I Millenials e l’overdose da gender

di autori vari

di Davide Vairani

Liberi di sentirsi ciò che si vuole e  si desidera al momento. E’ il gender bellezza, è trend e cool. Non ci puoi fare niente. La narrazione che il Potere vuole imporci a tutti i costi quale esempio di libertà e progresso ha arruolato di buon grado anche la prestigiosa rivista settimanale “Time”. Titolo della copertina di “Time”: “Beyond he or she”, cioè oltre “lui” o “lei”. Il settimanale racconta in un lungo reportage come i Millenials ridefiniscono il proprio genere.

I Millennials per convenzione sono i giovani, la generazione del nuovo millennio (anche detta generazione Y) ed esattamente sono tutti coloro nati tra il 1980 e 2000, che hanno la caratteristica di essere la prima generazione al mondo ad essere nata nel mondo della comunicazione globale dove tutto è connesso e relazionato. Lo aveva già fatto qualche tempo fa’ un’altra prestigiosa e blasonata rivista: il National Geographic, quando aveva sbattuto in copertina una bambina transgender di nove anni e un lungo reportage che aveva lo stesso obiettivo.

L’intero reportage di “Time” tenta di esplorare, per mezzo di testimonianze dirette e ricostruzioni congetturali, la vasta gamma di combinazioni che consente ai Millennials di moltiplicare i generi cui sentono di appartenere. Tutto il reportage si basa su sondaggio commissionato da GLAAD  (Gay & Lesbian Alliance Against Defamation), un’organizzazione americana no-profit tra le più potenti nell’attivismo LGTB. Quella – per capirci – che ogni anno assegna il “GLAAD Media Awards, premio assegnato alle persone e alle produzioni dell’intrattenimento, “per il loro contribuito nel dare un’immagine più veritiera e accurata della comunità LGBT e delle questioni che riguardano la loro vita”.

L’articolista definisce questi ragazzi “hyperindividual, you-do-you”, cioè iperindividualisti e fai da te, cogliendone un aspetto fondamentale. Il comune denominatore delle loro singole storie non è tanto la non appartenenza a uno dei generi prefissati – maschio e femmina -, ma la ferma convinzione che sia la loro interiorità a plasmare l’esteriorità o, meglio, che il solo modo di conoscere una verità oggettiva riguardo a sé sia la propria stessa sensibilità. Harris Poll – il curatore tecnico del reportage – ha scritto che il GLAAD ha intervistato decine di persone in tutti gli Stati Uniti circa i loro atteggiamenti verso la sessualità e il genere, da San Francisco a una piccola città del Missouri. Risultato? Il 20% dei Millennials si dichiarano aperti ad ogni forma di identità sessuale. Quando la società di ricerche di mercato “Cultura Co-op” – specializzata in ricerche e studi sugli atteggiamenti dei giovani americani- ha chiesto a circa 1.000 i giovani se pensano che le famose 60 opzioni di genere previste da Facebook siano troppe, quasi un terzo di loro ha risposto che credono siano troppo poche e che tale impostazione sia influenzata negativamente dell’oscurantista e tradizionalista “destra”.

Che dire? Ho l’impressione che queste operazioni mediatiche ormai comincino a stancare la gente e sortiscano – dal loro punto di vista – l’effetto opposto. Sbaglierò, ma ho la sensazione che la gente comune stia piano piano capendo l’imbroglio che si nasconde e che – soprattutto – si stia assistendo ad una overdose e ad una sovraesposizione del tema talmente invasivo da generare una sensazione di ripulsa più o meno motivata o consapevole. Possibile che accendendo la Tv o leggendo un quotidiano a qualsiasi ora e in qualsiasi giorno ci siano sempre gay, gender-fluid, analisi più o meno corrette, pensieri dei vip, parole sparate in ogni contesto, sempre e comunque indirizzate a convincerci che tutto questo non solo è normale, ma rappresenti il progresso al quale tutti ci dobbiamo adeguare? E’ una regola della comunicazione, indipendentemente da aspetti etici o antropologici: il troppo stroppia. In una società sempre più globalizzata nella quale è facile per ciascuno di noi cercare notizie e informazioni, non so quanto funzioni ancora la famosa Finestra Overton. Ripetere all’infinito e in maniera ossessionante sui giornali e in Tv che ciascuno è libero di scegliere quando e come vuole la propria sessualità, il proprio genere, il proprio modo di viverli e al tempo stesso imporre questo dato come regola del progresso che avanza di fronte al quale è giusto e bene che tutti noi ci adeguiamo, bhè, ho qualche dubbio che oggi funzioni come accaduto fino a qualche tempo fa’.

Ho compassione per giovani così. E sono convinto che la stessa impressione ce l’abbiano sempre più persone. Semplicemente perché il Potere funziona e dura fino ad un certo punto. La gente non è né scema e né tantomeno così manipolabile come il Potere pensa. E’ troppo tempo che sul piano mediatico assistiamo ad un bombardamento senza limiti di una realtà che è finta, di plastica, non vera e che produce solo un senso di compassione e tristezza. Se ci si ricorda che dietro le copertine i giornali contengono articoli, e se dunque si legge lo sterminato e interessante reportage su come la scienza ci stia aiutando a capire il genere, si apprendono alcuni elementi piuttosto istruttivi. Nel reportage del National Geographic in realtà l’unica cosa che veniva confermata (se lo leggiamo fino in fondo) è che si tratti soprattutto di una questione di pronomi, di definizioni, insomma di parole: come quelle che dalla Nigeria alla Thailandia, dal Messico a Tonga, consentono di codificare e dunque definire un terzo genere, che esiste solo entro determinati confini geografici. In Samoa uno può essere maschio, femmina o fa’afafine, ma appena va all’estero scopre che i generi restano due.

Emerge anche che il genere è “un amalgama di parecchi elementi: cromosomi, anatomia, ormoni, psicologia e cultura”. Ne consegue che il genere ha a che fare con convinzioni e condizionamenti, e infatti National Geographic dice testualmente che “ci si interroga sulla propria identità di genere perché oggigiorno si parla molto di questi argomenti”. È un raro caso di nome che crea la cosa: per questo non ci si limita ad accettare il proprio approccio alla sessualità come “hobby e scelta di vestiario”; per questo sta aumentando vertiginosamente il numero di “non conformisti di genere, una vasta categoria che nella scorsa generazione non aveva nemmeno un nome”. È una questione di parole, quindi di discorsi e teorie che creano la casella che uno, ingenuamente, crede ritagliata apposta sulla propria identità oggettiva e intima.

Nel reportage di “Time” la cosa è ancora in realtà più lampante: tale sensibilità individuale dei giovani viene identificata con l’emotività, tralasciando il discernimento che è la capacità di chi è sensibile di trovare una mediazione fra sentimenti e circostanze. Ciò vincola l’oggettività alle emozioni: “Mi piace essere neutro”, spiega un giovane, sancendo di conseguenza di essere neutro; scelta ammirevole in quanto sarebbe molto vantaggioso, ammetto, che per diventare ricco bastasse l’evenienza che mi piaccia essere ricco. Senza considerare che le emozioni sono per definizione passeggere, come nel caso del giovane che dichiara: “Alcuni giorni sento che il mio genere possa coincidere con quello assegnatomi alla nascita, altri giorni no”. Anche in questo caso ammetto che sarebbe una soluzione geniale sentirmi ricco (e quindi esserlo) alcuni giorni all’anno ma non in quelli in cui devo pagare le tasse, abbattendo l’aliquota.

Insomma, ne esce una caricatura dei Millennials. La realtà è ciò che ciascuno si figura allo scopo di sentirsi bene. “I vostri termini non riflettono la mia realtà”; “Per me va bene essere me, qualsiasi cosa sia”; “Un determinato genere risulta sensato nelle loro teste, quindi va bene”, sono alcune delle frasi che vengono messe in bocca ai giovani intervistati.

Ho come l’impressione che sia ancora una volta la solita bufala che si vuole spacciare per maggioranza: sul piano statistico e sociologico, cosa rappresentano 1.000 interviste su una popolazione (quella americana) di 325 milioni di persone? Nulla. I Millennials sono molto di più di ciò che troppi vogliono rappresentare: sono una generazione che si sottostima. Una generazione che ha tutte le potenzialità per fare grandi cose: se solo gli adulti che comandano il Mondo la smettessero di manipolarli anziché accompagnarli nella scoperta di sé.

fonte: La Croce quotidiano

 

56 commenti to “I Millenials e l’overdose da gender”

  1. L’ennesima rivoluzione calata dall’alto perché qualche poveraccio trascurato dalla famiglia e stanco di essere trasparente la faccia sua, ci metta la faccia, e così ce la possano raccontare come “venuta dai millenials”. E i consumi compensativi crescono, gli psicologi lavorano, e si passi da un nucleo familiare in grado di risparmiare ad una moltitudine di atomi disorientati che prendono prestiti per spendere anche quello che non hanno. Il PIL deve crescere….

  2. Un campione di 1.000 intervistati, al contrario di quel che si dice nell’articolo, può restituire un’immagine vicina al vero della realtà. L’ottimismo dell’autore dell’articolo è purtroppo fuori luogo, per quanto mi riguarda: se solo pochi anni fa si fosse fatta una analoga ricerca, i risultati non sarebbero stati così sconfortanti. Il bombardamento paga, e pagherà sempre di più. Come credete che educheranno i loro figli questi millennials?

  3. Il grande fratello che si trasforma in grande noia che avvolge il pianeta.Il maschio per diventare uomo deve scoprire la sua parte femminile e così la femmina per diventare donna deve incontrare la sua parte maschile, ma questo cammino per diventare esseri umani è troppo faticoso, non c’è bisturi, non ci sono ormoni. Non fa tendenza! Sarebbe una rivoluzione troppo sconvolgente e Gesù è stato messo in croce per averci indicato la via.

  4. Piccola notiziola a margine da assommare alle follie che prendono il posto delle evidenze naturali.
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    “Prima si faceva chiamare Gavin e ora Laurel: fatto sta che la Hubbard è la prima donna transessuale (? o uomo transessuale – mia nota) a vincere una gara internazionale di sollevamento pesi. È accaduto qualche giorno fa in Australia nella categoria +90 kg che ha visto la 39enne neozelandese salire sul gradino più alto del podio, innescando soprattutto una serie di reazioni, pro e contro, per la sua presunta (SIC! presunta) superiorità fisica rispetto alle rivali.

    Lauren è riuscita a sollevare un totale di 268 chili tra slancio e strappo, superando la seconda classificata, Iuniarra Sipaia, di ben 19 chili. La terza classificata, Kaitlyn Fassina (223 kg) è lontana 45 chili.

    La Hubbard ha superato tutti i test di testosterone a cui si è sottoposta nell’ultimo anno e per questo ha ottenuto il via libera dal Cio per partecipare a queste competizioni. «Dobbiamo seguire la politica del Comitato Olimpico Internazionale e della Federazione Internazionale di Pesistica che non riconoscono in alcun modo l’identità di genere di un atleta che non è maschio o femmina, non esiste la categoria di transgender», ha detto il presidente della Federazione neozelandese, Garry Marshall. (ok quindi se queste sono le esatte parole di Garry Marshall, Gavin-Laurel non è né maschio, né femmina, quindi perché gareggia in una categoria femminile?)

    Con questa vittoria, tra l’altro, la Hubbard si candida a rappresentare la Nuova Zelanda ai Giochi del Commonwealth nel 2018. (niente di meno…)

    (tratto da articolo http://www.ladige.it)
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    Ora, certo non è il futuro del sollevamento peso neozelandese a preoccuparmi, né di quello mondiale (non trovo poi che sia un gran sport in particolare per una donna, ma io sono un retrogrado), ma fatico a pensare che con questi sviluppi una qualunque atleta donna (come mamma l’ha fatta), dovrebbe accettare di farsi un “mazzo tanto” (eufemismo di genere) per allenarsi, quando E’ EVIDENTE che qualunque “maschio trasgender”, avrà una struttura e una forza fisica di molto superiore gareggiando nella stessa categoria, anche si fosse evirato, depilato e “avesse messo su” tette.

    (E infatti Gavin-Laurel di cui sopra ha stabilito il nuovo record mondiale per la categoria … ma va’?)

  5. Ho compassione per giovani così

    Sempre difficile stringere in un’unica cornice un’intera generazione, ancorché segnata da profondi tratti omologanti. L’unico caso facile che io conosca è quello dei sessantottini, con i loro genitori (il benessere postbellico e la sottocultura pop), la loro informalità predatoria e la loro invariabile allergia al sacro. Nel caso dei cosiddetti Millenials ho l’impressione che sotto la crosta dell’omologazione il panorama sia più variegato, sebbene piuttosto povero. Non credo, comunque, che la giovane generazione abbia le potenzialità per fare grandi cose. Manca, incolpevolmente, di radici solide e profonde. Credo invece che sia destinata a soccombere alla ferinità degli affamati/famelici neolitici con cui, grazie alla dabbenaggine dei suoi maggiori, finirà inevitabilmente per scontrarsi…

  6. Scusate, mi rendo conto di essere ripetitivo, ma qualcuno gliel’ha spiegato al papa cheè impossibile cambiare sesso? Perché è inutile lamentarsi della prestigiosa rivista settimanale “Time”, o del National Geographic, se poi è il papa ad accettare per primo queste castronerie.

    L’anno scorso ho ricevuto una lettera di uno spagnolo che mi raccontava la sua storia da bambino e da ragazzo. Era una bambina, una ragazza, e ha sofferto tanto, perché si sentiva ragazzo ma era fisicamente una ragazza. L’ha raccontato alla mamma, quando era già ventenne, 22 anni, e le ha detto che avrebbe voluto fare l’intervento chirurgico e tutte queste cose. E la mamma gli ha chiesto di non farlo finché lei era viva. Era anziana, ed è morta presto. Ha fatto l’intervento. È un impiegato di un ministero di una città della Spagna. È andato dal vescovo. Il vescovo lo ha accompagnato tanto, un bravo vescovo: “perdeva” tempo per accompagnare quest’uomo. Poi si è sposato. Ha cambiato la sua identità civile, si è sposato e mi ha scritto la lettera che per lui sarebbe stata una consolazione venire con la sua sposa: lui, che era lei, ma è lui. E li ho ricevuti. Erano contenti.
    http://magister.blogautore.espresso.repubblica.it/2016/10/03/lui-che-era-lei-ma-e-lui%E2%80%A6-tutto-quello-che-il-papa-ha-detto-su-divorzio-e-gender/

  7. Semplicemente perché il Potere funziona e dura fino ad un certo punto. La gente non è né scema e né tantomeno così manipolabile come il Potere pensa.
    E’ troppo tempo che sul piano mediatico assistiamo ad un bombardamento senza limiti di una realtà che è finta, …

    sarà. ma è lo stesso sistema che ha fatto vivere sotto una cappa di piombo e paura per 70anni circa tutti i paesi dell’est europeo.

    la maggior parte della gente mirerà solo a sopravvivere per non inguaiarsi.

    mi si dirà che non esiste un sistema repressivo come c’era allora. no. adesso è più raffinato. oltre all’esclusione sociale e lavorativa ( quanti ne abbiamo già visti di costretti alle dimissioni tra coloro che non ” la bevono, gli apoti” negli stati uniti ed in europa?.)

    e poi c’è sempre la galera. o comunque processi che, quand’anche finissero in nulla, per molti anni ti rovinano la vita, distruggendo ,la maggior parte delle volte, la tua famiglia,il tuo lavoro, la tua reputazione.

    me ne son reso conto alla fine della lettura del libro “la cortina di ferro” di anne applebaume e la biografia di stalin di chlevnjuk.per non parlare de “il potere dei senza potere” di v.havel

    ora abbiamo avvenire che chiude gli occhi sull’eutanasia e che provoca una lettera di ben 250 giuristi cattolici contro questo appeasement( vedere la nuova bussola quotidiana ).

    il procuratore della california ha messo sotto accusa con 15 -quindici – denunce penali david daleiden che ha scoperchiato il calderone del mercato abortista, la appendino a torino riduce del 25% il contributo del comune alle scuole paritarie, per non parlare di magistrati che si inventano letteralmente sentenze su adozioni a favore di omosessuali di qualunque genere.ovvero fa politica al di fuori della democrazia rappresentativa.

    per non parlare della commissione europea che risponde solo a sé stessa.

    no. sarà anche vero che puoi ingannare una persona tante volte o tante persone una volta ma non tutti sempre.

    il punto è che la maggior parte, per sopravvivere, accetterà quel che gli viene imposto dal potere.

    ( per la cronaca: se su 300 e passa milioni di abitanti la raccolta firme di ieri ricordata da bariom non raggiunge il milione di firme entro il 3 aprile, finisce nel cestino. ne mancano ancora 300mila vuol dire che la gente non crede più in questo tipo di soluzioni che, come è avvenuto in italia – volutamente minuscolo – vedere cirinnà,non spostano di una virgola le decisioni prese altrove.)

  8. p.s. intanto continuano amenità , nelle università, del tipo:

    http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-dalla-rete/antispecisti-e-queer-un-patto-per-normalizzare-la-devianza/

    Antispecisti e queer rinsaldano la loro alleanza con un nuovo incontro, intitolato Corpi che non contano – Prospettive antispeciste e queer, in programma il prossimo 28 marzo 2017 alle ore 17 presso l’Aula 5 della Palazzina Einaudi dell’Università degli Studi di Torino.

    Come si legge sulla locandina dell’evento:

    “L’incontro propone una riflessione sulla liberazione animale e il transfemminismo queer da un punto di vista intersezionale. Intendiamo introdurre il pubblico alle questioni relative ai punti di contatto e di frizione esistenti nell’intersezione tra la critica antispecista e la teoria queer, e le prospettive future relative alle politiche che scaturiscono dalle alleanze anziché dall’identità dei soggetti resistenti”.

    • pp.ss.

      einaudi si rivolta nella tomba per l’utilizzo della sala a lui dedicata.

    • Sempre fantastiche poi queste definizioni “teoria queer”… (???????)

      • @bariom

        infatti einaudi si rivolta nella tomba anche per l’italiano utilizzato … 🙂

      • Lasciamo stare…guarda io desidero che i miei figli (due maschi) sappiano cosa succede nel mondo e nella cultura per saper fare scelte giuste e morali, quindi sanno cosa sono i gay e che ci sono famiglie diverse dalla nostra. Mio figlio di 12 anni legge National Geographic tutti mesi: ebbene, il numero con la bimba trans in copertina…cioe’ IL BIMBO trans in copertina…non glie l’ho dato. I miei figli hanno il diritto di sapere chi sono come io ho avuto lo stesso diritto alla loro eta’ – non SCEGLIERE chi sono ma SAPERE chi sono. Non voglio che mio figlio veda questa povera creatura confusa i cui genitori, il cui ambiente e i media hanno confuso ancora di più’ senza alcuna compassione per la sua povera psiche immatura e infantile. Niente di buono può’ venire da tutto questo, niente. Sai Mario che ho aggiunto i bambini e adolescenti che si sentono trans alle mie preghiere? Che Dio aiuti questa povera generazione.

        • Sai cosa Daniela, tuo figlio non avrà visto quel numero di National G., ma a 12 anni vedrà (se non ha già visto) certamente cose simili da altra fonte… è inevitabile.

          Quindi la rivista in oggetto potrebbe essere un occasione per leggerla assieme o per dargli una “lettura critica”, gli strumenti per vedere tutti i limiti e gli inganni di certe situazioni e di come te li vengono presentati. In questo modo si “gioca in casa” (non solo in senso metaforico), in un ambiente protetto.

          Se non catechizziamo noi i nostri figli, qualcuno si incaricherà di farlo per noi!
          Poi magari i figli giovani avvertendo che l’argomento non è di quelli “graditi” dai genitori (non nel senso che guai parlarne, ma che non li approvano), non affronteranno il discorso e si faranno le loro idee… magari strampalate, magari imbeccate da chi “ne sa di più” o forgiate dal principe di questo mondo…

          Nel sacrosanto diritto di sapere “chi sono”, sta anche il sacrosanto diritto di sapere “chi non possono essere” 😉

          • Sono d’accordo con Bariom. E parlo con cognizione di causa: a casa mia era un tabù non solo il sesso, ma anche tutto ciò che lo riguardava anche lontanamente (una volta, durante una cena, chiesi a mia madre e una delle mie sorelle cosa fossero le mestruazioni. La prima domanda la ignorarono. Alla seconda scattarono come se avessi detto una bestemmia e io mi sentii in colpa). Il guaio è che con quel modo di fare, mia madre non sa che ha faborito in me una doppiezza incredibile e ciò che lei proibiva, poi glielo facevo quasi sotto il naso e di nascosto. E non mi riferisco a semplici marachelle di bambino…
            Ci ho messo anni a liberarmi da quella sensazione di colpa e a parlare serenamente di argomenti che a casa erano tabù.
            Perciò, voi che potete avere figli o che già li avete, non nascondete loro nulla: parlate con loro, spiegate ciò che vedete e conquistate la loro fiducia affinché non vi chiudano fuori dal loro mondo e si sentano soli.

            Ps: ovviamente non faccio più alcuna colpa ai miei genitori. Nella loro semplicità e fede hanno fatto quanto possibile per farci crescere sani e buoni. E devo dire che ci sono riusciti abbastanza.

            • Concordo anch’io sul favorire una conoscenza critica nei nostri figli, come dicevate Bariom e Luigi.
              Vi riporto un pezzo di ciò che ha detto il Papa a questo proposito a Milano in Duomo, secondo me molto chiaro…

              “…la diversità offre uno scenario molto insidioso. La cultura
              dell’abbondanza a cui siamo sottoposti offre un orizzonte di tante
              possibilità, presentandole tutte come valide e buone. I nostri giovani sono
              esposti a uno zapping continuo. Possono navigare su due o tre schermi
              aperti contemporaneamente, possono interagire nello stesso tempo in
              diversi scenari virtuali. Ci piaccia o no, è il mondo in cui sono inseriti ed è
              nostro dovere come pastori aiutarli ad attraversare questo mondo. Perciò
              ritengo che sia bene insegnare loro a discernere, perché abbiano gli
              strumenti e gli elementi che li aiutino a percorrere il cammino della vita
              senza che si estingua lo Spirito Santo che è in loro. In un mondo senza
              possibilità di scelta, o con meno possibilità, forse le cose sembrerebbero più
              chiare, non so. Ma oggi i nostri fedeli – e noi stessi – siamo esposti a questa
              realtà, e perciò sono convinto che come comunità ecclesiale dobbiamo
              incrementare l’habitus del discernimento. E questa è una sfida, e richiede la
              grazia del discernimento, per cercare di imparare ad avere l’abito del
              discernimento. Questa grazia, dai piccoli agli adulti, tutti. Quando si è
              bambini è facile che il papà e la mamma ci dicano quello che dobbiamo
              fare, e va bene – oggi non credo che sia tanto facile; ai miei tempi sì, ma
              oggi non so, ma comunque è più facile -. Ma via via che cresciamo, in
              mezzo a una moltitudine di voci dove apparentemente tutte hanno ragione,
              il discernimento di ciò che ci conduce alla Risurrezione, alla Vita e non a
              una cultura di morte, è cruciale. Per questo sottolineo tanto questa
              necessità. E’ uno strumento catechetico, e anche per la vita. Nella catechesi,
              nella guida spirituale, nelle omelie dobbiamo insegnare al nostro popolo,
              insegnare ai giovani, insegnare ai bambini, insegnare agli adulti il
              discernimento. E insegnare loro a chiedere la grazia del discernimento.
              Su questo vi rimando a quella parte dell’Esortazione Evangelii gaudium
              intitolata «La missione che si incarna nei limiti umani»”

              • Grazie, mi avete fatto pensare! Pero’ sono ancora convinta che mio figlio a 12 anni non e’ pronto a contemplare cosa vuol dire l’idea di di un maschio che vuole essere femmina o viceversa. Troppo presto, credo…inutile e dannoso. Pero’ prima o poi il discorso dovra’ essere affrontato.

                • Certo, resta sempre valido il principio di non dare risposte a domande che ancora non hanno, ma di accompagnarli man mano che si pongono…

                • Ognuno conosce i propri “polli” 😀 e il discernimento sta ai singoli genitori…

                • Anche secondo me 12 anni è troppo presto, ma in California una legge del 2015 obbliga le scuole a offrire educazione sessuale “comprehensive”, comprese le teorie gender, almeno dalla seconda media. E gli esempi devono essere “inclusivi”, se si parla di una ragazza innamorata di qualcuno, il qualcuno non può essere sempre un maschio. I genitori possono scegliere di non far fare educazione sessuale ai figli, ma proteggere i bambini dal bombardamento mediatico è sempre più difficile.
                  La figlia di una mia amica, 8 anni, ha ricevuto dalla zia un certo libro scritto da due italiane, “100 good-night stories for rebel girls”. La mamma l’ha sfogliato, ha visto storie di donne astronaute, tenniste, sollevatrici di pesi… va bè c’era anche la Hillary Clinton ma nel complesso sembrava innocuo. Dopo un po’ sua figlia arriva col libro:
                  “Mamma, guarda qua.”
                  “Oh, parla di una bambina di 8 anni, come te! Come mai è nel libro?”
                  “Perché la sua scuola voleva che usasse il bagno dei maschi o dei disabili, perchè lei è nata maschio, ma è una femmina e allora ha lottato finché un giudice le ha dato il permesso di usare il bagno delle femmine.”
                  “Ma se è nata maschio, come fa a essere femmina?”
                  (Citando il libro pari pari) “Ci sono bambine che nascono con un corpo da bambina, e bambine che nascono in un corpo maschile.”
                  Alla fine anche lei ha dovuto riconoscere che cambiarsi in uno spogliatoio insieme a questa “bambina col corpo di un maschio” sarebbe stato un po’ imbarazzante. Però inizialmente aveva bevuto la tesi del libro senza fare una piega.

                  • Come dicevo c’è sempre qualcuno pronto a catechizzare i nostri figli e lo fa in modo subdolo e certo senza preoccuparsi della loro età… Anzi prima si dà inizio all’opera “rieducativa”, meglio é! 😦

                  • “La mamma l’ha sfogliato, ha visto storie di donne astronaute, tenniste, sollevatrici di pesi… va bè c’era anche la Hillary Clinton ma nel complesso sembrava innocuo”

                    Come può sembrare innocuo un libro che ha la ribellione fin nel titolo?
                    E che, per di più, pur scritto da due “italiane” ha però il suddetto titolo in inglese?
                    È nei dettagli che si annida il diavolo…

                    Un tempo, per altro, alle bambine di otto anni si regalava “Piccole donne”!
                    Se tanto mi dà tanto, ai bambini ora cosa si regala? Il manuale dello stalker?

                    Buona domenica.
                    Luigi

                    P.S.: poi dicono che non è bello rimpiangere la Santa Inquisizione…

            • Credo che qualcuno abbia detto che essere genitori è il “mestiere” più difficile del mondo…

              Comunque a questo proposito devo dire che alcuni interventi di Padre Maurizio Botta al recente incontro https://costanzamiriano.com/2017/03/23/padre-maurizio-botta-costanza-miriano-e-le-domande-grandi-dei-bambini-a-reggio-emilia/ sono stati illuminanti 😉

              Io non ho più figli piccoli dalle enormi domande, ma decisamente da consigliare il suo “Le domande grandi dei bambini” che nella sera dell’incontro è letteralmente andato a ruba ( ma spero tutti lo abbiano pagato 😀 ).

              • “Perché, non si può dare un titolo a qualcosa in una lingua diversa da quella d’origine?”

                Certo che si può.
                Magari, però, non si dovrebbe. Si chiama “amor di patria”, ed è osservanza discendente direttamente dal IV Comandamento.
                In ogni caso non ti preoccupare: anche in italiano il titolo del libro farebbe [censura].

                L’esterofilia da due soldi, per altro, è tipica dell’italianuccio provinciale.
                Si inizia coi nomi dei figli, a scimmiottare l’inglese, si continua coi titoli dei libri e si finisce ad avere un ministero del “welfare”.
                Giovanni Gentile si sta rivoltando nella tomba. Da cinquant’anni, almeno.

                “E’ vero che il diavolo si nasconde nei dettagli, ma non certo in QUESTI dettagli”

                #CREDICI

                Ciao.
                Luigi

                • Il “mistero” del welfare…

                  D’altronde abbiamo anche il “question time”! 😛

                  • E, giusto per sorridere, in un paese a pochi chilometri da casa mia c’è una sala giochi con l’insegna “good lack”…

                    Ciao.
                    Luigi

                • @Luigi: Me fai morì !

                  A me per esempio, che scrivo musica, è capitato, qualche volta, di dare titoli ai pezzi in lingua non italiana (solitamente uso titoli italiani, ma se c’è una ragione, uso anche altre lingue).

                  Poi arrivi Luigi e… toh, vai a vedere che mi devo confessare perché ho violato il IV comandamento.

                  Te lo dico di cuore: cerchiamo di non varcare il confine del ridicolo: un po’ di amor proprio (oltre che di patria) non guasta. Ti saluto e cerca di non offenderti !

                  • E chi s’offende?

                    Se uno realizza un’opera dell’ingegno, e pensa che non valga la pena darle un titolo nella lingua dei padri, il problema – anche di ridicolo, eventualmente – non è mio.

                    Non ho certo preteso di italianizzare a forza cognomi e forestierismi, come ai tempi del ventennio. Film e pub possono quindi tirare un sospiro di sollievo.

                    Ciao.
                    Luigi

                • le autrici sono due italiane ma adesso vivono in America e il titolo del libro è in inglese perché anche il libro è in inglese, per essere più internazionale (l’hanno finanziato con uno di quei siti di crowdfunding). Comunque arriva anche in Italia, lo stanno traducendo in tante lingue.
                  La pubblicità è già arrivata e gira su Facebook, è un video che si chiama “the ugly truth of children books” e sostiene che i libri per bambini offrono troppo pochi personaggi femminili con grandi ambizioni e aspirazioni alte. Nel video una mamma e una bambina sono davanti agli scaffali di una libreria e tolgono tutti i libri con zero personaggi femminili, quelli dove le femmine se ci sono non parlano, e quelli dove parlano ma sono principesse o non hanno ambizioni, desideri, aspirazioni: restano pochissimi libri e le due autrici presentano il loro libro come alternativa alle favole, specialmente delle principesse. Ho fatto lo stesso esperimento nelle librerie dei miei bambini e il risultato è stato completamente diverso.

                  • Caro CP,

                    grazie per le precisazioni anche se, personalmente, non ne avevo bisogno.
                    Il libro mi era già noto, in quanto oltremodo pompato dal Minculpop.
                    Io non guardo quasi mai la TV, eppure ne avevo già viste due presentazioni. Per avere un metro di confronto, non mi sono mai imbattuto in questi anni in un servizio di presentazione di un libro di Costanza.

                    Non avevo però capito che il libro fosse totalmente scritto in inglese. Al peggio non c’è limite, si sa.
                    Almeno le autrici sono coerenti con le loro idee, visto che se ne sono andate a vivere negli USA. Pensare che c’è un ex sindaco di Roma che dovrebbe essere in Africa da anni… 😛

                    Ma perché meravigliarsi, visto che ai tempi del glorioso Patto di Varsavia era del tutto similmente obbligatorio lo studio e l’uso del russo anche negli altri paesi del blocco orientale? (Del resto, come scrivi tu, il libro è in inglese per essere più internazionale… a quale siamo arrivati, di Internazionali? La quinta? La sesta? Nemmeno fossero taglie di reggiseni!)
                    Solo che, almeno, Polacchi e Ungheresi ogni tanto mugugnavano. Magari andavano anche oltre il semplice mugugno.
                    Qui, invece, il condannato a morte non solo sorride al boia, ma lo aiuta a ungere la corda.

                    A margine, osservo quale straordinario progresso abbiano compiuto le donne.
                    Basta con le principesse, oggi possono finalmente sognare di diventare sollevatrici di pesi.
                    E devo anche ammettere che ce la stanno mettendo tutta, parlandone in generale, per riuscirvi.

                    Ciao.
                    Luigi

                    • “Basta con le principesse, oggi possono finalmente sognare di diventare sollevatrici di pesi.”

                      Eh, ma da mo’!

                      La nuova frontiere per il pesismo è trasgender, come hai letto (o non letto) più su:
                      https://costanzamiriano.com/2017/03/31/i-millenials-e-loverdose-da-gender/#comment-126183

                    • “Eh, ma da mo’!
                      La nuova frontiere per il pesismo è trasgender, come hai letto (o non letto) più su:
                      https://costanzamiriano.com/2017/03/31/i-millenials-e-loverdose-da-gender/#comment-126183

                      Avevo letto, avevo risposto, ma al momento del “pubblica il commento” mi era saltato interdet 😀
                      Avevo deciso di non riscrivere, invece arrivi tu a provocare…

                      Nella risposta facevo notare, riassumendo, come la nuova frontiera stia in realtà avanzando a passi da gigante.
                      Ricordavo infatti l’esordio a febbraio, nella serie A2 italiana di pallavolo femminile, di una tale Tifanny (sic) in realtà nato Rodrigo; niente meno che nella squadra del “Golem” (di Palmi, se ben ricordo), tanto per ripetere come il diavolo stia nei dettagli.

                      Segnalavo anche i mugugni scontati delle avversarie – ad esempio, le bresciane: “con tre trans in squadra vinciamo il campionato!” Pensarci prima… – le quali avversarie, però, si son dovute rammutire.
                      L’accusa di omofobia è infatti sempre in agguato, più implacabile di quella di avere antenati ebrei ai tempi della limpieza de sangre.
                      Se infatti uno si sente donna, anche se schiaccia e riceve da uomo, dove è il problema?
                      (inciso: la squadra maschile dove *l* pallavolista giocava precedentemente stava ancora a zero punti, dopo “solo” 17 partite di campionato. Serve commentare?)

                      Sottolineavo infine come il tempo fosse galantuomo (il tempo è un noto sessista di m., come saprai).

                      Infatti le tante donne che, sobillate dal femminismo, negli ultimi 50 anni hanno scimmiottato così impudicamente gli uomini, ora si trovano a ricevere la pariglia.
                      E non dagli uomini propriamente detti, che a ciò non si abbassano di certo; ma da parte di poveri sciagurati, evirati, siliconati e bombati di ormoni, come ricordavi opportunamente.

                      Poiché il progresso è inarrestabile, è facile profezia che a breve lo sport femminile diverso dal bridge o dal punto&croce sparirà definitivamente. O, meglio, continueranno a chiamarlo “femminile” per ironia…
                      Del resto era già in profonda crisi, tra ammiccamenti sessuomani, nuotatrici della DDR e “sorelle” tenniste.
                      Il genderismo darà solo il colpo di grazia.

                      Ciao.
                      Luigi

                      P.S.: interessante notare come, nel campo avverso, ci sia una evidente “gerarchia”. Le femministe fanno il lavoro sporco, ma i barbari sono ad esse “superiori”. Gli LGBT vincono però su tutti!

                    • Non fra una grinza (quindi benvenuta “ri”-provocazione)…

                      E la tua facile profezia mi pare in linea con quanto anch’io ho scritto.
                      Come si dice: chi vivrà vedrà 😉

    • Mmmm…ok…antispecismo transfemminista queer, mi sembra chiarissimo. Ora chiedo al mio cane cosa ne pensa. Vado che devo stirare le gonne di mio marito. Ah no, io non stiro, dimenticavo! Sono transfemminista.

  9. Confronto impari fra Time e blog di Costanza. Non c’è altro da fare che aspettare che la bufera passi ed il sereno della ragionevolezza squarci il cielo di nuovo. Anche perché in molti, troppi, tacciono. Ogni riferimento a Bergoglio è del tutto voluto.

  10. Oggi 1 aprile 2017 alle 14.30 Costanza Miriano insieme a Massimo Gandolfini, al filosofo Diego Fusaro, il giurista Alfredo Mantovano, l’economista Claudio Borghi Aquilini, il sociologo Francesco Belletti al convegno
    “Famiglia a grandezza naturale”.
    organizzato da Alleanza Cattolica e Comitato Difendiamo i nostri figli, con il patrocinio della Regione Liguria. L’appuntamento alle ore 14.30, presso la Sala delle grida, ex Borsa di Genova, in Via XX settembre 44.

    http://www.frammentidipace.it/famiglia-convegno-genova/

    naturalmente non mancano le polemiche
    http://genova.repubblica.it/cronaca/2017/03/06/news/sulla_regione_liguria_la_bandiera_dell_integralismo_cattolico-159887717/

    • Ah bene, se Fusaro viene etichettato come integralista cattolico, vuol dire che la “parte avversa” è davvero all’ultimo stadio della decomposizione cerebrale. Auguri a tutti gli onorevoli oratori.

    • C’è un elemento nell’analisi della “disforia” o disturbo di genere e, quindi, della NON accettazione dell’identità sessuale biologica, che non mi sembra sia stato evidenziato.

      Si tratta dell’ODIO, consapevole o inconsapevole, per la natura.
      Tale fenomeno non è storicamente una novità: tanta gente ha odiato la natura, si pensi agli Gnostici, ai Catari, al grande Leopardi.
      Né la cosa deve stupire, infatti se la natura può suscitare amore (pensiamo agli ambientalisti) è ovvio che può suscitare anche odio.

      L’avversione alla natura, oggi, ha però una valenza diversa e più ampia, che è data dalla possibilità, offerta dalla scienza di interagire, modificare, forzare il dato naturale (con quali risultati è un altro discorso, che dovremmo trattare separatamente).
      Ne consegue che l’odio verso la natura, che in passato era pura speculazione filosofica, ora diventa ribellione se non guerra.

      D’altra parte se si vuole contestare ogni forma di autorità in quanto arbitraria e vessatoria, è evidente che prima o poi, così rivolga contro la natura (la quale, effettivamente, e’ un potere che fa quello che gli pare,).

      • Errore: D’altra parte se si vuole contestare ogni forma di autorità in quanto RITENUTA arbitraria e vessatoria, è evidente che prima o poi, CI SI rivolga contra la natura,(la quale ecc.).

      • Si odia la natura quando non si sa con chi altro prendersela, si odia il “fato” quando non è la natura, si odia il proprio corpo quando non lo si accetta per ciò che è, si possono anche odiare i genitori per averci messo al mondo…

        Se si conosce Dio (come lo si conosce?) si finisce talvolta per odiare Lui, come artefice del nostro malessere.

        Fondamentalmente si odia la propria Storia e a qualcuno bisogna dare la colpa… non mi pare ci sia molto da evidenziare o tanto da soffermarsi su un “presunto colpevole” piuttosto che su un altro.

  11. In questo nuovo capitolo della grande guerra psico-tecnologica al dato di natura, non ci vedo nessun progresso scientifico.
    Ci vedo una regressione, il ritorno di un pensiero alchemico che in passato vagheggiava la trasmutabilità degli elementi, mentre ora, preso da euforia faustiana, si trastulla in fantasiose narrazioni para-transgeneriche.

  12. Ovviamente bisogna intendersi su quale significato si attriubisce al termine “natura”, ma certo c’è nella neo- (e para-) gnosi genderista (e nelle varie propaggini “transumaniste”) un’evidente avversione verso la nostra base biologica (e il suo Artefice). Anche qui avremmo molto di cui discutere (anche su Leopardi e sulla sua visione della Natura). Potremmo per esempio parlare di come l’orrore gnostico per la natura decaduta fosse riconducibile a un sentimento di rancore figlio a sua volta di una sconfinata sete di vita, una violenta forma di attaccamento. L’attaccamento degli odierni genderisti, ancora più viscerale, non è invece indirizzato alla vita, magari nella sua forma più immateriale e – idealmente – luminosa, bensì al piacere e in particolare al piacere della materia…

    • Per non parlare di quando sono disposti a segare in due un “cristiano” (modo di dire non fideistico), piuttosto che il tronco di un albero… 😐

      • Anche per questo, Bariom, dicevo che bisogna intendersi sul significato che attribuiamo a “natura”. Per certi ecologisti, ad esempio, “natura” include l’uomo in modo solo periferico e in certi casi non lo include affatto, come nel caso di chi è pronto a “segare in due” un essere umano per difendere “il tronco di un albero”.

        (Detto tra noi, credo comunque che a “natura” sia saggio, e soprattutto corretto, assegnare un significato molto più ampio di quello, esclusivamente biologico, che gli attribuisce l’ecologista moderno. Penso piuttosto alla φύσις dei presocratici e, in seconda battuta, all’οὐσία platonica, ma… mi fermo qui).

        • I vostri discorsi, cari amici sono interessanti; le vostre affermazioni come:

          “odia la natura quando non si sa con chi altro prendersela, si odia il “fato” quando non è la natura, si odia il proprio corpo quando non lo si accetta per ciò che è”
          oppure:
          “l’orrore gnostico per la natura decaduta fosse riconducibile a un sentimento di rancore figlio a sua volta di una sconfinata sete di vita, una violenta forma di attaccamento ecc.”

          fanno indubbiamente pensare perchè contengono effettivamente elementi di verità.

          Ma resta purtroppo il fatto che l’odio, da parte di molti, per la natura intesa nostra base biologica sia una realtà innegabile, ed è pure vero che tale avversione spesso si rivolge conseguenzialmente anche all’Artefice del creayto.
          E,, resta un fatto pure la guerra alla natura, con il crescendo di mezzi che la scienza fornisce ogni giorno di più, cui facevo riferimento nei mio post precedente.

          Lo gnosticismo è risorto più forte che nel 200. Col senno di poi, possiamo dire che la crociata albigese non fu soltanto un crimine ma anche un grosso errore.

          Infine, ricordo di aver letto, una volta, che uno scienziato sovietico Ivan V. Michurin ebbe a dire (cito a memoria): “Non possiamo aspettarci favori dalla natura, ma bisogna strappare da essa ciò che ci serve”..

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