Margherita adesso è Tua

di paolopugni

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 di Paolo Pugni

Io non posso stare sveglio con le mani nelle mani, troppe cose devo fare prima che venga domani.

Era Margherita. Era la prima canzone in cui Cocciante sorrideva, amava, urlava la felicità.

Era.

Era Margherita. Era tre banchi di fianco. Era un sorriso sommesso. Era l’università rimandata. Era un’amica riemersa –miracoli di Facebook?- era una della terza C, anzi no, perché al terzo anno aveva cambiato sezione, ma era comunque una di noi del ginnasio.

Era moglie e madre. Era una amicizia preziosa e non solo perché lavorava all’Agenzia delle Entrate,  era dottoressa dalla scorsa primavera, s’era tolta così uno sfizio, raccolto un sogno che non s’era avverato prima, era entusiasta del matrimonio di mia figlia.

Era seduta davanti a me a inizio luglio, insieme ad altri 5-6 per parlare del passato, del futuro e soprattutto del presente. Per vedere le foto del matrimonio, che sono il primo dei compagni di liceo ad essere diventato suocero e già si scommetteva sul nonno.

Era sorridente come sempre. Era sobria, qualcuno direbbe ingenua, io dicevo vera, sincera.

Era un nome nell’elenco, quello che come la formazione dell’Italia dell’82 e dell’Inter di Herrera non ti dimentichi più.

Era in ufficio quanto ha suonato per la prima volta la viola d’inverno. Infarto.

Operazione riuscita. Ma al momento di pigiare il bottone, di rimettere in moto il cuore, qualcosa non funziona, non riparte. 180 secondi che cancellano una vita.

Era tutto pronto per ricominciare e tutto s’è fermato.

Era ancora in coma, danni cerebrali estesi e probabilmente irreversibili, quando è arrivato il secondo infarto.

Era.

E qui ti devi fermare a pensare, a chiederti che cosa è la vita, la lotta, lo stare in piedi, il prendere sputi, il rendere sorrisi, l’avere paura, lo scrivere, il leggere, l’urlare, il piangere.

Ti devi fermare anche se è ridicolo, dici, pensare a lei quando intorno ti si scatena la morte e l’inferno, violenza e più violenza.

Ma qui la lama della falce t’ha sfiorato, forse graffiato un poco, forse per poco, che domani già non ti ricordi più. Però quei quindici minuti di celebrità li voglio dedicare a lei e a Lui.

Che qui il mistero si fa secco e ti sfida: come l’amore, come la sera che non sai mai quando comincia eppure è già lì.

Viviamo di mistero. Godiamo di mistero.

Io non so cosa dire. Non saprei cosa dire al marito e ai figli. Faccio fatica a dirlo agli altri ce chi ha le notizie di prima mano mi dice scrivi glielo tu che sai scrivere.. ma come fai a saper scrivere di morte? Di dolore? Anche Dante chiede aiuto alle rime aspre e chiocce, come faccio io che penso già ad Alvise che mi spara addosso?

Però mi fido, sarò matto, sarò ingenuo, sarò banale, ma mi fido. Perché così è l’amore, ci si fida, si crede. Anche quando non capisci. Anzi, specialmente.

Questo poco ho da dire, farò ridere, farò pena, farò rabbia, ma la faccia ce la metto. Non Ti lascio perché questo dolore mi interroga e mi spaventa. Sto indietro, alzo gli occhi e Ti guardo. E allora saliamo sul nel cielo e prendiamole una stella perché Margherita adesso è Tua.

28 Responses to “Margherita adesso è Tua”

  1. La sofferenza ti lascia senza parole, vorresti saper dire il dolore, invece ti escono frasi così a volte ciniche a volte senza senso…a volte poetiche come quelle di Paolo, spesso le lacrime a tergere il dolore. Poi guardi in alto da dove mi verrà l’aiuto? e l’aiuto arriva da Lui, sempre da Lui, Padre, oltre che Figlio, sposo, consolatore.

  2. Bellissimo scritto, Paolo. Davvero.
    Umano, poetico, cristiano. Uno stile di scrittura a frasi brevi che ricorda certi passi di Peguy. 30 e lode

  3. Sì, Margherita adesso è SUA , nel Suo abbraccio, lontana da tutto ciò che ci spaventa, che ci fa soffrire e ci inquieta.

  4. Preghiera assicurata per lei e per i suoi familiari. Ed un grazie all’autore che ci ha regalato questa poesia straziante ma che sa anche di preghiera di ringraziamento

  5. Che bello. Grazie Paolo.

  6. Con molto piacere vi annuncio la nascita del figlio di Lalla!!!

  7. Paolo: i due volti di questa giornata… il tuo post sulla morte di Margherita (preghiere assicurate per lei e famiglia) e il commento di Admin sulla nascita del figlio di Lalla. Tutti e due profondi, anche se diversi nello stile. Tutti e due veri, oserei dire “vivi”. D’altra parte, per noi cristiani, anche se vale per tutti, la morte è un passaggio, doloroso ma passaggio, verso la vita vera.
    Mi piace molto come hai parlato di un argomento che spesso fa tappare le orecchie ai tanti. Abbiamo paura, non c’è nulla da fare: è nel nostro DNA. Siamo legati alla vita terrena, come è giusto che sia, visto che siamo stati creati anche per questo. Hai parlato con il cuore e questo è il più bel stile che si può avere!

  8. Tutto è nelle Sue mani:la partenza veloce di Margherita,lo strazio di chi resta,il legame forte tra Cielo e Terra che ancora non comprendiamo pienamente, il soffio di una vita a cui ci attacchiamo perché è bella ed è l’unica che per ora conosciamo..grazie Paolo.Un gancio in mezzo al Cielo.

  9. L’espressione usata da Sabina è il titolo di un libro scritto da Giulia Gabrieli. Le critiche, anche feroci, che vengono mosse alla Chiesa quando si parla di eutanasia si riassumono essenzialmente nel concetto che è facilke parlare quando si sta bene. Giulia Gabrieli non era sana, aveva un cancro è morta giovanissima. Lei dunque può parlare:

    http://www.tempi.it/la-vita-di-giulia-morta-a-piedi-nudi-per-sentire-le-nuvole-del-paradiso#.VFuyemeRMTA.

  10. e se non vi basta Margherita per riflettere sulla morte e sulla vita
    vi lascio questo ulteriore avvenimento che ci costringe a tenere alto il mento
    e guardare il cielo che ti sa stupire e che ti copre con un velo
    quelle certezze che ti fanno urlare e che ti spingono a bestemmiare o pregare

    sola la rima permtte di sfuggire il dolore, che quando succedon queste cose strizza il cuore

    http://mauroleonardi.it/2014/11/01/le-lettere-di-paolo-pugni-luci-di-san-a-san-siro/

    • LITURGIA DELLE ORE DI VENERDÌ 07 NOVEMBRE 2014
      VENERDÌ DELLA TERZA SETTIMANA

      Dai «Discorsi» di san Gregorio Nazianzeno, vescovo.
      (Disc. 7 per il fratello Cesare, 23-24; PG 35, 786-787)

      «O Signore, sei tu che hai creato tutte le cose, tu che hai plasmato il mio essere. Tu sei Dio, Padre e guida di tutti gli uomini. Sei il sovrano della vita e della morte. Sei la difesa e la salvezza delle nostre anime. Sei tu che fai tutto. Sei tu che dirigi il progresso di tutte le cose, scegliendo le scadenze più opportune e ubbidendo alla tua infinita sapienza e provvidenza e sempre attraverso la tua parola.
      Accogli fra le tue braccia, o Signore, il mio fratello maggiore che ci ha lasciati. A suo tempo accogli anche noi, dopo che ci avrai guidati lungo il pellegrinaggio terreno fino alla meta da te stabilita. Fa’ che ci presentiamo a te ben preparati e sereni, non sconvolti dal timore, non in stato di inimicizia verso di te, almeno nell’ultimo giorno, quello della nostra dipartita. Fa’ che non ci sentiamo come strappati e sradicati per forza dal mondo e dalla vita e non ci mettiamo quindi contro voglia in cammino. Fa’ invece che veniamo sereni e ben disposti, come chi parte per la vita felice che non finisce mai, per quella vita che è in Cristo Gesù, Signore Nostro, al quale sia gloria nei secoli dei secoli. Amen.»

  11. Caro Paolo Pugni, ho ripreso questo suo post nella mia neonata rubrica WikiChiesa, su Avvenire di oggi. Ecco il link: http://www.avvenire.it/rubriche/Pagine/WikiChiesa/Tra-il-Francesco-feriale-e-la-prossimità-alla-sofferenza.aspx?rubrica=WikiChiesa. Spero le farà piacere.

  12. Grazie Paolo per queste tue parole, piene di dolcezza e di poesia, ma non meno vere e drammatiche.
    Grazie per averci ricordato il senso della vita…

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