto ti si ripropongono sotto altra forma. Il bello, è che se si parla di qualcosa in evoluzione, allora nessuno è escluso dal successo; mentre se si parla solo dell’attrezzatura di base, che chi ce l’ha e chi non ce l’ha. E questo è, sì, amaramente discriminante!
    P. S. Io vivo separata da mio marito, quindi non corro il rischio di far pensare che parlo facile perché a me è andata bene. Mi metto tra i non ancora maturi, il che non è affatto una colpa! Ma crescere si impara, possibilmente insieme. Anche se nei miei post sopra ho dato sfogo a tutto il mio pessimismo del momento (oltre che immatura sono anche un tantinello impulsiva 🙂 !!!

  61. Comunque vi leggo da tempo e non ricordo un tema tanto commentato!! Anonimo, ci hai proprio preso!

  62. Poi dicono, ma sì, anche soli è uguale… Eh?!

  63. …a parte il chiasso, ma è più dura (secondo voi) la solitudine per i cattolici che per i non cattolici? O tutti (ovviamente) patiscono (se patiscono) uguale?

    • E’ certamente più dura per i non-credenti…

      Se guardiamo alla “punta dell’iceberg”, statisticamente e soprattutto oggi, chi arriva ad uccidere (e magari uccidersi) “solo” perché viene lasciato da mogli, fidanzate, amanti, “ex, mica “ex”, ecc, ecc.?
      Statisticamente poi sono gli uomini più delle donne, ma questo aprirebbe anche altre considerazioni…

  64. “chi arriva ad uccidere (e magari uccidersi) “solo” perché viene lasciato da mogli, fidanzate, amanti, “ex, mica “ex”, ecc, ecc.?”

    …i non credenti?

  65. … I credenti patiscono meno dei non credenti
    Tizio è un separato credente
    Tizio patisce meno (di Caio non credente)

    • Alvise io ti riconosco una discreta intelligenza… è così difficile capire perché?

      Vuoi metterla più semplice? Il credente “patisce con una speranza”… il non credente “patisce disperato”
      … e arriva a volte a fare appunto gesti da “disperato”.

      Generalmente… poi nei singoli casi può essere tutto il contrario di tutto, ma visto che la domanda era di senso generale…

  66. Caro Anonimo condivido in pieno ciò che scrivi perché lo vivo sulla mia pelle. Spero che le tue parole siano motivo di riflessione oltre che di discussione.

  67. …sì, questa cosa della speranza ci arrivo a capirla,perfino io, ma allora (se così avenisse realmente, nella psiche dei credenti) che senso ci hanno tutte queste lamentazioni di cuori solitari? La auto-risposta dovrebbe essere: chissenefrega se siamo cuori solitari (in attesa dell’altra vita) (quella vera)!

    p.s …poi se tutto, nei singoli casi, può essere il contrario di tutto…

    • La auto-risposta dovrebbe essere chissenefrega… se Dio mi ama!

      Ma il credente anche soffre… non è fatto né di ghiaccio, né di ferro.
      Sai bene che anche Cristo sulla croce ha gridato “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”, ma la Speranza, la Fede ha l’ultima parola e “vince”.

    • Tu parti dal presupposto – errato – che il credente perché si dichiara tale e cerca di esserlo al meglio come anche la Grazia gli concede, sia o debba essere automaticamente un Santo (o un superuomo…) 😐

  68. Ciao anonimo e ciao a tutti voi! È un sollievo leggervi e capire che non sono sola. Ho 32 anni e ho passato praticamente tutta la mia vita da single. .tranne delle brevi pause. Inutile dirvi quanto sia difficile trovare qualcuno che sia in sintonia con te e che guardi nella tua stessa direzione se sei cattolico e praticamente. Mi sono scontrata sempre con persone totalmente diverse da me e dal mio modo di intendere una relazione di coppia casta. Ho vissuto compromessi, contraddizioni, lotte..spesso mi hanno dato anche della pazza È come se non si avesse un posto..tra gli amici sedicenti credenti vieni presa per strana, in chiesa c’è spazio ma è come se dovessi sbrigarti..perché se ancora a 30 anni non hai capito la tua vocazione..beh c’è un problema. Che ansia… sono in cammino di fede da sempre. .ho preso parte a tanti corsi, catechesi…vado a messa ogni domenica, ascolto la parola di Dio. Eppure…qualcosa mi sfugge. .sarà il mistero, appunto. Per adesso tutto sembra confuso e non comprensibile ma credo che il Signore sa quello che fa e confido in lui. Un abbraccio a tutti!

  69. E con questo che sto scrivendo arriviamo al commento n. 185: la domanda sorge spontanea… ma che non è che questa tematica merita maggiori riflessioni e chi vive questa situazione sente il desiderio di una maggiore condivisione? Mi sembra di sì.
    E allora perchè non creiamo un blog apposta per questo (che potrebbe avere anche consigli per vita da single, viaggi, ricette, vademecum sulle possibili risposte da dare alla vecchia zia che per l’ennesima volta ti chiede “e tu quando ti sposi?”… e, non certo per ultimo, come la Scrittura risponde ai nostri interrogativi..). Che ne dite? Io lancio l’idea e mi rendo disponibile a scrivere dei post, ma ci dovrebbe essere qualcuno di buona volontà che sappia creare il blog e abbia anche il tempo di poterlo gestire. Pensiamoci! Buon weekend a tutti!

    • Che aprire un blog su piattaforma poi gratuita non è ‘na roba da ingegneri informatici… 😉

      Io passo… non sono più single da un pezzo e ho già un blog da gestire (e uno in gestazione…) , ma ho già il titolo SINGLECROSS (se si accetta l’inglesismo..) 🙂

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