Vincitori e vinti

di autori vari

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di Andrea Piccolo

Il 15 settembre del 1935 furono promulgate le leggi di Norimberga, note come leggi razziali. Benché spesso si metta in luce soprattutto l’aspetto persecutorio nei confronti degli ebrei, associandovi per lo più l’idea di genocidio, quelle leggi si inquadrarono in un progetto più ampio che consisté nello studiare, sperimentando, l’effettiva possibilità di indirizzare lo sviluppo e l’evoluzione della razza umana.

Le scarse biotecnologie dell’epoca non impedirono di allestire laboratori e condurre studi che furono e sono giudicati, a ragione, espressione di una perversione demoniaca da riprovare nelle generazioni a venire.

Il giudizio di quella pagina buia della storia, però, somiglia sempre più al giudizio che dei vinti danno i vincitori. Come interpretare infatti l’interesse della scienza e l’entusiasmo degli organismi di governo internazionali – politici ed economici – per tecniche quali pianificazione demografica basata sul controllo delle nascite, selezione genetica prenatale, procreazione assistita talmente assistita da non svolgersi neppure più nella pancia della mamma?

Il termine eugenetica evoca immediatamente il nazismo, ma ben di rado chi condanna questa follia si premura di precisare, o non è sufficientemente informato per farlo, che Hitler non inventò granché: non i campi di concentramento che organizzò sul modello dei gulag sovietici, non l’idea della razza superiore contenuta nelle teorie eugenetiche di Francis Galton – cugino di Darwin – che portarono, già nel 1907, ad approvare leggi per la sterilizzazione obbligatoria di ritardati e criminali nei democratici Stati Uniti.

Se guardiamo al nuovo paradigma dell’Organizzazione Mondiale per la Salute[1], che ha spostato la sua missione dalla cura del malato all’utilità di curare il malato, all’aborto usato come cura contro le malattie genetiche, al fiorente mercato di uteri e ovuli scelti su cataloghi patinati, dove si esaltano i caratteri fisici e la robustezza di selezionati venditori e prestatori d’opera, non dovremmo forse pensare che si tratti dell’arianesimo del terzo millennio, del tentativo intenzionale di produrre una razza con caratteri studiati programmaticamente?

E se quando cominciarono a porre le basi della nuova eugenetica, legalizzando l’aborto, non poterono escludere l’obiezione di coscienza, ora che i tempi sono maturi gli allevatori della razza superiore non devono essere ostacolati; così in nessuno stato il riconoscimento giuridico delle unioni omosessuali prevede l’obiezione di coscienza, mentre si moltiplicano gli attacchi per erodere il diritto di chi obiettare poteva, diritto visto oramai solo come zavorra nel processo di depurazione della razza.

Qualcuno, tra quelli che non si indignano per la pratica bestiale dell’utero in affitto, troverà offensivo il termine allevatori testé usato, pensandolo riferito a chi per soddisfare il desiderio di paternità ricorre a donne prezzolate. C’è un malinteso frequente da cui sgombrare il campo: gli attivisti che militano nelle comunità gay non sono i fautori di questa cultura del transumano, e quando gli esponenti di queste comunità chiedono il matrimonio egualitario lasciandosi coinvolgere fino a ritenere il naturale desiderio di paternità fonte di un qualche diritto, è vero che favoriscono e alimentano pratiche eugenetiche, ma inconsapevoli strumenti anch’essi, celebrati finché utili.

Gli allevatori della razza sono gli intellettuali che sviluppando diverse correnti di pensiero ispirano la nuova visione antropologica, sono i poteri che indirizzano organismi sovranazionali come l’Organizzazione Mondiale per la Salute, che dettano le agende agli stati sovrani, che promuovono imprese sul modello di Planned Parenthood. Gli altri sono vittime o comparse che ingenuamente si prestano ad essere sfruttate per la costruzione dell’Oltreuomo che li manderà tutti in disarmo.

Chi trovasse irrispettosa e riduttiva questa lettura delle battaglie LGBT deve guardare alle scaramucce tra varie fazioni di gay. lesbiche e femministe in merito alla pratica dell’utero in affitto: le diverse voci non hanno tutte lo stesso peso, e anche qui succede che in quel mondo inclusivo qualche gay è più gay degli altri, a riprova del fatto che anche loro sono sfruttati finché utili.

Il modello non è il matrimonio egualitario e neppure la società inclusiva. Il modello è l’eburnea Nicole Kidman, geneticamente invidiabile, professionalmente ammirata, felicemente madre affittando un utero altrui, ambasciatrice di buona volontà dell’UNICEF e dell’UNIFEM, il primo attivo nel promuovere politiche abortiste ed eutanasia infantile, il secondo impegnato a combattere la violenza sulle donne – senza sottrarle alla schiavitù dell’utero in affitto, evidentemente.

Come fu possibile arrivare a deportare un intero popolo, togliendolo dalle sue case per costringerlo nei ghetti, nel totale silenzio del popolo tedesco e del mondo intero? Come si poté arrivare ad imporgli un marchio distintivo senza che nessuno per le strade si indignasse davanti a una simile infamante umiliazione? Come poté un regime democraticamente eletto arrivare a sterminare milioni di persone nei campi di concentramento, nella più inerte indifferenza di una intera nazione?

Come accorgersi in tempo che quel processo graduale di erosione delle libertà personali sarebbe degenerato oltre ogni immaginazione? Forse qualche intelletto esercitato, allerta e lungimirante sarebbe riuscito a coglierne i segnali premonitori, ma la gran parte di chi non è avvezzo alle fini strategie politiche come avrebbe potuto?

Vincitori e vinti, film di Stanley Kramer del 1961 che narra del terzo processo di Norimberga, mette proprio questa addolorata esclamazione sulla bocca del principale imputato, famoso e acclamato magistrato del Reich:

– Tutta quella gente, quei milioni di persone, io non pensavo che si giungesse a tanto, lei deve credermi, lei deve credermi.

La risposta del giudice che lo ha condannato è lapidaria:

– Doveva capirlo la prima volta in cui condannò a morte un uomo sapendolo innocente.

I morti innocenti dell’aborto, della conservazione criogenica e dell’eutanasia, come ieri quelli dei campi di sterminio, sono il prezzo da pagare per l’avvento della nuova creatura transumana, vero anticristo cui dev’essere immolato l’uomo.

Per ora la pena capitale è socialmente accettabile solo nei confronti di bambini non ancora nati, malati e anziani. Ma per chi si oppone all’eugenetica dell’Oltreuomo è già praticato l’arresto arbitrario, mentre si studiano campi di rieducazione coatta.

E il segnale è inequivocabile, avremmo dovuto capirlo la prima volta che hanno arrestato un uomo senza motivo*.

 

 

 

[1] Si veda: Schooyans, M. (2000). Nuovo disordine mondiale. San Paolo Edizioni.

 

* Aprile 2013 – Franck Talleu arrestato e multato perché passeggiava nei giardini del Lussemburgo a Parigi, indossando una maglia del La Manif Pour Tous raffigurante una famiglia con bambini.

Giugno 2013 – Nicolas, uno dei fondatori dei Veilleurs francesi, viene condannato a quattro mesi di carcere per aver cercato di sottrarsi all’arresto durante una manifestazione contro il matrimonio gay.

Agosto 2013 – i coniugi Klein, proprietari di una pasticceria dell’Oregon, sono denunciati, multati e avviati alla rieducazione per non aver voluto preparare una torta nuziale per un matrimonio omosessuale. In seguito alle minacce e il boicottaggio subìto sono stati costretti a chiudere l’attività.

Settembre 2015 – Kim Davis, funzionaria della contea di Rowan nel Kentucky, viene arrestata perché per motivi religiosi e di coscienza si rifiuta di firmare licenze matrimoniali alle coppie gay.

Settembre 2015 – Sabrina Hout, vicesindaco di Marsiglia, viene arrestata e condannata a 5 mesi di carcere e a una ammenda per non aver celebrato un matrimonio omosessuale per motivi religiosi.

 

 

3 commenti to “Vincitori e vinti”

  1. E intanto grazie a Dio:

    Archiviate le denunce contro il cardinale “omofobo” Cañizares

    Il caso del cardinale arcivescovo di Valencia, Antonio Cañizares Llovera, è stato archiviato in Spagna. Secondo il giudice, sia l’accusa di «omofobia» mossa dal gruppo Lgbt Lambda che quella di «xenofobia» avanzata dal Network dell’immigrazione spagnola sono infondate. Entrambi le organizzazioni hanno accusato il prelato per un’omelia sulla famiglia del 13 maggio, ma secondo il giudice il caso rientra all’interno della libertà di espressione e non c’è stato alcun «incitamento alla violenza o all’odio».

    OMELIA INCRIMINATA. Nell’omelia pronunciata nella cappella dell’università cattolica di Valencia, in occasione della chiusura del corso di studi sulla famiglia dell’Istituto Giovanni Paolo II, il cardinale ha affermato che «nella famiglia si gioca il futuro dell’uomo e di tutta la società» e che la «famiglia dovrebbe essere la prima grande priorità mondiale» perché «è il luogo dove l’uomo cresce, dove tutti apprendiamo a comprendere il mistero della vita e ad essere persone».
    «È OMOFOBO?». L’arcivescovo però ha anche aggiunto che la famiglia è sotto attacco: «Ci sono leggi contrarie alla famiglia, l’azione ostile di forze politiche e sociali, alle quali aderiscono i movimenti dell’impero gay, di ideologie come il femminismo radicale o la più insidiosa di tutte, l’ideologia di genere». Questo punto ha scatenato la rabbia infondata delle lobby Lgbt, le cui denunce però sono cadute nel vuoto. Monsignor Cañizares si era difeso dicendo: «È omofobo difendere la famiglia?».

    Fonte: Tempi

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