Ratzinger: “Caro Odifreddi le racconto chi era Gesù”

les combes 9

di Joseph Ratzinger

ll. mo Signor Professore Odifreddi, (…) vorrei ringraziarLa per aver cercato fin nel dettaglio di confrontarsi con il mio libro e così con la mia fede; proprio questo è in gran parte ciò che avevo inteso nel mio discorso alla Curia Romana in occasione del Natale 2009. Devo ringraziare anche per il modo leale in cui ha trattato il mio testo, cercando sinceramente di rendergli giustizia.

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QUI la le considerazioni di di Piergiorgio Odifreddi

30 pensieri su “Ratzinger: “Caro Odifreddi le racconto chi era Gesù”

  1. Giusi

    E’ uscito un attimo dopo che avevo commentato sull’altro post. Sono stata travolta! Ovviamente il mio commento è inutile. Ci tenevo a postare questa meraviglia della mente (la Sua mente) alla quale è giustamente stato dato il giusto rilievo. E’ un conforto per l’anima!

    1. Sara

      Anch’io ho visto prima il tuo commento che il nuovo post! Fa lo stesso. Confermo quanto commentato di là: BXVI è immenso.

  2. Giusi

    Questa poi! Per leggere tutte le 11 pagine del Papa emerito bisogna aspettare che Odifreddi pubblichi il nuovo libro! Vorrei dire quello che penso ma mi censuro da sola che è meglio!

    1. Giusi

      Precisazione: non voglio far polemiche, è un contributo reso pubblico. D’altro canto il confronto è inevitabile e poi è il pensiero di Adinolfi….

    2. JoeTurner

      sul commento di Adinolfi dissento, perché presuppone maliziosamente ad un’assurda competizione tra Francesco e Benedetto

      1. Giusi

        Dissento anch’io sulla contrapposizione però il confronto ci sarà, lo faranno altri sicuramente, le differenze ci sono, poi se lo si vuole cancellare per me va bene ma sarei ipocrita se negassi che, dopo aver letto la risposta del Papa emerito, è la prima cosa che ho pensato.

        1. Giusi

          Magari sono differenze di stile, non di sostanza ma io non sono una teologa, so solo che mi si è aperto il cuore, non c’è niente da interpretare, è tutto così chiaro che abbaglia!

    3. Juan

      Ho notato anch’io la differenza di cui parla Adinolfi tra le lettere dei due Papi, ma credo che dipenda dai diversi interlocutori: Scalfari, per quanto in modo presuntuoso, si è da subito posto alla ricerca di un confronto sincero e autentico, senza attacchi gratuiti e manifestando le proprie convinzioni in modo rispettoso.
      Odifreddi, invece, è solo un anticlericale militante. Nel suoi libri ed articoli non cerca un vero confronto, ma solo di fare propaganda per le proprie idee, svilendo in modo scorretto quelle altrui. Bene ha fatto quindi Papa Benedetto XVI a limitarsi a rispondere alle tante imprecisioni che costellano il pensiero di Odifreddi, mantenendo la serenità ed ironia che lo contraddistinguono.
      Quello tra Scalfari e Francesco è un vero dialogo, in cui si cerca di partire dai punti in comuni per fare un po’ strada assieme.
      Quella di Benedetto XVI è invece solo la risposta ben data ad anni di attacchi e strumentalizzazioni.

      “Astuti come serpenti e puri come colombe”. Devo dire che amo lo stile di entrambi i Papi, quello in carica e quello rinunciatario…

  3. Alessandro

    “Ill. mo Signor Professore, la mia critica al Suo libro in parte è dura. Del dialogo fa parte la franchezza; solo così può crescere la conoscenza. Ma del dialogo fa parte la franchezza; solo così può crescere la conoscenza. Lei è stato molto franco e così accetterà che anch’io lo sia. In ogni caso, però, valuto molto positivamente il fatto che Lei, attraverso il Suo confrontarsi con la mia Introduzione al cristianesimo, abbia cercato un dialogo così aperto con la fede della Chiesa cattolica e che, nonostante tutti i contrasti, nell’ambito centrale, non manchino del tutto le convergenze.”

    “la mia critica al Suo libro in parte è dura. Del dialogo fa parte la franchezza; solo così può crescere la conoscenza”: perfetto.
    Lo tenga presente chi, tra i cattolici, ritiene che il dialogo comporti una messa tra parentesi delle proprie convinzioni o una loro presentazione edulcorata e in definitiva falsata.
    Le 11 pagine fitte fanno anche capire quanto Benedetto XVI prenda sul serio e si impegni in profondità nel dialogo con un ateo dichiarato. Questo mostra come si possa essere nel contempo sinceramente umili, non arroganti e saldi nella propria fede.

    1. Giusi

      Grazie Alessandro. Io faccio prevalere l’emotività (qiando mi commuovo) e faccio disastri. Hai detto nel modo giusto quello che volevo dire.

      1. Alessandro

        Voglio molto bene a Benedetto XVI e mi commuovo pure io nel leggere ancora le sue parole, così come mi ha commosso sentire ancora la sua voce al tradizionale incontro con i suoi “studenti”.
        Non c’è niente di male nel volere bene al Papa emerito, purché a Papa Francesco e al suo pontificato ci si rapporti con tutta, tutta la filiale cordialità e obbedienza di cui siamo capaci.

        Non c’è niente di male nemmeno nel nutrire perplessità su questo o quella parola e su questo e quell’iniziativa del Papa: la cieca papolatria non è una virtù.
        L’importante, mi sembra, è fare la fatica di non precipitarsi a incasellare, a etichettare il Papa, a sottoporlo a incessanti paragoni con il predecessore (dico “fare la fatica”, perché incasellare anche per me è più automatico e meno faticoso).

        Come dice Introvigne: “Il programma di Francesco è preoccuparsi per prima cosa «che questa fede ci sia», annunciarla attraverso il volto misericordioso del Signore che offre il suo perdono a tutti, compresi gli omosessuali «che cercano Dio», le donne che hanno abortito – ma che, ha detto il Papa, poi si sono «sinceramente pentite» – i divorziati risposati. Senza rigorismo, ha suggerito il Pontefice, ma anche senza «lassismo».
        Non che l’annuncio morale non faccia parte del messaggio cristiano, né – Francesco lo precisa – che egli pensi di cambiare la dottrina: «il parere della Chiesa [su vita e famiglia] lo si conosce, e io sono figlio della Chiesa». Ma l’insegnamento morale per il Papa viene dopo l’annuncio della salvezza tramite la misericordia di Dio.
        Invertire l’ordine dei fattori, partire dalla morale per risalire alla fede, oggi secondo Francesco non è più possibile, anzi lo stesso «edificio morale della Chiesa rischia di cadere come un castello di carte».

        Sono tanti, in tutto il mondo, a lasciarsi commuovere da questo appello di Papa Francesco. Altri – magari i più impegnati sul fronte della battaglia per la vita e per la famiglia – da questa scelta strategica del Papa sono messi in difficoltà, e si sentono a disagio.
        Manifestare, con rispetto, questo disagio è normale: non significa non amare e non seguire il Pontefice. Una riflessione sul disagio può perfino diventare buona cultura e buona politica.
        Il disagio, invece, diventa sterile quando si esaurisce nel gossip, nella continua polemica, nell’abbandono della buona abitudine di leggere i discorsi e le omelie del Papa, anziché prendere da ogni Pontefice che Dio dona alla sua Chiesa quanto è davvero essenziale nel suo Magistero.
        Nel caso di Francesco, il cuore del Magistero è l’invito a «uscire» e ad annunciare la fede a chi non va in chiesa. Una fede di cui il Papa ci presenterà più raramente dei suoi predecessori – ci avverte prima, in esplicito, e sarebbe sbagliato far finta di non aver sentito o mascherare una chiara affermazione del Papa sotto spiegazioni cosmetiche – le conseguenze morali in ordine alla vita e alla famiglia.
        Ma queste conseguenze morali non vieta certo agli episcopati nazionali e ai laici di trarle dalla fede secondo logica e dottrina.

        Nessuno potrebbe legittimamente invocare le scelte pastorali e la strategia di annuncio del Papa per sottrarsi a queste responsabilità. Ma tutti faremmo bene a riflettere pure su come Francesco ci chieda di collaborare anche all’annuncio ai più lontani della grazia salvifica e misericordiosa del Signore. «Uscire» e cercare chi è lontano dalla Chiesa o chi, nella Chiesa, si è intorpidito e addormentato – certo, senza trascurare altri temi – è un compito che il Papa non indica solo a chi ha tempo libero, o non è troppo distratto da altre cose. Lo indica a tutti, e a questo cuore profondo del suo Magistero tutti siamo chiamati ad aderire con convinzione”

        http://www.lanuovabq.it/it/articoli-il-programma-di-francesco-partire-dalla-fede-7337.htm

    2. SilviaB

      Ci diceva il rettore di un seminario in nord Europa che il problema non sono tanto gli atei ma quelli che odiano la Chiesa e la combattono. Il sig. Oddifreddi mi sembra appartenere più a quest’ultima categoria (per quello che dice e scrive) questo fa ancora più onore al grande Benedetto XVI…

      1. SilviaB

        P.S. Ovviamente si prega sempre perché queste persone possano incontrare Cristo nella propria vita!
        Non dimentico il mio passato di “lontana” dalla Chiesa (nemica no, ma indifferente).

  4. JoeTurner

    vi propongo questa riflessione per cercare di capire qualcosa di più sullo “stile” comunicativo di papa Bergoglio, da un articolo di Maurizio Blondet di qualche settimana fa :

    “Jorge Maria Bergoglio è un peronista. Come tanti sudamericani e tutti gli argentini di destra o sinistra non importa, è intriso della mentalità e degli stili impressi dalla lunga, cordiale dittatura di Jean Domingo Peròn e dalla sua adorata consorte, Evita, oggetto di indiscussa iperdulìa. Peròn, cattolicissimo, vinse le sue prime elezioni con lo slogan «Dios, Patria y justicia Social»; la sua idea di economia era ispirata alla dottrina sociale della Chiesa, e «caratterizzate da una forte critica al capitalismo e alle sue strutture d’ingiustizia, sfruttamento e oppressione sociale, senza per questo cadere in derive comuniste»: stesse idee ancor oggi nutrite e praticate da Bergoglio. Da studente si fece punire per essere andato in classe con il distintivo peronista in vista; da giovane prete, divenne padre spirituale della formazione peronista Guardia de Hierro, fautrice di una terza via tra le due violenze peroniste, filocomunista-montoneros e destrista Tripla A – già, perché il peronismo in Argentina è «tutto», un mistico tutto che comprende Evita e la giustizia sociale come sogno, e mantiene e contiene il nero e il rosso… e l’anti-americanismo, l’anticapitalismo come tratto comune.

    Già. Provate a vedere Bergoglio in chiave peronista, e tutto diventa più chiaro: la sua informalità e il suo autoritarismo cordiale e paternalista, la sua «modernità» apparente unita a vera fede senza rispetti umani. Peronismo è stato il suo primo gesto di richiesta di benedizione: gesto – come insuperabilmente sottolinea Andrae Virga – «di un capo carismatico che, con l’appoggio delle masse, intende rovesciare le vecchie élites ramificate, in favore di una struttura di potere più piramidale». Si capiscono e condonano anche certi suoi pressapochismi e ineleganze plebee: in ogni peronista cova una simpatia caratteriale per i descamisados.”

  5. vale

    mi ricorda-il Peron- un po’ il gabriel garcia moreno presidente dell’ecuador nella seconda metà dell’800.siccome applicò la dottrina sociale della chiesa ( con risultati “spettacolari” per l’epoca, lo fecero fuori…

  6. angelina

    “Dopo la risposta di Francesco a Scalfari, anche il Papa emerito Ratzinger sceglie Repubblica per parlare con il matematico Odifreddi. Il commento del direttore Ezio Mauro, nella riunione di redazione”
    Non gli parrà vero!!!

    1. Giusi

      Non è che il Papa emerito abbia scelto Repubblica, ha scritto ad Odifreddi e lo ha fatto prima di Papa Francesco a Scalfari, Odifreddi lo ha reso noto adesso tramite il giornale sul quale scrive. Perlomeno io ho capito così.

      1. Angelina

        Hai ragione Giusi! Trovo quantomeno inappropriata l’espressione “anche Ratzinger sceglie Repubblica”. Ma ormai chi glielo toglie dalla testa che, nel dialogo tra cattolicesimo e cultura moderna, Repubblica rappresenta in toto la seconda. 🙂 Con grande ‘soddisfazione’ di De Bortoli, che ha dovuto mandar giù due scoop irripetibili in pochi giorni.

  7. admin

    così il card Ravasi:

    “Abbiamo assistito certamente, in questi ultimi giorni, ad un evento abbastanza straordinario, qualcosa che non era nella prassi comune. Infatti, due Pontefici – il Pontefice emerito e l’attuale – sono intervenuti direttamente nell’arena della comunicazione di massa, soprattutto di quella giornalistica. Per quanto riguarda Odifreddi, in maniera particolare, vorrei sottolineare il fatto che non si tratta semplicemente di un dialogo di tipo giornalistico, ma si tratta di una riflessione sistematica che il Papa ha fatto su un testo che era anche provocatorio, che era un testo molto discutibile in alcuni suoi ambiti, e con molta accuratezza cerca di individuarne i nodi fondamentali. Questo, a mio avviso, diventa anche una lezione, non soltanto per noi che operiamo nel mondo della cultura, ma anche per la pastorale in senso lato. Sarà necessario non temere di entrare nella piazza, di entrare nel groviglio della comunicazione attuale da parte del Pastore o da parte, comunque, del credente, portando le ragioni della sua speranza, le ragioni della sua fede. Sottolineo proprio la dimensione “ragioni”, cioè le sue motivazioni, perché abbiano ad essere ascoltate.”

    Testo proveniente dalla pagina http://it.radiovaticana.va/news/2013/09/24/cortile_dei_gentili_con_i_giornalisti._il_card._ravasi:_verit%C3%A0_e/it1-731343
    del sito Radio Vaticana

    1. Alessandro

      E poco oltre, al link segnalato da Admin, il card. Ravasi dice a proposito del dialogo:

      “è fuor di dubbio che il confronto, ad un certo momento, debba essere, se è dialogo, anche riconoscimento delle diversità che esistono, e quindi deve avere anche, in certi momenti, una sorta di incandescenza che non è quella del sarcasmo, come purtroppo alcune volte era accaduto con Odifreddi, ma con un rigore, con una fermezza per cui i due presentano la loro identità e, se l’identità di uno merita un giudizio negativo, esso dev’essere espresso in una forma diretta, immediata e efficace.”

  8. Alessandro

    Vi faccio presente la singolare circostanza per cui Repubblica rende noto oggi, DOPO la lettera di Papa Francesco a Scalfari, la lettera di Benedetto XVI a Odifreddi, scritta PRIMA della lettera di Papa Francesco. Non pensate che sia
    DESIDERATO lo scatenarsi dei raffronti tra i due? Non pensate che tutto ciò possa essere un sottile attacco all’Unità della Chiesa il provocare il dibattito “su chi sia meglio”? Io starei molto attento…. L’Unità della Chiesa è il primo scandalo
    per chi non vuole riconoscere l’oggettività della Presenza di Dio nella storia degli uomini da 2000 anni.
    Un saluto affettuoso, Alex

    1. Giusi

      Mah, visto che la lettera è arrivata a Odifreddi vedo più una scelta dei tempi da parte sua in prossimità dell’uscita del nuovo libro nel quale ha annunciato che pubblicherà la versione integrale. Le divisioni nella Chiesa non hanno purtroppo bisogno delle sortite di Repubblica, ci pensiamo abbondantemente da soli!

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