Un regalo o una proposta ideologica?

di Costanza Miriano

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 di Costanza Miriano 

Oggi mia figlia è malata. Alle 8 ero sotto la redazione, avevo trovato parcheggio con solo una decina di rosario, e infatti mi sembrava che ci fosse qualcosa di strano sotto. Appunto. Chiama mio marito: la figlia numero tre (di quattro) ha la febbre. Si mette in moto la macchina dei soccorsi. La task force, valutate circa quindici variabili, decide che conviene non prendere un giorno di malattia bambino, costa troppo (zero stipendio, zero contributi). Si elaborano piani di riserva, si spostano appuntamenti, si chiama la tata A, la B, si chiede un cambio di orario al direttore (possibile solo perché non avevo troupe o interviste fissate). Si lascia a malincuore il  parcheggio e si torna, dopo una confortevole oretta nel traffico, a casa, da dove, tra termometri e tè caldi, si lavora anche fuori dall’orario. Ma se fossi stata una commessa? Una barista? Un’operaia? Un medico di turno all’ospedale?

Non è previsto che a una mamma lavoratrice si ammali un figlio. Se succede, sono fatti suoi. Se succede molto perché i figli sono molti, i fatti sono molto suoi. Perché tutta la logica del mondo del lavoro rispetto a quello femminile è: donne, se volete (dovete) lavorare, prego. Se ci riuscite, queste sono le nostre regole di maschi. Sennò, fatti vostri. Quanto alla maternità, si vuole liberare le donne dal fardello in modo che possano lavorare presto e molto. Insomma, che le mamme siano lavoratrici. Ma che le lavoratrici siano prima di tutto mamme, e che i figli non siano un fardello ma la loro felicità non è previsto.

Invece la donna non è un uomo, e deve poter lavorare (sarebbe bello che lo scegliesse, e non fosse costretta dalla necessità economica) con i suoi tempi e i suoi modi e i suoi ritmi.

La più grande, dolorosa violenza che ho subito nella mia vita, e per ben due volte, l’ho vissuta quando sono dovuta tornare al lavoro – allora precario – quando i miei primi due figli avevano quattro mesi. Avete presente un bambino di quattro mesi? Quanto è piccolo? Qualcuno dei legislatori ha chiara la nozione di medicina di base, che un bambino a quell’età si nutre esclusivamente di latte materno? Che se una mamma vuole proteggerlo dalle malattie e dal distacco si deve mungere come una mucca di notte e lasciare il suo latte in frigo?

Ora, tutto questo è completamente rimosso dal discorso collettivo sulle madri che lavorano. A una donna che desidera stare con i suoi bambini, e sottolineo che lo desidera con tutta se stessa, e che come me non è ricca, è impedito.

In questo contesto culturale arriva la proposta del presidente dell’Inps, Tito Boeri: costringere i padri a stare a casa quindici giorni quando nasce un bimbo. Co-strin-ge-re. Altrimenti c’è una non meglio specificata multa. Insomma una scelta obbligatoria, che peraltro è un ossimoro. In un mondo del lavoro che va verso la deregolamentazione sempre più selvaggia, la flessibilità, il precariato, questo regalo d’altri tempi sa un po’ di polpetta avvelenata. Mi sembra evidente che si tratti di una proposta che ha molto, molto più un carattere culturale e ideologico che pratico. Se c’è un momento in cui la presenza costante, notte e giorno, del padre è irrilevante, è proprio in quei quindici giorni iniziali, quando il bambino neanche vede nettamente, non si interessa al mondo esterno, e vive in simbiosi esclusiva con la mamma. È chiaro che se qualcuno aiuta la mamma è meglio per lei, ma tra tutti i problemi che presenta il lavoro femminile, questo è veramente l’ultimo.

Se ci sono fondi (ma già il governo mette le mani avanti), che si diano alle mamme perché possano rimanere quindici giorni in più a casa. O magari quindici mesi, che sarebbe il minimo secondo natura. Che si diano quei giorni liberi ai padri quando un figlio diciassettenne si affaccia al mondo e decide del suo futuro, che un uomo grande lo porti a spaccare la legna o a cacciare nel bosco. Un padre non è indispensabile a togliere il moncone del cordone ombelicale al neonato, lo è quando un figlio diventa uomo, quando una giovane donna in erba si ribella e ha bisogno di un ascolto speciale e di molti no decisi. Un padre insegna a giocare (cosa che a quindici giorni i neonati non fanno), insegna la realtà, insegna a morire, cioè insegna il limite. La mamma insegna la vita.

Che la proposta sia ideologica (ma il presidente dell’Inps ha figli?) me lo confermano le motivazioni: serve, dice, a togliere potere contrattuale agli uomini. A questi uomini messi continuamente e ovunque in discussione. È parte dunque di un disegno che vuole l’uguaglianza nel mondo del lavoro non a partire dalla differenza ma dall’uniformazione. Vogliono che le donne siano maschi, e solo se maschi fanno carriera.

La maternità invece è un master che ti insegna a fare le cose diversamente, in modo accogliente, ottimizzando, tagliando i tempi morti che affliggono molto del lavoro maschile, le chiacchiere, le lotte per il potere. Ripensiamo il mondo del lavoro, rendiamolo flessibile come orari e variabile nel tempo (a sessanta anni sarò liberissima di lavorare quindici ore al giorno). E se vogliamo aiutare una famiglia, facciamo guadagnare di più il padre, in modo che la mamma che lo desidera possa stare di più con i suoi bambini. Se a tre mesi è costretta a lasciarli, come è previsto oggi, pensate che soffra di meno perché nei primi quindici giorni il padre ha lavato le tutine di spugna?

fonte: La Verità 

 

40 Responses to “Un regalo o una proposta ideologica?”

  1. questo articolo non è presente! Potete correggere gentilmente? Ciao!

    🙂 Nicolò Zamberlan

  2. come mai non si riesce a leggere l’articolo sul blog?grazie dell’attenzionedon Roberto

  3. ora si, grazie!!!

  4. Ussegnur….dopo il cognome della madre per sentenza mi tocca sentire anche il congedo parentale obbligatorio per legge. Attacco frontale multiplo a quello che poco che resta dell’autorità paterna.

    • Mi pare chiaro che la “multa” è riferita al datore di lavoro,per far sì che il beneficiario possa godere effettivamente del congedo.Mettiamola così:quando nasce un figlio lo stato regala al padre 15 gg. di ferie,senza ideologie!

  5. ho cinque figli e lavoro 9 ore al giorno, proprio perché lavorare per una donna non è un hobby, ma una necessità e occorrono 2 stipendi, possibilmente pieni e non part-time. Condivido in pieno il pensiero di Costanza, la mamma è tutto per il bambino nei primi tempi, perché non vogliono riconoscerlo?

  6. Carissima Costanza, oggi finalmente sono riuscita a leggere l’articolo! Perchè non fondiamo un partito che sostenga queste tesi? È da sempre che lo dico. Sono pienamente d’accordo con te, come sempre!
    Purtroppo anche le donne si sono lasciate influenzare dalla pseudo parità maschile, allora…ci hanno suggerito( chi ne trae vantaggio da questo), di fare e avere le stesse cose, senza pensare che la differenza rende ancora più unici! Che la condizione della donna-madre è diversa nelle varie età, che è più utile una madre disponibile che una madre isterica perchè quando torna dal lavoro, dove non si è sentita nessuno, si ritrova tutto addosso! Potrei andare avanti , ma ripeterei quello che tu hai già scritto molto meglio di me. Grazie cara amica, Rita

  7. La stupidità sessantottina, come un virus, si è fatta così strada nei cervelli di coloro che si sono presi il potere
    da impedire loro di esercitare il minimo buonsenso. Sono incapaci di intendere ma non di volere, purtroppo!
    Dico purtroppo perché continuano a perseguire obbiettivi catastrofici infischiandosene dei problemi veri delle
    persone. Non è questa una possibile definizione di follia?

  8. Se tu fossi stata un medico o una commessa o qualsiasi cosa non fosse conciliabile con la possibilità di tornare a casa da tua figlia malata, tua figlia malata sarebbe rimasta a letto, mezza cosciente si sarebbe accorta a tratti di essere sola, e avrebbe aspettato la nonna o la zia o la tata di turno che le portasse prima o poi il latte col miele. Più poi che prima. Poi tu saresti tornata dal tuo turno di 12 ore quando tua figlia ha saputo e dovuto fare a meno di te e delle tue premure materne adattandosi a quelle del vicario di turno. Adattandosi. Questa cosa di sarebbe ripetuta, e ripetuta e ripetuta. Perché nel frattempo il tuo lavoro non avrebbe fato che aumentare. Prendendo il posto della partita di pallavolo di tua figlia, del pianto di angoscia di tua figlia che è stata presa in giro a scuola, della recita del corso d’inglese di tua figlia. Poi da adolescente, tua figlia si sarebbe ribellata a te con una potenza devastante, usando la tua contraddizione di intenti come arma per ferirti, e usando se stessa e tutta la rosa di sbagli adolescenziali possibili per ridurti ai minimi termini. Poi si aprirebbero due strade. Se tu nel frattempo fossi stata comunque, nonostante l’impossibilità di una duplicazione spazio temporale casa – lavoro, una mamma buona, che ama e soprattutto che prega, tua figlia non ti perderebbe e tu non perderesti lei, e vi ritrovereste con un laccio d’amore più grande del prevedibile. Se tu nel frattempo non fossi stata questo, non lo so.

  9. Sì ma cerchiamo di non essere ideologici al contrario! A me non sembra così scandalosa questa proposta (scusate se nel sito faccio la voce dissonante, per cui preciso subito che sono cristiana cattolica, anche se mi piace dire prima cristiana e poi cattolica, e non sono sessantottina, e non femminista), al limite non è particolarmente intelligente perché non risolve le cose. Però un modo per evitare che le donne non vengano assunte in quanto donne (avete presente quante dimissioni in bianco fanno firmare in caso una rimanga incinta, avete presente quanti concorsi non si passano se ci si presenta con la pancia, avete presente quante volte a parità di merito scelgono un uomo solo perché non rimane incinto?) potrebbe essere quello di dare un congedo obbligatorio anche al padre.
    E non diciamo che bisogna fare in modo che il padre guadagni di più, così la donna può fare la mamma, perché non esiste che se due persone fanno lo stesso lavoro l’uomo guadagna di più! ci sono donne che non sono mamme e magari lo vorrebbero essere e a cui tocca pure guadagnare meno del collega uomo!!
    Mi pare che purtroppo il rapporto tra uomo e donna è da sempre, da sempre, un rapporto ferito, in conseguenza del peccato originale.
    E questa ferita consiste da sempre, da sempre, in un tentativo di prevaricazione dell’uomo sulla donna. Non lo si risolve invitando la donna a sottomettersi spontaneamente in casa, soprattutto alla luce di secoli di storia in cui alla donna non è mai stata riconosciuta la sua dignità, anche e soprattutto in ambito domestico. Ditelo alle donne che arrivano in pronto soccorso incinte ogni 6 mesi e poi costrette ad abortire, ditelo a quelle che arrivano con lesioni da percosse, che c’è troppa emancipazione femminile. Ditelo alle anziane ricoverate in ospedale che vogliono essere dimesse anche se stanno male perché il marito a casa non sa mettere un uovo nel pentolino (sono molti di meno i mariti che si preoccupano della moglie a casa). Tutto questo non è giustificabile, non si può dire che l’uomo non è portato a mettere un uovo nel tegamino e la donna sì, è un’affermazione del tutto arbitraria che non ha nessun supporto scientifico.
    Piuttosto se uno ama, serve. L’amore e il servizio sono inscindibili uno dall’altro, sia per l’uomo che per la donna. E dove sta scritto che le forme del servizio sono per forza diverse tra uomo e donna? Credo che questo dipenda solo dal contesto sociale in cui si vive. Gesù ha lavato i piedi ai suoi discepoli, non ha preteso che lo facesse una donna. E non ha preteso che il gesto fosse un esempio solo per le discepole (mi pare anzi che stesse parlando degli uomini).
    Ditelo a mia madre, che ha rinunciato a una professione importante per stare a casa con i tre figli, se li è goduti e ne è felicissima, e qualche anno dopo ha iniziato a fare l’insegnante, con professionalità e passione, un lavoro che ama , e non direbbe mai che una donna è meno portata dell’uomo per lavorare o che una donna non dovrebbe lavorare. Semplicemente, è stata una sua scelta, ne è felice e ne siamo felici anche noi, ma altro che fare maratone a New York o scrivere libri, o fare conferenze, non c’erano né il tempo né i soldi per pensarci anche lontanamente. Ma proprio zero, non ho mai visto mia madre truccarsi quando ci doveva accompagnare a scuola, quando eravamo piccoli, non c’era tempo e non c’ erano soldi per i trucchi. E non è così idilliaco stare a casa a godersi i propri figli, a volte è psicologicamente pesante, tanto che quando mia madre ha iniziato a lavorare l’ho vista rinascere per certi aspetti. Perché prendi una persona intelligente e chiudila in casa a pulire e far da mangiare, a un certo punto è pesante. Lo sono anche lavori di casa, pesanti fisicamente, èd è oggettivo che la donna è fisicamente meno forte.
    Certo che tra uomo e donna ci sono delle differenze, ma non generalizziamo, come se l’uomo fosse quello che spacca la legna e dice dei no, o una sorta di energumeno acefalo, monotasking e giocherellone, e invece la donna e l’angelo dell’accoglienza e della comprensione.
    Ci sono anche il carattere delle persone, la sensibilità, il temperamento, la cultura, la storia familiare, il vissuto pregresso, che creano tantissime sfumature tra questi due stereotipi di uomo e donna. O no?? Scusate se sembra la scoperta dell’acqua calda… ma forse qui l’acqua calda non l’hanno ancora scoperta. Per cui vi saranno padri più portati ad accogliere e ad ascoltare e totalmente incapaci di giocare, e madri giocherellone e più sicure di sé è capaci di portare i figli nel mondo. Padri col carattere più dolce e madri col carattere più duro, più drastiche nel dire di no, più decise. Ci saranno famiglie dove lavorano entrambi, ma con dei nonni non per forza impiccioni, vicino a casa e che si prendono cura della figlia con la febbre.
    Senza che sia necessario che l’uomo guadagni di più.

    • Perfettamente d’ accordo con Anna.

    • “E questa ferita consiste da sempre, da sempre, in un tentativo di prevaricazione dell’uomo sulla donna.”

      Ah, ecco… ora scopriamo che il peccato originale segna solo i maschi. La scoperta dell’acqua calda?

      A seguire, dotte menzogne e ridicolaggini assortite dalla più vieta leggenda nera antivirile e anticattolica.
      E anticattolica perché antivirile.
      Sembra di ascoltare Boldrini, Rhodam e Kasner contemporaneamente…

      Come diceva Forrest Gump citando Vujadin Boskov, “femminista è chi femminista fa”. Inutile giocare al “Fronte pecorale democratico”.

      Ciao.
      Luigi

      P.S.: giusto per dire, il “multitasking” non esiste. Uomini e donne sono entrambi monotasking.

      • @luigi. sono pienamente d’accordo con quanti ha scritto Anna. Ma perché antivirile, anticattolica e altre amenità ? Ma cosa ne sai cosa prova una donna nei primi giorni quando torna a casa con il pupo e piange per niente, si sente inadeguata, ha paura di tutto. Cosa ne sai del bisogno che ha di uscire, di vedere gente. di parlare non solo di poppate e pannolini, con la certezza che il bimbo è al sicuro, a casa, con il suo papà.
        Io ho lavorato una vita e se tornassi indietro farei la stessa cosa. Ho una famiglia ma questo non mi ha impedito di
        crescere anche al di fuori di essa, di riportare a casa tutte le esperienze che vivevo all’esterno, come momento di crescita. di condivisione e non in contrapposizione a mio marito.
        Ognuno di noi è diverso, io non avrei retto a fare solo la moglie e la madre, sono sbagliata? Non credo.
        Se sono riuscita a fare, spero bene, entrambe le cose, lo devo anche a mio marito che mi ha aiutato, incoraggiata e supportata in questa scelta, ma la stessa cosa ho fatto io per lui. E’ stato un aiuto reciproco che ci ha uniti.

      • @Luigi: Anna ha posto delle questioni in modo molto garbato e portando ragioni (che tu le condivida oppure no).
        Per quale motivo tu la aggredisci (verbalmente) in questo modo? Cerchiamo di non essere sempre “lancia in resta”. O almeno puntiamola verso chi se lo merita.

    • “Mi pare che purtroppo il rapporto tra uomo e donna è da sempre, da sempre, un rapporto ferito, in conseguenza del peccato originale.
      E questa ferita consiste da sempre, da sempre, in un tentativo di prevaricazione dell’uomo sulla donna.”

      Quindi il peccato originale avrebbe guastato il rapporto tra uomo e donna rendendo l’uomo prevaricatore e la donna un’innocente prevaricata.
      Ossia: il peccato originale sarebbe quella cosa che inclina il maschio a peccare contro la donna ma non inclina la donna a peccare contro l’uomo.
      E’ un’opinione teologica incompatibile con l’ortodossia cattolica, ma comunque ognuno è libero di pensarla come vuole, soprattutto se è “prima cristiano e poi cattolico” (?)

      • “Quindi il peccato originale avrebbe guastato il rapporto tra uomo e donna rendendo l’uomo prevaricatore e la donna un’innocente prevaricata”.

        Già, infatti è Adamo che – su istigazione del serpente – tenta Eva. E non viceversa.

        [Riscrittura della Bibbia “stile Galantino”]

    • D’accordo su tutto, tranne sulla infelice uscita sul peccato originale che diventa solo ed esclusivamente tentativo di prevaricazione dell’uomo sulla donna.
      Diciamo che questo è l’aspetto che è passato alla storia, perché la seduzione non fa notizia.
      Le cortigiane che seducono e manipolano l’uomo ricco, potente, famoso, ma anche banalmente il figlio del mugnaio (attività solida, buon partito del villaggio!) facendogli credere di essere amato, non passano alla storia (salvo alcune), ma il mondo ne è stato ed è tuttora pieno. Non è violenza questa? La manipolazione con ricatto psicologico di marito, figli e figlie?
      Ah, se nel 2016 un uomo con meno di 45 anni non sa fare un uovo sodo e pensa che gli abiti si materializzino puliti stirati e piegati nell’armadio…la colpa è di sua madre. 😉

      • “Non è violenza questa? La manipolazione con ricatto psicologico di marito, figli e figlie?”

        “Immagina un orologio… Un orologio che vada arrestato. Tu e io lo fermeremmo come farebbe qualsiasi uomo: prendendolo a martellate. Una donna no. Quando ne ha l’occasione, lei te lo smonta pezzo dopo pezzo. Tirano tutto fuori in modo che nessuno sia più capace di rimetterlo insieme. Che non possa mai più segnare l’ora… Cristo! Le hai viste… Sì. Smontano definitivamente gli ingranaggi di uomini fatti e sputati con un semplice gesto, uno sguardo, una parola. […] Quelle ti ammazzano, tu continui ad andare e non ti accorgi neanche di essere morto”
        (da Arturo Perez-Reverte, “La carta sferica”)

        Ciao.
        Luigi

    • @Anna

      Premetto dicendo che anch’io non vedo niente di terribile nella proposta di Boeri: se davvero lo scopo della riforma è quello di togliere potere contrattuale agli uomini non credo ci riuscirebbe, perché un datore di lavoro avrebbe comunque più interesse ad assumere un uomo, che nel caso diventasse padre starebbe a casa solo quindici giorni, rispetto a una donna, a cui spetterebbero almeno cinque mesi di stipendio qualora rimanesse incinta.

      È vero che ai colloqui di lavoro viene chiesto alle donne la loro situazione sentimentale per ragioni facilmente intuibili, quindi se si trovasse un modo per far sì che, a parità di requisiti, una donna abbia più chances di non vedersi preferire un uomo solo per il sesso, io sarei d’accordo.

      Parimenti condivido il giudizio negativo da te espresso sull’idea secondo cui un uomo dovrebbe essere pagato più di una donna per permettergli di mantenere da solo moglie e figli, sarebbe un’ingiustizia bella e buona che, come hai giustamente detto, avvantaggerebbe solo gli uomini, anche quelli single, e non necessariamente le famiglie bisognose. Sarebbe più sensato dare dei bonus per figlio che aumentino coll’aumentare della prole o dare aiuti economici alle famiglie mono-reddito, qualunque sia il coniuge che guadagna (non so se provvedimenti simili esistano già, altrimenti dovrebbero farli, ovviamente tali norme dovrebbero valere solo per le famiglie al di sotto di una certa soglia di ricchezza).

      Già una volta, commentando su questo blog, dissi che la sottomissione deve essere reciproca e deve essere una sottomissione d’amore: come la donna deve venire incontro ai bisogni del marito così deve fare l’uomo con lei e le sue naturali esigenze. Il segreto di un matrimonio felice penso stia tutto qui, nella complicità e nel rispetto reciproci. Gesù, come hai ricordato tu, parla di servizio, è Paolo a usare il termine “sottomissione” ma il senso non cambia: Gesù non dice che dobbiamo farci dominare da chicchessia, dice che dobbiamo essere noi a donare gratuitamente i nostri servigi, i nostri talenti, i nostri carismi agli altri affinché si propaghi il bene in questo mondo, così deve fare una donna con le qualità che ha ricevuto per natura senza cercare a tutti i costi di essere diversa da come è e lo stesso deve fare l’uomo pena l’infelicità e la frustrazione. Non è importante quale ruolo abbiamo nella famiglia e nella società, l’ultimo dei soldati è decisivo per la vittoria tanto quanto il generale (per esempio nel Signore degli anelli Eowyn e Merry, una donna e un hobbit, i più deboli tra i soldati dell’esercito di Rohan hanno determinato la sorte della battaglia uccidendo nientemeno che il re dei Nazgul), quello che conta è svolgere il proprio compito avendo come obiettivo quello di servire gli altri. Anche Pietro aveva capito perfettamente questo insegnamento di Gesù e infatti lui, il capo degli apostoli, consapevole del fatto che il potere deve essere al servizio del bene comune, quando viene rimproverato da Paolo non si insuperbisce adirandosi con l’apostolo a lui sottoposto e abusando quindi del suo ruolo, ma al contrario accoglie il rimprovero, lo riconosce come giusto e pone rimedio alla sua errata condotta. Perché qualsiasi posizione gerarchica si mantenga, nella famiglia come nella società, bisogna pensare sempre ad agire non per se stessi, per il proprio bene, ma per quello di tutti. Un frate carmelitano in una omelia disse che oggi al sentire la parola “sottomissione” ci viene l’orticaria, subito pensiamo “ah, no, io sottomesso non lo sarò mai”, al che Gesù ci risponderebbe “male! Perché chi non vuole essere sottomesso a nessuno è il diavolo!”, è lui quello superbo, egoista, che pensa solo a se stesso, al contrario di Dio che ama talmente l’umanità da morire sulla croce per redimerla, la massima espressione del dono gratuito di sé per il bene dell’altro. Oggi la nostra società è malata di individualismo, quello di cui abbiamo bisogno non è più emancipazione femminile, ma più cristianesimo, quello vero, autentico, e quindi per forza di cose “cattolico”. Abbiamo bisogno che le donne tornino a fare le donne e gli uomini a fare gli uomini, ma soprattutto abbiamo bisogno che entrambi la smettano di idolatrare il proprio ego, cercando di perseguire sempre e solo la propria felicità spesso a discapito di quella degli altri.

      Forse non sai che nelle nazioni cosiddette civili del Nord Europa, proposte da tanti come modello anche per l’Italia, nazioni in cui il cristianesimo è al lumicino e in cui l’emancipazione femminile è promossa in maniera avanzata, ebbene in questi posti presentati come “idilliaci” il tasso di violenza contro le donne è molto ma molto più alto rispetto alle “bigotte” nazioni cattoliche dove si aggirerebbe ancora lo spettro della misoginia e del machismo. Qui c’è una mappa dove si vede bene questo dato sorprendente per cui i paesi cattolici sono assai più virtuosi rispetto a quelli dove spadroneggiano le ideologie laiciste: https://abbattoimuri.files.wordpress.com/2015/11/1.png e questo è un articolo dell’Huffington post che parla della medesima cosa: http://www.huffingtonpost.it/2014/03/05/violenza-donne-europa_n_4902055.html
      Come è possibile che nei paesi in cui l’emancipazione femminile è ai massimi livelli gli scenari drammatici da te ipotizzati e giustamente stigmatizzati circa la violenza sulle donne siano molto ma molto più diffusi rispetto a quei paesi a maggioranza cattolica considerati a torto più arretrati come l’Italia e la Polonia? Prima ci dicono che c’è troppa violenza sulle donne da curare con una spinta maggiore all’emancipazione, allora si promuovono tutta una serie di campagne propagandistiche e di leggi volte a risolvere la disuguaglianza di genere e qual è il risultato? Ancora più violenza sulle donne! Evidentemente c’è qualcosa che non quadra in questa strategia, non sarà allora che ha sempre avuto ragione la Chiesa nel cercare di spingere donne e uomini non a ingaggiare una guerra dei sessi per stabilire chi debba dominare sull’altro, ma a valorizzare le proprie peculiari caratteristiche senza per questo relegare il “sesso debole” a una condizione di subalternità umiliante (è dalle origini del cristianesimo che sono nate fior di sante, il cui valore è stato giustamente riconosciuto e celebrato, alcune di esse sono divenute anche guerriere, regine o dottori della Chiesa, e non solo nel Novecento, ma secoli e secoli addietro).

      Non dobbiamo dire all’asino che fa schifo e che dovrebbe assomigliare di più al cavallo, dobbiamo dirgli che è bello proprio per il suo essere un asino, talmente bello che una volta è stato anche scelto come cavalcatura dal Re dell’Universo. Dobbiamo fare in modo che uomini e donne si accettino per come sono nella loro autentica essenza, con tutti i pregi e i difetti che il buon Dio ha dato loro. Oggi invece viene instillata nelle donne l’idea per cui vanno bene solo se assumono determinati comportamenti “maschili” nella vita come al lavoro, che vanno bene solo se si dimostrano forti e invincibili in ogni situazione, che vanno bene solo se raggiungono la realizzazione in un ambito lavorativo qualsiasi. Non sai quante volte da piccola ho pensato “io non diventerò mai come mia madre”, perché disprezzavo il suo essere una casalinga e il suo mantenersi umile e paziente di fronte a certi atteggiamenti insopportabili di mio padre. Mia madre ha fatto il conservatorio e prima di sposarsi si manteneva dando lezioni di piano. Quando ha avuto me e i miei fratelli ha smesso di lavorare definitivamente per fare la mamma a tempo pieno ed è stata una mamma fantastica, davvero, se esistesse un premio per la migliore mamma del mondo io la candiderei sicuramente. Ora come ora mi rendo conto che per molto tempo non ho fatto altro che vedere mia madre con gli occhi dell’ideologia femminista, per cui se una donna non lavora vale meno, ma chi l’ha detto? Perché se non hai sposato Pisapia e vuoi dedicarti completamente alla tua famiglia sei per forza di cose una mentecatta? Io desidero tantissimo realizzarmi professionalmente (anche se ancora non ci sono riuscita), quindi non mi verrebbe mai in mente di mettere in croce una donna che ami il proprio lavoro e lo svolga a beneficio di tutti, donando i propri talenti al mondo. Sono la prima ad ammettere che in passato noi donne eravamo discriminate, ma grazie a giuste battaglie oggi godiamo degli stessi diritti degli uomini: ti assicuro che se qualcuno proponesse di togliere il voto alle donne, sarei la prima a manifestare, anche se oggi alcuni ambienti ce l’hanno più che altro col suffragio universale tout court. Oggi sono felice di dire che voglio essere esattamente come mia madre, non perché voglia fare la casalinga, ma perché voglio essere fedele a quello che sono senza fingermi qualcun altro per piacere alla società e perché voglio mettere a frutto i talenti donatimi da Dio per far sì che fossero a loro volta donati agli altri. Questo è quello che dovrebbe fare ogni donna, casalinga o lavoratrice, consacrata o laica, coniugata o nubile. E questo è quello che ha fatto mia mamma, la colonna portante della mia famiglia, un sostegno indispensabile per tutti noi a cominciare da mio padre.

      • Ciao, intanto grazie mille del tuo commento molto interessante.
        Secondo me il motivo per cui è maggiore la violenza contro le donne nei paesi cosiddetti emancipati, potrebbe attribuirsi al fatto che l’uomo non accetta l’emancipazione femminile, come alcuni sociologi scrivono. Oppure che sono paesi in cui si denuncia di più. Ti assicuro che il tasso di violenza da noi visto da vicino tutti i giorni non è basso (per via del lavoro che faccio lo vedo quotidianamente). Mi piacerebbe inoltre vedere come è il tasso degli altri reati rispetto al nostro paese, non solo della violenza contro le donne: magari sono paesi con un disagio umano maggiore, vuoi perché c’è un minor senso della famiglia, vuoi perché c’è un diverso rapporto con il lavoro, eccetera.
        Non lo so, sono solo delle ipotesi.
        Ma qualunque sia la ragione, non mi meraviglia che nei paesi cristiani la donna sia trattata meglio. Il maschilismo non l’ha mica inventato il cristianesimo, anzi nel Vangelo non ci sono assolutamente discriminazioni differenze verso le donne. Gesù ha affidato l’annuncio della sua resurrezione proprio alla testimonianza di alcune donne, che nella società del tempo non potevano andare a testimoniare da nessuna parte, perché in qualsiasi tribunale la loro testimonianza valeva zero. E potremmo fare mille altri esempi di come nel Vangelo alle donne non sia tolto un briciolo di dignità. E ripeto, Gesù ha invitato tutti a servire, prendendo esempio da lui, non ha fatto differenze tra uomo e donna rispetto al servizio. Quello che critico è l’interpretazione della sottomissione femminile intesa come unilaterale, della donna rispetto all’uomo, mentre la sottomissione cristiana è reciproca, frutto dell’amore (lo scrive anche Giovanni Paolo II: le donne siano sottomesse ai mariti così come i mariti alle mogli, citando proprio San Paolo). Anche perché se non fosse reciproca non potrebbe essere libera. Come fa ad essere libero un servizio reso all’uomo se è l’unica condizione perché il matrimonio duri?
        Concordo anche quando dici, in maniera mi pare molto equilibrata, che le donne non devono diventare uguali all’uomo per essere accettate. Ma d’altra parte non sono d’accordo con le differenze stereotipate, esagerate, talora contraddittorie, che leggo su questo blog e nei libri di Costanza Miriano. Le corde profonde dell’animo umano, maschile e femminile, sono sostanzialmente uguali, poi vi sono delle differenze, di cui certo bisogna tenere conto, perché -e nella misura in cui- sono una ricchezza. Ma non generalizziamole e non esageriamole. Avevo fatto un commento relativo al post di Hillary Clinton, giorni fa, proprio dicendo che non condivido l’idea che una donna che non difende la vita, che non è dalla parte degli ultimi, non è una vera donna. Perché difendere la vita o stare dalla parte degli ultimi sono cose richieste sia all’uomo che alla donna, se vogliono essere umanamente realizzati, soprattutto dal punto di vista cristiano. Una persona realizzata, in senso cristiano, uomo o donna che sia, ama, serve, difende gli ultimi e difende la vita, altrimenti non è una persona realizzata.
        L’esempio di molti santi, maschi e femmine, ce lo dimostra.
        Credo che l’attuale emancipazione femminile, con tutte le sue derive, ha avuto sicuramente degli aspetti buoni e degli aspetti oggettivamente negativi (ad esempio l’aborto). Ma mi sembra molto miope puntare il dito contro l’emancipazione femminile o contro l’aborto, senza considerare che da un male deriva sempre un altro male e spesso peggiore: non è forse l’abuso di potere degli uomini, perpetrato per decenni e per secoli, ad aver suscitato questa reazione, facilmente cavalcata e strumentalizzata … da menti maschili dopo tutto, e dopo tutto ancora contro le donne? Perché ad esempio, quando una donna abortisce, spesso il padre del bimbo è d’accordo, ma è la donna a pagare per tutta la vita le conseguenze di quella decisione.

        • Straordinario.
          Uomini e donne sono uguali, però la colpa è sempre degli uomini.
          Mai un dubbio, mai una riflessione un poco meno egocentrica e idolatrica del “femminino sacro”. Si pretende di andare per il mondo senza però assumersene le responsabilità.

          Si arriva a inventare che il femminismo – razzismo allo stato puro – sia una creazione maschile, quanto le menti che partorirono una simile abiezione furono quasi tutte femminili (tra l’altro dandosi all’autoerotismo mentale mentre gli uomini, a milioni, morivano nelle trincee della Grande Guerra, pagando per le colpe di tutti).
          O a dimenticare che la legge 194/78, fortemente voluta da moltissime “donne”, esclude per una scelta precisa qualsiasi responsabilità maschile in tema di aborto; altrimenti gli aborti legali non sarebbero stati sei milioni e mezzo, ma certo qualcuno di meno.

          Comodo, molto comodo, ricordare solo un lato del problema.
          Purtroppo la realtà rimane quella, nonostante ogni e qualsiasi perfidia femminista o effemminata.
          Ogni giorno che il buon Dio ci dona, nella sola Italia trecento madri sacrificano i loro figli sull’altare dell’uguaglianza e dell’emancipazione.
          Ditelo a questi trecento morti innocenti, che c’è poca emancipazione femminile.

          Questo limitandosi al solo problema che conti davvero.
          Ma non dimentichiamo l’argent de poche, le tante Annamaria Franzoni, Martina Levato o Veronica Panarello che riempiono le cronache di questi anni oscuri.
          Diciamo che come “prevaricazione” molte donne potrebbero dare lezioni a chiunque.

          Ci sono donne, come Costanza, che hanno fatto i conti col lato oscuro dell’essere femminile. Per questo sono poi pienamente credibili quando ammoniscono “sposala e muori per lei”.
          Altre, invece, millantano purezze inesistenti.
          “Calunniate, calunniate; qualcosa rimarrà”. Oh, lo diceva un maschio…

          Ciao.
          Luigi

          P.S.: e qualcuno si permette anche di sindacare la mia sacrosanta reazione di fronte a tutto quest’odio antivirile (e quindi anticattolico, ribadisco).

          • @Luigi: se con quel “qualcuno” ti riferisci a me, ebbene: sì, ho da sindacare la tua reazione scomposta (e per nulla sacrosanta) nei confronti di una PERSONA (=Anna) e non di un’idea.

            Poi scrivi un pò quello che ti pare (ma anch’io, of course), ma ti faccio osservare che sarebbe assai meglio indirizzare queste reazioni verso chi se lo merita e non a caso (tipo: punirne uno per educarne cento) e fraintendendo quello che Anna sta tentando di dire, peraltro con un modo assai più garbato del tuo.

            Nel merito la penso (quasi) come te, ma certo – ripeto – non conviene sparare a caso o al primo interlocutore che capita, giusto per sfogarsi.
            Non tutta l’ira è santa ira.

            • “sì, ho da sindacare la tua reazione scomposta (e per nulla sacrosanta) nei confronti di una PERSONA (=Anna) e non di un’idea.”

              Peccato che non abbia scritto una parola una contro Anna, che neppure conosco (in ogni caso accetterò qualsiasi provvedimento dell’Admin).
              La mia reazione sarà anche scomposta. Però c’è.
              Tu esponi tutta l’estenuata retorica dell’Arcadia, e basta. L’Arcadia del Settecento, sia chiaro, non quella di Capitan Harlock.

              Ti va di pensare – e scrivere – che i miei commenti discendano da libido sfogatoria? Fallo pure, il problema non è mio.
              Il problema, per me, è invece sempre quello: anche oggi trecento bambini italiani saranno assassinati per volere delle loro madri. Inutile ricordare, ancora una volta, cosa disse santa Teresa di Calcutta in merito.

              Il mio problema è anche che ho visto troppe giovani donne ingannate dalla retorica abietta del femminismo e dell’emancipazione, trovandosi invece perse nell’orrore di una vita priva di senso, a rimuginare odio contro se stesse e il mondo.
              Invece, chissà perché, quelle che a 25 anni avevano un figlio, a 30 ne avevano tre e a meno di 40 giravano con il quinto neonato, beh, avevano altri sguardi; su di sè come sul mondo (dovrebbe essere scontato, ma non si sa mai: tutti e cinque con lo stesso marito).

              Di fronte a tutto ciò, la cosa veramente grave… sono gli uomini incapaci di cuocere un uovo sodo.
              Vedete un po’ voi (magari, da che ci siete, illuminatemi anche su cosa fare delle tante donne incapaci di rifornire di carburante l’auto, che pure si ostinano a guidare. Io, specularmente, mi ostino ad aiutarle; ma se me lo permettete, la prossima volta sparo un bel discorso tipo “non si può dire che la donna non è portata a mettere il gasolio nel serbatoio e l’uomo sì, è un’affermazione del tutto arbitraria che non ha nessun supporto scientifico”. Traduzione per i non madrelingua: “scusami, sei anche giovane e carina, ma dalla regia mi dicono che devi arrangiarti da sola”)

              In ogni caso, come forse disse un noto filantropo, Dio riconoscerà i suoi. E come recita la Scrittura, beati i garbati perché di essi è il Regno dei Cieli.

              Ciao.
              Luigi

              • “la prossima volta sparo un bel discorso tipo “non si può dire che la donna non è portata a mettere il gasolio nel serbatoio e l’uomo sì, è un’affermazione del tutto arbitraria che non ha nessun supporto scientifico”. Traduzione per i non madrelingua: “scusami, sei anche giovane e carina, ma dalla regia mi dicono che devi arrangiarti da sola”)”

                … sarebbe un gran tema per una candid camera 🙂

                • Io se non c’è il servito nemmeno mi avvicino ad un benzinaio! Ma vedo che tendono a scomparire! ‘Sti petrolieri politicamente corretti non li sopporto!

      • “Premetto dicendo che anch’io non vedo niente di terribile nella proposta di Boeri […]”

        C’è, c’è: è l’intromettersi nella conduzione della famiglia, in cui lo Stato mai – mai – dovrebbe mettere il naso.

        La cosa particolarmente grave è l’obbligatorietà del congedo, corto o lungo che sia. Mai – mai – lo Stato dovrebbe dire a un padre o a una madre come devono allevare i propri figli.
        Una volta che gli permetti di infilare il piede nella porta, è finita. Non sarai più responsabile del destino della tua famiglia. Tutti i totalitarismi – impliciti o espliciti – nella storia hanno espropriato, o tentato di farlo, i genitori della conduzione della prole.

        Per il resto, concordo e ringrazio per la ventata di buon senso (molto scarso, di questi tempi).
        Ma pongo una domanda: è giusto che le donne abbiano, in molti casi, accesso a professioni e mestieri solo perché donne? Senza magari neppure soddisfare i requisiti richiesti ai colleghi uomini?

        Ciao.
        Luigi

  10. Io non vedo tutto negativo nella proposta di Boeri. Se magari quei quindici giorni fossero a disposizione del papà magari nei primi 10/12 anni dei figli! Così potrebbe risolvere qualche emergenza come quella del figlio che si ammala all’improvviso oppure sfruttarli in estate per stare con i figli,se la moglie lavora, invece che mandarli al centro estivo. L’obbligo di usare i suddetti gironi credo sia un bene. Se fosse facoltativo quale padre sarebbe davvero libero di usufruirne? Mio marito anni fa chiese una settimana di congedo parentale : fu preso in giro dai suoi capi e quando, alcuni mesi dopo, fu licenziato per riduzione dell’organico aziendale, gli fu detto a mo’ di battute che ora era libero di stare con le figlie senz’altro bisogno del congedo parentale.

  11. “Che si diano quei giorni liberi ai padri quando un figlio diciassettenne si affaccia al mondo e decide del suo futuro, che un uomo grande lo porti a spaccare la legna o a cacciare nel bosco. Un padre non è indispensabile a togliere il moncone del cordone ombelicale al neonato, lo è quando un figlio diventa uomo, quando una giovane donna in erba si ribella e ha bisogno di un ascolto speciale e di molti no decisi.”

    Grazie al Cielo esiste Costanza che mette un poco di ordine.

    Ovviamente non deve essere così, e Boeri lo sa bene (come del resto riconosce esplicitamente).
    I padri non devono insegnare ai figli a cacciare – ovvove! – o a maneggiare l’ascia.
    Perché poi i figli potrebbero a loro volta trasmettere questo sapere antico… non sia mai.

    Eloquente la foto inserita da Maurizio Blondet in questo suo articolo:
    http://www.maurizioblondet.it/fiocchi-neve-picchiatori-negri-uniti-nella-lotta-durera
    Da una parte, la fanteria statunitense che sbarca sotto il fuoco in Normandia; dall’altra due poveri ipercrinuti e meshati…

    “A questi uomini messi continuamente e ovunque in discussione.”

    È giusto riconoscere che molti maschi occidentali sono ben contenti di essere messi in discussione; anzi, nemmeno si pongono il problema.
    Non essendo mai diventati uomini, non hanno altre aspirazioni che sc###re, mangiare e parlare di calcio.

    Buona domenica.
    Luigi

  12. Sarà forse perché ho avuto due parti e puerperi difficili, ma per me la presenza di mio marito nei primi giorni dopo la nascita dei miei figli è stata fondamentale, tant’è che ha preso ferie ed è stato a casa una settimana – dieci giorni. Proprio perché la mamma nei primissimi tempi dopo la nascita del figlio è totalmente assorbita da allattamento-colichine-rigurgiti-cambio pannolino etc, ci vuole qualcuno che si prenda cura di lei. Chi meglio del marito, soprattutto quando ci sono già dei bambini piccoli in famiglia da accudire? A me la proposta di Boeri sembra sensata, forse appunto perché io all’inizio ho avuto molto bisogno di mio marito. Forse però non dovrebbe essere un obbligo stare a casa per 15 giorni, ma una possibilità (magari da sfruttare anche più avanti nel tempo in caso di malattia dei bambini o comunque in caso di necessità). Infine, che il congedo obbligatorio/facoltativo delle madri dovrebbe essere sensibilmente più lungo (non di 15 giorni!) è un’evidenza. Ma come si dice, piuttosto che niente, meglio piuttosto!

  13. Attenzione, ho detto che “mi pare che il peccato originale abbia creato una frattura nel rapporto tra uomo e donna, per cui l’uomo tende da sempre prevaricare”. Non che questa frattura è l’unica conseguenza del peccato e nemmeno che il peccato interessa solo i maschi. Ovviamente ha creato una frattura nel rapporto tra l’uomo (inteso come uomo e donna) e tutto il creato, e ovviamente non riguarda solo gli uomini ma tutti quanti. Ma è innegabile che da sempre nella storia vi è un tentativo di prevaricazione dell’uomo sulle donne, di violenza, che non era nel disegno di Dio. Così come non era nel disegno di Dio che l’uomo non rispettasse il creato. Che dovesse trarre con fatica e con il sudore della fronte il cibo dal suolo. Così come non era nel disegno di Dio che Caino uccidesse Abele, da sempre nella storia.
    Maschio e femmina li creò, a sua immagine e somiglianza (non mi pare che si dicesse da nessuna parte che andranno d’accordo solo se l’uomo comanda la donna si sottomette… liberamente)

  14. Dottor Boeri, ci faccia il piacere. Invece che far stare a casa i padri minacciandoli di multa, magari togliere il ridicolo preavviso per il congedo parentale INPS e renderlo anche “retroattivo”? Cioè poter giustificare l’assenza da lavoro perché il bambino è malato con il congedo parentale, cui si ha diritto e paga al 30%, invece che fare domanda scritta, produrre il certificato del pediatra e una dichiarazione firmata che l’altro genitore non è stato a casa per non venire nemmeno pagate? Uno sconto sui contributi (con scalo di età pensionabile) per le donne che mettono al mondo figli MENTRE stanno anche lavorando, dato che di fatto, fanno due lavori contemporaneamente, uno dei quali non produce soldi, ma un nuovo cittadino, che è ben più prezioso per lo stato?

  15. Sono d’accordo sul fatto che l’obbligatorietà non abbia senso (ammesso e non concesso poi che tutti i padri, col precariato attuale, possano prenderseli questi 15 giorni) soprattutto perchè quei padri che potendolo fare non lo fanno, evidentemente sono inquadrati negli schemi dei vecchi ruoli (e questo, sia chiaro, per colpa delle donne che li hanno cresciuti) o sono dei bambinoni immaturi e poco responsabili.
    Detto questo, non condivido niente dell’articolo, dalla solita ostentazione dei rosari, ai vecchi schemi evidentemente ancora molto cari a Costanza Miriano (anche nei primi mesi il ruolo del padre, quando c’è ovviamente, non è per niente irrilevante, per tanti motivi; per dirne uno molto concreto, la mamma che non allatta al seno) e alle immancabili contraddizioni. Una per tutte: “conviene non prendere un giorno di malattia bambino, costa troppo (zero stipendio, zero contributi). Si elaborano piani di riserva, si spostano appuntamenti, si chiama la tata A, la B” ….Domanda: ma le tate A e B vengono gratuitamente o le pagate??

    • Le tate A e B non prendono certo una somma pari allo stipendio giornaliero della mamma…per questo conviene.
      Come conviene perdere il 70% dello stipendio più basso (spesso, ma non sempre, quello della madre) piuttosto che di quello più alto. La proposta di costringere un genitore a casa (con annessa perdita economica) potrebbe essere più un danno che un aiuto.

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