La paternità negata

corridoio

 di Andrea Torquato Giovanoli

Se fossi costretto a scegliere uno tra i quarti d’ora più brutti della mia vita, pur avendo una vasta scelta di attimi funesti, non avrei nessun dubbio, poiché tra tutti ce n’è uno che di gran lunga supera tutti gli altri per essere il peggiore.

Si tratta di un episodio particolarissimo, mimetizzato in un periodo già di per sé particolarmente buio: una di quelle mezze stagioni dell’esistenza in cui le circostanze mordaci del vivere ti stringono d’assedio, mettendoti a dura prova, ma forse proprio per questo lasciando d’altro canto che la pellicola che separa l’immanente dal trascendente si assottigli e facendoti sbirciare in trasparenza quella Luce che illumina la Creazione e ti raggiunge, se vocata nella preghiera.

Il mio secondo figlio si trovava nella fase finale della malattia che gli ha poi aperto in via anticipata le porte del Cielo, mentre mia moglie custodiva nel grembo quello che sarebbe diventato il nostro terzogenito, e ci trovavamo in ospedale, al capezzale del nostro bimbo, nel reparto di terapia intensiva, quando ci raggiunse il giro di controllo dei medici di turno.

Dopo che i dottori ci ebbero aggiornati sullo stato fisico di nostro figlio, ci chiesero delucidazioni sulla sua malattia, e quando comunicammo loro che anche per il bambino in arrivo ci sarebbe stata la possibilità che fosse affetto dalla medesima malattia che stava consumando il fratello maggiore, fummo testimoni di quella che, secondo gli standard mondani, viene considerata una “soluzione” per casi di questo tipo.

Con il tatto e la sensibilità di un pachiderma in carica prese parola la guida della combriccola in camice bianco, la quale, rivolgendosi esclusivamente a mia moglie, come se io fossi invisibile al suo fianco, le comunicò: “Signora guardi che lei è ancora in tempo per terminare questa gravidanza…”, e lo dichiarò con la naturalezza di chi, dall’alto della sua illuminata sapienza, propone la soluzione più ovvia a coloro i quali, evidentemente, ritiene essere d’intelligenza inferiore.

Il nugolo di medici e specializzandi che l’attorniavano si accodarono assenzienti alla brillante uscita, mentre io guardavo la mia sposa ammutolita e subito cercai di abortire l’argomento dichiarando a mia volta che all’interno della nostra coppia non era contemplata nessuna soluzione diversa dall’accoglienza di quel bimbo così come Dio ce lo avrebbe dato.

La reazione mi disarmò: fu come se fossi stato totalmente decontestualizzato, le mie parole caddero aliene nel vuoto assoluto, nemmeno uno sguardo si voltò verso di me, che pure ero lì accanto a mia moglie, ma imperterriti i medici iniziarono a declamare alla mia consorte quelli che secondo loro sarebbero stati i “vantaggi” di quella scelta.

In pratica le stavano proponendo di uccidere subito quel bambino che portava in grembo per evitare che potesse nascere anche lui malato e quindi morire dopo pochi mesi: come se quel quarto di probabilità nefasta giustificasse la soppressione di una vita prima ancora che venga al mondo, così, tanto per risparmiarsi inutili perdite di tempo.

Capii in quel momento, davanti all’impassibilità dei medici ed al silenzio indecifrabile di mia moglie, che io in quell’eventuale scelta non avevo alcuna voce in capitolo; mi ritrovai così del tutto impotente verso quella che sarebbe stata la sorte di quel figlio che, seppur nascosto nel ventre di sua madre, era e restava comunque anche mio.

Fu questa consapevolezza che mi gettò nel panico profondo, lasciandomi preda indifesa di sconfortante frustrazione ed angoscia disperata insieme, poiché ogni fibra del mio cuore si opponeva anche solo al pensiero di sopprimere la vita di quel bimbo, eppure per la sua salvezza non potevo far nulla, poiché per un’iniqua legge, solo la madre può decidere sul destino del figlio che porta in grembo, mentre il padre, che pur ne rimane il genitore, nulla può per salvare la sua vita.

Una volta che riuscii a rimanere solo con la mia consorte, ella mi rassicurò sulla sua ferma volontà d’impedire a chiunque di far del male a nostro figlio, tant’è che quel bambino è oggi qui con noi.

Nondimeno ogni volta che ripenso a quell’episodio un brivido gelido mi percorre la spina dorsale, ma subito dopo ringrazio Dio: perché in quel momento ebbi l’occasione di sperimentare un attimo di profonda comunione con quel Padre, il quale si ritrova anch’Egli col cuore straziato davanti ad ogni figlio ucciso nel grembo materno e che per quell’Amore che si autolimita nel rispetto della libertà della creatura amata, pur potendo Egli ogni cosa, si rende impotente e solo spera, fino all’ultimo istante, che una mamma non uccida il suo bambino.

***

Domani 15 novembre Andrea Torquato Giovanoli  alle 17.30 sarà a Roma, piazza San Callisto, 6 (Trastevere)

pro sanctitate

44 pensieri su “La paternità negata

  1. Giusi

    E’ terribilmente vero quello che dici. Ed è proprio così: alla fin fine se la donna vuole abortire, l’uomo non può far nulla per impedirlo. Ci sono uomini che neanche lo vengono a sapere. Ci sono anche quelli ai quali non importa nulla ma questo è un altro discorso. Mi hai però strappato pure un sorriso perchè ho ricordato che la settimana scorsa sono andata a trovare una coppia di amici che hanno avuto una bambina e ho portato un regalo per la piccola, un libro da colorare per il fratellino più grande (che non si senta escluso!) e una pianta per la mamma (che ha patito non poco trattandosi di gravidanza a rischio). Il mio amico (marito) mi fa, ovviamente scherzando: ah bravi, solo a me niente! E io: e tu che c’entri? Una sola cosa hai fatto e ti sei pure divertito! 🙂

  2. Grazie Andrea.

    Non può certo sfuggire, come questo intervento dei medici, dettato da convinzioni personali, leggi in atto, mentalità, ecc, ecc. oltre a voler pesantemente intervenire e interporsi nella situazione oggettiva che hai ben descritto, ha un altro effetto, ritengo non secondario e che va credo, oltre le intenzioni e la percezione di chi è portatore di questi “buoni consigli” (non sono sempre solo i medici…)

    L’effetto di portare divisione… già divisione. Divisione tra l’Uomo e la Donna, tra moglie e marito, separandoli e ponendoli – separatamente – difronte d una scelta. Ponendo ambedue, chi per un motivo, chi per un altro, in posizione di debolezza.

    Cosa ci ricorda questa situazione? Chi della “divisione” è Principe?
    Basta tornare alla Genesi. 😉 😐

  3. “In pratica le stavano proponendo di uccidere subito quel bambino che portava in grembo per evitare che potesse nascere anche lui malato e quindi morire dopo pochi mesi: come se quel quarto di probabilità nefasta giustificasse la soppressione di una vita prima ancora che venga al mondo, così, tanto per risparmiarsi inutili perdite di tempo.”

    A parte la presupponente gratuità della conclusione “così, tanto per risparmiarsi inutili perdite di tempo”,
    sì, è vero, ci sono persone che non se la sentono di rischiare di far nascere un bambino malato, che non vogliono affrontare la sofferenza di vederlo vivere un pochino (e soffrire anche?) e poi morire.Come invece ci sono altre persone, come Torquato Giovagnoli e sua moglie, che la pensano in maniera diamentralmente opposta. Così è.

    1. Alèudin

      infatti l’articolo pose l’enfasi sul fatto che i dottori su questo dovrebbero essere imparziali, cosa che non è accaduta in quel caso.

    2. Infatti Alvise, così è…

      Personalmente non me la sento neppure di condannare (a me poi non sta condannare nessuno) chi, non tanto la pensa, ma agisce in maniera “diametralmente opposta”.
      Nella situazione di Andrea a sua Moglie, se non si è sostenuti da un Fede certa è ben difficile “laicamente” fare la loro stessa scelta (io neppure su di me scommetterei… dovrei trovarmici, ma preferisco passi lontano da me “questo calice”).
      Anche perché i medici, concretamente e 9 volte su 10, anche solo difronte ad un sospetto di malattia o malformazione, prospettano solo un’unica soluzione.
      Per non dare solo a loro la responsabilità, dobbiamo riconoscere che oggi, a fronte di una nascita che presenti qualunque tipo di grave handicap (come alla morte a seguito di intervento anche di ultraottantenni), fioccano le denunzie.

      La realtà è che l’Uomo, a cui è stata chiusa la pèrospettiva del Cielo, si trova incapace ad accettare la prospettiva della Morte (e della Sofferenza) e della morte deve trovare sempre il colpevole ed il “capro espiatorio”. 😐

      Ma la fatalistica constatazione del “così è…” di per sé ha ben poco valore.

  4. 61Angeloextralarge

    Torno nel pomeriggio con la calma necessaria per assaporare bene questo post.

    Per l’OT di ieri: Luigi è stato operato a causa del cranio rotto in diverse parti. I chirurgi sono riusciti a togliere gran parte dei detriti che si erano sparsi nel cervello a causa dell’incidente. Avrà bisogno di altre operazioni per avere una prima prognosi.
    Grazie a tutti per le preghiere salite al Cielo, preghiere che è necessario proseguire, nell’attesa speranzosa dell’evolversi questa triste storia.

  5. Alèudin

    sono un ingenuo, non avevo mai pensato che anche l’uomo può vantare il diritto di parola nel prendere decisioni simili.
    Come ha detto Barion l’uomo e la donna sposati in Cristo cessano di essere un uomo e una donna ma diventano una cosa sola, ricordiamocelo.

    p.s.
    solo per filosofiazzero: quelli non spostati in Cristo non so cosa diventano, chiedi a loro, io posso parlare solo per la mia esperienza.

    1. Aleudin:
      …posso chiedere anche a me e a mia moglie (benche arido/i) così fo anche prima! No, non diventiamo una “cosa” sola, e nemmeno una carne sola, se non quando avvennisse ci congiungessimo.

      “Signora guardi che lei è ancora in tempo per terminare questa gravidanza…”Queste le parole incriminate, insieme al fatto che il primario (cosiddetto) si rivolge solo alla moglie, e poi la foto spettrale e disumana del corridoio dell’ospedale, e poi il codazzo dei medici beceri e stolti che fa pensare a un film di Alberto Sordi…Vade retro medicus!!!

      1. Alvise, giusto per citarti: “Così è…”

        Se mai lo hai visto o ti è capitato, buon per te… se non vuoi dar credito o trasformare il tutto in parodia, cavoli tuoi!
        (Vedi l’aridità di cui sopra, di cui tu stesso con il tuo dire, mostri l’evidenza)

        1. …io e mia moglie essendo aridi non possiamo essere altro che aridi e nient’altro, che volete farci?
          Da una parte le cose stupende dall’altra quelle aride, così è.
          Ma io mi sento più a mio agio in mezzo alla razzumaglia, lo ammetto.

        2. Ha detto però gli succede “se non quando avvennisse ci congiungessimo.”
          Che è poi uno dei motivi e degli effetti profondi dell’atto conuigale… 😉

          1. Giusi

            Le virgolette che stanno a significare? Che è un aulico pensiero prodotto personamente di persona da te? Tanto per sapere, visto che ci rendi edotti di queste tue sane abitudini, con che prostitute vai? Sei al corrente, spero, che. se schiave (quelle sì), di un pappone alimenti il racket e contribuisci allo sfruttamento delle donne? D’altro canto non so se ne esistano di autogestite (non mi pare che la malavita lo consenta). Cosa cianci dunque di violenza sulle donne se sei il primo ad alimentarla?

            1. Giusy:…se fosse stato prodotto da me, sarebbe stato senza virgolette, no?
              Volevo solo dire che non occorre essere sposati e tantomeno sposati cattolici per formare con una donna un corpo solo!

              1. Giusi

                Bisogna vedere cosa intendi per corpo solo, non è un fatto solo fisico, il congiungimento carnale può persino allontanare, sesso non vuol dire intimità.

                1. Giusi

                  Oddio ma è San Paolo! Con queste operazioni che fai di estrapolazione di una frase da un contesto per piegarla ai tuoi fini mi fai rimbambire! In realtà San Paolo voleva dire l’esatto contario di quello che sponsorizzi tu!
                  San Paolo non vuole dire che il congiungimento con una prostituta formi un’unione indissolubile. Ma vuole dire che le membra di chi si dona ad una prostituta diventano moralmente membra della prostituta, moralmente non essenzialmente.
                  San Tommaso sa che il solo rapporto sessuale non costituisce il matrimonio, l’unione indissolubile. E questo lo sa anche San Paolo.
                  Ma San Paolo vuole descrivere il degrado morale di chi è diventato un solo spirito col Signore e si deprava ad essere una realtà sola (sotto il profilo morale) con un prostituta. Cita la fonte se no io penso a te, non a san Paolo!

                2. Ed in ogni caso e anche in “quel caso” (della prostituta):

                  1Corinzi 6:16
                  O non sapete voi che chi si unisce alla prostituta forma con essa un corpo solo? I due saranno, è detto, un corpo solo.

                  Ma i “frutti” saranno ben diversi…

  6. Giusi

    Secondo me Alvise è come Jessica Rabbit: non è arido, è che lo disegnano così! Anzi si disegna da solo…..

  7. Pascal

    Fa sorridere amaro pensare che c’è chi sostiene che la legalizzazione dell’aborto sia “a vantaggio della donna”, mentre ci sono paesi come l’India o la Cina in cui le donne molto meno degli uomini perché vengono uccise prima di nascere con l’aborto selettivo.
    Ognuno di noi, sin dal concepimento, è al centro di tutta una trama di relazioni… pensiamo, per esempio, anche a quello che può provare un nonno, sapendo che il proprio nipotino è stato fatto letteralmente a pezzi nel grembo materno (so di cosa parlo, ci sono passato).
    Il problema di fondo è che non è giusto che qualcuno (uomo, donna, o anche coppia) abbia diritto di vita e di morte su un’altra persona.
    http://www.lifesitenews.com/news/would-i-have-been-better-off-aborted-you-be-the-judge?utm_source=LifeSiteNews.com+Daily+Newsletter&utm_campaign=22a49c8b42-LifeSiteNews_com_Intl_Headlines_06_19_2013&utm_medium=email&utm_term=0_0caba610ac-22a49c8b42-396918926

  8. Alessandro

    “Una diffusa mentalità dell’utile, la “cultura dello scarto”, che oggi schiavizza i cuori e le intelligenze di tanti, ha un altissimo costo: richiede di eliminare esseri umani, soprattutto se fisicamente o socialmente più deboli. La nostra risposta a questa mentalità è un “sì” deciso e senza tentennamenti alla vita. «Il primo diritto di una persona umana è la sua vita. Essa ha altri beni e alcuni di essi sono più preziosi; ma è quello il bene fondamentale, condizione per tutti gli altri» (Congregazione per la Dottrina della Fede, Dichiarazione sull’aborto procurato, 18 novembre 1974, 11).

    Le cose hanno un prezzo e sono vendibili, ma le persone hanno una dignità, valgono più delle cose e non hanno prezzo. Tante volte, ci troviamo in situazioni dove vediamo che quello che costa di meno è la vita. Per questo l’attenzione alla vita umana nella sua totalità è diventata negli ultimi tempi una vera e propria priorità del Magistero della Chiesa, particolarmente a quella maggiormente indifesa, cioè al disabile, all’ammalato, al nascituro, al bambino, all’anziano, che è la vita più indifesa.
    Nell’essere umano fragile ciascuno di noi è invitato a riconoscere il volto del Signore, che nella sua carne umana ha sperimentato l’indifferenza e la solitudine a cui spesso condanniamo i più poveri, sia nei Paesi in via di sviluppo, sia nelle società benestanti. Ogni bambino non nato, ma condannato ingiustamente ad essere abortito, ha il volto di Gesù Cristo, ha il volto del Signore, che prima ancora di nascere, e poi appena nato ha sperimentato il rifiuto del mondo…

    Cari amici medici, voi che siete chiamati a occuparvi della vita umana nella sua fase iniziale, ricordate a tutti, con i fatti e con le parole, che questa è sempre, in tutte le sue fasi e ad ogni età, sacra ed è sempre di qualità. E non per un discorso di fede – no, no – ma di ragione, per un discorso di scienza! Non esiste una vita umana più sacra di un’altra, come non esiste una vita umana qualitativamente più significativa di un’altra. La credibilità di un sistema sanitario non si misura solo per l’efficienza, ma soprattutto per l’attenzione e l’amore verso le persone, la cui vita sempre è sacra e inviolabile.”

    (Francesco, Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dalla Federazione Internazionale della Associazioni del Medici Cattolici, 20 settembre 2013)

  9. Raffaella

    ah, che consolazione sentire un padre che ha il coraggio di parlare di questo tema! Da tanti anni è una obiezione che sollevo sempre, da quando, incinta della quarta figlia e con tre “medicalmente” brutti cesarei alle spalle, e una terza figlia che (nata di 1.800 gr. a termine non scoppiava di salute) i medici continuavano a scoraggiarmi nel portare avanti la gravidanza, a farmi le più ragionevoli proposte, a far leva sul mio senso di colpa verso gli altri figli già nati per convincermi ad abortire, per ricordarmi che avrei potuto non farcela e sarei passata alla storia solo come come un’irresponsabile. Nessuno si è mai sognato di parlare o di rivolgersi (anche quando lui era presente) a mio marito. Era invisibile e al massimo si rivolgevano a me parlando di lui (“lo vorrebbe laciare solo con tre figli piccoli?”) a me questa cosa faceva orrore. Ho pensato alle tante donne che in segreto prendono questa decisione senza minimamente mettere in conto la possibile sofferenza del padre. Trovo che la legge sull’interruzione volontaria di gravidanza sia violenta nel non prevedere un colloquio col padre. Perchè la paternità sembra un diritto delle donne, non del nascituro o del padre stesso, una pretesa di noi donne che emerge quando smarriamo il senso di essere madri, di custodire la vita in noi senza però necessariamente esserne “dominus”, con la coscienza di essere portatrici e generatrici, non “madreterne”. Senza andare per il sottile, la capacità generatrice della donna mi sembra già un enorme privilegio in sè, evidente a chiunque, unica possibilità per la nostra specie di continuare, noto da millenni e non bisognoso di fronzoli interpretativi nè di essere condita giuridicamente anche con il riconoscimento dei diritti che competono al padre. Non vedo perchè si debba togliere ai padri anche un minimo di “voce in capitolo”, di germe di affetto per quella vita ancora nascosta ma reale. Perfino san Giuseppe ha potuto dire la sua e proteggere quel bambino che pure non esattamente aveva “voluto con un atto di procreazione responsabile”. Chissà quanti “padri putativi” potremmo trovare in giro se solo avessero la possibilità di scegliere…

    1. fortebraccio

      Da come lo descrivi, hai corso in effetti un discreto rischio… 4^ cesareo, caspita!
      Una curiosità: ti hanno “offerto” la sterilizzazione tubarica (contestualmente al cesareo)?

        1. Raffaella

          vero. Anche io ne ho conosciute diverse al Fatebenefratelli, i miei però sono interventi da 21 a13 anni fa e le tecniche erano ancora un pochino più rozzee i medici più “fifoni” per le conseguenze legali.

      1. Raffaella

        sì.. ma io sono un pochino testarda… dopo 18 mesi ho avuto anche un altro bambino … e godo di ottima salute. Ormai per fortuna (del ginecologo) io sono “fuori età”. Ma devo dire che ho avuto un bravissimo medico, coraggioso, competente e pazzerello come me.

      1. Raffaella

        il coraggio di riconoscere che gli uomini sono messi da parte in questa decisione sulla vita o sulla morte del feto tutta lasciata alla donna, il coraggio di dire che gli dispiace e di rivendicare una partecipazione alla procreazione che non è solo produzione di spermatozoi. Di lanciare un sasso nello stagno del “sentire comune”: della gente della strada, dei media e, ahimè, anche del nostro legislatore.

  10. 61Angeloextralarge

    Carissimo Andrea, non eri invisibile, anzi… O forse lo eri, ma di quella invisibilità particolare che hanno le cose del Cielo.
    Ai loro occhi lo eri perché quelli sono occhi incapaci di “vedere” il grande dono della vita umana, sotto qualsiasi forma essa sia: chi non vuol vedere “vivo” un bimbo nel grembo di una madre, non è capace di vedere “vivo” nemmeno il padre che ha contribuito a generare questo bimbo: Generare e non donare, perché come sappiamo bene, chi dona la vita è solo Dio. E’ Lui il Creatore.
    Quanta nebbia impedisce a tanti di noi di poter vedere più in la del nostro naso? Viviamo cercando i “vantaggi” personali per poter essere liberi da problemi ed intoppi e, purtroppo, un figlio non sano è uno “svantaggio” troppo grande, capace di stravolgere completamente la nostra vita. Se siamo con Cristo, questo “svantaggio” la stravolgerà in bene, altrimenti sarà l’esatto contrario.
    Grazie a te e ai tanti che testimoniate la concretezza del vivere “svantaggiati”, ma nell’amore di Dio!

  11. Sara

    Andrea, questo post è bellissimo! Ti sei superato! Grazie di aver condiviso una storia così intima e delicata della tua/vostra vita: è una perla preziosissima con cui hai arricchito anche noi! E’ bellissimo che tu abbia avuto la grazia di sperimentare il dolore di un Dio che si sottomette alla nostra libertà anche quando questo lo ferisce come Padre. Un abbraccio enorme a te e alla tua Sposa, prediletti dal Signore! Grazie per la splendida testimonianza che date!

  12. Claudia Pitotti

    Andrea, questa storia ha del terribile ma nello stesso tempo è di una delicatezza e di un Amore stupefacenti. Mi avete fatto molto pensare alla santa famiglia di Chiara Corbella… Grazie per aver condiviso con noi questa esperienza!

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