Una precisa strategia

Nel corso dell’incontro all’Antonianum Costanza ha citato la lettera del 2004 del cardinal Joseph Ratzinger sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo . Ecco l’estratto citato, ma vi invitiamo a leggere la lettera integrale.

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di Joseph Ratzinger

[…] In questi ultimi anni si sono delineate nuove tendenze nell’affrontare la questione femminile. Una prima tendenza sottolinea fortemente la condizione di subordinazione della donna, allo scopo di suscitare un atteggiamento di contestazione. La donna, per essere se stessa, si costituisce quale antagonista dell’uomo. Agli abusi di potere, essa risponde con una strategia di ricerca del potere. Questo processo porta ad una rivalità tra i sessi, in cui l’identità ed il ruolo dell’uno sono assunti a svantaggio dell’altro, con la conseguenza di introdurre nell’antropologia una confusione deleteria che ha il suo risvolto più immediato e nefasto nella struttura della famiglia.

Una seconda tendenza emerge sulla scia della prima. Per evitare ogni supremazia dell’uno o dell’altro sesso, si tende a cancellare le loro differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale. In questo livellamento, la differenza corporea, chiamata sesso, viene minimizzata, mentre la dimensione strettamente culturale, chiamata genere, è sottolineata al massimo e ritenuta primaria. L’oscurarsi della differenza o dualità dei sessi produce conseguenze enormi a diversi livelli. Questa antropologia, che intendeva favorire prospettive egualitarie per la donna, liberandola da ogni determinismo biologico, di fatto ha ispirato ideologie che promuovono, ad esempio, la messa in questione della famiglia, per sua indole naturale bi-parentale, e cioè composta di padre e di madre, l’equiparazione dell’omosessualità all’eterosessualità, un modello nuovo di sessualità polimorfa.

La radice immediata della suddetta tendenza si colloca nel contesto della questione femminile, ma la sua motivazione più profonda va ricercata nel tentativo della persona umana di liberarsi dai propri condizionamenti biologici. Secondo questa prospettiva antropologica la natura umana non avrebbe in se stessa caratteristiche che si imporrebbero in maniera assoluta: ogni persona potrebbe o dovrebbe modellarsi a suo piacimento, dal momento che sarebbe libera da ogni predeterminazione legata alla sua costituzione essenziale.

Questa prospettiva ha molteplici conseguenze. Anzitutto si rafforza l’idea che la liberazione della donna comporti una critica alle Sacre Scritture che trasmetterebbero una concezione patriarcale di Dio, alimentata da una cultura essenzialmente maschilista. In secondo luogo tale tendenza considererebbe privo di importanza e ininfluente il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto la natura umana nella sua forma maschile.

Dinanzi a queste correnti di pensiero, la Chiesa, illuminata dalla fede in Gesù Cristo, parla invece di collaborazione attiva, proprio nel riconoscimento della stessa differenza, tra uomo e donna.

Per comprendere meglio il fondamento, il senso e le conseguenze di questa risposta conviene tornare, sia pur brevemente, alla Sacra Scrittura, ricca anche di umana sapienza, in cui questa risposta si è manifestata progressivamente grazie all’intervento di Dio a favore dell’umanità.

dalla LETTERA AI VESCOVI DELLA CHIESA CATTOLICA  SULLA COLLABORAZIONE DELL’UOMO E DELLA DONNA  NELLA CHIESA E NEL MONDO

56 pensieri su “Una precisa strategia

  1. …messe così le cose (scrivo “messe” non “stando”) c’è ben poco aggiungere o da levare o da cambiare etc.
    (come direbbero alcuni filosofi un discorso di questo genere non è falsificabile)

  2. giuliana75

    Mi spiace Alvise, ma non solo sono “messe” così le cose, “stanno” proprio così. E lo dice la Bibbia stessa nel libro della Genesi. L’uomo è stato creato maschio e femmina, dal fango, di materia concreta, e ha ricevuto il soffio di Dio ad animarlo. E dalla carne stessa dell’uomo è tratta la donna. Diversi e complementari. Ma se proprio uno non vuol credere al Libro per eccenllenza, c’è il libro aperto della Natura da guardare. L’evidenza fattuale delle cose dice come sta la realtà. Ostinarsi a negarla è uguale ad un bimbo che cerca di ncastrare la formina triangolare nello spazio tondo. Ci prova e magari la incastra pure ma non ci sarà coincidenza, aderenza. Sarà solo ultimamente violenza. E credo sia un disegno preciso quello di negare la realtà per sostituirla con l’idea che vogliamo delle cose. Certamente in ultima analisi ci sarà il Divisore, ma più superficialmente e immediatamente ci sarà una plutocrazia a imporre questo progetto violento. Il progetto di frantumare le alleanze umane, in primis quella fondamentale della coppia uomo-donna, l’alleanza profonda su cui si perpetua la società. Persone più isolate vuol dire persone manipolabili. Persone più in conflitto vuol dire persone più potenzialmente arrabbiate e caricabili di violenza, ma anche da imbonire con surrogati di pace, calati dall’alto, elargiti graziosamente da quella stessa plutocrazia che ha isolato gli individui.

        1. Ritengo sia la seconda che hai detto. Poi ci sarebbe da chiedersi perché lo fa ma la persona che veramente trarrebbe vantaggio dal farsi questa domanda sarebbe lui medesimo.

          1. «Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma vi ho scelti io dal mondo, per questo il mondo vi odia». (Gv 15,18-21)

  3. vale

    Questa prospettiva ha molteplici conseguenze. Anzitutto si rafforza l’idea che la liberazione della donna comporti una critica alle Sacre Scritture che trasmetterebbero una concezione patriarcale di Dio, alimentata da una cultura essenzialmente maschilista. In secondo luogo tale tendenza considererebbe privo di importanza e ininfluente il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto la natura umana nella sua forma maschile.

    http://www.kattoliko.it/leggendanera/modules.php?name=News&file=article&sid=1302

    Femminismo e cattolicesimo
    di Mario Palmaro
    Da “Il Timone” n. 27, Settembre/Ottobre 2003

    Un femminismo dal volto umano?

    Come ha scritto il cardinale Giacomo Biffi qualche anno fa, l’immagine della donna proposta dalla società contemporanea sembra essere la negazione programmatica della Vergine Maria. Sofisticata e disperata, la donna femminista appare davvero lontana dal modello della Donna che sbrigava le faccende nella piccola casa di Nazareth. I modelli individualisti — applicati tanto all’uomo che alla donna — sono incompatibili con l’esempio della Madre di Gesù. Alla luce delle considerazioni fatte, si può concludere che inseguire un “nuovo femminismo” è operazione piuttosto pericolosa. Assomiglia molto alla speranza di costruire un comunismo dal volto umano, che è rimasta un’utopia irrealizzabile. Perché delle due l’una: o il femminismo, pur se riveduto e corretto, non rinnega le sue radici; e allora rimane incompatibile con l’antropologia cristiana. Oppure, questo nuovo femminismo abbandona radici e frutti perversi, e si concentra sulla promozione della femminilità vera; e allora cessa di essere un vero femminismo. In tal caso, sarebbe molto meglio evitare di usare questa parola, che tante sciagure evoca alla memoria, e sostituirla con qualche altro termine, che designi il recupero di una nuova sensibilità tutta cristiana per la dignità della donna. Forse, tra gli intellettuali che animano questo giornale e tra i numerosi lettori del Timone qualcuno potrà proporre un termine nuovo per indicare una realtà ben diversa dal femminismo che conosciamo.

    Ricorda

    “La Chiesa ringrazia per tutte le manifestazioni del “genio” femminile apparse nel corso della storia, in mezzo a tutti i popoli e Nazioni; nngrazia per tutti i carismi che lo Spirito Santo elargisce alle donne nella storia del Popolo di Dio, per tutte le vittorie che essa deve alla loro fede, speranza e carità; ringrazia per tutti i frutti dl santità femminile”. (Giovanni Paolo II, Mulieris dignitatem, n. 31).

  4. fortebraccio

    Salve

    trovo che il cap.14 sia il più significativo (e non lo incollo per amore di brevità, tanto c’è il link), seguito dal 13.
    Anzi, direi che dovendo andare di fretta, si potrebbe leggere anche solo i capitoli 13 e 14 e quindi si potrebbe saltare alle conclusioni (17).

    Però mi pare che venga lasciata in sospeso una domanda: cosa si fa quando il mondo maschile non riconosce il giusto spazio al genio femminile?
    Sarei contentissimo di vivere in un mondo che fosse “vissut[o] nella pace e nella felicità dell’amore condiviso”, ma sperimentando quotidianamente la sua negazione, che si fa?
    Preghiamo, aspettiamo e speriamo che il maschietto finisca di fare i capricci, smantelli dalla mattina alla sera secoli di “cultura essenzialmente maschilista” e ci riporti -dall’oggi al domani -in quel paradiso terrestre dove si può star nudi e senza vergogna (Gn 2,25)? Aspettiamo e speriamo o ci diamo una mossa, oltre che un sonora sculacciata per farlo marciare?

    Oppure, cambiando punto di vista: perché “la promozione della donna all’interno della società deve essere compresa […] voluta [e] realizzata attraverso quei valori riscoperti grazie alle donne”? Perché solo quelli? Perché l’uomo non può donare anche un po’ della sua sapienza (e dei suoi poteri e/o prerogative)?
    Non si tratta semplicemente di giustizia?
    Concordo: gli uomini non sono “nemici da vincere”: piuttosto egoisti da bilanciare (bambini da educare?)
    Ancora: aspettiamo e speriamo o ci diamo una mossa, oltre che un sonora sculacciata per farli avanzare?

    1. Lalla

      Non concordo, Fortebraccio, con una visione dell’universo maschile così meschina come quella che dai tu. In ogni caso la “mossa” da darsi è illustrata, tra l’altro, in “Sposala e muori per lei” e, ebbene sì, parte proprio dai carismi femminili.

    2. Giancarlo

      Caro Fortebraccio, la violenza, la prevaricazione e la tendenza a dominare del mondo maschile su quello femminile sono il dato antropologico da cui partire. L’uomo è così: il maschio tende a dominare la femmina. Però, se osserviamo l’evoluzione storica dell’umanità ci accorgiamo che, con Gesù Cristo, le cose cominciano, lentamente, a cambiare. Il problema è che, con il femminismo, si è abbandonata la visione cristiana che spingeva alla collaborazione tra uomo e donna nel rispetto delle differenze.

      Il femminismo ha insegnato alle donne a guardare al mondo maschile come ad un mondo nemico, contro il quale combattere per la conquista del potere. Ovviamente la visione femminista è una visione totalmente inaccettabile perché porta a conseguenze drammatiche per tutti: per la famiglia, per i figli (che subiscono le conseguenze di questa lotta), per la donna (costretta ad una innaturale lotta contro l’uomo) ed anche per gli uomini che, non di rado, diventano ancora più violenti ed irragionevoli. Oggi, come magnificamente spiega il nostro amato B XVI, la visione femminista spinge verso una nuova tendenza. Non più contrapposizione uomo/donna, quanto, piuttosto, negazione della differenza maschio/femmina. Le conseguenze, purtroppo, sono ancora peggiori. Peggiori per la famiglia, di cui si nega la natura biparentale (cioè composta da maschio e femmina). Pessime per le persone che si ritrovano derubate della famiglia, della figura paterna e di quella materna, lasciate sole in balia dei propri istinti, delle proprie voglie, del proprio bisogno di significato insoddisfatto.

      Cosa fare? Tornare alla cultura cristiana, naturalmente. Ricordare che, come cristiani, abbiamo delle enormi responsabilità nei confronti di tutta l’umanità. Di conseguenza, rifiutare, nel modo più assoluto, ogni compromesso con il femminismo nemico di Dio ma, soprattutto, NEMICO DELL’UOMO (maschio e femmina).

      Rifiutare le loro leggi; rifiutare le loro parole d’ordine (come omofobia); negare dignità di cultura alle loro ideologie (follie); rifiutare ogni dialogo e SCEGLIERE LA STRADA DEL CONFRONTO SUL PIANO DELLA REALTA’; confronto che, naturalmente, sarà sempre accuratamente evitato dai campioni dell’ideologia, per cui, a noi, non resta che opporre. Alla loro ideologia, il nostro solito, granitico, inappellabile, orgoglioso, definitivo NO!

      …Altro che le sciocchezze del cardinale Shoemborn…

      1. Giusi

        Ripropongo qui quanto dice un omosessuale sul maschile e il femminile:

        “Lei sostiene nei suoi incontri che l’omosessualità sta dilagando, perché?
        C’è una fragilità identitaria crescente. Dilaga perché l’uomo e la donna, anche quelli che vivono insieme, spesso non riconoscono la bellezza della differenza e non si incontrano più. Non sanno perché si sposano, stanno insieme ma sono soli, vivono il rapporto egoisticamente e non entrano in comunione. Resta solo il sentimento, finché dura. Perché siamo arrivati a questa estraneità fra i due sessi? Credo che quando si recide il legame con Dio, tutto ci diventa nemico e anche fra l’uomo e la donna si introduce il sospetto. Invece ci si dovrebbe sposare per aiutarsi a tornare da chi ci ha creati: dove non arriva il maschio, arriva la femmina. Altrimenti resta solo il possesso che divide. E tutto ciò danneggia i figli. Se non partiamo da questa consapevolezza, non risolveremo mai il problema. Se giochiamo la partita su altri campi, è già persa”.

        http://www.tempi.it/io-omosessuale-ed-ex-attivista-gay-che-vivo-secondo-quel-che-insegna-la-chiesa-e-sono-felice#.U3iLqnaJkTD

      2. Claudia

        come sia possibile “scegliere la strada del CONFRONTO” negando, come tu sostieni ogni possibile dialogo mi è del tutto oscuro.. domanda: ma come si fa a chiamare “collaborazione” un rapporto nel quale è implicito che una delle due parti sia “sottomessa” rispetto all’altra? Sembra la teoria dello schiavo naturale di aristotele (l’incontro di due individui biologicamente diversi che, grazie all’accettazione di tale diversità, si completano a vicenda in un rapporto che è beneficiario per entrambi..peccato però che proprio per questa differenza la natura di tale rapporto debba essere di “buona” sottomissione e “altruistico” dominio). Femminismo non vuol dire negare le differenze nè istituire guerre contro gli uomini, vuol dire pretendere uguali diritti e uguali doveri, vuol dire poter desisderare di avere le stesse aspirazioni e ambizioni di un uomo..che c’è di tanto pericolo in questo per il cristianesimo??

        1. Sara

          … per amor del vero, si tratta di essere sottomessi l’uno all’altra, ciascuno secondo la sua specifica natura. Sempre che si sia fatto lo sforzo di capire cosa significhi in S.Paolo -e dunque per i cristiani- essere sottomessi (cosa che non c’entra nulla con il dominio e il maschilismo).

          1. Claudia

            scusami, ma quale sarebbe la natura specifica dell’uomo e della donna?? la sottomissione dell’uno all’altra, si ma con ruoli ben specifici e non intercambiabili a quanto mi par di capire.. o mi sbaglio? se ricordo bene (ammetto che posso sbagliarmi, in quel caso corregetemi) San Paolo parla di sottomissione gli uni verso gli altri in quanto cristiani, ma parlando del rapporto uomo-donna chiama la donna alla sottomissione (ubbidienza) e l’uomo all’amore (deve prendersi cura della donna), ora mi pare che i ruoli siano abbastanza opposti, otretutto mi pare che giustifichi tale stato di subordinazione nell’ottica (metaforica magari ma esplicativa senza dubbio) della derivazione della donna dall’uomo che è stato creato per primo.. ora che 2000 anni fa per una donna un uomo che se ne prendesse cura fosse la migliore delle situazioni che potesse incontrare è vero, oggi una donna probabilmente necessita di altro piuttosto che di un marito che la “protegga” e che la ami come “se fosse una parte di sè”

        2. Giancarlo

          Claudia, per intavolare un dialogo è necessario, prima di tutto, riconoscere dignità all’interlocutore. Io, invece, non intendo riconoscere alcuna dignità al femminismo. Inoltre chi intavola un dialogo deve mettere in conto di dover rinunciare a qualcosa delle sue posizioni se davvero vuole trovare un punto d’incontro con l’altra parte. Ma io non intendo rinunciare a niente della mia visione cristiana: uomo e donna, nella diversità, sono chiamati a collaborare al medesimo fine, cioè la procreazione.

          Come giustamente sottolinea Sara, non solo una parte è sottomessa all’altra, ma ciascuna, secondo la propria natura, è sottomessa all’altra. Ti ricordo che il nostro modello è Cristo, che si è sottomesso a tutti. E si è sottomesso PER SERVIRE, non per qualche altra strana ragione.

          La realtà è che siamo diversi. Diversi negli ambiti, nelle competenze, nelle attitudini. Diversi nei ruoli. Ciò che può fare una madre, solo parzialmente può essere fatto da un padre; e viceversa. Uguali diritti ed uguali doveri? Certo! Uguale dignità, diciamo noi. Ma uguali diritti non può voler dire che essere uomo o donna è la stessa cosa, no. Non è la stessa cosa. Ci sono differenze e limiti imposti dalla nostra natura.

          Tu ti lasci scandalizzare dalla parola sottomissione, ma guarda che la parola centrale tra uomo e donna non è sottomissione, ma servizio. Se la donna è chiamata a servire l’uomo nella sottomissione, l’uomo è chiamato a servire la donna nel sacrificio, fino a dare la sua vita per lei. Nessuna inferiorità dunque. Solo doveroso riconoscimento della diversità.

          1. Claudia

            Se la donna è chiamata a servire l’uomo nella sottomissione, l’uomo è chiamato a servire la donna nel sacrificio, fino a dare la sua vita per lei
            sembra più la descrizione di un rapporto figlio-genitore che non un rapporto di coppia.
            Polemiche a parte, qualcuno sa spiegarmi cosa siano in concreto, nella vita di ogni giorno, queste diversità? in soldoni quale sarebbe il ruolo della donna e quale quello dell’uomo??

            1. admin

              Magari leggere Sposati e sii sottomessa e Sposala e muori per lei… (in alternativa un vagonata di articoli pubblicati o linkati sul blog)

              1. Admin:

                …in realtà nei libri che hai menzionato e negli articoli del blog non viene (e non potrebbe) mai venire
                fuori quali in pratica dovrebbero essere questi ruoli, ma solo la teoria che la donna faccia da sostegno morale spirituale (fisico?) e l’uomo il paterfamilias (diciamo). In che cosa poi consistano questo sostegno e questo essere il capo che prende le decisioni e quali siano queste decisioni del capo (come se non fosse insieme che si prende le decisioni in una famiglia evoluta) non è (e non potrebbe essere) dato sapere. Ogni famiglia un’isola (come bene ebbe a dire Arturo Carlo Jemolo).

            2. Giancarlo

              Claudia, queste differenze sono quelle che derivano dalla natura specifica dell’essere maschio e dell’essere femmina.

              Se io e mia moglie, con i nostri figli, facendo una camminata in campagna, ci troviamo improvvisamente ad affrontare un pericolo, poniamo ad esempio un cane slegato che si avvicina minacciando di aggredirci, la nostra immediata reazione sarebbe che mia moglie, con le due figlie, arretrerebbe, mentre io, con mio figlio, affronteremmo il cane: è naturale. La stessa cosa succederebbe se il pericolo si concretizzasse sulla strada, in casa, sul lavoro, al supermercato, ovunque: mia moglie e le mie figlie indietro, io e mio figlio avanti. E’ naturale, non credi?

              Poniamo ora un altro caso. Io e mia moglie stiamo discutendo, ad esempio, di come investire una certa somma di denaro di cui disponiamo. Analizziamo insieme i pro ed i contro delle varie ipotesi. Se, come nella maggior parte dei casi, si arriva ad una scelta comune, il problema non si pone. Se invece, vagliate tutte le possibilità, non si arriva ad una scelta comune, cosa facciamo? Le strade sono due: o una parte rinuncia e lascia che sia l’altra a prevalere, oppure inizierà una guerra tra moglie e marito che non potrà non avere conseguenze pesanti su tutta la famiglia. Che facciamo? Il mio istinto, prima di tutto, mi dice che sarò io a prendere la decisione finale, ma con ragionevole sicurezza posso dirti anche che sarà mia moglie stessa che, ad un certo punto, preferirà rinunciare alla sua idea per aderire alla mia: è naturale. Non credi? Cosa penseresti di tuo marito se, quando si tratta di scegliere, lasciasse a te l’ultima parola?

              Ecco, queste sono le diversità che derivano dalla nostra specifica natura maschile o femminile. Diversità da cui derivano i ruoli, le capacità, gli ambiti di interesse, le competenze, le attitudini. Siamo diversi, è naturale.

              1. “Il mio istinto, prima di tutto, mi dice che sarò io a prendere la decisione finale, ma con ragionevole sicurezza posso dirti anche che sarà mia moglie stessa che, ad un certo punto, preferirà rinunciare alla sua idea per aderire alla mia: è naturale. …”

                Sembra un film di Verdone!

              2. Claudia

                se mio marito lasciasse a me l’ultima parola penserei che ho argomentazioni migliori di lui..capita nelle coppie che a volte abbia ragione uno e a volte l’altra..e capita a prescindere dal sesso

                1. Giancarlo

                  Anch’io, se mia moglie ha argomentazioni migliori, seguo scelgo di fare come dice lei: non sono mica scemo! Io sto parlando del caso in cui, in coscienza, ritengo di avere ragione. A casa mia, dopo un accurato e sincero confronto, se non si arriva ad una soluzione condivisa, si fa come dico io. Punto e basta. Poi, magari, si scopre che io avevo torto ed aveva rogione mia moglie, ma il punto non è questo. Il punto è che, ad un certo momento, si deve fare una scelta. Se non è stato possibile accertare qual’è la scelta migliore, a chi tocca scegliere qual’è la strada da seguire? Tocca all’uomo, mentre alla donna tocca di affidarsi. L’alternativa è che ognuno vada per la sua strada.

  5. Mettiamoci, allora, d’accordo. Nessuno, credo, sostiene che non esistano maschi e femmine (creati da Dio o meno).
    C’è invece chi ritiene che la sessualità possa essere praticata in diversi modi. Fra questi modi esiste anche (prevalentemente) il modo tradizionale della coppia uomo donna copulanti e generanti più o meno. Nessuno quindi, credo, voglia negare la natura della natura, ma solo il dover essere in un certo modo della natura stabilito non dalla natura, ma dalle letture del “libro aperto” della natura da parte degli uomini, tra i quali uomini trovano posto (ovviamente)anche gli uomini di fede eccetra.

    p.s. per quanto riguarda il fatto che sia più o meno giusto che la donna stia sotto e l’uomo sopra (pur inteso nel senso
    Miriano) questo è un altro discorso.

  6. vale

    ot?

    La scrittrice che vende senza l’aiuto dei salotti
    camillo langone il giornale pag.28 21 maqggio 2014

    Quando l’ho visto al primo posto della classifica di Amazon ho gridato al miracolo. Ma come, primo in classifica un libro di Costanza Miriano, scrittrice che non viene invitata da Fazio, che non viene lodata da Repubblica né dal Corriere, che non viene chiamata a partecipare non dico allo Strega ma nemmeno al Campiello o al Viareggio o al Mondello? Qui soprannaturale ci cova, mi sono detto.

    http://www.ilgiornale.it/news/cultura/scrittrice-che-vende-senza-laiuto-dei-salotti-1020823.html

    1. Giancarlo

      Giusi, calma e gesso. La comunione ai divorziati risposati non può essere concessa. Punto e basta. Occorrerebbe modificare la dottrina.

  7. 61angeloextralarge

    “la Chiesa, illuminata dalla fede in Gesù Cristo, parla invece di collaborazione attiva, proprio nel riconoscimento della stessa differenza, tra uomo e donna”. la differenza tra uomo e donna? Ma questo non è un genderpensiero! Scandalo dei scandali…

  8. …da una parte vorrebbero, i cattolici, avessero, gli sposi, solo amplessi di amore puro, per la persona, senza brama dei sensi, dall’altra che nascessero più figlioli, egualmente!

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