Pornosaturazione  

di autori vari

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di Francesco Natale    spaccavetri

Apro il mio browser. Pagina predefinita “msn.it”, il portale Microsoft Network. Uno spaccato di “mondo” davvero niente male.

Le ultime “news” su Sabrina Misseri, la gravidanza di Jennifer Aniston, il podio Ferrari sono affiancate in maniera efficacemente rettilea ed insinuante da “Festa hot per i 31 anni di Belén”, “Melissa Satta (o chi per lei: elementi sempre fungibili): lato B da urlo a Miami”, link pseudoscientifico a Focus del tipo “Università di Latveria: scoperto il gene dell’orgasmo femminile”.

Immancabili gli ipertesti che rinviano puntualmente a “leggo.it”, uno dei siti più infami aperti al pubblico, nel quale non mancano mai, mai, neppure una volta titoli tipo “Bro-Job: la nuova frontiera del sesso tra amici maschi etero”, “Cannabis: ecco come aiuta a raggiungere il piacere”, “Sesso anale: 7 donne su 10 lo hanno provato”.

In questo mare magnum di letame infecondo quasi passano inosservati i link a Men’s Health, il periodico dell’onanista d’assalto secondo solo a Cosmopolitan per scempiaggine, meno subliminale di quest’ultimo e più nerboruto nei titoli: “Come farla impazzire a letto in dieci mosse” (solo dieci?), “I preliminari? Partono dalla testa” (non buttatevi come bufali sulle parti intime, quindi), “I sette segreti dell’orgasmo femminile” (aridaje! Di anno in anno aumentano…)

Troppi sarebbero da elencare qui i siti “normali” che riportano stralci di video e messaggi aventi per protagonisti l’insegnante spagnola che spedisce mms “hot” all’alunno del cuore, della segretaria comunale che tresca col sindaco, del pompiere che concupisce l’arrotina.

Attenzione: non stiamo parlando di siti web apertamente pornografici o anche solo “erotici”, ma di roba “normale”, alla quale accedono quotidianamente milioni e milioni di utenti.

Ora, provate per un istante a simulare completa ignoranza telematica, a fingere di essere, quindi, parte di quel 70% abbondante di popolazione mondiale che non ha dimestichezza alcuna col web, col suo specifico codice linguistico, con la sua radicale alterità rispetto ad un mezzo di informazione cartaceo o televisivo canonico, ovvero “canali tematici” a parte.

Fingetevi pastore errante, insomma: se dell’Asia, della Barbagia, della Sila, dell’Appennino tosco-emiliano non importa fate voi.

Avete una moglie (o un marito), un congruo numero di figli, un gregge, una casa, dei pascoli, un alpeggio.

La vostra vita si svolge secondo i ritmi naturali dettati da lavoro, famiglia, comunità.

Amate, ovviamente, la vostra controparte e, con ogni evidenza poiché avete prolificato, ci avete fatto e ci fate quello che dai tempi di Madre Eva l’Uomo fa con la Donna e viceversa.

Non avete avuto necessità alcuna di manuali, lezioni private, quick-reference card, professionisti specializzati in sessuologia, seminari televisivi presieduti da Camila Raznovich o Victoria Cabelo.

Il sesso è e resta un fatto privato, riguardante solo la coppia, vissuto e ricercato (ovviamente!) con passione, discrezione, intimità, complicità, desiderio. A certune lordure nemmeno pensate, poiché non le ricercate attivamente, magari non sapete nemmeno che esistono. Forse siete ingenuamente semplici, forse qualcosa sapete ma, non essendo fatti di pastafrolla, liquidate ogni forma di allusività estrema (che è cosa diversa dal nudo di un’opera d’arte, da certe pagine infuocate e straordinarie di letteratura, dall’apprezzare, giustamente, una bella ragazza in bikini) come ininteressante, se non abominevole tout court.

In questo secondo caso siete a posto (o quasi…). Ma…qualora siate beatamente e semplicemente ingenui?

Il problema si pone, e non è di piccolo cabotaggio. Perché oltre a Moglie, Figli e gregge possedete pure un computer, un tablet, uno smartphone. E, ovviamente, una televisione. Fino al “momento X” non avete neppure avuto idea di cosa fosse un “lato B”, pur consci alla perfezione del fatto che vostra Moglie possedesse un fondoschiena.

Se vedete la pubblicità di un gel lubrificante pensate che si tratti di una sorta di gelatina alimentare: del resto lo fanno pure al kiwi&tamarindo e ai frutti di bosco…

La vostra scarsa dimestichezza con la lingua inglese vi preserva dal comprendere, pur vagamente, cosa sia un “glory hole”. Cosa ci sia di segreto nell’orgasmo femminile faticate a comprenderlo: figuriamoci se detto “segreto” si articola in ben sette punti, manco fosse una rivelazione mistica.

Sapete, questo si, cosa sia un preservativo. Non li avete mai usati, tuttavia: primo perché la sola idea dà fastidio ad entrambi, secondo perché non volete in alcun modo subire la saputa strizzatina d’occhio da parte del tabaccaio o del farmacista al momento dell’acquisto. E non confidate nei distributori automatici, perennemente sorvegliati in guisa di Gargoyle da qualche vecchia comare d’ordinanza.

“Gangbang” per voi è sinonimico di tamponamento a catena sull’Autosole. Fate da sempre “cose” che vanno al di là e/o sono collaterali alla penetrazione: che si chiamino “preliminari” o “Giacomino” poco ve ne cale. Istinto e complicità vi hanno fornito tutte le linee guida necessarie: non serve dar loro un nome. Ma, ripeto, siete un tantino ingenui. Poco scafati. Aggredibili. Vulnerabili in una parola.

Perché, in re ipsa, il sesso genera comunque e sempre curiosità. Talvolta repressa, talvolta manifesta, ma sempre curiosità, Naturale all’inizio, resta.

Da questa Naturale curiosità ad arrivare a consumarsi su youporn, tuttavia, ce ne corre. A migliaia di chilometri. La strategia della pornosaturazione, infatti, perché di strategia si tratta, viaggia per gradi. In escalation.

Il primo, primissimo passo consiste nel mostrare l’inevitabilità, la “naturalezza”, l’accettabilità e praticabilità sociale di certuni comportamenti, specie se riguardanti persone importanti, famose, universalmente conosciute.

Se Sting o Naike Rivelli praticano sesso tantrico e della cosa se ne parla a “Domenica In” o su “Donna Moderna” è facile, facilissimo anzi, che vi sentiate incuriositi. E che, a fronte delle millanterie vantate in riferimento a Chakra, Kundalini, Yoni e Lingam vi si instillino germi potenzialmente pericolosi nella mente. La visibilità mediatica dei soggetti in questione, tuttavia, funge da potente narcotico: se ne parlano durante una trasmissione ove poco prima è stato invitato a parlare Don Mazzi la cosa sarà evidentemente legittima.

Se un sito “normale”, forte della predisposizione al gossip del nostro popolo, descrive con minuzia di dettagli le esperienze saudite della Arcuri o mostra nel suo “splendore” plastificato il seno di una soubrette per lanciare un assist alla chirurgia estetica potrei dedurre che, tutto sommato, tutto ciò è così normale da essere legittimo e, per contrasto, a domandarmi se la mia vita (ormai già precedente senza che me ne sia reso conto) di pastore errante non fosse in realtà una “simulazione” di vita, segnata dall’inconsapevolezza, dal piattume, dalla mancanza di “orizzonti altri”.

Dalla banalità, in una parola.

E qui scatta il secondo step. No, il porno esplicito, pur dietro l’angolo è ancora lontano: i tabù da abbattere sono (forse…) ancora numerosi.

Informarsi. Ovvero “acquisire consapevolezza”. Un imperativo categorico, fertilizzato quotidianamente dal battage incessante dell’artiglieria pornosaturante.

E via di wikipedia come se non ci fosse un domani, nel gorgo di termini “scientifici” affiancati da altri propri della neo-lingua telematica, tavole anatomiche e foto “esplicative” che illustrano, scatto dopo scatto, la nostra profondissima ignoranza e la nostra inaudita dabbenaggine.

Qualcuno qui si ferma: i campanelli d’allarme cominciano a squillare e le spie sul quadro comandi segnalano impazzite “DefCon 1”.

Qualcuno comprende autonomamente la colossale mistificazione e il potenziale pericolo che in essa si cela e molla il colpo. La maggior parte dei consociati no. La curiosità e l’eccitazione di fronte alla “consapevolezza” crescono e cominciano a svilupparsi anche al di fuori del confine del monitor. Magari si cominciano a pretendere “attenzioni” diverse dalla controparte coniugale. Magari si comincia a disprezzarla perché non rispondente a canoni estetici, a requisiti di “disponibilità” e audacia, a “capacità tecniche” che, a quanto pare poiché tutti ne parlano ovunque, sono la norma. Il nuovo standard a cui omologarsi. La meta radiosa e progressiva da perseguire ad ogni costo.

A questo punto il “salto di qualità” verso il porno hardcore, con i suoi tentacolari addentellati fatti di chat “a tema”, siti per scambisti o pervertiti specifici, prostituzione tout court o “semplici” peep-show è fatto, vista anche l’estrema facilità d’accesso al medesimo.

Ma si tratta “solo” della punta dell’iceberg: il lavoro di erosione primaria, la “sgrossatura”, diciamo così, è avvenuta a monte, instillando giorno dopo giorno nell’individuo non necessariamente “debole” ma vulnerabile, che è cosa diversa, Maschio o Femmina che sia, un progressivo senso di inadeguatezza mentale, fisica, cognitiva.

Un lavoro svolto pedissequamente e con estrema dovizia NON, attenzione, da rinomate professioniste/i del porno, non da John Holmes, Jenna Jameson, Crissy Moran o Chloe Jones, ma da pressoché tutto il jet-set televisivo e mediatico in genere, dalle varie Lidia Ravera, Lella Costa, Maurizio Costanzo (fu lui, per dirne una, il “regista” del fenomeno Guadagno/Luxuria), Sabina Guzzanti, Luciana Litizzetto, Fabio Fazio, le cosiddette “Iene” nella loro totalità (a parte Lillo&Greg, sia chiaro!), dall’indefinibile per decenza Patrizia Mirigliano, “mistress” storica di Miss Italia la quale preconizzò candidamente un paio d’anni fa la possibilità di avere una “miss-ter italia” transgender, da Maria de Filippi e Raffaella Carrà, da Daria Bignardi, una delle più motivate al riguardo.

Attenzione: nessuno di questi personaggi (e non li ho menzionati tutti) ha o ha mai avuto legami diretti noti col mondo della pornografia.

Ma il loro strenuissimo sforzo funzionale volto ad “ammorbidire” le coscienze, a presentare costantemente come normali comportamenti che normali non sono, a strizzare l’occhio spesso e volentieri a certo, ben definito, demi-monde, a mascherare sempre, senza eccezioni, dietro lo scudo dei “diritti civili” e, soprattutto, della cosiddetta “emancipazione” femminile attitudini al limite dell’aberrazione li ha resi perfettamente strumentali e propedeutici alla pornosaturazione.

Che parte esattamente da lì: dalla normalizzazione, dalla standardizzazione coatta di fenomeni che non sono né sono mai stati normali o standard.

Chiedetevi, inoltre, se questa progressiva erosione possa avere o meno un ruolo, se non altro come concausa, nella proliferazione smodata della violenza domestica, degli stupri per strada, delle molestie (reali: non pretestuose) perpetrate ad ogni livello ed in ogni contesto, sia da parte di Uomini che da parte di Donne.

Io penso nettamente che sia così: se i “modelli” umani e comportamentali che vengono capillarmente proposti indicano a caratteri cubitali che il sesso è un diritto, che è consumabile alla stregua di uno snack spezza-fame, che, con un carpiato aporetico degno, mutatis mutandis, della migliore Tanya Cagnotto ciancio di “autodeterminazione” ma al contempo sottendo che Uomini e Donne tutti indifferentemente siano doverosamente disponibili ad ogni pratica a pena di essere tacciati di inadeguatezza ed inconsapevolezza “del sé”, non posso stupirmi poi di balordi, isolati o in banda, che stuprano a nastro ragazzine sulla Riviera Romagnola, di “mogli” scambiste, di “mariti” picchiatori e puttanieri.

Perché la pornosaturazione produce un ulteriore effetto collaterale: un senso fasullo e distorto di onnipotenza. Posso consumare quello che voglio, quando voglio, come voglio. Se ciò mi viene negato, se l’obiettivo mi viene precluso ciò si configura come la violazione di un diritto insindacabile.

Per poi rendermi conto, magari quando è troppo tardi, che tutto ciò di cui avevo davvero bisogno erano semplicemente una Moglie, dei Figli, un gregge…

Ad Maiora

 

 

103 Responses to “Pornosaturazione  ”

  1. Come scritto verso la fine e’ questione di modelli
    in barba a quelli proposti si ha la capacita’ di scegliere o la vulnerabilita’ s’apparenta ad un istinto che rifiuta la responsabilita’ di operare scelte il piu’ possibile consapevoli?

    ps. avrei evitato certi riferimenti a termini nomi e pratiche non cosi’ noti e necessari alla comprensione del post

  2. Il sesso per i cattolici e’ come il diritto di armarsi e di difendersi (da ladri, governi & c) per i sinistri. Scatena una serie di riflessi condizionati.

    Quando vedo che sia i cattolici sia i sinistri mi danno addosso, so di essere nel giusto.

  3. …se venisse Gesù in terra chi lo riconoscerebbe, quelli di comunione e liberazione, i neocatecumanali, le sentinelle, i presbiteriani, i farisei, i sadducei, i filistei?

  4. Ecco un articolo che proporrò a mio figlio, diciotto anni, perché è ora che impari a chiamare le cose con il loro nome. Oggi il nome da imparare è “perversione.

    Ho sempre parlato, con i miei figli, del significato della sessualità, fin da quando erano piccoli. La sessualità è un modo, dicevo loro, per volersi bene. Un modo speciale però, che solo babbo e mamma possono usare, perché dopo aver fatto l’amore si resta uniti per sempre. Non si può fare l’amore e poi dimenticarsi di quella persona. L’amore è una cosa sacra, perché anche Dio fa l’amore insieme con babbo e mamma, e non si può fare come quando si vuole bene ad un compagno di scuola, che poi cambia scuola, se ne va e tu lo dimentichi e non ci pensi più. No, l’amore è per sempre. Così sono cresciuti e stanno crescendo, i miei figli, dicendogli cose semplici , vere; normali ma importantissime, perché da queste cose dipende la nostra felicità. Ricordatevi, ragazzi, dico sempre loro, l’unica cosa importante per essere felici è avere delle persone da amare; possederle, quasi, perché amare è un po’ come acquistare il cuore di una persona.

    Amarsi significa appartenersi. Mia moglie, quando fa la spesa, non si cura minimamente di chiedermi cosa preferisco, perché sa già quello che preferisco, anzi, lo sa meglio di me. Allo stesso modo, quando c’è un piccolo guasto, un intervento da fare per ripristinare qualcosa in casa, non mi passa neanche per l’anticamera del cervello di chiedere a mia moglie un suo parere prima di decidere cosa fare, anche se la casa è sua ed io, tecnicamente, sarei solo un ospite: non mi interessa, so io quello che devo fare e mia moglie si fida ciecamente di quello che decido. E stiamo bene così, insieme per sempre, ognuno con i suoi ruoli, con i suoi ambiti, con le sue capacità. Maschio e femmina, secondo il progetto di Dio. Con Dio.

    Questo ho insegnato ed insegno ogni giorno ai miei figli, perché questa è la felicità. Per tutti. Non ci sono altre strade, né viottoli o scorciatoie. Il resto è solo perversione. Traditori, scambisti, guardoni, praticanti relazioni omosessuali, relazioni pedofile: chiunque utilizza la sessualità per un fine diverso da quello di costruire una famiglia è un pervertito e pervertitore.

    Sissignori: un pervertito. Mentre su internet, ma anche alla televisione e su tutti i media stanno cercando di convincerci che è tutto normale. Non è vero niente, sono tutte perversioni, e chi le pratica farebbe meglio a vergognarsi anziché chiedere diritti.

    • Amare significa certamente appartenersi…
      Più che “possederle”, le persone che ci amano, a noi gratuitamente donano il loro cuore e non solo.
      Così noi dovremmo fare con coloro che diciamo di amare… in primis Dio nostro Padre.

      • Certo bariom, amare significa prima di tutto donare. Però significa anche , un po’, possedere. Non possedere in senso assoluto, ma possedere nel senso di disporre, nei confronti della persona amata, come se si trattasse di noi stessi, senza troppo preoccuparsi del famoso “rispetto” che, assai spesso, è solo un muro di separazione tra le persone.

        Io, ad esempio, non ho mai avuto alcun tipo di problema a spiare i “diari” delle mie figlie o i loro account facebook, oppure controllare la cronologia di internet dei loro account. Non sono certo un padre rispettoso dell’intimità dei miei figli, però sarei pronto a morire per loro in qualunque momento, figuriamoci se mi pongo il problema di “rispettare la loro privacy”. I miei figli sono la mia stessa vita e, fin quando non saranno pienamente responsabili della loro vita, me ne fotto bellamente della loro privacy.

        Del resto, non fa anche Dio così, con noi? Quando noi facciamo qualcosa di male, Dio ci guarda e non resta certo senza intervenire. Sai quanto se ne frega della nostra privacy dopo essersi fatto uccidere sulla croce per noi?

        Insomma, amare è anche, un po’, impicciarsi, decidere o agire al posto della persona amata. E la persona amata, se riama, non se lo sogna proprio di chiedere rispetto. E’ c hi odia che, con la scusa del rispetto, vuole solo mantenere le distanze.

        • Di fatto avrai “vegliato” e non “spiato”…
          Ciao

        • @ fra centanni

          Dio è stato molto buono e generoso con te, infatti ha fatto in modo che non ti capitassero nè figli omosessuali nè figli ribelli (ne ho visti tanti figli mandare in un “certo posto” i padri: ne so qualcosa perchè, in “quel posto”, tanta gente mi ci ha mandato, varie volte…..). Non dimenticare di ringraziarlo per questo.

          “Non resta certo senza intervenire”, eh……. ma fino ad un certo punto, perchè tanti malfattori sono riusciti e riescono a portare a termine le loro malefatte: quindi, al massimo, l’intervento divino è “esortativo” NON certo “impeditivo”, a differenza del tuo nei confronti dei tuoi figli. A69

          • Quando vuole, Dio impedisce, eccome se impedisce. Però, non sempre, anzi, quasi mai. Ma infatti quando io ho parlato del fatto che Dio interviene, mi riferivo all’angelo custode, alla coscienza, a fatti apparentemente casuali, a conseguenze negative originate dal nostro fare male e che finiscono per punire il nostro comportamento. Tutti interventi di natura paterna che Dio mette in essere per il nostro bene. Interventi che non sono (necessariamente) diretti ad impedire la commissione del male ma, piuttosto, a richiamarci alle nostre responsabilità.

            Dio è stato molto buono e generoso con me ed io tutti i giorni Lo ringrazio della moglie più bella del mondo che mi ha donato e dei figli straordinari che ci ha dato. Tuttavia… se i miei figli non sono omosessuali, sono loro, prima di tutto, che devono ringraziare Dio… e, magari, pure babbo e mamma che hanno saputo dare un buon esempio di mascolinità e di femminilità. L’omosessualità non ti cade addosso come una tegola. Qualcuno, poi, se la tira addosso da solo. E questo, generalmente, vale per tutti vizi e le mancanze di natura spirituale.

          • @A69
            perdonami ma mi offri uno spunto di provocazione: e se non gli fossero capitati figli omosessuali né ribelli proprio perchè li ha amati come li amati?

            • errata corrige
              …li HA amati?

              • So di figli omosessuali o ribelli, che sono stati amatissimi dai genitori. Inotre sappiamo che non c’è soltanto la famiglia a formare un figlio.

                Mi rifiuto, infatti, di credere che tutti coloro i quali hanno avuto figli omosessuali o ribelli, siamo stati genitori sciatti o irreligiosi. A volte manca la fortuna, nonostante la buona volontà. A69

                • @A69
                  Scusa forse avrei dovuto porre l’evidenza sul … COME li ha amati …

                  Sul fatto che poi non sia sufficiente, nemmeno il “come”, concordo ovviamente: ma era quel tuo “capitassero” che … un po’ … mi lasciava il gusto dell’ineluttabilità … che invece non condivido

                  • Inelluttabilità no, ma imprevedibilità si. Non si può sapere cosa verrà fuori da un figlio: sono troppe le variabili in gioco e non tutte sotto controllo dei genitori. A69

                    PS: i miei “figli” non mi hanno dato alcun problema: non hanno mai litigato con nessuno, non mi hanno mai fatto spendere un soldo, non si sono mai ammalati, sono già tutti “sistemati”……….

                    • @a69
                      imprevedibile e’ concetto accettabile
                      poi se si puo’ concedere che all’interno di tale imprevedibilita’ l’indirizzo dei genitori abbia un ruolo nel formarsi dei figli
                      pur non potendo garantire sulla bonta’ dell’esito
                      per fattori gia’ sintetizzati in altri post di oggi

                • Intanto prendo atto con sollievo che anche tu consideri l’omosessualità una sfortuna. Poi ti confermo che neanche io credo che l’omosessualità di un figlio debba essere necessariamente ricondotta alla responsabilità dei genitori. I figli possono acquisire la tendenza omosessuale (nessuno, grazie a Dio, nasce con questo “dono”) anche grazie ad amicizie sbagliate, o per abusi sessuali, o, semplicemente, perché se la vanno a cercare, in qualche modo.

                  Ora so già che si leverà un coro di proteste ma, io ne sono convinto, un ragazzino di dieci anni può andare a curiosare là dove non dovrebbe. E può trovare qualcosa che, pur destando grande turbamento, però gli piace e la cerca. Può darsi che mi sbagli ma, secondo me, un numero non trascurabile di casi di omosessualità nasce proprio in questo modo, per “gioco”. E, sempre secondo me, un ragazzino di dieci anni è già ampiamente responsabile, sul piano morale, delle scelte che fa.

                  • Vi è poi anche tutta una casistica di tipo psicologico, che ha a che fare con il rifiuto della figura adulta di riferimento (la madre per le femmine, il padre per i maschi) e questo a volte purtroppo, ha a che fare con una diretta responsabilità degli atteggiamenti o abitudini o attitudini o peccati dei genitori stessi.

                    • Mai semplificare troppo determinate situazioni (questa o altre), finisce per essere il modo più sbrigativo per lavarsene le mani…

                    • @Bariom: concordo con te

                    • @bariom

                      Che i genitori possano essere i primi responsabili dell’omosessualità dei figli l’avevo già detto io. Che poi, in realtà, i motivi dell’omosessualità possano essere vari e non avere necessariamente a che fare con i genitori, pure questo l’avevo detto. Non mi pare di aver semplificato troppo e, comunque, ho parlato di omosessualità ai miei figli, presentandola come uno sciocco sbaglio, fin da quando erano piccoli. Non credo proprio di essermene lavato le mani.

                    • Lo avevi detto prima tu??

                      Bravo , medaglia, madeglia, madaglia…
                      In generale pare tu abbia già sempre detto tutto e soprattutto mai errando.

                      Che vuoi che ti dica?
                      Ubi maior minor cessat

                    • In definitiva, bariom, con questi tuoi interventi cosa vorresti dire? Mi ammonisci a non semplificare, ma non mi sembra di aver semplificato. E quindi?

                      Boh…

                    • E no… boh l’ho detto prima io 😛

                    • @ fra’ centanni

                      beh……..tu qua introduci la questione del collegamento fra la chiesa e gli uomini della stessa ed il relativo problema dell’attribuibilità delle colpe dei secondi alla prima.

                      In diritto amministrativo (mi ci sono laureato in quella branca del diritto) si parlerebbe del c.d. “principio di immedesimazione organica”, ma tant’è…….

                      Comunque tale questione è molto complessa e forse sarebbe opportuno, per discuterne, un topic che la proponesse direttamente. Quindi sarà meglio finirla qui (non tediamo più gli utenti del blog). A69

                  • In questa società in cui l’omosessualità è tanto demonizzata, dove ci sono coloro che dicono: “Traditori, scambisti, guardoni, praticanti relazioni omosessuali, relazioni pedofile: chiunque utilizza la sessualità per un fine diverso da quello di costruire una famiglia è un pervertito e pervertitore” e che hanno ancora un vasto seguito, la risposta è: SI, l’omosessualità è una sfortuna. A69

                    PS: del resto (parere personale) io considero una sfortuna anche l’eterosessualità, visto tutti i problemi che si porta dietro.

                    • Fatti eunuco… ma possibilmente per il regno dei Cieli! 😉

                    • Personaggi come Origene non ne nascono di frequente. A69

                    • Caro A69, coloro che dicono: “Traditori, scambisti, guardoni, praticanti relazioni omosessuali, relazioni pedofile: chiunque utilizza la sessualità per un fine diverso da quello di costruire una famiglia è un pervertito e pervertitore” sono semplicemente i cattolici, tra cui anche io. Oppure pensi di conoscere cattolici che definiscono questi pervertiti “persone normali”? Se lo pensi, ti sbagli: si tratta solo di pseudo-cattolici. Quelli che preferisci, immagino.

                    • @ fra’ centanni

                      no no, dico solo che un omosessuale non sta certo bene in una società cattolica, a meno che, non COMPRIMA E REPRIMA in sè, il proprio orientamento, cosa per cui ci vogliono un grande sforzo psicologico, un forte autocontrollo e una profonda conversione: tutte cosette che non si trovano al mercato un tanto al chilo.

                      Poi io sarei curioso di sapere quanti di quei “omosessuali pentiti” e “riparati” abbiano raggiunto veramente, l’equilibrio, e la serenità (non crederete mica che mi accontenti delle loro dichiarazioni o del loro comportamento esteriore?!). A69

                    • E quindi che vorresti ??

                    • @A69

                      Secondo il tuo ragionamento nessun peccatore sta bene in una società cattolica, dato che Dio chiede a tutti la conversione e l’abbandono del peccato. Questo costa fatica ed hai ragione quando parli di imparare a controllarsi e dominarsi, ma l’autocontrollo ed il dominio di se è un bene per chiunque. Costa fatica, ma è un bene. Inoltre bisogna considerare che, ovviamente, nessuno è obbligato dalla chiesa o dai cattolici a seguire le indicazioni del catechismo, quindi di cosa ti lamenti? Dello stigma sociale? Su questo dobbiamo intenderci. Non mi sognerei ma di esprimere un giudizio morale di condanna su una persona, ma ritengo di avere tutto il diritto, anzi, il dovere di condannare il comportamento omosessuale. Di conseguenza, se una persona ritiene di poter mostrare pubblicamente la sua omosessualità, io, altrettanto liberamente, ritengo di poter giudicare e condannare questo comportamento, soprattutto se ho responsabilità educative. Inoltre farei di tutto per ostacolare l’eventuale impiego di pervertiti in ruoli educativi. E se i pervertiti soffrono e piangono tanto, tanto meglio per loro che hanno motivo di riflettere sulla loro sciagurata condizione.

                    • @ Bariom

                      ad es. vorrei che un fine psicologo lo sottoponesse ad un fuoco di fila di domande-tranello per verificare se la sua SERENITA’, per l’eterosessualità o castità raggiunte, sia sincera oppure indotta.

                      @ fra cent’anni

                      finalmente siamo d’accordo su qualcosa: un peccatore in una società che applicasse sul serio i principi del cattolicesimo, non si troverebbe bene, a meno che non si sforzasse sul serio di cessare di essere tale. Tutto logico,

                      Resterebbe però da chiarire una grossa eccezione al principio di cui sopra: perchè tanti criminali nazisti (fra cui il dr. Mengele e Klaus Barbie) furono salvati, via Genova, con la complicità delle autorità ecclesiastiche, senza sincerarsi del loro pentimento (che, in effetti, non ci fu, perchè in sudamerica, quei signori, combinarono altre malefatte). Perchè non fu detto a quei loschi figuri: “Voi dovete andare incontro alle vostre responsabilità e manifestare un sincero, pubblico, pentimento, corrispondente alla gravità dei vostre colpe davanti a Dio e agli uomini”?

                      Se si è severi davanti alla violazione della legge di Dio, LO SI DEVE ESSERE SEMPRE!! A69

                    • A seguito del mio discorso sulla severità in merito all’applicazione della legge di Dio che deve “essere uguale per tutti”.

                      Oltretutto si è avuto anche l’ARDIRE di proporre la beatificazione del principale responsabile della fuga dei criminali nazisti via Genova: http://www.ilsecoloxix.it/p/italia_e_mondo/2008/09/13/ALcesk4B-beatificare_siri_cardinale.shtml

                      Perchè una tale proposta non viene dichiarata, non dico INAMMISSIBILE ma addirittura (e giustamente) IRRICEVIBILE? a69

                    • @A69
                      Rispondo a https://costanzamiriano.com/2015/09/25/pornosaturazione/#comment-101651

                      Non capisco cosa significhi “una società che applicasse sul serio i principi del cattolicesimo”. Non tocca alla società applicare i “principi del cattolicesimo”, tocca alle persone. E, comunque, “applicare sul serio” non significa riuscire, essere perfetti, significa provarci con tutte le nostre forze.

                      Io direi che è vero l’esatto contrario di quello che tu dici: proprio i peccatori, o meglio, quelli che si riconoscono peccatori sono quelli che possono trarre maggior beneficio dalla fede e dal catechismo della chiesa cattolica. Certo, chi non si riconosce peccatore è completamente estraneo alla chiesa cattolica e capisco che non digerisca, non dico lo stile di vita cattolico, ma neanche la vicinanza.

                      Dei criminali nazisti non me ne frega niente e non c’entra niente.

                    • …e neppure le sue esortazioni (della Chiesa Cattolica).

                    • @ fra’ centanni

                      c’entrano, c’entrano i criminali nazisti: perchè a loro (che avevano commesso peccati gravissimi, i quali avevano direttamente comportato moltissime vittime) fu offerta la salvezza, senza chiedere alcun pentimento e senza seriamente esortarli ad assumersi le loro gravi colpe e responsabilità, mentre, agli omosessuali, invece, non si dà pace (e non si concede nulla di ciò che chiedono) finchè non si pentono, mutano effettivamente vita e non si assumono le loro colpe e responsabilità.

                      E il loro peccato NON ha vittime terze………(se non, e dal tuo punto di vista, delle vittime “molto” indirette e comunque salvabilissime!).

                      Questo si chiama, applicare 2 pesi e 2 misure!

                      E, ciliegina sulla torta, il tentativo di beatificare il cardinale Siri (uno dei responsabili della “ratline”), mentre si criticano aspramente quegli ecclesiastici, che mostrano delle caute aperture verso le unioni civili: è il colmo! A69

                    • Caro A69, ma ci sei o ci fai? Io non so niente di eventuali responsabilità del cardinale Siri nell’organizzare la via di fuga a criminali nazisti. Se fossero vere, sarebbero responsabilità gravi. Ma che c’entra questo con il catechismo ed il magistero della chiesa cattolica circa l’omosessualità? L’omosessualità è abominio, punto e basta! E chi, tra gli uomini di chiesa, mostra caute aperture verso le unioni civili è un traditore. Ma questa intransigenza, naturalmente, vale per qualunque peccato, anche per i crimini nazisti. E se qualche uomo di chiesa ha illecitamente sottratto dei criminali nazisti al giusto processo, di questo renderà conto a Dio. Quello che possiamo dire con certezza è che non c’è e non potrà mai esserci alcuna apertura, nei documenti ufficiali della chiesa, verso un’ideologia cosi diabolica come quella del nazismo. Di conseguenza, se qualche sacerdote o vescovo o cardinale ha favorito la fuga di criminali nazisti, l’ha fatto “sua sponte” ed assumendosene personalmente ogni responsabilità. Esattamente come quando, alcuni (molti?) vescovi hanno ritenuto di coprire e proteggere sacerdoti colpevoli di abusi sessuali. Chi agisce in questo modo lo fa contro l’insegnamento e contro il codice canonico della chiesa cattolica.

                      L’importante, quello che conta, è la dottrina, l’insegnamento della chiesa cattolica, che è sempre intransigente verso qualsiasi peccato; l’omosessualità, intesa come tendenza, è oggettivamente disordinata (cioè contraria al progetto di Dio); l’omosessualità praticata, poi, è fornicazione con l’aggravante di essere contro natura. Se poi qualche vescovo protegge criminali di guerra o “preti pedofili”, questo non ha proprio niente a che fare con la dottrina, che è uguale per tutti, con i buoni e con i cattivi, con coloro che riconoscono di essere peccatori e con coloro che invece non lo riconoscono, con i figli di Dio e con i figli di satana.

                      C’è sempre questo tentativo, da parte dei nemici della chiesa, di mescolare l’errore del sacerdote o del vescovo con l’errore della chiesa. La chiesa non sbaglia mai, gli uomini di chiesa sbagliano.

            • Attenzione. Si potrebbe arrivare a concludere che coloro che hanno questa prova, sono meno amati… 😐
              Ovviamente la tematica (problematica) non si può concludere in due battute.

              • @Bariom
                Grazie dell’osservazione.
                Non è mia intenzione condurre a una tale conclusione, ma se tu l’hai colta, significa che non mi son ben accorto di come mi esprimevo.
                Non so (e ti chiedo sinceramente) se la risposta poco sopra ad @A69 migliora il concetto

                • @Bri,
                  non ho minimamente pensato il tuo commento volesse portare alla conclusione che ho ipotizzato, solo io sono molto attento per mi formazione ed esperienza a quelle frasi o espressioni che possono essere facilmente fraintese o portare a negative conclusioni, soprattutto se lette o udite da chi non ha una completa chiarezza o è un “lontano” ma con il cuore aperto al comprendere, o ancora si dibatte nella situazione opposta a quella descritta da fra’, ed è molto probabile ponga la domanda che ho appunto ipotizzato. “allora io non sono amato da Dio?” o nella tipica mentalità ebraica “questo avviene per una mia colpa?”

                  Ovviamente difficile dare una regola che posa valere per qualunque situazione, quindi per semplificare fossi io a dover testimoniare tale situazione direi:
                  “Dio è stato buono con me. Conoscendo le mie debolezze mi ha donato dei figli ubbidienti” (ad esempio…). Questo scrivo senza alcuna critica nei confronti di fra’ che ha espresso diversamente la sua gratitudine a Dio, perché poi è chiaro che comunque lo si esprima il concetto di fondo è “Dio mi ama!”
                  Perché, come ho sentito non ricordo dove: “Dio ama tutti… alcuni di più, ma nessuno di meno!” 😉

          • Magari i figli sono così buoni a “non mandarlo” proprio perché lui è un buon padre? Per dire.

      • @Bariom
        non so se sbaglio (per questo lo scrivo), ma io intendo (non so se per @fra sia lo stesso) il “possesso” figurativamente come il risultato dell’accoglienza del dono che quotidianamente si fa di sè. Essere “posseduti” diventa quindi essere accolti e non rifiutati. E vale il reciproco: possedere significa accettare il dono di chi ti ama

        Diverso è intendere possesso come il risultato dell’aver desiderato e infine ottenuto qualcuno o qualcosa

  5. …e chi riconoscerà coloro che hanno il suo Spirito (e come si riconosceranno di avercelo)?

    • Dalle Opere. E si riconosce di averlo perché “Lo Spirito stesso attesta al nostro spirito che siamo figli di Dio.”

      • …veramente nel Vangelo è Gesù che riconosce gli apostoli, non l’incontrario!

        • Li chiama, NON li riconosce…
          E ad ogni modo oggi dove potremmo “riconoscere” Gesù?

          • ….volevo solo dire che essendo tanti cattolici compulsivamente indaffarati a “separare il grano dal loglio”
            anche (e specialmente) tra gli stessi loro “fratelli” (visto che degli altri non ne tengono gran conto, altro che per convertirli alla via della conversione) non vedo come potrebbero non misconoscere anche un altro
            Gesù in terra che venisse a mostrasi. Fu così anche al tempo che Gesù visse!
            Mica furono in tanti a riconoscerlo! E lo misero in croce!

  6. …credo che i macabri carnevali di Ensor (di cui un’magine sopra) siano rappresentativi di TUTTA l’umanità!

  7. ot,forse

    da “la croce” di oggi fondo di adinolfi: pare che il ddl cirinnà se non sia morto definitivamente sia moribondo.

    grazie anche, checché se ne dirà, a quelli andati a piazza S.Givanni.

    prosit.

    se preferite : bibitur estur

  8. “I Vangeli e il Manifesto del partito comunista sbiadiscono; il futuro del mondo appartiene alla Coca-Cola e alla pornografia.”

    Nicola Gomez Davila

  9. “Una sola frase basterà a descrivere l’uomo moderno: egli fornicava e leggeva i giornali.”
    Albert Camus

  10. Un cordiale suggerimento tecnico all’autore dell’articolo e a chi, non essendo molto pratico, vuol evitare l’apparizione di quel ben di dio non voluto e che sembra essere il contenuto della pagina predefinita di “msn.it”, il portale Microsoft Network.
    Usare esclusivamente “Firefox” come browser predefinito e come pagina predefinita scegliere “Google.it”. Installare un signor antivirus da aggiornare in automatico, io uso Kaspersky, e attivare tutte le protezioni possibili, sono una decina, contro lo spam, i banner, le intrusioni, etc.
    Sparirà d’incanto tutta la spazzatura che di solito appare quando si apre la home page di un qualsiasi quotidiano o di un qualsiasi sito e sarete soltanto voi, se volete, a ricercare siti e pagine particolari. Naturalmente nessuno potrà cancellare il contenuto di un quotidiano se ha scelto di parlare e di mostrare le foto di Tizia, di Caio o di Sempronia.

  11. L’articolo è, a mio parere, eccessivamente prolisso e fastidiosamente dettagliato. Come quando, ai bambini di quinta elementare, l’esperto di turno (ancorché di estrazione cattolicissima), “educa all’affettività” profondendosi in analitiche spiegazioni di dettagli anatomici che più si confanno a un perito settore.

    • Per favore spiegati meglio. Che vuoi dire, riferito all’educazione all’affettività? Mia moglie, ad esempio, è impegnata in questo settore e ovviamente occorre conoscere a fondo anche il proprio corpo, per capirne il senso.
      Bisogna anche entrare nel merito, non solo dare dritte generali. L’educazione è molto concreta

      • No. Anche facendo finta di non sapere che l’ “educazione all’affettività” è uno dei canali istituzionali (poi ci sono quelli non ufficiali, più efficaci) per pansessualizzare le menti fin dall’infanzia, non vorrei nemmeno sentirne vagamente parlare a scuola. Anzi, vorrei tanto che a scuola insegnassero “solo” a leggere, scrivere e far di conto. Ai vari livelli, naturalmente. Niente educazione affettiva, ma neanche stradale, civica, culinaria. Fosse per me, toglierei anche la ginnastica e ridurrei l’orario solastico a quattro ore per cinque giorni, che è già tanto. Ma per tornare in tema, non vedo cosa c’entri l’affettività con l’anatomia. E lo dico sul serio.

        • Dipende come si fanno le cose, e dipende dai tempi.
          Nei tempi in cui viviamo tutto è già pansessualizzato, e il mainstream dominante, nel quale siamo evidentemente immersi, imprime una certa idea di sessualità che rende il corpo oggetto, e che è totalmente antiumano e anticristiano.
          Non parlarne non aiuta, perché se non se ne parla, ne parla il potere.
          Ora, che ci sia qualcuno che come missione tenti di dare un contributo in senso inverso, tentando di far capire che il nostro corpo non ha solo dimensione evasiva, ma la corporeità sia legata all’affettività, questo è una grande cosa.
          Se non vedi cosa c’entri il corpo con l’affettività mi spiace per te, ma io lo vedo.

          • Non barare. Ho detto che non trovo il nesso tra educazione all’affettività e spiegazione di dettagli anatomici. E di bambini di quinta elementare. E comunque mi pare molto antiumano rendere il corpo e/o l’affettività oggetto di lezioni. E’ offensivo e intrusivo, o se vuoi immodesto e impudico. E ora dammi pure del bigotto oscurantista complessato, me ne farò una ragione.

            • Sono pienamente d’accordo con te, franz. I miei figli li educo io. La scuola può educare i miei figli solo se insegna loro la stesse cose che insegno io. Ma siccome così non è, allora la scuola si limiti ad un’educazione generale, di base, e lasci stare la sessualità, che è materiale esplosivo.

              • “Ma siccome così non è, allora la scuola si limiti ad un’educazione generale, di base, e lasci stare la sessualità, che è materiale esplosivo”.

                In teoria sei bravo.
                E se vedi che accade qualcosa di diverso tu che fai?

                • Rivendico il mio diritto ad educare i miei figli come voglio.

                  • Evidentemente non hai capito di cosa stiamo parlando, ma entri a gamba tesa a dire una cosa che non c’entra nulla.

                    D’ora in poi faccio come Francesca, e non ti rispondo più, tanto è inutile.
                    Tu parli solo a te stesso. Buona conversazione

                    • Se non ho capito spiega. Non hai motivo di arrabbiarti, tanto meno di trattarmi male. Io non ti ho offeso.

              • fra’ Centanni:

                “i miei figli li educo io”
                (povere creature!)

            • Quindi secondo te per rispettare la pudicizia dovremmo adottiare la tecnica di non parlarne affatto ai ragazzi, e lasciare che di queste cose ne parli loro la cultura dominante?

              Non parlarne forse poteva essere una possibilità un secolo fa, quando c’era pudicizia nella società, ma nel 2015 i bambini di quinta elementare sono già bombardati dai discorsi che sentono a scuola, dalle immagini, dalla TV, ecc. e a meno che tu non pensi di isolarli dal resto dell’umanità (cosa che ritengo sbagliata e – del resto – impossibile) non hai altra possibilità ragionevole se non proporre un’alternativa, ossia una visione che cerchi di far loro capire che c’è un modo più umano, più vero, più grande di concepire il proprio corpo e la propria sessualità.

              Caro Franz, non penso che tu sia bigotto o complessato (questo l’hai detto te) ma penso che, volenti o nolenti, siamo nati in questi anni, e non possiamo far finta di non dover “combattere” una guerra (combattere in senso culturale). Non combattere affatto non è una scelta giusta, secondo me, perché, per citare Tolkien, la guerra imcombe, che noi la cerchiamo oppure no.

              • Franz ha condannato le “lezioni” scolastiche, non credo che condanni l’educazione all’amore.

                A scuola parlano di educazione ma non sanno nemmeno cosa vuol dire educare. Educare è, prima di tutto, spiegare il significato delle cose. A scuola non spiegano qual è il significato della sessualità, spiegano solo come evitare malattie e gravidanze. Lontani!

                • Ho tentato di spiegare, prima, che mia moglie è impegnata in questo settore (cioè l’educazione all’affettività) secondo le indicazioni del metodo Billings, che è un tentativo proprio di proporre (in poche ore, ovviamente) una visione del corpo e dell’affettività che è in armonia con la concezione cristiana e che è totalmente controcorrente con la cultura dominante. E questa è esattamente un’alternativa alla mercificazione della sessualità dominante.

                  Quindi, prima di fare di tutta l’erba un fascio come tendi a fare, e a dire una cosa che tutti qui nessuno ha messo in dubbio (rivendicare il diritto di educare da parte della famiglia) bisogna vedere COSA viene proposto, in CHE FORMA.
                  Con Franz stavamo parlando dell’opportunità di affrontare certi argomenti, del come, oppure di non parlarne affatto a scuola.
                  Del fatto che siano i genitori a dover educare i figli nemmeno ne abbiamo parlato: per me è ovvio, e guarda che ho tre figli, e quindi parlo per esperienza.

                  • Il metodo billings ha qualcosa a che fare con la scuola? Non credo. Franz parlava di “educazione all’affettività”, che viene propinata scuola, non certo di metodo billings che, per quanto mi riguarda, è benvenuto. Se cambi “di palo in frasca” come faccio a capire?

            • Dice Franz:

              “L’articolo è, a mio parere, eccessivamente prolisso e fastidiosamente dettagliato. Come quando, ai bambini di quinta elementare, l’esperto di turno (ancorché di estrazione cattolicissima), “educa all’affettività” profondendosi in analitiche spiegazioni di dettagli anatomici che più si confanno a un perito settore.”

              Sono d’accordo con lui, anche quando diffida dell’educazione all’affettività. E non siamo i soli

              http://www.notizieprovita.it/petizione-sulleducazione-affettiva-e-sessuale-nelle-scuole/

              • Siamo in parecchi ad essere d’accordo contro l’educazione all’affettività. Anche perchè chi vuole educare, spesso, non ha la minima idea di cosa significa educare.

                • Sai io conosco parecchi insegnati, ottimi padri di famiglia ancorché bravi cristiani, che sanno esattamente cosa significa educare, ma come sempre a te piace sparare nel mucchio senza nessuna remora, perché se ce uno che sa tutto su come fare tutto quello sei tu… vero?

                  Per cui anche quando sono in linea di pensiero sul tuo stesso “l’educazione – in materia di etica (non in tutto necessariamente) – è compito dei genitori”, fatico ad essere partecipe… non vorrei essere scambiato per essere partecipe anche di una altra nutrita serie dì fesserie

                  • Certo che i nostri figli sono immersi in questa fecale realtà. Ma voglio che la mia famiglia, in quanto cattolica, sia in piccolo un modello di società alternativa a questa realtà, insieme a tante altre famiglie cattoliche, in rapporto alla Chiesa di ogni luogo e di ogni tempo. E voglio che i miei figli vivano questa alterità. Se vivendo nel mondo ci si copre di escrementi, ciò sarà anche inevitabile, ma voglio che i miei figli sappiano riconoscerli come tali e lavarli via appena possibile. Vorrei educarli a desiderare questa pulizia. Non c’è un sapere neutro, non ci sono cognizioni buone per tutte le età. Un atlante anatomico in tutta la sua raggelante e scientifica schifezza può essere, nell’adolescenza, fonte di ilarità o imbarazzo o morbosa curiosità. Il metodo billings spiegato a persone di età adulta (sposate o nubende) va benissimo, ma lo riterrei argomento inadatto per bambini o adolescenti o giovani o vecchi o religiosi o separati o militari in missione o politici nei giorni feriali o zitelle o scapoli o vedovi o vedove o omotransggbt o vattelapesca perché la dimensione della sessualità in quel momento non li riguarda.

                    • @Franz,

                      la risposta risulta indirizzata a mio commento, ma forse non lo era perché del metodo Billings io non ho parlato…
                      Per il resto sono d’accordo con te al 100%… ma non vedo il nesso articolo> cosa diciamo, insegnamo o meno ai nostri figli (??)

                      Non mi pare si sia scritto “fate l’elenco di tutte lel nefandezze possibili (e ve ne sarebbero anche fuori della sfera sessuale), corredate possibilmente di immagini e fatene un album di figurine per i vostri ragazzi”.

                    • E’molto vero quello che scrivi, e quando ci sara’una manifestazione o una raccolta di firme per abolire definitivamente l’educazione all’affettivita’nelle scuole saro’il primo a firmare. Tuttavia ricordiamoci anche che il Catechismo parla anche della possibilita’di “limitare i danni” nella impossibilita’immediata di impedire completamente il male. E dal commento di Thelonius mi sembra che l’operato di sua moglie – e spero di molti altri come lei – si muova in quella direzione. Quindi attenzione a non essere troppo frettolosi nel distribuire “morte e giudizio”. 😉

        • purche’ riducano anche l’orario di lavoro a 3 ore su 4 giorni, ci sto.

          Beati voi…

  12. Mah…

    La forma ad alcuni potrà far storcere il naso, ma se ci si ferma a quella siamo messi male.
    E come siamo messi lospiga fin troppo bene questo articolo calzante e incalzante, in cui nomi e altri particolari (particolari anatomici dite… ma questo è solo un decimo di quel che si potrebbe, ma giustamente non è necessario dire!) servono solo a render chiaro che non si tratta di un bigotto volo pindarico. Di una scandalizzata benpensante visone di un mondo pieno di perversioni che sono solo nella testa e negli occhi di chi guarda…

    No, no… sono proprio lì, nella nostra cara “televisun”, nel monitor del nostro pc (ad uso dei nostri figli nativi digitali) e tutto passa più o meno sublinalmente a formare (anzi deformare) le menti.

    Ce lo vogliamo raccontare in metafore e occhialini rosa?

    Mah…

    Ce li toglieremo spero quando nostro figlio ci chiederà: “Papà cos’è un rapporto anale?”… non quello di 14 anni che già lo sa! (e me ne vengono di ben più irripetibili che vi risparmio).

    • Lo so che il problema è serio, è proprio per questo che bisogna saperlo trattare. L’articolo, “prolisso e fastidiosamente dettagliato”, non ci riesce bene. Anche le barzellette, soprattutto quelle sconce, bisogna saperle raccontare.

      (P.S. E’ una mia impressione o fra Bariom&Thelonius e Cent’anni comincia a serpeggiare una certa insofferenza? )

      • Si come le barzellette bisogna saperle raccontare, poi ad alcuni alcune comunque non fanno ridere altre si 😉

        Tu , come Franz avete dato la vostra valutazione, io la mia… credo sia normale e possibile.
        La mia critica stava sul fatto che si è affrontata, mi pare la forma e non il contenuto.

        Per Thelonius io non posso parlare, per me non ne faccio un mistero ne la cosa mi pare sia un novità… riandiamo alle prime (disastrose) sue apparizioni su questo blog (che gli meritarono la moderazione…).

        Ma il problema non è quello, il probelma e che personalmente vedo che non si riesce a costruire un rapporto (per quanto virtuale) che cresca… non per forza deve divenire un amore, ma almeno non tornare sempre sui suoi passi. E sai quali sono i suoi primi passi? Tu li ricordi? Quanto ultimo arrivato qui (non segno negativo ma di poca conoscenza altrui, chiedeva a destra e manca “ma tu sei cattolico!?”
        E guarda che ho provanto anche con le scuse a lui rivolte per i miei momentanei (forse) eccessi, ma non cambia nulla…

        Credo tu abbia presente l’ultima volta che sono sbottato nei suoi confronti… direi di perché hai commentato.
        Ora dimmi sinceramente, anche se so bene non rientrare nelle tue simpatie numero uno, oltre che offensiva non era quella domanda (che mi accomunava a Thelonius) il solito modo di domandare “ma tu sei cattolico o cosa!?”
        Perché ovviamente è lui il prototipo tipo del cattolico… lui e il suo pensare, il metro di misura.

        Ma mi sovviene solo ora che mi sono lasciato prendere in giustificazioni che invero non so se necessarie o dovute… perché me lo chiedi?
        Ti reputo abbastanza arguto e credo quindi tu abbia fatto una domanda, praticamente retorica…

    • e nessuno che chieda mai se lo stopping power di una calibro 45 e’ migliore di quello di un calibro 38!

      Avrei meno difficolta’ a paralre di rapporti anali a mia figlia, piuttosto che della giurisprudenza in materia di legittima difesa in iDaglia.

  13. @Bariom
    concordo
    ma io, che non sono @fra, sbaglio in qualche modo se lodo la sua dedizione ai figli?
    lui giustamente ringrazia
    io gli do’ una pacca sulla spalla e sussurro “bravo! Continua a innaffiare il tuo giardino con la tua goccia”

    • @Bri, ma scherziamo… non devi chedere a me chi devi lodare o addirittura se sbagli a farlo! 😉

      Io ho fatto delle osservazioni che NON riguardavano la persona e credo di averlo anche spiegato.
      Se la mia obiezione è personale la faccio all’interessato direttamente ed infine non vedo proprio perché non si dovrebbe lodare fra’ perché ringrazia Dio per i suoi figli, li ama e ci tiene alla loro educazione.

      Stai sereno.
      Ciao.

      • @Bariom
        Eh, no, #staisereno proprio no 😀
        Com’è che disse quello? Enrico #staisereno? È com’è finita poi 🙂

        PS. Devo toglierti credito per poterti prendere meno a(piccolo) riferimento. C’è la farò? 😉
        (Si scherza, eh)

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