Siate uomini. Ma anche donne

di Fabio Bartoli

Credere da maschio

Esiste un modo maschile ed uno femminile di vivere la fede?

Sembrerebbe di poter dire senz’altro di sì. In fondo noi tutti, credo che sia la cosa che ci accomuna di più in questo blog, siamo convinti assertori della polarità maschile/femminile, che si articola in diversi modi di vedere il mondo, diversi modi di pensare, diversi modi di agire… quindi il diverso modo di credere non ne sarebbe che la logica conseguenza.

Ed in fondo ogni educatore di oratorio lo sa, vedendo i diversi modi di pregare che sviluppano ragazzi e ragazze. L’associazione scout che ho frequentato per tanto tempo, la FSE, pur di difendere il punto, e mantenere separato il corpo femminile delle Guide da quello maschile degli Scout, è arrivata ad una dolorosa scissione con l’AGESCI.

E però al tempo stesso se guardo la storia della Chiesa la materia si fa scivolosa: non è forse vero che S. Teresa di Avila apostrofava le sue suore dicendo loro “siate uomini”? E di contro poche donne hanno avuto una sensibilità più “femminile” di S. Giovanni della Croce. La risolutezza e la forza d’animo di una Santa Caterina è più maschile o femminile? E la dolcezza e la cura universale di S. Francesco di Assisi o di Charles De Foucauld sono più femminili o maschili?

Nel libro dell’Apocalisse S. Giovanni, quando deve parlare del figlio della Donna-vestita-di-sole, cioè noi, tutta la Chiesa, non si fa scrupolo di violentare la grammatica pur di sottolineare che il figlio è maschio, e al tempo stesso però quando deve descrivere in un immagine il rapporto d’amore che unisce l’Agnello e la Chiesa, la sola immagine che gli viene in mente è quella nuziale, in cui la Chiesa è inevitabilmente femmina.

Mi sono laureato in Teologia Morale fondamentale con una tesi che analizzava il concetto di empfangen nella teologia dell’allora card. J. Ratzinger. Questo concetto è il vero architrave del suo pensiero e lo si ritrova in tutte le salse e in tutte le declinazioni, applicato a qualsiasi argomento. Empfangen in tedesco vuol dire accogliere, essere aperto, ma è anche il verbo che si usa per essere incinta, sottolinenando implicitamente, già a partire dal linguaggio, che la dimensione dell’accoglienza è prettamente femminile. Ora nella struttura del suo pensiero, e studiandolo mi sono convinto che sia così anche nella struttura stessa del Cristianesimo, all’inizio di tutto c’è un gesto di accoglienza, un empfangen.

La storia umana inizia quando Adamo riceve in sé l’alito di Dio, la storia della Salvezza inizia quando Abramo riceve da Dio la promessa di una discendenza che lo mette in movimento, la nostra storia inizia quando Maria riceve in sé il Figlio stesso di Dio. E in fondo nel mistero della Trinità l’essenza stessa del Figlio è il riceversi dal Padre.

Davanti a Dio quindi siamo tutti donne, non c’è dubbio. Il solo atteggiamento corretto verso il nostro Creatore è riconoscere che riceviamo tutto da Lui ed è quindi farsi terra feconda che riceve il seme (come Romano Guardini definisce Maria in una bellissima meditazione), aprirsi interamente ed offrirsi in piena disponibilità alla sua azione.

Però al tempo stesso verso il mondo dobbiamo essere forti, assertivi, capaci di lottare contro il male e sconfiggerlo, non aver paura dei conflitti, che sono inevitabili ed anzi a volte auspicabili. Certo, sempre ricordando che la forza non è violenza, ma al contrario, manifestazione di una fermezza, di una stabilità incrollabile che per prevalere non ha bisogno di imporsi, ma le è sufficiente essere (ricorderete tutti il bellissimo video di quel carabiniere che resisteva imperturbabile alle provocazioni di uno sciammannato: ecco quello è un perfetto esempio di forza senza violenza).

Dunque gli uomini devono farsi donne verso Dio, le donne devono farsi uomini verso il mondo. È un buon esempio di come il genio maschile e quello femminile che sono presenti in ciascuno devono lavorare in sinergia. In fondo un uomo che non avesse in sé alcuna traccia di femminilità, come una donna che non avesse in sé alcuna traccia di maschilità sarebbero dei nevrotici.

Mi viene in mente un saggio degli anni ottanta di una psicologa tedesca, di scuola Junghiana, che si intitolava “Gesù: la maschilità esemplare” (Hanna Wolf, mi sembra che fosse il nome dell’autrice). Questa psicologa sviluppava la teoria che in Gesù la componente maschile, “animus” secondo la terminologia Junghiana, e quella femminile, che Jung definisce “anima” raggiungevano un equilibrio unico ed irripetibile, tanto da farne, secondo lei una prova della divinità di Gesù.

Già perché secondo Jung l’uomo non può raggiungere questo equilibrio da solo, ma lo trova nel matrimonio, dove la sposa diventa l’”anima” dell’uomo e lo sposo l”animus” della donna.

Vi confesso che questa teoria mi ha lungamente affascinato, anche perché ne sperimento la verità nella preghiera, nei miei più profondi scambi con il Signore, dove il celibato mi consente di pensarmi facilmente come sua sposa e quindi di ricevere da Lui la mia maschilità.

Quello che voglio dire comunque è che questo modello di integrazione psichica che è Gesù, questa maschilità esemplare, questo maschio “non animoso” è un modello di vita per tutti, uomini e donne. Da lui possiamo imparare una maschilità serena ed equilibrata ed una femminilità “eroica”, capace cioè della assertività maschile.

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Per chi fosse interessato qui c’ è  un blog di don Fabio e qui ce n’è un altro 

66 pensieri su “Siate uomini. Ma anche donne

  1. Vero, credo che dipenda dalla’infinita possibilità che abbiamo di essere una scheggia di Dio, a Sua immagine.
    Ecco perché ci sono anche istituzioni della Chiesa che hanno scelto di proseguire a tenere distinte le specificità per lavorare su vocazioni legate a mascolinità e femminilità tenendole separate.
    Peggio? Meglio? Credo che sia funzione di che cosa sentiamo dentro e come Dio ci chiama a sé.
    Per diventare il più possibile perfetti come Lui è perfetto, come ha spiegato celestialmente in GenioCosmico a Milano: a Sua immagine siamo già creati, a Sua somiglianza dobbiamo diventarlo.

  2. d’accordo anche se farei una precisazione: la relazione in cui maschio e femmina si completano non credo sia solo nel matrimonio. Così come non credo che chi faccia una scelta celibataria debba trovare quest’equilibrio esclusivamente nel rapporto con Dio.

    1. non so Fefral, non sono sposato, quindi mi manca l’esperienza, però credo che l’unione matrimoniale non sia paragonabile con nessun’altra, è ben per questo che per la Bibbia è essere una sola carne, cioè una sola persona.
      Nel matrimonio quindi quella fusione che consente di completarsi a vicenda è prevista e auspicata, ma davvero esistono altre forme di rapposto tra uomo e donna dove l’unione è altrettanto intima e profonda?

      1. don Fabio, faccio outing. Ho provato entrambe le strade, quella del celibato e quella del matrimonio. Lo scrivo solo perchè questo è un tema su cui ho sbattuto la testa partendo da diverse angolazioni. L’unione coniugale è speciale, e unica, certo. E non è paragonabile a nessun altro tipo di unione. Ma il completamento maschio-femmina è qualcosa che a mio parere (ma è un parere che ho maturato negli anni, vivendo anche nella pratica diversi esempi di belle e profonde amicizie maschili) prescinde dall’unione coniugale.
        Non ho tempo adesso per approfondire, ma recentemente mi è capitata tra le mani questa lettera di GPII ai sacerdoti in cui affronta il discorso del rapporto del sacerdote con la figura femminile.
        http://www.vatican.va/holy_father/john_paul_ii/letters/documents/hf_jp-ii_let_25031995_priests_it.html
        Contiene molti spunti interessanti, sviluppati anche in altri scritti di GPII
        Riporto altre parole di GPII, “Penso che ogni uomo, a prescindere dal suo stato e dalla vocazione di vita, deve sentire una volta le parole che ha sentito Giuseppe di Nazareth: “Non temere di prendere con te Maria”. “Non temere di prendere con te” significa fa di tutto al fin di riconoscere il dono che lei è per te. Temi solamente una cosa, che non ti appropri di questo dono, questo temi. Per tutto il tempo che lei rimane per te il dono di Dio stesso puoi tranquillamente gioire tutto ciò che è quel dono. Anzi, di più-dovresti fare tutto quello che sei in grado di fare al fin di riconoscere questo dono per dimostrare a lei stessa il dono irripetibile che è”

        Il senso della complementarietà tra uomo e donna sta nella dimensione del dono reciproco, l’altro va accolto (prendere con sè) senza prenderne possesso. Questo vale per ogni uomo “a prescindere dal suo stato e dalla sua vocazione”.
        La rinuncia al matrimonio non implica la rinuncia a questo dono. La scelta del matrimonio dà una forma particolare all’unione di uomo e donna ma non l’esaurisce.
        Ora però devo lavorare 🙂

        1. Fk

          Fefral, ma che adesso rubi il posto anche ad Alessandro!?! 🙂
          Comunque mi sento di condividere in toto quello che hai scritto… vorrei approfondire ma il mio mononeurone non mi permette di fare più cose contemporaneamente 😦

  3. admin

    Fra pochi minuti (alle 10.00) su RADIODUE Costanza MIRIANO sarà in diretta telefonica con la trasmissione IO CHIARA E L’OSCURO di Chiara GAMBERALE

    1. 61Angeloextralarge

      Admin: son quella dei “recuperi”! C’è modo di rivedere l’intervista persa? Grazzzzie! Smack! 😀

  4. Erika

    Bellissimo tema: non so esattamente cosa pensare, perché nella mia esperienza, se uomini e donne sono diversi tra loro, lo sono in delle sfumature. Il maschio 100% e la femmina 100% sono individui insopportabili e disadattati, per fortuna molto rari. A me pare che animus e anima si fondano in modo particolarissimo in ogni individuo, e che nell’unione matrimoniale si ricompongano di nuovo, formando una sorta di nuova entità in cui si può essere più maschi e più femmine, perché essendo in due l’equilibrio esterno viene preservato: verso mio marito io sono più femmina di quanto lo sia nei rapporti col mondo esterno, e viceversa. In questo senso comprendo le parole di don Fabio: chi fa, consapevolmente, la scelta del celibato quest’equilibrio lo trova necessariamente tra se ‘ e il suo rapporto con Dio.

  5. sorellastragenoveffa

    Empfangen… Ho scritto giusto? Che bello!!!
    Grazie Don Fabio, mi piace proprio! 🙂

  6. Credo molto nell’amicizia. Con questo non voglio dire che io ho amici: io non ho amici.
    Ma credo davvero che sia l’amicizia la cosa più importante tra gli uomini.
    La passione, l’amore, il matrimonio vengono dopo. La coniunctio, la empfangen (il concepimento)la putrefactio, sono meno dell’amicizia,l’amicizia è molto di più che accoglienza che intesa come accoglienza non è altro che un atto dovuto agli altri uomini(direi che l’amicizia è più pura, vive ancora comunque nel distacco, e proprio perché vive nel distacco è più pura e più vera) l’uomo giusto e nobile d’animo vive nel distacco e nell’amicizia dimenticando se stesso, indifferente a castighi o a premi , agisce senza perché dimenticando se stesso, ha dissolto l’io psicologico , i suoi legami e le sue determinazioni.Il giusto non cerca niente con le sue opere . Quelli che cercano qualcosa con le loro opere , o che agiscono per un qualche perché, sono servi e mercenari. (cose già dette)
    Chi STA con le donne (me compreso) stia con le donne, ma non sia nemmeno lontanamente paragonabile al “cavaliere della valle solitaria”

    1. “l’uomo giusto e nobile d’animo vive nel distacco e nell’amicizia dimenticando se stesso, indifferente a castighi o a premi , agisce senza perché dimenticando se stesso, ha dissolto l’io psicologico , i suoi legami e le sue determinazioni.Il giusto non cerca niente con le sue opere .”
      E come potrà diventare giusto e nobile se all’inizio della sua storia non ci fosse un’empfangen, cioè l’accoglienza della Giustizia e della Nobiltà, come di qualcosa che lo precede ed implicitamente lo supera? E come del resto pensare che possano esistere Giustizia e Nobiltà se non come qualcosa che appunto perché ci precede non è nella nostra disponibilità e dunque non possiamo che mendicare?
      Il che si riassume nelle parole di Gesù “amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” che sottintendono che l’essere amati preceda l’amare. Altrimenti tutto questo non è che l’imperativo categorico kantiano, ed allora francamente devo dire che posso farne a meno…

    2. amicizia è accoglienza reciproca, non semplice accoglienza. E’ dono gratuito in entrambe le direzioni, che non è do ut des, attenzione, perchè il dono è tale se non ci si aspetta nulla in cambio, quindi sono d’accordo con quello che dici, che l’uomo giusto vive “nel distacco e nell’amicizia dimenticando se stesso, indifferente a castighi o a premi”. Ma se manca la reciprocità, cioè l’incontro di due uomini, intesi anche come donne, che vivono così non si può dire che ci sia amicizia: io non posso definirmi tua amica se tu non sei mio amico.
      Non è vero che tu non hai amici: io e te siamo amici 🙂

    3. Alessandro

      Questa del cavaliere della giustizia e della nobiltà è una delle più perniciose insidie che minacciano l’esercizio della fortezza maschile e la espongono ad un’intima degenerazione.

      Come dice don Fabio, il cavaliere deve ricevere la giustizia “come qualcosa che ci precede, che non è nella nostra disponibilità e dunque non possiamo che mendicare”, se non vuole traviarsi.
      Il traviamento consiste nel ritenere che giustizia e nobiltà non siano qualcosa che non creiamo noi, e che noi possiamo solo adoperarci (strenuamente, virilmente, certo) per scoprire, accogliere, testimoniare sempre meglio, ma qualcosa che siamo noi a fabbricare con la nostra impavida iniziativa. Il cavaliere della giustizia traviato è quello che si avventura in un’impresa dopo l’altra, tra mille pericoli e peripezie, ma con quale scopo? Per far trionfare una giustizia che egli ignora che cosa sia, e che crede di poter instaurare e far vigoreggiare con il proprio intrepido e frenetico ricercare, viaggiare, combattere. Senza sosta. Questo cavaliere si riduce insomma a prodigare ogni stilla di energia per avere in premio un guscio vuoto: l’astratta impalpabile idea di Giustizia.

      Per sanare questo dromomane senza posa e senza requie, ferito in una miriade di battaglie ma immancabilmente deluso da ciascuna di esse anche quando crede di averle vinte, la donna può insegnare la virtù dell’accoglienza: può insegnare a fermarsi, a non estenuarsi in un incessante viaggiare senza meta, per scoprire che la giustizia non va cercata sempre altrove, in uno sterile e inconcludente rinvio all’infinito, ma è già qui, ed è già possibile assaporarne un po’, qui e ora, se solo l’impegno che il cavaliere profonde sempre trasgredendo il “qui e ora”, sdegnando questa situazione, stavolta il cavaliere si risolve a profonderlo aderendo al qui e ora, alla presente situazione, per cogliere qui e ora, in questa determinata situazione, la manifestazione incompleta ma reale della giustizia tanto anelata.
      La donna può insegnare al cavaliere irrequieto le requie della concretezza: la giustizia è già qui, tangibile e visibile (in un fiore, nel pianto di un neonato, nel canto dell’usignolo, nel sapore di una pietanza), se presti attenzione e ti dedichi ad accoglierla. E invece la giustizia è irreperibile nella torma di miraggi astratti di giustizia cui il cavaliere solitario ha dato la caccia finora, in una rincorsa sempre più insonne, spasmodica e infruttuosa.

    1. 61Angeloextralarge

      Ovviamente gli auguri sono perché noi donne si diventi sempre più simili a Maria! Ci riusciremo? Penso di no, perché LEI E? LEI, ma possiamo provarci! Smack! 😉

    1. Don Fabio, grazie anche da me.
      Consiglio di lettura IMPERDIBILE!

      Benedetto XVI, «Donne nel Medioevo. Il genio femminile nella storia del popolo di Dio» (Torino, Marietti 1820, 2011, pagine 141, euro 12).

      Dalla prefazione di André Vauchez (medievista tosto)

      “Benedetto XVI presenta brevi ma accurate puntualizzazioni storiche sulla biografia di alcune sante medievali e riporta diverse citazioni dei loro scritti, perché i fedeli ne percepiscano la ricchezza spirituale e siano magari invogliati a leggerli direttamente. Compie insomma un’opera veramente meritoria di «volgarizzazione» e apre una nuova strada per i cristiani. Sono più di cinquant’anni che la cultura cristiana ha cominciato a riscoprire gli scritti dei Padri della Chiesa e degli autori cristiani della tarda antichità, ma le opere dei maestri spirituali del medioevo, nonostante la loro bellezza e profondità, restano ancora oggi in larga misura «terra incognita», se si esclude la ristretta cerchia degli eruditi. Dobbiamo dunque rallegrarci quando il Santo Padre sottolinea «l’interesse per il cristiano odierno di attingere alle grandi ricchezze, in gran parte ancora da scoprire, della tradizione mistica medievale».”

  7. Alessandro

    L’accoglienza è femmina e non è passiva: chi riceve è fattivamente, attivamente impegnato ad approntarsi per ricevere e per custodire e coltivare ciò che riceve. Pertanto l’autentica accoglienza, oltre a non essere passiva, non è statica: chi riceve non è un recipiente inerte ma un operoso promotore (attivo: come può essere passivo un pro-motore?) dell’accoglienza, la quale non si concreta se non la si opera (operosamente, appunto!), vincendo l’inerzia e la staticità.

    Perciò è fasulla e sviante la contrapposizione femmina=passiva ricezione/ maschio=intraprendenza attiva
    L’accoglienza (attiva, va da sé) è prettamente femminile ma – spiega bene don Fabio – ogni maschio equilibrato sa accogliere.

    Prettamente maschile è la forza, e la fortezza. Superfluo dire che forza e fortezza sono virtù attive. Ma l’accoglienza (prettamente femminile) può attuarsi senza forza e fortezza (prettamente maschili)? No: se non si esplicano forza e fortezza per compiere l’accoglienza, battendosi per difendere chi si accoglie e per rintuzzare ciò che all’accoglienza si oppone, il ricevere scade e si vanifica.

    Ecco perché la prettamente femminile accoglienza non esiste senza la maschile forza/fortezza: è quanto dire che purela donna non può esercitare prerogative prettamente femminili senza praticare una congrua dose di virtù prettamente maschili.

    In sintesi: accoglienza e forza sono una coppia che non equivale a quella “passivo/attivo” e che si rinviene sia nel maschio sia nella femmina, se psichicamente e spiritualmente bilanciati ed armonici.

  8. Mi ha colpito molto questa frase “gli uomini devono farsi donne verso Dio, le donne devono farsi uomini verso il mondo”….bellissima, esprime e concentra il concetto e fa comprendere bene. 🙂

    1. Alessandro

      non si sono “lanciati in un’avventura”, hanno seguito Gesù. Il centro della loro esperienza era concretissimo, tangibilissimo: era Gesù.
      Al limite, la defezione di Giuda può proprio essere letta come una perdita di fiducia nella concretezza dell’operato di Gesù. Ci si attendeva che questo formidabile Rabbì taumaturgo, dotato di prerogative messianiche, conseguisse un tangibile plateale trionfo. Ma questo strano Gesù non faceva altro che infittire gli annunci sulla propria imminente cattura sofferenza e morte…

      1. Non sapevano nulla, ma avevano fede, si fidavano: come si vede, si è visto, altre volte, persone che si fidano di qualcuno che riesce a entusiasmarli e lo seguino.

        1. Sì, Alvì, è proprio così. Loro non avevano idea che stavano seguendo il figlio di Dio. Ma si fidavano (lui solo diceva parole di vita eterna, da chi altri potevano andare? Parole dure però, che loro hanno compreso man mano, e di cui hanno capito il senso solo dopo la morte e resurrezione del loro più caro amico).
          Lo seguivano perchè erano suoi amici, e Lui era loro amico. E si è lasciato conoscere da loro per chi era, condividendo col loro la Sua autenticità, di uomo Dio, di Dio fatto uomo (uomo per davvero, non semplicemente di facciata)
          E l’incontro con Dio spesso avviene così, nell’amicizia.
          Che però non è semplice condivisione di un ideale. Quindi in questo condivido quello che scrive alessandro: non si sono lanciati in un’avventura. Il loro legame era personale, non corporativo, non era come quello che lega i tifosi di una stessa squadra, nè i cittadini di una stessa patria.

  9. Loro non sapevano perchè e dove andavano (Cristo glielo dice, a pezzetti, via via, e ancora, quando partono, non risulta che siano stati già visitati dal Beato Spirito, a parte Pietro a cui Cristo a un certo punto dice che il Padre lo ha
    illuminato e che sarà la pietra eccetra, salvo subito dopo(Matteo) dire che è vicina la fine dei tempi, non si arriverà alla generazione seguente)ma andavano lo stesso. O non è quello un bel pugno di audaci?
    Cavalieri del Graal?
    Hobbit in marcia?

    1. 61Angeloextralarge

      Alvise: “Loro non sapevano perchè e dove andavano (Cristo glielo dice, a pezzetti, via via, e ancora”. Questa è la metologia di Dio: non ti dice mai dove ti farà arrivare, ma ti chede ogni volta il passo che desidera farti fare: liberissimi di dire di no!

        1. 61Angeloextralarge

          Alvise: raccontarteli tutti è lunga, ma me ne ha chiesti tanti e so che ancora devo farne tantisimi! Ti dico solo che esattamente venti anni fa non avrei mai immaginato né voluto fare nessuna delle cose che ho fatto (in questi ultimi 20 anni) e che ancora faccio. Ho iniziato con il primo passo: SO CHE CI SEI! Poi, un po’ alla volta è venuto il resto, ma ti garantisco che gliel’ho fatto sudare tantissimo!

            1. 61Angeloextralarge

              Sì, è vero, ma quello che intendevo dire era: fatte per Lui, maa soprattutto che queste cose non le AVREI MAI FATTE perché per me erano ASSURDITA’, ed invece le ho fatte con AMORE! Non so se rendo l’idea.

  10. Vi lascio qui un video di quello che ho più caro al mondo, insieme a Dio e alla mia famiglia. E’ in francese, con sottotitoli in inglese.

    Mi è venuto in mente oggi, in tema di castità dei consacrati.

    Pére Louis, il priore del monastero di Le Barroux, dice:
    “Rinunciamo all’amore umano al fine di imparare ad amare come ama Dio”.

    (spero di avere caricato il video correttamente)

    1. Ho guardato e ascoltato.
      Quale donna o uomo non sarebbe innamorata/o di un monaco così bello e affascinante!!!
      Quanto alle parole sono le stesse che si sentono dire quasi uguali da tutti i monaci del mondo.
      Ma a parte questo, forse sarò uno stronzo, ma a me mi è venuta quasi subito in mente la novella di
      Ser Ciappelletto di Boccaccio.

  11. L’ho letto ora e mi sono permesso di metterlo io qui il commento di ieri di Francesa Miriano:
    Io mi chiedo: chi sono i “falsi profeti”?
    “Anche la mia bisnonna è morta di sepsi post partum immagino soffrendo parecchio, lasciando una bambina di pochi giorni e due bambini di pochi anni. Quando mia nonna mi raccontava questa storia le si riempivano gli occhi di lacrime anche se ormai era vecchia. Chissà se anche Giulia Baldaccini è santa?” Naturalmente, aggiungo io, nessuna risposta!!!

    1. Alessandro

      Non capisco il perché del veleno polemico, Alvise.

      Santo è chi è in Paradiso. I santi “canonizzati” dalla Chiesa sono coloro i quali la Chiesa ha riconosciuto essere in Paradiso. Non è necessario essere canonizzati per essere in paradiso.

      Io non so se Giulia Baldaccini è santa, cioè se è in paradiso. La mia fede non mi impegna né a crederlo né ad escluderlo.

    1. JoeTurner

      accusi gli altri di non rispondere e tu non rispondi?
      avanti dicci se secondo te la bisnonna Giulia è santa…

          1. Questa cosa dei Santi, del riconoscimento “ufficiale” la canonizzazione etc., imbarazzante, è la parola che mi viene,
            ovviamente voi vi sentite, siete nel giusto, io invece nell’imbarazzo che delle persone si sentano a loro agio in mezzo a tutta una serie di assurdità!!! Siete voi stessi a rendervi imbarazzanti per gli altri mancando di ragionevolezza e di umiltà.
            E facendovi scudo di un altro povero vecchio Papa.

            1. Alessandro

              attento che qualche giorno fa t’ho “pizzicato”: sei agnostico.

              Ed, essendo agnostico, non puoi permetterti di “imbarazzarti” per le canonizzazioni, perché l’atteggiamento di un agnostico è il seguente: “io non so se ci sia un paradiso, se ci siano dei santi in paradiso, se sia autentico o no il riconoscimento di santità operato dalla Chiesa cattolica a riguardo di Tizio o Caia”.

              Da bravo, allora: fa’ l’agnostico coerente, e risparmiati imbarazzi da ateo incallito

        1. JoeTurner

          imbarazzante??? sono io in imbarazzo per te che ti devi arrampicare su condizionali e congiuntivi per non ammettere una delle due cose:
          a) che non credi nella santità e che la domanda è una delle tante provocazioni (la tua perché quella di Francesca è chiaramente una domanda retorica)
          b) credi nella santità e sai che a questa domanda può rispondere solo il Padreterno

            1. 61Angeloextralarge

              Che vuol dire nulla? non volevo provocare né te né altri ma solo sapere che ne pensi in proposito. Se non sai coa dire in proposito, non può essere che altri siano nelle tue condizioni, o che non abbiano avuto tempo di rispondere, o che non vogliano entrare in percorsi che possono ingrabugliarsi, o che… Hai notato quanti commenti, a volte anche conteneti domande, passano via senza che nessuno risponda? Dov’era il “male” se nessuno ha risposto “immediatamente” a Francesca Miriano? Boh! Percheé a volte cerchi il male anche dove non c’è? 😉

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