L’amore non è dire sempre di sì

di paolopugni

5936758725_b29d0d0bab_b

di Paolo Pugni

Cara Michela,

faccio subito coming out, anzi, diciamola come si deve: confesso. Mi ripugna scriverti. Per tante ragioni. Non ultima quella che mi vergogno. Perché nella mia percezione rappresenti ciò che più mi disgusta, che ritengo devastante per la persona, per la sua dignità, per la sua razionalità. Sei strumento, nei miei deliri puristi, di una demonio che vuole schiacciare l’uomo dentro la scatola di perversità di voglie senza fondo, uno sprofondare in un abisso che abita gli incubi peggiori: buio e che non finisce mai.

Sei tutto questo e molto peggio, perché –come spesso il male fa- nascondi questo verminaio velenoso sotto una maschera di apparenti sorrisi e un vittimismo da sbattere di ciglia, che fomenta ancora di più quella rabbia sorda e istintiva che mi morde come una cagna affamata.

Sbandieri il male come se fosse un diritto, manipoli le parole e confondi le idee, i tuoi comportamenti sono esattamente quelli che vengono attribuiti al demonio, che vuole la perdizione delle anime poi e delle persone prima, perché le getta comunque in una disperazione infelice e prigioniera.

Ma sei una persona e se è vero che quello in cui credo è vero, sei creatura –forse pure figlia- del mio medesimo Dio e questo non lo devo dimenticare. E mi dà un grande fastidio. Perché allora io devo amarti come una sorella, perché se non lo facessi farei del male a Lui. E questo non lo voglio.

Perché vedi, sta proprio qui la dimostrazione matematica, inconfutabile, cristallina dell’esistenza di questo Dio che si rintana dentro un crocefisso al quale stanno appesi i muri e il futuro. Che se, come pretendi tu e molti con te, la religione non fosse che la proiezione dei desideri umani scagliata nel cielo, allora sappi che un Dio così non sarebbe mai stato pensato.

Non attizza, anzi irrita. Ti getta nello sconforto. Che poi fu proprio la ragione per cui Giuda Iscariota lo consegnò alla morte: un Dio che non instaurava un regno di dominio non poteva essere che un millantatore. E Giuda vive dentro ognuno di noi, è così…. umano!

Io Dio lo vorrei più sovrano, Re di sangue altrui, non proprio! Dominatore non delle passioni, ma dei nemici. Lo vorrei coronato di cintura esplosiva, non di spine, e pronto a combattere per me. Se Dio fosse una mia invenzione, ci sarebbero già maledizioni pronte ad essere scagliate.

Chiamale come vuoi, ma il dio che l’uomo proietta, scaraventa fuoco e fulmini dal cielo, annichilisce chi osa tormentare uno solo di questi piccoli, e se fosse per me, me lo immaginerei come Rambo, che ti salva facendo stragi, senza stare a guardare alla giustizia o alle attenuanti. Una cittadina messa a ferro e fuoco per un torto subito. Te lo ricordi il primo film della serie? È a Rambo che si pensa, non a Rocky che più a questo Dio qui assomiglia, timido, nascosto, riluttante, pronto a commuoversi, a perdonare, ad aiutare i deboli sì, ma senza spegnere la fiamma traballante.

Non puoi pensarlo un Dio che ti costringe ad amare ciò che la tua naturale rabbia vorrebbe tu detestassi. No, non si può.

Per cui anche io devo, con quella fatica che l’amore sa spremere fuori anche dagli annichiliti, sotterrare l’ascia, e porgere la guancia. La mia però, non quella dei miei figli o dei deboli, che lì senza uccidere, ma combattere serve ed è necessario.

Perché vedi, l’amore non è dire sempre di sì, l’amore è volere e fare il bene dell’altro, e per farlo hai bisogno di capirlo e conoscerlo, e studiarlo e accettare il ruolo difficile della guida, fragile come siamo noi, con mille inciampi, errori ai quadrivi della via, soste ad aspettare di capire quale caverna imboccare ed è solo il soffio dell’aria –o dello Spirito- che si rivela dove incamminarti.

Sappiamo che la vita è battaglia, non contro però, ma a favore. E i ponti, per stare in piedi, hanno bisogno di mura di sostegno. Sennò crollano e “la rovina fu grande”. Capisci?

Proprio perché questo Dio c’è, così vero perché inverosimile, perché impone volontà, che la pancia non lo regge, mi tocca volerti bene –e ci provo, te lo prometto, ci provo- senza che questo mi distolga lo sguardo da quelli di casa mia e senza che io abbandoni i deboli.

Se puoi capirlo, il mio ponte sta iniziando a slanciarsi.

 

19 Responses to “L’amore non è dire sempre di sì”

  1. Chapeau! Dobbiamo fare più opere di misericordia possibili in questo anno santo… Non sempre sarà facile ma sostenuti dalla preghiera concorreremo al progetto di Dio

  2. Si, ma si può sapere chi è Michela?

  3. Quanto è vero quello che dici! Mi è piaciuta molto l’espressione : “quel crocifisso a cui è appeso il muro e tutto il mondo”! Pensiamo sempre di appendere noi il crocifisso e quindi di avere la possibilità di toglierlo, invece sono le nostre case, le nostre scuole, il mondo stesso ad essere “appesi” al crocifisso.

  4. Ognuno ha le sue Michela…. c’è bisogno di classificarla in una persona fisica per forza? 🙂

  5. Altro che caffè, qui abbiamo preso su una rosticceria … hai voglia di carne al fuoco con questo splendido articolo. Grazie.

  6. …il mio priofessore sosteneva (e credo avesse ragione) che per capire il significato di un discorso (di una riflessione)
    occorre poterla mettere in relazione con il contesto e cioè: a chi è rivolto, a quale altro discorso cerca di rispondere criticamente, o contrapporsi, eccetra eccetra…?Le riflessioni non sono mai come i pensieri degli angeli che vengono dalla materia rarefatta del loro essere angeli, ma sono prevalentemente fatti o di altri pensieri di altri, o di circostanze
    circostanziate. Sennò non si riesce a capire, o male!

  7. non so, secondo me il vedere questa Michela (magari un concetto impersonificato) come il ricettacolo del male cui “bisogna” volere bene, un Darth Vedar redivivo, già che siamo in clima, non è la prospettiva giusta.
    Forse certe lotte è meglio tacerle perché uno ci lotta davvero, ma magari tramite le sue parole mille altri si sentono confermati nella scelta di seguire il loro Dio-Rambo personale.
    Meglio di così non so spiegare.

  8. Tutta la fatica, la difficoltà, che un cattolico DEVE fare per amare un anticattolico (specie se agguerrito, come la Michela Marzano che “sembra” essere la destinataria dell’articolo) traspaiono dalle righe di cui sopra.

    Se poi si considera che spesso tale impegno non viene coronato dal successo, perchè l’astio verso i nemici della chiesa, si intravede dietro le dichiarazioni formali di amore e astensione dall’odio, di molti cattolici, si capisce quanto il comandamento di Cristo di “amare i propri nemici” sia uno sforzo immane. A69

    • @A69, non è uno “sforzo immane” è semplicemente un sforzo destinato al fallimento!

      Chi crede ancora che l’amore al nemico si ottenga o si riesca a vivere, stringendo i pugni e piccandosi di farlo, si illude e il suo sforzo si trasformerà in amara delusione se non in semplice ipocrisia.
      Quello che “traspare” dalle righe di cui sopra, è proprio la relatà della umana incapacità, dell’umano assurdo che pare quasi chiedere uno sforzo “contro natura”.

      E lo è contro natura, se parliamo della natura decaduta e ferita che conosciamo e in cui normalmente viviamo.
      L’amore al nemico, come il perdono (certo indispensabile nell’amore al nemico) sono doni Divini, sono espressione della realtà vivificata e trasformata dallo Spirito del Risorto.

      Sono quindi semmai Doni da implorare, un Bene da sperare e desiderare e semmai lo sforzo sta proprio qui, perché già desiderare che Cristo compia in te quest’opere e un combattimento contro appunto la tua natura decaduta.
      accettare questo combattimernto, mettere mano a questo combattimento (che costa a volte lacrime e sangue) è questo eventualmente lo “sforzo” e il comprendere quanto sia buone e giusto, nonché necessario è gia segno di conversione.

      In queste tue “analisi”, manca sempre un pezzo (il “pezzo” più importante), manca il ribaltamento completo dato da una visione spirituale, tracendentale, che ti è (mi spiace) del tutto sconosciuta.
      I tuoi commenti quindi si muovono spesso su una linea prettamente orizzontale, direi anche “terra-terra” e questo è il loro spessore o il loro livello, seppure ti applichi ad infiorettarli di (pseudo) acute osservazioni.

      Non me ne volere…

Trackbacks

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: