Carriera Alias e tutela dei minori

Se un ragazzo vive una sofferenza, di qualsiasi genere, va affiancato con delicatezza e rispetto, ma sempre ricordando che è un ragazzo, e che probabilmente con quella sofferenza sta chiedendo una paternità e una maternità che non ha ricevuto, forse non come il suo cuore desiderava. La sofferenza di un ragazzo non è uguale a quella di un uomo. Abbiamo un compito educativo, davanti a un ragazzo che soffre, e se bisogna rispettarlo, senza dubbio, si ha anche il dovere di indicare la verità, più che con un adulto. Insomma, non ci si può limitare a stare accanto con delicatezza. Educare ha a che fare con “ducere”, guidare. Oggi sempre più ragazzi esprimono il loro disagio facendo fatica con la propria identità sessuale. La risposta però non può essere quella di assecondare questo disagio, significa dare diritto di cittadinanza a quella percezione di sé. Come spiegano i giuristi del Centro Studi Livatino, la carriera “alias” adottata da un centinaio di scuole in Italia è una procedura non prevista dalla legge né autorizzata dalle autorità competenti. Ma soprattutto al di là della legge chiediamoci: aiuta davvero una ragazza che si sente ragazzo il fatto di essere chiamata con un altro nome da maschio? Non rimarrà forse il suo dolore? Il tentativo di cambiare la realtà – siamo maschi o femmine – con la burocrazia è destinato a fallire, ma soprattutto è troppo poco. È piuttosto un modo di lavarsi le mani: pensi di essere un maschio anche se sei femmina? Ti accontento, fai come vuoi. Non credo che si risponda così a una sofferenza, troppo facile. L’articolo del Centro studi.

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Attenti a chi vuole mettere le mani sulle menti dei vostri figli. #liberidieducare

#liberidieducare

di Costanza Miriano

Pretendo che da settembre si insegni in tutte le scuole pubbliche, anche in quelle dell’obbligo, il modo di vivere la sessualità proposto dal Vangelo, e tradotto dalla Chiesa, perché è quello giusto. Credo che vivere la sessualità dentro il matrimonio custodisce e salva i nostri cuori, ci rende maturi e fecondi. Pretendo dunque che nessuno possa esigere di essere informato a riguardo, non ce n’è bisogno, perché quella è la Verità, tutti i ragazzi indiscriminatamente dovranno ripetere che la pillola è sbagliata, che l’aborto è un omicidio, che la sessualità buona è dentro un vincolo matrimoniale e aperta alla vita. Pretendo che nessun genitore chieda di essere informato né di firmare un consenso in merito, e che non vengano organizzate attività alternative per chi non voglia ascoltare le lezioni sulla sessualità e sulla affettività che faranno i miei amati sacerdoti, leggendo per esempio in classe Amore e responsabilità di san Giovanni Paolo II invece di descrizioni della fellatio della Mazzucco.
Se un qualsiasi cattolico andasse in giro a dire queste cose verrebbe probabilmente denunciato o minimo preso per pazzo, accusato di essere violento, non rispettoso della libertà di pensiero, gli si direbbe che vuole plagiare le illuminate menti dei cittadini di domani, per rigettarli nell’oscurantismo di noi bigotti cattolici tradizionalisti. Se invece avviene l’opposto, lo si chiama progresso, e i genitori non hanno diritto neanche di essere informati al riguardo, né di autorizzare alcunché. È quello che succede nella maggior parte delle scuole occidentali, è quello che potrebbe succedere in Italia: un indottrinamento sulla sessualità, l’affettività, il genere, senza alcun coinvolgimento delle famiglie.

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Sul gender nelle scuole non abbasseremo la guardia

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di Costanza Miriano

Ieri davanti al Miur, per difendere i nostri figli.
Per me è stato facile: io e le piccole siamo state fuori di casa un’ora in tutto (c’era un figlio sotto esame da far agitare un po’, per essere certa che la sua ansia non diminuisse troppo). È vero, faceva caldo, ma ho risolto con un patteggiamento: dieci minuti di sole contro tre palline di variegato al cioccolato (il presidio davanti al Miur prevedeva bimbi e zainetti). Ma c’è gente che è venuta da Trieste, Verona, Treviso, Brescia, e chissà quanti altri da dove.   Continua a leggere “Sul gender nelle scuole non abbasseremo la guardia”