Tutti in classe. Oggi scuola di omologazione

di autori vari

di Federica Galvan

A chi bazzichi minimamente la scuola pubblica, per avere dei figli che la frequentano, non suonerà strano quello che sto per dire.

E cioè che mai come oggi la scuola pubblica italiana – a causa dei programmi ministeriali imposti ai docenti di stampo matematico-tecnicistico ( al bando le suggestioni umanistiche, please!) con griglie entro le quali far rientrare (anche con la forza) tutto e tutti (voti, valutazioni, puntini, punteggi e mezzi punti ) e che portano, necessariamente, ad una piatta valutazione ragioneristica dei ragazzi, nonché per  la dittatura culturale impostaci dall’alto che trova un humus perfetto nelle macerie di una scuola ancora di stampo post-sessanttottino – è fucina di polli in batteria (i nostri figli) che devono omologarsi agli schemi ed essere allenati a non pensare.

Aggiungiamoci, pure, che la scuola è lo specchio dell’alienazione della nostra sociètà (moltiplicata al cubo in quanto ristretta in un piccolo spazio e scaricata da adulti su minori in una fase delicata della loro crescita nella quale assorbono come spugne questo disagio).

Sono, peraltro, impressionata dal numero di docenti con problemi psichici, anche gravi, che manifestano in classe in vario modo, usando il loro potere sugli alunni, per sfogare le loro frustrazioni. Ciò mi è confermato non solo dalla frequentazione diretta delle scuole e dalla mia esperienza professionale, ma pure da quanto testimoniatomi da insegnati e  dirigenti scolastici che spesso non sono in grado di gestire tali dinamiche. E non sono da meno i genitori, ovviamente, con le loro nevrosi e ansie paranoiche proiettate sui figli.

Il quadro che ne esce è oppressivo e di tipo orwelliano, dove tutti sono controllati da qualche entità non meglio definita. Il perfetto specchio di una società impostata sulla paura e sull’omologazione.

Ci si dovrebbe davvero trovare dinanzi ad un docente con i c.d. “attributi” ( cosa rarissima) per fare veramente bingo! Ma avere la grandezza della libertà non è cosa da tutti, in particolare oggi.

Libertà di valutare un ragazzo al di là delle griglie e degli schemi, specie se è uno curioso che fa domande e non si fa comprimere nei programmi e contenuti ministeriali.

Libertà di imporsi per il bene dei ragazzi dinanzi ai colleghi e non cedere ai compromessi, perdendo la faccia.

Libertà di difendere i bullizzati dalla crudeltà di maschi e femmine ( è in aumento il bullismo femminile)  dovuta alle sofferenze di una generazione senza padri, con famiglie spesso disgregate e mamme evanescenti in prevalenza vegane (l’ossessione dell’alimentazione è ormai diffusissima come forma catartica di purificazione) che, sempre più di frequente, per risolvere  conflitti e  delusioni della mezza età, si rivolgono in massa ai centri benessere ( dove spesso si trovano pericolose dottrine new  age , come il reiki) finendo per ottundere definitivamente la coscienza.

Libertà di non usare i primi della classe (quelli che rispondono perfettamente alle prove invalsi!) come longa manus del docente (autorizzati persino al controllo sui compagni) ma trattare tutti equamente.

Libertà di fermarsi in classe e farli ragionare e scoprire la bellezza di diventare uomini e donne di domani, di dire che il loro destino non è quello di topolini da laboratorio programmati ad attraversare percorsi obbligati ( peraltro mediocri, quanto a stimoli culturali) e, il tutto, per fare bella figura nel confronto con le benedette griglie ministeriali.

Libertà di metterli nella condizione di amare il sapere ed imparare la dignità ed il rispetto per quello che sono.

Libertà di rispettare (anche se non si condivide lo stesso credo) lo studente che manifesti il suo appartenere ( vera trasgressione moderna!) a Cristo, ad esempio.

Invece, si pretende di ridurli ad automi robotizzati che devono scrivere, parlare, pensare, reagire e forse respirare allo stesso modo. Fino ad annichilirli e togliergli qualsiasi identità. Pensate stia esagerando?

Uhm…vediamo: un po’ di retorica post – sessantottina, la storia vista ancora in chiave marxista, educazione sessuale con intervento dell’”esperto” della asl con tanto di spiegazione degradante di come usare il preservativo (e, in extremis, si consiglia persino l’aborto!), corso antibullismo (dove  entra di tutto, anche il monopolio di associazioni che promuovono l’ideologia gender), trionfo del tecnicismo, come se non bastasse la dipendenza da smartphone -se sai usare il computer e sei bravo in matematica in fondo non importa se scrivi “a senza h” e se il congiuntivo ti è del tutto alieno – e, ovviamente, un’abbondante dose di visione extra materialista circa l’identità dell’uomo che da scimmia è divenuto un’entità liquida ….e la ricetta è pronta.

Qui a Roma, ad esempio, a studenti che vanno dai 6 ai 16 sedici anni, il prossimo 18, 19 e 20 marzo ( alla faccia della quaresima e della festa del papà – 19 marzo S. Giuseppe) verrà proposto il seguente spettacolo teatrale : “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro” che insegna ai bambini come non identificarsi in un sesso o nell’altro e viene così proposto un “gender creative child” un bambino-bambina, un vero e proprio terzo sesso. Vi suggerisco di leggere con attenzione la trama ( scaricabile da vari siti reclamizzanti lo spettacolo che sta girando in varie regioni d’Italia) perchè emblematica della volontà di traviare e confondere le anime candide dei bambini / ragazzi, inserendo dinosauri e travestitismi che vogliono richiamare al gioco, ma che gioco non sono affatto. E’ una vera e propria violenza ai danni di questa generazione.

Prossima tappa della scuola italiana, si sa, è l’abbattimento degli stereotipi di genere con una imminente formazione dei docenti in merito. Forse si arriverà ( come avvenuto in alcuni stati esteri) ad eliminare persino il genere maschile e femminile dal vocabolario e sparirà il lui e lei dal lessico grammaticale per far posto ad un generico “esso”. Tutto uguale tutto omologato. Il bello è che, quando accenni il problema alle maestre e alle professoresse, ti rispondono che no, c’è un errore, è solo una politica per il rispetto della donna e delle diversità. Beh, magari! No, no signore maestre e professoresse, non è così purtroppo. Basta vedere il contenuto di “Fa’afafine – Mi chiamo Alex e sono un dinosauro” e i tanti progetti simili già svolti nelle scuole materne.

Ecco, che bella scuola! Abbattiamo gli stereotipi di genere! Creiamo una generazione di folli schizzati che non sanno chi sono, ma che sono perfettamente manipolabili in quanti schiacciati e oppressi nella loro libertà di coscienza e nel loro intelletto.

Questo non vuol dire che tutti i docenti e dirigenti scolastici si adeguino a tale andazzo. Le eccezioni  esistono, eccome! Il sistema, però, è omologato ed omologante.

E pensare  che abbiamo ancora negli occhi i volti sorridenti e un po’ spauriti dei nostri figli al loro primo giorno di scuola. Hanno ricevuto il nostro incoraggiamento : “non temere  andrai a scuola, un luogo bello dove imparare a crescere, rispettare i compagni e stare sereno!”

Poi, a loro spese, apprenderanno che a scuola vige l’appiattimento delle valutazioni ragionieristiche e delle etichette. Che conta prima di tutto essere ingozzato di nozioni ( a gloria degli invalsi!)  senza alcuna speculazione  o libertà di pensiero ( vero peccato e tabù che può esporti al rischio di essere bollato come tipo particolare non omologato) e senza approfondire di fatto nulla.

Questa scuola promuove i peggiori istinti e dice a questa generazione che devono filare dritto secondo codici già scritti ed essere “homo homini lupus” e si salvi chi può! Non viene detta loro una parola sulla bellezza della vita, del sapere, dell’amicizia e della lealtà. Anzi, il commento più frequente che sento fare dai genitori è quello che debbano imparare a fortificarsi, intendendo con questo che debbano farsi furbi seguire le vie dell’opportunismo e dell’adeguamento a quanto passi il convento.

Ma quando poi la scuola arriva a confondere bambini ed adolescenti anche sulla loro identità biologica, allora ditemi voi che razza di scuola è ?

Confesso che questa generazione di bambini ed adolescenti suscita in me una tenerezza e un desiderio di cura che non sospettavo così profondo ed urgente; di dare loro cose alte, che li edifichino e che gli mostrino un po’ di cielo.

Io piuttosto a Roma porterei le scolaresche, d’obbligo, a vedere la cappella Sistina, per mostrare a quale dignità e grandezza l’uomo è stato chiamato, a visitare tutte le meraviglie dell’antica Roma, i capolavori barocchi e chi più ne ha ne metta, visto che la capitale è un museo a cielo aperto, altro che “Fa’afafine”.

Purtroppo per noi, sono veramente poche le realtà dove si trovi ancora il lusso del vero sapere e della libertà di espressione.

Invidio moltissimo gli abitanti di Bergamo dove è stata fondata una scuola meravigliosa diretta dal prof. Franco Nembrini (famoso dantista e rettore del Centro scolastico La traccia di Calcinate). O le mamme di S. Benedetto del Tronto che possono accedere allo scuola “Chesterton” fucina del libero pensiero.

Mi trovo a Roma purtroppo. La città sciatta e cattocomunista , buonista e del sì che te frega famoselopiacè , dei quartieri degradati, delle buche e degli escrementi per terra ( non solo di cane) dove vale più un cagnolino o un rottweiler che un bambino; ma anche la città eterna bella che ti mozza il fiato, dove la sconvolgente bellezza delle antiche vestigia si sposa con la culla del cristianesimo e tutto testimonia il  kalòs kai agathòs.

E allora, come dicono gli autoctoni, “a ridatece la gloria di Roma”! Non la squadra, intendo, – sebbene il problema dello stadio della Roma appassioni i tanti romanisti (!) – ma la grandezza di una civiltà e cultura che aveva cura del fanciullo fin dal grembo della mamma (esisteva già in epoca precristiana il curatore del ventre materno e, quindi, del nascituro) perchè il bambino, fin dal seno della mamma, era apprezzato e custodito come futuro cittadino!

Oggi, invece, più che cittadini responsabili si incoraggiano cloni possibilmente asessuati e non pensanti.

Si impone, insomma, un’educazione all’omologazione stereotipata.

Ma non si dovevano abbattere gli stereotipi?

 

 

 

 

 

61 commenti to “Tutti in classe. Oggi scuola di omologazione”

  1. Ma magari abitassi a Roma: almeno avete la libertà di scegliere delle scuole più o meno cattoliche o paritarie. Ci sono alternative (sebbene a pagamento).
    Pensi a chi abita in città minori dove c’è una sola scuola: o quella o niente.

    • Ultimamente l’alternativa nei piccoli centri è rappresentata dalle scuole parentali

      • Le scuole parentali, ahimé, non sono così diffuse!
        Dove sto io c’è la possibilità di avere una scuola gestita da suore (ma anche lì purtroppo qualcosa non va come dovrebbe!) fino alla quinta elementare (che non si chiama più così ma ci siamo capiti), poi si passa alla scuola pubblica, perché le medie private sono troppo lontane e troppo costose.
        Se sei fortunato bene… altrimenti è una lotta faticosissima, anche perché anche i genitori degli altri bambini remano contro (“ma sì, cosa vuoi che sia…. è solo una ragazzata….”)

  2. A questo degrado vi è solo una soluzione: diventare tutti dei piccoli Chesterton, cioè dei testimoni della verità, ciascuno con le proprie capacità ed i propri limiti. Forse la melma che ci circonda farà in tempo a salire, ma almeno avremo fatto qualcosa per salvare noi ed i nostri cari.

  3. Salve, mi chiamo Chiara, seguo il blog da tempo, ma è la prima volta che scrivo un commento.
    Più che trattarsi di un commento (l’unico appropriato sarebbe: no comment) è una proposta: perché non fondare una scuola parentale anche a Roma? Qualcun altro interessato?

    • Vorrei invitarti a visitare il sito fb relativo alla scuola online “La corona di dodici stelle”. Propriamente si tratta di un’iniziativa che vuole superare gli schemi della scuola pubblica, anche di quella tradizionale. Ma si può forse prendere in considerazione il progetto di creare un sinergia con scuole parentali, che potrebbero nascere in stretto rapporto con la nostra scuola online.

  4. Perfetta fotografia del disastro culturale e quindi sociale a cui ci ha portato la cultura sessantottina, quella che “o sei di sinistra o sei nulla”. Dalla seconda guerra mondiale ci siamo ripresi in dieci anni, dai danni che ha fatto questa subcultura non basteranno due generazioni!

  5. Non ci sono solo le scuole parentali. C’e’ anche l’educazione parentale, cioe’ le famiglie che educano e istruiscono i propri figli direttamente.

  6. D’accordo su molto, ma qualche precisazione: i programmi ministeriali non esistono più, la scuola sviluppa competenze (qualsiasi cosa voglia dire) quindi in realtà gli insegnanti hanno libertà di scegliere cosa insegnare. L’invalsi non è una prova nozionistica. Detto questo credo si tratti più di un clima culturale generale che della scuola in se

  7. Ma che razza di scuola è ???……poveri figli….ma voi genitori aprite gli occhio se amate i vostri figli……ne va della loro vita……ma anche della vostra che siete responsabile del bene vero per i vostri figli….io sono disgustata di come stano andando le cose ……

  8. Evoluzione del sistema scolastico a partire dal 1950.

    Aritmetica elementare nel 1950. Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire. Il costo di produzione è 4/5 del prezzo di vendita. Quanto guadagna?

    Aritmetica elementare nel 1970. Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire. Il costo di produzione è pari all’80% del prezzo di vendita. Quanto guadagna?

    Aritmetica elementare nel 1980. Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire. Il costo di produzione è di 80.000 lire. Quanto guadagna?

    Aritmetica elementare nel 1990. Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire. Il costo di produzione è di 80.000 lire. Quanto guadagna? Scegli la risposta tra le seguenti: [ ] 20.000 [ ] 40.000   [ ] 60.000    [ ] 80.000    [ ] 100.000

    Aritmetica elementare nel 2000. Un boscaiolo vende un carro di legna per 100.000 lire. Il costo di produzione è di 80.000 lire. Il guadagno è di 20.000 lire. È giusto? [ ] Sì    [ ] No

    Aritmetica elementare nel 2010. Un boscaiolo vende un carro di legna per 100 euro. Il costo di produzione è di 80 euro. Se sapete leggere tracciate una X nella casella del 20 euro che rappresenta il guadagno. [ ] 20    [ ] 40    [ ] 60    [ ] 80    [ ] 100

    Educazione alla competenza interdisciplinare nel 2014. Un boscaiolo vende un carro di legna per 100 euro. Il costo di produzione è di 80 euro. Formate un gruppo di lavoro di quattro persone ed indicate:
              a) Il nome del taglialegna (competenza linguistica)
              b) Disegnate il boscaiolo mentre taglia la legna (competenza artistica)
              c) Eseguite la seguente operazione: 100 – 80 = 20 (competenza matematica)
              d) Aiutate il boscaiolo nel suo lavoro (competenza etica)

    Se l’alunno/alunna non ha completato le attività di cui al punto precedente si valuti la sua partecipazione alle attività formative, la corretta pulizia di scarpe e uniforme, la sua pettinatura e la presenza della cartellina per gli appunti: non importa se la cartellina è vuota, non siate fiscali, in ogni caso si evitino discussioni con i genitori, si eviti ogni violazione dei diritti umani e non si concedano pretesti ai giornalisti per le loro polemiche…

    • Siamo al TOP Vanni… siamo al TOP! 😀 😦
      (faccina che ride per la sagace ironia | faccina triste per la realtà così esposta)

    • Invece dalle mie parti è così:

      Educazione alla competenza intertransdisciplinare nel 2017. Un boscaiolo vende un carro di legna per 100 euro. Il costo di produzione è di 80 euro. Formate un gruppo di lavoro di quattro persone senza discriminazioni di genere, nel quale, secondo le regole democratiche di un costruttivo confronto paritetico tra tutti i membri, rispettoso del pluralismo socio-cultural-affettivo-emotivo e attento al vissuto relazionale, si provveda a:
      a) promuovere la coscientizzazione a riguardo del grave sopruso inferto alla Terra dal taglialegna che ha soppresso gli alberi, stimare l’entità del climate chiange causato da detta mutilazione e le conseguenze in termini di migrazione climatica indotta
      b) promuovere la coscientizzazione sulle perverse, predatorie dinamiche del profitto che soggiacciono al mercimonio perpetrato dal boscaiolo
      c) promuovere la coscientizzazione sugli stereotipi di genere che vogliono quella del taglialegna essere una professione esclusivamente maschile
      d) promuovere la coscientizzazione sugli stereotipi discriminatori che affliggono l’aritmetica dell’Occidente, la quale, in spregio alle differenze etniche, alle peculiarità culturali extraoccidentali e alle minoranze aritmetiche intraoccidentali, presume valga per sempre e per tutti che 100 – 80 = 20

      • Il punto c) è stato di recente aggiornato:

        c) promuovere la coscientizzazione sugli stereotipi di genere che vogliono quella del taglialegna essere una professione esclusivamente maschile – e impediscano allo stesso di cambiare sesso.

        • suggerirei:
          c) promuovere la coscientizzazione sugli stereotipi di genere che portano a usare ancora il termine “maschile”

        • “Il punto c) è stato di recente aggiornato:

          c) promuovere la coscientizzazione sugli stereotipi di genere che vogliono quella del taglialegna essere una professione esclusivamente maschile – e impediscano allo stesso di cambiare sesso.”

          Ma quello del tagliaboschi è un ambiente “duro e difficile”, messer Bariom…

          http://www.youtube.com/watch?v=05KqA2KNasQ

          Dove portino, poi, gli stereotipi di genere al contrario – per cui le donne sarebbero in grado di fare tutto ciò che fanno gli uomini, e viceversa – beh, basta leggersi le cronache francesi di ieri (anche se rassomigliano più a un film di de Funès).

          Ciao.
          Luigi

          P.S.: Viviana, sto leggendo “The drawing of the dark”. Sublime 😀

          • @ Luigi. Vado in sollucchero e torno. Per “The drawing…” ma soprattutto per de Funès 😉

            • Dopo aver letto la quarta di copertina, ero piuttosto prevenuto nei confronti del libro. Non amo il fantasy, figurarsi quello con incursioni nella “storia alternativa”… grazie al Cielo, nulla di tutto questo (però stona davvero la sistematica resa degli “you” originari con il “tu”. A volte ne risultano dei dialoghi davvero surreali!).
              Lettura più che degna, insomma, per accompagnare la scura con cui festeggiare il giorno di san Patrizio 😉

              Quanto all’attore francese, è uno dei sette doni che la Francia ha fatto all’Europa (i.e. al mondo).
              Insieme a Giovanna d’Arco, al Tour, alla Legione Straniera, al pastis, a Laetitia Casta e alla Vandea.

              Ciao.
              Luigi

      • In realta’ la b) e’: Calcolare la curva di domanda e offerta per mostrare che non esiste il conflitto sociale e che siamo di fronte ad una scienza naturale.
        Quando comprenderete che gli pseudodiritti individuali, ecologismo, movimento di capitali e di lavoratori sono la medesima faccia della cultura liberale, sarete a meta’ dell’opera.
        Altro punto: non vi viene forse in mente che in uno Stato dove non si ha un piano industriale da trent’anni, la scuola deve diventare un pre-bottega? Di fatti: si ha una diplomata al ministero dell’istruzione ed universita’ ed un diplomato al ministero del lavoro.

    • Magnifico! Me l’ero perso.
      L’odierna condizione della scuola è spesso miserevole. A me le giovani generazioni fanno soprattutto molta pena. Le vedo naufragare nel nulla (il più delle volte farcito rinterzato dal nulla dei “social media”). Naufragano incolpevolmente, perché nessun ha mostrato loro un’altra via. Sono il prodotto di generazioni di adulti irresponsabili. È stato fatto un danno probabilmente irreparabile, e non solo in Italia…

  9. E’ purtroppo è una valanga inarrestabile, spinta da tanti squallidi, ma determinatissimi, opinionisti, contro cui c’è poco da fare, salvo passare per retrogradi e/o fascisti. In Spagna, ho letto, sta diventando reato sostenere la diversità fra maschio e femmina. Ci vorrebbe una bella e forte rivolta popolare, ma i tempi non sono ancora maturi ed i cuori e le menti troppo pavidi; o, meglio, vince il menefregismo ed il pensiero unico collettivo che è difficile da contrastare, se non imposssibile. Ma, nel mio piccolo, io non mi arrendo.

  10. @Bariom

    Non è roba mia. Gira in rete.

  11. Il fatto è che i dirigenti e gli insegnanti che dovessero opporsi all’andazzo segnalato sarebbero immediato oggetto di valutazione negativa.
    Valutazione negativa che in nessun modo potrebbe riguardare un dirigente la cui scuola dovesse perdere il 50% degli iscritti in due anni (non parlo a caso), purché si attenga ai criteri ministeriali che consentono di conseguire l'”eccellenza”. Il fatto che di questa eccellenza l’utenza sembri tutt’altro che convinta, visti i dati numerici, è del tutto indifferente per chi sbandiera in continuazione la necessità di porre al centro l’utenza stessa.
    Molto centrata, nell’articolo, la descrizione della valutazione a test e su griglie. Peccato che gli insegnanti che da anni cercano di opporsi a questo andazzo siano unanimemente additati all’opinione pubblica dalla stampa mainstream come fannulloni che temono una valutazione del loro lavoro. E peccato anche che siano state ben poche le voci intervenute a loro difesa; tra l’altro, una delle poche e forse la più efficace, quella del prof. Giorgio Israel, purtroppo non c’è più.
    Non sarò certo io a negare il fatto che nella categoria degli insegnanti ci siano persone non all’altezza. E neanche voglio affermare che tutto il male venga dal’alto, cioè dalle indicazioni ministeriali.
    Ma attenzione a quello che viene spacciato per premiazione dei migliori, meritocrazia tra gli insegnanti, e così via. Spesso si tratta di frutti avvelenati per imporre impostazioni ideologiche e concezioni pedagogiche predeterminate e non ha nessun rapporto con la reale qualità del lavoro svolto.

  12. Cara Costanza sono Elide e dal post pubblicato oggi, insieme ad altri, in cui ci raccontavi dei bei incontri che hai fatto in scuole in giro per l’Italia che mostrano la bellezza del sapere e la possibilità che la verità può essere trasmessa in modo autentico, credo che sia giunto il momento di adoperarsi perché prendano forma esperienze del genere pure a Roma. Un abbraccio nella fede Elide Marcuccio
    …Incontriamoci e forse qualcosa si può smuovere, ci sono belle persone anche a Roma.

  13. OT
    segnalo un gustosissimo Giovanni Marcotullio su don Mauro Leonardi…
    https://giovannimarcotullio.com/2017/03/17/ma-quale-gesu-don-leonardi-per-piacere/

  14. https://www.osservatoriogender.it/siracusa-contro-pregiudizi-ed-omofobia-riparte-nelle-scuole-il-progetto-arcobaleno/ ciò che continuo a non capire é con quali credenziali costoro entrino nelle scuole di vario genere e grado… Se si trattasse di iniziative a latere del programma, dovrebbero obbligatoriamente essere facoltative e in orari assolutamente fuori e ben distinti da quelli di normale insegnamento. Io non conosco esattamente la questione normativa di questi aspetti, certamente tra i commentatori qui c’è qualcuno che ne é informato. Si mi aiutasse a capire gliene sarei grato.

  15. Infatti la vera battaglia non è per arginare il casino nelle scuole pubbliche, ma lottare per una vera libertà di educazione…perché chiamare scuole pubbliche solo quelle di stato? Le paritarie e le parentali non svolgono un servizio pubblico? Perché dobbiamo pagarlo? Voglio vedere se tutti gli alunni che le frequentano si riversassero nelle scuole statali…se lo stato invece di pagare direttamente le scuole (statali), desse un voucher ai genitori per scegliere dove mandare i figli, potendo scegliere tra TUTTE le scuole, allora si si potrebbero mandare i figli da chi insegna il bello, il vero, e insegna bene…i miei figli sono andati ad una scuola simile a quella di nembrini, e ne siamo felici, ma perché lo stato mi costringe a pagare in più arrogandosi il diritto di decidere a che scuola devo mandare i miei figli? Cosa ci vuole a fare come nel resto del mondo per cui, a fronte di una base curriculare comune garantita poi c’è libertà di scelta??? ” Toglieteci tutto, ma lasciateci la liberta di educare” …e a questo punto aggiungerei di parlare…

  16. Notevole! L’articolo è incisivo quanto basta ma sono i commenti che in gran parte lo abbelliscono. Credo che il degrado culturale in genere dalla scuola di sia trasferito alla società e viceversa in un circolo vizioso sempre più stringente. Fai bene ad esprimere con convinzione opinioni fuori da un coro aberrante, il mondo dei blog in fondo non è diverso dalla massificazione dilagante ovunque. È il motivo per il quale ho indicato questo blog nei miei link.

  17. @Bariom. Ci possono essere diversi modi, uno può essere quello dei progetti, con attività che possono anche essere svolte in orario didattico, cioè al posto delle regolari lezioni, quindi con obbligo di presenza. Naturalmente l’assenza può essere giustificata come qualsiasi altra, tuttavia nulla esclude che in casi estremi (che non ho mai rilevato personalmente, sia chiaro, è solo una supposizione astratta) alcuni insegnanti o dirigenti che tengono particolarmente a determinate attività possano in qualche modo farla pagare.
    Esistono inoltre altri modi, ad esempio il recupero di ore perse per le riduzioni di orario (legate ai mezzi pubblici, alla settimana corta, o altro) che si trasformano in lezioni pomeridiane o giornate aggiuntive al di fuori dell’orario settimanale delle lezioni. Trattandosi del recupero di ore, la frequenza è automaticamente obbligatoria.
    Un altro meccanismo che ha introdotto l’obbligo di svolgere lezioni aggiuntive è quello dell’alternanza scuola-lavoro. Si potrebbe (anche qui faccio delle ipotesi in astratto) programmare un’attività presso una cooperativa o una onlus rivolta a determinate problematiche e questo, naturalmente, comporterebbe una preliminare fase di lezioni informative sulle tematiche coinvolte.
    L’osservazione che sorge spontanea immagino sia: ma così si danneggia la didattica normale. Il fatto è che della didattica normale importa molto all’utenza, molto meno alle autorità ministeriali, che premiano e incentivano proprio lo sviluppo di progetti.
    Può di conseguenza capitare (e qui le mie considerazioni si fanno meno astratte) che un Istituto sia premiato e portato in palma di mano in alto loco per le sue attività di progetto e, al contempo, registri un esodo di studenti perché la didattica quotidiana fa acqua. Il che può avvenire non solo per colpa degli insegnanti, ma anche, ad esempio, perché le risorse finanziarie vengono concentrate sulle attività che consentono di conseguire la premialità, oppure vengono erogate solo e specificamente a tale fine, quindi l’acquisto e la manutenzione di quanto occorre per la didattica normale viene fortemente penalizzato.
    NB: il mio punto di osservazione è nella secondaria superiore, di primaria e secondaria di primo grado so poco o nulla.

    • Grazie Klaus per la risposta…

      • Certo, leggendo i vostri commenti e ripensando al mondo della scuola in generale (e anche ai miei personali ricordi) sono giunto alla conclusione che il NON essere insegnante e il NON avere familiari in età scolare in casa, e, quindi NON avere alcun rapporto diretto con la scuola, in ogni forma e grado, sia per me una FORTUNA ed un PRIVILEGIO, non c’è dubbio!
        Lamentatevi pure del 68, ma fino ad un certo punto, perché un movimento epocale e relativo a tutto l’Occidente, come quello, NON poteva essere evitato.
        Ci furono in effetti, delle responsabilità politiche, ma in ogni caso, i governi occidentali, pur con una maggiore buona volontà, “fermare”, ” bloccare ” i rivolgimenti del 68, non avrebbero potuto, “ritardare” si (v. La Spagna franchista) ma non di più.

  18. Veramente De Gaulle qualcosa riuscì a fare. Sulla fortuna, che dire? Come insegnante, cerco comunque di fare del mio meglio. Come genitore, certamente sono contento che le mie figlie siano ormai fuori. Perché i danni del 68 durano da decenni, ma il vero e proprio tracollo sta avvenendo ora secondo me. Se non si riesce a fermarlo, perché ancora non è detta l’ultima.

    • De Gaulle riuscì a “ritardare” per un po’ il rivolgimento che andava svolgendosi. “Ritardare” ho ammesso anch’io che era possibile.
      In quanto al “fermarle” adesso le conseguenze del 68…..beh?!…….io so solo che che gli antichi dicevano: “principiis obsta” (ferma le cose all’inizio). Perchè l’esperienza quotidiana dimostra che se un fenomeno non viene fermato all’inizio e si lascia, invee, che si espanda e e si consolidi, poi è molto, moolto difficile, ricostruire lo status quo ante.

      • “Lamentatevi pure del 68, ma fino ad un certo punto, perché un movimento epocale e relativo a tutto l’Occidente, come quello, NON poteva essere evitato”

        “De Gaulle riuscì a “ritardare” per un po’ il rivolgimento che andava svolgendosi. “Ritardare” ho ammesso anch’io che era possibile”

        A me viene da sorridere, di fronte a una simile visione della Storia.
        “Le cose sono andate così e non potevano che andare così”. Non so cosa abbia di cristiano, una simile idea, ma so che ha ben poco di razionale.
        Il ’68 non poteva essere evitato… ma mi faccia il piacere! 😀

        Il ’68 non è stato un cataclisma improcrastinabile voluto dal Fato, ma la conseguenza di una deliberata visione politica; nonché delle azioni con cui questa visione venne sostanziata.
        Sono ormai note le agenzie e le modalità che scientemente infiammarono il Maggio francese, così come – qualche anno dopo – quelle che diedero vita alla guerra civile italiana degli anni Settanta (la terza, nel giro di solo cinquant’anni).

        Allo stesso modo è noto chi scelse il compromesso, invece di affrontare a viso aperto la minaccia.
        Lo scudo crociato di rosso fu ben poca cosa, rispetto a quelli crociati di nero ricordati più sù.
        Certo che se Pio XII, Francisco Franco y Bahamonde e Charles de Gaulle non fossero stati così soli… invece erano tutti impegnati a correr dietro ai vari Kennedy & Chruščëv (per tacere del famigerato “spirito del concilio”. Seeehhh, spirito a 90°…)

        Ciao.
        Luigi

        P.S.: non bisogna confondere la Reazione con la tassidermia. La Reazione non deve avere per obiettivo il ritorno allo status quo.

        • Si vede subito caro Luigi che non hai fatto politica sul serio (e nella,’ambito della prima repubblica per giunta): quello che non vuoi capire è che c’era, allora, un tale blocco sociale, di interessi, economico, ideologico, e di una vastità, che NON poteva essere fermato.
          Si correva dietro a Kennedy e Kruscev perché ciò era conforme ai desiderata di quel vasto aggregato di forze di cui parlavo sopra. Pio XII, Franco e de Gaulle erano, purtroppo per loro, “fuori tempo”.
          Per fermare quei cambiamenti ci voleva una società autenticamente cristiana, ma questa non c’era piu, perche la secolarizzazione dell’Occidente era cominciata da molto prima del 68, e in quell’anno era già un fenomeno conclamato.
          Per rendersi conto di quanto ho detto, basta considerare che i papi dell’800 non erano modernisti ed avevano dalla loro molti governi, eppure non poterono impedire la separazione fra stato e Chiesa e la laicizzazione delle istituzione, della cultura e dell’istruzione, e, una notevole sequela di espropri.
          E credi che quella che non era riuscito a Pio IX che aveva dalla sua i Borboni, l’Austria, la Francia, potesse riuscire a Pio XII, con Franco e de gaulle (e il secondo era pure subordinato ad un mandato elettorale)? A me fanno sorridere quelli come te che credono di poter fermare cambiamenti epocali promossi da forze sociali, politiche ed economiche ampie e potenti.

          • “Si vede subito caro Luigi che non hai fatto politica sul serio (e nella,’ambito della prima repubblica per giunta)”

            Per citare il sindaco Peppone onorevole Bottazzi, “Qui non si fa politica, qui si lavora”.
            Questo l’errore marchiano della DC (o, meglio, di quella componente del partito che era in buona fede): che la politica sia solo camarille e conventicole, i notabili flaccidi e il manuale Cencelli.
            Si lasciavano scuola e cultura al comunismo, le piazze al PCI e alla CGIL – piuttosto al MSI, in mancanza d’altro – si inventavano le regioni, pur di aggreppiare i commies. Come se la vita quotidiana, l’agire costante e tenace, non fossero anch’essi politica. Come se ogni comportamento umano non fosse, comunque, “politico”.

            Chissà, forse è per questo che la DC ha vinto: giacché i Prodi e i Gentiloni, i Renzi e i Lupi sono risultati vincenti, alla fine (vincenti secondo le regole del mondo, è chiaro).
            Come ammoniva Tirpitz, una nave da guerra deve fare solo una cosa: galleggiare, galleggiare e ancora galleggiare. Fosse pure in un mare di materia organica anfibia.

            “A me fanno sorridere quelli come te che credono di poter fermare cambiamenti epocali promossi da forze sociali, politiche ed economiche ampie e potenti.”

            (Sei lesto a buttarla sul personale. A me faceva sorridere la tua visione, non tu. Ma del resto è lo stile che fa l’uomo)

            Nonostante tutto, io credo in Dio. Per questo, ancora nonostante tutto, penso che ci sia sempre una possibilità.
            Certo che questa possibilità va costruita, centimetro dopo centimetro:
            http://www.youtube.com/watch?v=D3RlxUbG8-0

            La “poetica” del tracheggiamento e dell’ineluttabile, invece, mi ripugna. Non è visione cristiana.

            Si cedevano i metri – altro che centimetri… – e c’era già la scusa pronta: sono troppo forti! Non c’è riuscito nemmento Pio IX! Il compromesso storico! Le convergenze parallele! Alabarda spaziale! Il genocidio è legge dello Stato, però abbiamo ottenuto l’obiezione di coscienza! Il ’68? Non lamentatevi: poteva andar peggio! (‘sti ca##i, mi permetto di chiosare).
            E via così, con la morale del tinello.

            Ciao.
            Luigi

            • Eh! ma come sei suscettibile! Io, dicendo “a me fanno sorridere quelli come te ecc.” non volevo esprimere un giudizio personale su di te….suvvia! Le parole nell’ambito di un dialogo INFORMALE vanno e vengono! Non stiamo a pesare parola per parola tutto quello che si dice. Chi parla in libertà “non habet stateram in manu”!
              Non ho mai negato che la vita quotidiana fosse politica anch’essa.
              Tuttavia la politica quotidiana ha QUASI SEMPRE, nel corso della storia, anteposto la tattica alla strategia e all’ideologia. La DC doveva governare giorno per giorno fra mille compromessi e la forza per fare il muro contro muro non ce l’aveva.
              Le democrazie rappresentative rette da maggioranze composite non hanno mai quella forza. Solo le dittature o le democrazie che hanno maggioranze compatte (e finché hanno tale compattezza) possono avere la forza e la determinazione cui tu aspiri.
              Non hai dimostrato, ad ogni modo, l’infondatezza del mio assunto di base: il 68, le idee e le leggi che ne seguirono i (e che lo precedettero) non erano evitabili perché le società occidentali si erano scristianizzate e secolarizzate. E purtroppo, caro amico, se la gente non è cristiana i valori del cristianesimo non li segue più.
              Ne vale replicare che i valori del cristianesimo sono, perlomeno in parte, valori naturali, perché, in primis, tale tesi viene contestata, in secundis, perché la ribellione contro la natura non è poi un fatto tanto raro.
              Il discorso di Al Pacino, era nobilissimo, ma poi bisogna vedere se a discorsi di quel genere seguano effettivamente “le vittorie”….
              Comunque, non essendo per niente uno sportivo, sono la persona meno adatta a commentare certe cose.

              • Infine ti auguro di conservare la tua fiducia che si può vincere anche l’ineluttabile. Io sono, probabilmente, più avanti di te negli anni (ne ho quasi 59) e sono parecchio disilluso della vita e degli uomini.

              • Un dialogo scritto, per quanto informale e soprattutto fra sconosciuti, ha le sue regole. Se queste non sono note, il problema non è mio (non sei l’unico, per altro, ad avere qualche dubbio sui fondamentali. C’è gente che, dopo aver dileggiato il datore di lavoro su FB, si sorprende di finire licenziata).
                Qualora io fossi suscettibile, come adombri tu, non me ne starei qui a sostenere la mia posizione con le buone maniere.

                Per il resto, l’inevitabilità degli accadimenti non è solo idea poco cristiana. È anche idea poco razionale.
                Il notorio “post hoc, ergo propter hoc” non ha gran spazio in una riflessione seria. O non dovrebbe averne.
                Poi è inutile che cerchi di attirarmi in trappola 😀
                Non a me sta il dimostrare come le cose sarebbero potute andare, alternativamente. Non ho la sfera di cristallo.

                Sei tu a sostenere l’ineluttabilità del ’68.
                E invece – questo il senso del discorso di Al Pacino/Tony d’Amato – nei decenni si sono persi per strada tanti di quei centimetri, che a metterli insieme ci si sarebbe potuto fare il giro del mondo.
                Magari non sarebbero bastati lo stesso.
                Però questo non è un buon motivo, per esserseli lasciati scappare.

                Infatti ci sarebbe anche la massima dell’allenatore del film, con cui chiosare la scena segnalata:

                “Ogni maledetta domenica si vince o si perde, resta da vedere se si vince o si perde da uomini”

                Non conta la vittoria, conta il combattere. Tanto un cristiano sa che, sub specie aeternitatis, ha già vinto. La vittoria terrena è un accessorio, nulla più.
                Il problema della visione “democristiana” è, alla radice, l’inclinazione al compromesso, al mercanteggiare, all’adelante Pedro con juicio. Che per qualcuno è diventato, scientemente o meno che sia, il conciliare Cristo con Belial; o il provarci, almeno.
                È una visione borghese, bottegaia, anti-aristocratica. Non è nobile.
                Ovvero ignobile.

                Che poi io sono tanto suscettibile, da concedermi il lusso di dirti che ho intuito benissimo – e da tempo – il motivo profondo per cui contesti sistematicamente le mie affermazioni.
                Non stai difendendo la DC, alla fine. Stai difendendo la tua gioventù. Arrivato all’età dei bilanci, evidentemente hai intuito che forse hai dedicato il tuo impegno a idee che non lo meritavano (come implicitamente confermi, più sotto, ammettendo la tua disillusione).

                Io, umanamente parlando, sono molto probabilmente ben peggiore di te. Però ho abbracciato idee che compensano la mia pochezza (e la pochezza degli altri).
                Non esiste nulla, ripeto, di ineluttabile – morte terrena esclusa, ma sappiamo che è un falso problema.
                Riconsidera i tuoi anni, sottoponili al vaglio stringente della logica. Salva quanto è degno di essere salvato, ma butta il resto.
                C’è sempre, una speranza.

                La DC non merita di essere difesa. Lo dice la sua storia.
                Se nel ’48 non ci fossero stati Pio XII, don Luigi Gedda e Giovannino Guareschi, sarebbe riuscita perfino a far vincere il Fronte Popolare.
                Quanto poi all’accettare il genocidio di Stato, che è l’aborto, beh, meglio qualsiasi altra cosa. Qualsiasi.
                Perfino le mitragliatrici agli angoli delle piazze, se necessario. Ma questo può essere l’agire di un Charette de la Contrie o di un Franco y Bahamonde.
                Non di un Gava o di un Forlani, oggettivamente 🙂

                Ciao.
                Luigi

                P.S.: dimenticavo.
                “Non ci sono atei, in trincea”
                Sempre dal film di Stone.

                • Perbacco come sei “spinoso”! Dovessi avere con te una questione seria e concreta (magari con una somma di denaro in ballo) sarei davvero preoccupato! E lo dico senza ironia. Che rigore! Che religiosa osservanza delle regole, anche in dialogo informale per giunta!
                  Un conto è la visione cristiana della vita un altro è l’analisi degli avvenimenti che deve essere fredda e spassionata (sopratutto quando coinvolge coloro che cristiani NON sono e che non hanno la predetta visione).
                  I discorsi sula fallacia logica del ” post hoc ecc”, della sfera di cristallo, della vittoria finale garantita alla Chiesa, non dimostrano l’infondatezza della mia tesi: “il ,68 era inevitabile perché l’Occidente non era, già allora, più cristiano”. Nessuna ttrappola: è vero o non e vero tale asserto?
                  Lungi da me negare le storture, gli errori e i personaggi discutibili della DC.
                  Infine, torno a ripetere, già nei pirimi anni 50 (sedente sul soglio di Pietro il Pastor Angelicus, quindi in epoca non sospetta) la tendenza al compromesso della DC si era rivelata, Gedda e Guareschi, da te citati, l’avevano in più occasioni stigmatizzata. Ciò che Ottaviano e Siri, in Vaticano, dovevano dire in proposito è facile immaginarselo……
                  Allora PERCHÉ non togliere, ALLORA la fiducia alla DC nel suo complesso e indirizzare il voto cattolico solo verso la parte del partito ( Scelga, Pella) meno disposta al compromesso, e, verso l’MSI e i monarchici? Non dite sempre che non impedire il male, quando lo si può fare, equivale ad accettarlo?
                  Chi eravamo e come eravamo vi era già noto fin da 1950.
                  In quanto alla vittoria del Fronte Popolare nel 48, io sono convinto che fosse un pericolo più teorico che pratico. Credi davvero che un uomo intelligente come Togliatti non immaginasse che in caso di vittoria del fronte, gli americani sarebbero intervenuti per impedire che in un paese nella loro sfera d’influenza ci fossero i comunisti al governo? E che Stalin non avrebbe mosso un dito, come aveva fatto con Grecia? La direzione del PCI, nelle segrete stanze, fu ben contenta della sconfitta, credi a me!

                  • “Perbacco come sei “spinoso”! Dovessi avere con te una questione seria e concreta (magari con una somma di denaro in ballo) sarei davvero preoccupato! E lo dico senza ironia. Che rigore! Che religiosa osservanza delle regole, anche in dialogo informale per giunta!”

                    Continui a volerla buttare sul personale, ma non funziona. Puoi darti al sarcasmo e all’insinuazione bassa finché vuoi.
                    Non si tratta di puntiglio e spinosità, si tratta di rispetto.

                    Quanto al ’68, sei tu a dover dimostrare la sua inevitabilità, da te asserita.
                    Dimostra che qualsiasi cambiamento dei fattori avrebbe comunque lasciato immutato il risultato.
                    Io sono paziente. Aspetto la dimostrazione.

                    Ciao.
                    Luigi

                    • Spinoso, ma paziente… 😄😄😄

                    • Non ho mai trovato una persona puntigliosa e spinosa che ammettesse di esserlo, tutti coloro che sono tali dicono di essere “precisi” “rispettosi” ecc.
                      Mai ho trovato un pignolo che dicesse “io sono un pedante”.

                      Mi sembrava che la dimostrazione di quanto ho affermato in merito al 68 fosse in re ipsa, ma comunque:
                      1) che le società occidentali da 700 in poi si siano andate sempre allontanando dal cristianesimo e dalla Chiesa e’ un fatto storico accertato e che non è oggetto di dibattito da parte di nessuno storico; cfr , ad esempio, la voce “secolarizzazione” su enciclopedia del ,900 (Treccani) con un ampia bibliografia anche di autori notoriamente cattolici;
                      2) se la società non ha più un fondamento religioso è ovvio che i valori della religione non vengano più perseguiti ma duramente contestati, se c’è ancora qualcuno che cerca ancora di farli valere, e, cosa ha fatto il 68 se non abbattere, in toto o in parte, quei principi morali che sono cruciali in una visione cristiana del mondo (autorità, pudicizia, rispetto delle forme ecc.)?
                      3) d’altra parte la storia non dimostra forse che la scristianizzazione della società è scandita da eventi rivoluzionari (Rivoluzione francese, Risorgimenti, la Comune, Rivoluzione d’ottobre, diffusione di filosofi irrazionaliste ecc.) che hanno scardinato l’ordine sociale preesistente?

                      Io i fatti costitutivi del mio asserto li ho dimostrati, dimostra ora te quelli impeditivi/ostativi? Perché sarebbe anche l’ora che tu argomentassi qualcosa in concreto.

                    • Ripensando alla tua pignoleria, aggiungo un punto 4:

                      4) l’unico fattore che avrebbe potuto casmbiare il risultato sarebbe stata la ri-cristianizzazione della gente, in mancanza di questo, e’ venuta a mancare la maggioranza, la vasta base popolare disposta a farsi guidare, dalla Chiesa, necessaria per bloccare i mutamenti di che trattasi. Senza una grande “massa di manovra” disposta a battersi EFFETTIVAMENTE, in difesa dei valori cristiani (che il 68 cercava di abbsattere) non si poteva fermare quei rivolgimenti, tanto piu’ che una buona parte dei poteri forti non era contraria a quei cambiamenti. L’opposizione al 68, per avere qualche chance, avrebbe dovuto avere un consenso vasto e operativo. Ma la secolarizzazione,, (punto 1) ormai avanzata, impediva che cio’ potesse avvenire; in questo senso il 68 era inevitabile.

                      Quanto sopra vale per le democrazie, per le dittature ovviamente no. Ma il fatto che in occidente non siano durate da nessuna parte dimostra che non erano solide. Quindi potevano solo “ritardare” non “fermare”.
                      Noto con piacere che non hai risposto a quanto ho asserito nel post di ieri delle 11:07 sugli anni 50 (Pio XII, Scelba, Pella, voto cattolico ecc) e sulla impossibile vittoria del Fronte popolare nel 48.

                    • Mario, anche le rose hanno le spine. Per tacere dei reticolati 😀

                      Ciao.
                      Luigi

  19. Visto che ho provocato una discussione, chiarisco quello che volevo dire.
    De Gaulle non poté frenare il delirio ideologico che in tutto il mondo occidentale ebbe nel 68 un momento di snodo fondamentale (né questo sarebbe stato possibile in quel momento, su questo sono d’accordo con exdemocristiano, il che però non vuol dire che sia un fatto irreversibile, su questo sono d’accordo con Luigi), né, quindi, poté evitarne le conseguenze a lungo termine.
    De Gaulle, però, riuscì a evitare che nel sistema di istruzione francese si innescasse quel meccanismo di degrado che ha travolto quello italiano. O, quanto meno, che ciò avvenisse nelle proporzioni in cui avvenne in Italia.

    • A scanso di equivoci, Klaus, non è una discussione e non sei stato tu a innescarla 🙂

      Semplicemente, io e l’ex DC innominato abbiamo visioni del mondo e della vita troppo differenti perché non cozzino, entrando in contatto.
      Se leggo “non lamentatevi troppo del ’68”, beh, mi guardo bene dal non rispondere!

      Ciao.
      Luigi

      • Il 68? Con i sessantottini insediatisi (inamovibili) in sala macchine, oggi ne raccogliamo tutti i pessimi frutti. La cultura della trasgressione, della liberazione degli impulsi, della dissacrazione ha partorito mostri e mostricini da diluvio universale (o da macelleria bellica)…

        • Ecco.
          Prepariamoci all’assurdo diluvio di commemorazioni e retorica, l’anno prossimo, per il mezzo secolo di queste cariatidi.
          Mario Capanna in testa.

          Sempre con la malcelata speranza che il vento faccia pulizia, prima di allora…

          Ciao.
          Luigi

          • Il 68 è stato un asilo di dementi ammutinati che hanno scempiato i connotati della società a secchiate di acido muriatico. In effetti il régime 68ardo non mancherà di sboldrinarci la sua retorica. E sarà una retorica grottesca perché la caratteristica saliente dell’instaurato régime 68ardo è l’inversione: si fa il contrario di ciò che andrebbe fatto, si dice il contrario di ciò che andrebbe detto, e il tutto all’insegna dell’insipienza, dell’incapacità e dell’arroganza.

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