Emergenze teologiche

di Costanza Miriano

di Costanza Miriano  

A una mamma capita di affrontare emergenze teologiche affettando la carne o infliggendo minestroni. L’altra sera, appunto, una delle mie bambine, cinque anni, mi ha chiesto a bruciapelo: “mamma, chi non crede in Gesù bambino ma solo in babbo Natale va all’inferno?” Poiché sono stata io, non posso negarlo, a raccontarle che Gesù ha detto “chi crede in me avrà la vita eterna”,  mi sono trovata costretta a rispondere l’unica cosa che non mettesse in discussione la mia coerenza. “Be’, sì, se lo rifiuta fino alla fine sì”. “Oddio! Quindi anche la mia amichetta?” Di nuovo, in nome della coerenza ho dovuto dire che sì, è così, anche se l’amichetta ha quattro anni, ed è ancora in tempo per cambiare idea.

D’altra parte è scritto nel Vangelo, e non voglio essere io ad avere la responsabilità di averlo addomesticato. “Anzi, tu devi essere così buona con lei da convincerla a venire dalla tua parte”. Mia figlia è una minuscola donna di parola, è la stessa bambina che va nel panico se qualche volta mi sfugge l’espressione “lo giuro”, che, come è detto sempre nel Vangelo, non si deve usare mai (il vostro sì sia sì…).

So bene che una simile affermazione, quella sull’amichetta e babbo Natale, è ormai considerata gravemente lesiva della libertà, della tolleranza, del rispetto delle differenze. So bene che scandalizzerei praticamente tutte le mamme dell’asilo, se mi sentissero. Per contro credo di trasmettere ai miei figli l’idea dell’importanza e della serietà della loro vita.

Tranquilli, non sono turbati: dormono come ghiri, hanno un sacco di amici, conoscono la tecnologia e sono molto allegri, anche troppo. Perché i ragazzi, tutti, sanno che la vita è una cosa seria, e non serve a niente fingere il contrario. Anzi, le certezze salde come roccia li rassicurano molto. Un giorno potranno abbattere, forse, queste colonne, ma le hanno avute, almeno. E’ il contrario che non fa dormire sonni tranquilli, l’idea di navigare alla cieca, senza punti cardinali che non cambino mai.

Ecco, io non so se riuscirò a trasmettere la fede, né so assolutamente che tipo di genitori siamo, io e mio marito. Ho visto ragazzi meravigliosi venire su da famiglie difficili, e ragazzi così così nonostante i genitori a me sembrassero ottime persone. Non so se dovrò ingerire a brandelli tutte le pagine che ho scritto in merito, quando i miei figli combineranno qualcosa di brutto. Spero di no ma non posso metterci la mano sul fuoco, perché educare è prendere su di sé il rischio della libertà dei propri figli.

 

[…] Mi sento però abbastanza libera di dire che l’idea della serietà della vita, delle conseguenze pesanti delle proprie azioni è davvero pochissimo diffusa tra i ragazzi ma anche tra gli adulti. Il male si è sempre commesso, anzi, ci sono stati periodi del passato molto ma molto meno sicuri del nostro, senza alcun dubbio. Ma si chiamava male. Aveva un nome e un volto precisi. Si poteva scegliere di commetterlo, ci si poteva cadere trascinati dalle passioni. Ma era il male. Punto e basta.

Io credo invece che la temperie culturale nella quale viviamo tenda a farci vivere tutti come ragazzini, senza responsabilità. Sulle cause ci sarebbe molto da dire – sistema economico, possibilità, tecnologia – ma a ben vedere la causa ultima è una sola. Avere abbattuto le cattedrali, avere rifiutato quel Dio al quale ogni bene rimanda, non avere più l’idea delle conseguenze eterne di ogni nostra più piccola azione. Non c’è più Qualcuno che ci guarda, pensiamo. E questo, invece che liberarci, ci rende fragili e ondivaghi come barchette nella tempesta.

Pubblicato il 14 dicembre 2011

 

38 commenti to “Emergenze teologiche”

  1. …di questi tempi è da coraggiosi scrivere certe Verità…un santo Natale Costanza.

  2. Per grazia di Dio esistono pure sacerdoti come Don Roberto De Meo che affiggono questi avvisi alle porte della Chiesa:

    https://scontent-mxp1-1.xx.fbcdn.net/v/t1.0-9/15672496_10206414375352843_410948952655128978_n.jpg?oh=beb2bcaeb25c21498bbb8b53cc65fac7&oe=58DDDF87

  3. Carissima Costanza, condivido tutto fino all’ultima virgola. E’ giusto insegnare ai bambini che la vita non è un scherzo, ma un dramma terribile. E come tutti i drammi, può avere un lieto fine, oppure può finire nel peggiore dei modi. Ed è importante spiegare loro che essi stessi devono impegnarsi a tirare dalla nostra parte quanti più amichetti possono, perché ciascuno di noi è responsabile dei propri amici.

    Io ho una figlia infingarda, molto più grande della tua (quasi diciotto anni), la quale ha scelto, all’età di tredici/quattordici anni, di non venire più alla messa. Non trascuro mai di ricordarle che quanto prima ricomincerà ad amare il Signore, tanto meglio e più facile sarà tornare ad amarLo. Le ricordo anche che, se non si deciderà a convertirsi prima della morte, certamente andrà all’inferno. Lei si ostina nella sua infingardia ed io mi ostino a ricordarle che certamente andrà all’inferno. Però soffro anche per lei ed offro al Signore per la sua conversione.

    Questo, noi cattolici, possiamo e dobbiamo fare.

  4. Ciao Costanza !!!! ti ammiro, sei un brava mamma,…penso che il mestieri più difficile è essere genitori coerente, ,soprattutto se si vive senza Dio….oggi più che mai….speriamo sempre nel bene,….Dio scrive anche sulle righe storte, cerca l’ultima pecora, e lo conduce per Sua Grazia nel Suo olive.a
    Buon e Santo Natale con Dio con noi. ….e Santa veglia…….Ciao !!!

  5. Non è solo un problema dei bambini… Tutti noi abbiamo amici che non credono, alcuni dei quali si ostinano a non credere. E gli vogliamo bene. E come già godiamo in terra della loro compagnia, tanto più desideriamo di poterne godere nel Regno dei Cieli. Sono tante le cose che ci piacciono in terra, perché sono espressioni della bellezza di Dio: una Madonna del Dugento, una fuga di Bach, un albero solitario su una collina, un volo di fenicotteri rosa nel cielo azzurro, il canto del rigogolo in primavera, la chiesa romanica sotto il grande albero… Ma non sappiamo cosa sarà di queste cose. Qualche teologo dice che forse pure queste saranno ricapitolate in Cristo, ma troppa confusione c’è nella teologia e, personalmente, credo sia meglio lasciar perdere questi sviluppi finché non sarà finita l’era della confusione. I cari, i familiari, gli amici invece ci saranno, così come ci saremo noi… se lo vorremo e se lo vorranno, accogliendo Cristo. Non automaticamente. Illudersi che sia tutto scontato è metter la testa sotto la sabbia, e non amare veramente i nostri cari perché è Cristo che ci parla della necessità della loro conversione. E siccome noi Cristo lo conosciamo, questa responsabilità è nostra, che possiamo essere per loro un tramite.

    Auguri a tutti.

  6. Cara Costanza, purtroppo non “scandalizzeresti solo le mamme dell’asilo” ma aimeh molti alti, altissimi prelati…in tempo di Ecumenismo sfrenato, Misericordia sempre e a prescindere e non vado oltre…tanto hai ben capito.
    Tu continua a parlare così ai tuoi bimbi e a coloro che il buon Dio ti ha affidato con questo tuo blog.
    Santo Natale…nonostante tutto 😊🎄

  7. Per quanto riguarda l’avviso CONDIZIONI PER RICEVERE LA COMUNIONE, sono molto contento che ci siano sacerdoti che hanno messo nella loro parrocchia quanto avevo scritto su BastaBugie nel n.84 del 8 maggio 2009. Molti lo hanno fatto in questi anni. Alcuni hanno anche avuto problemi con i rispettivi vescovi per averlo fatto. Noi di BastaBugie siamo contenti di servire i sacerdoti che vogliono mantenersi fedeli al Magistero della Chiesa. Ecco il link a quell’articolo: http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=780

    • Ciò che è scritto in avvisi come quello riportato è sacrosanto, ma bene sarebbe per un parroco essere sempre in piena comunione con il proprio Vescovo e comunque sempre avvisare il proprio Vescovo (che la Chiesa pone come loro diretto superiore) di iniziative pastorali di qualunque genere e per quanto possibile stare nell’obbedienza (virtù assieme ad altre apparentemente ormai dimenticata), perché obbedire nell’esporre o meno un simile avviso, non significa (ad esempio) contravvenire ad una legge più alta.

      L’obbedienza – soprattutto quella che costa un sacrificio – il sacrifico e le preghiere contano spesso molto di più delle “concrete” azioni, ma anche questa è una (piccola) verità che sembra dimenticata anche da coloro che sono convinti di agire nel giusto.

      Laddove dietro una azione che riteniamo buona e giusta, vi fosse certamente un preciso volere di Dio, una ispirazione dello Spirito Santo, sarà Dio stesso a trovare le strade a che questa azione si compia, anche difronte a mille ostacoli, anche difronte al diniego di coloro ai quali dobbiamo obbedienza.

      • Non sapevo bisognasse avvisare il vescovo per essere in sintonia con Gesù Cristo!

        • Questo è per la serie “come i cavoli a merenda” che ti piace ogni tanto richiamare?

          Comunque si, sappi che talvolta bisogna avvisare e quindi essere in comunione con il Vescovo per essere in “sintonia” con Gesù Cristo.

          Lo trovi strano?

          • Di questi tempi no visto che ci sono cardinali che possono dichiarare indisturbati che la Madonna non era vergine!

  8. Il problema dell’obbedienza è reale, non va sottovalutato; tuttavia non vedo il problema nel caso di cui stiamo parlando.

    “il sacrificio e le preghiere contano spesso molto di più delle “concrete” azioni”

    Il sacrificio può anche consistere nel trovarsi in contrasto con il proprio vescovo per rispettare la parola di Cristo. Certo meglio di molti preti che per evitare i problemi si barcamenano (ne ho avuto l’ennesima testimonianza indiretta di recente… “Ah, non leggete certe cose”, e si intendeva la Bussola o il Timone). In ogni caso, non dimentichiamo che una cosa è il sacrificio che riguarda solo le nostre cose, altro è il dovere di dare testimonianza, specialmente se uno è un pastore. Non può fare parte del sacrificio che Cristo ci chiede dare falsa testimonianza, essere omissivi o non curarsi opportunamente che le anime che sono state affidate rimangano nella Verità.

    • Il problema è reale è l’ho riportato appoggiandomi a simile caso come potrebbe essere un qualsiasi altro caso…

      Non mi pare di aver detto chi ha fatto male a fare cosa.

      Ho posto l’evidenza su una qualunque decisione pastorale che possa mettere un sacerdote in conflitto con il proprio Vescovo. Se non si vuole andare al di là del particolare frangente per partito preso o come a dire che del parere del proprio Vescovo uno se ne può bellamente fregare, il problema non si pone.

  9. Il mio commento non è stato pubblicato.
    Ti chiedo la cortesia di farmi capire se conteneva qualcosa di disdicevole.
    Grazie

  10. Le CONDIZIONI PER RICEVERE LA COMUNIONE le ho scritte nel 2009 in seguito a ciò che suggeriva chiaramente l’Esortazione Apostolica postsinodale del Papa Benedetto XVI Sacramentum Caritatis del 22 febbraio 2007. I parroci (e sono tanti) che l’hanno usato hanno ubbidito quindi al Papa. Se il vescovo glielo avesse vietato mi chiedo: con che autorità un vescovo può vietare ai propri sacerdoti se lui non rispetta l’autorità del Papa? (ovviamente ho sintetizzato in queste poche righe questioni che andrebbero meglio specificate per le quali rimando all’articolo, ma qui siamo in un blog, non in una università pontificia, ed è rivolto a persone semplici, non a teologi professionisti)

    • In verità non è questione che si può liquidare in “quattro e quattr’otto”…

      E far credere che lo sia, non fa che ledere l’Autorità dei Vescovi e il Discernimento di cui sono responsabili (con tutto ciò che comporta) agli occhi dei semplici – o meno semplici – fedeli.

      Tant’è che ultimamente nominare la Figura del Vescovo, sembra più nominare un imbelle, inetto, se non peggio, che non un Pastore (fatte le dovute eccezioni di quelli che si ritengono “validi”).

      Ma non c’è da meravigliarsi visto che lo si fa anche parlando del Santo Padre.

      • Se il Santo Padre e molti vescovi dicono e fanno cose che non stanno né in cielo né in terra, le conseguenze sono inevitabili.

        • Ecco appunto…
          Hai dimenticato “e in ogni luogo”! 😛

          • Le facili ironie non servono a risolvere i problemi. Comunque, quest’espressione riferita al Santo Padre è stata scritta da Monsignor Livi, teologo, e l’ho già riportata un mese fa:

            https://costanzamiriano.com/2016/11/28/luomo-ha-una-legge-scritta-da-dio-dentro-il-suo-cuore/#comment-121349

            Quando il Papa (che sciaguratamente dice, ogni tanto, cose che non stanno né in cielo, perché non sono verità teologiche, né in terra, perché non sono nemmeno di buon senso) dice a proposito dei divorziati risposati: “Loro sono membra vive della Chiesa”, dice una follia.

            Da qui: http://coordinamentotoscano.blogspot.it/2016/11/normal-0-14-false-false-false-it-x-none.html

            Tu hai fatto bene a riportare una questione reale, la comunione con il vescovo. Ma non puoi considerare della realtà solo quello che ti comoda, ovvero quello che non ti pone problemi. Come il fatto che il Papa dice cose che non stanno né in cielo né in terra. Allora, se vuoi affrontare il problema dell’obbedienza dei preti ai vescovi, non puoi non affrontare il problema dell’obbedienza del Papa a Cristo.

            • Che tu e altri mettete in dubbio, ma la presunzione è di credere che non possa essere altrimenti (o che tutti la si debba pensare come te e altri).

              Buon Natale comunque…

              • Ma qui stiamo andando indietro nel tempo: perché nel frattempo le cose sono andate avanti, e addirittura ora sarebbe lecito e cattolico che un Papa si rifiuti di rispondere a cinque domande chiare poste da quattro cardinali (e che li esponga al ludibrio esplicito dei suoi sgherri, ed al suo implicito contenuto nelle sue prediche “misericordiose”).

                Tu rifugiati pure nel tuo relativismo, facendo finta che ogni opinione è vera e cattolica. Non parlare di presunzione altrui però: ci fai solo una pessima figura, perché come qui ben sappiamo appena ti si fa una domanda netta e precisa nel merito di questa diatriba sparisci nel nulla, come a dire che non sei neanche capace di motivare le tue posizioni; d’altronde, il cattivo esempio viene dall’alto…

  11. Non esageriamo. Anche un buon cristiano dfeve mantenere una certa dose di laicità e non rischiare di diventare “bigotto”. Buon Natale, enrico

  12. Costanza grazie! Ma ancor più grazie a Dio per ciò che ha inventato! Che meraviglia sentirsi (umilmente) cosî in sintonia per coloro che cercano,con fatica,cadute,pochezze ma con il cuore sinceramente alla ricerca di Gesù….Ti amiamo Gesù! Per ciò che sei! Grazie!

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