Piccoli fatti spirituali

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di Emanuele Fant   per Credere

Non che io sia anziano, ho da poco compiuto metà vita (35). Però quando incrocio certi ragazzini mi metto a pontificare a mente, in attesa di poterlo fare a voce piena, quando il mio corpo si adeguerà al pensionato immateriale che mi abita.

Ieri uno studente delle scuole professionali ha scelto di percorrere all’inverso la mia strada, quasi cercando la provocazione. Di solito, quando li vedo sciamare dalle uscite a caccia di una sigaretta, una birra media e un tramezzino, io cambio marciapiede, perché un conto è prendere l’odore del gregge, un conto è immergersi in quello dei sedicenni dopo sei ore di lezione. Sono momenti in cui mi confermo nella convinzione che l’inferno, per quanto mi riguarda, ha l’aspetto di un’aula del corso di panificatori, con me in cattedra.

Questa volta non ho attraversato, ogni tanto è bene incrociare le proprie paure. Il ragazzino guardava il fondo stradale e non me. Avanzava buttando le ginocchia verso il fuori, con le sole falangette impigliate appena nelle tasche, come dire: “A me che mi frega, di camminare”. Non so che mi è successo ma, d’un tratto, ho avuto l’impressione che mi stesse sfiorando la manica un altro essere umano. Mi è parso una creatura accessoriata al mio pari di vita intima e di pensiero, nonostante la sproporzione tra cranio e cappellino. Per certi aspetti mi è sembrato persino più avanti di me nel cammino interiore.

I tatuaggi gridavano dagli avambracci il coraggio di una decisione irrevocabile (atteggiamento in via di estinzione). Le cuffiette nei timpani mi ricordavano la forma volatile che hanno assunto ormai le canzoni, liberate dalla zavorra del supporto sonoro, archiviate in files che non si possono tenere in mano e che prima o poi perderemo (memento dell’irrimediabile destino di morte dell’inessenziale). Entrambi gli aspetti, in opposizione, nel campo grave della permanenza, e in quello sottile del distacco dai beni, mi sono sembrati piccoli fatti spirituali. O almeno credo. Se non ho confuso, per l’ennesima volta, le metafore con le persone.

 

fonte: Credere

 

16 pensieri su “Piccoli fatti spirituali

  1. Elena Maffei

    Amiamoli sempre, i nostri ragazzi. Soprattutto perché a volte rappresentano un ben più angosciante “a me che mi frega, di vivere”… e io a quel punto vado nel panico e mi ripiglia solo la preghiera.

    1. Sara

      Sì, amiamoli sempre e, se necessario, oltre loro stessi: talvolta, infatti, riuscire a vedere in loro ciò che in potenza possono essere e/o ciò che di bello e di buono c’è in loro, nonostante loro stessi e nonostante le magliettone o i cappellini sproporzionati sotto i quali nascondono e camuffano i loro talenti, è la chiave del successo educativo. Possano capire dai nostri sguardi e dalle nostre parole che li amiamo anche quando sono o si fanno brutti, perché in realtà noi vediamo in loro quanto possono essere belli.

      1. Elena Maffei

        Grazie Sara! Ma che fatica…a quando una seria e moderna pastorale per gli insegnanti? Un momento che la Chiesa dedichi solo a noi…

        1. Sara

          Be’, anche se non specificamente rivolti agli insegnanti, degli ottimi spunti mi sembra siano già in tre opuscoli, tanto piccoli quanto preziosi:
          “La famiglia cristiana. Educazione alla santità” ed. il Seminatore, 2010;
          “Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020” della CEI, ed. San Paolo, 2010;
          Francesco Cacucci (Arcivescovo di Bari-Bitonto), “Cerca e troverai. Per un impegno educativo vocazionale”, ed. EDB, 2012.

          Ma il meglio (e anche il più specifico) è l’ineguagliabile inarrivabile magistrale etc. etc. BENEDETTO XVI, di cui a cura di L. Monari (ed. La Scuola) possiamo leggere una serie di interventi, discorsi e messaggi in Ratzinger, “Servitori della Verità. Riflessioni sull’educazione”.

          P.S.: a proposito della fatica: sì, è vero, è una fatica enorme fare gli insegnanti in questo modo ma, come ripeto spesso ai miei alunni, niente che sia prezioso è facile e niente che valga la pena ha un prezzo basso. Sursum corda!

  2. anna

    Ho insegnato per tanti anni… quasi sempre in scuole professionali solo maschili… la mia prima ora di insegnamento e’ stata traumatica: avevo 22 anni, sono entrata in classe… un ragazzino si e’ accasciato sul pavimento, vomitando un liquido verde… lo avevano colpio con una spranga di ferro in testa durante l’intervallo…. da qui in poi gli aneddoti si moltiplicano, ma non ricordo mai mai mai di non avere provato altro che una immensa tenerezza… questi ragazzoni tatuati… mi era facile amarli, sentivo le loro storie familiari e mi si spezzava il cuore…
    Credo che tutto stia nell’instaurare il giusto rapporto, proprio senza giudicarli mai, loro lo capiscono, e ti ricambano mille volte. Li ricordo tutti con un sorriso dolcissimo.

      1. Elena Maffei

        A me piacerebbe una comunità di insegnanti che si ritrova per pregare…magari con qualche sacerdote che conosca la nostra fatica quotidiana. Non so bene come spiegarmi, ma penso che ci farebbe bene. Condividere la preghiera dà qualcosa in più. Penso che esistano esperienze simili per il personale sanitario. ..

        1. Sara

          Sì, sarebbe davvero bello: dovremmo forse partire noi e cercare qualche sacerdote disponibile. Probabilmente è una cosa più semplice di quello che sembra. In attesa che ciò sia possibile e per rimanere uniti anche a chi abita lontano da noi, perché non provare anche a mettere su una comunità orante “virtuale”? Ogni mattina, appena alzati o andando a scuola, ci uniamo spiritualmente agli altri e, mentalmente recitiamo insieme una preghiera concordata esprimendo l’intenzione di sostenere noi stessi e tutti i fratelli insegnanti che stanno pregando con noi. Io garantisco la mia preghiera, già a partire da domattina. La preghiera può essere un semplice Pater o un’Ave, o un classico Pater, Ave, Gloria, oppure qualcosa di più specifico (ma forse sarebbe più complicato).

          Ad ogni modo, qualche bel link, a questo punto, ci sta:
          http://www.mariaimmacolataciampino.it/insegnante.pdf
          http://www.micromedia.unisal.it/pastorale/Pastorale0309.htm
          http://www.mariaimmacolata.it/Resource/Preghiera%20.doc

          1. Claudio B

            Io mi affido all’intercessione del Venerabile Mariano da Torino, insegnante prima di Latino e Greco e poi di Religione nei Licei statali. E personalità indimenticabile, per chi ha l’età di ricordalo in TV.

  3. E anche, tutti insieme, impiegati delle tasse, vigili urbani, pompieri, ferrovieri, avvocati, magistrati, guardie giurate, muratori, imbianchini, lattai, farmacisti, fornai….

      1. Elena Maffei

        Grande idea Sara. Tutti gli insegnanti insieme. Cominciamo tutti alle otto, più o meno. Un’ Ave Maria pregata insieme, intorno a quell’ora, per essere strumenti docili, ma resistenti, nelle nostre aule. Pregheremo perché, anche in quella giornata, Dio ci confermi nella nostra chiamata al servizio. ANGELO! Ti aspettiamo. ..

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