A lezione di obbedienza

di Costanza Miriano

Il tempo di stipare sei o sette tonnellate di roba nelle borse (vuoi fare a meno della crema rassodante che ti riproponi di mettere da circa sei mesi? E se hai un rigurgito di diligenza? Vuoi portarti solo tre libri da leggere? E poi che fai se i figli vengono inghiottiti dal triangolo delle Bermude, si smaterializzano o decidono di dedicarsi al giardinaggio, compunti e silenziosi?) e si parte per Perugia, per un fine settimana dai nonni. Mio marito non c’è, lavora, e pare a tutti opportuno che sia io a guidare, visto che il più plausibile tra gli altri candidati ha dodici anni: sono la più indicata, ma non di molto. Conoscendo la mia abilità al volante – fenomenale la mia tecnica nel curvare: vado dritta fino a un pelo dal guard rail, poi sterzo a gomito, d’altra parte le curve non sono un insieme di punti? O com’era? Erano le rette? Boh – mio marito mi invita a staccare il telefono. Gli obbedisco, giusto un attimo per chiamare la mia amica G., e poi E. e poi F. Prima di Orte chiudo.

Comunque, E. sta andando a Macerata per poi raggiungere a piedi di notte Loreto. Insieme a lei ci sono tanti figli che vanno dalla loro Mamma. Sono peccatori, è per questo che vanno a Loreto. Sono peccatori esattamente come noi, e come quelli dell’Europride. Solo che quelli invece che implorare misericordia pretendono diritti, e pretendono che il loro errore sia chiamato progresso. E’ anche per questo che mi allontano con una certa soddisfazione dall’area del Circo Massimo, che sta vicino a casa mia (nove o undici minuti di corsa, dipende dal sonno): non perché abbia paura degli omosessuali – omofobia è una parola profondamente disonesta – né tanto meno del peccato, che ne sono impastata in ogni fibra. Mi fa rabbia la distorsione culturale, ideologica, spirituale alla fine, che questa cultura contraria alla vita sta piano piano subdolamente “normalizzando”. Mio figlio una volta mi ha spiegato che a scuola ha sentito dire che “è normale che uno scelga se gli piacciano i maschi o le femmine”. E’ normale un par di pifferi. Non è normale per niente. “Maschio e femmina li creò, ad immagine e somiglianza di Dio li creò”: proprio nella distinzione sessuale somigliamo a Dio. Non posso riferire i termini scientifici con i quali ho corretto questa informazione ricevuta a scuola, perché le parolacce non si addicono al blog.

Diciamo però che non è certo per questo che me ne sono andata da Roma: la data era stata scelta per una serie di congiunture astrali, tra le quali l’aver ricevuto un invito a parlare di obbedienza (in ogni vocazione obbediamo) alle novizie delle suore Alcantarine di Assisi, di cui è madre superiora la mia amichetta di catechismo Fabiana (ovviamente non riuscirò mai a chiamarla madre, mi ricordo ancora troppo bene quando una venticinquina di anni fa avevamo le All Star uguali ed eravamo inseparabili). La Provvidenza ha ritenuto che va bene parlare del mio libro a destra e a manca, ma a quelle perle di donne no, non esageriamo, e così è stato necessario rimandare l’incontro. Come era opportuno che fosse è stata Fabiana a insegnare a me. Lei e le altre suore: Elisabetta, Antonella, Giovanna, Sonia… Hanno insegnato senza parlare troppo, con la loro bellezza di donne completamente realizzate. Scalcagnate e peccatrici, immagino, ma pienamente consegnate al Signore che fa meraviglie con la nostra povertà.

I bambini, come è noto, hanno il radar per leggere le persone. Con i bambini non hai speranza di sfangarla se non sei vero. Ecco, credo che per i miei cinque (c’era anche un cuginetto) l’accoglienza ricevuta sia stata meglio di un anno di omelie. Le bambine hanno già deciso che la prossima volta resteranno a dormire dalle suore (che ospitano i pellegrini), “almeno così giorni”, mi hanno detto mostrandomi otto dita impasticciate di gelato, una rigorosamente al cioccolato, l’altra alla fragola.

Vedere il sorriso, la dolcezza, la disponibilità, il profumo di una vita rigogliosa, oltre ovviamente al carretto gelati è una cosa che scioglie il cuore.

Ecco chi sono quelle persone, i cristiani veri, a cui basta stare vicino per prendere qualcosa. Mai una lamentela, una parola non misericordiosa su qualcuno, una lagnanza.

Sono venuta via con due piccole immagini da portare a casa: Fabiana mi ha fatto vedere un affresco nella casa delle Alcantarine. Ci sono Adamo ed Eva. Da una parte c’è Dio, un vecchio con la barba bianca che cerca di dissuaderli dal peccare. Dall’altra c’è il serpente. Ma la cosa interessante è che il serpente ha il corpo normale, e la testina piccola e proporzionata, ma con le sembianze di Dio. Una testina con la barbina e i capellini bianchi molto simile a quella del vero Dio. Il peccato spesso ci si presenta con sembianze di bene. Tanti dei diritti, delle presunte conquiste, dei valori contemporanei in cui tante persone in buona fede credono hanno quella testina ingannevole. E’ anche a questo che serve la Chiesa, a discernere.

L’altra immagine me l’ha spiegata suor Elena. Nelle vele di Giotto della basilica di san Francesco sono raffigurati tra l’altro i tre voti: povertà obbedienza e castità. Le allegorie, ricchissime e profondamente sapienti, nel Medio Evo dovevano sostituire per tanti i libri, inaccessibili a molti. In un affresco ci sono così tanti elementi, da cogliere con pazienza e attenzione, che io ovviamente ne ho capiti un decimo. Comunque l’obbedienza, il cui giogo all’inizio Francesco indossa chinando il capo, si vede poi che in realtà diventa una specie di sostegno che dall’alto lo porta. Dio ci guida e noi affidati a lui neanche tocchiamo più i piedi a terra. Non fatichiamo più come quando vogliamo fare da soli (“il mio giogo è soave”),

Andateli a vedere, magari chiamando le suore, che vi spieghino qualcosa.

E meno male che ero io a dover fare “la lezione”.

124 pensieri su “A lezione di obbedienza

  1. Questa è un’ottima notizia: ci sono mirianidi anche negli Istituti religiosi. In pochi mesi sono saltati fuori parecchi mirianidi anche all’interno di Santa Romana Chiesa, allora davvero portae inferi non praevalebunt.

    (Porca Svizzera, ovviamente!)

  2. giuliana z.

    Ti riempirei di baci quando parli così degli affreschi, di Giotto e della Biblia Pauperum di quei tempi che qualche imbecille ha chiamato “bui” del medioevo.

  3. Grazie Costanza, la tua descrizione di te stessa al volante mi rasserena: non sono l’unica impedita!!!! Il mio sogno di consumo più esagerato è un autista…

    Dovrei fare anch’io lezioni di obbedienza! Purtroppo non mi riesce molto bene! E dovrei anche fermarmi un attimo e farmi un bilancio…

    Vi chiedo delle preghiere per me, per superare un momento drammatico al lavoro che sta mettendo a dura prova la mia già labile sottomissione!

  4. Ele86

    Costanza!!io conosco benissimo le suore di cui parli. Mi sono formata li dai 19anni. Non sai che gioia leggere il tuo articolo. Il mondo è piccolo!e Dio è grande

  5. alvise

    TORNARE A IERI: quello che non va bene, dopo l’articolo di ieri, è che Laura non si sia più fatta viva per spiegare che noi siamo babbei che non si è capito che le cose di cui lei parla sono molto più complicate e oscure di quello che appare e le “cameriere racchie” ci si sono volute fiondare lo stesso nel mezzo spinte dal pensiero globale e supportate dai media (globali).
    Ma l’aggettivo “racchie” ? Racchie per caso semplice descrittivo o perdipiù racchie anche?
    E se non erano? In attesa di un cortese riscontro ….

    1. Rodolfo

      Quello che non va bene, ma certo é un parere mio personale, é che molti/troppi trai commentatori sfruttano questo blog di Costanza Miriano per considerazioni/affermazioni/aggiornamenti che non hanno nessuna attinenza con i post soprastanti.

      Trovo che usare questo blog come, quasi, una chat personale impoverisca il valore (direi educativo) di questo spazio internet cosi bello.

      Io mi impegno a fare interventi quanto più pertinenti, rispettosi e stimolanti. Invito tutti a fare lo stesso. Cosi facendo vedrete che in molti di più (e quindi non solo i soliti noti) verrano a fare commenti e nasceranno parecchie conversazioni feconde. Il potere di quesoto blog é grande, non sprechiamolo.

    2. fefral

      rodolfo, non sono d’accordo. Questo spazio è diventato un punto di incontro di amici che condividono qualcosa. Si parte dai post di costanza e degli altri autori, e si discute di quello, poi ognuno ci mette un po’ di sè, della propria vita. Ma lo spessore delle conversazioni, pur intervallate da vicende personali, rimane interessante e non credo che il blog perda di valore se oltre a ragionamenti teorici vengono proposti anche momenti di vita personale di ognuno di noi.
      Mi viene in mente il gruppetto di amici di Gesù. Io non credo che stessero sempre a parlare tra loro del regno dei cieli, sicuramente si raccontavano anche le loro vicende quotidiane. E proprio dalle vicende quotidiane tante volte nascevano spunti per ragionamenti più elevati. Lo leggiamo tra le righe del vangelo, lo capiamo dalle immagini che Gesù usava per le sue parabole, immagini tratte dalla vita del tempo, lo vediamo anche dai racconti di vita di Gesù…il bellissimo dialogo con la samaritana nasce proprio da un momento di vita quotidiana: Gesù che va al pozzo perchè ha sete.
      Poi se Costanza non gradisce che si mischi il sacro col profano ha lei, col suo amministratore del blog, tutta la libertà di selezionare gli interventi cancellando quelli che a suo giudizio possano impoverire questo blog.
      Io la vedo così, ma ovviamente io sono ospite in uno spazio non mio

    3. Rodolfo

      Si parla parecchio di Costanza Miriano e si parla parecchio del suo libro Sposati e sii sottomessa. Se ne parla parecchio perché le carte che CM mette in tavola fanno discutere, cosi come fanno discutere i post di CM ed altri collaboratori pubblicati in questo blog.

      E bene che facciano discutere, che facciano riflettere e che quante più persone si confrontino con idee che non si leggono o sentono facilmente.

      Il punto di incontro di amici di cui parla Fefral scoraggia, ne son convinto, molti che cercano un punto di CONFRONTO.

    4. paulbratter

      sono abbastanza d’accordo con Rodolfo, ho anch’io a volte ho il sospetto che molti commentatori non intervengano perchè intimiditi o scoraggiati dalle nostre chiacchiere.

      1. Penso che le ragioni di Rodolfo e le tue Paul, non siano incompatibili con quelle di Fefral: la condivisione del vissuto crea qui (non l’abbiamo visto ieri con Filippo) un ambiente profondamente caloroso e molto vicino al domestico, e questo è tutt’altro che estrinseco alla testimonianza evangelica. Se qualche volta le divagazioni si protraggono, ok, può darsi che qualcuno si disinteressi (qui sta, secondo me, la parte di ragione di Rodolfo). Il motivo principale per cui, a mio avviso, alcuni possono sentirsi “intimiditi o scoraggiati” è la naturale segregazione che ogni aggregato antropico porta in sé: più ci conosciamo, più ci affiatiamo, scopriamo simpatie e antipatie, personalità e manie, più gli altri si sentono inibiti a “intro-mettersi”. Un processo naturale, appunto, ma verso cui potremmo operare una piccola reazione, limitandoci (ciascuno per sé: l’Admin interviene, giustamente, solo in casi-limite), rimandando certi interventi, quelli che sono senz’altro qualificabili come “le nostre chiacchiere”. Vedete da voi il contatore: la tappezzeria degli occhi silenziosi è davvero estesa…

  6. Ciao Alvise,
    non ho niente da spiegare, ieri avete detto tutto voi. C’è chi ha frainteso e chi ha colto quello che volevo dire, non fermandosi alla superficie delle battute ironiche. Accade così quando si esprimono delle opinioni spinose non di facile esposizione.
    Ti prego però, per rispetto verso Costanza, di fare commenti relativi al suo bellissimo e delicato post, non al mio. Grazie!! Passo e chiudo!!

    1. azzurra

      o forse, bisognerebbe avere l’umiltà di ipotizzare che non ci si è spiegati bene o si è stati superficiali.

  7. “Basilio aveva creato una comunità costituita da un piccolo gruppo, i cui componenti vivevano insieme, mangiavano e pregavano insieme, lavoravano per provvedere al proprio mantenimento, studiavano le Scritture ed Origene .
    Essa consiste più in un sistema di rapporti fraterni che in una comune sottomissione ad una regola, né ad un padre carismatico: nelle sue descrizioni della comunità, massime nell’Interrogatio VII, vengono posti in risalto i rapporti fra i membri: di edificazione e correzione. Nell’Asketikon magnum la comunità verrà spesso chiamata fraternità , ed i suoi membri, ovviamente, fratelli .
    Nel contesto di questo rapporto fraterno, l’adattamento alla volontà altrui è visto come un’esigenza della carità, e l’obbedienza come mutua obbedienza dei fratelli. Così, anche nell’Asketikon parvum, pur essendo già emersa la figura del Prefetto , si mette più in rilievo la mutua obbedienza fra fratelli . Nell’Asketikon magnum sono state aggiunte alcune regole riguardanti l’obbedienza ed il Prefetto , la cui autorità appare rafforzata: Basilio arriva a proibire, a causa del disordine, che tutti si credano in diritto di parlare a proposito di qualunque soggetto .
    Benché sia apparsa una progressiva specializzazione delle funzioni, ed il prefetto svolga quella dell’occhio , questi pare non aver avuto l’autorità carismatica e totale dell’Apa pacomiano.
    La dottrina dell’obbedienza basiliana ruota intorno non già al principio d’una rinuncia da portare sino all’estremo, bensì a quello dell’amore: egli pone a fondamento dell’obbedienza la solidarietà dei membri della comunità, ed il desiderio di preservare il vincolo della pace”
    Ora ditemi se queste parole non ricordino quelle del Genio Cosmico!

  8. Alessandro

    “Mio figlio una volta mi ha spiegato che a scuola ha sentito dire che “è normale che uno scelga se gli piacciano i maschi o le femmine”. E’ normale un par di pifferi”

    come ricorda Elisabetta, le porte dei pifferi non praevalebunt!

    p.s. domanda per latinisti. La vulgata dice “portae inferi”, allora perché abbiamo nell’orecchio “ianua inferi”?

      1. Sì, Ale, penso anch’io (se posso intrufolarmi tra i “latinisti”). E non è solo questione di Vulgata… in fondo, pur stando a Roma, non ho mai sentito un “Tu es Petrus” con “ianuæ inferi”. Probabilmente le cose stanno come dice Alvise.

  9. alvise

    “Mi fa rabbia la distorsione culturale, ideologica, spirituale alla fine, che questa cultura contraria alla vita sta piano piano subdolamente “normalizzando”.
    Nel caso, mettiamo, degli omosessuali: hanno sfilato per le vie di Roma, ma anche il Papa ha sfilato al Colosseo, anche i pellegrini della beatificazione hanno intasato le strade della capitale, i pastori , i precari, i pensionati senza pensione. Io non ci vedo nulla di scandaloso, a ogni tipo di sfilata comunque sisente sempre dire, qui a Firenze, per esempio: “ma se gli stessero a casa sua, ma se un vennissero a rompere tutti giorni che bloccanno anche il traffico maremmamaiala, ma gli andessino a lavorare, ma se non esistessino maremmadiavola!!!!
    Io mi ricordo (da buon vecchio) quando usava andare di notte per divertirsi a “cazzottare” i, finocchi, i buchi, così erano chiamati, e ancora lo sono, ora, forse, almeno sono guardati in maniera meno feroce
    d’altra partea chi danno noia,? amosessuali non va bene, coppie di fatto non va bene, divorzio non va bene, matrimonio civile t

    , d’altra parte a chi danno noia, chi impedisce che i fratelli delle famiglie cristiane contraggano
    matrimoni religiosi ad libitum, e invece no, omosessuali non va bene, coppie di fatto non va bene,

    1. alvise

      Scusate ma ci ho noie allo schermo
      Ma mi sembra si capisca:
      va bene, a voi, (Laura inclusa? e chiudo) dunque, in un solo modo, e questo modo è come dice chi?

  10. Caro alvise, quello che non va bene è considerare tutto questo come progresso, io penso. Non convince.

    Quello che non convince è soprattutto la carnevalata. E’ fastidiosa. Il family day non è stato il trionfo del Mulino Bianco con coppie che si baciavano sui carri.

    1. alvise

      Sì, capisco, tante cose sono fastidiose, carnascialesche, di cattivo gusto, ma bisogna capire che siamo milioni di persone in un pezzettuccio di terra stipati e è difficile che tutti si comportino come non dispiacerebbe agli altri….

      1. La disonestà, però, sta nel fatto che quelle carnevalate non sono veramente rappresentative, come pretenderebbero, del “mondo gay”. Se avete almeno un amico omosessuale potrete farvi raccontare come (9 su 10) si senta estraneo a quei modi di fare, di vedere, d’intendere la propria condizione. Non danno fastidio solo “a noi”… il fatto è che non rappresentano neanche loro, se non per una colorita (ma non per questo più significativa) minoranza.

  11. alvise

    Ora non si va bene nemmeno più noi!!!
    Però ammettiamo anche che il “punto nevralgico costanziano” è già stato rivoltato da tutte le parti.
    D’altra parte tentativi come quelli di Cyrano e Frullona e Laura hanno già suscitato discussioni,e ce ne saranno altrepoi ci sono interventi più personali, più cazzeggianti, LUIGI intelligente alzatore di gomito, Alvise narratore bucolico Paola i bidoni della pippì, sorellastra le sue peripezie ospedaliere giunte a buon fine fefral il suo mondo di donna intelligente e di classe ma disposta a mettersi al nostro livello Daniela Tarantino,
    Giuliana sempre a giro sulle tangenziali Velenia, lasciamo perdere, Isabella, Azzurra, Alessandro Theologus, Robertus Magnus, Albertus pure Magnus, Paul Bratter, che ho visti ieri nel film i tre giorni del condor ma cosa c’è che non va…Io mi è capitato di scivolare avolte su altri blog che fanno venire la disperazione quella vera…e le tenere Maria e Federica dove le mettiamo?

    1. fefral

      alvì sono commossa per la tua considerazione…. intelligente e di classe, non me l’ha mai detto nessuno

      1. Lasciami fare l’avvocato del diavolo: quel predicato si trova a metà tra due nomi… a chi si rivolgerà? 😀 Nessuno vorrà negare che ANCHE Daniela sia una donna “intelligente e di classe”… 😀

    2. Alessandro

      Cyrano: “Affatto” vuol dire: “proprio così”, semmai “niente affatto!” (scusa, ma chi di pignoleria ferisce di pignoleria perisce [faccina ridens], e io ne so qualcosa… [faccina triste])

      fefral: dopo le galanterie alvisiane degli ultimi giorni come dubitare che la “donna intelligente e di classe” sia tu?

      “le tenere Maria e Federica dove le mettiamo?” In cima alla lista…

      1. Affatto, Alessandro! 🙂 “Affatto” è una delle mie esclamazioni preferite (un po’ sopra ad “assolutamente”): ti rimando a gente più pignola di noi due messi insieme. La polivocità non m’è sfuggita… semmai di tanto in tanto tradisco i miei trascorsi accademici dai gesuiti! 😀 La tua pignoleria mi piace e non la trovo praticamente mai fuori luogo (da che pulpito…!)

    3. Alessandro

      se hai trascorsi accademici dai gesuiti allora mi arrendo (faccina strailare). Non sum dignus…

      1. Da loro spero di aver almeno imparato a non decidermi mai su questa questione: “mi sto prendendo troppo sul serio o non mi sto prendendo abbastanza sul serio?”! 😀
        «Padre, mi scusi, ma è vero che i gesuiti rispondono a ogni domanda con una domanda?»
        «Chi te lo ha detto?»

  12. fefral

    @Cyrano “più ci conosciamo, più ci affiatiamo, scopriamo simpatie e antipatie, personalità e manie, più gli altri si sentono inibiti a “intro-mettersi”. ”
    io mi sono inserita in un gruppo già formato, in risposta a un post di costanza che citava un intervento di alvise. E’ un aggregato di persone questo, che ormai pare quasi si conoscano tutte (ma quanti di noi si sono mai visti in faccia? Io non ho mai incontrato nessuno di quelli che scrivono qua) ma non è un aggregato escludente, chiuso agli altri, tutt’altro.
    Agli occhi silenziosi dico “non siate timidi se avete discorsi più seri da fare fateli”. Non mi pare che non affrontiamo i temi proposti nei post, anzi. D’altra parte la stessa costanza nei suoi interventi mescola ragionamenti profondi col suo vissuto quotidiano. Il suo libro è scritto con lo stesso stile. Perchè il blog dovrebbe essere diverso?
    Se si esclude una scivolata di admin qualche tempo fa con mi pare Elena che era entrata un po’ a gamba tesa esprimendo una sua opinione ed è stata un po’ aggredita, mi pare che nessuno che abbia scritto qua dentro si sia trovato emarginato, indipendentemente dalle idee che esprime.
    Rodolfo, quali sono i temi che ti sembrano non affrontati?
    Parliamo di obbedienza visto che il post di oggi affronta questo tema?
    Come conciliare la virtù dell’obbedienza con la libertà? Come conciliare l’obbedienza della moglie al marito con l’emancipazione della donna? E’ di questo che costanza parla in maniera neanche troppo velata nel suo libro e mi sembra un tema molto più scottante delle sfilate gay che costanza ha messo a introduzione del suo post di oggi.

    1. Sì, Fefral, tu sì. Altri forse no, e magari ci seguono con attenzione (ne conosco alcuni, e io stesso ero di quelli). Altri, infine, magari non leggono proprio i commenti e si limitano a una bella fedeltà al post, trovandovi in fondo quello che cercano. Spero che gli occhi silenziosi leggano il tuo appello: chissà chi c’è, lì dietro la carta da parati… 😉

    2. Miriam

      Carissima,
      mi pare che sia le sfilate gay che le ‘staffilate’ di Costanza sull’Omofobia e affini c’entrino molto anche con l’obbedienza e con la sottomissione.
      Mi viene in mente la suggestiva immagine delle donne un tempo ‘velate’ durante le celebrazioni, per il fatto che nell’ordine cosmico in qualche modo riprodotto da celebranti e Assemblea, esse rappresentavano l'”umanità sottomessa” a Dio.
      E di sottomissione, sia nelle sfilate che nella ‘vulgata’ che ci propinano media e scuola, mi pare non se ne parli proprio. Semmai si enfatizza il suo contrario, spacciato per ‘normalità’. Avete notato come nelle fiction più recenti sia trendy inserire almeno una coppia di omosessuali con contorno di stucchevole normalizzazione?
      Oggi, pur senza escludere la bellezza e la potenza dei simboli (mi riallaccio alle donne ‘velate’), alcuni dei quali non eludibili, stiamo recuperando, anche con l’aiuto di persone autentiche come Costanza, il senso vero degli atteggiamenti interiori, dei comportamenti e delle parole per esprimerli.
      Ben vengano anche tutte le irruzioni di fatti quotidiani, che in genere hanno la loro pertinenza concreta con quanto si discute o, se non l’hanno, costituiscono pur sempre una tenera o a volte spiritosa parentesi (che non guasta mai).
      Scusate la confusione, ma davvero sto scrivendo molto in fretta snocciolando pensieri in libertà.
      Se sbaglio mi correggerete.

  13. Per quanto mi riguarda, io intendo il blog come uno spazio di arricchimento della vita spirituale più che come una condivisione del quotidiano, ma non mi disturba che altri la pensino diversamente. Spesso ne leggo con divertimento e affetto le piccole peripezie, ma non rispondo mai nel merito perché se lo facessi una volta dovrei farlo sempre: essendo in qualche modo la “””padrona di casa””” (ci ho messo tre volte le virgolette) non posso riservare a un ospite un’accoglienza più calda che a un altro. farlo sempre, d’altra parte, mi richiederebbe troppo impegno.
    Nel merito, Paola: il progresso comunemente inteso non è necessariamente un valore. Ho spiegato che non è che me ne sia andata davvero da Roma per l’Europride, non puoi pensarlo seriamente. ma è vero, verissimo, che la cultura della indifferenziazione sessuale, della libertà di scelta della propria identità, delle famiglie arcobaleno e tutto quello che viene insieme non fa che portare tanto dolore in giro, sofferenza, disorientamento, presunta autodeterminazione che non è altro che rifiuto di ammettere che siamo creature amate. Noi cristiani abbiamo il dovere di amare questi singoli fratelli personalmente, ma di non stancarci di dire loro che sono nell’errore.

    1. Fefral

      Cosa c’è di più spirituale del quotidiano per chi ha una vocazione che non l’allontana dal mondo?
      Sei una splendida padrona di casa Costanza. Grazie!

    2. Allora Costy continuiamoci ad amare pur nell’errore : sono troppo affezionata a Guido e te per rischiare una frattura ideologica. Ho un’altro concetto della persona e dell’aiuto ad essa che prevede molto meno la condanna e il giudizio ma la comprensione e l’accettazione prima di tutto. Poi cado anche io, figurati, specialmente nel personale.
      Se posso, se lo accetti, darti un parere personale, trovo che il tuo blog e il tuo libro sono partiti in un certo modo e stanno diventando altro. Poi se vuoi ne parliamo a voce, vengo a Roma a fine mese.
      bacioni

      1. Il mio libro è finito esattamente come volevo che finisse, fino all’ultima virgola. Il blog magari si evolve, ma il libro proprio no, così l’ho pensato, così l’ho scritto, e rispecchia esattamente le mie convinzioni. Secondo me hai una malintesa idea della tolleranza e della vicinanza a chi sbaglia, e perciò non è felice (la serenità e la pace sono la spia del fatto che stiamo andando dalla parte giusta) nello specifico quelli dell’Europride: un conto è non giudicare loro, un conto è giudicare le loro idee. Quest’ultimo è un dovere, un imperativo. Adesso la tolleranza, l’ognunismo (“ognuno ha il diritto di esprimere qualsiasi idea” bla bla) vanno molto di moda, ma questa pretesa libertà non è il nostro vero bene. E infatti in giro c’è tanta gente immatura che crede di poter fare da sola, e sta male. Il nostro vero, profondo bene è nell’accettare che siamo creature. Amatissime, ma creature, e quindi bisognose del Creatore, e non completamente autodeterminabili.

    3. paulbratter

      La condanna la darà solo Dio (Costanza è stata definito da qualche Scriteriato 🙂 genio cosmico ma deve fare ancora qualche “scatto” di carriera…), il giudizio possiamo darlo tutti secondo le nostre convinzioni, e le convinzioni di Costanza non mi sembra si scostino da quelle della Chiesa, chi appartenete ad altre chiese evidentemente esprime altri giudizi.

    4. Elena

      Il problema è quando una scelta “moralmente” non condivisibile fatta da un amico che stimi e a cui vuoi bene gli procura benessere e felicità senza causare danno ad altri e senza inutili ostentazioni. Che si fa?

      1. Il benessere non è rilevante: magari per un marito tradire la moglie (o viceversa) può essere un momento di benessere passeggero. Bisogna vedere che macerie ci si lascia alle spalle, e quanto dura. E quanto sia vero il benessere, e non illusorio. Quanto non sia una via di fuga da problemi che si riproporrebbero identici anche con un’altra persona. Quanto alla felicità, vera, profonda, stabile, non posso credere che una cosa che non risponde al nostro vero essere, alla nostra chiamata di creature, possa darne. Sono sempre più gli autorevoli psichiatri sostengono che l’omosessualità venga da uno sviluppo non sereno, e sia quindi un disturbo, dal quale si può guarire. Nel caso di un amico, dunque, stargli vicino, come dice Paola, volergli bene, ma avere anche il coraggio di prospettare la possibilità di un’altra interpretazione dei fatti, con delicatezza, misericordia, umiltà.

    5. Elena

      Mi devo scusare perché il termine “benessere” non è corretto. Intendevo naturalmente parlare di uno stato di pace interiore che si prova quando si sente di essere dove e come si dovrebbe. Io non Ho una grande esperienza in merito: conosco una persona che, riavvicinatasi alla chiesa, ha deciso di vivere la propria omosessualità nella castità, e con grande sofferenza cerca di portare avanti la sua scelta. Un altro, convinto di poter porre rimedio alla sua situazione, ha cercato aiuto in una normalità imposta e non ha retto, distruggendo la vita di moglie e figlia. In entrambi i casi preferisco sospendere il giudizio e darmi alla carità… per il resto condivido la posizione dell’articolo

      1. Ma “sospendere il giudizio e darsi alla carità” non significa proprio “stargli vicino […], volergli bene, ma avere anche il coraggio di prospettare la possibilità di un’altra interpretazione dei fatti, con delicatezza, misericordia, umiltà”? Se non c’è il tuo pensiero, Elena, accanto all’amico, che cosa (o, meglio, chi) c’è? Sono casi spesso sofferti, quindi c’è soprattutto da essere lì con loro, semplicemente accanto, ma penso (personalmente) che sia proprio la compresenza dell’affetto incondizionato e della divergenza di prospettiva che fa scaturire la meraviglia alla base della vera amicizia e dell’amore. Non credo che le vostre (e nostre) posizioni siano così distanti…

    6. Elena

      Assolutamente cyrano. BIsogna credere che Lo spirito santo suggerisca di volta in volta quando come e cosa dire. Nella mia esperienza ogniqualvolta mi sono preparata il discorsetto da fervente cattolica Ho miseramente fallito

  14. Alberto Conti

    In questi giorni sono stato poco presente per cui consentitemi alcune premesse:

    – elevo al Cielo, metaforicamente perchè sono stonato, il Non Nobis ed il Te Deum per il piccolo Filippo;

    – Paola, ho fatto scorrere gli interventi velocemente: notizie dell’esame di Valerio?

    – riprendendo quello che diceva ieri Laura, sono stanco di chi urla per porre (o imporre) le proprie ragioni, intanto perchè chi urla vuol dire che di ragioni (o ragionevolezza) ne ha poche e soprattutto perchè l’ideologia urlata fa il gioco del Potere azzerando l’uso della ragione nel popolo oltre che esasperare gli animi.

    Questo mi consente di passare al post di oggi in particolare alla contrapposizione tra Europride (urlato) e il silensio delle suore e del Pellegrinaggio Macerata-Loreto accumunati, come genialmente sottolineato da Costanza, dal peccato.

    Tempo fa un amico mi osservava (forse l’ho già detto) che “chi pone una domanda si attende una risposta, chi pone un’obiezione vuole solo sentirsi dire che ha ragione”; penso che la differenza tra i partecipanti al Pellegrinaggio, insieme alle suore Alcantarine, e i manifestanti dell’Europride sia tutta qui; non a caso il motto del Pellegrinaggio Macerata-Loreto è “il mendicante è il vero protagonista della storia”: il mendicante cioè colui che domanda.

    1. Grazie veramente Alberto, per il tuo interessamento.
      Valerio ha superato l’esame di verifica e conferma al Liceo musicale con un 7.50 di media e con un voto molto alto di strumento principale, Canto.
      La licenza di solfeggio è andata piuttosto bene : l’esame consta di 5 aree. In 4 ha avuto voti molto buoni; in una, che è la sua, il solfeggio cantato, hanno preferito risentirlo a settembre per farlo perfezionare maggiormente.
      Domani abbiamo i voti del liceo musicale scolastico (italiano, scienze, mate ecc.) : forse lì ci sonpo un paio di rischi, ma comunque è promosso.
      Grazie ancora 🙂

  15. giuliana z.

    @ Alvise: io non sto sempre sulle tangenziali! più che altro parto per la tangente, questo non lo escludo affatto!
    Poi voglio dire solo una cosa sul fatto che qui si divaghi o si possa far sentire estraneo qualcuno. Io non lo trovo affatto vero! certo alcuni di noi possono esprimere pareri forti o un po’ fastidiosi per il tono. Ma mi auguro che se questo è un blog si possa continuare a commentare e raccontare il proprio vissuto, ciascuno con il suo temperamento. Se metteremo sul piatto la nostra esperienza, se continueremo a giocare a carte scoperte, al tavolo continuerà ad esserci posto per i nuovi arrivati!

    1. giuliana z.

      ovviamente va bene anche divagare sul colore dello smalto, ma per esperienza io intendo dire quella della fede, cioè mettere a confronto quello che pretendiamo essere vero con la vita. Se la fede prescindesse dall’esperienza….allora sarebbe solo opinione.

  16. Fefral

    @miriam, ma sono d’accordo anche io con quello che scrivi. C’entra moltissimo, ma il tema messo sul piatto da costanza (come lei ha scritto e ribadito) non è la sfilata dei gay.
    L’obbedienza, virtù decisamente anacronistica, a mio parere non è altro che rimettere ordine nella natura ferita dal peccato originale. Prima di tutto ordine tra creatore e creatura. E creatura che è come il creatore ha voluto. Maschio e femmina li creó. Quindi sì, c’entra tantissimo.

  17. giuliana z.

    Siccome oggi mi sento “ispirata” e il commento di Fefral sull’ordine delle cose mi intriga particolarmente, mi ributto nell’agone e vi racconto un paio di cosette. Come avrete capito, sono stata molto presa nei giorni precedenti il referendum a motivare le mie scelte un po’ a tutti quelli che mi circondano, dal marito, ai parenti del marito (da cui sono stata più o meno insultata) all’amica agnostica. Tutta questa storia mi ha fatto ancor di più vedere come la scala dei valori, l’ordine delle cose, sia stata completamente ribaltata, anzi peggio, è come il gioco delle tre carte, che si spostano in continuazione ma che fanno sempre vincere il banco e tu punti ma perdi sempre, quindi la confusione è massima. Allora, la questione è banalmente questa: quando il Papa parla della famiglia naturale formata da uomo e donna, quando parla di omosessualità, procreazione assistita e di temi non negoziabili ecco che tutti gli danno addosso, l’oscurantista, il bigotto, l’ipocrita, il difensore dei pedofili ecc…
    Ma poi è arrivato il discorso ai diplomatici di non so qual pease asiatico, in cui ha detto di guardarsi dal pericolo di credersi controllori assoluti delle scienze e dalle potenzialità dell’energia atomica ed ecco che tutti mi hanno telefonato per dirmi “hai visto cosa ha detto il Papa? lo vedi che anche lui è contro le centrali nucleari? obbedisci al Papa, tu che sei così cattolica!”. Quindi tutti pronti a tirarlo per la tonaca, i detrattori. Visto come cambia in fretta l’odine delle carte sul tavolino dei truffatori?? e saranno ancora pronti a far su baracca e burattini quando il Controllore dell’ordine del mondo arriverà a fare pulizia nelle stazioni dove transitiamo per salire su questo o quell’altro treno.

    1. Alessandro

      Giuliana, se il card. Ruini parteggia pubblicamente (a mio modo con argomenti convincenti e perfettamente in linea con la dottrina sociale e morale della Chiesa) per l’astensione ai referendum (2005) sulla legge 40 (procreazione medicalmente assistita), allora si grida all’ingerenza clericale e alla lesa laicità dello Stato, se preti e vescovi e associazioni laicali si mobilitano – com’è accaduto nelle recenti consultazioni – per far votare sì ai referendum sull’acqua (adducendo citazioni a sproposito dalla Caritas in veritate, tirando in ballo del tutto a vanvera il povero S. Francesco e “sora acqua”), allora la Chiesa va ascoltata, svolge un ruolo “profetico” (?), non c’è nessuna ingerenza, la laicità dello Stato è salva.
      A proposito di citazioni a sproposito della Caritas in veritate. Nell’enciclica si dice (n. 27): “Il diritto all’alimentazione, così come quello all’acqua, rivestono un ruolo importante per il conseguimento di altri diritti, ad iniziare, innanzitutto, dal diritto primario alla vita. È necessario, pertanto, che maturi una coscienza solidale che consideri l’alimentazione e l’accesso all’acqua come diritti universali di tutti gli esseri umani, senza distinzioni né discriminazioni”. Ora, sulla base di questo passaggio i suddetti vescovi e preti e responsabili degli uffici di curia (con seguito assortito di riviste cattoliche missionarie e non) hanno ritenuto che la dottrina sociale cattolica imponesse di votare sì ai referendum sull’acqua. Quasi che, se la legge fosse rimasta com’era, sarebbe stato leso il principio che impone “l’accesso all’acqua come diritto universale di tutti gli esseri umani”. Figuriamoci!
      Altra citazione gettonatissima (Compendio dottrina sociale della Chiesa, n. 485) “L’acqua, per la sua stessa natura, non può essere trattata come una mera merce tra le altre e il suo uso deve essere razionale e solidale. La sua distribuzione rientra, tradizionalmente, fra le responsabilità di enti pubblici, perché l’acqua è stata sempre considerata come un bene pubblico, caratteristica che va mantenuta qualora la gestione venga affidata al settore privato. Il diritto all’acqua come tutti i diritti dell’uomo, si basa sulla dignità umana, e non su valutazioni di tipo meramente quantitativo, che considerano l’acqua solo come un bene economico. Senza acqua la vita è minacciata. Dunque, il diritto all’acqua è un diritto universale e inalienabile”.
      Bene: qui non è proclamato alcun divieto di gestione privata dei servizi idrici. Si dice solo che l’acqua deve rimanere un bene pubblico anche “qualora la gestione venga affidata al settore privato”. Tutto ciò era rigorosamente garantito dal vituperato decreto Ronchi-Fitto affossato dai sì. Cito Franco Bassanini (non sospettabile di simpatie per la detestata destra ultraliberista): “il decreto Ronchi-Fitto stabilisce in modo esplicito che l’acqua è un bene pubblico, che pubbliche sono le relative infrastrutture (acquedotti, depuratori), e che alle istituzioni pubbliche spetta fissare le tariffe. L’acqua resta un bene comune e gratuito; si paga il servizio che la capta, la porta nelle case o nelle fabbriche, la depura. Il prezzo lo fissano i Comuni (oggi), l’Agenzia pubblica dell’acqua (domani) […] Secondo il decreto Ronchi-Fitto, questi servizi (acqua, rifiuti, trasporto, ecc.) dovranno essere attribuiti in concessione (per un periodo predeterminato) alle imprese, pubbliche o private, che vinceranno apposite gare: vinca il migliore. Agli enti locali spetterà definire le condizioni e gli standard dei servizi (nei capitolati di gara e poi nei contratti di servizio) e controllare che siano rispettati (altrimenti potranno imporre multe o perfino revocare la concessione). Questa è la regola: la stessa che ispirò i precedenti tentativi di riforma, targati Giorgio Napolitano (I Governo Prodi) e Linda Lanzillotta (II Governo Prodi), entrambi non arrivati in porto. L’idea di fondo è che la gestione di questi servizi debba essere fatta da aziende industriali esperte e attrezzate: non importa se pubbliche o private o a capitale misto; importa scegliere le più efficienti, quelle che assicurano i servizi migliori a costi più bassi. E il meccanismo delle gare consentirà appunto di scegliere le imprese più efficienti. E costringerà tutti, a partire dalle imprese pubbliche, a migliorare la loro efficienza e a rinunciare a superprofitti, altrimenti perderanno le gare. Agli enti locali spetterà definire le condizioni e gli standard dei servizi e controllare che siano rispettati”.
      Ora, vorrei sapere come e in che cosa il decreto Ronchi-Fitto attenti ai principi irrinunciabili espressi dalla Caritas in veritate e dal Compendio. Per carità, non è che che chi abbia votato sì abbia disatteso questi principi. Dico solo che, se si ragiona con pacatezza senza slogan retorici, ci si accorge che nemmeno i fautori del no son venuti meno a quei principi (anzi, a dirla tutta, han dimostrato di non gradire lo statalismo, che non è molto apprezzato dalla dottrina sociale cristiana, mi risulta).

      Comunque, cara Giuliana, morale della favola: io non mi preoccupo per coloro ai quali della Chiesa non importa nulla e quindi a seconda dei loro comodi vedono o non vedono ingerenze clericali è chiese “profetiche”; mi preoccupo del monsignore dell’ufficio “salvaguardia dell’ambiente” della mia diocesi che, allineando citazioni incongrue e fuori contesto dei documenti della Chiesa, fraintendendo e mistificando la dottrina sociale cattolica (che pure dovrebbe ben conoscere), mi dice che faccio peccato se non voto sì ai referendum sull’acqua.
      Che c’entra questo con il tema della obbedienza cui è dedicato il blog? C’entra poco. Forse solo questo: che stavolta ho disobbedito a tanti preti (e non me ne rammarico).

    2. Alberto Conti

      Si, ci vorrebbe il tasto “mi piace”.

      “se si ragiona con pacatezza senza slogan retorici, ci si accorge che nemmeno i fautori del no son venuti meno a quei principi (anzi, a dirla tutta, han dimostrato di non gradire lo statalismo, che non è molto apprezzato dalla dottrina sociale cristiana, mi risulta).”

      Alessandro for Pesident

  18. paulbratter
    16 giugno 2011 a 13:08 #
    La condanna la darà solo Dio (Costanza è stata definito da qualche Scriteriato genio cosmico ma deve fare ancora qualche “scatto” di carriera…), il giudizio possiamo darlo tutti secondo le nostre convinzioni, e le convinzioni di Costanza non mi sembra si scostino da quelle della Chiesa, chi appartenete ad altre chiese evidentemente esprime altri giudizi.

    I) Che la dott.ssa Miriano sia un Genio Cosmico è ormai pacifico ed assodato da oves, boves et universa pecora, ed è oggetto di crescente e giustificata latria per la sua penna. Per l’onnipotenza, però, temo debba lavorare un altro po’. 🙂
    II) sulle ‘altre chiese’, mi pare che la Dominus Iesus abbia chiarito molto bene cosa si debba pensare delle ‘altre chiese’. Chi l’aveva scritta? Ah, sì, un certo Ratzinger. Aspetta, dov’è che ho già sentito questo nome?

    1. Alessandro

      Chiarito molto bene per chi ha voluto capire. Scrive il card. Biffi Giacomo (nelle sue Memorie):
      “I giorni più faticosi per i cardinali sono quelli che precedono immediatamente il conclave. Il Sacro Collegio si raduna quotidianamente dalle ore 9,30 alle ore 13, in un’assemblea dove ciascuno dei presenti è libero di dire tutto ciò che crede. […]

      Quale fosse nell’occasione il mio stato d’animo e quale la mia riflessione prevalente emerge dall’intervento che dopo molte perplessità mi sono deciso a pronunciare il venerdì 15 aprile 2005. Eccone il testo:
      “[…] 4. Infine vorrei segnalare al nuovo papa la vicenda incredibile della ‘Dominus Iesus’: un documento esplicitamente condiviso e pubblicamente approvato da Giovanni Paolo II; un documento per il quale mi piace esprimere al cardinal Ratzinger la mia vibrante gratitudine. Che Gesù sia l’unico necessario Salvatore di tutti è una verità che in venti secoli – a partire dal discorso di Pietro dopo Pentecoste – non si era mai sentito la necessità di richiamare. Questa verità è, per così dire, il grado minimo della fede; è la certezza primordiale, è tra i credenti il dato semplice e più essenziale. In duemila anni non è stata mai posta in dubbio, neppure durante la crisi ariana e neppure in occasione del deragliamento della Riforma protestante. L’averla dovuta ricordare ai nostri giorni ci dà la misura della gravità della situazione odierna. Eppure questo documento, che richiama la certezza primordiale, più semplice, più essenziale, è stato contestato. È stato contestato a tutti i livelli: a tutti i livelli dell’azione pastorale, dell’insegnamento teologico, della gerarchia.
      5. Mi è stato raccontato di un buon cattolico che ha proposto al suo parroco di fare una presentazione della ‘Dominus Iesus’ alla comunità parrocchiale. Il parroco (un sacerdote per altro eccellente e ben intenzionato) gli ha risposto: ‘Lascia perdere. Quello è un documento che divide’. ‘Un documento che divide’. Bella scoperta! Gesù stesso ha detto: ‘Io sono venuto a portare la divisione’ (Luca 12,51). Ma troppe parole di Gesù oggi risultano censurate dalla cristianità; almeno dalla cristianità nella sua parte più loquace”.

  19. Rodolfo

    Credo che la dottoressa Miriano ci abbia dato una bella lezione sul concetto di tolleranza. Il suo intervento sopra credo meriti particolare attenzione.

    Il concetto della tolleranza é, credo, spesso e volentieri violentato nel suo significato vero. Saper convivere con il diverso in un clima di rispetto non significa affatto evitare un confronto con questo e non poter tentare di aiutarlo se si crede sia il caso. Siamo tutti d’accordo sul principio che si condanna il peccato e non il peccatore, é chiaro. Ma appunto il peccato si può e si deve condannare. Non solo per il bene della persona che ci impegniamo ad aiutare ma pure per il bene della società tutta.

    Noi cattolici abbiamo una grande responsabilità perché abbiamo ricevuto strumenti che ci permettono di discernere il bene dal male. Non senza errori di valutazione é chiaro, ma li strumenti son li, sono a nostra disposizione. Spesso certo pecchiamo d’orgoglio e di superbia nella maniera con la quale proponiamo all’altro una diversa maniera di vivere la propria secondo valori diversi. Ma credo che pecchiamo ancor più a fare gli agnellini buoni bravi silenziosi e inopportunamente passivi. Non sono qui per dire come un cattolico debba comportarsi vis à vis degli omosessuali etc. ma a fare gli agnellini non si va lontano: non ci lamentiamo poi se i nostri nipoti (Dio non voglia, ma chissà) si troveranno a dovere fare con i conti con una sociètà culturalmente e moralmente confusa e disordinata. Se succederà la colpa sarà anche nostra. Perche non ci siam fatti sentire abbastanza.

  20. fefral

    lezione di emoticons per alessandro:
    faccina felice : – ) 🙂
    faccina triste : – ( 😦
    faccina strailare : – D 😀

    1. fefral

      scusate l’off topic, ma vorrei indire una manifestazione per la difesa dell’uso degli smiles sui blog: sono assolutamente necessari per capire i toni di chi scrive ed evitare che ci si scanni per errore: scanniamoci sì ma solo per una giusta causa 😎

    2. Alessandro

      Ce l’ho fatta!!!! Fefral, ce l’ho fatta!!!!! Manco Hegel e Severino m’avevano fatto sudare tanto!!!!!
      Mo non mi fermo più, spargo emoticons ovunque, voglio strafare, vado off topic, sono come un pupo col regalo di natale

      😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

  21. giuliana z.

    Alessandro: io non volevo entrare ancora una volta nel merito specifico del referendum. Era solo un esempio per dire che l’ordine delle cose è completamente rovesciato, lasciato all’emotività, alla soggettività. E che ci sono argomenti su cui il potere ci vuole uniti perchè sono più facili a far presa sul sentire comune (l’acqua, la salute, la giustizia in tribunale…)….. è tutto un correre dietro alle farfalle come diceva Milosz. Delle cose importanti davvero nessuno vuole discutere, al massimo vogliono farci trovare un punto di incontro a metà strada, come se la verità non ci fosse, o stesse un po’ di qua ma anche un po’ di là. La Chiesa per me è l’unico punto di riferimento serio perchè è l’unica che valorizza il mio umano, il mio vero io. E non mi fa sconti su nulla, mi dice che una cosa è bene e l’altra è male, ed in questo è madre, perchè se sbagli ti ama lo stesso, però ti corregge se sbagli. Quindi obbedienza è libertà, obbedienza è verità e amore.

    1. Alessandro

      Condivido quello che dici. Nel merito specifico del referendum ci sono entrato io (per l’ultima volta), per dire che – in sostanza – cerco (cerco) di obbedire alla Chiesa e non a uomini di Chiesa quando (in buona o in cattiva fede) mi dicono – portiamo un altro esempio – che è meglio lasciare da parte la “Dominus Jesus” perché è un documento integralista, che divide ecc…

    2. giuliana z.

      hai detto bene. La Chiesa e non gli uomini di chiesa, la confusione è infatti estesa a tutti, noi compresi. Siamo in questo mondo ed è veramente dura non lasciarci travolgere dall’impetuoso vento della mondanità….

  22. alvise

    RICAPITOLANDO
    PRETI, va bene!
    FRATI, va bene!
    MONACHE; benone!
    GIVINETTI accompagnati dalle suore ancora meglio!
    Coppie sposate cattolicamente. idonei!
    Coppie sposate in Comune: non idonei!
    Omosessuali: non idonei!
    Manifestazioni religiose che siano religiose cattoliche: idonee!
    Manifestazioni non religiose, gay, cameriere con spilloni, etc. previa idoneità da parte del Comitato!

  23. paulbratter

    allora anche:

    SANA TROMBATA TRA CONIUGI, vetero cattolico
    MAMMA SUROGATA CON UTERO IN AFFITTO CON DONATRICE DI OVULO E DONATORE DI SPERMA, progresso
    PAPA, stia zitto
    AUGIAS, dicce l’urtima sur papa
    GAY, più diritti
    FETI, meno rogne.

    1. isabella

      Aggiungo:

      ODIFREDDI, illuminato pensatore 😀
      CELIBATO ECCLESIASTICO, medioevo 😀
      OPUS DEI, ha ragione Dan Brown 😀
      CL, gruppo che agisce nell’esclusivo interesse della Chiesa 😀
      VITO MANCUSO, il miglior teologo della storia 😀

    2. Luigi

      Metodi naturali: piacere celestiale.
      Se dopo metodo naturale nasce figlio: Provvidenza infinita o Veneto masa imbriagon che ha fat mal i conti

  24. Luigi

    Alvise, ecco che mi hai appiccicato l’etichetta del Veneto imbriagon, sai che le etichette ci accompagnano con i pregiudizi, ora non verrò più preso in considerazione se non con una pacca sulla spalla e un sorrisetto. Costanza, i tuoi post mi piacciono sempre molto. Laura G.T. non ti ho ancora capito ma spero di riuscirci presto.

  25. alvise

    LUIGI: no, no imbriagòn, casomai, spero, qualche volta, compagno di sbronze, che è diverso, come il vecchio caro amatissimo, da Paul Bratter, Charles Bukowsky, ora caduto nel dimenticatoio, a proposito, cosa ne pensi te, LUIGI, dello scrittore scultore in legno gnomo della foresta Mauro Corona?
    PAULBRATTER: ma io non dico quello che dici te, io ho supposto delle ipotetiche idoneità e non idoneità assegnate dalla morale cattolica quale si manifesta e in questo blog (devo dire che la dottoressa Costanza Miriano in questo tipo di sanfedismo morale si è dimostrata tra le più rigide, sempre con grande l’amore per i fratelli, sicuro, ma l’amore è anche dover essere intransigenti, si capisce!).
    Gli esempi che te fai non sono riferibili al mio pensiero.
    Me, per esempio, non mi sentirai mai definire qualcosa, “progressista”

    1. alvise

      LO so: ho detto solo che vanno bene e sono idonei come le coppie sposate cattoliche; preti, frati, suore, sposati cattolici: bene, idonei….
      QUI non si è mai detto nulla dei non-sposati non-sacerdoti, cattolici, però, o sbaglio?

    2. paulbratter

      e io ho supposto delle ipotetiche idoneità e non idoneità assegnate dalla morale comune quale si manifesta e in quasi tutti i principali media mainstream.

    3. Alberto Conti

      Io comunque limiterei la questione Si o NO a:

      – Manifestazioni urlanti, che offendono (chiunque possa essere il bersaglio dell’offesa), che provocano danni – NO
      – Manifestazioni che chiedono (anche con una certa veemenza) rispettando le altre persone e proprietà – SI

      PS: rispetto non vuol dire essere d’accordo

  26. alvise

    CYRANO: dicevi che la sfilata gay rappresenta solo una minoranza, e questo è vero, ma tutte le
    manifestazioni non rappresentano tutti anzi solo la minoranza, a volte, dei manifestanti. Questo anche valeva, per esempio, per la beatificazione del Papa Santo (per antonomasia, diventato!).Sono sicuro che tanti credenti in Cristo hanno provato imbarazzo sia per la cosa che per la folla.

    1. …solo che la santa Chiesa, grazie a Dio, non pretende d’ispirarsi in toto a un modello governativo “democratico”: sarebbe interessante dilungarsi un po’ sui motivi per cui un concilio, ad esempio, venne a un certo punto ritenuto “ecumenico”, che sono motivi insieme di acclamazione popolare e di scelta gerarchica. Le due cose possono influenzarsi a vicenda, certo, ma non so di casi significativi (in senso stretto) in cui si siano determinate (in senso stretto). Quella mattina, poi, ero là, come puoi immaginarti. C’era anche Costanza e c’erano senz’altro tanti altri dei nostri lettori/commentatori; tantissimi altri non c’erano, per forza di cose o per scelta. La differenza dov’è? Che di tra noi nessuno ha condannato quelli che non c’erano o che “hanno provato imbarazzo”, e se qualcuno di quelli ha fatto diversamente con noi, neanche per questo li condanniamo. Questo si chiama “cattolicesimo”.

  27. isabella

    admin
    16 giugno 2011 a 16:59 #
    @Isabella:
    dai per favore basta mettere sempre in mezzo CL.
    Se ti va rileggi l’articolo di Costanza L’OSPITE COL MUFLONE
    https://costanzamiriano.wordpress.com/2011/05/17/lospite-col-muflone/#more-981

    REPLICA
    Caro Admin, capisco benissimo, perciò dico addio al blog con questa poesia.

    TRILUSSA
    LA GIUSTIZZIA AGGIUSTATA
    Giove disse a la pecora: -Nun sai quanta fatica e quanto fiato sciupi
    quanno me venghi a raccontà li guai che passi co li Lupi.
    E’ mejo che stai zitta e che li sopporti.
    Hanno torto, lo so, non c’è questione:
    ma li Lupi so’ tanti e troppo forti
    pe nun avè raggione!

    1. alvise

      ISABELLA: fai come me che tante volte mi sono sentito scoraggiato e poi mi sono di nuovo fatto sotto!!!
      BLOG: Ho letto il MUFLONE c’è scritto che Costanza non fa parte di nessun movimento in particolare, ma se qaulcuno ne fa parte non mi sembra una cosa
      così tremenda…o sì?

    2. fefral

      isabella, ho capito poco della polemica su CL ma non ho capito niente del perchè dici addio al blog….
      qual è il problema?
      Io per esempio conosco molto bene l’Opus Dei, e potrei dirne tante cose buone e tante altre meno buone… conosco persone di CL e potrei dirne altrettanto bene e altrettanto male, conosco qualche altro gruppo più alla lontana… e sempre potrei dirne bene e male. E di ogni parrocchia è così. E per la chiesa tutta è così.
      Perchè te ne vai?

  28. alvise

    CYRANO: credo che neanche quelli della sfilata omosessuale abbiano condannato quelli che non c’erano a sfilare….non capisco che vuoi dire, a volte sei troppo “tecnico”. (faccina sorridente!)

    1. mi spiace, non è mia intenzione, credimi. Volevo solo dire che il 1° maggio non si sono viste bandiere contro i gay (e perché dovevano essercene? Perché alcuni di loro dicono male della Chiesa?), ma una settimane fa sembrava che fosse stata scelta Roma per avere il Vaticano a tiro di sputo (hai visto qualche foto?). E perché “doveva” andare così?
      PS: per usufruire del corso accelerato di emoticon promosso da Fefral (che appoggio vivamente) bisogna ricordare – Fefral l’aveva omesso – che i segni vanno riportati senza spazi. D’altronde, se Fefral li avesse scritti come vanno scritti non li avreste visti! 🙂

    2. Alessandro

      Cyrano, ce l’ho fatta, ho imparato!!!! sono contento come una pasqua! Grazie a fefral e a te!!!

      😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀 😀

    3. fefral

      alessandro, sono felice!!!! ho finalmente ottenuto un risultato con questa mia partecipazione al blog! Sono riuscita a convertire qualcuno all’uso delle faccine!!! Che soddisfazione!

    4. fefral

      ovviamente senza la collaborazione di Cyrano non sarei riuscita a nulla! Bello però questo lavoro di squadra…

  29. admin

    @ Isabella
    mi dispiace ma in questo blog intervengono anche persone apparteneti a tanti movimenti, compresa CL, e non mi sembra il luogo adatto per innescare polemiche (oltre alla pessima testimonianza che daremmo). Se per te è proritaria la tua avversione a CL magari puoi parlarcene motivando però la cosa.

    @ Alvise
    forse non mi sono spiegato, ho solo chiesto (per favore, e come già aveva fatto Costanza sul suo post linkato) di non prendere di mira nessun movimento(CL nel caso specifico).

  30. Non sono ancora riuscita a leggere tutti i commenti, volevo soltanto dire una cosa ad Alvise prima che lui vada a nanna:
    Daniela Tarantino mi garba moltissimo!!!!

  31. La Chiesa e la musica di Dio
    “Mai più Sanremo a messa” Ora il Papa invita a cambiare partitura.

    Per tornare all’antico di Michele Smargiassi in “la Repubblica” del 16 giugno 2011 È ora di mettere al bando le «armi di distruzione di messa».
    Nella Chiesa italiana, spesso divisa, c’è un argomento che mette d’accordo tutti, un po’ più scandalizzati i tradizionalisti, un po’ più ironici i progressisti: le canzoncine devote che si ascoltano ogni domenica in tutte le parrocchie della penisola tra l’introibo e il missa est sono quasi sempre desolanti, banali, lagnose o bizzarre, talora ridicole e a volte perfino sbadatamente eretiche. Tanto che nessuno giurerebbe che lo strepitoso rap che la regista Alice Rohrwacher, appena acclamata a Cannes, fa cantare ai catecumeni nel suo film Corpo celeste («Mi sintonizzo con Dio / è la frequenza giusta / mi sintonizzo proprio io / e lo faccio apposta») sia del tutto inventato, e non magari ascoltato veramente in qualche oratorio di periferia. Non si può dire che gli allarmi non siano risuonati, è il caso di dire, molto in alto. Già venticinque anni fa l’allora cardinale Ratzinger fu spietato con la playlist degli altari: «Una Chiesa che si riduca a fare solo della musica “corrente” cade nell’inetto e diviene essa stessa inetta». Oggi, da pontefice amante della musica, insiste sul concetto in un libro, Lodate Dio con arte, applaudito dal maestro Riccardo Muti, anche lui esasperato da «quelle quattro strimpellate di chitarre su testi inutili e insulsi che si ascoltano nelle chiese, un vero insulto». La questione sta diventando spinosa, anzi esplosiva, perché da anni è sullo stile delle celebrazioni che si gioca l’aspra contesa tra conciliaristi e restauratori, con i secondi al facile attacco di quella «eresia dell’informe», come la definisce lo scrittore tedesco Martin Mosebach, che corrode la liturgia a colpi di «canti sguaiati». «A che serve avere belle chiese se la musica è penosa?», insorse dieci anni fa l’allora presidente del Pontificio istituto di musica sacra, il catalano Valentino Miserachs Grau. La Chiesa francese ha risolto la questione da tempo, con piglio gallicano, stilando una lista rigorosa e vincolante di canti ammessi, una sorta di canatur, versione canora dell’imprimatur. Invece in Italia, sede del cattolicesimo ma anche patria del bel canto, l’anarchia del parrocchia’n’roll sembra ingovernabile. Ogni diocesi dovrebbe possedere un Ufficio di musica sacra tenuto a vigilare sulla serietà del sacro pop, ma di fatto quel che finisce per risuonare tra banchi e navate è quasi sempre frutto della creatività improvvisata di qualche catechista munito di iPod, o di certi sacerdoti chitarristi. La scena, un po’ dovunque, dev’essere quella frettolosa e distratta descritta dal bolognese don Riccardo Pane nel suo sconsolato pamphlet Liturgia creativa: «Prima della messa mi piomba immancabilmente in sacrestia qualcuno a chiedere: “Don, che cosa cantiamo?”, e il mio ritornello è inesorabilmente “vatti a leggere le antifone e vedi se trovi un canto che ci azzecca”». Il risultato è nelle orecchie di tutti. Reperibile a vagonate anche sui canali di YouTube, pure in versioni medley e remix. Motivetti che non ci azzeccano proprio, incongruità (Signore scende la sera cantato alla messa delle 11 di mattina), cascami di musica di consumo, simil-Ramazzotti e para-Baglioni, esotismi world music con bonghi e maracas (come il cantatissimo Osanna-eh «africano») che sconcertano le vecchiette, azzardi stilistici estremi (c’è un Gloria hip-hop), perfino cover da grandi successi (allucinata la parafrasi del Pater sull’aria di The Sound of Silence di Simon & Garfunkel: «Padre Nostro tu che staiiii / in chi ama veritàaaa…»). La ribellione è nell’aria, un gruppo Facebook frequentato da sacerdoti ha stilato perfino la classifica dei canti più disastrosi: ha vinto con 374 nomination l’Alleluja delle lampadine, ribattezzato così perché di solito è accompagnato da gesti delle mani che sembrano mimare il lavoro di un elettricista. L’arcivescovo di Bologna Carlo Caffarra ha spuntato personalmente a matita rossa dai libretti parrocchiali i canti «che non devono più esserci», come Alleluja la nostra festa, visto che, semmai, la messa è la festa del Signore. Da più parti s’invocano il ripristino d’autorità del Gregoriano e la disciplina monostrumentale dell’organo a canne, o almeno dell’armonium. Sotto queste pressioni, un paio d’anni fa la Conferenza episcopale chiese al suo consulente don Antonio Parisi, esperto di musica sacra e compositore, di mettere ordine nello sconcertantefrastuono. Povero don Antonio, si trovò di fronte un oceano di quindicimila canti, canzoni e canzoncine estratti da quarantacinque anni di raccolte nazionali e locali. E c’era di tutto. Delle musiche abbiamo detto, ma i testi, i testi ancora peggio. Pieni di parole tronche, da poesiola delle elementari («Il nostro mal / sappi perdonar…»), banali, inappropriate, di orrori grammaticali («Te nel centro del mio cuor»), di espressioni rubate a qualche spot televisivo di banche («Tutto ruota intorno a Te»), quando non sono zeppi di ingenuità (definire Maria «l’irraggiungibile» non è incoraggiante per la partecipazione al rosario) e di veri e propri strafalcioni teologici, commessi sicuramente in buona fede, magari per far quadrare un verso: cantare «Tu che sei nell’universo» solo perché «nell’alto dei Cieli» non ci stava, più che riecheggiare una canzone di Mia Martini significa circoscrivere Dio dentro la sua Creazione, e non va proprio bene. Un compito immane, defatigante, sconsolante, da cui don Parisi riuscì meritoriamente a far scaturire un Repertorio nazionale di canti per la liturgia che ne seleziona 384 decenti e adeguati, ma che ancora non fa testo: «Non si può procedere per imposizioni», spiega, «bisogna formare, formare persone nelle diocesi, nelle parrocchie, far studiare musica ai presbiteri, agli animatori, ai catechisti, il canto liturgico non è un optional, è un segno sacro». Giusto non voler guastare l’entusiasmo degli animatori parrocchiali, volonterosi e incolpevoli. Ma il punto è questo, che i canti durante la messa non sono un “accompagnamento”, non sono gli “stacchetti” fra un responsorio e una lettura: fanno parte della liturgia, sono cosa sacra come le parole dell’Elevazione. Come è possibile che la stessa Chiesa che ripristina la messa in latino chiuda un occhio di fronte alla colonna sonora da X-Factor di quella in italiano? I conservatori hanno una spiegazione storica: la profanazione canora cominciò con «la deflagrazione nucleare» chiamata “Messa Beat”. Chi la ricorda? Anno 1965, Concilio appena terminato, fibrillazione del rinnovamento, il maestro Marcello Giombini accantonò le colonne sonore degli spaghetti-western e, ispirato, scrisse una messa musicale «per i giovani». Davvero una bomba atomica. Trasmissioni Rai, concerti, tournée internazionali, benedizione del gesuita padre Arrupe, 45 giri pubblicati dall’etichetta discografica delle Edizioni Paoline. Il torrente non si fermò più, proliferarono i «complessi» da scantinato di canonica, alcune band divennero famose, Angel and the Brains, The Bumpers, per non dire delle due formazioni parallele dei Focolarini, Gen Verde e Gen Rosso, le cui audiocassette infestano ancora gli oratori. Ma fu così che la Chiesa non perse l’onda del Sessantotto. E non fu affatto una sciagura, assicura monsignor Vincenzo De Gregorio, responsabile per la liturgia musicale della Cei: «Prima le messe erano o tutte recitate o tutte cantate, ma cantate solo dal coro, solo da ascoltare. La Messa Beat fu una sana apertura, ed era di qualità, il guaio come sempre sono gli epigoni. Anzi, il guaio è la cultura musicale inesistente degli italiani. In questo Paese ormai si canta solo a messa». I tradizionalisti sbagliano. Dare la colpa al Concilio è troppo facile, anche la Chiesa guardinga dell’Ottocento ebbe parecchi problemi con le hit parade da altar maggiore. Sentite come nel 1884 la Sacra congregazione dei riti elencò con disgusto quel che rimbombava tra le navate: «Polcke, valzer, mazurche, minuetti, rondò, scottisch, varsoviennes, quadriglie, galop, controdanze, e pezzi profani come inni nazionali, canzoni popolari, erotiche o buffe, romanze…». Il difetto della Chiesa post-conciliare semmai fu trovarsi musicalmente impreparata alla sua stessa rivoluzione liturgica. Con l’abbandono del latino, la Cei predispose il nuovo messale in italiano, ma trascurò il rinnovamento del repertorio canoro. A disposizione c’erano solo un po’ di litanie antiquate, Mira il tuo popolo, T’adoriam ostia divina. «Ai parroci non restò che prendere le canzonette del gruppo rock che faceva le prove in oratorio, o quelle dell’ultimo campeggio scout, e portarle sull’altare», sospira monsignor De Gregorio. Risultato: un’infantilizzazione drastica dei contenuti, degli stili, dei testi. Eppure ci sono, nel grande mondo ecclesiale, talenti da utilizzare, compositori di qualità. Don Parisi li cita con rispetto: don Marco Frisina, compositore apprezzato anche negli Usa, don Pierangelo Sequeri, autore del diffusissimo Symbolum 77, il gesuita Eugenio Costa, il camilliano Giovanni Maria Rossi, il salesiano Domenico Machetta… «Vedo il bicchiere mezzo pieno: sono passati solo cinquant’anni dalla riforma conciliare, è presto per tirare delle conclusioni». La Cei sta pensando di commissionare a loro un nuovo repertorio, finalmente di qualità. Nell’attesa, quando rintocca lacampana della messa, viene ancora il sospetto che le parrocchie d’Italia, come patrono della musica, non invochino santa Cecilia, ma Sanremo.

    1. Elena

      Da ex (purtroppo) soprano di coro a cappella, rigorosamente allevata a gregoriano, palestrina, josquin des prez, da victoria, potrei anche essere d’accordo. Ma sinceramente preferisco un alleluja delle lampadine cantato con gioia e partecipazione a un’ave maria di da victoria eseguita con dubbia intonazione e orrido stile baroccheggiante dal celeberrimo e “sublime” coro della cappella sistina (ribattezzato ai miei tempi “si-stona”). La cosa più lontana dal “lodate Dio con arte” (e anche solo “lodate Dio”) che abbia mai sentito. Inscoltabile.

  32. sorellastragenoveffa

    Grazie per aver messo tutto l’articolo, che altrimenti non avrei letto, condivido, e condivido anche che urge il tasto “mi piace”!

  33. admin

    non è che non voglio metter il tasto MI PIACE e che non si può mettere, non è facebook!
    (almeno credo….)

  34. angelina

    Obbedire, perchè? E soprattutto, a chi; genitori, coniuge, figli, capo,….alla vita forse? Ma se si tratta di obbedire alla vita, non è che ogni tanto potrebbe (la vita, o magari il suo autore) darci indicazioni decentemente chiare?
    Caro, stupendo “aggregato antropico” (forte Cyrano!), Costanza è una padrona di casa che affascina con i suoi post e il suo stile, i commenti pure. In particolare l’argomento di oggi. Spero che se ne parli ancora.
    Saluti da uno degli occhi silenziosi della tappezzeria (mi pare, o qualcosa del genere….)

    1. Laura C.

      Forse, semplicemente, non hai letto il libro di Costanza…. ti assicuro che la “padrona di casa” si sa spiegare molto bene!

    2. Obbedire alla nostra vocazione, direi in sintesi. E le indicazioni se preghiamo, cioè diamo a Dio il tempo di parlare, arrivano. A me personalmente arrivano fin troppo chiare. io fischietto, faccio la gnorri, ma Quello insiste, porca miseria.

    3. lieto di averti stanata, Angelina! 🙂 Dillo a qualche altro pezzo di tappezzeria silente, che noi, le vostre chiacchiere, ci piace sentirle per intero! 🙂

  35. Luigi

    Personalmente sono d’accordo con l’abuso di canzonette ma da noi funziona che con il chitarrista ex scout arrivano i bambini a messa, con le mamme e poi i ragazzini e ragazzi che fanno gruppo e non si drogano e si fa comunità. Altrimenti solo vecchi. Che si deve fare?

  36. @Cyrano:
    Grazie per ” Nessuno vorrà negare che ANCHE Daniela sia una donna “intelligente e di classe”…”
    ma di classe è Fefral io sono DANIELA TARANTINO, con stile si, ma più cattiva!

    Leggendo tutto mi sono venute in mente le parole dell’ennesima canzone brasiliana (lo so che il Brasile non va tanto di moda, ma cosa posso fare se non mi vengono in mente i classici e se non ho studiato latino???)

    Disciplina é liberdade
    (DISCIPLINA E’ LIBERTA’)
    Compaixão é fortaleza
    (COMPASSIONE E’ FORTEZZA)
    Ter bondade é ter coragem (Ela disse)
    (AVERE BONTA’ E’ AVERE CORAGGIO – LEI DISSE)
    Lá em casa tem um poço
    (A CASA MIA C’E’ UN POZZO)
    Mas a água é muito limpa…
    (MA L’ACQUA E’ TROPPO PULITA…)

    Credo che c’entri molto sulla questione tolleranza nei confronti delle persone omosessuali e gay (che poi non è la stessa cosa). Mio fratello è omosessuale e non sopporta i gay esibizionisti del gaypride, non sopporta quelle manifestazioni di piazza…

    Tralasciando il mio caso personale, che a me porta un dolore immenso, io lo amo e lo accetto così com’è, perché chi sono io per credermi migliore di lui???? Ma non posso dire che la cosa mi è indifferente. Lui lo sa come la penso io. E lo sa anche l’altro mio fratello che è agnostico, che con la moglie ha adottato lo stile “gatti al posto dei figli” (a me arrivano foto e cartoline del mio “nipote”) per poter bere champagne e viaggiare… Per loro io sono integralista, ma ci amiamo così come siamo!

    Ho già detto più di una volta che la parola tolleranza non mi piace: io non vorrei mai essere tollerata, ma amata. Non voglio sopportazione ma compassione.
    Per essere compassionevoli dobbiamo essere forti, una madre sa bene cosa vuol dire: se ami tuo figlio lo devi correggere, indirizzare, far capire quando sta andando a mille contro un muro.
    Essere buoni, non essere fessi. La bontà non può prescindere dalla giustizia e del coraggio di indicare ciò che è bello, che è vero, che è giusto.
    Anche se l’acqua che zampilla da quel pozzo ci sembrerà troppo pulita per il nostro essere infimi, siamo invitati a berla!

  37. Proseguiremo, tranquillo. Ometto d’indicarti bettole in cui i tuoi “argomenti” hanno il loro giusto contesto solo perché ne avrai già una lista dettagliata. Alla fin fine, caro “uomo libero”, è triste che la prima cosa che vi rode sia proprio l’auri sacra fames… che giustizia c’è a rimproverare agli altri i peccati che si commetterebbero volentieri, avendone le possibilità? Quanto a quel mandato che dici: siamo noi stessi che l’abbiamo ricevuto, e nel nome della Chiesa troviamo casa, tepore, gloria e vanto. Ora sappi che non c’interessano questi insulti gratuiti: ti ho risposto di nuovo solo perché tu non t’illuda che allo sciocco qui viene lasciata l’ultima parola. D’ora in poi ogni tuo commento che non sia teso a un dialogo onesto e pacato (seppur critico quanto vuoi) verrà censurato.

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