Resistenza senza resa. Perché il Family Day sarebbe piaciuto ad Augusto del Noce

di admin @CostanzaMBlog

paginacrippa

di Luca Del Pozzo

Al direttore – Le questioni poste da Maurizio Crippa nell’articolo sulla manifestazione di S. Giovanni del 20 giugno – ad oggi la più interessante e densa riflessione che mi sia capitato di leggere in un mare magnum di commenti spesso e volentieri viziati da intolleranza e pregiudizio, per non parlare dell’indegna caciara mediatica scatenata contro Kiko Arguello solo per aver detto una verità di sesquipedale evidenza sul femminicidio (fenomeno per altro ad alto tasso di politically correctness) – fanno tutt’uno con la questione circa il senso e il significato dell’essere cristiani in un mondo e in una società che, diciamolo fin da subito a scanso di equivoci, di Cristo e dei cristiani se ne infischiano altamente. E dove anzi non è difficile scorgere, e l’ideologia del gender con tutti gli annessi e connessi ne è un caso esemplare, il volto dell’Anticristo mirabilmente tratteggiato, in epoca non sospetta, da gente come R.H. Benson e V.Solovev.

Mi sia consentita una breve parentesi personale. Quando mi arrivò la notizia di una grande manifestazione di famiglie a favore della famiglia e dei figli, non ebbi il minimo dubbio che fosse una cosa buona. E anzi, stante l’irrilevanza di fatto, su questo come su altri problemi, dei (pochi) politici cattolici presenti in parlamento, ero da tempo persuaso che toccava a noi laici, uomini e donne, prendere l’iniziativa. Ragion per cui la notizia mi trovò sì sorpreso per l’improvvisa accelerazione, ma certo non impreparato. Tanto più che di lì a poco giunse la conferma ufficiale che la manifestazione partiva dal basso, e che erano state le famiglie stesse a chiederla e a muoversi, senza imprimatur o spinte dalla gerarchia che, com’è noto, in alcuni casi si è opposta frontalmente in nome di non meglio precisate altre modalità di azione, meno muscolari e più all’insegna, manco a dirlo, del dialogo (già, ma dialogo tra chi, e in rappresentanza di chi, di grazia?). Con ciò dimenticando i numerosi esempi – dai Maccabei le cui gesta vengono narrate negli omonimi testi biblici (e sottolineo: biblici, testi sacri), ai cattolici della Vandea durante il terrore giacobino; dai Cristeiros in Messico (alcuni dei quali elevati agli onori degli altari da S. Giovanni Paolo II), che si opposero alla persecuzione laicista scatenata dall’allora presidente, il massone e anticlericale Plutarco Elia Calles, alla vicenda della “Rosa Bianca”, la resistenza pacifica di un gruppo di studenti cattolici all’abominio nazista, per dirne solo alcuni – che stanno li a testimoniare come nel corso della storia ci sono stati momenti in cui i cattolici (e non solo) hanno sentito l’urgenza di “combattere la buona battaglia della fede” non solo con la testimonianza personale, la preghiera ecc., ma anche esercitando il loro munus profetico come popolo. Decisi quindi senza esitazioni che con moglie e figli avremmo fatto parte di quella allegra compagnia (a difesa) dell’anello (nuziale). In ciò confortato, da un lato, dal magistero della chiesa, che non presenta mai la falsa alternativa tra esigenza di conversione personale e obbligo morale, in determinati casi, di intervento nella e per la società. E a tal proposito, vale la pena citare il Catechismo della Chiesa Cattolica (s’intende, quello varato da S. Giovanni Paolo II), che al numero 1888 così recita: “La priorità riconosciuta alla conversione del cuore non elimina affatto, anzi impone l’obbligo di apportare alle istituzioni e alle condizioni di vita, quando esse provochino il peccato, i risanamenti opportuni, perché si conformino alle norme della giustizia e favoriscano il bene anziché ostacolarlo”. Un’indicazione chiara, che si pone nel solco del Vaticano II: “Inoltre i laici, anche consociando le forze, risanino le istituzioni e le condizioni del mondo, se ve ne siano che provocano al peccato, così che tutte siano rese conformi alle norme della giustizia e, anziché ostacolare, favoriscano l’esercizio delle virtù. Così agendo impregneranno di valore morale la cultura e le opere umane” (Lumen Gentium 36). Dall’altro, mi fu assai utile in quei giorni la rilettura di uno scritto di Bonheffer, “Resistenza e Resa”, che raccoglie le lettere dalla prigionia del grande teologo e pastore evangelico impiccato dai nazisti a Flossenburg il 9 aprile del 1945. In una di queste, che dà il titolo al volume, Bonheffer dice: “Mi sono chiesto spesse volte dove passi il confine tra la necessaria resistenza e l’altrettanto necessaria resa davanti al «destino»”. Per poi aggiungere poco dopo: “…dobbiamo affrontare decisamente il «destino»…e sottometterci ad esso al momento opportuno”. Ecco la giusta prospettiva. Resistenza: vista l’emergenza della situazione attuale, e posto che in tale emergenza l’inerzia – magari in nome di una visione del cristianesimo come rassegnazione supina – è parente stretta della collusione, tentare per quanto possibile di arginare lo tsunami che sta per travolgere la nostra società qualora fossero approvati i ddl Cirinnà, Scalfarotto e Fedeli. Tre facce di un unico disegno ideologico gender oriented, che punta a soppiantare la famiglia naturale, educare le nuove generazioni fin dalla più tenera età (leggasi lo sconcertante documento “Standard di educazione sessuale in Europa” dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che per i bambini da 0 a 4 anni suggerisce la “masturbazione infantile precoce”) e mandare in galera con il marchio d’infamia di “omofobo” chiunque osi pensarla diversamente dalla vulgata. Il tutto, in nome delle magnifiche sorti e progressive delle pari opportunità, del contrasto al bullismo, dell’educazione alla diversità e della lotta alle discriminazioni: nobili e sacrosanti principi che però vengono abilmente manipolati dalla propaganda gender per essere usati come “scudi umani” al fine di proteggere e nascondere l’obiettivo sensibile dell’omosessualismo. Ma, allo stesso tempo Resa: mettersi nella disposizione d’animo di accettare quello che Bonheffer chiamava il “destino”, ovvero il “sia fatta la tua volontà” nella ferma e fiduciosa consapevolezza che è Dio che governa la storia. Va da sé che in quest’ottica non vi può essere alcuna tentazione o rischio di integrismo, quanto piuttosto la volontà di testimoniare, profeticamente, la verità sull’uomo e sulla donna, sulla famiglia e sul matrimonio, e che nessuno si può arrogare il diritto – tanto meno lo stato – di educare sessualmente i nostri figli, posto che in questo come in qualsiasi altro ambito sono i genitori i primi educatori dei bambini, come recita la Costituzione Italiana e la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

Non dunque integrismo ma integralità, il fatto cioè che si è chiamati ad essere cristiani sempre e ovunque, senza la distinzione, tipica della religio, tra sacrum e profanum. In piazza come in ufficio, tra le mura domestiche o alla partita di calcetto, in chiesa come in parlamento: se si è cristiani, lo si è sempre. Allo stesso modo, il giusto e sacrosanto rispetto per la laicità delle istituzioni, se da un lato mette al riparo da qualsiasi tentazione teocratica (tipica invece dell’Islam radicale), dall’altro non autorizza nessuno, nonostante a ciò punti il laicismo, a considerare la fede un affare di coscienza e, quindi, a relegarla negli angusti anfratti del foro interno. Questo perché la fede cristiana, per sua natura, ha a che fare con la storia. E toccando la storia non può non avere una ricaduta anche sulla polis. La fede è primariamente un incontro personale ed esistenziale con una Persona, pena la riduzione del cristianesimo a intellettualismo astratto; ma non si esaurisce nella propria vicenda, c’è anche un risvolto politico e sociale, nel senso più alto e nobile dei termini. Questo è stato, a ben vedere, l’errore di tanta parte del mondo cattolico, soprattutto nel post concilio: credere che dirsi moderni significasse, anche sulla scia di una lettura miope dell’autonomia delle realtà terrene, vivere la propria fede privatamente, lasciando alla politica e alle sue regole lo spazio pubblico. Ciò in cui è consistito, da un lato, la protestantizzazione di fatto della società e, specularmente, l’avanzata del laicismo; dall’altro, la ricerca di categorie interpretative altre, rispetto alla fede, con cui leggere la realtà: un errore prospettico alla base, tra le altre cose, di quel fenomeno dalle conseguenze devastanti sotto ogni profilo che è stato il cattocomunismo.

A mio avviso la manifestazione di S. Giovanni può a ben diritto essere classificata come un esempio pratico della proposta filosofica di Augusto Del Noce, quella “metafisica civile” che in un saggio di qualche anno fa indicai come cifra del suo pensiero, e su cui ho avuto modo di tornare in un intervento pubblicato sul Foglio alla fine dell’anno scorso in occasione del 25° anniversario della scomparsa del grande filosofo cattolico. L’ingresso prepotente sulla scena occidentale della “società opulenta” (che Del Noce intravvide già nella seconda metà degli anni ’60), poneva già all’epoca quella che nella prospettiva di Del Noce era “la” questione, ovvero la questione antropologica, nei cui confronti della quale per i cattolici non vi era che un atteggiamento da assumere: quello della “risposta a sfida”. Come nei confronti del marxismo, si trattava di vivere e approfondire con rigore la propria posizione di pensiero chiedendo all’avversario di fare altrettanto: sarebbe stata poi la storia a decretare il vincitore tra i due contendenti, nel momento in cui una delle due opzioni si fosse rivelata contraddittoria con le sue finalità. Per il filosofo cattolico l’atteggiamento della “risposta a sfida” voleva dire evitare quattro diverse alternative: a) posizione tradizionalista: è la posizione di coloro i quali considerano la nuova società in aperto e irrimediabile contrasto con i valori cristiani tradizionali, e pertanto invocano l’intervento dell’autorità politica per il rispetto almeno formale di essi; b) posizione della Chiesa delle catacombe: qui, al contrario, si respinge il ricorso all’imposizione dall’esterno della verità, per puntare, invece, al rinnovamento dall’interno della società tramite la purificazione personale e l’opera di apostolato. Si tratta cioè di farsi missionari in un mondo ormai scristianizzato, senza però ricorrere al braccio secolare; c) posizione di coloro che distinguono in modo netto il piano temporale da quello spirituale: secondo tale prospettiva la Chiesa ha una missione di ordine essenzialmente spirituale e non deve farsi promotrice di progetti politici o culturali che abbiano come obiettivo l’instaurazione di una “nuova cristianità”. Solo in tal modo si avrebbe una politica realmente democratica, cioè deideologizzata, e il venir meno della tentazione, per la Chiesa, dei compromessi politici; d) posizione del progressismo cattolico: è l’atteggiamento di quella teologia che vuole conciliare i dati della tradizione cristiana con le acquisizioni della scienza moderna, ovvero neomodernismo.

Per il filosofo torinese tutti e quattro gli atteggiamenti descritti avevano in comune un errore di fondo, vale a dire l’incapacità di considerare la situazione contemporanea come l’urto tra due opposte antropologie, quella religiosa e quella sociologistica (oggi potremmo dire laicista). Qualora invece fosse stato chiaro che di ciò si trattava, e non di altro, allora il cattolico avrebbe dovuto perlomeno sentire la necessità di muoversi in tutt’altra direzione. E in tal senso, l’atteggiamento della “risposta a sfida”, nella sua accezione positiva, si può riassumere nell’impegno culturale, quindi anche politico, per la “restaurazione dei valori”: contro l’esito catastrofico a cui era giunto il pensiero rivoluzionario, la sfida consisteva nella riproposizione del pensiero tradizionale, ovvero affermazione del primato dell’essere, dell’intuizione intellettuale e del valore ontologico del principio d’identità, lungo una linea di pensiero che da Cartesio arrivava a Rosmini, alternativa a quella Cartesio-Nietzsche che storicamente aveva prevalso. Non vi erano insomma che due alternative: “o Chiesa o il nichilismo”. Ma la riaffermazione dei valori tradizionali non significava affatto restaurazione di un ordine temporale cristiano sul modello delle società del passato; lungi dall’essere nostalgico della vecchia alleanza tra Trono e Altare, Del Noce mirava piuttosto al recupero del cattolicesimo dentro e non contro la modernità, capace cioè «di reggere alla sfida del pensiero moderno: un cattolicesimo non determinato dalle opposte correnti culturali ma, al contrario, esprimente categorie di giudizio per la comprensione del proprio tempo più valide e adeguate di quelle proposte dal pensiero laico». In tal senso è del tutto inadeguato l’appellativo di “reazionario” con il quale è stato più volte etichettato; accettando la “sfida” della modernità e, in particolare, della società opulenta, egli intendeva piuttosto riferirsi alla frase demaistriana secondo la quale «una controrivoluzione non è una rivoluzione di segno contrario, ma il contrario di una rivoluzione». Nei confronti della società secolarizzata ciò significava, come compito per la filosofia, dissociazione del liberalismo dal libertinismo nella sua versione moderna, per approdare ad un liberalismo centrato sulla realtà della persona: questa, e solo questa, ha il diritto-dovere, ad un tempo, di “tradurre” nella storia i principi e i valori trascendenti, e di combattere contro il male che è dentro di sé come possibilità sempre reale: lo spazio in cui si attua tale lotta è ciò che si chiama libertà civile o politica. Del Noce aveva chiaro fin dall’inizio, come dato certo e indiscutibile, l’essenziale storicità della Rivelazione cristiana: il cristianesimo è un evento storico, non un’ideologia o un sistema di pensiero, nè tanto meno un affare di coscienza. Ed è proprio nella riduzione del fatto religioso a foro interno che egli vide il segno del cedimento di tanta parte della cultura cattolica a quell’idea di modernità che storicamente ha prevalso, e che si è sviluppata lungo il già citato asse Cartesio-Nietzsche. Ma se all’opposto si tiene ben presente la storicità del cristianesimo, ne consegue che questo non può non avere anche una traduzione politica, nel senso cioè di farsi “polis”, mondo, storia. Ecco il senso allora della “metafisica civile”: si tratta di una filosofia cristiana che implica e richiede un nesso indissolubile tra pensiero ed esperienza, interiorità ed esteriorità, onde una “propria e personale” riaffermazione del pensiero tradizionale in grado di tradursi, per sua natura, in una “polis” realmente degna dell’uomo. “Metafisica civile”, dunque, come via di mezzo tra le secche del laicismo e dell’integrismo. Una proposta all’insegna di un sano realismo cattolico, a mio avviso quanto mai attuale per affrontare una sfida che, oggi più che mai, i cattolici sono chiamati ad assumere. Senza dimenticare, come dice la Lettera a Diogneto, che “come è l’anima nel corpo, così nel mondo sono i cristiani”.

fonte: IL FOGLIO

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69 commenti to “Resistenza senza resa. Perché il Family Day sarebbe piaciuto ad Augusto del Noce”

  1. ovunque il guardo io giri… il bel popolo di san Giovanni vedo…. insomma, eccoci sempre qua; certo la mia “introduzione” alle foto e’ un po’ troppo “sintetica” ma penso non sia stonata nemmeno per il grande Del Noce… http://www.collactio.com/incontri/incontri/grande-manifestazione-nazionale-per-la-famiglia-naturale-a-roma-piazza-san-giovanni.html

  2. gli è che,però,anche sedicenti politici cattolici, come ricorda il 27-6 corrispondenza romana
    (CON IL VOLTAFACCIA DEI SENATORI DEL NUOVO CENTRO DESTRA, APPROVATO PER LEGGE IL GENDER NELLE SCUOLE
    Ecco l’elenco dei senatori che erano al Family day in piazza San Giovanni, ma che poi hanno approvato la legge infame con la scusa di aver ottenuto un inconsistente consenso informato)
    http://www.corrispondenzaromana.it/notizie-brevi/ncd-dalla-piazza-di-san-giovanni-al-consenso-informato/

    o come accade negli Stati Uniti dove la corte suprema si è bellamente disinteressata dei referendum contrari a quel che ha deciso. Politicamente deciso.( il presidente della corte è uno degli assertori della corrente iperliberal che prevede l’utilizzo della legge per fare politica. anche contro la maggioranza. stessa linea di magistratura democratica in Italia.)

    di fatto delle minoranze organizzate impongono la loro visione del mondo. con la scusa del feticcio legale delle libertà- che, naturaliter, non esiste quando si vuole ricorrere all’obiezione di coscienza- costituzionalmente garantite( o della dichiarazione universale dei diritti o di qualche altro feticcio normativo che come tutte i testi base a loro tempo promulgati dovrebbero durare finchè la terra giri attorno al sole.)

    praticamente solo un partito dichiaratamente cattolico e con membri che dovrebbero essere ipso facto espulsi qualora votino in modo difforme dalla dottrina, avrebbe qualche possibilità di modificare o fermare l’iperlaicismo in costruzione.

    ma anche la gerarchia cattolica non vuole più una simile organizzazione.
    quindi come opporsi?
    a breve e medio termine non c’è nessun modo pratico.( dubito che i politicanti si faranno intimidire o distrarre dai loro propositi e convenienze dalla manifestazione di piazza S.Giovanni. anche perchè sanno che il voto dei partecipanti è diluito e spalmato su più partiti e movimenti. senza contare quelli che a votare non ci vanno.).
    a lungo temo dovrà provvedere la Divina Provvidenza.
    a Dio piacendo…

  3. p.s. errata corrige il presidente della corte ha votato contro.
    il giudice iperliberal al quale mi riferivo era:

    Stephen Breyer, nato a San Francisco il 15 agosto 1938, è uno dei più compiuti teorici dello sfruttamento a fini politici del diritto, che va sotto il nome di «pragmatismo giuridico»; nel suo libro «Libertà attiva: interpretare la nostra Costituzione democratica», attribuisce alla magistratura (ed a quella della Corte Suprema, in modo particolare) un ruolo attivo, oltre il dettato stesso delle norme. In questa visione, i padri costituenti non hanno lasciato tanto un insieme di norme e/o di principi, quanto un regime democratico, che i giudici hanno il compito di preservare ed incrementare, in una logica di progressiva attuazione dell’ideologia liberal. I suoi testi rappresentano il grimaldello giuridico per scardinare quel poco che resta di società naturale. Ha svolto una brillante carriera, tanto forense, quanto giudiziaria, nel corso della quale è stato anche procuratore speciale nel caso Watergate nel 1973. È stato scelto come Giudice della Corte Suprema da Bill Clinton ed ha prestato giuramento il 3 agosto 1994.

    http://www.riscossacristiana.it/chi-sono-e-cosa-rappresentano-i-nove-giudici-della-corte-suprema-usa-di-carlo-manetti/

  4. …argomenti inoppugnabili!
    (Cartesio-Rosmini-Nietzsche-Arguello e di seguito, sesquipedalmente)

    “Ecco, io vi mando come pecore in mezzo ai lupi;
    siate adunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe.
    Guardatevi però dagli uomini,
    perché vi trascineranno davanti ai tribunali e vi flagelleranno nelle loro sinagoghe,
    e sarete condotti davanti ai Governatori e a re per cagion mia,
    per dare testimonianza ad essi e ai Gentili.”

    (ma voi non volete essere trascinati, ovviamente!)
    (Adinolfi rischia GROSSO!)

  5. …certo che se Arguello era stato zitto era meglio, no?
    (che poi, detto tra noi, ha parlato per significare che?)

  6. …certo che per un fanatico non deve essere facile ammettere la insipienza del suo idolo!
    (per un non fanatico invece è più facile)

    • Mamma mia Alvise, non hai argomenti migliori?
      O è giusto per appiccicare un bollino a me e poter dire che hai ragione?

      Certo per un presuntuoso non è facile ammettere di aver torto…
      (per un non presuntuoso è più facile)

      Ti piace più a questo livello il discorso?
      O te la sei presa perché ti ho detto “che te lo spiego a fare?”

      Che poi l’ho detto perché ti ritengo abbastanza intelligente e colto per comprendere il discorso del mio (sic!) “idolo” pur senza condividerlo…
      Per cui la tua domanda di cui sopra era semplicemente provocatoria o per pigliare per i fondelli 😉
      O si poteva rispondere in una maniera sola: quella che garba a te?
      O oltre che fanatico mi consideri proprio grullo?

      Stammi bene Alvise.

  7. ,,,no, non grullo, solo fanatico, ma non sei il solo!
    In una Piazza di con milione di persone uno monta sul palco (o digià ci era) e fa un discorso di tre ore!
    Nessuno ha protestato? Perché?
    O sono io grullo?

    • Non di tre ore, non era lui solo. Come dovresti sapere… e se invece nullo sai fai più bella figura a tacere… direi.
      O fai tu la figura del grullo!

      • Premesso che, in questo momento (funesto, per me che ODIO il caldo e l’estate) l’unica persona che sono disposto ad acclamare come “grande” (altro che Del Noce…..) è il protestante presbiteriano Willis Carrier, l’inventore dell’aria condizionata, grazie alla quale riesco, almeno per ora, a riflettere e riposare, vorrei dire qualcosa sull’argomento del topic.

        Del Noce, se ho ben capito da quel poco che ho letto, indicava nell’asse che va da Cartesio, passando per gli empiristi e gli illuministi, a Kant e a NIetzsche, in quell’asse cioè che ha abbattuto (si, possiamo dire “abbattuto”) a livello filosofico, il dominio della scolastica e dell’aquinate, LA CAGION D’OGNI MALE.

        A mio modesto avviso, però, si potrebbe obiettare che il sistema filosofico e logico creato da Aristotile e Tommaso, non era più idoneo a confrontarsi con le problematiche che, il progresso scientifico e tecnologico dell’epoca moderna e vieppiù, dell’epoca contemporanea, ha posto e pone. Era, quel sistema, concettualmente inadatto ad esprimere tutta la complessità del mondo dal 600 in poi.

        Era inevitabile che il cambiamento coinvolgesse anche la filosofia, la quale non è indipendente dal contesto in cui opera.

        Insomma, cari amici, per finire con una BATTUTA: all’invenzione dell’aria condizionata, se il pensiero aristotelico-tomista avesse continuato ad essere egemone, NON credo proprio, ci si sarebbe arrivati!

        Già m’immagino i discorsi che si sarebbero sentiti, se qualcuno ci avesse pensato: “Ma che dici?! Il caldo e l’estate sono benedizioni di Dio: bisogna benignamente sopportarli. Ricordati di s.Francesco e del suo Cantico delle creature”. A69

        • Del Noce era VERAMENTE un grande. Tu stesso dici di averlo letto poco: allora leggilo di più e (forse) lo apprezzerai.
          Capisco che, essendo fuori dal mainstream culturale egemone e alla moda, faccia fatica ad essere riconosciuto grande, ma questo nulla toglie al suo vero valore

          • @ Theloniuos

            hai ragione dovrei approfondirlo, ma, nel frattempo, ti risulta esatta l’affermazione di Del Noce, da me riferita (quella sull’asse filosofico da Cartesio) ecc.?

            Perchè, se ho ben riportato il concetto del filosofo cattolico, la riflessione che ho fatto in merito, mi sembra valida. A69

        • Posto che per millenni gli uomini hanno vissuto senza aria condizionata e che la visione tomista va meglio oggi di quando venne elaborata, il pensiero di Del Noce è lievemente differente.

          Partendo dal dato della sua fede, egli non avrebbe del resto mai potuto riscontrare il male maggiore nella fuffa illuminista e successive versioni rimaneggiate.
          E infatti lo scrisse:

          “La prima condizione perché l’eclissi abbia termine e il cattolicesimo esca dalla sua crisi è che la Chiesa riprenda la sua funzione: che non è di adeguarsi al mondo, ma, al contrario, di contestarlo”

          Ciao.
          Luigi

          • …dall’interno delle sua comoda aula universitaria!

          • @ Luigi

            certamente gli uomini sono vissuti per millenni senza aria condizionata ma anche senza antibiotici, antipiretici, cortisonici e in mezzo a tanta sporcizia…………….

            La visione tomista va meglio oggi per i cattolici posti su posizioni più conservatrici.. Non certo per tutti coloro che non sono tali e non definiscono “fuffa” la filosofia del 700.

            Ma è da escludere che la visione tomista sarebbe stata in grado di comprendere e adeguarsi agli sviluppi della scienza che hanno messo in crisi la stessa logica aristotelica (tanto è vero che sono state proposte addirittura logiche alternative) e il fondamentale principio di causalità (cosa che avevano già fatto sapientemente kant e Hume, che, obiettivamente sono filosofi più importanti di Del Noce, con tutto il rispetto).

            Avevo letto la frase da te citata, ma un conto è quello che avviene all’interno della chiesa, un altro è credere ad impossibili ritorni al passato del “mondo” che cancellino i portati di eventi come la riforma protestante e successivi.

            Per Del Noce, a quanto so, il male partì dalla riforma protestante e subito dopo da Cartesio. Cosi scrive Messori (che mi sembra sia un interprete affidabile del filosofo suddetto):

            ” Per Del Noce tutto cominciò nel Seicento europeo, con Cartesio e con i primi “libertins”, per proseguire poi con i “philosophes”, gli intellettuali illuministi del Settecento. E cominciò perché, diceva, «si diede valore assoluto alla ragione umana, a quella soltanto e, in base a quel razionalismo, si estromise tutta la dimensione trascendente, la metafisica: tutto ciò che, appunto, va “al di là della fisica, della natura”, che supera ciò che si vede, si tocca, si può misurare e descrivere con la ragione. Si negò (e senza prove) non solo l’esistenza di Dio, ma anche la possibilità della sua esistenza».

            Riverisco. A69

            • È ogni volta rimarchevole il modo in cui ci si abbandona ai più simpatici luoghi comuni.
              Ovviamente il modesto accenno all’aria condizionata non poteva portare con sè che tutto il resto dell’armamentario sui secoli bui…

              … quando invece era semplicemente un osservare che l’aria condizionata si è resa necessaria solo da quando il prometeismo moderno ha preteso che tutti gli esseri umani siano egualizzati, per cui da Nuova York a Londra, da Shangai a Roma devono esser costretti negli identici accrocchi di vetro e cemento.

              Quando l’architettura – ancora mezzo secolo fa, non regnante Bonifazio VIII – si adeguava alla realtà del luogo, salvo casi eccezionali non vi era necessità di condizionamento.
              Non siete più capaci nemmeno di orientare una casa secondo i venti e il sole, per non dire di impiegare materiali acconci, allora ve la prendete colla santa religione…

              Ma poi tagliamo la testa al toro, l’aria condizionata è stata inventata da un eretico per cui anathema sit!
              Va bene così? Sono adeguatamente calato nella parte?
              😛

              Per il resto, la filosofia tomista continua ad essere imprescindibile. Infatti chi vi si richiama ha una marcia in più nella comprensione del reale.
              Gli altri inseguono chimere.
              Non per nulla l’evoluzione finale di Voltaire è Lady Gaga, per parafrasare sempre Del Noce (il quale fa apparire Kant il meschino che è).
              San Tommaso invece è ancora è lì. Giganteggia solitario, seppur ormai inascoltato.

              In ogni caso, caldo ed estate sono davvero benedizioni di Dio.
              Hai voglia, senza, a far imbiondire il grano o volare le api.
              Salvo cibarsi di aria condizionata. Buon appetito!

              Con il che rimango il vostro umile servitore 😀

              Luigi

              • non ragioniam di lor , ma guarda e passa.

                chissà che anche in vaticano non incomincino a preoccuparsi di cose serie…

                http://thetruthwins.com/archives/vatican-astronomers-ramp-up-their-search-for-brother-extraterrestrial

              • @ Luigi

                ho visitato parecchi palazzi antichi e sono vissuto per parecchi anni in un edificio costruito nell’800 (i muri esterni erano spessi quasi un metro ed erano, in parte, di pietra), ma quando fa caldo, FA CALDO! A meno di non vivere in paesi freddi o in alta montagna (luoghi dove non mi sembra si muoia di fame: dato che vi sono varietà di frutta e di cereali adatti ai quei climi).

                Vergogna, chiamare Kant meschino! Io non mi sono sognato di farlo con Aristotile e Tommaso!

                E per avere un filosofo dell’importanza e delle capacità logiche di un Kant o della capacità polemica e demolitrice di un Hume, ce ne vogliono PARECCHI di Augusti Del Noce!

                L’aquinate è stato un grande, soprattutto per la sua formidabile capacità di sistematizzazione di tutto il sapere del suo tempo.

                Ma per il sapere del nostro tempo, dalla teoria delle stringhe, alla quantistica, alla teoria dell’inflazione, ecc. ci vogliono strumenti, anche logici, più raffinati che la non contraddizione, il terzo escluso e la causalità.

                Voltaire, a differenza,(probabilmente) di Aristotile e Tommaso, aveva il senso dell’umorismo e non si sarebbe offeso per il paragone con lady Gaga.. E l’autoironia è un buon indizio di tolleranza e coscienza dei propri limiti. A69

                • Non avrai classificato “meschino” Aristotele, ma lo hai fatto – implicitamente – con Del Noce.
                  È una tua opinione, come la mia su Kant. Non comprendo lo sdegno.

                  Diciamo che Del Noce ha commesso un errore imperdonabile: avere ragione.
                  Comprendere, con decenni d’anticipo, l’evoluzione finale comune tanto al liberalismo che al comunismo, ovvero il radicalismo di massa, il totalitarismo della dissoluzione, la tanatofilia per obbligo di legge.

                  Anche alla luce di ciò, quella su Voltaire non era una battuta, ma una constatazione.

                  Ciao.
                  Luigi

                  • @ Luigi

                    io non ho definito “meschino” Del Noce: ho detto semplicemente che Kant e Hume sono obiettivamente filosofi più importanti del sunnominato (v. mio post di ieri, ore 11,42) . Non la faccio io la storia della filosofia! Non decido io quale filosofo abbia avuto più peso sulla filosofia e sugli avvenimenti che sono venuti dopo di lui.

                    Sono stato, succesivamente, un po’ irriverente nei confronti di Augusto D.N., DOPO che tu avevi definito Kant meschino (v. mio post di ieri, ore 14,42, in risposta al tuo delle 12,45).

                    Il liberalismo ancora non è finito, come non è finita la sua forma più becera e pericolosa (purtroppo): il liberismo economico (purtroppo): non si vende mai la pelle dell’orso prima di averlo ammazzato!

                    Ma Del Noce aveva individuato le profonde ragioni economiche e politiche che avrebbero portato alla caduta del c.d. “socialismo reale”, o si era limitato ad intuirlo sulla base della sua visione cristiana del mondo, per cui chi si allontana da Cristo è comunque destinato a finir male? C’è arrivato in virtù di un’analisi o in virtù di una sintesi? E se c’è arrivato in virtù di un’accurata analisi economico-politica potresti linkarmela o copincollarmela?

                    A Voltaire dobbiamo lo spirito di tolleranza che avrebbe portato alla laicizzazione degli stati (dato per me irrinunciabile), alla chiesa, prima e dopo Voltaire, dobbiamo il contrario ossia l’alleanza fra trono e altare (improponibile dovunque TUTTI non siano convintamente cattolici: cosa praticamente impossibile).

                    Che poi (prevengo una tua obiezione) alla laicizzazione degli stati ci si è arrivati con la violenza, è cosa perfettamente logica e normale nella storia degli uomini, dato che qualsiasi grande forza politica o religiosa, si sia imposta storicamente, non ha mancato di usare la violenza in qualche periodo o in qualche situazione.

                    Se no, perchè il “principe di questo mondo”, sarebbe “l’avversario”?

                    Cordialità. A69

  8. @Bariom e Filosofiazzero.

    Su, non vi becchettate. Facciamo così: siete grulli tutt’ e due, va bene?

    Comunque, sul caso de quo sto con Alvise.

  9. non so se è ot, ma ve lo posto lo stesso.

    …migliorare la comunicazione del messaggio cristiano sulle tematiche di attualità. Aiuta i credenti a parlare in modo più efficace alla cultura contemporanea, sia attraverso i media che nella vita quotidiana. Non parla ufficialmente a nome della Chiesa ma ha la sua benedizione e ne rispetta in toto la leadership e la dottrina.

    rispondere allo spirito dei tempi – in una società sempre più secolarizzata, la Chiesa non ha automaticamente legittimità o credibilità, ma deve conquistarsele sul campo argomentando il suo impegno per il bene comune e per la dignità della persona.
    capire è gestire i media – l’influenza della comunicazione di massa rende l’attenzione dei media un’opportunità e anche nelle situazioni apparentemente più critiche e polemiche ci si può far capire, a patto di conoscere il linguaggio
 e le esigenze dei mezzi di informazione.
    noi siamo il messaggio – 
insieme al contenuto, il metodo più efficace per evitare ostilità e stemperare pregiudizi è proprio un atteggiamento autenticamente cristiano, aperto
 e rigoroso ma pacato anche di fronte alle provocazioni, e mai supponente.

    L’approccio di CV

    l’obiettivo – aiutare a trasmettere il punto di vista cristiano in maniera chiara, convincente, efficace (senza arroganza da un lato nè ingenuità dall’altro) e nei modi e nei linguaggi adatti ai mezzi di comunicazione.
    la filosofia – positiva e pragmatica: i media offrono un servizio al pubblico che va supportato.
    la strategia – prevede un approccio fermo ma positivo: creare empatia per riaprire il dialogo con quanti, credenti o non, fanno riferimento ai valori essenziali del vivere comune.

    Il metodo di CV

    Elemento centrale della formazione di Catholic Voices è il metodo del reframing, che consente di:

    a) uscire dai ruoli stereotipati che talvolta sono attribuiti alla Chiesa e ai cattolici nel dibattito pubblico.

    b) reimpostare le questioni nevralgiche facendo appello a quei valori cristiani che sono contenuti (spesso inconsciamente) nelle critiche mosse alla Chiesa.

    c) spiegare la posizione cattolica nella sua ottica di bene comune e comunicare la bellezza e la verità autentiche della tradizione cristiana.

    http://www.catholicvoicesitalia.it/chi-siamo/

  10. Aristotele, S.Tommaso…Cartesio etc etc.
    Così sono andate le cose, così va considerato che siano andate (Messori permettendo)!

  11. …altrimenti, abbiate pazienza, si passerebbe da un estremo a un altro, o il buio del medioevo, o quello dell’età moderna
    (cosiddetta)!

  12. … proprio quello che stavo dicendo (o mi sono espresso male?) tutto buio, questo. quello e quell’altro, futuro, se verrà il futuro!
    (solo nell’aldilà la luce) (chi ci crede) (o anche chi non ci crede?)

    • l’aldilà è il compimento dell’aldiqua. Chi sceglie la luce l’avrà per sempre, chi sceglie le tenebre, le avrà per sempre

  13. …ma aldilà delle profezie rituali bisognerà che pur riconoscere la “paretiticità” del medioevo rispetto a tutti gli altri periodi storici, in quanto tutti periodi storici, o no?

    • @ Alvise

      vedi alvise, anch’io penso che il medioevo non vada valutato in modo generico e generalizzante. In fin dei conti fu un’epoca lunga, con i suoi alti e i suoi bassi, i suoi momenti di sviluppo e di crisi. Ci furono periodi bui e periodi luminosi.
      E’ sicuro tuttavia che fu un evo importante, su cui bisogna riflettere in modo sereno e spassionato.

      Ma c’è un’altra questione che ci divide dai nostri interlocutori: per noi (me, te, Simone) il medioevo è un’epoca come le altre, con le sue contraddizioni e con i suoi elementi di progresso (che in effetti ci furono), mentre per i nostri amici cattolici fu, se non l’età dell’oro, perlomeno quella dell’argento.

      Questo perchè nel corso del medioevo (dal VII° secolo in poi e con 1000 eccezioni e varianti) si affermò in Europa quel sistema di organizzazione generale della società e dell’economia che è detto FEUDALESIMO (il sistema che precedette il capitalismo).

      Orbene, nell’ambito della società feudale l’aspetto morale, ideale, spirituale, era molto più importante per il mantenimento dell’ordine sociale dato, di quanto non lo fosse stato, PRIMA, con lo schiavismo e di quanto non lo sarà, DOPO, col capitalismo.

      L’elemento religioso era molto più importante nel mondo feudale di quanto non lo è per noi. La religione era veramente una colonna dell’edificio sociale! L’uomo medioevale aveva VERAMENTE bisogno di riferimenti religiosi in tutto quello che faceva, si trattava di un’esigenza REALE, non del frutto di fanatismo o superstizione (o perlomeno non del tutto).

      Ecco dunque perchè, per i nostri amici, il medioevo è da considerarsi un’età MIGLIORE delle altre: per l’ESSENZIALITA’ e l’IMPRESCINDIBILITA’ che la fede religiosa aveva in tutti i rapporti umani.

      D’altra parte, non posso biasimare i predetti più di tanto, perchè anch’io, se la pensassi come loro, avrei uguale .
      nostalgia del mondo medioevale. A69

      • E facciamoci raccontare da qualche utente di questo blog, storico/a del medioevo (e credo non solo) di tutti i benefici, progressi e fondamenta dell’attuale sapere che non hanno che fare SOLO con gli aspetti “spirituali”, ma sono di molto concretissimi.

        Semmai a dimostrare quanto può essere rigoglioso un periodo dove anima e mente siano ugualmente illuminate dallo spirito…

        • Nessuno nega i benefici materiali che un’epoca lunga come il medioevo comportò (la rotazione triennale delle colture, lo sviluppo delle manifatture tessili, la tecnica bancaria, l’introduzione dello “zero” ecc. ecc.), lo stesso feudalesimo, poi, non c’è dubbio che avesse maggiori caratteri di umanità rispetto allo schiavismo (il rapporto signore feudale-contadino era più umano del rapporto padrone-schiavo).

          Solo che lo strettissimo legame fra la struttura sociale e la dimensione religiosa (legame FUNZIONALE a quel sistema: sfondi una porta aperta!) per noi laici non è cosa auspicabile e desiderabile. Succede. A69

          • @A69

            Escudendo che questo possa sfociare in una teocrazia imposta, la domanda è perché? Se questo porta benefici comuni?

            Domanda di senso generale. Non voglio aprire dibattiti su specifici periodi, ecc. ecc.

            • Perchè, uno che non aderiva alla religione dominante in un determinato luogo, finiva coll’essere un soggetto “antisociale”, specialmente se voleva far propaganda delle sue idee dissenzienti. A69

              • Come dicevo, la domanda era di senso generale e guardava in positivo… se poi, come giudizio sulla Storia (su cui si aprirebbe un irrisolvibile dibattito) o per una visione che a priori deve vedere degli effetti negativi, questa è la tua conclusione… abbiamo già concluso.
                (con il sempre pronto avvallo su simili temi, del buon Alvise) 😉

                Ciao

            • …quando la storia risfocerà in una teocrazia, allora ne potremo anche noi sperimentare i benefici!
              Per il momento (maledetti Galileo e Cartesio) mala tempora currunt!
              Ah il bel tempo antico!

          • Ma pure io sono laico.
            E il Medio Evo era pieno di laici.
            “Laico” indica semplicemente chi è non ordinato, non chierico.

            È il laicismo che pretende la riduzione della religione – quale essa sia – a mero fatto privato, in foro interno come si sarebbe detto in altri tempi, quando “le carte non erano state imbrogliate come tanto sovente lo sono oggi, né con trucchi tanto abili”.

            Per cui chi vuole ciò è un laicista, non un laico.
            Altrimenti sembra, implicitamente, che tutti i laici siano d’accordo con tale tesi; e così non è.

            Tesi per altro priva di fondamento, visto che anche oggi l’elemento religioso è fondamentale – come in ogni altra epoca della storia – per l’organizzazione sociale.
            Soltanto è cambiata la religione.

            Ciao.
            Luigi

            • e a parte il fatto che la teocrazia, in alcuni paesi, è ben presente( vedere alla voce paesi islamici sia sciiti che sunniti)…e quindi non è affatto sparita dalla storia.

              • p.s. piuttosto mi preoccuperei che l’agenzia europea per i diritti della persona finisca in mano a persone:

                “che apertamente ritiene che la rivendicazione di essere omosessuale, l’educazione dei bambini secondo il credo gender, il “matrimonio” omosessuale rivestono la qualifica di diritto fondamentale. ”

                http://www.lanuovabq.it/it/articoli-ue-a-capo-dellagenzia-per-i-diritti-umaniun-campione-della-lobby-gay-13139.htm

                • Appunto!

                  Tutto ciò che ci è stato imposto, o si sta per imporre, è un credo, una religione.
                  Chi non cede finisce male.
                  Come sempre accaduto, del resto; mai nessuna società ha accettato apertamente i dissidenti religiosi, proprio perchè ne minano le fondamenta sociali.

                  Ciao.
                  Luigi

                  • ed infatti vedrete che i varii progetti di legge scalfarotto,cirinnà ed altro passeranno comunque.( siamo al ridicolo che scalfarotto fa lo sciopero della fame- a base di cappuccini- per il ddl cirinnà,pensate un po’ come siam messi in Italia…)

                    oggi ,su “la croce” a pag. 3 vi è un bell’articolo sul fatto che quella parte della magistratura che si arroga il diritto di legiferare de facto pro idee loro- citavo uno dei capofila della sentenza della corte cost. americana stephen breyer della scuola del “pragmatismo giuridico” che è la medesima idea,sotto altro nome di quel che fa magistratura democratica ( democratica si fa per dire,eh!) in Italia, Ramaioli,dicevo, su “la croce” fa notare come convenga prestare molta attenzione a codesta deriva giuridica che si magnifica da sè come democratica e progressista, ma che di fatto esautora la funzione legislativa dei parlamenti.

                    parlano di democrazia ma sono gli epigoni del grande fratello tecnocratico che dominerà l’europa.

                    • p.s.

                      «I codici culturali profondamente radicati, le credenze religiose e le fobie strutturali devono essere modificate. I governi devono utilizzare i loro strumenti e le risorse coercitive per ridefinire i dogmi religiosi tradizionali»

                      hillary clinton

            • @Luigi correttissima specfìficazione…

              Purtroppo anche questo è uno di quei termini usati a sproposito o quanto meno fraintesi, perciò o soprassedere comprendendo l’uso (distorto) che se ne fa il più della volte o specificare tutte le sante volte!

              Il più delle volte io (farò male…) “tiro dritto”, ma ogni tanto ricordare le cose non fa male.
              Per altro credo lo stesso A69 conosca benissimo la differenza, ma appunto, si “tira dritto”… 😉

              Ciao

            • @ Luigi

              se si fa una questione terminologica, basta redigere un dizionarietto “cattolici/a-cattolici”, e siamo a posto.

              No, la religione era più importante nell’ordinamento feudale che in quello capitalistico, per ragioni sue proprie, connaturate al suo funzionamento (che non sono presenti nel secondo).

              Non è semplicemente cambiata la religione; il fatto è che ad un’UNICA religione si sono sostituite MOLTE religioni costrette a convivere fra loro (e in più ci sono pure l’ateismo e l’agnosticismo). Da questo discende la necessità di ridurre la religione ad un fatto privato, ferme restando la libertà di farne propaganda e votare secondo i propri principi di fede. Non di più.

              Il discorso sulle teocrazie islamiche sarebbe lungo e non si può approfondire in questa sede (e, beninteso, io ho paura dell’islam, quanto è più di voi).

              Mi firmo il tuo servitore: A69

  14. …nemmeno io li biasimo! Ma c’è stati gli Egiziani, i Greci, i Romani, i Goti, i Carolingi, gli Ottoni, i Normanni, i Comuni, le Signorie, gli Stati, eccetra eccetra…Così è andata! Chi s’è visto s’ è visto! Non si pole stare a fare graduatorie storiche!

  15. …ah, dimenticavo, gli Arabi!

  16. Sull’argomento vale la pena leggere qualche pagina di Marco Tangheroni, professore di storia medievale all’università di Pisa, morto prematuramente dieci anni fa.

    http://www.alleanzacattolica.org/indici/articoli/tangheronim34_35.htm

  17. Per una trattazione della complessità e della ambiguità della partizione della storia in periodi bui e luminosi (medioevo e rinascimento fino agli inizi dell’età cosiddetta età moderna) fondamentale il volume di Eugenio Garin (il mio fu professore) “Rinascite e Rivoluzioni”, 1975

  18. io mi domanderei in quale stato fosse questo continente prima del Medioevo, prima del Feudalesimo, ma a partire dalle fondamenta, perchè quello che è avvenuto in quel periodo ha segnato in modo valoroso quello che per noi oggi sono,cose banali, ma che banali non sono…

    • @ Luigi I.

      poffarre! ma prima del medioevo c’è stato l’evo antico; c’era Roma con la sua civiltà e la sua organizzazione; e prima ancora c’era stata la Grecia con la sua grandezza.

      Anche il mondo antico è stata un’epoca lunga e complessa, con le sue ombre e le sue LUCI.

      Anche quello che è avvenuto nell’antichità ha segnato le epoche successive: se Milziade avesse perso a Maratona o Roma avesse perso alle Egadi o a Zama, il mondo oggi sarebbe diverso. A69

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