Non c’è mio marito e io per i titoli sono una schiappa

 

di Costanza Miriano

Mi unisco anche io al foltissimo coro dell’opinione pubblica, e mi indigno. Non ho comprato il libretto di Stephane Hessel, best seller estremamente à la page (colpa mia che mi presento in spiaggia con La regina dei baci, poi per forza non sono glamour), ma mi indigno. Il nostro stato sociale fa acqua da tutte le parti. Mio marito è fuori con i maschi, e nessuno che si preoccupi di tre femmine del tutto inabili al risveglio mattutino. Neanche un assistente sociale che venga a darmi un calcio sotto le coperte, a minacciare il divorzio se faccio tardi ancora una volta. Ieri ancora il consorte mi ha svegliato telefonando dall’aeroporto, ma questa mattina? E domani? Posso inscenare con la maestra dell’asilo contrattempi apocalittici per quattro giorni consecutivi?

E che dire della subdola spia low wash che si accende con un ghigno sul cruscotto della Chrysler nell’istante in cui mio marito atterra sul suolo straniero? La bastarda. Non si è mai fatta vedere in quattro anni. Che vorrà dire? Che mi sono lavata poco? Non è possibile, sono sempre in ritardo soprattutto a causa delle mie permanenze in bagno. O è un richiamo spirituale alla mia pulizia interiore? Quello sì, è possibile: mi sono confessata una settimana fa ma si sa, più pulisci più lo sporco viene fuori. Come fanno a esserne al corrente gli omini che abitano dentro al cofano, però, mi sfugge.
Comunque, adesso scatta il piano di emergenza: a) spegnere e riaccendere l’auto nella speranza che se ne vada da sola; b) attaccarci sopra un adesivo di Barbie – me ne trovo sempre uno in borsa, non so com’è, soprattutto se devo fingere di cercare un mio biglietto da visita – così almeno non la vedo; c) andare a Perugia da mio fratello e chiedergli di provvedere. Indignata, è sottinteso.

In questi pomeriggi nel gineceo, comunque, ci dedichiamo alla nostra attività preferita: scrivere libri. Io tento vanamente di raccogliere idee, le bambine attaccano disegni stampati dal computer e colorati, e poi li illustrano con didascalie. Cioè, avendo quattro anni loro dettano, io scrivo in un quaderno le loro parole, e loro le copiano, più o meno simili, con qualche zampa o qualche ricciolo in più, ma insomma.

Questo è il testo del primo romanzo d’amore di Lavinia: “Scendi non posso sì che puoi va bene allora scendo”. Un testo forse non molto esteso, carente nella punteggiatura, ma ricco di significato. Lei fa la ritrosa, ma alla prima insistenza capitola come una pera cotta. Ho provato a spiegare alla blingibessa di casa che bisognerebbe fare un po’ le sostenute, almeno all’inizio, ma non sono molto credibile. Chissà da chi avrà preso mia figlia, mi chiedo…

Fa così tenerezza rivedere piccole parti di noi nei nostri figli!

Venerdì scorso, andando a Firenze, ci siamo fermati al Duomo di Orvieto, che, confesso, non vedevo da quando ero piccola. Una bellezza mozzafiato. Sarò un po’ di parte (in quanto umbra) ma sinceramente a parte la basilica di san Francesco ad Assisi non mi viene in mente un altro luogo sacro che abbia in sé tanta bellezza e tanta potenza teologica insieme (san Pietro è fuori gara). E vedere l’effetto che ha avuto su mio figlio, il grande, mi ha ricordato quello che provavo io quando il parroco a catechismo ci parlava di inferno e paradiso con toni tanto vividi e accesi da farmeli vedere con gli occhi, spalancati davanti ai miei piedi.

Come sappiamo, adesso non vanno più di moda: non se ne parla ai bambini per non impressionarli, ma, purtroppo per la nostra delicata sensibilità moderna, esistono, né è in nostro potere cancellarli anche se turbano il simpatico quadretto irenista più di moda.

Il timor di Dio è l’inizio della sapienza, come dice sant’Agostino nell’omelia sul discorso della montagna. Dal primo dei sette doni dello Spirito si passa all’amore, ma se non lo si teme, Dio, non c’è verso di arrivare a conoscerlo.

Nella cappella Nova o di san Brizio il Cristo giudice del Beato Angelico sembra avere pochissima voglia di scherzare, mentre la visione del resto delle volte, completate da Luca Signorelli, andrebbe consigliata – direbbe l’annunciatrice – a un pubblico di soli adulti. Cattolici adulti, dico. La divisione tra eletti e reprobi mi ha lasciato poco tranquilla, ed ha avuto su mio figlio un meraviglioso effetto: mi ha chiesto di accompagnarlo a confessarsi, ed è la prima volta che è lui a proporlo (di solito sono io che gli rompo le scatole). Anni di omelie insignificanti non hanno avuto mai lo stesso effetto della potente catechesi per immagini del Duomo di Orvieto, un luogo nel quale entri e non puoi proprio in nessun modo sentirti la misura di qualcosa, il giudice o l’arbitro di niente, ma neanche solo al mondo. Luoghi come quelli sono fatti per farti sentire creatura piccola, ma amata e protetta, come ricorda la pala della Madonna dei raccomandati, che tiene sotto il suo mantello una manica di disgraziati.

Sul muro di fronte a inferno e paradiso c’è l’Anticristo, al quale il diavolo da dietro suggerisce le parole. Sullo sfondo uomini neri e immagini di morte. Sembra il Cristo, ma ha uno sguardo duro e un cuore piccolo piccolo. Però dirà parole melliflue, che sembrano di bene, di progresso. Secondo me adesso parlerebbe – parla? – di ecologia, farebbe generici e inutili inviti alla fratellanza, all’uguaglianza, sempre mischiando il bene e il male per rendersi attraente e confondere, perché così fa l’ingannatore per perdere anche quelli che cercano Dio.

Purtroppo il numero di impellenze fisiologiche che la visione di opere d’arte scatena nelle quattrenni mi ha impedito di soffermarmi quanto avrei voluto, ma fosse stato per me sarei rimasta tutto il giorno nella Cappella del corporale, che conserva la reliquia del miracolo eucaristico di Bolsena, e che è decorata con una serie di miracoli analoghi della tradizione medievale. Sarei rimasta lì per cercare di farmi entrare in questa zucca vuota  che ogni volta che vado alla messa, cioè tutti i giorni, assisto in diretta al più grande miracolo di tutta la storia, il miracolo potente al quale dobbiamo la nostra stessa vita: Dio incarnato che si fa pane e ci nutre. Ma porca Svizzera, è una cosa che non riesco neanche lontanamente a immaginare. E’ per questo che ci torno così spesso. Dio non è venuto a darci il buon esempio, a dirci belle parole o a scrivere libri (vero, Costanza?), ma a donarci se stesso. Questo è stato l’evento che ha cambiato il mondo, e che lo cambia e lo salva di nuovo ogni volta, in tutte le chiese che sono per la terra. Altro che miracoli, altro che apparizioni e segni.

Se davvero ci credessimo staremmo sempre inginocchiati e prendere messe, come diceva Padre Pio, non ci sarebbe il Santissimo esposto per l’adorazione e lasciato solo.

Non ci sarebbe chi va alla messa e si addormenta di schianto come tocca la panca. Anzi, se mi incontrate laggiù in fondo a qualche chiesa, per favore, datemi una lieve, poco appariscente, elegante gomitata.

87 pensieri su “Non c’è mio marito e io per i titoli sono una schiappa

  1. fefral

    “Non ci sarebbe chi va alla messa e si addormenta di schianto come tocca la panca” coraggio Costanza :-), anche gli apostoli si sono addormentati nell’orto degli ulivi mentre stava per consumarsi ii primo sacrifico di Cristo. Non siamo meglio di loro. La messa quotidiana, che nostalgia.. ma mi sono chiesta come fai con 4 figli e lavorando. Non per il tempo (come si trova per scrivere qua dentro figurati se non esce per 20 minuti di messa) ma per gli orari. Dove li metti i bambini? Io non posso certo mollare da solo il piccoletto per andare alla messa delle 7.30 al mattino, e tutti gli altri orari coincidono con il lavoro.
    Ho letto che ieri qualcuno si chiedeva (chissà se era interesse vero, Grozino?) se abbiamo il tempo di ottemperare ai doveri della giornata. E ho letto del dubbio di Costanza se chiudere i commenti. Boh, non so che dire. A me scrivere e leggere qua dentro aiuta a ragionare sui temi della mia vita reale. Ma forse è vero che si fa troppo parlare. Che senso ha la condivisione delle proprie vite? Che senso ha dedicare tempo a parlare di Dio, o della mancanza che sentiamo di Lui? Che senso?
    Buona giornata a tutti.

    1. Elena

      per me dormire a messa è impensabile. Quando ci vado devo portare anche i miei figli, che non sono esattamente due angioletti. L’ultima volta una signora dalla panca dietro mi ha toccato una spalla e mi ha sussurrato: ma una bella sberla ogni tanto, no?

  2. No, io non ti dò una gomitata, ma un bel baciozzo e ti dico : sei la mia blingibessa! Mi piace quando scrivi così: parti del quotidiano poi, come su un altalena, fai salire qualcuno e lo porti verso l’Altissimo, invece di partire da Dio e rimanere su Dio. La gente è importante. Gesù l’amava da morire.
    Detto questo, siccome ho promesso a me stessa di essere misurata, comunico a mò di rassicurazione a GROZINO che adesso mi metto a stirare e poi ho una visita in ospedale. Tanto perchè si preoccupava che noialtri non si ottemperasse.
    Ultima cosa : l’unico stridìo me l’ha dato il titolo con accanto la tentazione di Gesù.
    Oucccccchhhhhh

  3. sorellastragenoveffa

    Buongiorno Paola 😉
    Buongiorno tutti, Buongiorno Costanza!
    Bellissimo post, unico il duomo di Orvieto, sembrava di essere lì con te, dal tuo racconto.
    Due cose mi ha suscitato, inizio dalla più leggera: devo assolutamente farmi una figlia femmina, i miei maschietti sono in piedi all’alba, e l’alba, d’estate, può coincidere con le 5 del mattino! Appena vedono luce filtrare dalle tapparelle dicono “è giorno” o “è ionno” e si mettono in posizione verticale.
    Mi pare di capire che le femmine sono diverse, e che volentieri sonnecchiano fino a tardi con la loro mamma, devo correre ai ripari!
    (d’altra parte sabato Filippo compirà i fatidici 100 giorni dal trapianto, periodo più critico e con la mortalità più alta, poi le cose cambiano drasticamente, almeno stando a quello che si legge in giro, non è fuori pericolo ma le cose migliorano notevolmente, i sembra che programmare una figlia femmina sia un ottimo modo di guardare avanti… non lo dite a mio marito 😉 )
    La seconda cosa è più seria, e riguarda il pezzo in cui Costanza cita il miracolo di Bolsena.
    Una volta, parlando con un sacerdote, gli raccontavo che ero stata proprio a Bolsena, nella chiesa di Santa Cristina, dove era avvenuto il miracolo eucaristico, e lui mi ha spiegato, lasciandomi esterrefatta per lo stupore (non ci avevo mai pensato) che quando l’ostia consacrata perde sangue, ecco, da quel momento in poi non è più il corpo di Cristo, ma diventa una reliquia, cioè Gesù ci ha dato il suo corpo sotto forma di pane e non di un pezzo di carne sanguinante, perché nessuno mai l’avrebbe mangiato. Così il vero miracolo è la consacrazione la transustansiazione, non il sanguinamento dell’ostia, che invece fa molto più scalpore e pubblico.
    Baci a tutti.

    1. Alessandro

      @genoveffa, sono contento che per Filippo le cose migliorino notevolmente, un abbraccio!
      @paola: in bocca al lupo per la visita di oggi!

    2. Ciao Genni, allora,date le notizie che ci dai, tifo anche io per la femminella!!! Direi che senzaltro dovrai chiamarla Genoveffa!
      Voglio correggerti sul sonno : il mio maschio ha dormito molto di più della femmina, però la femmina aveva il dito …sì, lei dava una ciucciatina e ritrovava il suo equilibrio. E poi era molto più autonoma : lei giocava e ogni tanto veniva a vedere cosa facevo io oppure mi chiamava per sentire se c’ero, solo perchè io le rispondessi. Quando me la portavano dal nido alla stanza per essere allattata, appena sentiva la mia voce smetteva di piangere!!
      Ora il maschio dorme sodo ma la mattina si sveglia in fretta; lei dorme sodo e la mattina non si alza mai. E entrambi andrebbero in giro fino a tardi ….

      A proposito : domani è il suo 13° compleanno!!!!!

    3. Grazie degli auguri, Alessandro : è una visita di routine andrà come sempre, malicchio. Medico demotivato, pazienti tanti e incazzati, infermiere che corrono, esami periodici (elettrocardio e fundus oculi) che rimanderanno perchè “non arrivano” ( i miei son slittati di se mesi e secondo me troveranno anche oggi una scusa), valori al limite ignorati, presidi (aghi, cateteri e altro) che mi daranno sbagliati se io non controllo anche l’armadio da dove li prendono.
      Se mi va bene pressione, peso (aumentato, sigh!) e sorrisino stampato.
      E ci rivediamo fra se mesi, anche se per le mie patologie son previsti massimo 3 mesi.
      Spero che qualcuno della mia zona legga e mi denunci così andiamo in tribunale e vediamo chi ha ragione.

    4. Alberto Conti

      @Genoveffa: Ammiro molto quello che hai scritto, perchè pensare ad un terzo figlio dopo quello che avete passato è per me una grande provocazione, probabilmente le difficoltà che avete superato abituano ad affidarsi al Signore senza troppi “se” e “ma”; anche nostri amici dopo aver attraversato il vostro stesso calvario hanno appena avuto il terzo figlio (maschio dopo 2 femmine). Per il dormire ti posso dire che ogni figlio, sesso a parte, c’ha la sua testa.

      @Paola: in bocca al lupo per gli esami

  4. Alessandro

    “l’Anticristo […] dirà parole melliflue, che sembrano di bene, di progresso. Secondo me adesso parlerebbe – parla? – di ecologia, farebbe generici e inutili inviti alla fratellanza, all’uguaglianza, sempre mischiando il bene e il male per rendersi attraente e confondere, perché così fa l’ingannatore per perdere anche quelli che cercano Dio”.

    Costanza, m’hai fatto venire in mente l’Anticristo secondo Solovev, riproposto dal card. Biffi. L’avevo già postato qualche giorno fa (in società con Roberto), chi ha già letto o non è interessato passi oltre:

    “L’Anticristo era – dice Solovev – “un convinto spiritualista”. Credeva nel bene e perfino in Dio. Era un asceta, uno studioso, un filantropo. Dava “altissime dimostrazioni di moderazione, di disinteresse e di attiva beneficenza”.
    Nella sua prima giovinezza si era segnalato come dotto e acuto esegeta: una sua voluminosa opera di critica biblica gli aveva propiziato una laurea ad honorem da parte dell’università di Tubinga.

    Ma il libro che gli aveva procurato fama e consenso universali porta il titolo: “La via aperta verso la pace e la prosperità universale”, dove “si uniscono il nobile rispetto per le tradizioni e i simboli antichi con un vasto e audace radicalismo di esigenze e direttive sociali e politiche, una sconfinata libertà di pensiero con la più profonda comprensione di tutto ciò che è mistico, l’assoluto individualismo con un’ardente dedizione al bene comune, il più elevato idealismo in fatto di principi direttivi con la precisione completa e la vitalità delle soluzioni pratiche”.

    È vero che alcuni uomini di fede si domandavano perché non vi fosse nominato nemmeno una volta il nome di Cristo; ma altri ribattevano: “Dal momento che il contenuto del libro è permeato dal vero spirito cristiano, dall’amore attivo e dalla benevolenza universale, che volete di più?”. D’altronde egli “non aveva per Cristo un’ostilità di principio”. Anzi ne apprezzava la retta intenzione e l’altissimo insegnamento.

    Tre cose di Gesù, però, gli riuscivano inaccettabili.

    Prima di tutto le sue preoccupazioni morali. “Il Cristo – affermava – col suo moralismo ha diviso gli uomini secondo il bene e il male, mentre io li unirò coi benefici che sono ugualmente necessari ai buoni e ai cattivi”.
    Poi non gli andava “la sua assoluta unicità”. Egli è uno dei tanti; o meglio – diceva – è stato il mio precursore, perché il salvatore perfetto e definitivo sono io, che ho purificato il suo messaggio da ciò che è inaccettabile all’uomo d’oggi.
    Infine, e soprattutto, non poteva sopportare il fatto che Cristo sia vivo, tanto che istericamente ripeteva: “Lui non è tra i vivi e non lo sarà mai. Non è risorto, non è risorto, non è risorto. È marcito, è marcito nel sepolcro…”

    da “Pinocchio, Peppone, l’Anticristo e altre divagazioni”

  5. alvise

    GROZINO; dici bene, hai ragione, la presunzionein paricolare è la bestia più feroce e difficile da tenere a bada, solo il fatto di pigliare in mano una penna, anche fresca e leggera, e uno è già presuntuoso di fatto, per il fatto stesso di avere preso la penna in mano, qualsiasi tipo di penna. E’ questo, credo, il difetto principale dei blog e di tutte le diavolerie telematiche che uno si sente pronto a dare fiato alle trombe del suo comprendonio. E’ automatico, Siamo, in fondo, come amo dire spesso io, tutti delle teste di cazzo. Qui dentro e là fuori, coi blog e senza, noi con l’aggravanre di volerci atteggiare a r gionatori a discettatori e poi a lla fine in fondo essere solo dei parolai come le miglkiaia di migliaia di parolai sparsi nei blog nei bar nelle università, nei consigli di amministrazione di questo o do quello.

    Allora? Allora il lavoro! Ma vu andessi tutti a lavorare un pochino, si dice qui a Firenze,intendendo per lavorare lavorare davvero sui ponteggi nelle buche dascavare sui camin sulle navi in fabbrica maremmadiavola, no stare afare discorsi idioti tutto il giorno e poi, anche, se si affaccia un apenna fresca dargli ancheaddosso, da veri stronzi!!!Grozino ha ragione.

  6. Luigi

    Non fatevi ingannare dal giudizio di sbronzino di ieri sera. Se avesse citato solo me avrebbe anche avuto ragione ma credo che il suo intento fosse quello di dividerci, di smontarci. In realtà abbiamo creato una piccola comunità virtuale alla quale mi sento legato non so bene da che cosa, forse dalla sete di qualcosa che ci unisce. E’ vero, sbagliamo interventi, pecchiamo in presunzione, giudizi, ecc. ma possiamo migliorare.

    1. Alviseeeee! 🙂 Anche a me sei mancato tu, ma stamattina proprio non potevo aver a che fare con computer! Ti faccio oggi gli auguri che mi sono tenuto in gola tutta ieri, e ti ringrazio di cuore, personalmente, per quello che hai fatto per tenere l’atmosfera meno asfittica!

  7. giuliana z.

    grazie, Luigi! mi sento un pochino confortata! ieri Grozino mi aveva quasi fatto sentire una merda secca! ma oggi mi sento davvero a posto: ho passato l’aspirapolvere alle 7,30, alle 8,30 avevo già finito le pulizie, ho portato a scuola 1 figlio, l’altro ha la febbre e l’ho tenuto a casa, nel frattempo è venuta l’estetista, mi sono fatta la cera chè anche essere in ordine è un piacere per gli occhi, la pasta è sul fuoco. Allora? che dite, ho fatto il mio dovere anzichè cazzeggiare amabilmente? non accetto critiche, ma solo pacche sulle spalle, grazie.

    1. DaniCor

      Brava Giuliana!
      Per darmi una regola ho deciso, da qualche settimana, che la pausa blog coincide con la pausa sigaretta della colleghe.
      Di solito finisco prima io, e credo di guadagnarci di più al blog che loro con le sigarette…
      Comunque prima di venire al lavoro:
      stesa la biancheria
      consegna bimbo alla mamma che lo porta al camp estivo
      30 minuti di footing con preghiere del mattino e ascolto parte di conferenza sul magistero di GPII incorporati
      fatta la doccia
      fatti i letti
      si parte per il lavoro…
      Sono a posto anch’io??
      Adesso smetto che le colleghe rientrano, non vorrei esagerare con gli amici, non si sa mai che ci controllino!

    2. Alessandro

      avverto che m’arrabbio se qualcuno presta ancora ascolto al provocatore di ieri sera. Ognuno scrive quando può, quando vuole, quando gli pare, e non deve render conto a chicchessia qua dentro di ciò a cui ha ottemperato o non ottemperato.
      Brava Giuliana, mattinata intensa, c’ho anch’io la pasta sul fuoco, vado a controllare altrimenti con le mie abilità culinarie sai che casino… Buon appetito!

    3. Luigi

      Ma quanto ti costa l’estetista a domicilio?
      La pacca sulla spalla te la da il marito ma speriamo non sia troppo vigorosa.

  8. Fefral

    @Luigi non so dalle parti di Giuliana ma dalle mie l’estetista a domicilio costa meno di quella nel centro estetico

    1. giuliana z.

      la mia costa poco ma nel caso di oggi io le faccio un favore in cambio: ho la macchina da cucire e le devo applicare un grazioso pizzetto macramè alle tende della cucina! 😉

  9. giuliana z.

    Anche io sono stata un paio di volte ad Orvieto, ci mancherebbe, dista circa 50 minuti da casa e ci arrivo in meno tempo chea raggiungere il centro di ROma col traffico del lunedì mattina. Mi colpisce sempre perchè già sulla facciata ci sono i rilievi che illustrano le storie della Genesi e il Giudizio Universale, poi entri e ti trovi quella Cappella Nova che è un tripudio di corpi nudi, di scheletri che si rivestono di carne, di diavoli che sollevano donne e uomini per poi scaraventarli a terra, gli torcono i piedi, li strangolano, mordono le orecchie, strappano i capelli, insomma di tutto di più. Ci stanno anche gli angeli con le armature che difendono i cieli e scacciano i dannati. Dal lato del Paradiso invece gli angeli suonano e gli eletti conversano amabilmente, contemplano il cielo e hanno volti sereni. Già solo per un fatto estetico mi ripugna la sola idea di finire tra i diavoli dalle chiappe verdastre con la frusta facile. Meglio che giro sui tacchi e vado ad ammirare come ha fatto Costanza il corporale macchiato del sangue di Cristo.
    Non sempre riesco ad andare alla messa del mattino perchè coincide con l’orario in cui porto i figli a scuola, ma negli ultimi giorni grazie alla luce che filtra dalle persiane, Ciro si sveglia quasi all’alba e per evitare che mi smonti la casa mentre dormo, sono costretta ad alzarmi prestissimo. Dopo aver preso la messa, ieri sono riuscita a ritagliarmi una mezz’oretta e caffè con l’amica agnostica, la quale mi chiede sempre più pesantemente come mai ce l’ho così tanto con la fecondazione assistita. Me lo chiede perchè ha un’amica molto cara che a causa di una endometriosi devastante non riesce ad avere figli e per questo ogni tot se ne va in Spagna a tentare senza successo di procreare in provetta, e quando mi ha chiesto cosa ne pensavo, io sono stata un tantino “carrarmato”: le ho detto brutalmente che la sua amica vuole compiacere se stessa e dimostrare che è capace anche lei di dare amore a un bambino, ma che non accetta cristianamente la sua croce. Non vi dico….reazione immediata: tu lo dici perchè i figli li hai avuti senza problemi, perchè la tua legge dovrebbe impedire ad un altro di fare una cosa che è solo un atto d’amore?….. e altri argomenti similli, tutti bollati con parole tipo “amore” “diritti” “desiderio”….. a sentire tutto insieme vieni investito da un fiume di emozioni che ti fanno sentire quasi in colpa ad aver detto “croce”. Orrore! ma che parola orribile, disumana, ma se la scienza lo permette, perchè non farlo? dice “ma se Dio ci ha dato le capacità intellettive per farlo, perchè no? non è la stessa cosa per la cura delle malattie? mica siamo nati per soffrire!”. Io non sono brava ad argomentare ma mi pare che qui i piani si confondono, come al solito l’emotività e i buoni sentimenti sono il terreno dove germoglia l’erba cattiva, la zizzania che soffoca le spighe. Non voglio dire che questa persona non soffre, la sofferenza è un dato concreto, nessuno lo nega. Ma è possibile che si risponde a questa sofferenza solo con un gesto di laboratorio? mi sembra più comodo che prendersi la briga di ascoltare, capire, stare vicino, e da parte di chi soffre anche la mancanza di umiltà nel chiedere quest’aiuto ma di rivolgersi direttamente al supermercato della soddisfazione di un desiderio.

    1. Sempre con delicatezza e compassione per la sua croce che io, personalmente, troverei impossibile da sopportare, ricordale che se noi cattolici diciamo no è solo perché c’è di mezzo la vita di un bambino. Una vita che è tale dal momento del concepimento, senza soluzione di continuità. La legge italiana ne tiene conto, anche se la Chiesa non incoraggia la pratica. Quella spagnola no.

    2. DaniCor

      Giuliana, non posso risponderti, ma in qualche post precedente avevo raccontato di un’amica che ha passato il calvario della fecondazione assistita… più tardi trovo il tempo.
      Bacio,
      Dani

    3. Alessandro

      scusa Costanza, ovviamente tu ti conosci molto meglio di quanto ti conosca io, ma penso che per noi sia difficile sapere con certezza se saremmo capaci o no di sopportare croci che in questo momento non ci gravano addosso. Ho visto persone portare croci che loro stesse pronosticavano che non sarebbero mai state in grado di portare. Certo, ciò non sarebbe possibile con le nostre sole forze, senza l’aiuto potente della Grazia

      1. Certo, il Signore manda il freddo secondo i panni, direbbe mia nonna… Hai ragione, io dicevo così per non mettermi su un piano di superiorità rispetto a una situazione che non so come affronterei. Direi lo stesso a “sorellastra genoveffa”, per il suo calvario con Filippo, ma poi immagino che quando uno ci si trova in mezzo, se si rivolge a Dio ottiene da Lui la grazia di portare la croce.

  10. Luigi

    Oltre alla vita dei bambini sacrificati alla causa esiste anche un bombardamento ormonale ai danni della donna che non sempre viene preso pienamente in considerazione. Temo tuttavia che sarà solo una questione di tempo prima che anche l’Italia non si allinei a questa tecnoscienza senza etica. Tutta la cultura è indirizzata verso questi scenari pur nella contraddizione dei danni ecologici paventati dagli stessi scienziati. Per quanto riguarda queste povere donne che fanno queste scelte non mi permetto di giudicarle dato che loro spesso sono solo vittime di questa cultura. Nostro dovere è star loro vicino, pregare e fare in modo che prendendo coscienza dell’errore delle loro scelte e sentano l’amore nostro quale specchio di un amore più grande che redime. Dobbiamo cambiare la cultura con l’amore non solo con le prese di posizione presuntuose. Sono stato troppo diplomatico? Troppo cerchiobottista?

    1. Alessandro

      “Nostro dovere è star loro vicino, pregare e fare in modo che prendendo coscienza dell’errore delle loro scelte e sentano l’amore nostro quale specchio di un amore più grande che redime”. Concordo, parola per parola

    2. giuliana z.

      no no, anzi, mi sei piaciuto molto! è vero, non si tratta solo di prendere posizione, ma di condividere la fatica e la sofferenza. L’aspetto che secondo me bisogna valorizzare è quello della maternità come realtà possibile al di là del fatto carnale in se stesso. Per quanto mi riguarda, e per come io sono fatta, non sarei stata disperata nel sapere di non poter generare un figlio carne della mia carne, magari mi sarei mossa per una adozione, ma anche lì non avrei fatto drammi se non fosse arrivata. Secondo me qui c’è da capire che maternità significa farsi carico di un compito educativo, nel senso più alto del termine. Ogni aspetto riportabile alla soggettiva capacità di dare “amore” è sicuramente apprezzabile, ma legato in ultima analisi alle nostre capacità, al nostro limite. Di modo che quando sentiamo dire “voglio un figlio perchè ho tanto amore da donare” questo ci sembra positivo, ma mi pare comunque limitato a noi stessi e alla possibilità di avere un riscontro futuro di quell’amore dato. Un bambino si ama perchè C’E’ non perchè è nostro. La realtà è bella perchè c’è, non perchè la possaimo misurare o possedere. Ed è già difficilissimo mettere al mondo dei figli e non fare progetti su di loro….Non vorrei sembrare fredda con questo discorso, ma ho l’impressione che meno bambini ci sono e più quei pochi rimasti sono messi sotto la campana di vetro come oggetti preziosi. Una volta si facevano molti figli e quelli giocavano in strada e erano non solo figli dei loro genitori ma di una intera comunità, tutti si facevano carico di educare, riprendere, vigilare. Oggi guai ! il figlio è mio e me lo gestisco io….

    3. Luigi

      @Alessandro
      Grazie di aver riportato la mia frase senza neppure prenderti la licenza di correggere l’errore di sintassi.
      A volte penso la frase in un modo e la finisco in un altro.

      @Giuliana
      Gìà, una volta io ero figlio di tutte le mamme del paese. In ogni casa mi nutrivo di qualcosa (anche di cibo).

  11. Alessandro

    Giuliana, fermo restando il rispetto dovuto a ogni sofferente, richiamo in sintesi i motivi per i quali la Chiesa giudica moralmente illecita la fecondazione artificiale (cito dalla “Dignitas personae”, Istruzione della Congregazione per la dottrina della fede, 2008):

    1) “n. 16 La Chiesa ritiene eticamente inaccettabile la dissociazione della procreazione dal contesto integralmente personale dell’atto coniugale: la procreazione umana è un atto personale della coppia uomo-donna che non sopporta alcun tipo di delega sostitutiva”

    2) “n. 14 Il fatto che la fecondazione in vitro comporti assai frequentemente l’eliminazione volontaria di embrioni è già stato rilevato dall’Istruzione Donum vitae [del 1987]. Alcuni pensavano che ciò fosse dovuto a una tecnica ancora parzialmente imperfetta. L’esperienza successiva ha dimostrato invece che tutte le tecniche di fecondazione in vitro si svolgono di fatto come se l’embrione umano fosse un semplice ammasso di cellule che vengono usate, selezionate e scartate.
    È vero che circa un terzo delle donne che ricorrono alla procreazione artificiale giunge ad avere un bambino. Occorre tuttavia rilevare che, considerando il rapporto tra il numero totale di embrioni prodotti e di quelli effettivamente nati, il numero di embrioni sacrificati è altissimo. Queste perdite sono accettate dagli specialisti delle tecniche di fecondazione in vitro come prezzo da pagare per ottenere risultati positivi. In realtà è assai preoccupante che la ricerca in questo campo miri principalmente a ottenere migliori risultati in termini di percentuale di bambini nati rispetto alle donne che iniziano il trattamento, ma non sembra avere un effettivo interesse per il diritto alla vita di ogni singolo embrione”

    3) nel caso in cui gli embrioni non siano soppressi ma congelati, si attua una pratica comunque inaccettabile perché “è incompatibile con il rispetto dovuto agli embrioni umani: presuppone la loro produzione in vitro; li espone a gravi rischi di morte o di danno per la loro integrità fisica, in quanto un’alta percentuale non sopravvive alla procedura di congelamento e di scongelamento; li priva almeno temporaneamente dell’accoglienza e della gestazione materna; li pone in una situazione suscettibile di ulteriori offese e manipolazioni.
    La maggior parte degli embrioni non utilizzati rimangono “orfani”. I loro genitori non li richiedono, e talvolta se ne perdono le tracce. Ciò spiega l’esistenza di depositi di migliaia e migliaia di embrioni congelati in quasi tutti i Paesi dove si pratica la fecondazione in vitro” (n. 18)

    Quanto all’infertilità, cfr. n. 13: “Sono certamente leciti gli interventi che mirano a rimuovere gli ostacoli che si oppongono alla fertilità naturale, come ad esempio la cura ormonale dell’infertilità di origine gonadica, la cura chirurgica di una endometriosi, la disostruzione delle tube, oppure la restaurazione microchirurgica della pervietà tubarica. Tutte queste tecniche possono essere considerate come autentiche terapie, nella misura in cui, una volta risolto il problema che era all’origine dell’infertilità, la coppia possa porre atti coniugali con un esito procreativo, senza che il medico debba interferire direttamente nell’atto coniugale stesso. Nessuna di queste tecniche sostituisce l’atto coniugale, che unicamente è degno di una procreazione veramente responsabile”.

    Quanto alla legittimità del desiderio di avere un figlio, cfr. n. 16: “La Chiesa riconosce la legittimità del desiderio di un figlio, e comprende le sofferenze dei coniugi afflitti da problemi di infertilità. Tale desiderio non può però venir anteposto alla dignità di ogni vita umana, fino al punto di assumerne il dominio. Il desiderio di un figlio non può giustificarne la “produzione”, così come il desiderio di non avere un figlio già concepito non può giustificarne l’abbandono o la distruzione”; cfr. anche n. 13: “Per venire incontro al desiderio di non poche coppie sterili ad avere un figlio, sarebbe inoltre auspicabile incoraggiare, promuovere e facilitare, con opportune misure legislative, la procedura dell’adozione dei numerosi bambini orfani, che hanno bisogno, per il loro adeguato sviluppo umano, di un focolare domestico”.

    In conclusione, il documento dice che la Chiesa è accusata di emanare solo divieti, ma “Dietro ogni “no” rifulge, nella fatica del discernimento tra il bene e il male, un grande “sì” al riconoscimento della dignità e del valore inalienabili di ogni singolo ed irripetibile essere umano chiamato all’esistenza” (n. 47).

    1. giuliana z.

      grazie Ale! mi sembra doveroso anche avere parole corrette per rispondere alle provocazioni! e le parole possono dare forza anche alla vicinanza umana a chi soffre: è sempre bene saper argomentare ragionevolmente le proprie posizioni.

    2. Cerrrto che sì : difficilmente si riesce a farmi desistere dai mei propositi natatori! A parte gli scherzi, qui ci sono delle belle piscine, immerse nel verde e bene servite e io…mi abbronzo. Mi porto la mia seggioletta con le arance proveniente dalla Sardegna e una bella scorta di libri, abbronzanti e spesso manicaretti freddi che preparo e condivido coi miei accompagnatori.
      🙂

  12. sorellastragenoveffa

    Per Alberto: più che coraggio è la realizzazione di una promessa, cioè di rispondere all’aggressione alla vita che abbiamo avuto con l’accoglienza di una nuova vita. Tre anni fa stavamo per perderli entrambi, mentre Filippo si ammalava di leucemia Francesco nasceva di 26 settimane per un chilo di peso, intubato per 35 giorni e in terapia intensiva per 4 mesi… adesso dobbiamo far vedere che la vita è più forte e che chi cerca di stravolgerla e di dividere resta con un pugno di mosche in mano…

    1. giuliana z.

      ti devo assolutamente conoscere Genni! ho assoluto bisogno di ricevere per osmosi la tua forza e la tua fede, oltre ovviamente a voler abbracciare i tuoi bambini!

    2. Alberto Conti

      non penso che il blog accetti la faccina a bocca aperta :-O, una volta di più NON NOBIS 😉

    3. angelina

      Permettimi di rallegrarmi con te e tuo marito, non ci sono parole per una gioia così duramente conquistata e pur sempre donata dall’alto. Con immenso affetto
      “Allora Anna pregò:
      Il mio cuore esulta nel Signore,
      la mia fronte s’innalza grazie al mio Dio.
      Si apre la mia bocca contro i miei nemici,
      perché io godo del beneficio che mi hai concesso.
      Non c’è santo come il Signore,
      non c’è rocca come il nostro Dio.
      Non moltiplicate i discorsi superbi,
      dalla vostra bocca non esca arroganza;
      perché il Signore è il Dio che sa tutto
      e le sue opere sono rette.
      L’arco dei forti s’è spezzato,
      ma i deboli sono rivestiti di vigore.
      I sazi sono andati a giornata per un pane,
      mentre gli affamati han cessato di faticare.
      La sterile ha partorito sette volte
      e la ricca di figli è sfiorita.
      Il Signore fa morire e fa vivere,
      scendere agli inferi e risalire.” (1sam.)

  13. sorellastragenoveffa

    per Dani: come è andato l’incontro nel weekend? Non è che mi ricordo tardi, è che qui il collegamento fa pena, ma ti ho pensato!

  14. alvise

    Ugo Grozio (Hugo Grotius, Huig de Groot, oppure Hugo de Groot) (Delft, 10 aprile 1583 – Rostock, 28 agosto 1645) è stato un giurista, filosofo e scrittore olandese.

    Lavorò come giurista nelle Province Unite (oggi Paesi Bassi) e gettò le basi del diritto internazionale, basato sul diritto naturale.

    Sarà lui GROZINO?

    1. giuliana z.

      caro Alvise, io di giusnaturalismo non ci capisco nulla, come del resto di molte altre cose. Ognuno qui si mette lo pseudonimo in cui si vuole riconoscere di più. Come vedi io ho messo il mio nome e come immagine non ho trovato di meglio che una capra con veletta, che mi sembra rappresenti bene quello che sono. Inutile che mi atteggio a donna chic, sono veramente agreste!

    2. Sai che ne ero persuaso, Alvi’? 🙂 Probabilmente ci bazzica per mettere alla prova le sue teorie sul contratto sociale… mi sa che ha trovato pane per i suoi denti 😉

    3. giuliana z.

      a me la sola formula “contratto sociale” fa rabbrividire… come tutte le cose con la dicitura -sociale….. mi sa molto di statale, di istituzionalizzato….

    4. Allora mi sono inimicata uno importante…un’altro….anche il mio medico oggi mi ha guardato come se glie stessi sulle croste…sapesse quanto mi ci sta a me tutta la situazione!!!! Magari è un ammiratore di Costanza e legge tutti i miei commenti!!!

    5. Alessandro

      @Cyrano
      “Dio benedica wikipedia!”
      Ne ha bisogno. Per alcune pagine suggerirei pure un esorcismo, almeno modello base

    6. Grazie Alessandro dell’interessamento. Oggi è andata come sempre, come mi aspettavo. Guarda : io il mio medico lo capisco anche ..Siamo in tanti, siamo pure di coccio; lui ha una collega sbifida, pure brutta; lui è carino , molto garbato, veneziano, sorridente, non perde mai la calma, avrà solo un paio di anni più di me. Con me era partito pure bene, mi aveva proposto anche delle robe difficili per curarmi meglio ma, quando ha visto che mi schiantavo dalla fatica per tutti i calcoli che mi faceva fare anche per mangiare un’ oliva, ha lasciato perdere; mi ha anche soffiato il naso quando ero particolarmente spaventata. Ad un certo punto , siccome probabilmente per lui sono una paziente difficile perchè non mi si mena per il naso, ha cominciato a fare per me poco se non niente. Pochi appuntamenti, scarsissimi accertamenti, nessun rimedio, sorrisetto incollato, sempre solite spiegazioni. Ingrasso? Si muova..i valori non sono perfetti? Non sono stabili, non si può fare niente; ci sono segnali contraddittori ? Secondo me quando gli chiedo di capire, lui pensa : intanto sei ancora viva, ma che vuoi di più?
      Insomma un rapporto statico e privo di sviluppi : manco fossimo marito e moglie.
      Oggi sono andata all’appuntamento col costume sotto e l’infradito (gli ambulatori sono attaccati ad una piscina comunale), mi aspettavano mia figlia ed una sua amichetta; quando ho visto l’andazzo ho pensato che tanto me la devo cavare da me; mai uno spunto, mai un’idea, mai un cambiamento; mi ha dato l’appuntamento fra 4 mesi, è già tanto, ma credo solo perchè mi deve fare la certificazione per il rinnovo della patente.
      Io poi ho un brutto carattere : se mi abbandoni, nun te vojo manco più vede
      😦

  15. Alberto Conti

    Oggi poco tempo per rispondere (lavoro in proprio, l’unico che può avere qualcosa da dire sulla gestione del mio tempo è il mio Capo, cioè mia moglie, alla faccia della sottomissione ;-)).

    Il post mi ha commosso, purtroppo non ho mai visto il Duomo di Orvieto ma da oggi è come se ci fossi stato; mi ha fatto specie soprattutto Tommaso (o Bernardo?) che alla vista di quest’opera ha sentito il bisogno di confessarsi, perchè questo è probabilmente quello che volevano trasmettere gli autori e questo stride maledettamente con la sufficienza con cui noi colti uomini moderni guardiamo alle allegorie medioevali ed a tutte le grandiosi opere d’arte che la Chiesa ha fortemente voluto (“dilapidando” ingenti quantità di denaro) e che hanno consentito di educare alla Fede generazioni e popoli senza che nemmeno fosse necessario il traduttore.
    E mi viene in mente la risposta di Gesù a Giuda: “3 Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento. 4 Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse: 5 «Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?». 6 Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era ladro e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro. 7 Gesù allora disse: «Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura. 8 I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me».” (Gv 12,3-8) (che poi non è molto diverso dal moralismo dell’Anticristo di Solovev).

    @Giuliana: Ma chi l’ha detto che “non siamo nati per soffrire”: e allora perchè accettiamo di essere vessati quotidianamente nel mondo del lavoro, di subire le angherie del Potere (burocrazia, tasse inique, orari inflessibili, rimanendo sul banalissimo)? Pero se si parla di “croce” allora no, allora “non siamo fatti per soffrire”: io so solo che quando mi appoggio a Cristo il peso della mia croce diventa piano piano un sostegno

    1. fefral

      no albè, è lei quella che raccomanda… falle qualche complimento, è donna, ne sarà felice e vedi che raccomandazioni 🙂

    2. Alessandro

      Giusto Alberto, l’indignazione alla Giuda (“non buttar via l’olio profumato, con quei soldi sfamiamo i poveri”) sa molto del moralismo dell’Anticristo di Solovev, e ricorda l’obiezione di chi dice “ma perché i calici d’oro e tutte queste opere costose nelle chiese, non è meglio dare tutti ‘sti soldi ai poveri?”

    3. giuliana z.

      mmmm a ma ‘ste obiezioni sulle bellezze artistiche, le ricchezze e i beni della chiesa mi hanno sempre dato sui nervi!!!! che moralismo becero, lo stesso che ha portato i Lanzichenecchi alla devastazione di Roma nel 1527

    4. giuliana z.

      A casa mia ho il repertorio completo di tutto Troisi, mio marito ce l’ha in cassetta ed anche in dvd. Non mi piace tutto ma questo pezzo, come quasi tutta la Smorfia, mi piace, rispecchia abbastanza bene l’animo napoletano che un pochino conosco. La cosa che mi piace di più dei napoletani è quella confidenza amichevole coi santi, vedere per credere.

  16. alvise

    ALLORA DICIAMO COSI’: si era, tutti dei babbei chiacchieroni tronfi, Laura Gotti Tedeschi a parte,
    e Grozino ci ha messo di fronte alla nostra realtà babbuinesca, prova ne sia che ci siamo tutti affievoliti, finalmente, ma ormai ci si era già rivelati, nella nostra natura babbea, , troppo tardi cambiare, ammesso lo fosse possibile che dei babbuini si cambiessero in non- babbuini. Voi che dite?

    1. Luigi

      Genni sono strafelice per te.
      Alvise: Uh uh uh, bananaaaa. Anche sgroppino è un babbeo, che credi? Caga come me e te.

    2. Alessandro

      @Alvise, io non mi sono “affievolito” manco per niente, sono tale e quale quello di ieri, nel bene e (soprattutto?) nel male

    1. Alessandro

      scaduto il contratto, finito l’amore. Canalis e Clooney liberi a parametro zero, in pieno calciomercato è un’occasione da non farsi scappare…

    2. alvise

      100 Canalis per una fefral!!!
      ALESSANDRO: io invece ci sono restato male, specialmente perché non posso difendermi, non posso reagire, non dico che non sono uno stronzo, questo no, ma vorrei potere come è stato detto “argomentare” chiedere spiegazioni e darne, invece così mi sento impotente e pieno di rabbia e anche di senso di colpa per la mia imbecillità, solo perché ho detto quello che pensavo, ma forse Gropius ha ragione, stare boni e zitti bisogna , e chiuso….

  17. Fefral

    Alvi’ hai ottemperato? Se hai ottemperato allora ti è concessa un’altra pausa caffè :-). Forse a sbronzino il caffè non piace tutto qua (stamattina gliene ho offerto ma tu l’hai sentito?)

    1. Alessandro

      Alvise,
      1) se scherzi, bene
      2) se non scherzi: come fai a sentirti sminuito da uno che passa di qui e ti insulta senza spiegare il perché (ammesso che l’insulto abbia un perché)? Non c’è niente da rispondere, nessun senso di impotenza, nessun senso di colpa: lascialo dire, lascialo fare, fregatene… Chi è costui: un “argomentatore” perspicace? No, è solo un villano. Non sei uno str…, e comunque giusnaturalistino sbronzino sgroppino non è titolato a stabilire che tu lo sia. “stare boni e zitti bisogna”: no, te devi parlare qua dentro quando ti pare e piace, ok?

      Sursum corda, Alvi’

  18. alvise

    Paola: io stavo dietro alle mie cazzate futili mentre te scrivevi di cose molto più importanti…
    Dài, forza, avanti, sempre avanti, sei forte!!!!

  19. Guarda che pure per qualcun altro, come il mio medico per esempio, le mie cose devono essere diventate ca….ate : spesso in queste crociate siamo soli e io…lo nacqui.

    Non c’è molto da ridere ma…cheddevofà?

    1. Ciao Fede : proprio te cercavo!!! Grazie alla tua esperienza comune alla mia, sei per me un’autorità 😉
      I piccionciotti sono cresciuti e uno si muove bene , quando vado a guardare è molto reattivo si alza sulle zampe e sembra quasi che voglia proteggere il fratello…il problema è che fra pochi giorni partiamo e se li lascio lì ho paura di trovare l’allevamento. La mamma viene, si fanno una tubata ma poi se ne va e loro restano lì….Inoltre mi sono accorta che gli adorabili adolescenti della signora di sopra hanno un fucile a pallini che ogni tanto occhieggia dalla loro finestra…..
      Che faccio?

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