Boicottaggio e provocazioni per le Sentinelle in Piedi di Lecce

Riceviamo dalla Sentinelle in Piedi di Lecce e pubblichiamo

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            Sentinelle in piedi ha organizzato per sabato 31 maggio alle 19 a Lecce, nel piazzale antistante il Palazzo dei Celestini, una veglia silenziosa, sulla scia di altre svolte in tante città italiane, per richiamare l’attenzione sul carattere liberticida del “d.d.l. Scalfarotto”. Già dall’inizio erano presenti circa 150 persone, in larga parte giovani e famiglie, che – come è d’uso –, dopo una breve introduzione della portavoce, sono rimasti in piedi per un’ora a distanza di circa un metro l’una dall’altra intente a leggere un libro, fino alla conclusione, altrettanto breve, della portavoce. La manifestazione è stata comunicata, come per legge, alla Questura il 23 aprile e il 6 maggio, mentre il 28 maggio le organizzatrici hanno chiesto, sempre alla Questura, impegno per garantirne lo svolgimento pacifico.

Fin dall’avvio un gruppo di oltre cinquanta attivisti di associazioni LGBT, intervenuti anche da fuori città, in modo preordinato e coordinato, hanno scatenato una gazzarra che è durata per tutta la veglia: con urla e slogan ritmati hanno impedito che si ascoltassero le comunicazioni all’inizio e alla fine; hanno molestato i singoli “veglianti” mettendosi di volta in volta in 6-7 attorno a ciascuno di essi e dileggiandoli; hanno esposto striscioni arcobaleno e palloncini, facendoli passare sulla testa dei “veglianti”; hanno letto ad alta voce alcuni dei titoli dei libri portati dai veglianti, prendendoli in giro.agnello a Lecce

Come Sentinelle in piedi, ringraziamo gli attivisti LGBT per quanto hanno fatto ieri sera a Lecce: hanno confermato nel modo più evidente il loro tratto intollerante e intimidatorio, in linea col carattere liberticida del d.d.l. Scalfarotto. Quest’ultimo manderà in carcere chiunque sostiene che un bambino cresce meglio con un madre e una padre; i sostenitori del d.d.l. lo applicano prima che sia approvato, impedendo perfino una manifestazione silenziosa contro di esso.

Ringraziamo la Questura di Lecce: la mancata tutela del diritto di manifestare pacificamente, nonostante fossero state rispettate tutte le regole per esercitarlo, ha permesso agli attivisti LGBT di mostrarsi per quello che sono.

Ringraziamo infine – questa volta veramente e di cuore – tutti coloro che, partecipando alla veglia, hanno avuto la pazienza e la forza di non raccogliere nessuna provocazione. Quando in futuro a Lecce ci saranno manifestazioni LGBT, siamo certi che la Questura ne garantirà nel modo più adeguato lo svolgimento senza disturbi, come è giusto che sia. Nel confronto con quanto lasciato accadere ieri, sarà l’ennesima prova che la discriminazione c’è, ma in danno delle ragioni della famiglia.

Lecce, 1 giugno 2014

   Sentinelle in Piedi – Lecce                                                                                                            www.sentinelleinpiedi.it

lecce@sentinelleinpiedi.it

 

185 pensieri su “Boicottaggio e provocazioni per le Sentinelle in Piedi di Lecce

  1. Giusi

    E non è ancora passata la legge…… Naturalmente quando durante i gay pride girano nudi nessuno si sogna di disturbarli e si che ci sarebbero gli estremi per arrestarli!

  2. Mi sento di esprimere la mia solidarietà alle ”Sentinelle in piedi” per aver dimostrato una forte capacità nel non rispondere a provocazioni inaccettabili da parte di persone che sempre si lamentano di essere da tutti attaccati mentre sono loro ad attaccare esibendo addirittura striscioni ”arcobaleno”, che forse non stanno ad indicare pace? Isabella

      1. In effetti quella mia allusione a degli striscioni ”arcobaleno” come simboli di pace era prettamente ironica , proprio per evidenziare come essa venga sbandierata esclusivamente per proprio tornaconto e a proprio piacimento senza alcun legame con un principio minimo di vera pace. Grazie per avermi girato quel link che ho trovato estremamente interessante.Isabella

    1. Certo che parlare di “buon costume” ci vuol proprio un bella bronza!!

      Se fosse per quello molti dei partecipanti ai vari gay-pride con i loro culinudi finerebbero in questura per l’applicazione di un codice che non é cambiato da quando il “buon costume” era altra cosa.
      Semmai é cambiato il modo di applicarlo… (e il timore di applicarlo).

      Ma che vuoi che ne sappia io… Lui é un “docente” 😐 😦

  3. Giusi

    Testimonianza:

    Sentinelle in Piedi – Roma

    “Ieri ho partecipato (come semplice cittadino) alla manifestazione organizzata, davanti alla Basilica di Santa Croce a Lecce, dalle Sentinelle in Piedi, una rete apartitica e aconfessionale. Una veglia silenziosa voluta per denunciare quali possono essere gli effetti scaturenti dal cd d.d.l Scalfarotto sull’omofobia e le implicazioni giuridiche che quest’atto normativo può avere su un semplice cittadino che dichiari semplicemente di essere contrario al matrimonio tra gay o, ancor più, all’adozione di bambini da parte di coppie omosessuali! Tale veglia è stata organizzata e comunicata alle autorità competenti come la legge prevede. Circa 150 partecipanti hanno pacificamente occupato una porzione di piazza ed hanno silenziosamente iniziato a leggere un libro portato da casa. Dopo qualche minuto dall’inizio della veglia è intervenuto un gruppo di attivisti della LGBT che, con un blitz non autorizzato, sono intervenuti con cartelli, palloncini, saltando e cantando con il solo chiaro intento di disturbare chi la pensasse diversamente da loro. Evviva la libertà di espressione! La cosa ancor più grave è che, accortisi che non suscitavano reazioni delle Sentinelle, hanno provato ad istigare deridendo e insultando, arrivando anche a posizionare cartelli davanti al viso dei pacifici manifestanti e, accerchiandone qualcuno, inscenando girotondi con smorfie e sberleffi….fino ad arrivare a qualche “involontario” spintone! Solo il senso di responsabilità e la natura assolutamente pacifica dei partecipanti all’iniziativa delle Sentinelle in Piedi ha fatto sì che gli eventi non degenerassero in qualcosa di più grave. Non commenterò il fatto nel merito, pur restando ancora una volta allibito dal comportamento di chi ha sempre millantato di essere unico paladino del rispetto dei diritti e delle libertà umane, salvo poi comprimerle e negarle quando sono espressione di idee diverse dalle loro, ma mi limiterò a denunciare l’assenza delle forze dell’ordine, avvisate preventivamente dalle comunicazioni previste e, successivamente, nel mentre accadevano i fatti. Questo, in tal caso in veste di rappresentante istituzionale che ha personalmente assistito ai fatti, sarà oggetto di un’interrogazione urgente affinché si chiariscano bene le eventuali responsabilità e al fine di evitare che, in futuro, manifestazioni analoghe possano degenerare con tristi conseguenze.” (Pierpaolo Signore)

  4. “3.3.bis: Ai sensi della presente legge, non costituiscono discriminazione, né istigazione alla discriminazione, la libera espressione e manifestazione di convincimenti od opinioni riconducibili al pluralismo delle idee, purché non istighino all’odio o alla violenza,”

    1. Emanuele

      gentile signore, è vero quello che ha scritto. C’è una clausola di salvaguardia. tuttavia vanno considerate alcune cose: 1) non è ancora passata la legge, e si parla di eliminare questo articolo al Senato 2) si tratta comunque di combattere un clima di odio e di intolleranza verso chi ha una idea diversa di famiglia, e cioè quella naturale. Un clima d’odio culturale, che si combatte con strumenti culturali.

      1. Alessio

        se lo riporta per intero, questo comma, prosegue dicendo “se assunte all’interno di organizzazioni”.
        Il che significa, come spiega l’onorevole Scalfarotto, se assunte all’interno di organizzazioni. Egli spiega, infatti, che:
        Il sub-emendamento Gitti in realtà è molto meno preoccupante di come sia stato descritto. Basta leggerlo. Vi si dice che non costituiscono atti di discriminazione le condotte delle organizzazioni di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto a queste condizioni
        a. se sono conformi al diritto vigente
        b. se sono assunte all’interno (non all’esterno) dell’organizzazione
        c. se si riferiscono all’attuazione di principi e di valori di rilevanza costituzionale

        Il punto b) spiega bene l’intento… lei potrà esprimere idee contrarie al matrimonio gay solo tra le mura di una riunione di soci di una associazione che abbia questo come scopo.
        ALLA FACCIA DELLA LIBERTA’ DI ESPRESSIONE!
        E lo dice il relatore della legge, non io!

    2. angelina

      …ovvero anche se assunte all’interno di organizzazioni che svolgono attività di natura politica, sindacale, culturale, sanitaria, di istruzione ovvero di religione o di culto, relative all’attuazione dei princìpi e dei valori di rilevanza costituzionale che connotano tali organizzazioni».
      Alvise, hai dimenticato di copiare e incollare l’altra metà della frase.
      Pare che significhi, dicono, sembrerebbe, non so che ne dici tu, che questa libera espressione debba rimanere nel chiuso delle mura delle suddette organizzazioni. Cioè, dentro la vostra sede potete esprimervi, in pubblico no. No piazze, no tribune mediatiche, no res publica (o anche repubblica).
      Bada bene Alvise ai copiaeincolla.

    3. Facciamo un esempio concreto. Io sono un insegnante di religione cattolica in una scuola statale. In classe stiamo parlando di omosessualità e cito le parole del Catechismo al n° 2357:

      “la Tradizione ha sempre dichiarato che « gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati ». Sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati.”

      Ebbene, secondo il d.d.l. Scalfarotto allo stato attuale, sono colpevole di discriminazione, e quindi punibile?

      1. Giusi

        Te ne vai in galera diretto non senza sit-in fuori dalla scuola, Lussuria scalmanata al telegiornale, qualcuno morto con i funghi che sarà invece morto di omofobia e mi sa che esce pure Napolitano a reti unificate!

          1. Ma… credo il titolo sia UN insegnante… o anche SIG. insegnante… che dici?

            Ma va là Alvise, pensa qualcosa di più acuto… sennò astieniti che è meglio

          2. Scusami Alvise, sinceramente non capisco la domanda, veramente… potresti gentilmente riformulare? (Comunque Insegnante di Religione in una scuola statale lo sono davvero…)

  5. Egregio Signor Emanuele.

    ….cosa intende lei con famiglia naturale? Si parla di eliminare questo l’articolo rendendo così impossibile (come paventano i cattolici al cubo) anche solo aprire bocca per esprimere il proprio punto di vista?

    p.s. o sarà anche proibito essere cattolici al cubo o anche solo al quadrato?

  6. Alessandro

    Papa Francesco ieri:

    “Le famiglie sono la Chiesa domestica, dove Gesù cresce, cresce nell’amore dei coniugi, cresce nella vita dei figli. E per questo il nemico attacca tanto la famiglia: il demonio non la vuole! E cerca di distruggerla, cerca di far sì che l’amore non sia lì. Le famiglie sono questa Chiesa domestica. Gli sposi sono peccatori, come tutti, ma vogliono andare avanti nella fede, nella loro fecondità, nei figli e nella fede dei figli. Il Signore benedica la famiglia, la faccia forte in questa crisi nella quale il diavolo vuole distruggerla.”

    1. Sara

      C’ero anch’io, con il libro di Costanza!
      Se andate alla pagina fb delle sentinelle, vedrete altre foto, tra cui quella di un mio amico, anche lui mentre legge “Obbedire è meglio”.
      Ad Arezzo ci sono state piccole provocazioni, ma di singoli isolati, per cui si è svolto tutto in grande tranquillità, anche se ovviamente non è stato dato rilievo all’evento: come potrete leggere dalla pagina postata da Admin, solo il fotografo in questione e una sola emittente televisiva locale hanno voluto documentare, nonostante gli organizzatori mi abbiano detto di aver ripetutamente sollecitato tutte le emittenti locali e tutte le testate giornalistiche.

    2. angelina

      Vero, foto molto belle. E inoltre, una documentazione completa di link. Bravo il fotografo, un tipo in gamba.

    1. Dal link qui postato da Giusi, può essere interessante valutare un passaggio:

      “Una fotografa americana, Chloe Aftel, ha dedicato a tale fenomeno un progetto fotografico intitolato A-gender che rappresenta ragazzi e ragazze che si definiscono agender, genderqueer, o di genere neutro, tutti termini che stanno ad indicare un rifiuto del dato biologico maschile e femminile per affermare la propria soggettiva e mutevole identità di genere. Alcuni di essi si identificano con entrambi i generi, altri con nessuno dei due, altri si sentono un giorno uomini e l’altro donne, altri ancora sentono di appartenere a un terzo genere, che definiscono neutro.”

      Se non fossero questioni serie soprattutto per chi le vive, verrebbe quasi da ridere a pensare come si possa sentirsi “un giorno uomini e l’altro donne” (??), ma vale la pena sottolineare come vi è un preciso termine in queste riche, che identifica un altrettanto preciso atteggiamento psicologico, e il termine è: rifiuto.

      Il problema nasce dal fatto che questo rifiuto è espresso ed esercitato verso una componente reale e oggettiva di una parte del proprio essere, in questo caso la realtà oggettiva del proprio corpo e del genere sessuale ad esso legato (Giancarlo qualche commento addietro parlava di rifiuto della realtà…). Il rifiuto delle realtà oggettive del proprio essere (fisico ma anche psichico) ha sempre generato profondi malesseri, che vengono appunto da una profonda “non accettazione”. Malesseri laceranti quando la non-accettazione si rivolge precisamente verso noi stessi e ciò che inopinatamente siamo o abbiamo anche come caratteristica distintiva (a volte basta poco… dalle orecchie a sventola, a una eccessiva timidezza o altro).

      Dall’elemento non-accettato, si tende a fuggire in ogni modo, in quanto fondamentalmente, lo si identifica come motivo scatenante del nostro malessere interiore.
      Sempre dal testo di cui sopra: “Micah ha 27 anni, dopo essersi sottoposto ad una mastectomia e a una isterectomia, non si sente né uomo né donna, si definisce di genere neutro.”
      Più che definirsi si è trasformato tale… si è rimodellato un corpo a “sua immagine e somiglianza”. L’immagine che aveva (che ha) di sé stesso, che la realtà oggettiva, oggettivamente negava.
      Purtroppo sappiamo tutti – soprattutto chi ha qualche anno in più – quanto l’immagine che abbiamo di noi stessi sia purtroppo, mutevole, fallace, incompleta, non-oggettiva…
      Ciò che Micah (nel caso specifico) crede oggi di essere, facilmente non sarà più vero – o sarà mutato – di qui a qualche anno, per il passare del tempo o per eventi e circostanze che lo porteranno ad una diversa visione di sé… e forse le scelte drastiche e per certi versi terribili di oggi, domani gli procureranno altrettanta sofferenza e impedimenti oggettivi a ritrovare un nuovo mutato equilibrio.

      Pensare di risolvere la situazione, di trovare un equilibrio, una pienezza di sé, allontanando da sé stessi quella che si identifica la “causa del male”, quando in realtà la causa è molto più profonda e che si potrebbe ripresentare sotto altre forme perché insoluta, è un tremendo inganno che porta talvolta a scelte e danni, che un domani potrebbero risultare irreparabili.
      L’inganno profondo è quello di credere di stare esercitando una “libera scelta” e un “libera decisione” sul proprio essere e sul proprio vivere.

      Cristianamente parlando è l’idea che la serenità (o la felicità) si trovi fuggendo dalla Croce, dalla PROPRIA croce, da ciò che ci destabilizza e ci procura sofferenza.
      Ma l’unica logica della vera pienezza, della vera pace con sé stessi, con la propria Storia, con gli altri e quella dell’ AMEN… quella che nella Croce ci permette di entrare (salire, restare) perché con Cristo se ne esce vittoriosi e ciò che prima era debolezza diviene forza, ciò che prima era esperienza di morte, diviene esperienza di Resurrezione.
      Questo è anche ciò che permette ad ogni Uomo, di vivere pienamente la Realtà oggettiva per farla propria e non esserne vittima.

      Questo è anche, si potrebbe dire, il Cuore dell’Annuncio e se vogliamo meglio, l’esperienza che deriva dall’aprirsi all’annuncio della Morte e Resurrezione di Nostro Signore, come esperienza salvifica e trasformante per ognuno di noi.

        1. Grazie Giancarlo apprezzo il tuo apprezzamento 😉

          Non vorrei passare per pedante nei tuoi confronti, ma ti invito a considerare che se hai trovato del buono in questa mia analisi (al di là che ci sia o meno in senso assoluto), questa scaturisce dal porsi una domanda che va al cuore della ragione delle scelte umane, anche quando simili scelte si trasformano in atti deplorevoli, aberranti o depravati…
          Il mio invito cioè è quello di non fermarsi alla superficie e di quegli atti o di chi li commette, per stigmatizzarli, ma di andare alle “ragioni del cuore”, per quanto questi cuori o queste ragioni, possano trovarsi sprofondate in un “abisso di tenebre”.

          Per fare questo bisogna spingersi in un atto di compassione e di condivisione (non degli atti, mi pare superfluo sottolinearlo). Al domandarsi sempre “perché”, perché un Uomo fa questo?
          Per scoprire che il più delle volte il perché, non è in odio o in contrasto a Dio e alle Sue Leggi (sebbene gli atti in sé lo siano), ma sta proprio in quelle tenebre e soprattutto trova ragione in una profondissima sofferenza…
          E di fronte alla sofferenza, come fosse quella di un malato il cui corpo arriva ad avere un odore insostenibile o che ci vomitasse addosso le sue interiora, forse ci potremo limitare ad evitarlo schifati o a intimargli di non puzzare o vomitare più?

          Spero vorrai comprendere e accettare questo mio ulteriore pensiero come hai fatto con il precedente 😉

            1. Grazie a te Baldo.
              …………………………….
              Come noterete anch’io sono caduto nel tranello e nella gender-confusion…

              “Micah ha 27 anni, dopo essersi sottoposto ad una mastectomia e a una isterectomia…ecc”

              Essendosi sottoposto a mastectomia e isterectomia, vi si sarà in realtà (realtà oggettiva) sottoposta, ma anch’io in seguito, mi sono riferito a lei al maschile… 😐

          1. Giancarlo

            Bariom, tu sei profondamente ottimista sulla natura dell’uomo. Questo ti porta a credere, a scommettere senza riserve anche sul più infido ed impenitente peccatore. Tutto questo ti fa profondamente onore ed io ammiro il tuo slancio di misericordia; in questo senso ho tutto da imparare da te.

            Quello che ti vorrei umilmente ricordare è che nessuno, neanche Gesù Cristo in persona può salvare un peccatore contro la sua volontà. Questo dato, pur amando senza riserve qualunque peccatore ci tocchi in sorte di incontrare, non può e non deve essere dimenticato, nell’interesse dello stesso peccatore.

            Entrando nello specifico del link che ha postato Giusi, quando ci troviamo di fronte ad un travestito o, comunque, ad una persona che rifiuta apertamente il dato reale, biologico del suo corpo, ebbene la nostra opera di misericordia non può prescindere dal mettere il peccatore di fronte alla Realtà del suo essere. Rispettare un peccatore non può significare arrivare al punto di accettare in silenzio che lui possa travestirsi, addirittura profanare il suo corpo con operazioni chirurgiche, per poi dare pubblico scandalo per strada, al supermercato, addirittura a scuola nel ruolo di insegnante, con gravissimo rischio e pericolo per i più piccoli, per i nostri figli o nipotini. Sei una persona intelligente, Bariom, non puoi accettare in silenzio tutto questo. Io, in coscienza, non potrei mai accettare che un insegnante si presenti in classe di uno dei miei figli travestito da donna. Ti giuro che farei qualunque cosa, dalla piazzata fino all’incatenarmi, con annesso digiuno di cibo ed acqua, ai cancelli della scuola fino a quando qualcuno non mi ascolta. E tutto il casino che riuscirei a mettere in opera sarebbe, prima di tutto, nell’interesse dei miei figli, naturalmente. Ma sarebbe anche nell’interesse dello stesso peccatore che, di fronte a reazioni così forti, forse sarebbe spinto a riflettere sull’oscenità del suo modo di essere.

            Non bisogna aver paura delle parole, Bariom. E’ meglio aver paura del peccato. Allora, quando dico che un travestito è un essere osceno, non lo dico per umiliarlo. Se poi dico che è un porco pervertito, lo dico perché è vero: un uomo che, travestito da donna, si avvicina a mio figlio, non ancora diciassettenne, è un porco pervertito e non mi interessa nulla se si avvicina nel suo ruolo di insegnante; anzi, ancora peggio. Bisogna trovare il coraggio di gridarglielo in faccia, a questa gente, tutto il disgusto e lo schifo che provocano nelle persone innocenti, nei bambini (di cui abbiamo la responsabilità), nei nostri figli (di cui abbiamo la responsabilità), ed in noi stessi, se permetti, di cui pure abbiamo la responsabilità.

            Quello che vorrei comunicare, in tutta sincerità, a voi tutti, amici del blog di Costanza, e ad Admin, verso cui sono debitore per l’enorme pazienza con cui sopporta le mie intemperanze, è che io mi sento profondamente aggredito da questa rivoltante ideologia gender, temo per la mia famiglia, per il futuro dei miei figli. Mi domando quale mondo troveranno i miei nipotini quando Iddio ce ne farà dono. E mi preparo come posso, con la preghiera del rosario (da poco faccio parte di un gruppo di preghiera!); cerco di tenermi aggiornato; partecipo a conferenze; e mi preparo a questo venerdì di passione che sono ormai diventati questi anni difficili in cui ci è toccato in sorte di vivere. Sarebbe ingenuo, anzi sarebbe stolto guardare al mondo di oggi senza avvertire un fremito nel cuore, un brivido nella schiena, un ribollir di sangue.
            Di nuovo, non aver paura delle mie parole Bariom. Io mi preparo alla guerra, si alla guerra che ci aspetta. Mi preparo ai soprusi, alle ingiustizie, alle umiliazioni, alle violenze che noi cristiani dovremo affrontare nei prossimi anni per continuare a testimoniare la fede nel nostro Signore, Cristo Gesù. E nessun Kasper, nessun Martini, nessun volemosebbene vestito da prete riuscirà a convincermi che la chiesa deve adeguarsi al mondo, che deve essere più misericordiosa. L’unica misericordia di cui ha bisogno il mondo è quella che passa dal confessionale. Si adegui il mondo, se vuole. Oppure sia la guerra.

              1. Giusi

                C’è una tale confusione che mi vengono in mente queste parole che ho letto del Cardinale Biffi, profondissimo come sempre:

                “E’ difficile diventare eretici ed è straordinariamente paradossale che anzi, oggi, praticamente non ci siano più eretici e questo perché va sbiadendosi il confine tra l’ortodossia e l’eterodossia e, incomprensibile è che oggi nessuna asserzione è più condannabile, di conseguenza viviamo nel paradosso che pur vivendo in una epoca culturalmente eretica, l’eretico non esiste più….”

            1. Va bene Giancarlo tu batti e ribatti il tuo chiodo fisso, ma…

              1) Nessuno può salvare chi non vuol essere salvato. Ma NESSUNO di noi può sapere questo a priori, se lo sapessimo inutile sarebbe ogni testimonianza.

              2) Presumere di questa NON volontà per il perdurare degli atti di peccato è un GRAVE presunzione da parte nostra e sarebbe grave peccato di omissione non fare di tutto con MISERICORDIA perché il peccatore abbia a convertirsi, perché non sappiamo se, ma soprattutto quando, la Grazia di Dio potrebbe operare.

              3) Non ho personalmente alcuna paura delle parole, ma ti ricordo che le parole possono essere pietra e possono uccidere e NON possiamo usarle con leggerezza (ne lasciarci andare a insulti che NON sono “chiamare le cose con il loro nome”) o credere che perché rivolte ad un peccatore non si debba avere accortezza.

              4) Da nessun parte ho detto che bisogna “stare in silenzio” di fronte a questa o quella situazione, ma sappi che anche il silenzio in certe situazioni, può valere quanto cento parole.

              5) Se i nostri figli sono correttamente educati, nella fede, nella luce che la fede da alla realtà delle cose, se della realtà delle cose li rendiamo consapevoli, se curiamo la loro crescita nello Spirito, nei Sacramenti, se stiamo loro sempre vicini quando non fisicamente nella preghiera per aiutarli nel discernimento, non dovremo temere “lupi di ogni sorta” né girare con il “fucile spianato”…

              Come stanno i nostri figli? Che rapporto hanno con Dio, con la Chiesa, con i Sacramenti?
              Preoccupiamoci prima di tutto di questo…

              Qui chiudo o ci rivviluppiamo in discorsi già fatti.

              1. Giancarlo

                Bariom, siamo perfettamente d’accordo sul fatto che a tutti i peccatori deve essere usata misericordia, nessuno escluso naturalmente. Solo che ci sono peccatori che vanno in chiesa a chiedere perdono attraverso il sacramento della confessione: nei loro confronti misericordia senza misura, nessun peccato è abbastanza grosso da non poter essere perdonato.

                Poi ci sono peccatori che non chiedono affatto la misericordia. Anche verso costoro va usata misericordia senza misura. Ma la misericordia che va usata nei confronti di questo secondo tipo di peccatori (gli impenitenti) non può essere la stessa che si usa nel confessionale (il perdono). Per costoro serve una medicina più amara: la verità. Se vogliamo usare misericordia nei confronti dei peccatori impenitenti, dobbiamo dir loro la verità. E poi pregare per loro. Non possiamo perdonarli finchè restano nel loro peccato.

                1. Ma continua a non capire quale prerogativa che NON ti spetta tu ti assumi…
                  Cosa significa “non possiamo perdonarli” !!!

                  Tu hai da convertirti e amare tutti (compreso il tuo nemico)… che ne sai tu di penitenti o impenitenti e distinzioni varie da discernimento degli spiriti … per me tu potresti (come io potrei) essere un impenitente cronico su un tuo peccataccio nascosto e che ne so io.

                  Sai chi è l’impenitente? Colui che muore rifiutando il perdono di Dio.
                  Per gli altri non sappiamo… e non giudichiamo, quindi come dice la Scrittura: “se tu stai in piedi, pensa a non cadere” (che anche il giudizio temerario è un peccato).

                  1. Giancarlo

                    Bariom, davvero, io sono scoraggiato.

                    Cosa significa che non possiamo perdonarli? Significa che DOBBIAMO CORREGERLI. Poi, se chiedono perdono, allora dobbiamo anche perdonarli. Non prima, però. Perdonare un peccatore senza che questo abbia prima chiesto perdono significa confermarlo nell’errore.

                    Non si tratta di condannare il peccatore, io non condanno nessuno. Condanno il peccato, e basta. Ma un pubblico peccatore che se ne va in giro travestito da donna dando scandalo a chiunque, IO NON LO PERDONO. Vuol dire che mantengo, nei suoi confronti, un atteggiamento di rimprovero. E’ chiaro? Di fronte al professore che entra in classe travestito da donna, io tengo, nei suoi confronti, un atteggiamento di rimprovero. E’ chiaro? NON LO PERDONO, fino a quando non chiede perdono e cambia atteggiamento. E’ chiaro, Bariom?

                    Scendiamo nel concreto. Poniamo che quel porco pervertito che si è presentato in classe travestito da donna sia un professore di tuo figlio. Ti domando: tu come reagisci? Lo perdoni a prescindere? Oppure gli chiedi di cambiare atteggiamento? E, se non lo cambia, tu cosa fai? Lo perdoni? Oppure insisti nel chiedergli, con ogni mezzo, di cambiare atteggiamento? E se lui continua a non cambiare atteggiamento, tu cosa fai?

                    Io, Bariom, di fronte all’ostinazione di un porco pervertito del genere, se non avessi altro mezzo, allontanerei mio figlio dal lupo di anime. Chiaro, adesso, cosa significa non perdonare? Significa tentare con ogni mezzo di correggerlo. Se rifiuta la correzione, allontanarsene.

                    Sull’impenitente. Certo Bariom, so chi è l’impenitente: è colui che non chiede perdono. Quindi ANCHE colui che muore rifiutando il perdono di Dio. Ma… NON SOLO colui che muore rifiutando il perdono di Dio. L’IMPENITENTE E’ COLUI CHE NON CHIEDE PERDONO, a prescindere se muore o meno. Finchè non chiede perdono NON OTTIENE PERDONO, né da Dio né dal sottoscritto che, non essendo più buono di Dio, non può superare Dio in misericordia.

                    Tu insisti sempre sul fatto che io ho da convertirmi ed amare tutti: ma io amo tutti, COMPRESI I MIEI NEMICI. Il problema è che amare, a volte, SIGNIFICA CORREGGERE. Quando siamo di fronte ad un peccatore impenitente, che non necessariamente deve essere già morto (anche perché sono cazzi suoi se è morto impenitente), LA PRIMA OPERA DI MISERICORDIA E’ LA CORREZIONE. Poi, coe al solito, dopo aver corretto il proprio comportamento, se chiede perdono, DEVE ESSERE PERDONATO.

                    … e abbasta….

                    1. Si facciamo abbasta visto che tu mescoli persino il senso delle parole…

                      Questo significa questo, ma non significa quest’altro, ma significa questo solo ammesso che prima ci sia quest’altro… e quando dico così, intendo cosà, ma non colà…

                      A gianca, a me pare di scrivere in italiano ma tu parlo solo la tua lingua.
                      E continua pure a correggere e a non perdonare chi ti pare che vai bene, visto che con il metro con cui giudichiamo e misuriamo saremo misurati.

                      Di che ti scoraggi?

                    2. Ah, Giancarlo le Opere di Misericordia sono 7 corporali e 7 spirituali…
                      Da nessuna parte c’è scritto che la prima è la CORREZIONE… ma si capisce che a te preme quella più di ogni altra!

                    3. Giancarlo

                      Caro Bariom, io non mescolo proprio niente e, quanto all’italiano, mi pare di esprimermi in maniera più che accettabile. Come al solito, ti invito sinceramente ad entrare nel merito delle questioni e, se puoi, a farmi vedere dove sbaglio. Se poi qualcun altro volesse intervenire a correggermi, gliene sarei grato.

                      Mi scoraggio di poter dire, un giorno, che professiamo la stessa fede.

                    4. Ecco siamo a punto da capo… 😐

                      Sempre l’ultima amletica domanda: professiamo la stesa fede?
                      Bisognerebbe poi capire cosa significa per te “professare la fede”…

                      Tu reciti il Credo? Presumo si…
                      Ecco io anche… “abbi dubbi”? Ti lascio ai tuoi dubbi…

                    5. Giancarlo

                      Io recito il credo e vi aderisco con tutto il cuore e con tutta la mente. Tra l’altro anche nel credo si parla di perdono dei peccati, a conferma del fatto che non è un argomento di poco conto.

                      Professare la fede significa aderire al magistero, all’insegnamento della chiesa cattolica. Sul perdono questo insegnamento mi pare abbastanza consolidato: per accedere al perdono di Dio bisogna chiederlo nel sacramento della confessione. In questo sacramento il penitente dichiara di essere pentito per i peccati commessi E PROMETTE DI NON PECCARE PIU’. In questo modo ottiene il perdono di Dio. Fuori dal sacramento della confessione, per quel che ci è dato di sapere, non è possibile accedere al perdono di Dio.

                      Ora, Bariom, se DIO NON CONCEDE IL PERDONO a chi non lo chiede, vuoi spiegarmi perché dovremmo concederlo noi a chi, non solo non chiede perdono ma, addirittura, rivendica il proprio osceno comportamento come pienamente legittimo e buono? Il famoso professore pervertito, tanto per restare ad un esempio che rende bene l’idea, merita il nostro rimprovero, non il nostro perdono. Se poi, a seguito dei nostri ammonimenti, dovesse cambiare vita e chiedere perdono, allora certamente avrebbe anche il nostro misero perdono, dopo aver avuto il perdono di Dio.

                      Insomma, alla fine Bariom, sulla misericordia possiamo dire che deve essere usata con larghezza di manica verso tutti i peccatori, senza distinzione. Su questo credo che siamo pienamente d’accordo. Quello su cui mi preme distinguermi da te è che la misericordia può essere manifestata attraverso due diverse forme, a seconda dei peccatori che abbiamo davanti:
                      1) Verso i penitenti misericordia sotto forma di perdono. Senza misura, come ci ha insegnato Gesù.
                      2) Verso gli impenitenti misericordia sotto forma di verità. Anche in questo caso senza misura.

                      Sempre pronto a correggermi, se sbaglio.

                    6. Roberto

                      Il peccatore che muore impenitente va all’inferno. Perciò, deve essere già impenitente prima del decesso, è chiaro.
                      Di nessuno si può conoscere con certezza la sua condizione spirituale, ma ciò non significa essere privi di qualsiasi elemento a riguardo. Un peccatore che ritiene costantemente il suo peccato e lo difende, può essere considerato impenitente, anche se non si può avere l’assoluta certezza che lo sia.
                      Concedere il perdono a chi non dà mostra di alcun pentimento riguardo ad atti relativi a materia grave di peccato è da definire più un’assenza di misericordia, che misericordia.

                      Ricordo che Padre Livio in vecchie catechesi relative al perdono dei peccati, definiva il concedere il perdono a chi non dà alcun indizio di pentimento per i suoi peccati, una parodia della misericordia cattolica.

                      A fronte di tali peccatori, che si possono anche definire “impenitenti” – impenitenti a viste umane, se vogliamo essere rigorosi nel linguaggio – ciò che è dovuto non è il perdono, ma l’ardente desiderio di perdonare, che è lo stesso atteggiamento di Dio.

                      Il Signore attende, potremmo quasi con il fiato sospeso, il momento del pentimento del peccatore, per poter concedere repentinamente il perdono che, spasimando, desidera donare.

                      Ciò che impedisce quest’atto è la volontà del peccatore. Così, conformemente al Signore, quando il cattolico ritiene ragionevolmente che il peccatore non si è pentito – e no, via, spesso e volentieri non ci vuole la scienza infusa per capirlo – ciò che deve fare è ardere del desiderio che la coscienza di colui che l’ha offeso sia illuminata, così da poter offrire il suo perdono.

                      Ricordo che Padre Livio aveva fatto un esempio tratto da un romanzo di uno dei due autori russi che spesso si citano – Dostoevskij o Tolstoj uffa li confondo sempre… – per descrivere questo atteggiamento spirituale che va coltivato con impegno e con l’aiuto imprescindibile della grazia.

                      Per quanto riguarda la correzione, essa è senz’altro doverosa – va poi capito anche quando esercitarla, perché può essere utile con le opportune modalità nei confronti di certi peccatori, mentre altri – quelli più radicati nel peccato in particolare – può anche sortire l’effetto opposto a quello desiderato.

                    7. Giancarlo

                      @ Roberto

                      Perfetto Roberto. Infatti io ardo dal desiderio di perdonare gli impenitenti… o almeno ci provo. Ma fino a quando non si pentono, l’unico modo di mostrare loro misericordia è l’ammonimento. E quanto più chiaro e forte è l’ammonimento, quanto più salutare sarà per il peccatore impenitente.

                      “Concedere il perdono a chi non dà mostra di alcun pentimento riguardo ad atti relativi a materia grave di peccato è da definire più un’assenza di misericordia, che misericordia.”. DA INCORNICIARE E MANDARE A MEMORIA.

                      Grazie Roberto. Concordo con Sara: UN INTERVENTO MAGISTRALE.

                    8. Giusi

                      Giancarlo nella sostanza sono d’accordo con te però, anche se è eroico, noi, in teoria, dovremmo perdonare anche chi ci fa del male e poi sperare di essere perdonati tutti da Dio. Il fatto è che il professore, appoggiato dalla preside (è quuesto è gravissimo!), ritiene di non fare nulla di male per cui nella realtà se tu vai a dirgli: io ti correggo in nome della verità quello ti ride in faccia. L’unica cosa da fare in questi casi è esprimere le proprie posizioni e agire di conseguenza ritirando i figli da quella scuola. Aspettati pure che dei genitori “illuminati” dicano invece: che male c’è? Però bisognerebbe evitare di dargli del porco pervertito o altri epiteti perchè sono giudizi sulla persona e noi non dobbiamo giudicare. Hai letto il libro di Luca DiTolve? Prima della conversione ne ha fatte di tuttti i colori. Non si è convertito perchè qualcuno gli ha dato del porco pervertito ma perchè la Grazia del Signore, per intercessione di Maria, lo ha toccato. E non era nemmeno un porco pervertito. Era, come ha poi spiegato nel suo libro, una persona sofferente alla ricerca di se stessa, priva della figura paterna. Non sappiamo quello che c’è dietro alle persone. Tanti anni fa sono stata fatta oggetto di stalking (non c’era ancora questo reato) da parte di una all’anagrafe donna che però si sentiva uomo. Nulla di volgare. Si era innamorata di me, mi scriveva lettere bellissime che allora per nervi ho strappato. E’ stata dura venirne fuori. Ci sono riuscita non reagendo in nessun modo, alla fine si è stufata. Questa persona era strana nel senso che sembrava un ragazzo glabro, non era omosessuale aveva dei caratteri maschili, anche la voce era particolre, era una donna che si sentiva uomo. Era molto intelligente e prima dello stalking io parlavo volentieri con lei e mi aveva confidato il suo dolore, mi aveva detto che passava da adolescente interi pomeriggi in chiesa a pregare il Signore che la facesse risvegliare uomo. Ho poi saputo che meditava di operarsi. Non so se l’abbia fatto. Ti racconto questo non per giustificare il professore. Giusto opporsi, ribellarsi, ritirare i figli da scuola ma secondo me dobbiamo evitare di dare giudizi personali perchè non possiamo mai sapere cosa si nasconde dietro una persona, il suo vissuto, il suo carico di dolore. Quello lascamolo fare a Dio. Mi sento disturbata anch’io quando usi certe espressioni e non è buonismo.

                    9. Anch’io ti ringrazio Giusi visto che ha i ribadito un concetto che mi pare aver qui espresso più e più volte e a Giancarlo in particolare…

                      Nel fondo non è anche il succo del discorso della mia “analisi” rispetto gli accadimenti e il vivere di Micah? Ma evidentemente non so trovare le parole (o le mie, alle orecchie di Giancarlo, non suonano come le tue…) 😉

                    10. Giancarlo

                      @ Giusi
                      Giusi, ho riletto con calma questo tuo intervento delle 10,33. Quando l’avevo letto stamani, molto frettolosamente, mi era sembrato di capire che, in sostanza, mi chiedevi di rinunciare ad usare certi epiteti del tipo “porco pervertito”. Rileggendolo, stasera, mi accorgo che hai fatto un discorso parecchio più ampio ma che non riesco a capire tanto bene.

                      Subito all’inizio mi dici che noi cristiani “dovremmo perdonare anche (non capisco cosa significhi “anche”) chi ci fa del male e poi sperare di essere perdonati tutti da Dio.”. Scusami ma… come ho cercato di spiegare in mille modi a Bariom, certo che dobbiamo perdonare chi ci fa del male, ma se e SOLO SE smettono di farci del male e chiedono perdono. L’ho già detto in mille modi diversi: Dio perdona sempre, ma solo se Gli viene richiesto il perdono. Dio non perdona a prescindere, con o senza il nostro pentimento, con o senza la nostra rinuncia al peccato. No, Dio ci perdona solo se chiediamo perdono e cambiamo vita. Perché dunque noi dovremmo perdonare a prescindere? Gesù Cristo, sulla croce, esclama: “Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno!”. Cosa significano queste parole? Forse che il perdono di Dio salverà comunque chi crocifigge il Signore? Assolutamente NO. Le parole di Gesù sulla croce sono un’invocazione di perdono, non il perdono. Significa che, da quel momento, il perdono del Padre sarà a disposizione di chiunque lo richiederà, ma… BISOGNA CHIEDERLO!

                      Tornando, per l’ennesima volta, su quel disgraziato professore travestito, ribadisco quello che ho sin qui detto: l’unica misericordia che noi, come cristiani, possiamo usare nei suoi confronti è quella dell’ammonimento, del rimprovero. Non certo quella del perdono che rischierebbe di essere una falsa misericordia se non, addirittura, sacrilega. Davvero, non so più come ribadirlo.

                      Poi hai parlato di Luca Di Tolve, il quale si è convertito in virtù della Grazia del Signore, per intercessione di Maria. Bene. E allora? Tutti, nessuno escluso, possiamo convertirci solo per Grazia di Dio. Né io mi sono mai illuso di poter convertire qualcuno. Io so solo che noi, come cristiani, dobbiamo dare testimonianza alla verità. Poi Dio farà il resto.

                      Infine mi racconti di quella donna che si sentiva un uomo. Anche questo non capisco cosa c’entra. Mi dici che era una persona molto sofferente. Ma la sofferenza non può giustificare niente, né può cambiare la verità. Il fatto che fosse sovrastata da pulsioni omosessuali non cambia il fatto che era una donna. Mi auguro per lei che abbia rinunciato a quell’aberrazione che è il cambio di sesso, che è solo devastazione di un corpo creato da Dio.

                    11. Giusi

                      Giancarlo io ho capito che a noi il Signore chiede di perdonare sempre (settanta volte sette) perchè noi non siamo Dio e quindi non possiamo avere il quadro completo delle attenuanti e delle aggravanti di una persona, non possediamo la Sapienza. Tu dici: se Dio non perdona perchè noi sì? Perchè noi non siamo Dio! Perchè ci chiede di non giudicare? Perchè il nostro giudizio non può essere giusto! Lui solo legge nei nostri cuori, lui solo sa tutto di noi. Certo conosciamo i peccati perchè ce li ha detti LUi. L’ammonimento fatto a una pesona che il peccato non lo riconosce non serve a niente e insultarlo non è cristiano. La donna di cui ti ho parlato non era completmente donna, era strana (anche fisicamente), non la definirei omosessuale. L’omosessuale è una donna a cui piacciono le donne e che non penserebbe mai di cambiare sesso, lei era una donna che si sentiva uomo è diverso. Che doveva fare? Di certo non perseguitarmi ma se sin da bambina sognava e pregava di essere uomo che le vuoi fare? Ammazzarla? Cosa avrei dovuto dirle: sei una porca pervertita? Mi sono difesa ignorandola perchè non condividevo il suo sentmento ma se questo non ci fosse stato non le avrei negato la mia amicizia.

                    12. @ Giusi, non è che tu hai capito così… è che E’ così!

                      Giancarlo continua pervicacemente ad applicare il metro di giudizio-perdono-condanna (e mettiamoci anche correzione) umano e per di più il SUO metro umano alla stesse parole di Cristo nonché presumendo di quanto, come, dove e se Dio perdonerà! E questo è inaccettabile oltre che portarlo ai limiti della superbia spirituale.

                      @Giancarlo, cosa vorrebbe dire “se Dio non li perdona, perché noi dovremmo farlo?”…. che CAVOLO ne sai tu se e quando Dio perdona o non perdona (forse a te non vorrà perdonare appellativi come “porco” – che sono gratuita offesa COMUNQUE… perché presumi di si? Ah già perché tu chiedi perdono… però poi continui a farlo!).

                      Cosa significherebbe perdonare “settanta volte sette”? Lo sai almeno? Perché Gesù non ha semplicemente detto “perdonate 70 volte solo finché vi chiederanno scusa…”?
                      Ha un preciso senso simbolico e persino cabalistico, e significa “all’infinito”.
                      Cosa significa “amate i vostri nemici”, tra cui si presume vi siano coloro che ti fanno del male, ti offendono, peccano contro di te (e quindi contro Dio…)?
                      Come lo configuri l’Amore se questo non si manifesta nel PERDONO? Ma tu l’hai letta la storia di qualche Santo, di qualche Martire anche contemporaneo? Spesso gli aguzzini si sono convertiti perché si sono sentiti perdonati (quindi amati) SEMPRE, sino all’ultimo, cioè dopo aver tolto la vita alla loro vittima (aveva un bel da aspettare il loro pentimento).

                      Però per te amare è “correggere”, “guardare con aria di rimprovero”, “aggredire nei limiti del consentito”, stare lì a muso duro a ricordare continuamente all’altro “sei un peccatore!! Convertiti!”.
                      Ma dimmi una cosa, con un figlio/figlia che abbandonasse la Chiesa, l’appelleresti continuamente come “schifoso/a pervertito/a – perché questo sarebbero avendo pervertito la verità che avevano ricevuto. Li guarderesti in cagnesco tutti i giorni della loro vita? Sinché non si pentono…
                      Faresti così? Si… poveri figli! Quando avranno bisogno e magari vorranno tornare indietro, si guarderanno bene dal farlo con te…
                      Se la risposta è NO, perché applichi due pesi e due misure? La Scrittura non applica sconti, non fa differenza di figli o mica figli… anzi.

                      La cosa peggiore, è che il tuo continuo dire e martellare (e mai una volta che fai un passo indietro… chiedi scusa, fai ammenda, ti complimenti – in realtà adesso mi domando cosa hai realmente apprezzato del mio intervento sulla storia di Micah – ma poi riparti a testa bassa), mette in luce una profonda ignoranza – da ignorare – del senso profondo delle Scritture, dello stesso Vangelo, di tutta la Patristica e di fiumi di testimonianze che sono state scritte in merito… ma tu no, ignorante ma presuntuoso, insisti a predicare il “perdono secondo Giancarlo”.

                      Poi, se come fai sempre, da tutto questo, vuoi estorcere il significato, che io dico, che NON bisogna dire la Verità, che NON bisogna correggere, che NON bisogna chiamare il peccato con il proprio nome (e cmq non servono insulti aggiuntivi o “rafforzativi), sei solo da compiangere.

                      Ciò detto, vuoi iniziare ad esercitare il perdono e la misericordia? Fallo subito… evita di rispondermi.
                      Abbi misericordia, evitami lo strazio. 😉

                    13. Ah Giancarlo, giusto per capirci, io con te ho la presunzione (seppur con qual che nota polemica) di star esercitando la “correzione fraterna”… e come vedi “non mollo” 😉

                    14. Giancarlo

                      Giusi… cos’è? Hai bevuto qualche bicchiere di buonismo di troppo ieri sera? Spero che stamani ti sia passata la sbornia… altrimenti sarò costretto a degradarti e a nominare comandante in seconda dei cattivi Sara. …Sto scherzando eh?

                      Non sono un teologo, anzi non sono nessuno; però proviamo a ragionare.

                      Quando una persona fa il male, si macchia di una colpa, arreca un danno, la vittima ha diritto prima di tutto ad essere protetta da chi fa il male; poi ha diritto ad essere risarcita, quando il risarcimento è possibile. Il perdono cristiano, che la vittima può e deve concedere a chi ha commesso il male, non può, in nessun caso, significare una rinuncia a questi due diritti: protezione e risarcimento del danno, se possibile ovviamente. Allora cosa significa perdonare? Significa rinunciare a coltivare, nel proprio cuore, sentimenti di rivalsa o vendetta. Significa, insomma, rinunciare a rispondere con il male a chi, per primo, ci ha fatto del male. In questo senso, naturalmente, SIAMO SEMPRE TENUTI A PERDONARE, certo. Però deve essere ben chiaro che PERDONARE NON PUO’ MAI, IN NESSUN CASO, RINUNCIARE A RISTABILIRE LA GIUSTIZIA O RINUNCIARE AL GIUSTO RISARCIMENTO (se possibile).

                      Vi è poi un altro aspetto del perdono che è quello amministrato dalla chiesa tramite il sacramento della riconciliazione. Anche questo perdono, come quello della vittima, non può, in nessun caso, significare la rinuncia al ristabilimento della giustizia ed al risarcimento del danno. Questo secondo tipo di perdono, che poi è il perdono di Dio, ESIGE IL PENTIMENTO E LA RINUNCIA AL PECCATO. Senza queste due condizioni IL PERDONO DI DIO NON PUO’ E NON DEVE ESSERE CONCESSO.

                      In ambo i casi IL PERDONO (da parte di Dio e da parte della vittima) ESIGE IL RISTABILIMENTO DELLA GIUSTIZIA ED IL RISARCIMENTO DEL DANNO.

                      Poi, Giusi, dici una cosa che davvero non mi sarei aspettato da te: “L’ammonimento fatto a una pesona che il peccato non lo riconosce non serve a niente…”. Dico ma… stai scherzando? L’ammonimento ad una persona che fa il male è L’UNICA COSA CHE POSSIAMO FARE. Se poi servirà o meno, questo lo vedremo alla fine, ma NOI SIAMO TENUTI A CORREGGERE.

                      Infine, sulla “donna strana”. Giusi, non esistono donne strane. Esistono maschi e femmine che, se sviluppano la loro identità in modo equilibrato, diventano uomini e donne. Se, invece, non si sviluppano in maniera equilibrata, allora possono acquisire pulsioni e comportamenti omosessuali. Esistono poi persone che sono convinte di avere un corpo sbagliato; questo, probabilmente, è il caso della tua amica. Si chiama disforia di genere ed è una grave malattia psichiatrica. La tua amica andrebbe curata. In nessun caso può essere moralmente accettabile il “cambiamento di sesso”. Il cosiddetto “cambiamento di sesso”, in realtà, è solo un scempio del corpo che è e rimane dello stesso sesso ricevuto da madre natura. Io, Giusi, non mi sarei mai sognato di darle della porca pervertita, né, tantomeno, l’avrei ammazzata. Io le avrei consigliato di farsi curare. E comunque di accettare la sua condizione come una croce da portare (ce ne sono anche di peggiori, credo). In nessun caso avrei potuto approvare la sua pazza idea di “cambiare sesso”.

                    15. Giancarlo

                      Bariom.. ma che cavolo stai dicendo? Certo che so quando Dio perdona e quando non perdona. Dio perdona quando un sacerdote dà l’assoluzione. Un sacerdote dà l’assoluzione quando un peccatore si pente, chiede perdono e promette di non peccare più.

                      Comunque, se con la parola perdono si intende la rinuncia alla vendetta, allora siamo tutti d’accordo che DOBBIAMO SEMPRE PERDONARE. Ma questo non significa rinunciare al ristabilimento della giustizia. Cioè, in concreto, se uno fa il male, l’unica forma di misericordia che possiamo applicargli è l’ammonimento.

                    16. Oh… de coccio!

                      E “applichiamogli” ‘sta (misera)misericordia: ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento…

                      Che è la stessa misericordia che applica Dio a noi ogni giorno quando apriamo gli occhi, quando entriamo in chiesa, quando ci rivolgiamo a Lui:ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento…

                      Non c’è che dire.

                      Come già detto in altre occasioni, te la lascio tutta la tua misericordia…
                      Mi domando essendo TUTTI NOI peccatori (in che stato di gravità e impenitenti o no lo sa solo Dio), come fai ad avere ancora qualcuno che ti intorno…?

                      Ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento…

                      Io so solo una cosa, le volte che ho sperimentato SERIAMENTE l’Amore di Dio, quello di mia moglie, dei miei figli, dei miei stessi Fratelli in Cristo, è quando mi sono sentito PERDONATO, prima ancora ammonito e che avessi riconosciuto la mia colpa (che la mia coscienza profonda già aveva riconosciuto).
                      Ed è proprio questo che ha mosso il mio pentimento.

                      Ma lo so… sono io che sono strano ;-|

                      Ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento…

                    17. Giusi

                      Giancarlo mi pare che tu confonda vari livelli: civili, penali e….. divini. Il nonno del delitto di Erba ha perdonato ma mica ha rinunziato alla costituzione di parte civle nell’azione penale contro Olindo e Rosa! La giustizia terrena, per quel che ci riescono, tocca ai Tribunali, quella divina a Dio e ai suoi rappresentanti in terra, in ogni caso non a noi. Io credo nel valore della testimonianza. Di fronte al peccatore (che poi siamo tutti peccatori), all’ateo, io porto il mio modo di essere, non mi tiro indietro ma se uno non riconosce il peccato io gli posso pure dire: guarda che vai all’Inferno, sei in errore ricordati che devi morire ma quello al massimo mi risponde come nel film di Troisi: mo’ me lo scrivo! E’ il vivere,per quel che ci riusciamo, il nostro essere cristiani che può attirare non la predica: a me con amiche atee è successo così. La donna strana non penso avesse una malattia psichiatrica, penso che al momento della differenziazione si sia verificato qualche meccanismo ormonale che abbia determinato una situazione fisica alquanto ibrida. Ci sono dei particolari che mi ha confidato e che ometto di dire che me lo fanno pensare Ovvio che non sono d’accordo col cambio di sesso anche perchè non servirebbe a niente, sarebbe comunque un uomo finto. Ma se tu dici a una persona che ha una croce: portala perchè Nostro Signore l’ha portata se non la porti vai all’inferno, quella ha tutto il diritto di mandarti a quel paese perchè la croce non è tua ma sua e lei sa quanto è pesante! Certo che avrei espresso il mio pensiero (quando l’ho saputo ormai non la vedevo più) ma non mettendomi in cattedra, probabilmente sarei partita col dirle che neanche dopo gli interventi comunque invasivi e nocivi per lei (tempeste di ormoni) si sarebbe ritrovata uomo ma solo una finzione di uomo, poi se avessi trovato spazio e comunque delicatamente avrei provato a dirle che l’unica via era riuscire ad accettarsi così com’era ma non è facile. Credi che lanciando due anatemi facciamo il nostro dovere e risolviamo i problemi? Magari fosse così!

                    18. Giancarlo

                      Giusi, io non confondo nessun livello. Esiste il perdono di Dio, amministrato dalla chiesa secondo le ben note regole: confessione dei propri peccati con PENTIMENTO E RINUNCIA AL PECCATO. Senza pentimento e rinuncia al peccato DIO (non io) NON PERDONA. Esiste poi il perdono che noi, come cristiani, siamo chiamati ad applicare a chi ci fa del male. Il nostro perdono è, nella sostanza, una rinuncia alla vendetta; niente di più. IN QUESTO SENSO (RINUNCIA ALLA VENDETTA), noi dobbiamo sempre perdonare. Tuttavia, se il peccatore non rinuncia, anzi rivendica come legittimo il male che fa, noi dobbiamo ammonirlo se pensiamo che possa essere utile. Quello che è certo, dobbiamo in tutti i modi combattere perchè sia ristabilita la giustizia e siano protette le vittime. In nessun caso possiamo accettare che un peccatore continui imperterrito a fare violenza su innocenti o indifesi, come nel caso del professore travestito.

                      Vorrei arrivare ad una conclusione condivisa, se possibile. Possiamo dire che il nostro perdono, inteso come rinuncia alla vendetta, è sempre dovuto. Se possibile, è doveroso l’ammonimento verso il peccatore. In ogni caso, mai si può rinunciare a ristabilire la giustizia, con eventuale risarcimento del danno, e a difendere i deboli da chi commette l’ingiustizia. Ogni azione, compreso l’uso della forza, se necessaria e se possibile, deve essere messa in atto per ristabilire la giustizia. Siamo d’accordo Giusi e Bariom?

                    19. Il nostro perdono NON E’ SOLO RINUNZIA ALLA VENDETTA… (e per quanto te lo si spieghi non lo contempli, andando contro non tanto a quanto dico io, ma a quando dice la stessa Tradizione della Chiesa… ma tu anche su questo fai orecchie da mercante. Studia un po’ ragazzo… poi semmai lanciati in affermazioni categoriche che vorrebbero insegnare agli altri).
                      Hai una visione troppo limitata, ed proprio per questa visione che sta alla base del tuo continuo diquisire, che non mi sento di arrivare al “siamo d’accordo” su asserzioni di massima, che sono in linea di principio condivisibili, ma che tu “applichi” o pretenderesti vengano applicate in modo (a mio giudizio) sostanzialmente distorto.

                    20. Giancarlo

                      Si, forse avete ragione voi. Perdonare significa davvero amare contro ogni nostro istinto.

                      Domando: ma se una donna vuole abortire, come possiamo amarla? Come si può mettere in pratica il precetto dell’amore nei suoi confronti?

                    21. @Giancarlo, potremmo porci mille domande simile a questa…

                      Come faccio ad amare (e perdonare) l’ubriaco che guidando un’auto ha ucciso mio figlio 15 enne? (domanda ipotetica non autobiografica, ma tristemente reale…) e potremmo farne tante altre…

                      Non possiamo che partire dal presupposto che di questo tipo di amore (e di perdono) siamo ASSOLUTAMENTE INCAPACI !! Se poi lo viviamo come “precetto” – “legge” da compiere, siamo sconfitti in partenza.

                      Possiamo sperare di riuscirci SOLO se abbiamo in noi lo Spirito di Gesù Cristo, quello spirito che ci dà la capacità di guardare gli altri con i Suoi occhi, di avere appunto “viscere di Misericordia”, di proferire le parole che già abbiamo ricordato: “Padre, perdonali…”, perché quelle parole veramente sono state pronunziate per TUTTI, “perché non sanno”, non sanno, realmente non sanno dell’abominio che stanno per compiere, della gravità del loro male… nemmeno noi pii, che pensiamo di avere solo “peccatucci veniali” ci rendiamo conto di quanto male facciamo con il nostro egoismo, la nostra profonda incapacità di amare il prossimo, i nostri giudizi taglienti, la nostra lingua sfrenata, i nostri pensieri più nascosti… i nostri “peccatucci”.

                      Bisogna entrare nell’ottica che chi pecca, chi fa il male, prima ancora che contravvenire ad una legge e procurare del male agli altri, fa del male a se stesso, perché il male genera male, genera morte.
                      Chi abortisce, quando si renderà conto del male commesso, e prima o poi (anche fosse dopo la loro morte) ne avrà piena coscienza, ne proverà tutto l’orrore, il disgusto e la sua pena sarà anche maggiore dell’eventuale castigo dovesse subire (fosse terreno o divino)…
                      E’ la testimonianza, direi unanime, di tutte le donne che hanno abortito con leggerezza, per ignoranza, per egoismo, per quello che vuoi, dopo che “sono stati aperti loro gli occhi”.

                      Quindi come amare una donna che vuole abortire (in tanto “se vuole” ancora non lo ha fatto), standole vicino in tutti i modi possibili, facendosi carico delle sue difficoltà, cercando di rimuovere le ragioni – per quanto possibile – che la portano a questo terribile gesto… Certo dicendole la Verità di ciò che sta per fare, ma MAI giudicandola in atteggiamenti o gesti, perché nel cuore di Dio e di Cristo non c’è giudizio (non quello che intendiamo umanamente e quello divino non sta a noi).
                      Amarla con il cuore che si commuove e trema alla sofferenza certo di una vita a cui sarà impedito nascere, ma anche a quella di una donna che inconsapevolmente sta per spezzare anche la propria!

                      Forse non siamo mossi a misericordia verso chi sta per suicidarsi, per chi si sta puntando addosso un coltello e si infligge più e più pugnalate? Questo è colui che pecca…

                      Come non amare se tanto siamo stati amati? Amati da Dio che ci ha tratti dalla fogna dei nostri peccati, che ci ha amati quando eravamo suoi nemici, quando noi, noi con i nostri peccati, imponevamo al Capo di Suo Figlio quella corona di spine. Noi piantavamo quei chiodi, noi ci facevamo beffe di Lui…
                      Eppure ci ha amati per primo… non ha aspettato il nostro pentimento, non ha aspettato la nostra conversione, perché se Dio non ci avesse amati per primo, neppure esisteremmo (esistiamo per Sua precisa Volontà d’Amore). Se non ci avesse amati per primo, non avremmo neppure potuto sperare di accedere al Suo Perdono, che ci viene dal Sangue sparso di Cristo.
                      Questo è il modo di amare di Dio.

                      Questo è il modo di amare di un Cristiano… segno nel mondo che l’amore di Dio esiste e ancora resiste per questo mondo, sazio ma affamato, gaudente ma disperato, pieno di sé ma debole e malato.
                      Malato del suo peccato, disperato per aver rifiutato Dio e perso la speranza, affamato di Amore che mendica da chi amore non può dare, perché l’Amore non conosce.

                      Preda, non dimentichiamolo, del principe delle tenebre e della menzogna, che convince il mondo che peccando si trova la propria libertà… quindi ancora, se noi abbiamo la grazia di essere stati liberati dall’inganno, come non avere misericordia di chi ancora nell’inganno vive?

                2. Giusi

                  Giancarlo se perdonare fosse rinunciare alla vendetta saremmo quasi tutti buoni. Non è così il Signore ci chiede di più, ci chiede la follia di amare i nostri nemici, chi ci fa del male. Perdonare vuol dire non provare rancore per chi ti ha fatto del male, amarlo, pregare per lui, rendergli bene per male è una cosa da far tremar le vene e i polsi solo a Dio poteva venire in mente! Lui più che non perdonarci ci lascia liberi di scegliere, se scegliamo il male non può fare niente, siamo noi che preferiamo l’inferno, Lui ha dato fino all’ultima goccia del suo sangue per salvarci, che doveva fare di più?

                  1. Non è che bisognerebbe star li tanto a spiegare cosa significa “amare”… ma a quanto pare qui ci vuole la distinta… o la lista della spesa 😐

                    Vuoi un voce da aggiungere alla lista Giancarlo? Lui ti calunnia… e tu vai in giro a dire tutto il bene possibile di lui… si proprio di lui, il (porco) calunniatore!
                    Non ti dico fai questo, perché nessuno ne è capace, ma convinciti di questo, desidera che Dio te lo conceda, chiedi a Lui di darti la forza e il modo di farlo… poi torna che di tutta la casistica ne riparliamo. 😉

  7. Sono contenta di essere stata anch’io sentinella in piedi il 31 maggio a Reggio Emilia, dove la manifestazione si è svolta in modo tranquillo senza provocazioni.
    Orgogliosa di aver fatto parte di questo gruppo : andiamo avanti con stile, facciamo sentire il nostro silenzio!!!

      1. Giusi

        ‘Sto cavolo caro mio! Conosco personalmente donne benestanti che hanno abortito volontariamente e però idolatrano un c…. di cane! Una festeggia pure il compleanno in un ristorante di lusso con tanto di torta apposita per il cane! E che dire della follia di quelli che hanno augurato la morte a quella povera ragazza favorevole alla vivisezione perchè le ha salvato la vita? E la rottura di scatole che dobbiamo sorbirci ogni anno a Pasqua con gli agnelli? E tutte le campagne per le foche, gli orsi, i delfini, i cuccioli abbandonati? Queste stesse persone ne hanno mai fatta una per i bambini massacrati nell’utero? HA PERFETTAMENTE RAGIONE IL PAPA!

        1. Aleph

          D’accordissimo con te, Giusi! Io amo gli animali, ma non mi sognerei mai di equiparare un cane a un bambino. Intorno a me vedo sempre più coppie senza figli, ma con il cane da vezzeggiare… alcuni si definiscono anche “mamma e papà” del cane… Giuro, li ho sentiti!!! E’ chiaro che a volte si tratta del trasferimento, sul cane, di un bisogno di dare amore e cura che fa parte dell’essere umano. A me fa tristezza e penso che il Papa abbia detto parole molto sagge.

            1. Giusi

              A proposito di bambini: ricevo e giro. Io non l’ho visto ma c’è chi l’ha visto ed è rimasto sconcertato!

              “Al cinema è appena uscito un nuovo film della Disney intitolato “Maleficent” ossia Malefica che sarebbe il nome della strega protagonista. Il suo aspetto ricorda “quello del piano di sotto”, ma in questa pellicola-spazzatura in modo molto astuto mescolano un apparente bene con il male condito con grandi effetti speciali di modo da rendere appetibile il male ai più giovani ai quali è destinato principalmente il film. Prima Disney cercava, attraverso messaggi subliminali, di renderci attraente il male oggi ce lo offre direttamente e senza maschera. Genitori vigilate e non sottovalutate questi eventi”.

          1. Alessandro

            Santo curato d’Ars: «Togliete a un villaggio il parroco, e dopo cinque anni in questo villaggio adoreranno gli animali».

      2. Luoghi comuni un piffero! Vedo cani paralitici che i padroni (pardon, “i loro umani”) dotano di carrozzella e cani ciechi che i padroni ( vedi prima) accompagnano amorevolmente e se gli fai notare che sarebbe più compassionevole porre fine alle loro sofferenze, manca poco che ti sbranino. L’eutanasia è accettabile solo per vecchi, bambini e disabili del genere homo sapiens.

          1. Penso proprio di sì, Sara: i commenti degli “agnellisti” all’articolo da te citato non promettono nulla di buono (della serie «amo tanto gli agnellini mansueti che sbranerei personalmente con le unghie e con i denti chiunque volesse far loro del male»)

            1. Giusi

              E quelli che dormono con i cani e li baciano sulla bocca anche nelle sale colazioni degli alberghi facendomi venire il vomito? Conoscevo una che è mancata prematuramente (faccio dire messe per lei) la quale diventò atea perchè il Signore le aveva fatto morire il gatto! L’ha tenuto in una cesta sul tavolo della cucina a vegliarlo per una settimana! Non vedo veglie funebri in casa da quando ero piccola e abitavo in un paese del sud! Allora mi ricordo che si mettevano persino i drappi nelle case e tutto il paese veniva a rendere omaggio alla salma e a pregare e per un mese i vicini portavano da mangiare perchè si riteneva che per il dolore non si avesse voglia d cucinare! Altri tempi! Esisteva anche da voi questa usanza? Al mio paese si chiamava in dialetto: “lu cuensulu”.

              1. Nelle Marche meridionali (r)esiste ancora questa usanza. Ricordo ancora con commozione la cara amica di famiglia – oggi neanche lei c’è più – che ci portò tutti a casa sua il giorno del funerale di mia nonna e ci mise a tavola.

            2. fortebraccio

              Amare un animale non dovrebbe essere peccato, peccato che alcuni lo facciano in maniera ridicola – fino a diventare essi stessi ridicoli! Sì, alcune persone oltrepassano il limite della pacchianeria, purtroppo senza neanche accorgersene.
              Il peggio di tutto: la pubblicità del cibo per animali… che tristezza che mi mette!

              1. Sono cose veramente contorte. L’altro giorno in farmacia ho notato un nuovo scaffale dedicato agli animali da compagnia: metà di prodotti veterinari (che c’erano anche prima, ovviamente, ma senza packaging né pubblicità) e metà di alimentari, confezionati in barattolini stile omogeneizzato, in colori pastello, verdolino, beige…).
                Si sente sapore di “empire à la fin de la décadence” ma, accidenti, non pensavo che sarebbe toccato a noi :-I

              2. Figurati se penso che sia peccato: nell’orto di mio nonno marchigiano c’era un angolo appartato dedicato al “cimitero dei cani”. I suoi cani da caccia, una famiglia di setter le cui fotografie (e anche quelle del gatto) avevano posto nel suo studio, insieme a quelle dei familiari. Ma erano cani (e gatti) non giocattoli.

                1. Claudio B

                  Gli animali hanno ovvi “vantaggi” rispetto ai figli: non crescono (dopo i primi mesi), non maturano e non acquistano autonomia, non se ne vanno in giro da soli, non cercano una loro vita e non ci contraddicono, non ci fanno avvertire, cambiando con lo scorrere del tempo, che stiamo invecchiando e la morte si avvicina. Inoltre non hanno una dimensione morale, non scelgono il bene né il male, in genere restituiscono esattamente quello che ricevono e questo per molti vuol dire “essere migliori degli uomini”. Quindi non pongono limiti all’egocentrismo di chi dice di amarli ma forse, talvolta, ama soltanto sé stesso. A scanso di fraintendimenti, attualmente ho vari gatti e in passato ho sempre avuto gatti e/o cani in casa e considero il rapporto con gli animali, correttamente inteso, una delle grandi gioie che ci ha dato il Creatore.

                  1. Aleph

                    Certo e poi non sono un impegno per sempre. Il cane puoi prenderlo e poi ti accorgi che t’impegna troppo o che in case non c’è abbastanza spazio e lo regali a un tuo parente che ha la casa col giardino… I figli arrivano e poi ti accorgi che t’impegnano troppo e in casa non c’è spazio, ma devi stringere i denti e farti bastare lo spazio, perché non li puoi rimandare indietro!!!

  8. Giusi

    Parla di un altro argomento ma mi ha colpito il concetto della non verità fatta passare per opinione:

  9. Giusi

    Caso mai vi mancava ecco a voi un vescovo che balla la tarantella! Così per chiudere la giornata. Buonanotte

      1. Giusi

        Ma infatti non sono entrata in valutazioni di merito: ha pure una faccia simpatica, solo che questa non l’avevo mai vista!

  10. fortebraccio

    Giancarlo,

    scusa, ti rispondo qui invece che più in alto.
    Tu dici che dobbiamo correggere, ma non capisco il perché, francamente.
    O meglio: per amore, indicheremo la correzione, e cercheremo (nel limite delle nostre forze) d’essere esempio, ma perché dovrei imporre la correzione?
    Indicare vs imporre, non è da poco la differenza. Nel campo della fede, ci dovremmo fermare alla prima, no?
    La seconda (la correzione) è campo dello Stato.
    E qui le cose cambiano, ci sono le leggi, dei regolamenti e codici comportamentali – ma siamo in un altro ambito, ambito che si presenta sensibile allo “spirito del tempo”, mutevole.
    [Per rimanere all’ambito scolastico: personalmente sarei molto disturbato da una professoressa barbuta, così come sono infastidito dagli studenti vestiti in maniera inadeguata: ambedue tradiscono il decoro che si dovrebbe portare in rispetto del proprio ruolo e del posto che si frequenta. Con una differenza: i ragazzi devono sottostare in primis all’indirizzo dei genitori, quindi degli insegnanti. Gli insegnanti dovrebbero cercare l’autorevolezza, soprattutto in relazione al luogo che frequentano ed al ruolo loro affidato – il che non vuol dire che non ci possano essere donne barbute o fusti in calzamaglia, ma che devono essere consci che per esserlo debbano essere oltremodo efficaci nel loro lavoro. La stravaganza è un lusso che viene concesso o una libertà che si paga]

    1. Giancarlo

      Dobbiamo correggere nel senso che, di fronte al peccatore impenitente, ci corre l’obbligo di mostrargli l’errore. Poi, se lui non accetta la correzione, se la vedrà col Padreterno. Certo, non possiamo imporre la santità a nessuno, ci mancherebbe.

    1. vale

      da “tempi” in edicola pag. 3 “c’è poco da storcere il naso davanti a manif e sentinelle”

      …come ha ammesso con pratico cinismo il lobbysta David Mixner (secondo Newsweek il lobbista gay più potente d’America) loro- gli attivisti gay lgbt,nota mia- non credono nella libertà di quella pidocchiosa gente comune. e della democrazia non sanno che farsene. loro- gli lgbt ecc- vogliono, semplicemente esigono, che si faccia come loro ordinano di fare. cioè cambiare nome alle cose e vestirci tutti d’arcobaleno. e guai a chi fiata. chi fiata è “omofobo”, “odiatore”, “in galera”

      tanto per ricordarsi verso dove si va con gli scalfarotto e compagnia…

  11. Thelonious

    @Bariom e Giusi

    grazie dei vostri interventi sulla questione del perdono, della correzione e della misericordia.
    Mi sembrano molto belli e veri, perché partono evidentemente da un’esperienza di vita, che è anche la mia, e non da una teoria.
    Coloro che, vivendo nel peccato, incontravano Gesù, cambiavano vita in virtù del fascino della persona di Cristo, del Suo sguardo sulla vita e della eccezionalità della Sua persona, non certo da uno che “rispettava le regole” o che fosse animato solo da uno zelo furente (che pure con certe categorie di persone ha mostrato).

    E’ importantissimo per noi imparare a perdonare sempre, e per primi, i torti subiti, perché il perdono di cuore che noi offriamo è la moneta con cui pagheremo il nostro perdono davanti a Dio.

      1. Thelonious

        ..anch’io ho ancora tanta strada da fare, Giusi. La vita e la pazienza di Dio ci sono date per questo. 🙂

    1. @Thelonious, mi piace la tua frase conclusiva…

      Se poi osserviamo bene i Vangeli, mai Cristo ha mostrato alcun tipo di “furore” contro i peccatori…
      Lo ha mostrato certo. Contro chi? Contro gli ipocriti! Coloro che usavano la Legge Mosaica (che Egli non ha abolito) non per applicarla a loro stessi, ma per esercitare il potere sugli altri e trarne vantaggio (e anche per questo “furore” è stato messo a morte).

    1. L’oltre, l’oltre… la tomba è solo un passaggio. Anzi un “dormitorio” per le sole spoglie mortali.
      Cimitero dal greco: [koimeterion] luogo dove si va a dormire.

  12. Giancarlo

    @ Bariom @ Giusi
    Mi spiace ragazzi, ma da ieri mi risiedo di fronte alla tastiera solo adesso.

    Ho riletto un po’ tutti gli interventi relativi alla questione del perdono. Mi dispiace, ma non ci siamo. Non voglio essere polemico e nemmeno scortese, ma credo che la questione del perdono sia abbastanza cruciale. Non posso lascarla cadere così. Ribadisco il concetto, da me più volte formulato, secondo il quale noi cristiani non siamo affatto tenuti a perdonare i peccatori impenitenti. Siamo certamente tenuti a rinunciare ad ogni forma di vendetta per il male subito, ma NON SIAMO TENUTI A PERDONARE I PECCATORI CHE AMANO E RIVENDICANO IL PROPRIO PECCATO.

    Le parole di Roberto, con il quale, peraltro, vi siete subito trovati d’accordo, esprimono perfettamente quello che penso riguardo al perdono: https://costanzamiriano.com/2014/06/01/boicottaggio-con-provocazioni-per-le-sentinelle-in-piedi-di-lecce/#comment-81499

    Penso che chi ama il proprio peccato ed odia la chiesa sia oggettivamente un nostro nemico, verso il quale dobbiamo comunque usare misericordia; ma una misericordia che non assomigli, neanche di lontano, a tolleranza, indifferenza per le vittime, simpatia, tenerezza, amicizia, vicinanza, complicità, perdono.

    L’UNICA MISERICORDIA DI CUI HANNO BISOGNO I PECCATORI IMPENITENTI E’, SE POSSIBILE, L’AMMONIMENTO E SEMPRE E COMUNQUE LA MISERICORDIA CHE PASSA DAL CONFESSIONALE.

    1. Eccallà…

      Penultimo intervento:

      4 giugno 2014 alle 13:21
      Si, forse avete ragione voi. Perdonare significa davvero amare contro ogni nostro istinto.

      Ho avuto un sussulto! Allora lo spirito Santo esiste…;-)

      Poi un po’ di sana riflessione e la “montagna partorisce il topolino”… nuova visione che NON SI SPOSTA di un millimetro dai vecchi discorsi già fatti…

      Ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento…

      Te Giancarlo riflettere ti fa male!

      1. Ah, tra le altre cose, NESSUNO qui aveva mai parlato di chi “ama” il suo peccato… ma tu devi per forza trovare la casistica che confermi il tuo pensiero…

        Mi arrendo. 😐

        1. Giancarlo

          @ Bariom
          I peccatori impenitenti sono impenitenti perchè amano il loro peccato ed odiano Dio, la chiesa, i cristiani.

      2. Giancarlo

        @Bariom
        Amico, in effetti perdonare significa amare anche contro il nostro istinto. Il problema è che i peccatori impenitenti non debbono essere perdonati. Punto.

        Sul resto che hai detto: mi sono ripromesso di non cadere più nella trappola della provocazione. Polemica si, ma solo se è finalizzata ad arrivare alla verità.

        1. NON DEBBONO ESSERE PERDONATI… Peccatori impenitenti sappiate che Giancarlo non vi perdona. Fatevene una ragione (e rivilgetevi altrova che è meglio… per esempio il Padre Eterno che “largheggia iun po’ di più… ma si sa Lui è un “Buono”).

          La “trappola delle provocazioni”, mah… peccato c’erano degli spunti interessanti. Certo che così si evita anche di cadere in contraddizione, perché la vita reale, caro Giancarlo, non è fatta solo di affermazioni altosonanti…

          1. Giancarlo

            Mi spiace Bariom, ma credo che tu ti sia impantanato completamente fuori strada. Torno a ripetere, per me vale quello che ieri a detto, sul perdono ai peccatori impenitenti, Roberto: https://costanzamiriano.com/2014/06/01/boicottaggio-con-provocazioni-per-le-sentinelle-in-piedi-di-lecce/#comment-81499
            La cosa buffa è che tu, ieri, a queste parole di Roberto hai risposto così: “Ottomo Roberto… Se avrò tempo tornerò sull’argomento prendendo spunto da questo tuo commento.”. Forse non era cosi “ottomo” allora…

            1. Non che niente di buffo, lo ribadisco, infatti Roberto ha fatto dei precisi e ottimi distinguo…

              Roberto per altro a ribadito concetti più diffusamente espressi e argomentati già a suo tempo da Andreas. Concetti tutti questi che non sono né suoi, né di Roberto, né mie, ma che si basano suilla Dottrina e la Santa Sapinza della CHiesa nella sua applicazione (argomenti che pare tu ignori in gran parte…)

              Non dico che in assoluto io sia esente da “impantanamenti”, ma in questo caso direi proprio no.
              Una cosa è certa, quelli che ragionano come te, non si impantanano mai… ma non procedono neppure di un passo. Stanno lì piantati dove hanno piantato il loro chiodo fisso e la loro ragione 😉

              Ad ogni modo come tu insegni in certi casi NO al dialogo… e questo pare proprio uno di quelli.
              Mi si darà atto che si qui o tentato di dialogare (e forse ho di già perso troppo tempo), ma come si usa dire: “non c’è peggior sordo di chi non ascolta”

              At salud.

              1. Cmq continuerò a seguire i tuoi commenti…
                E alla bisogna:

                Ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento… 😉

              2. Ah, se vuoi far battute sugli errori di battitura qui ce ne sono un po’…
                (mi spiace solo per la Sapienza che è diventata “sapinza”…)

              3. Giancarlo

                Bariom, non ti arrabbiare. Guarda che l’evolversi dei “commenti sul perdono” è sotto gli occhi di tutti. Io, a partire da questo commento, https://costanzamiriano.com/2014/06/01/boicottaggio-con-provocazioni-per-le-sentinelle-in-piedi-di-lecce/#comment-81462 , ho detto, ridetto e riformulato in ogni modo possibile, il fatto che I PECCATORI IMPENITENTI NON POSSONO E NON DEBBONO ESSERE PERDONATI. Più tardi è intervenuto Roberto con un intervento che è stato definito magistrale, il quale tra le altre cose diceva testualmente: “Concedere il perdono a chi non dà mostra di alcun pentimento riguardo ad atti relativi a materia grave di peccato è da definire più un’assenza di misericordia, che misericordia.”. Insomma, dice Roberto, perdonare chi non vuol essere perdonato è mancanza di misericordia, il contrario della pietà per i miseri peccatori. Proprio quello che dico anch’io!

                    1. Giancarlo

                      Auguri anche da parte mia, vecchio… ho paura diessere più vecchio io però: Tra dodici giorni sono CINQUANTAQUATTRO per me. Da cagarsi addosso…

      3. Thelonious

        riflettere può far bene, ma se si riflette davanti ad uno specchio è lo specchio che riflette. E uno vede sempre se stesso

        1. Giancarlo

          Forse invece a ragione Bariom: le mie riflessini fanno davvero male, ma a voi.Un po’ come il potere: logora chi non ce l’ha.

            1. Giancarlo

              (Resta poi il mistero di quale sarebbe la “mancanza” – potere a parte – che logorerebbe)

              …La riflessione?

    2. Thelonious

      e se uno si dimostra “impenitente” a capire quello che gli altri tentano di dire cosa bisogna fare secondo te?

      1. Ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento, ammonimento…

        Fino allo SFINIMENTO (di uno dei due) 😉

        1. Giusi

          Gesù! Accendo adesso e sempre allo stesso punto state? Giancarlo, il peccatore impenitente non verrà perdonato ma non da te! Perchè tu non lo sai se un peccatore è impenitente! Non hai gli strumenti! Non sei Dio! Cosa ne puoi mai sapere se prima di morire quello che sembrava un grande peccatore non abbia fatto un atto di dolore perfetto? Padre Pietro, un angelo del paradiso di sacerdote di Padova di 86 anni, ci ha raccontato che quando era giovane si trovava in un paese dove ci fu un terremoto e un noto bestemmiatore entrò in una chiesa pericolante per portare in salvo una statua della Madonna molto venerata. Tutti lo chiamavano a gran voce intimandogli di uscire perchè rischiava di rimanere sotto le macerie ma lui rispose: non è possibile perchè non sono in grazia di Dio! Ha detto Padre Pietro che, se fosse morto, si sarebbe salvato perchè aveva fatto un atto di dolore perfetto. Non si tratta di andare in giro a fare i buonisti, questo blog è la dimostrazione di come si denunziano (e non solo) tutte le brutture e le oscenità del mondo in cui viviamo, io non sono dolce di sale e la mia voce la faccio sentire quando vedo cose che offendono Nostro Signore ma con la consapevolezza che intanto lo offendo pure io e che posso oppormi al peccato ma non al peccatore perchè non tocca a me! Ma secondo te Bariom lascerebbe un suo figlio andare a scuola dal professore con i tacchi? Non esprimerebbe il suo dissenso nei confronti di questo comportamento o nei confronti della preside? Certo non andrebbe a dirgli e francamente nemmeno io: sei un porco pervertito, pentiti, sei in peccato, vai all’inferno, ricordati che devi morire perchè sarebbe una violazione della sua libertà personale (non c’è l’obbligo di credere neanche da parte di Dio), peccato di superbia, mancanza di carità e reato di ingiuria. E mo’ abbasta!

          1. @Giusi, sto seriamente pensando di ammetterti al mio ristrettissimo club dei “più buoni del reame” ad honoris causae 😉

            1. Giusi

              Bene! Così faccio parte di tutti e due e posso essere buona e cattiva al tempo stesso (come tutti direbbe Alvise) e, per una volta, avrebbe ragione!

              1. Giancarlo

                Negativo, cara Giusi: avevo già in mente di degradarti, ma adesso ti caccio proprio e nomino d’autorita, quale comandante in seconda dei cattivi… SARA.

              1. Giancarlo

                Una volta tolte le varie parolacce ed esagerazioni varie, è esattamente quello che penso e che ho detto.

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