La cosa bella di quando finisco di scrivere un libro (e le bozze e le revisioni e tutto) è che finalmente posso leggere a mia volta, e anche se il tempo è sempre poco, è comunque un sollievo veder scendere la pila dei volumi che torreggiano accanto al letto. Rimane il momento doloroso della scelta, da cosa cominciare, e a quale delle altre ottocentosedicimila cose dire di no, per dire sì alla lettura.
Nel caso di “Dio vive in Olanda” l’elemento che ha fatto saltare la lunga fila a questo piccolo, prezioso volume è che il tema mi interessa moltissimo, in modo viscerale, quasi doloroso, direi. Lo esprime il sottotitolo: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”
Da un anno faccio parte dell’Opera del Duomo di Orvieto, l’antichissima istituzione che – fin dalla posa della prima pietra nel 1290 – si occupa di provvedere alla manutenzione e alla conservazione della Cattedrale e dell’amministrazione dei suoi beni. Nell’ambito di questo ruolo, mi è stato chiesto di organizzare – nell’arco dei tre anni del mio incarico – degli eventi culturali. Mi è sembrata quindi la giusta occasione per tentare di restituire a questo luogo sacro, accanto all’universalmente riconosciuta bellezza artistica, anche una voce in grado di parlare alla solitudine e allo smarrimento degli uomini di oggi.
Come tutti sanno, il Duomo ospita all’interno della Cappella di San Brizio il Giudizio Universale di Luca Signorelli, e per questa ragione ho avuto l’idea di dare vita – invece del solito festival con dibattiti e presentazioni di cui ormai abbiamo molti esempi di successo nel nostro paese – a una dimensione diversa e più approfondita di comunicazione. Saranno infatti soltanto quattroLectio Magistralis ispirate, seppure in modo diverso, al tema del Giudizio Universale. Il mio intento è quello di creare un appuntamento annuale nel quale le persone che si fanno domande possano ritrovarsi per poter approfondire stimoli e riflessioni che sono al di fuori dal frastuono dei media. Il mondo contemporaneo ci pone davanti a tante e sempre nuove sfide, ed è proprio, a mio avviso, la risposta che sapremo dare a queste sfide che ci renderà capaci di indirizzare la nostra società verso una dimensione più umana del vivere o verso invece scenari di apocalittica distruzione.
Il passaggio in autostrada, anche per un brevissimo tratto come quando andiamo a Perugia, comporta per la mia prole l’acquisizione di un diritto inalienabile, e cioè un buono bar, o più esattamente un buono schifezza del quale usufruire durante il viaggio. Anche il nostro viaggio a Orvieto dunque è stato interrotto dalla pausa ciucci caramella e dal conseguente faticosissimo mercanteggiare (“no, tu hai avuto una goleador, che vale più di tre tuc, me ne devi un altro”: c’è un’apposita borsa valori che calcola gli scambi in valute diverse). La pausa pipì poi viene richiesta quando il pulitissimo bagno di casa è stato lasciato da un massimo di dieci minuti, in modo da rendere l’impresa (andare in bagno senza toccare tavolette estranee) davvero impegnativa, ma prima del mare un po’ di bicipiti rinforzati vanno anche bene. Continua a leggere “Una bellissima giornata tra nuovi amici”→
Ci sono momenti della vita in cui un’indisposizione – tipo influenza– consente di sottrarsi al flusso dei doveri impellenti e di riflettere e pregare senza fretta. Sono momenti in cui ritornano i volti delle persone care e ti accorgi che tutte le persone sono care. La vita sembra uno scorrere di acque attraverso cui si vede qualcosa di fermo, un fondo pietroso, e quel fondo è il Vangelo, le cose dette e fatte da Gesù. “Vi ho chiamati amici…” chi è che ha costruito la Storia come Gesù?
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