“Con tanto affetto…” – Consigli al veleno

di Raffaella Frullone

L’altro ieri a Roma un intero reparto di ospedale è andato in tilt a causa di un parto ripreso in diretta. Ripreso non dal classico papà eccitatissimo e armato di telecamerina, come da copione, bensì da un’attrezzatissima troupe Mediaset. Giornalista e operatori hanno invaso le corsie del nosocomio romano di Santo Spirito in Saxia, per 12 lunghe ore in attesa del parto cesareo di quella che viene definita dalle agenzie stampa una starlette televisiva, tale Claudia Losito. Come facile immaginare le esigenze dell’evento mediatico hanno creato non pochi disagi alle altre donne ricoverate in reparto e soprattutto al personale medico-sanitario, tutta via l’operazione è riuscita con successo e la trepidante attesa del pubblico, rigorosamente prevalentemente femminile, di Pomeriggio Cinque, è stata ripagata con i primi vagiti di Gabriel, poco meno di 4 kili, venuto al mondo senza un minimo privacy.

Ecco, io non riesco nemmeno a finire di leggere una notizia del genere che mi sorge spontanea una domanda, anzi più d’una. Primo, forse banale, quesito: chi caspita è ‘sta Claudia Losito? Ma soprattutto, non ha delle amiche, una madre, una sorella, una zia di quarto grado, una vicina di casa? Qualcuno che le faccia vagamente presente cosa è bene e cosa, non dico è male, ma è anche solo magari meno bene? Rispondere alla prima domanda è piuttosto semplice: la Losito è nota – chiamarla “starlette” mi pare esagerato – per essere la compagna di Remo Nicolini, il quale stava insieme ad una partecipante del Grande Fratello nonsocheedizione, ma la risposta apre ad una serie infinita di altre domande (sul ruolo della televisione, sui personaggi sconosciuti e famosi, sulla totale assenza, non dico dei principi morali, ma del buon senso, ecc…) e riporta a galla il secondo interrogativo: Claudia non ha delle amiche, una mamma, una sorella?

Questa domanda mi torna alla mente quando vedo una donna in quella che io chiamo «situazione da allarme rosso». Per esempio qualche giorno fa, navigando, mi sono imbattuta in un filmato ritraeva una giovane sposa arrivare all’altare con una mise che definirei quanto meno inadatta. Questa donna, non esattamene filiforme, era strizzata in un bustino che lasciava ben poco all’immaginazione e, accanto alle sue forme generose, scopriva completamente le spalle e la schiena. Ecco, mi sono chiesta: non ha delle amiche, una mamma, una sorella? Qualcuno che le dia un consiglio?!

Parlo al femminile perché la gravidanza, e ancor di più il periodo dei preparativi al matrimonio, sono due dei momenti in cui la complicità femminile raggiunge il suo apice. Finalmente le amiche, damigelle, sorelle, possono dispensare consigli e fronzoli a 360 gradi senza porsi alcun limite. Come sappiamo, quella del dare pareri, opinioni e suggerimenti, pratica ostile e quasi sconosciuta al gruppo di amici maschi, è invece una delle attività più gratificanti per il gineceo che si raccoglie attorno alla sposa, alla mamma in attesa, all’amica lasciata, a quella tradita, a quella che deve cambiare lavoro così come a quella che ha bisogno di un paio di scarpe nuove o deve decidere come tagliare i capelli. Dispensare consigli è nella natura di ogni donna e viene potenziato al massimo se l’attività si svolge in gruppo.

Allora succede come alla riunione di una multinazionale: si mette una questione all’ordine del giorno e via a parlare, commentare, analizzare. Naturalmente in quel momento diventiamo tutte psicologhe, psicoterapeute, sociologhe, guru della comunicazione, esperte di spiritualità, tuttologhe del senso ultimo della vita. Non importa se il minuto prima stavamo combinando macelli alla nostra stessa giornata, nel momento del advice sharing siamo tutte attendibili per una ragione semplicissima, parliamo per il bene dell’altra e quest’attività ci fa sentire amiche, unite, sorelle. Di fronte alle sedute tra donne gli uomini, che quando siedono attorno ad un tavolo sono abituati a parlare di lavoro, calcio e politica, rimangono esterrefatti.

Il marito della mia amica Chanty quando ci vede riunite in plenaria si preoccupa e ammonisce la figlia di due anni dicendo: «Tu non devi diventare così, hai capito? Sembrano buone e care e in tre minuti diventano delle arpie». Povero, non sa che anche la piccola Desy diventerà una di noi, ma su una cosa ha ragione: noi donne nel’arco di circa 3 minuti e al ritmo di 9-11 parole al secondo, siamo in grado di passare dal tacco più adatto alla stagione autunnale a come curare la tosse del bambino, dal consiglio appassionato su come perdonare il marito fedifrago, al commento al veleno su quanto fosse volgare e appariscente il look della fidanzata di uno a caso tra i nostri ex».

La partecipazione assidua, a tratti da dipendenza, a questi appuntamenti mi porta con sicurezza ad affermare che sì: siamo perfettamente in grado di dare dei suggerimenti, anzi, ci viene discretamente bene. Tuttavia a volte capita che sorprendentemente cali un silenzio estraneo e surreale su questioni che invece meriterebbero la parola giusta, possibile? Possibile sì, se ci sono donne che partoriscono in diretta con il solo scopo di guadagnare notorietà, se ci sono spose che vanno all’altare mezze scoperte, se ci sono donne che prendono decisioni importanti come andare a convivere, abortire il figlio in grembo, stare con un uomo che non le rispetta, scegliere tra lavoro e famiglia, senza la parola giusta di un’amica, di una sorella.

«Ma quelle sono decisioni personali, in cui ognuno si deve sentire libero, sono troppo delicate», obietta qualcuna. E invece è proprio lì che dobbiamo stare dentro la nostra natura che ci chiama a prenderci cura, nelle decisioni delicate possiamo dire la parola per il bene. Non per alimentare il nostro ego di tuttologhe, o per esercitarci nell’arte oratoria, o per farci vanto del nostro vissuto, ma per essere davvero sorelle e per rispondere, oltre che alla nostra natura, all’invito del Vangelo che ci chiama alla correzione fraterna.

Dice Matteo al capitolo 18: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va’ e ammoniscilo”.

Commenta così San Giovanni Crisostomo: «Più di noi stessi, se lo volete, voi potete beneficarvi a vicenda: passate più tempo insieme, conoscete meglio di noi le vostre relazioni reciproche, non vi sono nascoste le vostre mancanze vicendevoli, avete più franchezza, più amore, più consuetudine reciproca: questi non sono piccoli vantaggi per ammaestrare, anzi ne offrono una possibilità grande e opportuna; e più di noi potete rimproverare ed esortare. E non solo questo, ma io sono solo, e voi molti; e tutti potete, quanti siete, essere maestri. Perciò vi scongiuro: non trascurate questa grazia! Ciascuno ha una moglie, ha un amico, ha un servo, ha un vicino: questi ammonisca, quelli esorti.

[…] Ma lui non sa che è male? si obietta. Certo, lo sa, ma la passione lo trascina. Anche gli ammalati sanno che una bevanda fredda fa loro male, e tuttavia c’è bisogno di chi glielo impedisca. Chi soffre, non sa facilmente dominarsi, se è ammalato. C’è bisogno di te, che sei sano, per curarlo; e se non riesci a persuaderlo a parole, osserva dove va e impedisciglielo, forse se ne vergognerà. «Ma che giova se agisce così per me, se solo per me se ne trattiene?». Non sottilizzare troppo: intanto distoglilo in qualsiasi modo dall’azione cattiva; si abitui a non precipitarsi in quel baratro sia per te, sia per qualsiasi altro impedimento: è già un guadagno. E quando si sarà abituato a non recarsi più là, allora, dopo che si sarà un po’ riavuto, potrai riavvicinarlo e insegnargli che bisogna evitare ciò per Dio e non per gli uomini. Non pretendere di correggerlo tutto in una volta, perché non ci riuscirai; bensì piano piano, un po’ alla volta.

[…] Questa è l’amicizia, cosí il fratello viene aiutato dal fratello e diventa una città fortificata (cf. Pr 18,19). Non è il mangiare o il bere insieme che crea l’amicizia: così l’hanno anche i ladri e gli assassini; ma se siamo amici, se veramente ci diamo pensiero l’uno dell’altro, ci dobbiamo anche accordare.

[…] D’altra parte chi viene rimproverato non si turbi, siamo uomini e abbiamo difetti; e chi rimprovera non lo faccia pubblicamente, insultando e facendo mostra di sé, ma a quattr’occhi e con dolcezza; ha bisogno di tanta dolcezza colui che ammonisce, se vuole che sia ben accolto il suo discorso tagliente. Non vedete i medici, quando bruciano o quando tagliano, con quanta dolcezza applicano la loro terapia? E molto più lo deve fare chi ammonisce, perché il rimprovero è più violento del ferro e del fuoco, e fa sobbalzare.

[…] Così, anche nel nostro caso, si deve fare di tutto perché il rimprovero risulti utile, e si deve sopportare tutto guardando il premio che c’è preparato. È detto: Portate i pesi gli uni degli altri e cosí adempirete la legge del Cristo (Gal 6,2). Così, ammonendoci e sopportandoci a vicenda, potremo completare l’edificazione del Cristo».

Ok, riconosco di essere una campionessa di “consiglio non richiesto”,  di essere perfetta nel ruolo della tuttologa e una guru nell’arte del commento al veleno, mentre sono decisamente una schiappa nella correzione fraterna. Parto con le migliori intenzioni e mi ritrovo seduta in cattedra, ad insegnare cose io stessa stento a comprendere a pieno. Insomma un disastro. Però in compenso offro un sacco di materiale per l’esercizio di amiche, amici e conoscenti di ogni ordine e grado che, ammonendo, sopportando e dando i giusti suggerimenti a me, potranno raccogliere un sacco di punti-santità.

Quindi forza, l’occasione è ghiotta.

66 pensieri su ““Con tanto affetto…” – Consigli al veleno

  1. Andreas Hofer

    Questo post ha evocato in me un pensiero che mi sono ripetuto spesso: «Impariamo ad accompagnare nei loro errori coloro che amiamo, senza tramutarci in loro complici» (Nicolás Gómez Dávila). Ma che arte difficile, sempre in precario equilibrio, un percorso ad ostacoli sul filo del paradosso… La pietà per il malato esige di non nutrire alcuna pietà per la malattia che lo uccide. Eppure solo curandola in noi stessi possiamo salvare e difendere anche ciò che amiamo. Forse allora impareremo ad aver pietà anche di noi stessi, riconoscendoci vulnerabili. Vulnerabili perché accettiamo di correre il rischio di essere feriti, dunque non autosufficienti, bisognosi di un aiuto a noi esteriore. Ma, paradosso supremo, è proprio attraverso quelle ferite che si fa spazio in noi l’invisibile luce di Dio… I santi sono “canaglie di cui Dio si è occupato”, esseri miseri quanto noi ma purgati dell’orgoglio, de-centratori del proprio “io”. Proprio perché tutto hanno centrato in Dio non sono più complici nel male, ma accompagnatori forieri di liberazione: «Il santo […], siccome è perfettamente libero dalla carne e dal peccato, si abbassa con maggior compassione di tutti su quella carne e su quel peccato di cui altre volte ha portato le catene. Bisogna esser liberi per visitare i prigionieri» (G. Thibon).

    1. Miriam

      Il primo pensiero che mi è venuto leggendo: alla Losito e a tutti gli altri casi citati nell’articolo, è mancata una sorella regale dello stile di Pippa ! 😉

  2. “Parto con le migliori intenzioni e mi ritrovo seduta in cattedra, ad insegnare cose io stessa stento a comprendere a pieno”
    eh, questa è la fregatura. è così facile scadere nei predicozzi! Nella correzione fraterna penso che siano molto più bravi i maschi, infatti cerco prendere esempio dai miei amici maschi: molto più spicci, pratici, non infiocchettano quello che stanno dicendo in un mare di “lo dico per il tuo bene” “sappi che lo faccio per affetto” e cose così. Ti dicono quello che pensano, magari ti stroncano, ma se ti vogliono bene appena vedono due lucciconi di lacrime spuntare dopo la stroncatura sanno farti sentire la persona più amata del mondo.
    Perchè il trucco è tutto là: possiamo dire qualunque cosa a un’amica, una figlia, una sorella. Ma per poterlo fare dobbiamo essere davvero amiche, madri, sorelle. E per imparare ad amare così dobbiamo aver scoperto cosa significa essere amate così.
    Non so a voi…. a me questo l’hanno insegnato gli uomini

    1. oboe

      Veramente bello quello che hai scritto, in particolare “…dopo la stroncatura sanno farti sentire la persona più amata del mondo.Perchè il trucco è tutto là…” 🙂 Mi ha colpito il lavorare sul “dopo” … e sul “trucco”..non mi ci ero mai soffermata. Grazie!!!

  3. ah ah ah… post femminili: non so se notate ma sono tutti infinitamente più lunghi e senza mai fine di quelli maschili….. non ce la fate proprio….. è per questo che vi vogliamo bene.
    Ottimo tema, grandi argomentazioni.
    Hai messo a mio parere il dito su molte piaghe:
    1) da un lato la necessità di vivere l’amicizia come correzione, fare il bene dell’altro (e oggi molte amicizie sono in realtà complicità)
    2) dall’altro quell’egoismo intossicante che alla fine ci fa pensare: ma che mi frega di cosa pensano gli altri, di cosa mi dicono, decido io che so che cosa voglio per me. No, non è egoismo, è egocentrismo, è autoreferenzialità. Io sono Dio.
    3) il rifiuto del conflitto: meglio parlarti alle spalle che rischiare di azzuffarmi. No, lo so che questo è malattia congenita nell’uomo, ma qui c’è di più. Non è pettegolezzo, è rinuncia alla correzione, sana, perché tanto ognuno può fare quello che vuole, siamo liberi di pensarla come vogliamo e perché dovrei venirti ad ostacolare?

    Insomma, hai portato allo scoperto con grande chiarezza e penna sciolta, il male della nostra epoca: sono solo se appaio e se pretendo di affermare quello che voglio.
    Come scriveva Pontiggia: “perché non sei anche tu anticonformista come tutti gli altri?”.
    Grazie!

  4. nonpuoiessereserio

    Rispetto e soggezzione non vanno spesso a braccetto con la confidenza ed è qui che si incontrano difficoltà. Mi capita nelle relazioni famigliari, in particolare con le sorelle, di non sapere molte cose di loro, della loro vita perché temono che io le possa aprire gli occhi sull’inopportunità di certi comportamenti, temono un giudizio. In realtà io soffro con loro e forse loro si rendono conto di questo e non si confidano. Noi vorremmo raddrizzare tutto ciò che è storto, far rialzare chi è caduto ma spesso non siamo in grado e allora rimaniamo a nutrire queste pianticelle con le nostre lacrime, nella speranza sempre più lieve che rinascano.

  5. nonpuoiessereserio

    Premettendo che il post di Raffaella è molto ben scritto come al solito del resto, stavo riflettendo sullo stile diffusissimo anche in questo blog di descrivere un elenco infinito di luoghi comuni per poi partorire i concetti essenziali che si vogliono esprimere. Le domande nascono spontanee, i luoghi comuni sono strettamente necessari al parto del concetto? Sono propedeuci al far apprezzare meglio al lettore il concetto finale? Se così non fosse si potrebbe anche pensare di inserire una linea di demarcazione in modo da consumare meno batterie dell’ Iphone? E’ uno stile femminile ripreso oggigiorno anche da qualche maschio non virile? Ma poi, questi luoghi comuni non possono avere l’effetto di suscitare nei lettori la falsa convinzione di essere proprio così e compiacersene dato che vengono descritti e consacrati in modo spassoso e divertente? Oppure siamo effettivamente così e il fatto che ci vengano riconosciuti i nostri limiti ci aiuta a sentirsi accettati e in comunione?

    1. Affascinante provocazione, credo sia il dilemma di chi vuole scrivere: dò per scontato e rischio di non farmi capire o parto dall’inizio e annoio il lettore?
      Chi trova la quadra è un grande scrittore, giornalista, cronista….
      C’è chi può… io non può…
      Qualcuno ha suggerimenti? Sono graditissimi!

  6. Questo post, mi ha fatto riflettere, perché vi confesso, anch’io elegisco consigli spassionati (che sia meno “virile” e più femmineo… ?!, certamente alcune recenti vicente mi hanno reso più sensibile e capace di esprimere le mie emozioni senza vergognarmi… che liberazione!!) dimentico però che consiglio che spesso mi ripeteva un grande sacerdote, riprendendo le parole di un altro: «Niente è così poco credibile come la risposta a una domanda che non si pone.» (R. Niebuhr, Il destino e la storia. Antologia degli scritti).
    Se mi sarà possibile svilupperò meglio più avanti il mio commento. Ora devo iniziare a lavorare e stare quindi alla mia circostanza.
    Vi lascio non prima di aver ringraziato Raffaella per il suo post. E voi tutti per la pazienza con cui sopportato le mie incursioni.

    1. @ admin
      non hai raccolto la mia richiesta di fraterna correzione… di sintassi. puoi sempre provvedere, anche perché nel frattempo ho trovato un altro errore:
      sopportato => sopportate.

      Buona discussione a tutti!

  7. La correzione fraterna è la cosa più difficile che ci sia.
    Perchè dice il proverbio veneto “na paroea no ea xe mal dita se no ea xe mal tolta”, traduzione per chi non conosce la lingua veneta, una parola non è detta male, se non è capita male.
    Nella nostra epoca in cui si parla di tutti e si spettegola su tutto, sembra poi vigere la consuetudine di non avere il coraggio di dire cosa si pensa direttamente all’interessato, così a una sposa che sta per scegliere un abito improprio se non ridicolo, le amiche avranno pigolato “carino, sei un amoooore” tranne poi dirsi tra loro, “ma ci vuole coraggio” magari un pò gustando la possibilità di avere materiale di conversazione per mesi.
    Non siamo insensibili, siamo codardi. Non abbiamo il coraggio della correzione fraterna. Preferiamo il pettegolezzo di terza mano. Ho fatto per 15 anni l’amministratore di condominio (un giorno ne scriverò un gustoso libro) ho ascoltato migliaia di “reportage” dove la signora della porta accanto, descriveva i rumori e le conversazioni della vicina, anche le più intime: “sa metto il bicchiere sulla parete, per ascoltare meglio, così non rischio di venirle a raccontare una cosa al posto di un’altra” (quando si dice amore per la verità) ma, le amiche di pianerottolo, che poi prendevano il caffè insieme tutti i giorni non avevano il coraggio e la libertà di dirsi “cara, devo dirti una cosa, quando tuo marito rientra dal turno di notte, e si infila sotto le coperte, quello che accade preferirei rimanesse una argomento vostro, da non condividere con noi, che abbiamo la parete della camera confinante, sai, mio marito si fa delle domande, conta i sospiri e non regge il paragone, si deprime”

  8. Schema struttura blog cattolico (o simili)
    1) presentazione di situazioni aberranti della vita individuale sociale politica religiosa eccetra del mondo contemporaneo
    2) esortazione alla neutralizzazione delle aberrazioni in atto attraverso l’uso della dotazione morale messa a disposizione dal pensiero cattolico compreso lo stare tutti insieme fraternamente dandosi aiuto reciproco eccetra morti inclusi comunione dei santi intercessioni e via di seguito.
    3) conclusione a base di esegesi biblica citazioni efesine fillipesi corinzie babilonesi
    (il tutto insaporito da sapiente ironia quando non a volte di sarcasmo verso lesbiche parorienti, sfilate Gay, film pretenziosi e/o volgari, libri da far accapponare la pelle citazioni di Chesterton, Thibon, papi, santi, don Giussani, Socci, missionari giapponesi, africani, comboniani…)

    1. nonpuoiessereserio

      Te se un fenomeno. Come pieghi la realtà al tuo pensiero è eccezzionale. Dopo il tuo post mi sento come dopo una partita di calcetto, via con la birra.

      1. Bisogna che venga a trovarti in tutti i modi!!!
        Mi devi raccontare di gente strana dei tuoi posti, mi devi accompagnare nelle osterie e insegnare i meglio vini, con
        o senza bollicine, sarà tua la scelta!!!!
        Prua su Vittorio Veneto!!!
        Hai visto? Vicino a te è morto Zanzotto…

        1. nonpuoiessereserio

          Vieni dopo Natale che sono a casa di solito qualche giorno, non illuderti troppo, se non sul vino. Qui potenzialmente c’è molto da assorbire di gente strana ma ci vuole il tempo, questo prezioso elemento che manca.

    2. Velenia

      Dovevi fare il prof di lettere o l’insegnante ai corsi di aspiranti avvocati,aspiranti magistrati,aspiranti notai,anche lì non si fa altro che dare schemi.

  9. giuliana z.

    Ma chissenefrega dello stile??? qua ognuno scrive nel modo che gli pare e piace, come meglio gli riesce e senza stare a preoccuparsi di essere o meno all’accademia della crusca.
    A me importa solo di sentire qualcosa che mi costruisca, che mi porti qualcosa di nuovo, che mi educhi ad un giudizio. Poi mi sta bene lo stile di Alvise, come quello di Raffaella, o di Laura. Se voglio trovare delle cose scritte bene, con uno stile accattivante o ruvido o ermetico allora vado in libreria o anche davanti ai miei scaffali, che ne ho per tutti i gusti.
    Se permettete io qui leggo (e scribacchio) per altri motivi.

  10. A volte credo di avere stampato in fronte la scritta “confidente”. A me sono capitate delle scene assurde tipo alla cassa di un negozio in una provincia sperduta ed il titolare che decide di raccontare a me, illustre sconosciuta, il matrimonio infranto, ve lo dico solo per dare l’idea, ma ce ne sono altre storie che vi risparmio. Quindi, potete capire che, volente o nolente, anch’io sono diventata campionessa nella categoria “consigli non richiesti”… Questo aneddoto rientra nella categoria “sconosciuti”.

    La seconda categoria è quella dei “conoscenti”. Di una cosa mi sono accorta, in questa categoria le persone spesso vengono da te a corrente alternata, a seconda del loro stato d’anima. oggi il problema che va per la maggiore sono i matrimoni in crisi. Ho notato che alcune mogli in crisi, spesso tipe sul maniaco-depressive andante, vengono da me quando vogliono riallacciare le cose, insomma, vogliono sentire dei consigli che le spronino a andare avanti. Ma se hanno litigato, allora mi girano alla larga e cercano la separata di turno che le gonfia con i soliti “ma lui è questo, ma cosa ci stai a fare, non devi permetterglielo questo!”…

    La categoria più difficile invece è quella degli amici intimi o parenti. Lì io scivolo come non mai, con quella mia aria sicura da “maestrina”, che è un vero disastro nell’arte della correzione fraterna. Non è facile scindere la mia ortodossia su certi principi, dal mio essere completamente conscia delle mie e altrui difficoltà nel seguirli. Spesso sono io ad alimentare questa difficoltà, ma succede anche che siano gli altri ad avere pregiudizi. Ma la difficoltà maggiore sta nello scindere il mio dolore nel vedere i cari che scivolano nel piano inclinato e non riuscire ad impedire. La maggior parte delle volte mi limito ad augurare, e pregare, che si fermino al male minore.

  11. Alberto Conti

    Ho la scusante di essere maschio ;-), ma sulla correzione fraterna sono una Schiappa cosmica, talmente schiappa da preferire un rosario in più piuttosto che affrontare l’amico/parente/conoscente (e mi giustifico dicendomi che il rosario è più efficace, il che è anche vero, ma magari fare entrambe le cose …)

    Complimenti Raffaella tochè! 😦

  12. Tanto per fare un esempio:
    “In questo splendido libro, il dott. Angelo Bona descrive la sua personale avventura spirituale affrontando il segreto più nascosto del genere umano: la morte. Intrecciando abilmente i ricordi personali con i dati emersi durante il suo praticare l’ipnosi, offre un importante contributo ai tanti tentativi di affrontare scientificamente ed in modo razionale il mistero profondo della vita dopo la morte.” Così Raymond Moody tra i maggiori esperti mondiali di esperienze di esperienze di premorte presenta questo libro di Angelo Bona:un resoconto emozionale che rievoca, accanto alle vite dei pazienti, le esperienze di vita dirette dell’autore, dalla sua nascita difficoltosa, durante la quale si trovò molto vicino alla morte fino alla scoperta di come l’ipnosi regressiva possa aiutare a riconoscere ferite appartenenti a esistenze precedenti, ricordi perduti nell’oceano dell’inconscio fondamentali per guarire dalle sofferenze della vita presente.

    1. vale

      da premorto(si sa mai….) si riescono a contattare gli alieni-anke di vite precedenti- ed a sapere i numeri del superenalotoooo???
      sarai mica come una che conosco ke mi vien a dire ke ha parlato con gli spiriti e che ho un tumore al cervello!( poi, siccome non sono morto e neppure premorto ha detto che han sbagliato diagnosi. i medici, non gli spiriti. in ospedale al 3 di gennaio ero andato per fare una flebo salvafegato per overdose di grappe e cioccolate iperfondenti….)
      vale

    2. Velenia

      @Alvise,ah Gesù no, l’ipnosi regressiva(a 150 euri l’ora ) si?
      Aandreaaas com’era quella citazione di Chesterton? “Chi non crede in Dio non è che non crede a niente,crede a tutto”.

      1. Andreas Hofer

        @ Velenia

        Sì, la citazione sarebbe: “When a man stops believing in God he doesn’t believe in nothing, he believes in anything” (variamente tradotta). In realtà però pare proprio che l’aforisma in assoluto più “chestertoniano” sia… apocrifo, anche se GKC certamente ne avrebbe condiviso lo spirito. Che l’affermazione più famosa di Chesterton con ogni probabilità non sia mai stata da lui pronunciata rimane comunque un paradosso molto chestertoniano! 😀

        1. matrigna di cenerentola

          “People readily swallow the untested claims of this, that, or the other. It is drowning all your old rationalism and skepticism, it’s coming in like a sea; and the name of it is superstition.” He stood up abruptly, his face heavy with a sort of frown, and went on talking almost as if he were alone. “It’s the first effect of not believing in God that you lose your common sense and can’t see things as they are.”… “and all because you are frightened of four words: ‘He was made Man’.”
          E’ la fine del racconto “The oracle of the dog” da “The incredulity of Father Brown”.
          http://en.wikiquote.org/wiki/G._K._Chesterton spiega come è venuta fuori la citazione modificata, il senso è comunque quello giusto.

  13. Velenia

    Due minuti di pausa per commentare quest’argomento che mi sta molto a cuore e per molti motivi,innanzi tutto perchè sono campionessa internazionale plurivincitrice di medaglia d’oro per i commenti al veleno,cosa che mi è valsa,nella mia giovinezza il soprannome che ora uso come nick e con il quale mio marito mi chiama abitualmente:-Ben alzata Velenia- mi dice la mattina quando comincio la mia immancabile tiritera sul disordine in casa di cui lui,a mio insindacabile parere,è l’ unico colpevole.Questo della correzione fraterna è uno di quei campi in cui si finisce spesso per peccare o di omissione o di mancanza di carità.
    Fra i miei amici girava qualche anno fa una sorta di slogan :il vero amico non è chi ti dà le pacche sulle spalle.Vero,dicevo io,ma neanche chi ti dà i calci sulle gengive ,sia pure a fin di bene,è propriamente un amico.Io stessa sono stata oggetto di consigli a dir poco esilaranti,come quando un mio amico(medico non architetto)voleva farmi piazzare due pareti di cartongesso in mezzo al corridoio per ricavare una stanza per mia figlia(per altro senza finestre)e al mio rifiuto mi accusava di megalomania.Ma anch’io ,a volte,sono entrata a gamba tesa nella vita altrui dando la classica risposta alla domanda che non si pone(grazie Mario,volevo farla io quella citazione,mi hai preceduto,evidentemente abbiamo in comune la stessa scuola).
    Secondo me occorrerebbe mettere l’accento sull’aggettivo fraterna accanto al sostantivo correzione,e io ci metterei anche l’aggettivo materna.Se uno dei miei figli fa degli errori madornali in un compito,io,a meno di non essere troppo stanca per riuscirci,non lo segno certo con la matita blu,non soo la loro prof,sono la loro mamma,così mi siedo accanto a loro faccio notare l’errore chiedo perchè abbiano

  14. Velenia

    scusate ho la tastiera che fa i capricci,continuo qui.
    chiedo perchè abbiano scelto quella particolare risposta,li faccio ragionare, se proprio non arrivano alla risposta giusta la suggerisco,se non la so la imparo o reimparo con loro.Insomma con i miei figli e la loro vita io mi coinvolgo,non faccio la maestrina dalla penna rossa.Così dovrebbe avvenire con quelli che amiamo,con i nostri parenti e amici.
    Bello il testo di S.Giovanni Crisostomo,queel’ accompagnare l’altro per distoglierlo dal male.Accompagnarlo,farsi compagnia,così vorrei essere corretta,così vorrei essere capace di correggere.

  15. SOCCI usa la parola “martirio”, ma ecco invece cosa scriveva il sacerdote assassinato nelle Filippine:
    Infatti padre Fausto, in una sorta di testamento spirituale, aveva scritto di “essere riconoscente a Dio per il grande dono della vocazione missionaria” e di essere “cosciente che essa comporta la possibilità di trovarmi coinvolto in situazioni di grave rischio per la mia salute ed incolumità personale, a causa di epidemie, rapimenti, assalti e guerre, fino all’eventualità di una morte violenta. Tutto accetto con fiducia dalle mani di Dio, e offro la mia vita per Cristo e la diffusione del suo Regno”.

  16. NON MI PIACE!!!

    1)Anzitutto il ……………” Gabriel, poco meno di 4 kili,”………………….
    possibile che stiamo storpiando la nostra bella ed ineguagliabile lingua con tutte queste k? lo fanno diventare molto duro e simile al tedesco.
    E ricordo che l’italiano è la lingua per parlare (quasi) sempre,
    Il francese serve per parlare d’amore
    lo spagnolo per “lodar el Senor”
    il tedesco ……. per parlare con cani e cavalli!!!!

    2) Dal Signore degli Anelli .
    ” Non ti impicciare degli affari degli stregoni, perchè sono astuti e suscettibili. Tocca a te scegliere se andare o aspettare…….
    ……non rivolgerti agli Elfi per un consiglio, perchè diranno sia no che si…………..
    ……….E’ molto raro che che gli Elfi esprimano il loro parere, POICHE’ I CONSIGLI SONO DONI PERICOLOSI,ANCHE SE SCAMBIATI FRA SAGGI,E TUTTE LE STRADE POSSONO FINIRE IN UN PRECIPIZIO…………MI HAI DETTO POCO SUL TUO CONTO,COME POTREI SCEGLIERE MEGLIO DI TE?…………

    Il più delle volte un po di sani fatti propri e semplici abbracci valgono più di 1.000.000 di parole!!!!
    Quel “lasciare che faccia da solo e fidarsi”……di cui parla Connie nel libro, e comunque far CAPIRE IN SILENZIO E CON GLI OCCHI …”qualsiasi cosa sceglierai IO SARO’ CON TE!!!!”

      1. non scherziamo! anche il colore dell’ombretto è una cosa importante! se una mia amica si applica una palette arcobaleno che sale fino al sopracciglio non correggerla significherebbe volerle male!

  17. consiglio
    [con-sì-glio]
    s.m. (pl. -gli)
    1 Parere, suggerimento che si dà a qualcuno per indurlo a fare o non fare qualcosa: c. buono, cattivo, utile, superfluo; chiedere, seguire un c.
    ‖ Consigli evangelici, ubbidienza, povertà, castità

    ammonizione
    [am-mo-ni-zió-ne]
    s.f. (pl. -ni)
    1 Azione e risultato dell’ammonire; avvertimento, esortazione: le ammonizioni della coscienza

    In effetti un po di confusione tra consiglio e ammonimento c’è.
    In realtà ammonire uno che sta andando a sbattere contro un muro a 200km/ora è dovuto, il consiglio inteso come “indurlo a fare o non fare qualcosa” è un altro paio di maniche, ognuno scelga per sé.
    Il vangelo citato da Raffaella parla di ammonimento.

    1. Maxwell, in poche parole, perché “in multis verbis non deerit peccatum”,
      queste sono le opere di misericordia corporale che la sapienza della Chiesa ti propone e ti suggerisce. Noterai da te che bastano a chiudere la faccenda.

      1) Consigliare i dubbiosi
      2) Insegnare agli ignoranti
      3) Ammonire i peccatori
      4) Consolare gli afflitti
      5) Perdonare le offese
      6) Sopportare pazientemente le persone moleste
      7) Pregare Dio per i vivi e per i morti.

      Quanto alla presunta durezza della lingua tedesca (fantomatica leggenda messa su da chi non la conosce), ti lascio questo augurandoti la buonanotte.

  18. Maxwell
    21 ottobre 2011 a 18:20 #

    1)diventare molto duro e simile al tedesco.

    il tedesco ……. per parlare con cani e cavalli!!!!
    ——-
    NON MI PIACE PROPRIO PER NIENTE NEANCHE UN PO’ (giusto per rimarcare il concetto)

      1. Andreas Hofer

        Giammai! Al bando gli addestratori cinofili! Non v’è idioma più soave della lingua di Goethe! 😉

          1. Andreas Hofer

            Il suo nome era: Kaiser Karl der Fünfte! Alla fine però a prenderlo in parola fu solo Nietzsche. Quando diventò matto come un cavallo, appunto! 😀

            1. Andreas Hofer

              @ Alvi

              A me è successo d’essere inseguito da un puledro furioso invece. Paura a parte (avrò avuto otto-nove anni, amavo giocare nel recinto dei cavalli col mio amico), ricordo che di certo non parlava tedesco!

  19. @Paolo Pugni (@paolopugni)
    21 ottobre 2011 a 21:28 #
    la correzione fraterna è pratica consolidata della Chiesa… praticata e suggerita dai santi. Ora possiamo discutere su come praticarla, ma vogliamo metterla in discussione?

    ASSOLUTAMENTE NO!!!!

    1027 Col 1: 28| infatti che noi annunziamo, ammonendo e istruendo ogni uomo con
    1028 Ger 11: 7| d’Egitto e fino ad oggi, ammonendoli premurosamente ogni giorno:
    1029 Mc 1: 43| 43] E, ammonendolo severamente, lo rimandò
    1030 Mt 9: 30| gli occhi. Quindi Gesù li ammonì dicendo: “Badate che nessuno
    1031 1Cor 10: 11| e sono state scritte per ammonimento nostro, di noi per i quali
    1032 Sal 81: 9| Ascolta, popolo mio, ti voglio ammonire; ~Israele, se tu mi ascoltassi! ~
    1033 2Cr 36: 15| incessantemente i suoi messaggeri ad ammonirli, perché amava il suo popolo
    1034 1Cor 4: 14| scrivo queste cose, ma per ammonirvi, come figli miei carissimi. ~
    1035 Lc 16: 28| perché ho cinque fratelli. Li ammonisca, perché non vengano anch’
    1036 Mt 18: 15| commette una colpa, và e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti
    1037 1Ts 5: 12| preposti nel Signore e vi ammoniscono; ~
    1038 1Re 11: 1| donne straniere, moabite, ammonite, idumee, di Sidòne e hittite, ~
    1039 2Ts 3: 15| però come un nemico, ma ammonitelo come un fratello. ~
    1040 Col 3: 16| abbondantemente; ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando
    1041 Ez 33: 9| 9] Ma se tu avrai ammonito l’empio della sua condotta
    1042 Ne 9: 29| 29] Tu li ammonivi per farli tornare alla tua
    1043 Prv 15: 5| paterna; ~chi tiene conto dell’ammonizione diventa prudente. ~
    1044 Tt 3: 10| 10] Dopo una o due ammonizioni stà lontano da chi è fazioso, ~

    1 2Sam 15: 31| Davide disse: “Rendi vani i consigli di Achitòfel, Signore!”. ~
    2 2Sam 15: 34| dissiperai in mio favore i consigli di Achitòfel. ~
    3 2Sam 16: 23| consulta. Così era di tutti i consigli di Achitòfel per Davide
    4 Gb 15: 8| avuto accesso ai segreti consigli di Dio ~e ti sei appropriata
    5 Gb 26: 3| 3] Quanti buoni consigli hai dato all’ignorante ~
    6 Prv 9: 9| 9] Dà consigli al saggio e diventerà ancora
    7 Prv 20: 5| Come acque profonde sono i consigli nel cuore umano, ~l’uomo
    8 Prv 22: 20| scritto forse trenta ~tra consigli e istruzioni, ~
    9 Prv 23: 26| fisso lo sguardo ai miei consigli: ~
    10 Qo 4: 13| che non sa ascoltare i consigli. ~
    11 Sir 25: 4| agli anziani intendersi di consigli! ~
    12 Sir 37: 7| Ogni consigliere suggerisce consigli, ~ma c’è chi consiglia a
    13 Sir 47: 23| alienò il popolo con i suoi consigli. ~
    14 Ez 11: 2| tramano il male e danno consigli cattivi in questa città; ~

  20. A me il post di Raffaella è piaciuto molto. E io sono una grandissima dispensatrice di consigli, il più delle volte richiesti, ma talvolta non richiesti se vedo che una persona a cui voglio bene sta per fare una colossale cagata.
    E aggiungo: meno male che ho degli amici che mi hanno corretto, e che mi correggono fraternamente! anzi, a tutt’oggi gli amici che mi hanno legnato un po’ sono rimasti nel mio cuore e presenti nella vita.
    Io di amici che non vogliono compromettersi con me non ne voglio! alla larga tutti i sedicenti amici che mi lisciano il pelo.

  21. ma scusate, consigliare i dubbiosi significa giudicare una sposa scollata?
    E che neanche conosco?

    La carità cristiana è quella di commiserarla,giudicarla una sboattona? Si , ho visto anch’io delle spose vestite peggio che delle vacche, non ce l’ho fatta ( che Dio mi perdoni) a non giudicare, ma questi sono altri peccati ( i miei, per gli altri che riescono a giudicare solo il buono o cattivo gusto non parlo).

    Poi non ho voglia di entrare nei casi limite tipo la ragazza che non sa se abortire o meno…..con la mia acidità di questi mesi non so se riuscirei a fare il giusto mix tra consigliare o ammonire o….insegnare agli ignoranti ( che ignorano Cristo).
    Nel catechismo c’è scritto che io ho il dovere di imparare sempre di più in base alle mie capacità ed al mio titolo di studio.
    Io non sono un laureato in filosofia come voialtri…….un po’ di calma nel giudicare!!!

    Cyrano………
    Dante vs. Goethe

    8-0 !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  22. PAOLO PUGNI:
    “Lo scenario degli estremisti è sempre lo stesso, vogliono cacciare i cristiani dall’Oriente in quanto rappresentano gli alleati dell’America cristiana, e dunque di Israele, per creare così un Oriente musulmano e un Occidente cristiano. In più, nel Maghreb il cristiano è considerato l’ex-colonizzatore. Poi c’è stato l’11 settembre ed è un dato di fatto che da quella data vi sia stata una radicalizzazione della situazione e un aumento degli atti anti-cristiani nel mondo. I fondamentalisti, di tutte le provenienze, sono stati incoraggiati da quello che hanno vissuto come una vittoria contro l’Occidente. In Medio Oriente, poi, persiste il retaggio delle crociate, rinverditosi con la guerra in Iraq, dove, secondo la mentalità integralista, è in corso una nuova crociata contro l’Islam. La percezione è la stessa negli estremisti indù e nei buddisti dello Sri Lanka, che sostengono deliberatamente l’ipotesi di questo complotto occidentale per fomentare le popolazioni contro l’Occidente cristiano.”

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