Pezzi unici

di Costanza Miriano

So bene che sono una donna, cioè, volevo dire, un ragazzo fortunato, a parte il fatto che c’è un geco nel mio giardino e mio marito ha sentito il bisogno di dirmelo, così adesso esco solo indossando un ridicolo cappello di paglia rosa (devo avere fatto, nella mia mente impressionabile, una crasi tra geco e pipistrello, così immagino la gommosa lucertola appostata tutto il tempo, pronta ad annidarsi tra i miei capelli).

Intuisco che devo questa consapevolezza – geco a parte – alla grazia.

Immagino che la cosa abbia anche a che fare col fatto che la produzione a cui lavoro quest’anno parte con una settimana di ritardo, e quindi ho avuto sette giorni di ritmi più umani in omaggio (quando stai martellando un chiodo ogni colpo che schiva il dito ti sembra un evento meraviglioso, in effetti).

Capisco che la cosa possa non accrescere il prestigio e l’autorevolezza del mio portamento, peraltro già scarsi, ma sono giorni che mi aggiro per il mondo con un sorriso da un orecchio all’altro, perché un pensiero mi ha piantato le tende in testa.

L’uomo, inteso stavolta come essere umano, mi piace da morire, mi interessa, mi diverte, mi mette allegria. E’ davvero la creatura più meravigliosa dell’universo. Tanto che Dio, che lo ha fatto poco meno di un dio, che di gloria e di onore lo ha coronato, si è perdutamente innamorato di lui, ed è arrivato fino a farsi a sua volta uomo e a decidere di morire per salvarlo. Un amore pazzo e illimitato per ognuno di noi, tutti pezzi unici (Dio sa contare solo fino a uno).

Dio lo sa, ha l’occhio lungo, ha visto che siamo dei tipi davvero meravigliosi. Quale fu la ragione – si chiede uno di questi tipi particolarmente meravigliosi, santa Caterina – che tu ponessi l’uomo in tanta dignità? Certo l’amore inestimabile con il quale hai guardato in te medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei.

L’uomo è capace di Dio, perché per questo è stato creato, e l’uomo che agisce per grazia è chiamato a un’alleanza col Creatore. E’ vero, c’è anche il mistero del male, questa zavorra che ci risucchia, ma chi lavora cooperando con la grazia, cavoli, è capace di opere strepitose.

Non mi riferisco solo a opere grandi, a chi cura, fonda istituti, alleva figli, aiuta persone, costruisce cose imperiture. Mi sembra che siamo anche capaci di gesti di amicizia, di compagnia, di generosità, di competenza, di dedizione, di allegria, di bravura, di bene insomma, che trascendono i nostri limiti e le forze.

Non vorrei abusare della vostra pazienza parlando di nuovo degli amici conosciuti in questi ultimi mesi (anche perché uno di loro ogni volta che lo ringrazio mi fa un regalo, e la faida sta diventando pericolosa, temo per le sue finanze), benché dovrei raccontare ancora di Luisa (ho scoperto che un’amica di penna del lontano Piemonte che desideravo tanto conoscere stava in realtà a cento metri da casa mia, a Roma, cosa che in una città di tre milioni di abitanti non è proprio normalissima) e delle sue compagne di avventura più luminose del sole, che se solo ci penso il sorriso mi conferisce un’espressione ancora più ebete.

Mi sembra però che tutti gli uomini abbiano almeno in potenza qualcosa di prezioso. Senza di me non potete far nulla, è vero, senza la tua forza – dice l’inno allo Spirito Santo – nulla è nell’uomo, nulla senza colpa (anche le opere cosiddette “buone” possono essere inquinate, se è per questo), ma anche quando agisce solo umanamente l’uomo ha dei talenti che gli vengono dati in dotazione quando esce dalla catena di montaggio. Non a tutti gli stessi, è chiaro. Almeno non nel modello base.

Io per esempio, che la musica non so neanche da che parte abiti – non solo non suono nulla, non solo sono stonata, ma rompo gli stereo con il solo potere dello sguardo – ogni volta che vedo qualcuno produrre suoni armoniosi mi inchinerei perché per me quella bravura è un marchio di fabbrica di Dio. E’ qualcosa che viene da molto lontano. Come si fa a creare una tale armonia da pezzi di legno e metallo e plastica (o no? Di che sono fatti gli strumenti? Conchiglie? Pezzi di animali? Non ne so assolutamente nulla). Quando sento Dave Matthews cantare mi inginocchio di fronte a una prova dell’esistenza di Dio: altro che scimmie, in noi il soffio della creazione si tocca con le mani.

Questa gioia per la grandezza dell’uomo secondo me è particolarmente offuscata in questo periodo storico, che il Papa ha definito “acque di morte”, un “deserto” (è chiaro, se l’uomo vuol fare a meno di Dio non sa più chi è).

Per questo, se la storia spirituale della Chiesa ha un timbro che colora di sfumature proprie le diverse epoche, mi sembra che quello dell’ultimo secolo abbondante sia stato l’amore misericordioso. Dio si è rivelato ad alcune anime come Colui che prova tenerezza infinita per l’uomo, suscitando per esempio il carisma di Teresina di Lisieux, la santa della piccola via, di Faustina, con il suo amore misericordioso che sgorga dal costato, di madre Speranza, a cui Gesù chiede di ricordare al mondo – così disperato nella sua pretesa autosufficienza – che Dio non si stanca di inseguirci come se fossimo, ciascuno, l’unica persona della terra.

Io personalmente, caro Dio, sono qui: se mi cerchi non mi faccio certo inseguire. Non sono mai stata brava a tirarmela.

46 pensieri su “Pezzi unici

  1. Velenia

    @ Adriano.E quindi che hai vinto? Ah a quest’ora il veleno raddoppia,andiamo a dormire che è meglio!
    Costanza mi piace assai questo post,anche se io il mio talento lo sto ancora cercando,l’ amore unico e personale dell’ Amante lo sento eccome!
    Per il geco non preoccuparti,sono utilissimi ,mangiano zanzare e scarafaggi,ma se proprio non dovessi sopportarlo posso prestarti Bassotto n.2,è il miglior degechizzatore del sud-Italia,
    P.S.Ma verrai mai a presentare iltuo libro in Sicilia?

  2. Daniela Yeshua

    Un amore pazzo e illimitato per ognuno di noi, tutti pezzi unici (Dio sa contare solo fino a uno)

    Oh, santa pace se è così! Io sono così persuasa che sono la figlia “unica” di mio Padre che quando sento qualcuno che mi dice “nostro” Padre, il “nostro” Dio, il “nostro” Amato Gesù…. io a momenti mi impermalosisco.
    Poi posso anche risultare poco credibile/stranuccia/patologicuccia – e quando mai 🙂 – ma ho dovuto lavorarci un bel po’ su per non essere proprio “GELOSA” di quel mio fratello che parla di Dio come se fosse ADDIRITTURA anche il suo, di Padre…

    Vabbè ma io so’ tutta storta, si sa… 🙂

    ( Ehm… e …. e comunque se in mia presenza potete evitare di parlare del MIO Gesù al plurale…se in mia presenza potete evitare di dire “nostro Gesù”…. ecco… io…. vi fo una smorfia di linguaccia LEGGERMENTE più piccina, suvvia)
    🙂

    E poi il MIO Re ( 🙂 ) lo disse spesso a diversi mistici che ancora oggi – se solo servisse a salvargli l’anima – Egli rivivrebbe tutta intera la Passione e Morte Sua per UN SOLO Suo figlio.

    “DIO SA CONTARE SOLO FINO A UNO”! Oh siii! Verissimo!!!

    Oh, il MIO Papà!

    PS: @Adrianuzzo, buooongiorno!! Hai vinto un abbraccio! Mi acchiappi a volo? Un bacione, anche!

    1. Maxwell

      DY
      EL
      iosonoamore.splinder
      iosonoamore.com

      ma quanti siti hai?
      P.S.
      La settimana è iniziata male……siamo tutti pezzi unici.
      Ma tanti sono pezzi di m….
      Una preghierina……

      1. Al volo.
        Pure io mi sento così, e non capisco veramente come possa fare Lui a non farsi venire i conati quando mi pensa… meno male che non sono sola.
        Infatti volevo scrivere un commento da depressa, ma mi sono trattenuta.
        Un abbraccio Max, spero che la tua giornata migliori.

      2. Giuseppe

        Guarda un pò qua: d. – perfectioconversationis! Forse non ti è chiaro: qui ci son tutte le Wonderwoman dell’universo internettiano!

  3. Scoprire che Gesù mi ama e mi ha scelta proprio come sono, con tutti i miei difetti (acidità compresa) è stata la mia personale conversione. Non una conversione alla fede (ho sempre creduto, da sempre, tranne qualche momento di crisi) ma una converione all’amore e alla speranza.
    Bel post.
    Detesto i gechi…. i miei figli lo sanno e hanno un geco di gomma con cui qualche volta mi fanno fare salti di due metri da terra!

  4. FRATE LEONE

    La famiglia scendeva
    Da Gerusalemme – la città posta sul monte, la sposa del gran re – la famiglia scendeva verso Gerico, nella pianura del gran lago salato, sotto il livello del mare. Scendeva per le vie tortuose e impervie della Storia, quando, ad una svolta della strada, incontrò i Tempi Moderni. Non erano di natura loro briganti, non peggio di altri tempi, ma si accanirono subito contro la famiglia, non trovando di loro gradimento la sua pace, che rispecchiava ancora la luce della città di Dio.

    Le rubarono prima di tutto la fede, che bene o male aveva conservato fino a quel momento come un fuoco acceso sotto la cenere dei secoli. Poi la spogliarono dell’unità e della fedeltà, della gioia dei figli e di ogni fecondità generosa. Le tolsero infine la serenità del colloquio domestico, la solidarietà con il vicinato e l’ospitalità sacra per i viandanti e i dispersi.

    La lasciarono così semiviva sull’orlo della strada e se ne andarono a banchettare con il Materialismo, l’Individualismo, l’Edonismo, il Consumismo, ridendo tutti assieme della sorte sventurata della famiglia.

    Il buon samaritano.

    Passò per quella strada un sociologo, vide la famiglia sull’orlo della strada, la studiò a lungo e disse: “Ormai è morta”.

    Le venne accanto uno psicologo e sentenziò: “L’istituzione familiare era oppressiva. Meglio che sia finita!”.

    La trovò infine un prete e si mise a sgridarla: “Perché non hai resistito ai ladroni? Dovevi combattere di più. Eri forse d’accordo con chi ti calpestava?”.

    Passò, poco dopo, il Signore, ne ebbe compassione e si chinò su di lei a curarne le ferite, versandovi sopra l’olio della Sua tenerezza e il vino del Suo sdegno.

    Poi caricatala sulle Sue spalle, la portò alla Chiesa e gliela affidò dicendo: “Ho già pagato per lei tutto quello che c’era da pagare. L’ho comprata con il mio sangue e voglio farne la mia piccola sposa. Non lasciarla più sola sulla strada, in balia dei Tempi. Ristorala con la mia Divina Parola e il mio Pane. Al mio ritorno ti chiederò conto di lei.”.

    Quando si riebbe, la famiglia ricordò il Volto del Signore chino su di lei. Assaporò la gioia di quell’amore e si chiese: “Come ricambierò per la salvezza che mi è stata donata?”.

    Guarita dalle sue divisioni, dalla sua solitudine egoista, si propose di tornare per le strade del mondo a guarire le ferite del mondo. Si sarebbe lei pure fermata accanto a tutti i malcapitati della vita per assisterli e dire loro che c’è sempre un Amore vicino a chi soffre, a chi è solo, a chi è disprezzato, a chi si disprezza da se stesso avendo dilapidato tutta la propria umana dignità.

    Alla finestra della sua casa avrebbe messo una lampada e l’avrebbe tenuta sempre accesa, come segno per gli sbandati della notte. La sua porta sarebbe rimasta sempre aperta, per gli amici e per gli sconosciuti: perché chiunque – affamato, assetato, stanco, disperso – potesse entrare e riposare, sedendo alla piccola mensa della fraternità universale.

    1. Fabio Bartoli

      Frate leone, mi piace questa storiella, posso rubartela e ostarla su FB? Ooops già fatto, spero che tu non abbia niente in contrario… semmai la toglierò 🙂

      1. FRATE LEONE

        Non è mia…. anche a me era piaciuta.. soprattutto per la misericordia che contiene… se noi piccoli uomini soltanto provassimo a percepire la presenza di Dio….agiremmo di conseguenza e tante volte non ci faremmo letteralmente trascinare dagli eventi…
        Dio, che ci ha voluti senza il nostro parere, non ci salverà senza il nostro libero consenso, ha detto s. Agostino. Per questo avere “occhi per vedere” è un dono legato ad un desiderio.
        “Non si vede bene che col cuore : l’essenziale è invisibile agli occhi”. Quanto vere queste parole !!!

  5. Alberto Conti

    “ma anche quando agisce SOLO umanamente l’uomo ha dei talenti che gli vengono dati in dotazione”

    E’ quel “SOLO” che difetta un po’, come diceva Carron: “non manca Dio, manca l’umano”, è questa mancanza di umanità (o meglio dimenticanza) che fa si che i “pezzi unici” possano trasformarsi nei “pezzi di m.” richiamati da Maxwell.

    Siamo veramente tutti figli unici, ma come ogni figlio unico siamo viziati e troppo spesso pensiamo di poter fare a meno del Padre; basta solo dover ripartire con tutta la quotidianità (in Emilia Romagna le scuole sono iniziate oggi) per perdere le staffe e lasciare che le circostanze (parcheggio) prendano il sopravvento.

    Grazie Costanza per questo post che mi permette di cambiare l’umore di un inizio settimana che i primi banalissi intoppi avevano già guastato.

  6. Fk

    “Io personalmente, caro Dio, sono qui: se mi cerchi non mi faccio certo inseguire”.

    Sarà la mia personale preghiera per questa settimana… grazie Costanza! Mi dispiace per gli altri autori, che tra l’altro sono tutti bravissimi, ma la “Padrona di casa” è un’altra cosa!

  7. Erika

    Bellissime parole, Costanza: è bello pensare di essere creature uniche, anche per chi, come me, fa una gran fatica a crederci.
    Solo una piccola riflessione: “altro che scimmie”?!
    Non sono un’animalista fanatica, ma… mi è capitato di vedere il dolore straziante di una gorilla che ha continuato a cullare per giorni e giorni il suo cucciolo morto(questo in un documentario) e gli occhi, i gesti, i giochi di cuccioli di gorilla e scimpanzè(dal vivo, nella giungla) e se proprio proprio…non si può non vedere il soffio della creazione anche in questo.

  8. FRATE LEONE

    – Nostra sorella acqua! – esclamò Francesco avvicinandosi al torrente. – La tua purezza canta l’innocenza di Dio!

    Saltando dall’una all’altra pietra, Leone si affrettò ad attraversare il torrente. Francesco gli tenne dietro, ma ci impiegò più tempo. Leone, che lo aspettava in piedi sull’altra riva, guardava l’acqua limpida che scorreva veloce sulla sabbia dorata dal sole fra le rocce grigie. Quando Francesco l’ebbe raggiunto, Leone stava ancora nella sua attitudine contemplativa. Pareva che non potesse più distaccarsi da quello spettacolo. Francesco lo guardò e lo sorprese triste.

    – Hai l’aria pensosa – gli disse Francesco.

    – Se noi potessimo disporre di un po’ di questa purezza – rispose Leone – potremmo conoscere anche noi la gioia folle ed esuberante della nostra sorella acqua, nonché il suo slancio irresistibile.

    Traspariva in queste parole una profonda nostalgia. E lo sguardo di Leone fissava, colmo di tristezza, il ruscello che continuava a scorrere nella sua inafferrabile purezza.

    – Vieni – disse Francesco, tirandolo per un braccio.

    E ripresero entrambi il cammino. Dopo una pausa di silenzio, Francesco chiese a Leone:

    – Sai tu, fratello, in che cosa consiste la purezza del cuore?

    – Nel non aver nessuna colpa da rimproverarsi – ribatté Leone senza esitare.

    – Allora comprendo la tua tristezza – soggiunse Francesco – giacché abbiamo sempre qualcosa da rimproverarci.

    – Sì – soggiunse Leone – ed è questo pensiero che mi fa disperare d’attingere un giorno la purezza del cuore.

    – Ah, frate Leone, credimi – ribatté Francesco; – non ti preoccupare tanto della purezza dell’anima tua. Volgi lo sguardo a Dio. Ammiralo. Rallegrati di Lui che è tutto e soltanto santità. Rendigli grazie per Lui stesso. Questo, appunto, significa avere il cuore puro.

    – E quando ti rivolgi a Dio così, guardati bene dal tornare a ripiegarti su te stesso. Non chiederti mai a che punto sei con Dio. La tristezza che provi nel sentirti imperfetto e peccatore è un sentimento ancora umano, troppo umano. Bisogna guardare più in alto, molto più in alto. C’è Dio, l’immensità di Dio ed il suo inalterabile splendore. Il cuore puro è quel cuore che non cessa di adorare il Signore vivo e vero. Il cuore puro non si interessa che alla esistenza stessa di Dio, ed è capace, pur in mezzo alle sue miserie, di vibrare al pensiero dell’eterna innocenza e dell’eterna gioia di Dio. Un cuore siffatto è al tempo stesso sgombro e ricolmo. Gli basta che Dio sia Dio. In questo pensiero il cuore trova tutta la sua pace, e tutta la sua gioia. E Dio stesso diventa allora tutta la sua santità.

    – Dio, nondimeno, esige da noi che ci si sforzi d’essergli fedeli – fece osservare Leone.

    – Sì, senza dubbio – soggiunse Francesco. – Ma la santità non consiste in un compimento del proprio essere, né in uno stato di pienezza. La santità consiste, innanzitutto, in un vuoto che si scopre in noi e si accetta, e che Dio ricolma di sé nella misura in cui noi ci si apre alla sua pienezza.

    «La nostra miseria, allorché viene accettata, diventa lo spazio libero dove Dio può ancora creare. Il Signore non consente a nessuno di togliergli la gloria. Egli è il Signore, l’Essere unico, il solo Santo. Ma prende il povero per mano, lo estrae dal suo fango e lo invita a sedere fra i principi del suo popolo, perché prenda visione della sua gloria. Dio diventa in tal modo l’azzurro dell’anima sua.

    «Contemplare la gloria di Dio, frate Leone, scoprire che Dio è Dio, e Dio per sempre, ben oltre la nostra condizione umana, rallegrarci di Lui, estasiarci dinanzi alla sua eterna giovinezza, rendergli grazie per Lui stesso e per la sua misericordia che non verrà mai meno, tutto ciò costituisce la più profonda esigenza di quell’amore che lo Spirito di Dio non cessa di diffondere nei nostri cuori. In ciò, appunto, consiste per noi l’avere il cuore puro.

    «Ma questa purezza non si ottiene con la forza dei pugni tesi né con lo spasimo.

    – E come, allora? – chiese Leone.

    – Bisogna semplicemente spogliarci di tutto. Far piazza pulita. Accettare la nostra povertà. Rinunciare a tutto ciò che pesa, perfino al peso dei nostri peccati. Non veder altro che la gloria del Signore e lasciarcene irradiare. Ci basta che Dio esista. Allora il cuore si fa più leggero e non sente più se stesso, come l’allodola inebriata di spazio e d’azzurro. Libero da ogni cruccio e preoccupazione, il cuore non aspira se non ad una perfezione che coincide con la pura e semplice volontà divina.

    1. Maxwell

      @ FRATE

      1) La via della santità non è solo quella della povertà francescana. DIO SA CONTARE SOLO FINO A UNO!

      2) I commenti devono essere come la gonna della donna………..abbastanza lunghi x coprire l’argomento…..ma abbastanza corti x mantenere vivo l’interesse!!!

      1. FRATE LEONE

        Scusami,ma non si parla di povertà francescana…
        E poi per la lunghezza, ne ho visti di molto più lunghi…

  9. S’io avessi le rime dolci e mosse…. poiché al massimo sono chiocce e sghembe, che cosa si può aggiungere che non è già stato detto, e chiosare sarebbe ripetitivo o sdrucciolo…
    chapeau madame, ci riporti su vette così alte da toccare la nostra terra quotidiana, e indurci a guardare non l’orizzonte ma là dove, disse qualcuno, terra e cielo si incontrano: il nostro cuore.
    E siccome la croce a due braccia, è vero che Dio sa contare solo fino a uno, ma è anche vero (e non datemi del veltroni de nojartri) che abbraccia tutti per ricordare che non siamo né soli né singoli.
    Tutto il resto e cronaca.
    Paolo

    1. Cara Velenia, il degechizzatore è prenotato. Quanto a una presentazione in Sicilia, a parte che non mi hanno invitata (non vorrei fare come la volpe e l’uva) ma per il momento sto cercando di mantenere gli impegni già presi in attimi di entusiasmo, e per il resto di custodire la famiglia: se me ne vado in giro a predicare la sottomissione e lascio il marito a casa coi bambini mi cresce il naso!

      1. giuliana z.

        è due settimane che ho un geco in casa, imboscato dietro il camino. Viene fuori solo di sera, quando i miei “bassotti” non possono staccargli la coda e farlo a pezzi in modo caotico. Io sinceramente apprezzo molto la sua razzia di zanzare.

  10. Velenia

    Fan siciliani di Costanza uniamoci e organizziamo una presentazione,Costy non temere per noi l’ospitalità è sacra eventualmente potresti portare marito e figli.la festa dei Morti è alle porte e qui è una fantastica festa per i bambini,niente a che vedere con l’orribile Halloween.

  11. nonpuoiessereserio

    Ho poco tempo di leggere ora ma stasera forse lo farò. Ho letto il titolo “Pezzi Unici” e non so a cosa si riferisca.
    In ogni caso dato che mercoledì sarò operato spero che venga salvaguardato il mio pezzo unico. Lo so, si tratta di un’operazione del ca..o (mi sono autocensurato anche se si tratta letteralmente di quello). Spero di potervi riscrivere prima o poi perché siete tutti miei amici e pezzi unici. Se invece arriverò in fondo al tunnel vedrò di raccomandarvi a dovere.

    1. Velenia

      In bocca al lupo,che io sappia non è un’operazione rischiosa,ma la tremarella c’è sempre.Io tutte le volte che sono andata sotto i ferri ho preferito confessarmi e comunicarmi prima,è sempre un aiutino.Io comunque pregherò e chiederò ai Bassotti di pregare.

    2. Laura C.

      Allora lo prendo come impegno: questa sera Rosario per te e per Maxwell… Che Dio vi protegga, vi benedica e vi doni la sua pace! Vi abbraccio

    3. giuliana z.

      Luigi, mi piacerebbe dirti “su con la vita” ma non vorrei essere inopportuna, data la delicatezza del pezzo unico…. Quindi mi unisco agli in bocca al lupo di Velenia. E non parlare di tunnel! siete sempre esagerati, voi uomini, quando si tratta della salute. Se vi sbucciate un dito state morendo dissanguati, se vi devono operare vi stanno squartando come William Wallace.

  12. FRATE LEONE

    “Il Signore ci ha mandati ad evangelizzare le genti. Ma hai tu mai riflettuto cosa ciò significhi? Evangelizzare un uomo significa dirgli: «Anche tu sei amato da Dio in Cristo». Né basta dirglielo: bisogna esserne convinti. Né basta essere convinti: dobbiamo comportarci con quell’uomo, in modo che egli avverta e scopra in se stesso qualcosa che è stato salvato, qualcosa di più grande e di più nobile che egli non pensasse, e dobbiamo, infine, provocare in lui il risveglio di una nuova coscienza di se stesso. Ciò significa annunciargli la buona novella. Sennonché, non potrai ottenere questo bel risultato se non offrendo a quell’uomo la tua amicizia: una amicizia reale, disinteressata, senza condiscendenza, tutta nutrita di fiducia e di stima profonda.

    «Dobbiamo andare verso gli uomini. Ma non è facile. Il mondo umano è un immenso campo di battaglia dove gli uomini combattono per arricchirsi e per sopraffarsi. Troppi dolori e troppe atrocità nascondono ai loro occhi il volto di Dio. Andando verso di loro, dobbiamo soprattutto evitare di apparire agli occhi loro come una nuova specie di competitori. Noi dobbiamo essere, in mezzo agli uomini, i testimoni pacifici dell’Onnipotente, senz’ombra di cupidigia e di disprezzo, capaci di divenire realmente i loro migliori amici. Gli uomini aspirano alla nostra amicizia, un’amicizia che faccia loro sentire d’essere amati da Dio e d’essere salvati in Gesù Cristo.”

  13. nonpuoiessereserio

    Lupo, rosario e Su con la vita, prendo tutto, grazie Velenia, Laura e Giuliana. Giuliana se si trattasse del perone, dell’ulna o dell’esofago ok, ma i pezzi pregiati…ne sono geloso, l’ho visto crescere. Sei troppo forte Giuly.

  14. Questo pezzo unico è piuttosto sottodimensionato rispetto alle esigenze: la scuola è cominciata da una settimana e sto già affogando. Passo le giornate a seguire le esigenze dei figli e mi sento in colpa con il lavoro. Se facessi il contrario, mi sentirei ancora più in colpa. Non ho le forze e le capacità per tutto, neppure per fare scelte di buon senso in alcuni momenti. L’unica consolazione è che quando non è così, quando per caso capita per un microsecondo che mi illuda di avere tutto sotto controllo, allora mi sento bravissima, orgogliosissima e quasi mi aspetto che il buon Dio arrivi personalmente a congratularsi: quindi è evidente che la mia mancanza di forze aiuta l’umiltà e previene dall’orgoglio, serve per ricordarmi che sono una serva inutile. Ma ancora non ho imparato ad abbracciarla, questa croce.

    1. Luigi, mi unisco alle preghiere per te. In più ti dedico la raccolta di circa 896 pezzi di Lego, senza borbottare, risentendo i compiti e simulando di essere una fatina dei boschi, sparecchiando con un piede (questa è la serata che si prepara).

    1. Giuseppe

      Scusa e lo dici a quest’ora? Io lavoro e ridedierò con streamig …ma è come avverto r mamma e zie? Sentiti in colpa: UNOMATTINA resterà senza picco di audite!

      1. admin

        ho dovuto mediare, Costanza non vuole che si sparga troppo la voce perchè ha sempre un po’ paura di fare brutta figura…

        1. Giuseppe

          Ti credo: ma la prossima volta, non mediare! In fin dei conti dei tu ADMIN! nessuno è più potente di te!
          Cyranooooooooooooooo perchè non spieghi al Genio Cosmico la differenza tra la modestia, esaltabile virtù, e l’accidia!
          Cara costanza in ogni caso in bocca al lupo e come ho già avuto modo di dirti: tu che hai i talenti datti da fare che c’è ne bisognio, e tanto!

  15. Andreas Hofer

    Costanza ha toccato uno dei paradossi più forti e commoventi del cristianesimo: l’aver serbato, armonizzandole, «l’idea della dignità dell’uomo che poteva soltanto essere espressa nelle corone raggiate come il sole e nei flabello di piume di pavone» e «l’idea del’abietta piccolezza dell’uomo, che soltanto poteva essere espressa nei digiuni e nella sottomissione fantastica, nelle grigie ceneri di San Domenico e nelle nevi di San Bernardo» (G. K. Chesterton).
    L’uomo è un niente capace di Dio, un pensiero che mette i brividi…
    Eppure, pensiero ancor più sconvolgente, è di questo nulla che ha sete un Dio. «Sitio. — Di che cosa la Fonte può aver sete? Che significa questa sete dell’onda infinita? La Fonte risponde: ho sete di cenere e di polvere, sete di ciò che soffoca — ho sete dell’uomo…» (Gustave Thibon).

  16. giuliana z.

    @ Luigi.
    Se Alessandro, dedicandoti i Simpson, è il tuo padre Livio, allora io esigo di essere la tua Suor Maria Claretta!

  17. azzurra

    in toscana è abbastanza frequente imbattersi in un geco. noi ne abbiamo due (nome in codice: jackson e jaqueline) che ogni tanto fanno la loro apparizione sul terrazzo di casa. li abbiamo pure fotografati, se vuoi ti mando la foto!! 🙂

  18. Pingback: Sulla stessa barca « Sposati e sii sottomessa

I commenti sono chiusi.