Consigliere comunale e cameriere per far quadrare i conti in famiglia

Sono orgogliosa di essere amica di Gigi De Palo, davvero orgogliosa e davvero amica!      Costanza

assessore

di Tommaso Labate  per Il Corriere della Sera

«Ti direi cacio e pepe. Ma oggi è giovedì, ci sono le pappardelle al ragù di cinghiale…». Nascosta in una delle vie comprese tra l’Ostiense e la Cristoforo Colombo, c’è una di quelle trattorie in cui puoi capitare solo per caso. Un onesto ristorante di periferia, frequentato solo da chi abita nei dintorni di una Roma che guarda a sud, quasi all’Eur, dove ci sono palazzoni e non palazzine, terrazzi e non attici. Tra sala e cucina lavorano tre bengalesi, un albanese, un italo-marocchino più Gigi, che insieme a un’altra cameriera e al titolare Christian è l’unico italiano.
Fuori dai confini della Capitale il cameriere «Gigi», il ragazzo trentaseienne che decanta una «cacio e pepe» ma consiglia «il ragù di cinghiale», è uno sconosciuto. Non a Roma. Perché la faccia di «Gigi» la trovavi al tg regionale e sulle cronache locali. Perché Gianluigi De Palo detto «Gigi», cameriere part-time, fino all’anno scorso era assessore alla Famiglia del Comune di Roma. Uno degli uomini della giunta Alemanno.

«Ero presidente delle ACLI e rompevo le scatole al sindaco per fargli approvare il quoziente familiare. E nel 2011, quando ha azzerato la giunta, m’ha chiamato», racconta. Dall’assessorato pesante della città più famosa del mondo a un’osteria di quartiere, in pochi mesi. «Messa così sembra la storia di un fallimento. E invece è il contrario. Dopo l’esperienza in giunta, l’anno scorso mi sono candidato con la lista civica di Alemanno. E sono stato eletto». Con 4.191 preferenze, tantissime. «Ed eccomi qua. Consigliere comunale e, per far sopravvivere una famiglia numerosa, cameriere due giorni a settimana, giovedì e sabato».

gigiA casa ci sono la moglie Anna Chiara più Giovanni e Thérese, Maddalena e Gabriele. «Mia moglie lavora saltuariamente. Con quattro figli e il mutuo, non mi vergogno a dire che i nostri genitori ci hanno fatto qualche volta la spesa o pagato le bollette», dice De Palo. E l’indennità da consigliere comunale, i gettoni di presenza, il vitalizio? «Eccoli qua. 1.414 euro netti a ottobre, ed è andata bene. Poi 839 euro a novembre, 561 a dicembre, 1.756 a gennaio, che è il massimo possibile. Tanto guadagna un consigliere comunale. Altro che vitalizio».

E così, un giorno di qualche tempo fa, Gigi De Palo aspetta la fine di una seduta del consiglio comunale, accende il motorino, passa sotto la terrazza del Jep Gambardella del film di Sorrentino e va a cercarsi un lavoro. «Avevo provato con altri locali ma m’hanno quasi riso in faccia. Poi sono venuto qua da Christian, un vecchio amico…». Christian, il titolare, se la ricorda ancora quella telefonata: «Mi ha chiesto “ti posso dare una mano?”. Io gli ho detto: “Certo Gigi, la mano di un politico serve sempre”. E lui: “Non hai capito, ho bisogno di lavorare…”». Tra i camerieri, c’è un ragazzo italo-egiziano che Gigi, da assessore alla Scuola, aveva accompagnato ad Auschwitz. «Si vergognava a dirmi che quella sera sarebbe toccato a me passare lo straccio in bagno. “Assessore, ci penso io”, m’ha detto. E io gli ho sorriso, “falla finita, dimmi dove sta il secchio”». Arrivano un contratto, 250 euro al mese per due giorni a settimana di lavoro, «più le mance, circa tre euro a sera».

Da qualche tempo a questa parte, insomma, l’ex assessore Gigi De Palo esce di casa la mattina presto, va in Campidoglio, fa il suo lavoro di consigliere comunale, poi toglie la giacca, indossa una camicia bianca, stringe il nodo del grembiulino e va a servire ai tavoli. Il giorno tra delibere e ordini del giorno, la sera tra bucatini e pappardelle. «Come fanno i miei colleghi del consiglio comunale ad arrivare a fine mese? Magari non hanno una moglie disoccupata e quattro figli, forse hanno un incarico di partito, che ne so…».

Anna Chiara e i bambini lo vedono poco. «Ma sanno», dice De Palo, «che se quest’estate potremmo fare una settimana di vacanza sarà solo per merito di questo secondo lavoro». Prima che arrivino le pappardelle c’è spazio per una riflessione amara: «Come faccio da politico a garantire il bene comune alla gente se, con la sola politica, non riesco a garantirlo ai miei figli? Così si rischia che la politica diventi un mestiere solo per ricchi». Lui ricco non è. «Certe volte chiedo alle persone. “Secondo voi, quanto guadagno?”. Uno m’ha risposto: “Almeno 8.000 euro”». Tra i tavoli del ristorante e il ritorno a casa, a quest’ora, c’è solo uno straccio da passare.

@tommasolabate 

fonte: Corriere della Sera

 

9 pensieri su “Consigliere comunale e cameriere per far quadrare i conti in famiglia

  1. fortebraccio

    Una storia d’impegno politico come tante.
    Fa clamore il fatto che Gigi non “viva di politica”, che questa non sia il suo sostentamento.
    Capisco.
    Ma prima di far politica (cioè prima del 2011) come si guadagnava da vivere?
    Cioè: una a 33 anni è presidente delle ACLI (che suppongo lo abbiano appoggiato nella sua “evoluzione” politica -e non c’è niente di male, eh, sia chiaro) e tre anni più tardi, zero, nada, tutti spariti, non un contatto, una strapuntino – gli è rimasto il secchio e lo straccio (ancora: non c’è nulla di male neanche in questo, sia chiaro).
    Oh, bell’ambiente quello delle acli…

  2. Maccabeo

    La cosa veramente triste è che non ha nemmeno trovato un lavoro al centro, dove magari lo pagavano un po’ meglio. Praticamente uno stipendio da lavapiatti, e nemmeno dei migliori. Anche le mance, al centro, sarebbero state molto migliori. Un politico senza appoggi ed amicizie?
    Secondo me è sintomatico di una politica che in realtà non esiste più. E’ tutta apparenza. Se non ti conformi al pensiero unico sei messo da parte. L’Europa continua ad andare per la sua strada, mentre noi siamo così ingenui da continuare a leggere i giornali e ad interessarci di quella che è palesemente una presa in giro della popolazione. Fare il politico e pensare di servire il bene comune oggi è un’utopia. Si farà un po’ tutti la fine di san Tommaso Moro, se ne avremo la spina dorsale.

  3. nadia

    grazie per questa bellissima testimonianza di coraggio “normale”. non combatte l’ingiustizia come Superman, ma è lo stesso un eroe che si scontra con il quotidiano e lo fa con una grande dignità. Grande Gigi!!!

    1. Sara

      Sì, davvero un grande uomo: coraggioso, umile e di grande grandissima dignità. Grazie per la bella testimonianza! Lo ricorderò nella preghiera.

    1. Così parrebbe dall’articolo… se lo è (accettando la contraddizione in termini) è l’ennesima rappresentante del “una cosa è la fede (personale – moolto personale), un’altra la politica e le scelte che la politica richiede…” (??)

      «La fede ispira anche il mio impegno politico, ma le scelte devono essere fatte rispettando le idee di tutti, anche di coloro che non credono. Non stiamo parlando di leggi in astratto, parliamo di scelte che toccano profondamente la vita delle persone» (e quindi…? mi verrebbe da dire)
      Prendendo per buono il virgolettato, sarebbe interessante capire in che termini la fede “ispira” il suo impegno politico…

      Naturalmente non vorrei aprire qui il “tiro al piccione” sulla Boschi, ma dichiarazioni di questo tipo sono sempre molto gravi, perché danno la sponda a chi pensa che si può essere cattolici e avere di queste visioni sulle problematiche sociali ed etiche (anzi per la verità non che si può, ma si deve…) 😐

  4. Angelina

    Onore a De Palo, ottimo esempio di passione civica e servizio. La sua storia dovrebbe far riflettere sui meccanismi della politica. Siamo ormai abituati a pensare solo in termini di “casta”, ma se un cittadino con un po’ di voglia di dare una mano al bene comune si ritrova in condizioni simili, il rischio è che la partecipazione alla cosa pubblica a livello locale diventi roba da ricchi. Un assessore guadagna meno dei suoi dirigenti, un semplice consigliere poi ha solo da sperare di essere inserito in più commissioni, e che poi queste si riuniscano spesso per poter cumulare un po’ di gettoni. Non sto suggerendo l’immagine “poverini, paghiamoli di più”: penso che una democrazia che lascia spazio solo a chi può permettersi campagne elettorali costose e richiede il tempo e impegno che qualunque persona media dedicherebbe al sostentamento della propria famiglia…bé, insomma, c’è da chiedersi se sia davvero rappresentativa. Chi andrà ad impegnarsi, oltre agli imprenditori?

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