Succede oggi. Scuola Inclusiva

di admin @CostanzaMBlog

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di Sara Nevoso

Succede qualche giorno fa che il mio numero uno ha iniziato la scuola elementare.

Con gli occhi lucidi ho visto il mio piccoletto più grande, prendere posto ad un piccolo banco, gli occhi che vagavano veloci rimbalzando sulle pareti dell’aula, il dito sulle labbra come quando è nervoso (ma non vuole assolutamente darlo a vedere).

Poche parole, un bacetto sulla fronte e il desiderio irrealizzabile di essere una mosca per godere a pieno della novità, dell’inizio dell’avventura di mio figlio, che è sempre meno “solo mio”.

Ad essere sincera, avrei voluto che andasse diversamente.

La scuola vicino casa che abbiamo scelto (dove è presente anche la scuola materna che ha iniziato il numero due), non è riuscita a formare una classe con un orario di 27 ore settimanali.

L’unica possibilità era aderire al tempo pieno: i bimbi stanno a scuola fino alle 16.05.

Quando ho lasciato il lavoro e ho pensato di dedicarmi alla famiglia, avevo immaginato lunghi pomeriggi a fare i compiti, magari seguiti da un gelato come premio.

Avrei potuto cambiare scuola è vero, ma la privata vicino casa sarebbe stata fuori budget, la pubblica con mezza giornata troppo lontana.

Portare T. a scuola e andarlo a prendere alle 13 avrebbe significato negare a G. la possibilità di frequentare l’asilo e a F. la tranquillità di godersi qualche ora al parco, come, prima di lui, è stato per i suoi fratelli.

La scelta quindi è stata obbligata. Il modello educativo è stato imposto.

La scuola, che vanta tra i suoi punti di forza l’ “inclusività”, quindi l’accoglienza verso tutti (bimbi con allergie, bimbi di diverse religioni, bimbi con problemi di apprendimento) non ha incluso chi, come me, avrebbe voluto che l’istruzione si fermasse prima di pranzo e lasciasse spazio alla famiglia, alla casa, ai giochi tra fratelli.

Ad onor del vero devo specificare che su una cinquantina di iscrizioni solamente sette famiglie avevano richiesto le ormai cancellate “27 ore”, impossibile formare una classe con soli sette alunni. Il Provveditorato ha risposto con fastidio alle mie richieste, il Preside non ha trovato il tempo di concedermi un colloquio. Ho perso la battaglia, chiaramente non ho perso la guerra.

Passeggiate, giochi tra fratelli, letture e disegni slittano semplicemente di orario e, tutto sommato, a T. farà bene condividere otto ore con compagni e maestre; a G. e F. farà bene avere attenzioni diviso due invece che diviso tre; a me farà bene fidarmi e affidare il mio “capitale sociale” al prossimo per qualche ora in più.

La deriva “volpe e uva” è scontata, ma farò del mio meglio per trarre solo il buono, risolvere i problemi, fronteggiare le difficoltà. Uno spazietto tra tutti gli “inclusi” riuscirò a ritagliarmelo?

29 commenti to “Succede oggi. Scuola Inclusiva”

  1. Io invece la scuola a tempo pieno l’ho scelta in primis per motivi didattici come seconda motivazione per motivi lavorativi. I bimbi imparano ad essere impegnati un certo numero di ore al giorno, durante la settimana niente compiti a casa (gioco o sport libero). Ed il fine settimana compiti con mamma e papà! Non la vivo e sembra anche i miei figli come una tragedia.

  2. “non ha incluso chi, come me, avrebbe voluto che l’istruzione si fermasse prima di pranzo e lasciasse spazio alla famiglia, alla casa, ai giochi tra fratelli.”
    tutto giusto e sacrosanto. purtroppo, la maggior parte dei bambini non ha una famiglia (al più un’accozzaglia di adulti variamente accoppiantisi), non ha fratelli (un figlio è anche troppo, dicono le mamme, e infatti riceve meno cure del cagnolino domestico), e non di rado non ha nemmeno un pranzo (mia moglie, insegnante, lo capisce dalla voracità con cui mangiano anche 4 porzioni della mensa che, per inciso, non è certo gestita da Gordon Ramsay).
    possiamo azzardare che la scuola sia conseguenza della società in cui si trova?

  3. Uno dei vantaggi di essere del Sud per fortuna è questo…che le scuole a tempo pieno sono la minoranza…da noi nel bene e nel male arriva “tutto ” in ritardo: investimenti per le scuole,occupazione per le donne, ritmi frenetici, mode imposte, modernismi del pensiero e dello stile di vita…Certo purtroppo, a volte, ci sono troppi pregiudizi e una cultura ultra tradizionalista per ignoranza e abitudine ..ma cercando nel mucchio c’è anche tanta cultura ,e tante brave e intelligenti persone con voglia di far crescere i propri figli secondo ritmi tranquilli e vecchi valori(anche per questo i miei figli sono ancora al riparo da certe anomalie imposte dalla società e infiltratesi nelle scuole delle città del nord)…
    Nei casi più “moderni” ci sono i nonni(non è il mio caso..per assenza e per mia scelta) a garantire un sostegno per coppie in cui entrambi lavorano…
    Posso capire come ti senti…io non lo sopporterei proprio…non vedo l’ora che il mio grande A. il prossimo anno inizi le elementari per accompagnarlo in questa avventura in pomeriggi fatti di compiti e merenda…e di ricominciare ,tra un paio d’anni,, con la piccolina l’avventura della materna …
    Io per “per fortuna” e per scelta(potendo permettermelo con il dignitoso stipendio di mio marito e con alcuni sacrifici ho rinunciato a proposte di lavoro full-time che mi avrebbero tenuta lontana dalla famiglia ma soprattutto dai miei valori)lavoro part-time(sempre precaria).
    Spesso, mentre alcuni si stressano e si affannano a occupare il loro tempo con il lavoro(magari per sfuggire il loro vuoto esistenziale ..considerano che al sud con uno stipendio si vive e bene) io invece mi sento così felice della ricchezza di questa vita non ingombra di inutili impegni ma ricca della bellezza di tutte le sfumature del mio quotidiano di moglie, madre, casalinga part-time,lavoratrice part-time e persona(riesco perfino a dedicarmi a me stessa…un hobby a settimana, il parrucchiere una volta al mese,una lettura impegnata e non tra i fornelli, i panni da stendere e i bambini che urlano)…
    Forza…restiamo saldi nel nostro cammino.!!.A volte più faticoso…ma pieno di soddisfazioni umane che né carriera e né facili scorciatoie etiche ci potranno mai donare….

    • Come mi sento a casa quando vi leggo.
      Ancora grazie per questo articolo.
      Da ex insegnante di tempo pieno, devo dire che è stata un’esperienza orribile. Da attuale insegnante di liceo confermo che c’è tanto bisogno non di pagliacciate (progetti, ore in più, insegnanti con la coda che così includiamo anche i coker…) ma di mamme e papà che fanno in coscienza il loro mestiere.
      Aiutateci nelle scuole. Non lasciate gli insegnanti a lottare da soli perché ai vostri figli sia garantita un’educazione umana. Partecipate da cattolici agli organi collegiali…siamo veramente in pochi. Buona e santa domenica a tutti…e una preghiera per la scuola.

  4. Noi abbiamo la grande fortuna di una scuola statale molto elastica con un solo pomeriggio obbligatorio a settimana e la possibilità ( decisa anche giorno per giorno) di lasciarli anche gli altri pomeriggi per giochi e compiti in caso di necessità. E’ un modello a mio parere molto vantaggioso.

  5. Io invece ho dovuto rinunciare al tempo pieno, perchè purtroppo da noi non esiste piu di una classe per scuola. Considerato che sono una mamma lavoratrice, anche cristiana (spero di meritarmi questo ultimo appellativo nonostante le mie mancanze) ci siamo aperti ai figli che”Dio vorrà donarvi” come suona la domanda che ti fanno quando tu sposi, e ne abbiamo ci que avrei volentieri scelto la scuola a tempo pieno per potermi godere i figli il pomeriggio. Essendo costretta a tornare a casa per il pranzo, devo tornare in ufficio il pomeriggio. Anche se l’orario me lo gestisco io, essendo socia con un’altra persona, gli impegni lavorativi esistono, non possiamo certo nasconderci sotto la sabbia, Ho rinunciato ad una parte dei compensi per vivere la famiglia, ma cerco di essere comunque responsabile del lavoro che mi spetta. Quindi benvenuto per me tempo pieno!

  6. Ma sì, Sara, stai serena! Soprattutto quando scrivi dell’attenzione diviso due invece che tre, questa cosa ai tuoi bimbi più piccoli E A TE farà bene! E Numero Uno non si sentirà certo abbandonato perchè resta a scuola fino alle 4 (io non mi sono mai sentita abbandonata, e ho fatto tempo pieno dall’asilo…). Non è Volpe e l’Uva, del bene c’è e tu l’hai visto 🙂

  7. Forse mi sono perso un pezzo! Io lavoro non solo perché è indispensabile per vivere, ma anche perché ho la fortuna di fare un lavoro che mi piace. Tre ore in più a scuola non mi sembrano un dramma per i bambini. L’importante è trovare una scuola in cui si creda nel tempo pieno e gli insegnanti sappiano coinvolgere i bambini. Piuttosto, tutto il mio tempo in cui non lavoro, è dedicato ai bambini (4). Non sembra che si sentano abbandonati.

    • Forse mi sono pezzo anch’io, chi ha scritto che i figli al tempo pieno si sentono abbandonati?

      • No, sono alcuni genitori che si sentono in difetto se invece che occuparsi dei gigli nel pomeriggio lavorano. Il mio pensiero è che i figli hanno modo di imparare di più con il tempo pieno e diventare più autonomi dai genitori. Pensiero da papà, le mamme penso vivano tutto ciò in modo diverso

      • Infatti, nessuno lo sostiene. Il punto, a mio avviso, non è giudicare quale formula sia migliore. Il punto è che è stata negata una possibilità, è stato imposto un percorso educativo che per qualcuno può non essere condivisibile o, semplicemente, preferibile. Un saluto, Sara.

  8. Concordo totalmente con Sara: il punto é che in Italia le famiglie non possono liberamente scegliere l’educazione scolastica che preferiscono per i loro figli. Su questo dovremmo fare una rivoluzione.

    • Verissimo, ma possono stare tranquilli quelli che vogliono i figli a casa, con i continui tagli sul numero di insegnanti per plesso è e sarà sempre più difficile garantire il tempo pieno.

  9. “inclusività”, quindi l’accoglienza verso tutti (bimbi con allergie, bimbi di diverse religioni, bimbi con problemi di apprendimento…… Proprio sicuri?
    Nomi collettiviiiiiiiiiiiii mi dai una mano?
    non me ne viene eeeeee!
    Beh una al catechismo la hai imparato?
    mumumuhhhh
    Oh Il segno dell Croce! che vuol dire?
    Ah la Trenità
    Trinità
    Ma non lo posso dire la maestra ha detto che non si può usare Gesù perchè c’è un bimba mussulmana
    Son solo la zia…quindi ho inforamto cognata e fratello

  10. Come capisco le tue preoccupazioni, sono proprio nelle tue condizioni, con la differenza che da noi la classe a tempo parziale, di solito, riescono ad attivarla per le molte richieste. E l’anno prossimo la prima primogenita inizierà l’avventura! Certo, occorre fidarsi anche per quelle 27 ore, i danni si possono fare anche in part-time…eppure abbiamo una grande arma, la Madonna, io glieli affido tutte le mattine e sto serena. Coraggio! Ce la caveremo!

  11. Io invece ricordo tutta un’altra storia. Vivevo (e vivo) al Sud, Le mamme lavoratrici erano una minoranza assoluta (la mia inclusa). Eppure tutti, da sempre, da i tempi di mia madre e mio padre, facevano elementari e materne a tempo pieno. Per me sono stati i migliori anni della mia vita. Poi, per motivi di fondi pare, in quarta e quinta elementare finito il tempo pieno. Ho un pessimo ricordo di quei due anni. Oggi trovare anche una sola classe che faccia tempo pieno dalle mie parti è impossibile, nonostante ci siano più mamme che lavorano

  12. tempo pieno o no ..la scelta è soggettiva e secondo me non c’è una scelta migliore o peggiore …c’è la scelta di quella o questa famiglia..
    e qui una scelta è stata negata !!!!!
    altre polemiche mi sembrano assurde…

  13. Da padre, capisco che il tempo pieno a scuola possa essere una necessità, ma da qui a riconoscergli un valore intrinsecamente positivo … Tutto il tempo che i figli trascorrono a scuola, è tempo educativo che la famiglia obbligatoriamente delega allo stato. E’ positivo, probabilmente, che i genitori non siano gli educatori esclusivi dei propri figli, ma è appunto alla famiglia che compete l’educazione, non allo stato ed è dunque alla famiglia che dovrebbe essere rimessa la scelta di dove, come, quando delegare tale fondamentale compito. Due figli su tre fanno il tempo pieno per mancanza di alternativa, ma la considero un’usurpazione.

  14. Senza pretese di generalizzare però riporto la mia personale esperienza quotidiana.
    Sono un insegnante di religione presso una scuola primaria della provincia di Torino e dopo diversi anni di insegnamento mi sento di dire questo: il tempo pieno non è fatto per i bambini. Punto e basta.
    Non è fatto per loro perchè otto ore a scuola per un bambino sono pesanti e nelle ore pomeridiane sono stachi, distratti e affaticati (e non mi riferisco solo alle ore della mia materia, ma a ciò che sento quotidianamente dalle colleghe). Non è fatto per loro perchè classi di 25/27 a volte anche 28 alunni di cui molti con difficoltà (stranieri non parlanti magari arrivati a metà anno, alunni dsa senza sostegno per cui con tanti alunni è difficile seguirli, alunni che vivono situazioni familiari difficili e ve ne sono sempre di più e mille altri problemi…) non sono luoghi dove la didattica può essere serenamente svolta. E si badi bene che i primi a rimetterci sono proprio i bambini ed in particolare quelli che hanno più difficoltà!
    Viviamo però in una società dove due genitori sono obbligati a lavorare entrambi e quindi con la figura dei nonni che va sparendo (a volte perchè lavorano ancora!) per diversi motivi non hanno persone cui affidare i figli se non con una spesa che non possono sostenere. Il tempo pieno didatticamente sarebbe la scelta migliore e poi io da piccolo andavo a scuola il sabato mattina e sono sopravvissuto! Gli incentivi non li danno ad una mamma che sceglie di restare a casa ad accudire i figli, ma a una mamma che sceglie il prima possibile di tornare a lavorare! Perchè alla fine produrre è quello che conta e pazienza se a farne le spese sono quei bimbi di cui si dice sempre di tenere conto del loro benessere salvo poi disattendere puntualmente la cosa in questo come in altri casi!
    Ci sarebbe poi un altro discorso che però ci porta lontano. La scuola inclusiva spesso ha perso in qualità e poi a forza di includere esclude chi non si uniforma al pensiero unico o politicamente corretto. E poi credo fermamente questo: il problema delle scuole non è l’innovazione tecnologica o l’edilizia (certo da non sottovalutare!). La scuola italiana ha perso l’anima e quando si perde l’anima il vuoto è riempito da altre cose che non fanno altro che incrementare e alimentare quel vuoto e sarà sempre più difficile risalire la china! Penso al problema dell’ideologia gender di cui personalmente mi sto occupando, ma gli esempi possono essere molti e su vari fronti. Non sono pessimista ma realista e credo di essere chiamato a svolgere uno dei lavori più belli del mondi, difficile ogni giorno di più, ma bellissimo.
    Non voglio giudicare nessuno però tutti i giorni mi trovo immerso in questa realtà e desidero raccontarla almeno in parte. Grazie all’autrice del post e a Costanza che l’ha ripubblicato sul suo blog. Se sono andato un po’ fuori argomento nelle battute finali chiedo scusa, ma chissà…magari potrebbe essere l’argomento di nuovi post!
    Andrea Musso

  15. Quando andavo a scuola trovavo che il tempo pieno fosse la soluzione migliore per imparare tante cose, anche a fare fatica! Da quando sono mamma trovo molto bello che la scuola abbia un tempo più limitato nella vita dei bambini: avere il pomeriggio libero può voler dire aiutare in casa e crescere più laboriosi e responsabili; può voler dire alimentare la creatività e la capacità di organizzarsi e controllarsi; può voler dire passare più tempo con mamma e papà che trasmettono così, più che con tante parole astratte, i veri valori della vita; può voler dire dedicare il tempo alle relazioni con gli amici; può voler dire imparare a riposarsi e a pregare…
    La casa però non è più il centro attorno a cui ruotano tutte le attività della famiglia: i genitori spesso passano tutto il giorno fuori casa! Così per la maggior parte di noi famiglie, le alternative sono che i bimbi arrivino a casa per stare da soli, mangiare da soli, fare i compiti, guardare la tv oppure giocare al pc, forse nel migliore dei casi seguire corsi sportivi o di musica… oppure stare a scuola! Se è questa la situazione, allora forse è meglio la scuola: almeno i ragazzi sono in compagnia e sono seguiti… riguardo le attività che si fanno a scuola, la qualità purtroppo varia molto a seconda degli insegnanti che ci sono..

  16. Probabilmente solo 7 bambini avevano un genitore che aveva potuto/voluto/dovuto rinunciare al lavoro. Insegno da 15 anni ni una scuola a tempo pieno, e forse su 800 famiglie non ne troveremmo una decina in grado di fronteggiare un tempo scuola ridotto (al lavoro di solito si aggiungono i tempi di spostamento). Il tempo pieno può essere un’ottima esperienza se gli insegnanti sanno riempirlo di significati e di valori.

  17. Imposizione di un modello educativo… ma (per non parlare di situazioni estere) se in Italia è dal 1860 che la scuola di stato impone il suo modello, i suoi tempi, le sue regole, i suoi contenuti!!! Allo stesso modo, per i ragazzi, cominciò allora una leva obbligatoria di “6 anni 6″, continuò coi “ragazzi del ’99” coscritti, poi col fascismo, di cui vogliamo anche tornare ad onorare il famoso sabato (tanto chissenefrega che i bambini devono stare un’ora in più a scuola dal lunedì al venerdì), magari con i neo-balilla. Reclute per ingrassare la macchina statale. Ma quando ci organizziamo seriamente in Italia per l’HOME SCHOOLING?

  18. Per correttezza rimedio a due errori che mi sono accorto di aver fatto scrivendo di fretta: quando dicevo che il tempo pieno sarebbe la scelta didatticamente migliore volevo dire in realtà tempo parziale (o modulo o 27 ore che dir si voglia) e poi quando parlavo di stranieri non parlanti (gergo squisitamente scolastico!) intendevo non parlanti italiano. Scusate.

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