Settembre, andiamo…

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di Costanza Miriano

Settembre, è tempo di squadernare sul tavolo la mappa della città, infilare le bandierine delle attività dei figli (che vuol dire «non voglio fare sport, al limite parkour»? Tu lo sai, sadico figliuolo, che ti dovrei portare a rischiare la pelle dall’altra parte della città due volte a settimana?), delle scuole, degli orari di ricevimento dei prof, del catechismo con quel sacerdote santo che sta a un’ora di traffico da qui. È tempo di piangere sommessamente guardando la pila dei documenti da riordinare, o di scuotere le spalle contemplando il cesto dei panni. È tempo di stringere i denti trattenendo il fiato, pensando che il peggio passerà, aspettando il momento in cui la vita diventerà facile come una mattina in cui l’autobus passa e il direttore non arriva prima di te e non sbagli giorno per il dermatologo di tuo figlio.

E invece è un’illusione. È proprio qui, in questi contrattempi, in queste bandierine intrecciate, in queste richieste che continuamente ci scomodano, in questi inciampi, è proprio qui che camminiamo spediti, quando ci sembra di arrancare, perché accogliendo la fatica ci trasformiamo, guariamo quel groviglio di male di cui siamo fatti, saniamo la nostra emotività che ogni tanto va fuori controllo.

È proprio qui, in questa obbedienza al quotidiano che ricomincia, così poco attraente alla superficie, così grigio e noioso e poco foriero di promesse, così povero di sorprese, è qui che il Signore ci aspetta con il centuplo che ci ha promesso, è qui che ci invita a cercare la bellezza nascosta agli occhi del mondo. A credere che i suoi regali non sono appariscenti ma dolcissimi, nascosti sotto la quotidianità grigia e prevedibile (almeno per noi pasciuti occidentali). A credere che è proprio questo, il posto in cui ci ha messi, il nostro piccolo presidio, la nostra trincea da cui contribuiamo – ricevuta dopo ricevuta, calzino dopo calzino – alla nostra salvezza, alla salvezza del mondo, alla nostra felicità… Una felicità che è grande il centuplo di quella che ci conquisteremmo se la potessimo progettare da soli.

fonte: Credere.it

35 pensieri su “Settembre, andiamo…

  1. Tutto giusto, sempre ringraziare, …. Sempre. Anche se come padre di 4 figli terreni e 1 in cielo mi sento spesso un super eroe per dover districarmi tra tutta questa vita…. A volte mi manca solo il mantello o sparare ragnatele dalle mani

  2. E’ così rinfrancante questo articolo…soprattutto in questo inizio settimana ..
    il più grande ricomincia la materna ma con una nuova maestra e la piccolina mercoledì inizia il nido comunale e “per fortuna” il mio lavoro da ” consulente precaria” mi consente di andare in ufficio solo di mattina e non tutti i giorni(così me la potrò godere a casa a giorni alterni)…e poi da questa settimana trasferimento di sede al lavoro in centro città e quindi organizzazione ultra precisa per incastrare casa- materna -nido-bus-lavoro-bus-nido.materna-casa…
    E ovviamente cucinare, pulire, giocare con il grande, coccolare la piccolina..accogliere il marito dal lavoro almeno con un sorriso ….e si continua la serata..con mio figlio che mi segue ovunque aggiornandomi su tutte le tipologie di lego possibili ed immaginabili, la piccolina in piena crisi dell’ottavo mese e quindi da spostare con seggiolone in ogni stanza dove ci spostiamo noi(dal prossimo mese finalmente capirà che quando sparisco un attimo dalla stanza esisto ancora )…
    Cena e nanna con innumerevoli procedure pre letto e post messa a letto(ripetitive dichiarazioni d’amore reciproco con il più grande prima della nanna e strampalate sue domande urlate dalla sua stanza alla nostra ovviamente precedute da ” posso chiedervi un ‘ultima cosa?”)… . e dopo trecento miei ” si dorme!” ecco arriva “basta si dorme” di mio marito… e finalmente silenzio ( a volte interrotto sempre dalla vocina del grande con “ma voi non dormite ancora? perchè chiacchierate? “…)
    Infine prima di dormire il riepilogo mentale della mia lista di cose non fatte e da fare l’indomani o rinviabili nei giorni seguenti..
    e domani mattina si ricomincia da capo…andiamo!!

  3. “A credere che è proprio questo, il posto in cui ci ha messi, il nostro piccolo presidio, la nostra trincea da cui contribuiamo – ricevuta dopo ricevuta, calzino dopo calzino – alla nostra salvezza, alla salvezza del mondo, alla nostra felicità…”

    …un pensiero profondamente cristiano!

  4. 61angeloextralarge

    “È proprio qui, in questa obbedienza al quotidiano che ricomincia, così poco attraente alla superficie, così grigio e noioso e poco foriero di promesse, così povero di sorprese, è qui che il Signore ci aspetta con il centuplo che ci ha promesso, è qui che ci invita a cercare la bellezza nascosta agli occhi del mondo”: niente di più vero! A volte la bellezza è talmente nascosta, talmente mascherata da apparire bruttezza. Ci vogliono occhi particolari per vedere, capire e toccare con mano la differenza. Occhi e cuore particolari, quelli che solo un rapporto intimo e continuo con Dio possono donarci. Questa obbedienza al quotidiano, senza ribellarci ma soprattutto senza far pesare agli altri le nostre difficoltà nell’accettazione di questo quotidiano… ci faranno assaporare, prima o poi, che si può portare la croce e rimanere nella pace.

  5. ….ma abbiate pazienza, mi rifiuto di pensare che il cristianesimo possa essere rimpiccinito alla accettazione (portare la croce!!!) (fino a trovarvi gioia) delle incombenze domestiche, Ma per favore! Cosa c’entra Cristo coi pedalini? Cristo stava per strada tutti i giorni, non aveva la sua casina e da rassettare e i bambini gli piacevano quelli degli altri!
    (casomai lavava i piedi, ma quella è tutta un’altra storia)

    1. 61angeloextralarge

      Alvise: quindi né Maria… tantomeno Gesù… lavavano calzini? Li usavano sporchi? E non cucinavano? Quindi non mangiavano che bacche o quanto non si deve cucinare?
      Gli piacevano i bambini degli altri? Quali altri? Tutti figli di Dio siamo, quindi anche figli di Gesù… bambini, grandicelli, “omini”…o no?

      1. 61angeloextralarge

        N.B.: mica ho detto che il quotidiano sia una croce… La vita è talmente bella che non può darci ogni tanto qualche gioia. Basta saperla riconoscere…

    2. Thelonious

      Alvise, il cristianesimo non è rimpicciolito (non: rimpiccinito) per niente da questo. La logica del cristianesimo è l’incarnazione. Ovvero: Dio che si fa carne, e che quindi condivide in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana (come dice la liturgia). Il che significa che a Cristo non fa schifo nulla della condizione umana (la debolezza, la limitatezza, la malattia, neppure la morte: infatti è morto in croce prima di risorgere). Perciò quello che Cristo ha redento con la Sua morte e resurrezione è proprio la nostra vita carnale, qui ed ora. Un cristianesimo che guardasse solo alle cose celesti ma disprezzasse il quotidiano sarebbe una pura astrazione. Se Cristo non c’entra con la minuteria quotidiana, con il mio affrontare le piccole e grandi croci quotidiane (ma anche le piccole o grandi gioie quotidiane), allora non c’entra con la vita. E’ ridotto (stavolta si) al puro aspetto spiritualista, che però, al pari del puro aspetto materialista, è una riduzione del cristianesimo. Il quale, nella sua dimensione autentica, salva tutto l’uomo, nella sua interezza. Poi, in tutto questo, a qualcuno può essere chiesto un sacrificio eroico in senso stretto (come ai martiri ad esempio, che danno la vita per Cristo piuttosto che rinnegarLo), ma ad altri è chiesto di distendere il sacrificio della vita in unq miriade quotidiana di sacrifici imperfetti, di offerta di ciò che ci è dato, sempre ricordando che ciò che ci è dato è ciò che è necessario alla nostra santificazione.

      1. Mi dispiace, Thelonius, giusto per essere più cruscante della Crusca 🙂 ma perfino Alvise qualche volta ha ragione. Non c’è nessun motivo di correggergl l’uso del verbo «rimpiccinire». Oltre a essere italiano quanto «rimpicciolire» (e pure attestato da buoni autori, tutti toscani ovviamente ma quello passa il convento 😉 ), a onor del vero sarebbe anche meno arcaico, visto che “piccino” è senz’altro meno desueto di “picciolo”.

        1. Thelonious

          Vero, Alvise ha ragione sulla parola in questione, perciò mi scuso per l’improvvida correzione.
          Tuttavia mi pare che il contenuto della discussione sia su cose ben più importanti.
          Quanto all’Arno, scorre a 100 metri da casa mia 🙂

          1. Sui contenuti e le cose importanti ero già d’accordo; per questo ti ho segnalato la sola cosa che mi pareva fosse da sistemare. Se questa compagnia si occupasse di cucina io sarei quella che sbuccia le patate e lava le pentole (in acqua d’Arbia o di Tronto, secondo i giorni 🙂 ).

      2. ….insisto: rimpiccinito! Non è questione di gesti eroici, ma di nemmeno di mi sembra giusto mistificare le normali comuni operazioni generiche di tutti i gorni di tutte le persone questo mondo iper-rubricandole sotto il segno della croce!
        Est modus in rebus!

        1. Thelonious

          Ma perché usi queste parole? “mistificare”? “iper-rubricare”?
          La questione è molto semplice, ed è detta da San Paolo: “tutto concorre al bene di coloro che amano Dio”.
          Per il cristiano non c’è più nulla che rimanga fuori dallo sguardo e dall’avvenimento di Cristo.
          Ed è proprio nella quotidianità che si gioca la libertà umana, nel dire si o no a tale avvenimento.
          Faccio una citazione non per il gusto di farla, ma perché forse spiega meglio di quanto possa fare io.
          Romano Guardini diceva: “Nell’esperienza di un grande amore tutto ciò che accade diventa avvenimento nel suo ambito”, che è esattamente quanto tentavo di dire sopra, e fa leva su una comune esperienza umana di innamoramento o di amore importante per la vita. Separare le cose in “sacre” e “profane” limita implicitamente l’ambito in cui Dio dovrebbe agire (quelle sacre) mentre in quelle profane (o quotidiane) occorrerebbe vivere come se Dio non ci fosse o non c’entrasse nulla con me qui e ora. Togliendo il gusto delle cose da fare (perché uno dei segni della presenza di Cristo è il gusto con cui si abbraccia il quotidiano). Giovanni Paolo II scrisse “Era necessario che l’eroico diventasse quotidiano e il quotidiano eroico”.

    3. Se il cristianesimo non c’entrasse coi pedalini e con il rassettare allora sì che sarebbe rimpicciolito, una cosina in fondo in fondo insignificante! Di un cristianesimo che si occupasse solo di cose astratte, morali alte, idee pure e irraggiungibili virtù, non gliene fregherebbe niente a nessuno…sicuramente non a me e a chi legge questo blog.

      1. E’ poi ovvio che il Cristianesimo non si “occupa di pedalini”, ma la Via che offre, fa si che, anche occupandosi di pedalini per tutta la vita, in Cristo,questa occupazione non sarebbe disprezzata né come Via per la Salvezza né come Via per la Santità.

      2. 61angeloextralarge

        Cacciatrice di stelle: smack! 😀
        Essere cristiani, infatti, è essere nel mondo ma non del mondo… quindi “essere nel mondo”, cioè vita quotidiana compresa… e “non essere del mondo”, cioè trasformare i pedalini in una via verso la santità.

        Mi sembra adatto anche son ne conosco l’autore (potrebbe essere Don Bruno Ferrero, visto lo stile…):
        “Dopo una vita semplice e serena, una donna morì e si trovò a far parte di una lunga e ordinatissima fila di persone che andavano verso il Signore. Man mano che si avvicinava alla mèta sentiva sempre più distintamente le Sue parole. Udì così che il Signore diceva ad uno: ”Tu mi hai soccorso quando ero ferito in autostrada e mi hai portato in ospedale, entra nel mio Paradiso”. Poi ad un altro: ”Tu hai fatto un prestito senza interessi ad una vedova, vieni a ricevere il premio eterno”: E ancora: ”Tu hai fatto gratuitamente operazioni chirurgiche molto difficili, aiutandomi a ridare la speranza a molti, entra nel mio Regno”. E così via. La povera donna venne presa dallo sgomento perché, per quanto si sforzasse, non ricordava di aver fatto in vita sua niente di eccezionale. Cercò di lasciare la fila per avere il tempo di pensare, ma non le fu possibile: un Angelo, sorridente ma deciso, non le permise di spostarsi. Col cuore che le batteva forte, arrivò davanti al Signore e subito si sentì avvolta dal suo sorriso.
        Il Signore le disse: “Tu hai stirato tutte le mie camicie con pazienza e amore. Entra nella mia felicità”.

  6. JoeTurner

    ma noi conosciamo praticamente solo gli ultimi tre anni di Cristo prima della salita in cielo, per trent’anni non è stato in strada tutti i giorni e una casa è possibile che l’avesse…

  7. “È proprio qui, in questi contrattempi, in queste bandierine intrecciate, in queste richieste che continuamente ci scomodano, in questi inciampi, è proprio qui che camminiamo spediti, quando ci sembra di arrancare, perché accogliendo la fatica ci trasformiamo, guariamo quel groviglio di male di cui siamo fatti, saniamo la nostra emotività che ogni tanto va fuori controllo”.

    Questi pensieri me li sono portati dietro tutto il giorno. Mi hanno fatto molto bene, e al momento opportuno sono venuti subito alla luce. E’ bello vedere come anche gli altri devono fare i conti con gli stessi limiti: il groviglio di male di cui siamo fatti; un’emotività da tener a freno, nei ranghi della virtù.

  8. E’ il mese in cui tutto ricomincia…come la primavera! 😉
    Dici bene, è proprio qui e ora che si trova il centuplo, in mezzo ai calzini, le bollette, la fermata del bus…ecc…ecc… Per questo tanti non trovano la felicità “al centuplo”, credono che sia altrove…

  9. Carlotta

    ….voglio rimanere in vacanza!.. oppure andare in pensione!… ( Qyesto mi viene sempre in mente tutti i settembri che di manda in terra!) Ma forse se tutti i giorni al lavoro guarderò un mio paziente come se stessi guardando Gesù , o risponderò ad una dipendente come se stessi rispondendo a Gesù, non dovrò più chiedermi..”chi me lo fa fare”, vivrò la pienezza di un quotidiano veramente redento!

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