Genitori, se potete, adottate i figli che si vogliono sposare

di Costanza Miriano

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di Costanza Miriano

Diceva Longanesi che lui non si appoggiava ai princìpi, che dopo un po’ si piegano. Anche io preferisco piuttosto appoggiarmi agli amici, che sono un po’ più solidi e robusti, soprattutto se a loro volta si appoggiano all’unico vero amico che non delude mai, Cristo. Con questo gruppo di amici in Cristo ogni tanto ci vediamo davanti a qualche buon piatto e del vino (che mi dicono ottimo, ma io bevo solo Coca light e non saprei dire: in compenso per la Coca ho un palato sopraffino, e saprei distinguerne la data di scadenza a occhi chiusi). Quando parliamo e mangiamo insieme vengono sempre fuori nuove idee per la “buona battaglia”, e l’altro giorno Ivan Quintavalle, futuro  sacerdote della Congregazione dell’Oratorio di San Filippo Neri, mi ha folgorata con una proposta che secondo me ha del geniale.

Tante coppie di giovani, giovanissimi anche, dicono – e in gran parte è vero – che non si sposano e non fanno figli perché faticano a raggiungere l’indipendenza economica necessaria a mettere su famiglia. Perché non incoraggiare i genitori ad adottare la nuova famiglia dei loro figli? I mariti, le mogli, gli eventuali nipoti? Perché non chiedere l’aiuto economico, l’appoggio logistico alle famiglie di origine? Sarebbe la ripartenza delle nascite, dell’economia del nostro paese, ma soprattutto sarebbe un cambio totale e rivoluzionario di mentalità e di approccio alla vita. Vediamo perché.

I ragazzi oggi studiano quasi tutti a lungo, e anche le ragazze, le quali danno per scontato che avranno tutta la vita davanti per accogliere nuove vite, come se non fosse invece che il corpo femminile ha un’età in cui è molto più adatto ad avere bambini: è più facile concepirne, è più probabile che siano sani, è più agevole prendersene cura (le energie dei venti anni non sono quelle dei quaranta). Poi aspettano di avere un lavoro, e già quella è un’impresa (siamo a tassi di disoccupazione giovanile da dopoguerra, 44% circa). Poi però il buon senso impone che almeno uno dei due il lavoro ce lo abbia, ma non solo, che ce lo abbia con un contratto a tempo indeterminato, e lì più che di impresa si tratta di un miraggio (io, che già sono di un’altra generazione rispetto ai giovani sposi di oggi il mio contratto a tempo indeterminato l’ho avuto a 35 anni, quando avevo già quattro figli). Poi serve una casa, e anche in quel caso si può parlare di privilegio che in pochi, soprattutto nelle grandi città, riescono a conquistarsi, se non grazie a una famiglia facoltosa alle spalle (provate ad andare a chiedere un mutuo senza un lavoro..).

Viviamo in un sistema organizzato in modo tale che tutto – economia, comunicazione, modo di concepire l’affettività, cultura dominante –  congiuri contro la nascita di una nuova famiglia. E anche quando due temerari osano farla nascere, il mondo del lavoro mostra tutta la sua aggressività contro le madri (argomento che meriterebbe, meriterà  un discorso a parte), per cui le donne vengono indotte a investire prevalentemente sulla carriera gli anni più fecondi e più adatti alla maternità. L’arrivo dei figli, ormai padroneggiabile con ogni possibile mezzo di contraccezione, viene programmato e l’attesa del momento giusto sembra prolungarsi all’infinito. Quando mai, infatti, sarà il momento giusto per sconvolgersi la vita? Rischiare la carriera? Investire notti insonni e soldi e tempo e libertà? Per qualcuno che neanche conosciamo? Ai nostri nonni i figli arrivavano, e non c’era bisogno di tante scelte e motivazioni, e poi quando li vedevano in faccia, questi prodigi, capivano  che il momento era giusto, giustissimo, solo che loro non lo sapevano.

Per far ripartire la vita, la speranza e anche l’economia c’è una sola possibilità: uno sforzo enorme e collettivo, uno sforzo congiunto di tutte le generazioni. Che i genitori si facciano carico dei figli e che li incoraggino a sposarsi, che li mantengano per tutto quello che possono, che tifino per loro, che invece che pagare loro le vacanze, magari con fidanzati e amici, paghino loro l’affitto, magari un piccolo mensile. La famiglia è l’unico welfare rimasto, e dobbiamo rendercene conto. Ma la famiglia è anche l’unico sistema a somma zero, dove non è che se uno perde l’altro guadagna: si vince o si perde tutti insieme. I figli, infatti, poi un domani sapranno farsi carico dei genitori, se necessario, o magari lo faranno i nipoti, se saranno nati presto: faranno in tempo a diventare grandi con i loro nonni. Faranno anche in tempo a lavorare per pagare le pensioni dei nonni, quelle che invece adesso con il ricambio generazionale a zero, rischiano di far implodere tutto il sistema.

C’è poi da dire che per una mamma di bambini piccoli dovrebbe essere un po’ più facile studiare che lavorare: in certi casi magari ci si può anche portare il bambino a lezione (o pensate che belli dei nidi universitari!), e comunque si può studiare con orari molto più flessibili di quelli di un ufficio (o di una redazione, o di uno studio professionale, o di una fabbrica, o di un negozio…). Le energie fisiche, come dicevo prima, sono infinitamente maggiori a venti anni, mentre a trentacinque quaranta, quando la maturazione intellettuale è raggiunta, si avranno figli già abbastanza autonomi da consentire, eventualmente, se lo si desidera o se è possibile, di investire sulla vita professionale (un consiglio questo venuto peraltro anche dall’economista Letizia Reichlin, una fonte non tacciabile di “estremismo cattolico”, che ha incoraggiato le giovani donne a fare figli prima di buttarsi a capofitto nel mondo del lavoro).

Lo stesso si può dire, anche se con proporzioni diverse, degli uomini, perché anche se io non sono per la parità assoluta tra uomini e donne, sicuramente anche per gli uomini è più facile fare vola vola con un bebè, spingere una bicicletta, tuffarsi, giocare a pallone con degli adolescenti quando si è giovani padri (io peraltro al parco ho fatto più di una figuraccia, scambiando dei padri per nonni, ma questa è colpa mia che parlo sempre troppo).

Lo so, i genitori di oggi opporranno resistenza, la troveranno una proposta assurda. Loro si sono sposati quando ancora si pensava che si potesse mettere su una nuova famiglia solo quando si fosse in grado di mantenerla autonomamente, e infatti così vuole la natura delle cose. Ma viviamo in un momento storico ed economico davvero particolare. Il sistema economico nato nel ‘900 sta implodendo, è in crisi in tutto l’Occidente. Basato sull’induzione di falsi bisogni, e sul consumo dei dink – le coppie double income no kids, due stipendi senza figli – ha qualche speranza di sopravvivere solo se la popolazione ricomincia a crescere. Soprattutto l’uomo ha speranza di sopravvivere solo se continua a fidarsi di Dio, di un padre che ama i suoi figli, un Padre di cui i padri di oggi potrebbero farsi figura.

fonte: IL TIMONE

71 commenti to “Genitori, se potete, adottate i figli che si vogliono sposare”

  1. Uhm…devo essere sincero: timeo suocera et dona ferentes.
    Il rischio è che le chioccie ali protettive genitoriali si estendano un po’ troppo, che l’aquilotto non voli mai via dal nido.
    Sono un padre, dovete capirmi. E’ quello il mio compito: calciare i figli il più lontano possibile.
    Occorerebbe un’adozione a distanza…

    • Penso sia sufficiente un bonifico… senza doversi vedere… 🙂
      ( il problema potrebbe diventare quello del “tu mi aiuti ma non mi compri” o del sentirsi “ricattati”…. ci vorrebbe un genitore Santo,i cattolici non sono chiamati alla Santità ? )

    • @ Berlicche:

      timeo suocera et dona ferentes

      Decisamente meglio la tua versione volutamente maccheronica 😀 Timeo socrum et dona ferentem: quel socrum oltre ad essere cacofonico mi ricorda scortum :(.

      Però “chioccie” e “occorerebbe” fanno pensare che andavi di fretta perché lo stavi già prendendo a calci… :mrgreen: 😈

      • Agh! Ciò mi insegna a commentare alle due di notte a luce spenta…
        Devo però ammettere che, nonostante ciò che ho detto, senza l’aiuto di genitori e suoceri non sarei riuscito a mettere su casa. Almeno la casa che ho adesso.

    • condivido Berlicche
      il padre deve staccare il cordone ombelicale
      piuttosto diamoci da fare per dare lavoro, per creare lavoro, per combattere definitivamente elusione ed evasione, per dimezzare (almeno) la spesa pubblica

  2. Si, le ingerenze me le immagino… Credo che già così le interferenze delle suocere e delle famiglie di origine siano spesso motivo di sufficiente disagio. Chissà, magari in forma anonima….

  3. Infatti le ingerenze preoccupano tutti, ne so per esperienza indiretta di due amici prossimi sposi. Occorrerebbe infatti, come dice Anna, un sostegno a distanza, segno di gratuità e di libertà nei confronti dei figli. Anche io e mio marito, senza il sostegno di genitori e suoceri, ci sogneremmo di avere la casa dove abitiamo adesso (che è quella che sarà per sempre…bella, grande e per la futura famiglia! Ammetto che siamo stati davvero aiutati dalla Provvidenza, che nel nostro caso ha nomi, volti e conti in banca precisi!)

  4. Di fatto succede già. E se i genitori sono stati educati a far volar via i figli, sono anche attenti a non ingerirsi troppo.
    A me invece viene in mente un altro tipo di sostegno. Quante coppie lasciate a sé stesse ! Bisognerebbe che una
    famiglia le adotti, le inviti con regolarità, e le sostenga per ogni difficoltà di coppia, o nelle decisioni sui figli .
    Famiglie diverse da quella d’origine, primo per allargare il cerchio degli amici educativi (vedi compagni dell’agnello!),
    secondo perché i consigli di mamma restano sempre più stretti.
    Creare un tessuto di sostegno perché le coppie tengano ! e non si sfascino alla prima difficoltà.

    L’altro tema sociale rispetto all’articolo è questo. Oggi le famiglie d’origine possono aiutare nell’acquisto di una casa o di un’auto, nonché nella gestione dei pargoli. Domani, con le pensioni che ci saranno (scarne) , le famiglie non riusciranno
    a pensare neppure alla loro vecchiaia. Anzi, vedo già delle situazioni così… situazioni in cui sono i figli a dover aiutare
    economicamente i genitori.

  5. Il mio secondogenito si è laureato in medicina il 10 luglio e si è sposato l’8 settembre di due anni fa, a 24 anni! Senza soldi, lavoro, sicurezze, se non l’aiuto di noi genitori.
    Non era incinta la sua morosa….Solo si amavano e dopo cinque anni di fidanzamento volevano sposarsi. Ci hanno chiesto di aiutarli, se no avrebbero dovuto aspettare anni ed anni prima di riuscire a coronare il loro sogno; noi abbiamo detto si, ci è venuto naturale! Abbiamo pensato che se lo abbiamo mantenuto agli studi a cosa serviva se non lo aiutavamo a realizzare la cosa più importante: mettere su una famiglia?
    Con i consuoceri ci siamo accordati per un aiuto per almeno due anni. Un mensile striminzito da parte di due famiglie ma unito diventa già più consistente. I ragazzi sono felici, hanno saputo gestire le scarse risorse, non si sono comprati niente di superfluo e ora hanno vinto entrambi il concorso per entrare in specialità.
    Al primo stipendio ci hanno invitato a cena, noi quattro suoceri ( sta parola mi disturba, essere suocera…) e ci hanno ringraziato per aver loro offerto questa opportunità . Non siamo ricchi, abbiamo 4 figli, lavoriamo sodo, siamo sposati da 30 anni. È stata una cosa bellissima aiutare una nuova famiglia a nascere, controcorrente, contro gli schemi, una cosa feconda! D’altra parte noi siamo chiamati alla fecondità in tanti modi e l’apertura alla vita ha tante facce! ( una suocera felice)

    • applauso a scena aperta a Carlotta, marito e consuoceri. E, soprattutto, ai vostri ragazzi, perché sono prima di tutto loro che devono avere i controfiocchi 😉

    • Carlotta grazie per la tua bellissima testimonianza! 🙂

    • Fantastica Carlotta….ti abbraccerei! Tuo figlio e tua nuora sono fortunati. E con i tuoi consuoceri li avete cresciuti bene. Complimenti! Tutti i genitori dovrebbero essere cosi.

    • Grazie di questa testimonianza! Mi ha colpito il passaggio dove si allude al fatto che se i figli vengono mantenuti agli studi, perché non replicare il servizio per un fine maggiore, il matrimonio in Cristo. Vi esorto a contagiare tanti altri genitori. By una giovane mamma e moglie

  6. L’ha ribloggato su paolabellettie ha commentato:
    Avanti aspiranti nonni! È il vostro momento. Ora o mai più! Idea bellissima. Agire ora con le risorse a disposizione. Dai dai dai! Avrete in regalo nipoti sbaciucchianti e cicciottosi e una riserva di energia e gioia di vivere che pensavate del tutto sopite

  7. Quoto la posizione espressa qui da molti di “adozione a distanza” o meglio “nel segreto” come il Vangelo insegna…
    Non è semplice avere la libertà di donare gratuitamente senza mai chiedere nulla in cambio, evitare poi che quell’aiuto dato, si trasformi anche con le migliori intenzioni del mondo, in un sottile ricatto morale o anche che i figli/sposi non si sentano poi pienamente liberi nei confronti dei “benefattori” seppure genitori…

    Il denaro è sempre un rischio grosso, uno dei primi dove il Demonio ci gioca… che dire del denaro “investito” nei figli quando questi magari faranno scelte che non condividiamo (e non sto neppure parlando di scelta sbagliate che è altro discorso…)

    Se poi parlaimo non di singole persone ma ben 4 teste di suoceri, auguri! Si va incontro a rischi non piccoli a mio giudizio…
    (Carlotta nessuna critica al tuo operato… bella la tua testimonianza… il mio è solo un “occhi aperti”).

    Insomma non crediamoci capaci di fare quello che non siamo in realtà liberi di fare…
    Nel dubbio utilizziamo la prassi evangelica e “la destra non sappia cosa fa la sinistra”. Avremo fatto ciò che sentiamo giusto, metteremo noi ed altri al riparo da pericoli e il Signore certamente ci saprà ricompansare.

    Aiutiamo sempre i nostri figli soprattuttoo a compiera la Volontà di Dio, a entrare nella loro vocazione anche se sembra i mezzi manchino, educhiamoli a confidare (e confidare anche noi…) nella Provvidenza, ma non presumiamo che la Provvidenza possa passare solo attraverso noi… La Provvidenza esiste e sussiste anche se come genitori fossimo economicamente più poveri dei nostri stessi figli (o non sarebbe Provvidenza).

  8. L’unica coppia tra le mie conoscenze che abbia fatto questa “pazzia” di sposarsi giovanissima e senza soldi e mettere subito al mondo dei bei bambini…posso solo dire che sia una una delle famiglie più felici che conosca!

  9. Probabilmente chi ha messo al mondo figli e ha testimoniato loro la bellezza della famiglia cristiana ha figli pronti a rischiare, a mettersi in gioco, a mettere su famiglia… e credo anche che, se c’è bisogno di un aiuto, questo tipo di genitori siano già pronti da sé ad offrire tutto quello che possono, e non solo da un punto di vista economico.
    Il ‘paracadute istituzionalizzato’ non sarebbe utile neanche agli ‘altri’, né figli né genitori; l’unica è far loro conoscere l’Amico…

  10. …abbia pazienza, Signora Miriano, ma quello che Lei propone non è quello che tanti genitori, credenti o atei (cosiddetti) stanno facendo, modestamente (aiutare i figlioli e le famiglie dei figlioli, da sempre)? Escluso, ovviamente, quelli che non iutano né il figlioli, né i non figlioli, né nessuno!

    E poi, comunque, Ubi deus ibi pax… e bene! E anche, talvolta, senza Deus!

    • Non hai torto Alvise… è quello che tanti genitori hanno fatto (nel bene o nel male, come hanno potuto, per amore dei figli con fede o senza fede – dei genitori o dei figli) anche spesso togliendosi “il pane dalla bocca”… 😉

      • Il problema è che vedo molti più genitori disposti anche a levarsi il “pane di bocca” per mantenere i figli già tardivamente laureati all’ennesimo master, spesare inutili (se non dannosi) Erasmus (anche detti orgasmus) o lunghi soggiorni all’estero indispensabili per affinare quell’accento di Oxford, tutte cose considerate indispensabili per aprire al bamboccione le porte di un radioso futuro di successo!
        E per il matrimonio e i figli c’è tempo, si faranno quando il radioso futuro di successo ce lo permetterà…

        • @paulbratter guarda che purtroppo ormai le esperienze all’estero, i master e tutta la baracca vengono considerati molto quando uno cerca lavoro. Per i lavori che una volta si facevano senza laurea oggi hanno inventato lauree casuali (spero nessuno si offenda), quindi visto che quasi tutti prendono una laurea (io se avrò figli li spingerò a fare gli idraulici o i falegnami) per discriminare tra la folla si prendono quelli col master o con l’esperienza all’estero.
          Non voglio sapere quello che succederà quando tutti avranno il master…

          • Allora facciamoci programmare la vita da chi fa i colloqui di lavoro.
            Il senso dell’articolo è proprio che dovremmo essere noi a stabilire le priorità della nostra vita (eventualmente con l’aiuto di chi ci ama di più, i nostri genitori) senza essere schiavi dei condizionamenti del sistema. La famiglia può diventare un luogo più rivoluzionario di una piazza, per questo la vogliono distruggere.

            • non capisco bene che cosa proponi… (Non sono polemica, é una domanda sincera) io sono d’accordo sul non farsi programmare la vita da quelli che fanno colloqui di lavoro (tanto che comunque mi sono sposata prima di laurearmi) ma sinceramente non mi sembra possibile al momento prescindere dalla situazione in cui siamo per cui in certi casi per lavorare serve il master o l’esperienza all’estero. Io lo vedo che sono continuamente tentata da entrare nella mentalità comune per cui chiedere uno stipendio mi sembra pretendere una cosa che non mi spetta. Ma più che combattere questa mia tentazione e continuare a chiederlo per il momento non mi sembra di poter fare.

              • Vada per l’esperienza all’estero, ma per i master… bhè, quelli sono pacchi belli e buoni propinati a famiglie e giovani. Richiesti non certo da chi offre lavoro ma da chi vende i master stessi. Il punto vero sono le priorità, nella costruzione della famiglia e anche nella ricerca del lavoro.
                Ho una piccolissima (issimissima) azienda e non seleziono proprio nessuno, perchè magari averne bisogno. Però mi capitano ugualmente a tiro curriculum e richieste di colloqui. Che dire? seppure potessi non prenderei sti ragazzi manco morta. Curriculum pieni di esperienze vuote, tutti superesperti di materie grosse, tutti con compentenze manageriali. Non uno che dica “ho voglia di lavorare ed imparare sul campo”. Nessuno. Una brutta spirale innescata dal business della formazione che ha speculato sulle vuote ansie per i pargoli della passata generazione a stipendio fisso.
                Ecco io non dico che i genitori non debbano aiutare i figli, ma decidano bene per cosa.

                • se per questo nemmeno nelle inserzioni si trovano datori che scrivono di volere FORMARE un giovane piuttosto che sfruttarlo (perchè ringrazia che ti ho assunto zitto e se te ne vai ne trovo un altro senza problemi). Non sono cose che si scrivono, bisogna solo sperare in un po’ tanta fortuna.Ma tanta.

            • Quoto paulbratter… 😉

        • …paulbratter:

          …il quale “orgasmus” è pur sempre necessario alla procreazione!

          …metrre invece, vorresti suggerire, il matrimonio anderebbe fatto quando ancora giovanissimi, e le fanciulle
          rese subito madri (che al testo ci si penserà poi)?

  11. Costanza ma tutto questo succede di già! Praticamente nessuno dei miei amici ha un contratto a tempo indeterminato! e non stiamo parlando di sposarsi solo a 24 anni, ma anche a 28 o a 30! I miei genitori hanno fatto non pochi sacrifici (e suppongo quindi anche le mie sorelle) per permettermi di sposarmi e adesso per permettermi di avere una casa a Milano.
    Non conosco nessuna famiglia per il momento che non abbia aiutato per quanto possibile un figlio che voleva sposarsi.
    I problemi però sono due:
    1. Ho 28 anni e sono sposata da quasi 4, e da quando quest’estate sono tornata in Italia non ho uno stipendio. Mi sono trovata davanti a persone che mi offrivano un “lavoro” non pagato per 3 o 4 anni chiedendomi se non potevo farmi aiutare dai miei genitori. Questa é la mentalità. Come si fa a pensare che una donna sposata debba farsi mantenere (non solo aiutare) dai propri genitori? Secondo me é necessaria una certa libertà economica dalla famiglia di origine.
    2. Non sempre le famiglie di origine possono aiutare! quando un padre di famiglia viene licenziato a 58 anni si capisce che le possibilità economiche non diventano moltissime. Aiutare me vorrebbe dire non aiutare una sorella nel momento in cui si voglia sposare…

    In buona sostanza quindi credo che quello che proponi sia proprio la base su cui si può cominciare ma non basta. Serve proprio che la si smetta di far lavorare i giovani gratis perché così si fanno esperienza o perché semplicemente va così. E non sto parlando di tempo indeterminato. Sto parlando di uno straccio di stipendio. Si fanno tante riforme per tutelare quelli col contratto pincopallo… si ma grazie, quelli sono fortunati! Hanno un contratto, hanno uno stipendio! E gli stagisti? I tirocinanti?

  12. È da riflettere, ma è pericolosissimo questo discorso. Non mi sembra che stimolare una dipendenza dai genitori sia mai una via. Il mio fidanzato è italiano, io no, quindi parlo del punto di vista di una che osserva e ama tanto il popolo italiano, ma che comunque è diversa in abbastanza per permettersi un’analise. Trovo assolutamente sconvolgente che tantissimi dei suoi amici incaricati di una famiglia dipendono dai loro genitori. In questa cultura, per questa generazione, non è quell’aiuto famigliare generoso e molto benvenuto, com’è aspetatto dai tutti i genitori. È una generazione di bambinoni che non hanno mai avuto totale independenza e non assumono mai neanche la responsabilità di una famiglia. Dei nostri amici due si stanno divorziando, con figli, e tutti gli incarichi finanziari sono stati lasciati ai genitori! I GENITORI devono fare i divorzi affari loro!! L’argomento è molto più complesso.

    • @ Jules

      in linea di principio quello che dici è condivisibile, ma nel nostro sfortunato paese, ci sono pochissime tutele per i giovani che vorrebbero vivere da soli o crearsi una famiglia, e per questo, com’è noto, i ragazzi non hanno alternativa al rimanere coi genitori.
      Posti di lavoro non ce ne sono, salari di disoccupazione nemmeno, gli alloggi popolari (le vecchie “case Fanfani”) sono pochi rispetto al fabbisogno abitativo (e non apriamo il discorso sulle assegnazioni, perchè è meglio), e, i canoni di locazione degli appartamenti a libero mercato sono inaccessibili; quindi mancano i 2 elementi essenziali per rendersi indipendenti dalla madre e dal padre: la casa ed il lavoro.
      Come potrebbero, perciò, i nostri giovani, non essere dei “bambinoni”?

      Da ultimo vorrei dire alla sig.ra Miriano che, a non apprezzare il vino, perde una gran cosa! Secondo me, addirittura, quando uno stato tutela la produzione ed il commercio del vino, dà almeno una prova di essere uno stato civile. A69

  13. Sono d’accordo con molti dei commenti e soprattutto con la proposta di Costanza e del suo gruppo di amici. La proposta è, in effetti, rivolta ai genitori “se possono” di figli che “vorrebbero ma non possono”.
    Noi siamo esattamente tra quelli: siamo sposati da quattro anni, abbiamo un bimbo di 1 (atteso per tre anni, a proposito dei conti che uno si immagina, ma poi i conti veri si fanno con la realtà), e tutto questo non sarebbe stato possibile senza il sostegno economico dei nostri genitori, che ancora è fondamentale.
    Ah, io sto studiando (ancora, di nuovo, questa volta, si spera, per riuscire a lavorare) e l’idea dei nidi universitari è un sogno! 😀

  14. L’ha ribloggato su lavitasempreintornoe ha commentato:
    Qui devo spezzare una lancia, anzi una alabarda spaziale, per i miei suoceri…

  15. É una proposta controversa e si basa su un presupposto che spesso funziona bene in teoria ma non in pratica: la gratuità dell’amore. Cioé, ci dovrebbero essere genitori tanto illuminati da mantenere i loro figli ed eventuali nipoti lasciando tuttavia repiro ed autonomia decisionale alla nuova famiglia.
    Diciamo che, nella mio piccolo, io ho avuto difficoltà a far funzionare questo concetto anche nella “semplice” organizzazione del mio matrimonio. Della serie “é un regalo, noi paghiamo ma voi decidete tutto”.
    Risultato: invitati al tuo matrimonio (senza neanche chiedere) amici e cugini dei respettivi genitori (gente che neanche hai mai visto in foto) al grido di “guarda che qua paghiamo noi”.
    Io personalmente (premetto di essere una orgogliosa senza speranza) non mi farei mantenere neanche da mio marito, figuriamoci da miei genitori, perché so che umanamente é difficile se non impossibile mettere un confine tra il nuovo nucleo familiare (spesso fragile) e quello della famiglia di origine se ci sono di mezzo i soldi.

    PS: l´economista si chiama Lucrezia (non Letizia!) Reichlin

  16. Dissento solo sulla presunta maggiore facilità di studiare rispetto a lavorare. Da buon ingegnere, dico: DIPENDE.
    Dalla facoltà universitaria e dal lavoro. Una mia amica insegnante ha una quantità di tempo da passare a casa con il figlio (coetaneo della mia) che io mi sogno la notte. Io ho una quantità di tempo da passare con mia figlia che una mia amica che studia non ha, la sua bimba sta con i nonni e il papà perchè quando non è a lezione e deve preparare gli esami, deve studiare fitto fitto (perchè il tempo in cui ti laurei, adesso che si laureano tutti, sta diventando importantissimo nella ricerca del lavoro, molto più del voto. Un 110 in 8 anni e mezzo non vale quanto un 110 in 5 netti).
    Poi, se uno ha scelto bene e si impegna, completa il corso di studi per tempo, e la laurea la può prendere a 23, 24 anni. Età perfetta per mettere su famiglia, molto meglio di 20, secondo me. Inoltre io a 20 anni la testa per curare dei figli mica ce l’avevo…

    • non è vero che si laureano tutti, anzi il contrario, si lauerano in pochi. e meglio così.

    • e poi molti non li fanno i figli. perchè laurearsi in meno tempo indica una persona migliore? che ha capito meglio quello che ha studiato? chi è che sarà a giudicare questa cosa? evita i datori di lavoro che si comportano così male ,ma ora che ci penso meglio voi laureati e ingegneri forse non avete datori di lavoro.

      • Allora, calma.
        Laurearsi per tempo indica affacciarsi al mondo degli adulti e del lavoro essendo GIOVANI, essere ancora giovani vuol dire avere le energie per tirare su i figli, argomento dell’articolo. Dall’articolo può sembrare che ci si laurei a 30 anni, mica vero. Non ho parlato di essere persone migliori, questo ce l’hai appiccicato tu non so per quale ragione. Io parlavo di fare i figli o meno mentre si sta studiando, per i motivi esposti nell’articolo, cioè l’energia della gioventù che si perderebbe ad aspettare la laurea. Se ci si laurea in tempo ciò non è necessariamente vero.

        Poi, innanzitutto, a un colloquio di lavoro non si decide di assumere una bella persona, brava e buona, si decide di assumere una persona che può fare un determinato lavoro. Non si giudica se una persona sia migliore, ma se le sue capacità e la sua preparazione lo siano. Se mi trovo davanti una persona deliziosa ma che a domande specifiche sulla materia in cui sarebbe laureato non sa rispondere, non la assumo, perchè ritengo che non sia adatta a quel lavoro. Se mi trovo davanti il curriculum di una persona, magari deliziosa, che pur non avendo lavorato o avendo particolari problemi familiari ci ha messo 8 anni a fare una laurea triennale, non la chiamo per un colloquio. Non mi comporto male, faccio selezione, a partire dal curriculum, non posso fare colloqui a tutti, magari il mio lavoro non è fare colloqui, è un altro.
        Il criterio degli anni di laurea non è mica farina del mio sacco, è uno dei capisaldi della selezione dei curricula, quando si parla di neolaureati. Le eccezioni ci sono solo per quei corsi di studi che sfornano pochissimi laureati all’anno, lì mi va bene anche il fuoricorso decennale.

        Comunque non ritratto, oggi si laureano tutti (o troppi, se preferisci, qualcuno all’università, grazie al cielo, non ci va). Magari fossero pochi e buoni, hai ragione, sarebbe meglio. Motivo per cui quando ci si straccia le vesti per l’abbandono nei corsi universitari mi incavolo.

  17. Per me il problema non è tanto di aiutare i figli nell’anonimato o da lontano: essere aiutati, fa sentire benvoluti! La condizione però è che siano i figli a chiederlo. Primo, per evitare che i genitori esercitino una certa forzatura sui progetti dei figli, (tipo promettergli un aiuto economico per invitarli a “sistemarsi”, quando magari non sono del tutto sicuri del passo da fare e il motivo economico potrebbe essere un pretesto). Secondo, per lasciare ai figli la decisione su come gestire la propria vita (valuto la mia situazione, mi rendo conto che non ce la faccio, chiedo aiuto). Se no, si rischia che un aiuto non richiesto o induca al pensiero che non si è all’altezza, perciò i genitori devono intervenire… oppure che porti ad adagiarsi; in tutti e due i casi, deresponsabilizza.

  18. Il senso delle famiglie allargate, che non sono mai passate di moda, non è tanto quello di aiutare i figli quanto quello di costruire un vero e proprio sistema di welfare familiare. Lì dove ci sia una necessità economica, di salute o altro, TUTTI fanno fronte con il proprio aiuto. Dai bambini agli anziani. Secondo me è un sistema che servirebbe molto di questi tempi, per riportare un po’ le menti coi piedi per terra. I ragazzi non hanno più idea di cosa significhi accudire casa, nonni o fratelli. I genitori si sbattano da mattina a sera per consentire ai figli di accumulare solo vizi su vizi. Non so quanto sia praticabile, io stessa non ho avuto una splendida esperienza e un po’ l’idea mi fa rabbrividire. Però mi rendo conto che sarebbe un buon campo di rieducazione per tutti. In cui nessuno è privo di compiti e responsabilità

  19. Anch’io credo, come altri qui, che l’aiuto dei genitori, credenti o cosiddetti atei, come dice Alvise, sia una cosa già abbastanza consolidata. E spesso ci sono i genitori dei genitori da sostenere anche economicamente. Vedo però che i giovani stranieri sono più agguerriti o più sportivi dei nostri, sia nel lavoro sia nel farsi una famiglia. L’argomento è a forte rischio piagnisteo, un po’ come quello dei single. Con tutto il rispetto.

  20. Credo che se avessi dovuto vivere in casa dei miei suoceri (in particolare mia suocera) a quest’ora o avrei divorziato o sarei ricoverata in psichiatria!
    Per vari motivi abbiamo avuto anche sostegni economici da parte di genitori e suoceri, e anche se credo di aver sempre ringraziato tangibilmente, le intromissioni sono state tante e a volte tali da creare litigi nella mia nuova famiglia (che ormai ha compiuto 10 anni). Non tutti sono capaci di aiutare gratuitamente, come non tutti sono capaci di ricevere gratuitamente.

  21. Una delle prime cause di divorzio è l’ingerenza dei suoceri nella vita familiare. Per accettare l’aiuto dei genitori bisogna essere sufficientemente “padroni” del proprio nucleo familiare

    • Non a caso:

      “Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola.” Ef 5, 31

      E non a caso perché è spesso l’uomo che non smette di essere bimbo/figlio che mai sa scegliere tra mamma e moglie, mentre da adulto/marito/figlio sa bene cosa scegliere, se proprio una scelta è da fare…

  22. Mi sembra che sia già così. …difficilmente due ragazzi giovani riescono a metter su famiglia.
    Quanto all interferenza dei genitori. …beh si tratta di usare il buon senso!

  23. Bella proposta! Credo che chi può già lo fa…e chi non può economicamente sostiene in altro modo, almeno è quello che vedo nell’esperienza dei miei amici.
    Quello che mi sento di dire nella mia di esperienza è che si è persa un po’ la voglia di fare i nonni. Io sono stata in grave pericolo di vita dopo il parto e per carità tutti (o quasi) si sono prodigati…appena mi sono ripresa un attimo tutti spariti. Siamo vecchi, abbiamo paura a muoverci (10 min di strada), questo/quello problema di salute…non so…mi sento Ke se avessi un nipote farei i salti mortali, forse è anche questione di carattere. Probabilmente non potrò avere più figli ma mi domando, se avessi la salute riuscirei comunque ad allargare la famiglia? Ne abbiamo uno, lavoriamo entrambi e tra nido e babysitter se malato stiamo bruciando i pochi risparmi…se avessimo un vero sostegno dai genitori economico o di presenza sarebbe diverso…E non apro il capitolo zii 😉

  24. Molte famiglie supportano già in questo momento così difficile…. Speriamo di essere anche noi in futuro in grado di supportare i nostri figli.
    Grazie per le belle parole di stimolo e speranza Costanza

  25. con tutto il rispetto … è una cavolata atomica! sono stato per breve periodo ospite dei miei suoceri ed ecco l’inferno! ho rischiato separazione dopo pochi mesi …. meglio andare all’estero a fare famiglia
    n.b con 4 figli

  26. …a leggere questo blog potrebbe apparire come un mondo popolato di sole genti che studiano, o che hanno un pochino studiato, in atessa il momento (più) propizio per potere avere figli casa, mobili, suppelettili, eccetra, quande invece c’è pieno,si sente, lo dichiarano, pellettieri, rigattieri, muratori, imbianchini, autisti, garagisti, elettricisti, gommai, infermieri, panettieri, necrofori, con annesse le mogli, o nemmeno, o sia atei, cosiddetti (improriamnte) o credenti, che ci avessino, chi li avessino i genitori, che ci avessino cotesti genitori qualche soldarello,eventualmente, da aiutare (li volessino aiutare) i figliolli, le figliole, i nonni vecchi, i fratelli malati gravi, gli zii, le zie, e quant’altri, senza averci nessuno (finalmente) punta cultura, di nessun genere, ma soltanto lavoro, tutti i giorni, le notti, i festivi, le estati li inverni, uscire presto, la mattina, ancora buio, nella pioggia, nel vento, nel freddo, nell’aria fetida, senza mai nessun progetto, di nulla, possibile, immaginabile, realizzabile, solo lavoro, e lavoro, e nient’altro, per sempre…(continua)

    • Forse non te ne sei accorto, Alvise, ma hai scritto un bel pezzo, crudo, amaro, pieno di poesia. Mi tocca farti i complimenti.

    • Pensa te, a leggere imdb.com sembra che il mondo sia pieno di gente che ha interesse a cmmentare gli ultimi rumors sui film in uscita quando c’è pieno di gente che al cinema non ci va. A leggere la 27ora.corriere.it sembra che il mondo sia pieno di donne che si interessano di problemi femminili quando c’è pieno di gente che non gliene può importare di meno. A leggere fumarelapipa.it sembra che il mondo sia pieno di fumatori di pipa e sigaro, quando c’è pieno di gente che il fumo non lo può soffrire. A leggere comicvine.com sembra che il mondo sia pieno di nerd espertissimi di fumetti che hanno interesse a commentare il casting dell’ultimo film Marvel quando c’è pieno di gente che l’Uomo Ragno non l’ha mai sentito nominare. A leggere giallozafferano.it sembra che il mondo sia pieno di gente che pensa solo a come cucinare un determinato piatto quando c’è pieno di gente che un fornello non sa neanche come accenderlo, e magari è povero e muore di fame. A leggere interistiorg.net sembra che il mondo sia pieno di interisti (e non) autoironici quando c’è pieno di interisti (e non) totalmente privi di senso dell’umorismo!!!

      P.S. ha ragione Vanni, comunque, mettilo in versi ed oggettivamente è un intervento veramente artistico!

  27. Ma dove sta scritto nell’articolo che bisogna andare a vivere con i suoceri?
    L’aiuto di cui si parla è pratico, ci sono genitori che non battono ciglio e pagano l’appartamento in affitto all’estero per l’Erasmus, però magari storcerebbero il naso a pagare l’affitto per il figlio o la figlia che si vuole sposare e avere un figlio anche se non ha finito l’università. L’articolo vuole proporre un cambiamento di mentalità: ad esempio è forse più facile gestire un bambino piccolo a 22-23 anni studiando che a 40 lavorando (questo tra l’altro vuol dire che a 38-40 anni quando sei al punto di accelerazione massima della carriera hai figli di 15-17 anni che non hanno più bisogno di assistenza continua). Si può generare un circolo virtuoso di gruppi di genitori studenti che si aiutano a vicenda, asili nido negli atenei per seguire le lezioni. Genitori più giovani vuol dire anche nonni più giovani e più in forze.
    Essere giovani genitori vuol dire anche razionalizzare di più, perdere meno tempo, risparmiarsi un sacco di ca****te!
    Di questo stiamo parlando. Un po’ di fantasia su!

    • Però questo è un cambiamento culturale, che, in quanto tale, non può che verificarsi in modo spontaneo, cioè se per qualche motivo le persone cominciano a cambiare radicalmente rotta di pensiero su certi temi. La spinta culturale attuale invece accelera verso altre tendenze: convivenza al posto del matrimonio, figli pochi e tardi, studio e lavoro al primo posto (non ricordo dove, mi sembra nord europa, alcune aziende promuovono per le donne il congelamento degli ovuli, per permettere loro la carriera nell’età più produttiva, che guarda caso coincide anche con la più fertile, e poi garantire il figlio magari verso i 45 anni). E poi è vero che è più facile avere e gestire figli a 22-23 anni (dal punto di vista fisico, almeno, ma la maturità ce l’ha questa generazione a quell’età? io credo di no), e che la maturità produttiva potrebbe arrivare verso i 38-40, ma in un’ottica di apertura alla vita (che non ha niente a che vedere col numero dei figli), credo che a 38-40 anni probabilmente non avresti solo figli di 15-17 anni, ma magari qualcun altro piccolino, o in arrivo, a meno che non metti impedimenti fisici tipo anticoncezionali, chiusura delle tube o altro… Chiaramente parlo delle donne, perché per gli uomini è diverso

  28. L’ha ribloggato su Buseca ن!e ha commentato:
    Bell’articolo. Solare, positivo, propositivo. Ed anche se molti sinistri isterici grideranno allo scandalo ha davvero ragione. Perché l’età giusta per iniziare ad avere figli è sicuramente prima dei trent’anni, meglio verso i venti. La società, la scuola, l’università, il mondo del lavoro devono essere ripensati mettendo al centro la procreazione ed incentivandola…..

  29. Da “divertiti, intanto che sei giovane!” il monito dei genitori ai figli dovrebbe diventare “sposati e fai dei figli, intanto che sei giovane!”. E poi: “dove non arriverai tu, ti aiuteremo noi e dove non arriveremo noi, ci penserà la Provvidenza”. La strada è questa, ma con due aspetti difficilmente gestibili in un’ottica non trascendente: 1. Serve fiducia incondizionata nel futuro; 2. Serve un amore genitoriale di livello più alto, che ci dia la forza di lasciarli andare, anzi che ci spinga a farlo. C’è bisogno di Dio, quindi. Di Fede e di preghiera. What else?

  30. Grazie per questo articolo. Concordo con chi scrive che non è una novità, anzi è esattamente quanto molto spesso capita per forza. Vorrei aggiungere anche il punto di vista dei figli: non è semplice neanche ACCETTARE gli aiuti economici: dopo i trent’anni, dopo le lauree, i master, il matrimonio, i figli, vorremmo sentirci finalmente grandi e indipendenti, troncare il cordone ombelicare e sentirci noi i padroni delle nostre vite… è umiliante bussare alla porta e chiedere, fosse anche alla porta dei propri genitori… ma vuol dire che anche questo è per un nostro miglioramento, ad esempio ci può servire per renderci più umili e migliorare i nostri rapporti con i nostri genitori/suoceri. Penso che la Provvidenza passa attraverso tante strade, beh, allora può passare anche attraverso chi mi ha messo al mondo e cresciuto.

  31. Che i nonni di oggi possano aiutare i loro figli e nipoti per acquistare casa con mutuo e dare loro un aiuto per mangiare è cosa possibile solo oggi, un domani in questa Italia disastrata non sarà neanche più possibile un aiuto dai nonni. E spesso oggi chi ha diversi figli è perchè ha un concreto aiuto dai nonni che sono ricchi. Tutta colpa dei 7 miliardi di persone, non sappiamo quando finirà la crisi in Italia.

  32. Non concordo con questa idea, anche se ovviamente la rispetto, sopratutto perché il fine ultimo é quello di voler “trovare” una soluzione che possa aiutare i giovani a formarsi una famiglia. Io dico che indipendentemente dal fatto che una coppia abbia di suo una stabilitá lavorativa o meno, l’aiuto, grande o piccolo che sia, da parte dei genitori della coppia non manca mai (tranne eccezioni ovviamente). Così come accade magari l’inverso nei momenti di magra, qunado gli stessi genitori possono attraversare periodi di difficoltá. E poi sopratutto ai giorni nostri, quando i genitori a stento riescono a pagarsi per loro l’affitto e le bollette, rinunciamdo ai propri interessi pur di poter dare una mano ai figli.
    E poi é da mettere in conto che ogni persona ha un carattere tutto suo, e così come potremmo avere genitori “scontenti” di come vengono “amministrati” gli aiuti donati ai figli, cosí anche i figli o le nuore/generi potrebbero lamentarsi dell’aiuto che magari viene ritenuto scarso o insufficiente rispetto alle “premesse” iniziali. Insomma secondo me è piú alto il rischio di “sfasciare” che il beneficio di “costruire”. Meglio è che tutto resti invariato, e cioé che ognuno da quel che può come si è sempre fatto.

    La soluzione è legata esclusivamente alla dignitá di avere un lavoro onestomche possa assicurare, per quanto non sia certo, un futuro dignitoso per se e per la famiglia. Perchè il problema non é solo il lavoro, ma anche la retribuzione che spesso è al di sotto del tenore minimo d vita. Prendiamo per esempio uno che lavora a Roma e guadagna 800/1000 euro al mese. Ha si un lavoro, ma pensiamo solo all’affitto di un appartamento, condominio e bollette varie e vediamo che lo stipendio é quasi bruciato del tutto.

  33. non sono d’accordo.
    Non si cresce davvero finchè non ci si trova senza a camminare sul filo senza rete di sicurezza sotto.
    E se non si cresce, non si può diventare davvero padri, perchè si rimarrà sempre figli.
    Una nuova famiglia deve essere appunto questo: Nuova. Non può diventare un prolungamento di quelle di origine. Una soluzione di tal fatta secondo me sarebbe un errore. Che si potrebbe pagare a caro prezzo: abbiamo idea di quante crisi matrimoniali sono innescate dalla incapacità di recidere il cordone ombelicale?
    Certo poi bisogna fare i conti con la crisi, lo capisco. Per cui un aiuto occasionale può essere giusto. Ma uno stipendio io sinceramente non lo condivido.

  34. Scusate, ma forse prima di fargli fare dei figli (perdonate la forma brusca, ma credo che potrete capire il concetto) forse prima dovremmo, a questi nostri ventenni, permettergli di essere delle persone mature, e di sperimentare la solitudine e l’autonomia (e il frigo vuoto, il letto disfatto, i panni da stendere eccetera).
    Benvengano quindi tutte queste esperienze da studenti (suppongo durante il periodo universitario). Tutti fuori sede quindi, tutti erasmus! Del resto il militare non si fa più…
    A me pare che il problema sia proprio il fatto che solo pochi possono staccarsi dalla famiglia: se mi guardo attorno, ben pochi sono emigrati a più di 10 km da ambedue le famiglie d’origine. Il vero problema è che abbiamo costruito una società che si basa sul familismo, sui nonni vicini (ed in forze, in pensione ed abbienti).
    Formare una famiglia a 25 anni e 300km di distanza è eroismo. Perché non esistono aiuti alle giovani famiglie.
    Poche storie: il nostro welfare (scusate l’inglesismo) è fatto e pensato per gli anziani. Aggiungiamoci che è anche scarso di risorse… Ai giovani non s’è mai pensato perché sono sempre stati considerati all’interno della famiglia (famiglia anni ’60 per di più).
    E comunque, a 20 anni, studiare E’ lavorare. Francamente preferirei che mia figlia/o finisse prima gli studi e poi mi rendesse nonno – con tutte le tutele del caso (maternità, contributi pagati…).
    Concordo sulle maggiori forze fisiche, ma anche essere genitori senza un’appoggio (fisico) di abili 60enni (perché lontani, ancora al lavoro o impossibilitati) non è uno spasso in assenza di adeguate strutture.
    E non vedo alcun “Adriano Olivetti” in giro (grazie a Rai5 per il ritratto di ieri sera), neppure nelle strutture statali: alloggi a prezzi calmierati? controlli post partum domiciliari? Assegni familiari pesanti? asili aziendali? Part time?
    Secondo punto: A me sembra che il vero nodo sia ancora il rapporto di lavoro basato su un modello feudale: ti offro un lavoro, quindi mi appartieni – e ringraziami se mi ricordo di te a fine mese (ovviamente se te ne vai sei un traditore e farò di tutto per ostacolarti, compreso un bel giro di telefonate per farti terra bruciata attorno). Perché i medici fanno figli durante l’università/ specializzazione? Perché dopo sarà ancora peggio…turni massacranti, sottoposti ad assurdo non istmo e sotto il tallone di un potenziale despota (poi magari a qualcuno va anche bene, eh… Ma ne ho visti pochi).
    Ultima riflessione – tratta da un’esperienza milanese e romana: i peggio sfruttatori sono stati, nell’ordine: avvocati, primari, docenti tutti rigorosamente (sedicenti) cattolici(ssimi). Vergognosi.

  35. …proprio così, tutto giusto, mi è piaciuto anche molto quel: “tutti rigorosamente (sedicenti) cattolici(ssimi)”!

  36. …il fatto, duole dirlo (o non duole per nulla) è che NESSUNO può sapere se un altro è cattolico “vero”.
    Solo “sedicenti” cattolici o “cosiddetti” cattolici. Come anche “cosiddetti” cittadini di sinistra (per esempio) che
    di sinistra non lo sono per nulla. Ammettendo che ci avesse alcun valore, proclamarsi di sinistra (o di destra).
    Sarebbe come proclamarsi buoni o cattivi. Solo una proclamazione e basta. E’, per esempio, da buoni cattolici apostolici crsitiano romani, fare lunghi viaggi in treno (o che altro) per opporsi alla ideologia gender (ammettendo che esista)? (o è solo, fare politica? il che non sarebbe di per sé un male, o un bene)

  37. Ahi, autogol stile Berlusconi!
    Condivido l’articolo e il commento di Berlicche ma…. Ma cavolo qualcuno pensa non sia già così che fanno le famiglie responsabili in Italia? Così come risparmiano e cercano di comprar casa: Berlusconi l’ha detto in chiaro e l’Europa ha visto bene di imporre al governo italiano il compitino di caricare di tasse casa e risparmi. Poteva, anzi doveva, starsene zitto.
    P.F. Non parliamo delle famiglie se no ci tasseranno anche quelle!
    Zitti!!!!

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