Milano mia portami via

di paolopugni

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di Paolo Pugni

Metti una sera milanese, di quelle che tutto il giorno hai corso e lavorato così, come nelle più crude e reali barzellette sui polentoni imbruttiti. Metti che la sera hai un invito a cena da amici in occasione di una conferenza che loro hanno organizzato e che include la presenza dell’ospite d’onore. Metti che questa persona la conosci e hai una grande voglia di rivederla. Metti che riesci a incastrare tutto alla perfezione, che riesci –non tu, Gudbrando, ma lei la moglie- a cuocere anche una focaccia da portare come contributo alimentare e gli amici che porti con te ci mettono i salumi d’eccellenza. Metti che poi intorno al tavolo ci siano anche altri amici che non vedi magari da tempo –ah, maledetta metropoli che disperdi e diluisci le occasioni di stare insieme!- e che rivedi con gran piacere.

Metti che l’ospite arrivi un po’ tardi, ma arrivi, mica come Godot che ti lascia lì con quel senso di crudeltà a denudarti di fronte alla noia, e mica per colpa sua ma perché chi l’aveva in cura prima l’ha abbandonata un po’ per strada con poca prudenza. Metti che lo stato di benessere improvvisamente si moltiplichi perché l’allegria si sprigiona dalle profondità, quelle dove la verità alberga insieme all’affetto.

Metti che poi si vada tutti insieme al teatro dove lei sale sul palco e tu, e noi anzi, in sala, insieme ad altri 450 e l’ascolti e ridi e ti interroghi e capisci e rifletti e non hai il tempo di afferrate tutto perché tutto sembra da afferrare ma non ci stai dietro.fila

Metti che poi tra il pubblico ritrovi una cinquantina di amici, alcuni dei quali come pop up da Facebook che ti guardi e ti scopri e metti un nome a una icona e ti ritrovi che non sempre è così e ti senti comunque a casa con loro e alcuni li rivedi dopo tanto tempo e sei felice perché quando si ritrova un amico non puoi non essere felice.

Metti che vorresti che la sera non finisse mai, che mentre lei, l’autrice, firma i suoi libri con una coda che quelle in tangenziale al confronto sono ridicole, che dovrebbe comparire sopra la schermata “tempo di transito previsto 75 minuti” hai l’alibi per non andare via, per restare lì a chiacchierare, a ritrovare, a rimescolare, a vivere istante per istante in amicizia, quella vera, che ti fa sedere attorno al fuoco.

Metti che poi si deve andare, che tutto ha un tempo e una fine, e saluti tutti, chiudi quasi il teatro, ma devi andare, e torni a casa e ripensi e sorridi ancora.

Metti che ti rendi conto che questo è davvero un anticipo di Paradiso perché dentro c’è tutto: la verità, l’amicizia, l’amore, la felicità, la ragione, la stimolazione, il ricordo. E te lo porti dentro e non finisce mai perché le belle cose non finiscono, mutano d’abito ma non finiscono.

E metti che questa cosa qui la vuoi raccontare per dire che alla fine sono così gli incontri con Costanza, serata tra amici più che conferenze, ambiente oltre ai contenuti, pennellate di serenità sulla vita, frecce che ti ricordano che il senso è più in là, dentro, oltre, che lì lo trovi e lo gusti.

Metti che poi non eri così lontano dalla stadio per cui puoi anche chiamarle Luci a san Siro e chiudere il cerchio con l’adolescenza spiegando il senso.

Metti che non vedo l’ora che si ricominci e ci sia una nuova occasione.

35 commenti to “Milano mia portami via”

  1. Signore e signori: Paolo Pugni!!!
    (Segue una standing ovation di 77 minuti…)
    😉

  2. So di dire una banalità, sono in vena di entusiasmi. Per me la messa domenicale e’ questo.
    Perché non è uno spettacolo teatrale, ma una famiglia che si ritrova intorno al tavolo. Grazie sacerdoti che aiutate i laici a vivere tutto questo, grazie nonne che portate i biscotti per il dopo messa, grazie ragazzi che vi fermate a giocare a pallone. Grazie a Dio che mi ha miracolosamente inserito nel corpo vivo della parrocchia di s. Gerolamo!

  3. Certo è che ascoltare chi ha Dio dentro ha un effetto riscaldante e motivante. Ridona freschezza alla fede. Ti mobilita verso la conversione…un po’ è anche quando leggi i suoi libri, ti sembra un’amica con cui fare confidenze,perché non giudica, na insegna ad amaresenza riserve, come Gesù Cristo ci ha insegnato. Certo è, che non sarà la stessa cosa dal vivo, ma se sei ben disposto è similare…. Magari riuscissi a portare qui nella mia piccola città la freschezza della fede di Dio, perchè come diceva Giovanni Paolo, con Gesù si è sempre giovani! Grande Paolo condivido questa non è adolescenza è la bellezza della vita nuova!

    • Ieri seguendo la diretta streaming da Ancona, mi sono sentita presente veramente in quella sala ,sentivo battere il cuore e le anime dei presenti ….un solo sentire con i relatori …un solo sentire con la sala …una preghiera comunitaria al nostro Dio ,Signore misericordioso ….che bello ….bravo Paolo

    • Che bello!! Io c’ero!!!…e ho anche fatto la fila da 75 minuti!!! 🙂
      Condivido ogni singola virgola (anche se non c’ero alla cena, ma tanto i salumi non li posso mangiare per la toxo XD )

  4. ….metti che uno è sempre da solo, che odia (è ne riodiato) tutti quelli che sciorinano luoghi comuni e frasi fatte, che sia impossibile che trovi persone che ci abbiano qualchecosa da dire pensato da loro stessi, che lui avendo poco da dire o anche nulla si aspetti almeno di ascoltare qualcosa dagli altri e non sia possibile (sia perchè quegl’altri non ci sono sia perchè se ci fossero non direbbero nulla o le solite cose che si direbbero sempre con le solite frasi i soliti giri di frasi i soliti luoghi comuni religiosi o non religiosi che fossero) mettici anche che Milano non è una metropoli ma una grossa periferiona con le automobili e nient’altro…

    • metti che uno frequenta solo quelli che sono come lui, che odia e dai quali è riodiato, e che ignora che esiste un mondo intorno, metti che la sua icona è perfettamente specchio del suo animo, metti che ignora che cosa sia Milano perché è incapace di capire tutto ciò che sta al di fuori della sua ideologia nichilista, metti che gli altri vogliano bene ugualmente, metti che un giorno lo capisca… e impari ad essere felice….

    • Caro Alvise… potrei almeno non essere costretta a condividere i giudizi terribili che dai su te stesso? Non è la prima volta che ti chiedo di lasciarmi libera di esprimermi. Io non credo che tu sia come dici di essere. E comunque non ti odio ma ti rispetto e ti considere fratello. Che tu lo voglia o no, non posso farne a meno.

      • …mio fratello è morto. Nessuno potrà mai essere come lui, non solo per me, ma in assoluto!

        • Mi dispiace molto per questo tuo dolore. Capisco quello che provi. Ed è vero, ogni relazione è unica, insostituibile. Anche quelle che tu costruisci con noi, con me, in questo mondo virtuale che ci rende invisibili ma, comunque, fratelli.

        • …anche qs grido è preghiera!
          basta indirizzarla al Principale diglielo che sei inca##ato con Lui! Che non gli xdoni il modo in cui ha scelto di mostrartisi.
          Guarda che tutti noi facciamo una fatica mostruosa a farlo!…Siamo dei poveracci!
          Ma da Quel grido, Quel x dono rischi un x dono a catena, virale di tutto il resto!
          😉

  5. …metti che la prossima occasione è adesso….perchè E’ ADESSO, e ogni istante si può ricomiciare.. TUTTI possiamo..

  6. ..e, Alvise, siccome tu potrai odiare tutti ma noi ti vogliamo bene, anche se non ti conosciamo, esci dai luoghi comuni e da casa tua, e vedrai che incontri qualcuno con cui ricominciare…oppure stai lì e piangiti sopra…e questo è il mio pensiero autonomo, non copiato, frutto della MIA esperienza…poi tu sei libero di filosofeggiarci su…me ne dispiace ma se vuoi verificare se una torta è buona devi assaggiarla, non girarci intorno… vale anche per la vita….e per l’esperienza cristiana del centuplo…

    • Non credo che Alvise “odii” tutti… forse qualcuno (non so), certamente molti gli stanno sulla “scatole” (almeno dal suo punto di vista).
      Così come infondo a noi tutti (checché se ne dica) 😉

      • In effetti il “Cecco Angiolieri act” sta diventando un po’ palloccoloso (per la traduzione dell’aggettivo chiedere all’impersonatore di Cecco… 😉 )

      • Mario: “odi tutti”… spero di non essere in quella lista… “gli stanno sulle scatole”… ci sono di sicuro. Ma non è ricambiato…

  7. webmrs:

    ….nessuna nuova da S.Terremoto Martire?

  8. …correggo: Vergine e Martire!

    p.s. perché dei santi uomini non si specifica mai se erano o non erano vergini?

  9. Metti che qualcuno dei commentatori non presenti muoia di invidia…. ahahahahah!
    Quanto avrei voluto esserci! Grazie, Paolo, per questa bella condivisione. Eh, sì, il tuo scrivere mi piace sempre di più. Smack! 😀

    N.B.: è rimasta un po’ di focaccia e una fettina di quel salume d’eccellenza?

    • Anch’io muoio d’invidia e mi unisco ai commentatori che vi vorrebbero a Palermo

      • Petizione urgente per Costanza a Palermo. Metti che portiamo il pane ca meusa e le panelle d”eccellenza, arancine e per finire la brioche col gelato che oltre lo Stretto manco sanno cosa è
        Metti che con un menu così riusciamo a far sorridere anche Alvise Angiolieri.

  10. ….perchè ? Le vergini devono (o dovevano) passare visita?

    • No Alvise ma sull’uomo diventa un concetto aleatorio. E in ogni caso tanti santi hanno vissuto in castità.

      • Alcuni vengono portati come esempio come San Luigi Gonzaga che avrebbe potuto avere tutto: potere, ricchezza, donne, onori ma si “regalò” al Signore.

  11. ciao, a tutti! esiste una registrazione della serata?
    grazie

  12. Bravo Paolo!!
    Bella e simpatica questa descrizione di quell’avvenimento che sono gli incontri con Costanza.
    Grazie, grazie di cuore…

    E tu Costanza quando tornerai dalle mie parti? 😉

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