I professionisti del divorzio

di Raffaella Frullone

C’era una volta il Wedding Planner. Non abbiamo nemmeno fatto in tempo a scriverne che è già stato superato, sorpassato e spodestato dal suo antagonista, magari meno romantico, ma certamente più di tendenza: il Divorce Planner, ovvero colui che si prende cura del tuo divorzio dalla A alla Z.

E se i professionisti del matrimonio concentrano energie e i dee sulla giornata del fatidico sì, dalla location per il banchetto, alla nuance delle partecipazioni, fino alla traiettoria del lancio del bouquet da parte della sposa, il Divorce Planner ha un obiettivo ben più alto, ovvero quello di diventare “punto di riferimento e di ascolto” per il just divoced. Come si legge sul sito www.ricomiciodaqui.it  il Divorce Planner “saprà consigliarti al meglio essendo, al contrario di un amico, imparziale ed avendo solida esperienza nella gestione delle relazioni sentimentali”. Non solo. “Ti farà risparmiare tempo, energie e denaro rendendo questo passaggio più leggero possibile prima di ricominciare una nuova vita”. Fantastico, una sorta di Caronte della vita sentimentale. Ma se al traghettatore della Divina Commedia non possiamo non riconoscere la sincerità (“Per me si va nella città dolente/per me si va nell’etterno dolore”) non so se possiamo dire lo stesso dei professionisti del divorzio. Alessandra Lepri, docente del corso per Divorce Planner che prenderà il via a Milano a settembre spiega che i nuovi professionisti sapranno offrire: “Spunti per esorcizzare la negatività e iniziare felicemente una nuova vita”.

Segni dei tempi? Una trovata commerciale? O un modo per affrontare la crisi economica? Chi lo sa, certo è che se perfino Enzo Miccio & Angelo Garini, i più gettonati Wedding Planners della nostra tv, si sono detti addio e continuano a organizzare matrimoni da separati in casa, è meglio informarsi e, nel caso di improvvisa rottura, sapere bene cosa fare.

Numero uno. Quando la coppia scoppia bisogna rivolgersi a dei professionisti. Immaginate di essere al culmine di una lite con vostro marito, di quelle in cui vi viene il pericolosissimo istinto di prendere la play station e lanciarla contro il suo trofeo di calcetto, o peggio ancora di trovarvi in una profonda crisi di pianto perché lui ha già deciso che vuole divorziare ed andare a vivere in Polynesia con la sua amante bionda e ventenne, ecco se a questo punto l’istinto vi porterebbe a correre da una vostra amica, dai vostri genitori o, peggio ancora, in Chiesa, fermatevi perché non avete capito nulla e gli unici a salvarvi possono essere i professionisti del divorzio.

Come per ogni novità che si rispetti, anche questa nuova professione nasce negli Stati Uniti, con l’intento di fornire supporto legale alle coppie che avevano deciso di separarsi, ma oggi diverse agenzie stanno arrivando anche nel nostro paese. Tra le più trutturate c’è “Ciao Amore”, è gestita dalla Dott.ssa Milena Stojkovic, sociologa e mediatore familiare, che si pone come obiettivo di “farvi superare questo momento difficile senza lo spreco di energie, tempo e denaro”. Perché ovviamente cosa preoccupa maggiormente due coniugi che si stanno separando se non lo spreco di energie? Diretta concorrente è la Kronos Consulting, che sul suo sito chiama il Divorce Planning “Il businnes del terzo millenio”, questo tanto per farci capire quanto abbiano realmente a cuore la vita delle persone. La Kronos, in particolare, si occupa anche di formazione e offre dei corsi per formare i futuri addetti al divorzio. E va da sé che debbano essere figure altamente specializzate.

Ecco cosa si legge in merito nel sito dell’agenzia: “I contenuti del Corso si basano sul concetto che una separazione non è la fine, ma può essere un inizio. L’importante è muoversi con intelligenza. Verranno fornite consulenze di carattere psicologico motivazionale, preziosi supporti di carattere legale amministrativo, consulenza d’immagine e un restyling del look per i futuri separati, per riprendersi da periodi difficili e rimettersi in gioco con fiducia nelle proprie risorse, divorzio e bon ton, le regole di Galateo che i divorziati non possono ignorare, reinserimento, network e nuova vita. Pubbliche relazioni”. Insomma nulla viene lasciato al caso, i professionisti del divorzio penseranno proprio a tutto: aiutarti a decidere chi tiene il canarino e chi invece il vaso di porcellana regalato dalla prozia, dal restyling dell’immagine (questo si sa, va bene in ogni occasione) alle immancabili regole di bon ton, quelle che ti fanno dire “Caro, scusa se mi permetto di dirti che io non sono del tutto d’accordo con il fatto che tu porti avanti delle relazioni intime con tutte e tre le tue segretarie e pensi di abbandonare me e i nostri tre figli per trasferirti in un’isola caraibica”.

Ma il pezzo forte ancora deve venire. Il momento catartico, quello che sancisce il prima e il dopo, è il “Break up party” ovvero una super festa per dire addio alla vostra noiosa e sofferente vita matrimoniale e dare finalmente il benvenuto alla vostra nuova vita da single di ritorno. Oltre ad essere particolarmente glamour, il break up party viene ribattezzato “il giorno del no” e il Divorce Planner si impegnerà non solo a prepararvi una fantastica festa su misura (pare che anche in questo caso gli amici non siano abbastanza all’altezza), ma soprattutto a stendete la vostra gift list, ovvero la lista dei regali, perché una nuova vita che si rispetti inizia sempre e rigorosamente con dei bei regali. Ora, non so voi, ma se anche solo la metà dei matrimoni cui ho partecipato, andassero a rotoli trasformandosi in altrettanti divorzi, con relativi break up party, naturalmente da moltiplicare per due, ecco, sarei certamente costretta chiedere un prestito alla banca.

In ogni caso, anche in tema regali, i professionisti della separazione non lasciano nulla al caso. Per esempio per la modica cifra di 129 euro si può acquistare il ceppo portacoltelli disegnato da Raffaele Iannello. Un modo decisamente “catartico” per sfogarsi contro l’ex, dal momento che evoca ironicamente la tecnica voodoo. In effetti il portacoltelli ha sagoma di un uomo e le lame, en passant, lo trapassano. “Un modo per sdrammatizzare”, si legge sul sito dell’arnese, e insieme “per riporre con ordine i coltelli facendo una gran figura in termini di design”. Non sia mai che fai un mezzo rito Vodoo a tuo marito senza pensare al ritorno di immagine.

E se ti manca il coraggio di lasciarlo? No panic, c’è un professionista anche per questo, questa volta arriva dalla Germania. A Berlino, infatti, fa affari d’oro l’agenzia per le separazioni di Bernd Dressler che offre proposte personalizzate per l’abbandono del partner, naturalmente in base ad un tariffario. Quattro i casi contemplati. La formula “Restiamo amici” costa 29,95 euro e consiste in una comunicazione secca attraverso il telefono, con lo stesso costo potete anche comprare il pacchetto “Lasciatemi in pace” in cui la notizia dell’abbandono viene data lasciando una porta aperta. Solo 10 euro in più per una “Rottura via lettera”, e servizio di lusso invece con il “personal break-up” a 64,95 euro. In questo caso Dressler andrà personalmente a bussare alla porta di casa del povero malcapitato. Che poi sarebbe interessante capire se il malcapitato in questo caso è davvero chi viene mollato, o magari è chi decide di separarsi dal partner mandando a casa Bernd Dressler, o forse Dressler stesso.

Ora, non vorremmo sembrare ostili ai Divorce Planner, perché per campare si fa un po’ di tutto, e leggiucchiando qua e là sulla rete abbiamo scoperte di originali, in fatto di professioni, come “il portatore di fiori al cimitero”, il “raccoglitore di fiocchi di neve a scopo di ricerca” o “lo scacciatore di piccioni” che tiene in ordine il cortile. Pensiamo però ai coniugi divorziandi, ai quasi divorziati o ai potenziali separanti: tengano in considerazione un salvataggio last minute della Sacra unione, e se proprio non possano fare a meno di rivolgersi ad un professionista di tendenza, be’ perché non rispolverare il desueto “padre spirituale”?.

79 pensieri su “I professionisti del divorzio

  1. giovanni dm

    In effetti, nei pochi casi di amici che si sono separati, l’andazzo dei consulenti matrimoniali (a parte quelli di “matrice religiosa”) non contempla mai la “ricomposizione, il tentativo di superare il problema, l’idea di riprovarci, lo sforzo per una ricostruzione.
    No, la tendenza normale è quella di aiutare a lasciarsi “il meglio possibile”, “restando amici.”
    Da lí al divorce planner, il passo è breve:
    Giovanni

    1. Fefral

      Purtroppo anche quelli di “matrice religiosa” sono sempre più instabili. Io penso che il problema sia all’origine. Quando ci si sposa non si ha la consapevolezza (o la voglia) di prendere un impegno per tutta la vita.

    2. giovanni dm

      Beh, bisognerebbe cominciare con il fare un bel discorso sui corsi parrocchiali di preparazione al matrimonio: troppo spesso scontati, all’acqua di rose, non penetranti né esigenti! Un’occasione (l’ultima, molto spesso) persa.

    3. fefral

      non so se i corsi prematrimoniali possano colmare il vuoto di una mancata educazione all’amore vero. Certo è che troppo spesso sono visti come una tassa da pagare per poter avere il matrimonio in chiesa con l’abito bianco

  2. angelina

    Risparmio di tempo ed energie, attenzione all’immagine e al bon-ton, cerimonia di socializzazione della “non responsabilità”: prima di tutto, spero vivamente che i teorici di questo genere di servizio non abbiano la spudoratezza di voler gestire con tali criteri anche gli eventuali figli, nei cui confronti sarebbe doveroso un atteggiamento leggermente meno superficiale.

    Citazione dal blog, sono allibita:
    “Servire l’altro non è un segno d’affetto, anzi. Dimostra, al contrario, che si fa molta fatica a gestire il proprio amore. Bisogna essere al servizio di se stessi e di nessun altro: amare passa prima di tutto da se stessi. …Le persone che servono coloro che amano finiscono sempre per rimpiangerlo … Non è colpa dei partner se le cose sono così ma è implicito nella natura umana accumulare diritti acquisiti.”
    …..altro che sottomissione!

    Smetti di riflettere su ciò che è giusto o sbagliato, addirittura neanche su ciò che è “buono per te” – che già sa di relativismo, ma sembra ancora invischiato nella questione di desiderare un bene: insomma, fai qualunque cosa ti dia la sensazione di esserti liberato da quella specie di gastrite che ti porti dentro (le farfalle nello stomaco, si sa, hanno vita breve), ma fallo con eleganza, in modo trendy, indolore e che dia poche scocciature in giro. Basta pagare e anestetizzeremo i residui di coscienza che forse ti rimangono: ma con gran classe!

    1. Miriam

      “Basta pagare e anestetizzeremo i residui di coscienza che forse ti rimangono: ma con gran classe!”

      non potevi dirlo meglio!

  3. Miriam

    In questa informazione noto l’invasione degli aspetti tecnico-organizzativi nella vita e nei progetti personali, rispetto a quelli eventualmente di supporto affettivo-orientativo, soprattutto di Fede, per chi è disposto ad entrare in quest’ottica, che alla fine è l’unica che salva e dà un senso alla vita.
    Un aumento di efficienza di conio tutto materialistico, piuttosto che di efficacia nel consentire ai diretti interessati la gestione di ogni atto e progetto che, da sola, se ben orientata, aiuta a intessere le relazioni e a costruire (e non a frantumare) il noi anche con tutta la fatica e l’impegno che richiede.

    1. Questo è fondamentale!!! mi sono sempre chiesta con quale testa certepersone si fanno tatuare il nome del partner sul corpo… Certo se poi c’è chi te lo leva, ha un senso. Mi pare che certe unioni durino molto meno di un tatuaggio.
      Grazie Dani, credevo di essere una preveggente, non mi ci raccapezzavo più 😉
      Brava Raffaella, bel post, situazione triste, ma bisogna lavorarci!

  4. DaniCor

    E intanto questa cultura del ripartire (rigorosamente da un’altro), che richiede tanto sacrificio (economico, organizzativo, impegno di tempo) non contempla mai un restyling della propria vita (in modi oppure, perché no, estetico) per rilanciare la propria relazione.
    Penso all’impegno che ci mettono certe coppia a farsi del male a vicenda, quasi sempre a quel punto sull’unico terreno di gioco comune rimasto, cioè i figli, e sono convinta che se mettessero metà degli sforzi in campo per cercare di arginare i problemi, le cose si sistemerebbero…

  5. Dunque. Prima di uscire sotto la vampa rovente per andare a caricare pietre già squadrate e selezionate da artigiani medievali da torri antiche chiese palazzi franati nei boschi nei terreni abbandonati eccetra volevo lasciare un appunto veloce che potrebbe forse sevire come argomento/i da discutere.
    Cose che non vanno bene:
    1) aborto
    2)biotestamento (chiamiamolo)
    3)psicofarmaci (Fefralyn a parte)
    4) cattivi cinema
    5)cattivi libri
    6)cattive scuole

    1. 7)cattivi asili in ispecie stile scandinavo
      8)assembramenti di donne con o senza mollettoni
      9)giornali satanici (in pratica quasi tutti escluso Cristus vincit)
      10) potreste vivere in delle comunità come quella degli Amish nel film
      con Indiana Jones con i vostri costumi senza luce senza tele senza tentazioni e diavolerie incombenti (il problema, forse, sarebbe la rinuncia alla evangelizzazione universale)

  6. Quanto ai corsi prematrimoniali, secondo me hanno una grandissima responsabilità, assieme a quelli di preparazione alla cresima per gli adulti.
    Tutti vogliono i fiori in chiesa, le foto suggestive e l’abito bianco, e per non rinunciarci sono costretti a seguire questi due corsi, che spesso sono l’unico momento di avvicinamento alla Chiesa dopo la prima comunione che si fa per tradizione, per scaramanzia o per fare una festa in più.
    Quindi bisognerebbe che la Chiesa prendesse al volo queste occasioni per fare una vera catechesi, che non si limiti a dire che in casa bisogna aiutarsi, che si sparecchia una volta per uno e se lei lava i piatti lui spazza il pavimento.

  7. fefral

    @alvì “10) potreste vivere in delle comunità come quella degli Amish nel film
    con Indiana Jones con i vostri costumi senza luce senza tele senza tentazioni e diavolerie incombenti”
    Alvise hai colto un punto che è un grosso rischio per “noi” cattolici e che io temo molto: l’isolamento dal mondo, la settarizzazione, la creazione di un mondo perfetto sotto una campana di vetro. No, non è questo, non dovrebbe esserlo, il cattolicesimo
    La vocazione del cristiano è essere lievito e mescolarsi alla massa
    Per questo un po’ mi incazzo quando “ci” dai del “voi” 🙂 ma non è tutta colpa tua, forse effettivamente esiste un “noi” che rischia di fare corpo e di isolarsi, con l’obiettivo di proteggere i propri valori

    1. Alberto Conti

      “Il desiderio di un mondo così perfetto dove non serva essere buoni” … penso sia una tentazione di tutti (in primis delle ideologie)

    2. Velenia

      Francamente penso che una comunità tipo Amish debba essere una tale palla!!!
      Comunque Alvì il film non era con Indiana Jones ma con Harrison Ford,meglio conosciuto come l’attore di indiana jones,e si intitolava,se non sbaglio,”Witness”.
      C’è un altro film che tratta lo stesso argamento:l’irruzione di un “estraneo” portatore di modernità in una comunità chiusa: si intitola “Un’estranea tra noi” ed è ambientato tra gli Chassidim di N.Y.
      Poi ci sono tutti i romanzi di Chaim Potok,ma qui stiamo andando decisamente O.T.

    3. giovanni dm

      @ Velenia: grandissimo Potok: ncredibile come un libro sugli Ebrei ultraortodossi… possa aiutare i Cattolici a prendere sul serio la propria fede!
      Molto bello anche Un’estranea fra noi (non per niente, di Sidney Lumet)
      Giovanni

  8. Velenia

    Dopo il terzo matrimonio del cugino di mio marito abbiamo inagurato una nuova regola,si va ai ricevimenti solo del primo e secondo mwtrimonio,poi basta,niente cravatta,abito da cerimonia e pranzo di 12 portate,se ci fosse pure la festa di divorzio,mio Dio!
    Piuttosto vorrei farvi una domanda,fra i miei amici d’adolescenza si sono sfasciate proprio le coppie che sembravano più solide,più innamorate,Una, dopo la separazione si è lanciata in una “guerra dei roses” terrificante,qual’è la vostra esperienza in proposito

    1. fefral

      io ho molte esperienze di coppie apparentemente solide che dopo un po’ di anni si sono sfasciate. Ma sempre quello che c’è in comune in queste situazioni è una visione dell’amore troppo “romantica”. Ho l’impressione che la nostra generazione dopo aver fatto passi da gigante sul senso della libertà abbia perso terreno, rispetto a quella dei nostri genitori, sul fronte della fedeltà e del mantener fede agli impegni presi. Come se le due cose fossero antitetiche!

  9. paulbratter

    sono stato una volta in uno di questi villaggi Hamish nell’Indiana. sono sì un po’ squinternati ma sembravano piuttosto felici.

  10. Sinceramente non mi sembra proprio che l’isolamento dal mondo, la settarizzazione sia un rischio che noi cristiani corriamo. sarà che non appartengo a nessun movimento, e in mezzo ai non credenti ci vivo immersa – con gioia – fino al collo, al lavoro e fuori, ma sinceramente a me sembra che il rischio casomai sia la perdita di identità, la scomparsa del senso religioso, la perdita della dimensione trascendentale, il respiro di eterno. la Chiesa si è così tanto aperta al mondo, cercando di parlare il suo linguaggio che in ALCUNI casi ha smesso di essere profetica, segno di scandalo.

    1. fefral

      il rischio c’è, e l’ho sperimentato in prima persona, ed è il motivo per cui pur avendo amici che appartengono a vari movimenti e istituzioni belle e sante della chiesa preferisco tenermene fuori. E’ comunque un rischio che non dovremmo correre se rimaniamo fedeli al vangelo e alla chiesa, perchè la vocazione di chi segue Cristo è proprio essere lievito, mescolarsi con gli altri essendo noi stessi gli altri

    2. Velenia

      Sono d’accordo con te Costanza,però la tentazione di desiderare l’angolino tranquillo c’è pure,presente sin dagli inizi,se ricordi cìè un episodio del Vangelo,quando dopo la Trasfigurazione gli apostoli chiedono a Gesù di fare tre tende(una per Te,una per Mosè e una per Elia) e rimanere lì, e Gesù li esorta ad andare nel mondo.

  11. giuliana z.

    Appartenere ad un movimento non è affatto un modo di settarizzarsi ed estraniarsi dal mondo! ora non cominciamo a fare un vanto di non essere aderente a nessun movimento, please! io sono in CL da 20 anni e non ho mai corso questo rischio. Anzi, specialmente ora che mi mescolo beatamente a qual si voglia compagnia di gente, dal blog alle adunate di mamme dei compagni di scuola dei figli, come prima ai colleghi d’uffcio o alle cassiere di sala corse dove lavoravo nel weekend, alla parrocchia, agli avventori del bar in piazza. L’appartenenza prima di tutto è a Cristo, in secundis ad un carisma particolare. Se frequentare un movimento ti porta a voler stare solo con le persone del movimento mi pare che le cose non andrebbero bene in quel movimento, ma più ancora nella persona stessa che tende a non aprirsi agli altri negli ambienti vissuti quotidianamente. Sulla montagna anche Pietro voleva fare una bella tendina per lui, per Gesù, per Elia eccetera. Era lui Pietro che si sbagliava, mica la compagnia con cui stava….
    Credo che il credente và dove sente di crescere di più in fede e missionarietà, e la cosa deve essere compatibile coi propri impegni familiari e far vivere appieno proprio quegli impegni che sono la vita vera (io non riesco ad andare a tutti gli appuntamenti della mia comunità perchè abito 30 km fuori e ho 2 figli piccoli, faccio quel che posso).

    1. fefral

      non ho mai detto questo Giuli
      Ho parlato di rischio che si corre, non certo che movimento=setta, tutt’altro. Esistono tanti carismi nella chiesa, e per fortuna il vangelo è per tutti, e ognuno può trovare il modo più congeniale per metterlo in pratica. Chi trova questo modo in un movimento o in un gruppo o in una prelatura o quello che sia, chi invece lo trova semplicemente frequentando la chiesa e i sacramenti.
      Il rischio di settarizzazione non è nella natura dei movimenti/istituzioni/gruppi ecc… ma fa parte dei limiti dell’uomo. Io sono ipersensibile al tema, lo so, e per questo preferisco vivere la mia fede così. Ma ammiro e cerco di conoscere quanto più posso chi trova la propria vocazione in cammini più definiti, più, direi, “specializzati” 🙂

    2. No, infatti non mi vanto (come sai, Giuliy) di non appartenere a nessun movimento (anzi come ti ho raccontato mi piacerebbe anche, ma la mia storia è questa… ) Dico al contrario che noi cristiani dobbiamo tenere a mente un po’ di più che non siamo del mondo.
      Ho riletto da poco Passioni e Atti dei martiri. Quelli sì che si facevano sconvolgere la vita da Cristo. Noi cristiani di oggi secondo me ce la sistemiamo un po’.
      E’ vero, Velenia, la tentazione delle tre tende c’è ma la vita, con la sua concretezza, fa presto a farcele sbaraccare. Anche le monache di clausura si confrontano con la natura umana, tutti i giorni (gomito a gomito, e non possono neanche andare a farsi una corsetta quando i nervi saltano).

    3. fefral

      @ giuliana “Era lui Pietro che si sbagliava, mica la compagnia con cui stava” appunto…. questo è il rischio …. e se si sbagliava pietro quanto più possiamo sbagliare noi?

    4. giuliana z.

      su una cosa sono super-d’accordo con Costanza: che la chiesa si è talmente aperta al mondo da correre in rischio di annacquarsi, almeno certi vescovi e prelati danno questa sensazione. Non il Papa grazie a Dio, che è sempre eletto in conclave da uomini ma con l’ispirazione dello Spirito Santo e ci dà in parole ed esempio la strada da seguire. Io amo molto il movimento a cui appartengo perchè mi ha sempre indicato nel Santo Padre la fonte principale e nell’Eucaristia il pane che ci sostiene. La preghiera senza opere non basta e nemmeno il contrario… insomma ci siamo capiti!

    1. giuliana z.

      maro’ quant’è bella ‘sta canzone??!!! Gaber è uno dei miei preferiti! l’appartenenza di cui lui parla è quella che ti permette di andare ovunque portandoti dietro l’origine, e la vita diventa un cammino, una strada che alla fine ti riporta alla casa dove sei nato. Ma quanto è bella la strada se la fai con degli amici….

  12. Luigi

    Ho un’amica che organizza corsi di mediazione famigliare. Si è formata alla scuola di Jacqueline Morineau di cui ho letto la biografia e la storia della sua bellissima conversione dopo le sue vicende famigliari di sofferenza che potrebbero mettere a dura prova chiunque. Ebbene, senza dilungarmi, trovo che a volte anche queste figure, pur nella loro buona fede, si trovano nelle condizioni professionali di dover avallare o guidare ad una separazione con l’obiettivo di addolcirne l’impatto psicologico e di far ricadere il minor numero di conseguenze negative su eventuali figli. Ho un po’ l’idea che sia come fare il becchino, molto triste.

  13. giuliana z.

    Vorrei tornare all’argomento del post, anche se mi sfugge un pochino il centro del discorso: l’erogazione di un servizio o il divorzio/separazione in sè. A mio giudizio sono impportantio allo stesso modo. Comincio parlando del divorzio: quando ho conosciuto mio marito, mia cognata era sposata da circa 2 anni, e mi sono accorta subito che le cose non andavano male, ma peggio. Sentendola parlare adesso (dopo un matrimonio durato 10 anni si sono finalmente separati), sembra che le cose siano andate precipitando fin dal giorno delle nozze. Che vi devo dire? la situazione era disastrosa, tra alti e bassi si sono lasciati e ripresi più volte fino alla rottura finale, complice l’infatuazione di lei per un collega, conseguente relazione finita nel giro di 1 anno, lotta col marito per casa e figlia, nuova relazione per lei ma anche per l’ex, insomma un disastro emotivo, familiare, economico e chi più ne ha più ne metta. Uno pensa: bè la storia è finita= pace… invece no! ora è peggio di prima. Confusione totale, lei sempre sull’orlo dell’anoressia, la figlia pure, l’ex più cinico e bastardo di prima. In tutto questo mettiamoci dentro la sofferenza dei genitori anziani. Come diceva Groucho Marx, il motivo per cui ci sono tanti divorzi è che ci sono i matrimoni.
    Il vero dilemma è perchè ci si sposa, e la chiesa davanti alle coppie come si pone? i corsi pre-matrimoniali sono di aiuto o solo il timbro sul cartellino? ma poi le coppie sono seguite o abbandonate a se stesse? com’è che poi appena arriva l’ombra della crisi le prime ad esultare e a spingere per la separazione sono le famiglie d’origine? perchè vi assicuro che è così: i suoceri sono subito pronti a saltare alla gola del malcapitato genero o nuora e rivendicare la libertà perduta del loro virgulto! mica li aiutano o li spingono a fare pace, macchè, si prodigano per trovare il miglior avvocato civilista sulla piazza e far ottenere le migliori condizioni per la separazione, che ovviamente deve essere consensuale, perchè le spese si devono dividere.
    Tutto il quadro mi fa dire che è normale che ci sia chi pensa bene di trarre un vantaggio economico, ecco che arriva la figura del “mediatore”, un po’ come l’agente immobiliare: tu gli dici che caratteristiche deve avere il tuo divorzio e lui procede e ti toglie da tutti gli impicci estetci e burocratici. Sì, perchè anche l’occhio vuole la sua parte! vorremmo evitare di farci la guerra dei Roses dove lui sega i tacchi delle scarpe di lei o le piscia sul pesce e lei invece gli asfalta il gatto o gli sfascia la macchina. Ma che cose brutte!!! anche per lasciarsi ci vuole bon-ton. E se non sei capace da solo, e ovviamente non lo sei, ecco in tuo aiuto il professionista. Ma com’è premuroso….. e costoso……
    Secondo me non c’è pezza che tenga: le ferite sono brutte, bruttissime e sanguinano praticamente per sempre. I divorce planner sono solo sciacalli che vengono a nutrirsi come sanguisughe dei dolori altrui. Ci sarà qualche anima buona che vorrà invece rimettere insieme i cocci rotti e rimettere in piedi il vaso? i segni rimarranno, ma se i pezzi sono incollati bene potrebbero non esserci più perdite. Sicuramente come dice Raffaella bisognerebbe tornare al buon vecchio padre spirituale, ma forse i sacerdoti dovrebbero, prima di celebrare i matrimoni, mettere in guardia gli sposi, dicendo che non tutto sarà sempre rose e fiori, che non sempre si vivrà d’amore, che bisogna saper perdonare oltre a non dover tradire e che per fare tutto questo ci dobbiamo affidare a Cristo, che solo la sua Grazia ci provvederà di un piccolo pezzo della Sua misericordia.

    1. paola G.

      Grande Giuliana!
      il problema vero è perchè ci si sposa: ci vogliamo bene,ci amiamo,ucci ucci..però poi…la crisi prima o poi arriva,grande o piccola(e sfido chiunque tra voi sposati a dirmi che non avete mai avuto una crisi matrimoniale…)e lì si gioca tutto: se ti sei sposato convinto che quella persona è per te,che eri disposto a dare la vita…dare la vita…mica a pretendere e basta…e magari anche convinto che il buon Dio vi ha uniti e quindi siete sposati in tre non solo in due…allora vuoi fare di tutto per risolvere i problemi,altrimenti la via più semplice,veloce..(e noi esseri umani siamo esperti nel desiderare in fondo la via più facile,la porta larga) è buttare tutto a mare pensando,illudendosi che la prossima volta sarà meglio! che inganno!
      io sono sposata da quasi 18 anni e sicuramente non sempre è facile convivere con un orso bruno come mio marito…ma io gli voglio bene così com’è…e non lo cambierei con nessun altro uomo al mondo ..e poi che fatica ricominciare tutto da capo!!!!!!
      inoltre penso che anche io in fondo qualche difettuccio ce l’ho e quindi dove lo troverei un altro sant’uomo che mi tenga così come sono????

  14. Velenia

    E’ tutto vero quello che dici Giuly,una volta non c’erano mediatori familiari,ma c’erano un unsieme di rapporti,di relazioni.Se un coppia litigava suoceri,cognati,semplici vicini di casa si mettevano in mezzo,”per amore di pace”,magari qualcuno ne approfittava per spettegolare un pò ma non cascava il mondo.Soprattutto ognuno era richiamato a stare al suo posto e a portare avanti il suo compito.Qui,nella terra del matriarcato occulto,(Costy,so che non ti piace quest’espressione,ma non era troppo diversa ldalla sottomissione come la intendi tu,e soprattutto funzionava) ci sono due proverbi:
    1) Ama l’omo toò cu viziu soò ( Ama l’uomo tuo con il suo difetto)
    2)Tintu lu linu,tintu u maritu,tinta la casa runni un ci n’è(Cattivo il lino,della dote,cattivo il marito,peggio la casa dove non c’è)

    1. giuliana z.

      Quando sciorini questi detti popolari siculi, ti adoro! c’hai ragione sui rapporti tra coppie e familiari. Una volta si litigava e la cosa si allargava e tutti davano una mano a raccattare i cocci. Invece oggi tutti si scansano e casomai ti dicono che se si è scheggiato il vaso, meglio buttare via tutto, come se nella vita tutto potesse essere sempre liscio, piano, senza incrinature o ostacoli. Ma la vita è una strada impervia, per alcuni di più, per altri meno, ma come dicevamo una volta…. il mazzo di carte che t’è toccato… sono le carte con cui giocare.

  15. Dei periodi di messa in guardia nei confronti del matrimonio fallace della durata di due minimo cinque anni con fine settimana nel simulatore nuziale pressurizzato tinello cucinotto camerina dove anche effettuabili accoppiamenti con la guida spirituale a latere.
    Poi l’ingresso nei nidi matrimoniali e un periodo di prova, da sposati, di almeno cinque anni con manovre di procreazione ad libitum, , se fallisse la procreazione
    una interruptio nuptiarum de iure et de factu di almeno tre anni, con proroga, da trascorrere separati nelle diocesi di provenienza, o sennò entrare in convento, che sarebbe la meglio per tutti.

  16. giuliana z.

    A proposito di matrimoni iniziati male… faccio gossip: che dire di Charlene e Alberto già separati in viaggio di nozze??? e lui che fa un test del dna per accertare di essere o meno padre del figlio segreto numero 2 o 3….? mah…..

  17. Maxwell

    Personalmente credo che il divorce planner (minuscolo) sia solo per le teste di c…!!!Cioè per quei bambini immaturi che avevano voglia di fare una festa diversa dal solito, poi di ritorno dal viaggio di nozze non sapevano neanche chi doveva fare la lavatrice o mettere i piatti nella lavastoviglie….quelli si meriterebbero di essere pelati vivi dagli avvocati più bastardi di questa terra.

    Umanamente reputo il divorzio una piaga sociale incredibile… ipotizzando ad es. la famiglia del mulino bianco, marito moglie e 2 figli con casa di proprietà e stipendi sicuri di 2.300,00 euro uno e di 1.300,00 euro l’altro……c’è un nucleo famigliare molto benestante. In caso di separazione diventano 2 nuclei, uno di circa 2.100 euro per 3 persone con le stesse spese fisse….praticamente al limite. L’altro è nucleo di una persona che se deve pagarsi un’affitto a Milano o Roma è in un mare di merda!! Se invece torna da mammina è appena sopra lo stato di povertà…….oppure va a tentare le mogli degli altri,innescando spirali di tradimenti e sporcellamenti vari ……giustamente poi c’è la televisione che aiuta la mentalità delle famiglie allargate!!!!!!!!!!

    Personalmente ho sacrificato gli ultimi 5 anni di matrimonio mettendomi in croce solo per i figli, a costo di depressioni,problemi sul lavoro e cose di cui mi vergogno a parlarne anche col mio confessore…. ( P.S. EVVIVA I CONVENTI DEI CARMELITANI SCALZI!!!!!!!!!!).
    Resta il fatto che torni nella tua ex casa dopo aver riaccompagnato la figlia e vedi dalla finestra un altro uomo in casa tua, o quando ricevi messaggi SMS tipo :

    “occhio a quello che fai perchè non avrò nessun pentimento ad usare tutto quello che ho contro di te……compreso ***** ( nome della figlia) …”

    incominci a capire perchè ogni mese un paio di uomini ammazzano nel seguente ordine : figlio/a/i , ex compagna , se stessi!!!!!
    Ovviamente non sto giustificando…….dico solo che certi raptus mentali che si sono fermati al 10% ( e non oltre……ringrazio di nuovo i Carmelitani Scalzi) sono venuti pure a me!!!!!!!!
    Poi ci sono le solitudini, in parte volute, in parte dovute alle mancanze di soldi, le serate pallose davanti alla tv o al computer a giocare a texas holdem……

    Poi c’è il VOSTRO “fuoco amico”, cioè tutte voi DI QUESTO BLOG che con i vostri pregi e difetti mi fate venire il magone E L’ANGOSCIA col ricordo di una normale vita famigliare…..
    il rimbombo della frase di S. Paolo….”SPOSATEVI TRA DI VOI” ………….CHE MI MARTELLA LA MENTE E L’ANIMA……………..
    è per questo che posto poco!!!!!!!!!!

    Poi il mondo laico che continua a martellarmi i coglioni col ” è giusto rifarsi una vita….hai solo 40 anni, trovati una brava ragazza……”
    Ma cosa c. vogliono questi? ho una mamma ed una zia anziane che hanno solo me………una figlia di 13 anni a cui voglio dedicarmi completamente….se avessi un’altra donna come farei? Ah beh……..bisognerebbe togliere l’altruismo e mettere egoismo……anzitutto nei confronti di quella “brava ragazza”…….come c. si fa a dire ad una donna …..” tu verrai sempre dietro a mia figlia?”………..Capisco anche le matrigne di Biancaneve e Cenerentola!!!!!!!!!!!!!!!

    Probabilmente sono pazzo o………….

    1. fefral

      mi spiace maxwell
      e mi spiace per il “fuoco amico”. Ma guarda che siamo tutti/tutte nella stessa barca. Io non do per scontato nulla, men che mai la solidità del mio matrimonio. La vita di coppia, la vita familiare, è un percorso che si fa nel tempo, e davvero non è semplice portarlo avanti contando solo sulle proprie forze (anche se non penso che gli unici matrimoni che abbiano speranze di sopravvivere siano quelli cattolici). Siamo tutti a “rischio” in primo luogo per i nostri limiti oltre che per quelli del/la nostro/a compagno/a.
      Spero che tu possa trovare un po’ di compagnia qua dentro e non solo magone e angoscia.
      Ciao!

    1. E se due sposini guadagnassero, mettiamo il caso, in due, 2400 euro il mese e senza la casa di proprietà, allora non si dovevano nemmeno avvicinare l’uno all’altro? Ma perché la chiesa non propone il laicato, ma con il pemesso di copulare a piacere (nei periodi non e/o meno fertili)? E chi si vuole sposare la laurea e l’esame di stato e un reddito adeguato e il nihil obstat parrocchiale?

  18. Ma perché sempre questo Vostro tono di rimprovero? Ogni tanto lasciate esplorare il periscopio sull’ambiente che vi circonda e trovate che il mondo e pieno di cose cattive
    (ma concentrati sempre sulle stesse) coppie che non sono più coppie perchè ci dovevano pensare meglio prima del passo fatale matrimoniale giovinette che abortiscono in ospedali compiacenti istigate da cattivi maestri cliniche per l’eutanasia nientemeno che in Svizzera(ora finalmente ho capito!) donne che non vogliono essere più donne uomini che non sono capaci di essere uomini veri sia causa absentia eretionis sia come carattere che sono o dei rammoliti o degli stronzi, cameriere coi mollettoni urlanti nelle piazze di tutto il mondo ormai avvelenato da idee nientemeno che laiche. E poi dio ma che vogliono questi omosessuli!?!? Che glielo hanno fatto credere di esserlo, in realtà, i giornali cattivi che c’è in giro!!!

    1. E’ vero! Non siete tutti/e così “oltranzisti” ma con la linea redazionale del post e dei commenti in generale mi sembra ci sia poco da scherzare!!!
      Ha ragione poi MAXWELL che lamenta, mi permetto di interpreate il suo discorso alla mia maniera, MANCANZA DI UMANITA’ dagli altri, o che sono intransigenti sanfedisti o che sono boccaloni beceri pressappochisti e pacioni.
      E ha ragione FEFRAAAAL quando dice, a Maxwell, che siamo tutti sulla stessa barca, che bisogna andare avanti con coraggio e di buon animo
      senza ascoltare né i bacchettoni né i coglioni!!!! Vero FEFRAAAAAL?

  19. Ma dove sono oggi i cervelli (cosiddetti)pensanti, gli Alessandri, i Cyrani, i Luigi, i Bratter, di Antonio perse le tracce, Di Livio Podrecca nemmeno più il nome quasi ci si ricorda, scriteriato solo apparizioni fuggevoli, l’altoatesino sparito, Miriam solitaria nell’ombra,
    l’ingegnere sparito, Velenia qualche colpo ogni tanto,Giuliana che ne sta rimugunando qualcuna delle sue, Daniela che sfreccia veloce per la padania…e FERFRAL????
    FEFRAAAAAL!!!! METTI; TE NE PREGO; CORAZON ESPINADO!!!!!

    1. Alvise, ti ho prevenuto e ho provato a fare altro: forse c’è di meglio che pensare, no? A pensare a te che tiri su muri mi son sentito come il suonatore Jones davanti al negoziante d’alcol! 😀

  20. DaniCor

    Ciao Alvi,
    sono qui di corsa per la padania a non solo.
    Parto per il Camerun venerdì… Dobbiamo presentare un progetto… Corro, corro, vi leggo però, mi fate compagnia, siete il pit stop del mio cervello.Per intervenire avrei bisogno di più tempo…
    Ma ci sono Alvi e sorrido quando qualcuno si ricorda di me… con i capelli al vento nella corsa scatenata della vita…
    NEL MONDO, ma non DEL MONDO
    🙂

  21. Luigi

    Maxwell ho piena stima e ammirazione per te perché non solo non hai preso l’accetta ma perché sei rimasto integro e non ti sei lasciato trascinare dai flutti di questa società. Hai tua figlia che puoi guardare fiero dritta negli occhi. Da uomo a uomo te lo posso dire, tieni duro fratello che i tuoi dolori non sono vani. Un abbraccio.

  22. Fefral

    Alvì ma non mi sembra che qua dentro ci siano molti oltranzisti. A volte può succedere che nel difendere alcuni princìpi ci si faccia prendere la mano e si alzino un po’ i toni, ma mi pare che di fronte alle persone (quasi) nessuno si sia mai permesso di giudicare.
    Il bigottismo è quanto di più anticattolico ci sia. Di coglioni peraltro è pieno il mondo 🙂

  23. Mi piace lo stile del post… E sono d’accordo sulla sostanza. Di recente mi è capitato di scrivere di quel certo portale internazionale che promuove il tradimento di coppia…
    http://motividifamiglia.blogspot.com/2010/12/vendesi-infedelta.html

    Sottolineo – non brevemente – solo due aspetti forse “a latere” che vedo in qualche mondo spuntare anche in qualche altro commento.

    a) temo che comunque il matrimonio cristiano sia, alla fine della fiera, poco conosciuto e valorizzato anche in ambito ecclesiale, persino da quelli che lo “espongono” come un logo. Sia a livello di accompagnamento vocazionale, che sul piano dell’importanza teologica e pastorale del sacramento … la tragedia di tanti corsi prematrimoniali… ne è solo uno dei frutti.

    b) la soluzione/tentativo “padre spirituale” e in genere “Chiesa” (comunità, spiritualità, liturgia etc etc) va bene se e quando si è già inseriti in ambienti comunitari e quindi in relazioni personali quotidiane e concrete, in cui si matura una vera attenzione alla vita della coppia… Se si spera che la coppia o uno dei due si rivolgano a Tizio… sempre che Tizio li conosca e quindi possa e sappia aiutarli (il Vangelo non è magico) – nella mia esperienza indiretta, è probabile che sia già troppo tardi.

    ps. ho rilanciato il tuo post sulla pagina Facebook di VinoNuovo.it

  24. Maxwell, che ti benedica Dio, che dal male sa trarre il bene. Il nostro è il Dio dell’impossibile, è quello che ha spalancato il Mar Rosso, noi non possiamo sapere il progetto che ha su di te. Coraggio, continua in questa fedeltà alla tua vocazione di padre (e figlio), è la cosa più preziosa che tu possa fare.
    p.s. Anche io, quando leggo queste storie di tragedie familiari, non posso fare a meno di pensare quali grandi sofferenze nascondano… Un abbraccio!

  25. Alessandro

    “E’ vero! Non siete tutti/e così “oltranzisti” ma con la linea redazionale del post e dei commenti in generale mi sembra ci sia poco da scherzare!!!”

    Alvi’, il cattolico deve sforzarsi di proclamare e vivere tutto quanto sta nel Catechismo della Chiesa Cattolica. Se lo farà verrà sicuramente tacciato di oltranzismo integralismo ecc., ma la cosa non lo deve né meravigliare né indispettire né contristare: la taccia è ampiamente annunciata dal Vangelo, e il cattolico deve curarsi solo di fare la volontà del suo Signore.

    Non giudicare le persone significa, biblicamente, non avere la diabolica presunzione che questo peccatore, questo errante in carne e ossa che ho davanti (abbia nell’occhio una o più pagliuzze, una o cento o settanta volte sette travi), sia irredimibile, sia escluso dalla redenzione di Cristo, disprezzato dal Suo amore: è da stolti e da peccatori pensare che il nostro misero giudizio possa impedire al buon Pastore di lasciare le novantanove pecore per cercare quella perduta, cercarla con quell’amore senza riserve con cui Cristo s’è consegnato alla Croce. Quell’amore travolge d’impeto il nostro misero giudizio, la nostra grettezza. Non c’è quindi contrasto tra essere autenticamente cattolici e osservare il precetto “non giudicate”: quel precetto (correttamente inteso) sta nel Catechismo, è volontà di Dio. Ciò non toglie che l’errante possa sottrarsi alla sollecitudine del buon Pastore, negarsi al Suo amore: è una possibilità che conduce alla dannazione ed è quotidianamente – ahimé – praticabile, anche dal sottoscritto.

    Non giudicare le persone non significa però non obbedire a Cristo che ci comanda di convertire il nostro sguardo conformandolo al Suo. Più conformiamo il nostro sguardo al Suo (ed è addestramento lungo, severa ed esaltante disciplina di purificazione), più riusciamo a distinguere il bene dal male: ossia, più siamo capaci di accorgerci dell’errore nostro e del nostro fratello. E’ dovere cristiano aiutare il fratello a correggersi, soccorrere il fratello che non capisce di sbagliare, o che lo capisce ma non si risolve a rinunciarvi: come potremmo dirci cristiani se (per il quieto vivere, per assecondare la corrente, per scansare la taccia di integralista oltranzista ecc.) ci esonerassimo dall’aiutare il fratello a emendarsi, se rifiutassimo di chiamare peccato quello che riconosciamo esserlo? Ma la correzione fraterna va esercitata avendo cura di osservare il biblico “non giudicare”, di cui sopra. Altrimenti incorreremmo nel sacrosanto rimprovero di Cristo: “O come potrai dire al tuo fratello: permetti che tolga la pagliuzza dal tuo occhio, mentre nell’occhio tuo c’è la trave? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e poi ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello” (Mt 7, 4-5). Il rimprovero non ci invita a non correggere il fratello, non nega che nel suo occhio ci sia la pagliuzza e magari qualcosa di peggio, ma ci invita ad avere cuore e sguardo sgombri dai nostri peccati per poter “vederci bene” abbastanza da “togliere la pagliuzza dall’occhio” del fratello che ci accompagna nel pellegrinaggio terreno.

    1. fefral

      sono d’accordo (e come non potrei? sembri un catechismo! 😉 )
      Sulla correzione fraterna però ci ho ragionato molto molto molto nella vita. Quanto è facile cadere nell’eccesso di zelo e dimenticare che prima di tutto ci è richiesto di amare il nostro fratello, tutto il resto viene poi di conseguenza! E lo dico per me, perchè io ero una di quelle che si faceva un vanto di correggere l’errore ma non giudicare chi sbagliava, e nonostante questo quante volte la persona che correggevo si sentiva giudicata! Perchè alla fine chi sta dall’altra parte lo sente se gli si vuol bene oppure no. E se non siamo in grado di amare chi stiamo correggendo meglio star zitti e lasciare che qualcun altro lo corregga.

    2. Alessandro

      sono d’accordo con te, l’equilibrio è difficile. Se non si ama chi si corregge significa che non abbiamo sbalzato la trave dal nostro occhio… anch’io quando “correggo” qualcuno mi domando “ma credo in quello che dico?”, “amo la persona che voglio correggere? o mi sta a cuore portare a termine a regola d’arte la mia performance di “correttore” più che la persona che ho davanti?” Difficile l’equilibrio, ma necessario, e non impossibile se c’affidiamo a Dio. E se ci ricordiamo che alla fine l’unico che può rimettere i peccati è Lui, noi possiamo rimettere un bel niente (pure il sacerdote rimette il peccato in persona Christi)

  26. Fefral

    Alvì se scrivo dall’iphone non riesco a linkare. E poi scusa ma a me non piace molto lo spagnolo, preferisco la nostra bella lingua italiana

  27. Alessandro

    Il sito dell’ “agenzia di divorzio” Ricomincio da Qui di chiama “ricomiciodaqui”. Senza la “n”. Ma chi mai può affidarsi a chi non sa manco scrivere il proprio nome?

    E’ come se il blog di Costanza di chiamasse “cotanzamiriano”, “costanzamiriana” ecc.

  28. “Così la Russia, il paese che per primo, subito dopo il colpo di stato comunista avvenuto nel 1917, emanò una legge per la liberalizzazione dell’aborto, a distanza di quasi cent’anni sta promuovendo coraggiose e importanti leggi a favore della vita nascente.”

    Che potenza la Madonna di Fatima! Che potente la consacrazione della Russia a Maria.
    Grazie GP II

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