Succede oggi. Milo

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di Sara Nevoso

Io la foto l’ho vista e, anche se non credevo, ho avuto i brividi. Che poi, se alle coppie gay urtano così tanto i sostantivi “mamma” e “papà”, non capisco perché i giornali abbiano titolato “la foto dei papà gay che commuove il mondo”.

Il pensiero è andato a mescolarsi con i ricordi, la memoria (ancora vivissima) della notte in cui è nato il mio primo bimbo e poi alle notti in cui sono nati il secondo e il terzogenito. Ho ricordato, cercando di acchiappare quell’emozione che mai e poi mai vorrei dimenticare, la gioia stupita, l’estasi rapita, l’immensa gratitudine che mi hanno attraversato testa e cuore quando le vite che avevo generato mi venivano dolcemente poggiate sul grembo.

Ho chiuso gli occhi e ho rivisto quegli esserini cercare il mio seno con il loro solo istinto a guidarli, ho risentito le mie mani tremare, la mia voce spezzarsi, le lacrime rigarmi il volto quando l’ostetrica mi ha detto: “bel lavoro mamma!”. Già, “mamma”, soprattutto la prima volta. Perché basta una volta per diventare quell’essere unico e speciale che è una madre, quell’essere così fortunato e baciato dalla Grazia che è capace di generare una vita nuova.

Dopo i ricordi sono arrivati i ragionamenti e gli “strizzoni di pancia”, di quelli che si sentono quando un’ingiustizia ci sembra così enorme che, dai, non ci si può credere, bisogna fare qualcosa! Dov’era la madre di quel bellissimo e dolcissimo bimbo?

Eppure io in una foto l’ho intravista, il suo viso sembrava urlare: “ma che state facendo?”, poi è scomparsa, impietosamente fagocitata da un fotoritocco che non riusciva a migliorare la sua immagine. Perché poggiavano dolcemente l’esserino appena nato su un petto villoso e non su un morbido e liscio ventre?

Io mi sono fatta un’idea. Oggi il “gay” rappresenta la categoria di persone che ha solamente diritti, qualunque tipo di diritto e, forse, nessun dovere. Per questo si chiama “felice”: niente gli tocca e tutto gli spetta.

Ha il diritto di non essere discriminato, ha il diritto di sposarsi, ha il diritto di comprare bimbi che altrimenti non può avere, di vestire come vuole, di frequentare chi vuole, di provocare senza scandalizzare, di essere capito senza neppure lontanamente fare, a sua volta, alcuno sforzo di comprensione. I signori che si prenderanno cura del piccolo Milo hanno dichiarato che il piccolo conoscerà tutti i tipi d’amore.

Tutti tranne il primo, quello che profuma di mamma.

62 pensieri su “Succede oggi. Milo

  1. …e, d’altra parte, che dire di quel losco figuro di Rousseau, che nell’Emilio, difende strenuamente l’allattamento materno appellandosi soprattutto alle relazioni emotive tra madre e figlio, ma anche perché animato da una certa diffidenza verso i metodi delle balie. Grazie a Rousseau quasi improvvisamente il Nursing divenne moda e le madri cominciarono a nutrire i bambini al seno anche negli strati sociali più elevati. Solo in caso di malattie veniva ammessa, su consiglio del medico, la presenza della nutrice.

    1. aaa

      quell’Altro ha avuto la decenza di fornirgli un amore paterno umano, Giuseppe, proprio perchè fosse uomo come tutti gli altri.

      Per il resto è ovvio che essere orfani non è una bella cosa, proprio per questo creare questa situazione di proposito è sbagliato.

      Avere figli non è un diritto.

    2. 61angeloextralarge

      Alvise: nemmeno in questi casi riesci a trattenerti? Taglia! Diventi molto odioso in queste occasioni ed è molto triste.

    3. Utero in affitto?
      Non penso proprio… un Annuncio e una Promessa che era una domanda a cui la Vergine a acconsentito.
      Maria già aveva deciso che sarebbe stato Vergine per sempre quindi Sposa di Dio.
      Maternità consapevole e vissuta appieno sino alla morte del Figlio Suo e Figlio di Dio.
      Mica il Figlio è stato “dato” ad altri così che Maria facesse solo da “incubatrice”…

      Alvise… appizza il cervello (dato che sei – a tuo dire – uno dei massimi conoscitori…) prema di dire scemenze!

      Giuseppe, Santo protettore e Padre putativo, giustamente “provveduto” dalla Provvidenza e anch’Egli non “usato”, ma consapevole e partecipante alla Volontà Divina.

        1. Ti svelo un segreto: se ci metti l’accento l’errore svanisce e resta solo una grafia un po’ antiquata (ancora negli anni ’30 del Novecento si scriveva normalmente “ò” e “ànno”: leggiti per esempio le commedie del signor Bonaventura di Sergio Tofano… tra l’altro lettura piacevolissima).

  2. vale

    beh, temo ce ne saranno altri di scene del genere. oranai anche se buona parte delle persone-come in Francia- riesce temporaneamente a bloccare la “nuova” educazione nelle scuole, subito ti rientra dalla porta di servizio.
    da ieri l’associaz. di cultura gay le refuge è stata riconosciuta dal ministero dell’educazione nazionale come “soggetto qualificato per la formazione”.
    per cui sovvenzioni dal ministero e interventi di sensibilizzazione nelle scuole.
    indovinate a sensibilizzare in che direzione?
    ( ripreso largamente art. del “foglio” di oggi pag 3)

  3. admin

    Ogni tanto qualche ben identificato commentatore protesta perché su questo blog si parla troppo spesso di gay e tematiche legate all’ideologia del gender; trovo curioso che di fronte ad una impressionante offensiva mediatica e culturale che coinvolge i principali network (tv, giornali, radio, cinema, fiction, spot, scuole, cartelloni 6×3, pubblicità, cantanti, attori, presentatori), ci si preoccupi delle residuali e minuscole sacche di resistenza rappresentate da qualche post su dei blog, o da articoli di poche testate on line tipo Bussola o Tempi, o da un Mario Adinolfi (ex deputato senza più partito che si oppone a intere maggioranze parlamentari), o dalle Sentinelle in Piedi e dalla Manif Italia (piccole realtà autofinanziate che organizzano silenziosi sit-in di protesta o flash mob dovendo anche sopportare azioni di disturbo e provocazioni a dispetto di chiassosissimi e variopinti gay pride ovviamente patrocinati da Regioni e Comuni).
    E’ evidente che un’ideologia falsa e fuori dalla realtà abbia bisogno di un martellamento continuo e senza oppositori per imporsi e proprio da qui nasce in qualcuno la paura di ritrovarsi come Golia di fronte al piccolo Davide e, nel dubbio, meglio lamentarsi della fionda.

    1. Fionda che è bene ricordasi, in mano al “piccolo” Davide, seppe abbattere il gigantesco Golia…

      Poi forse non sarà questa la storia che si ripeterà e sarà piuttosto quella dell’idolo dalla testa d’oro e il corpo d’argento (ma i piedi d’argillla)?

      “Aveva la testa d’oro puro, il petto e le braccia d’argento, il ventre e le cosce di bronzo, le gambe di ferro e i piedi in parte di ferro e in parte di creta. Mentre stavi guardando, una pietra si staccò dal monte, ma non per mano di uomo, e andò a battere contro i piedi della statua, che erano di ferro e di argilla, e li frantumò. Allora si frantumarono anche il ferro, l’argilla, il bronzo, l’argento e l’oro e divennero come la pula sulle aie d’estate; il vento li portò via senza lasciar traccia, mentre la pietra, che aveva colpito la statua, divenne una grande montagna che riempì tutta quella regione.” (Dn 2, 32-35)

      Staremo a vedere…

  4. admin

    ALL’IRACONDO COMPAGNO DEL SENATORE LO GIUDICE
    di Mario Adinolfi

    Voglio la mamma è stato accompagnato fin dal vagito delle prime pagine pubblicate qui sul web da valanghe quotidiane di insulti, a cui ovviamente sono stato accomunato io più come persona che come autore. Non mi sono mai attardato a rispondere, ma forse oggi è il caso di spiegare qualcosa al giovane compagno del cinquantaquattrenne senatore del Pd, Sergio Lo Giudice, che in un post si è lasciato andare ad una sequela di insulti attorno a me e al mio “libro vomitevole” (ipse dixit). A provocare tutto ciò, secondo il tipo, un inciso di una riga e mezzo nel mio post pubblicato sulla pagina Fb di VLM riguardo alla triste vicenda del bimbo down Gammy rifiutato dai genitori australiani che avevano usato in Thailandia un utero in affitto. Nell’inciso ricordavo che tale pratica è stata utilizzata in Italia dal sen. Lo Giudice e dal suo compagno, a suon di decine di migliaia di dollari e stigmatizzavo la compravendita.

    Dopo aver letto VLM un amico parlamentare del Pd che mi giudica da sempre troppo scapestrato per poter stare in un partito, mi ha detto: “Ti potevano perdonare tutto, ma non ti perdoneranno mai di aver scritto la verità”. Si riferiva ai compagni di partito. Evvabbè, pazienza, farò parte per me stesso e morrò pecora nera. La tessera del Pd non l’ho ripresa, ma resto convinto che a sinistra di questa roba si debba discutere. Su Sergio Lo Giudice e sul suo compagno ho scritto solo la verità, in quell’inciso di una riga e mezza: hanno speso una montagna di soldi, si sono comprati un bimbo, l’hanno deliberatamente strappato a chi l’ha partorito e privato della madre. Io ho scritto Voglio la mamma, dunque è abbastanza noto che io sia contrario a tale disumana pratica. Si affastellano vicende che danno i brividi (Gammy, gli embrioni del Pertini ormai nascituri, il bimbo acquistato e rifiutato dalla conduttrice tv Sherri Shepherd) e dovrebbero crescere almeno i dubbi. Io, che il Pd l’ho fondato e di cui sono stato parlamentare mentre Lo Giudice lo contestava, continuo a scrivere e a pensare che in particolare una persona di sinistra debba provare orrore per una pratica di compravendita di un essere umano indifeso e di sfruttamento di una donna in stato di bisogno. Voglio almeno discuterne. Invece no. Il ragazzo del senatore, forte dei soldini e dell’immunità del compagno, viene a scrivere che Voglio la mamma è un “libro vomitevole”. Che mi “augura il peggio”. Poi arrivano i suoi amici a dargli conforto.

    Per il suo amico Marco Saladini io sarei “un deficiente psicotico con gravi problemi di fondo a livello psicofisico”. Per Vittorio Palumbo sarei “un opinionista di merda” (Severino Antinori più efficacemente qualche settimana fa aveva usato per me l’espressione “sacco di merda”, oggi però è nei guai con i Nas). Per Nicola Gandolfi sono “un cesso col parrucchino” e minaccia bestemmie e denunce. Più prudentemente Michela Angelina auspica che “un giorno” io sia “denunciabile”. Gianluigi Amadei in un’articolata filippica afferma che io rappresenterei “l’omofobia espressa a livello gastrico” che in una società moderna “non ha diritto di cittadinanza” (scritto in maiuscolo, a sottolineare) e che nel Pd sono stato “un’infestazione virale” ma, tranquilli, “ci sono anticorpi che stanno facendo pulizia”. Ma la tirata che al ragazzo del senatore Lo Giudice è piaciuta di più, e l’ha sottolineata con un tenero cuoricino, l’ha scritta tal Myo Sotis per cui io sarei un “quaquaraquà oversize” che dovrebbe “vivere come le anatre obese nelle pozzanghere” anzi manco quello perché non vado bene “per il fois gras, per via del fegato steatosico”.

    Forse davvero a questa sinistra al fois gras non bisognerebbe rispondere, a questi lottatori contro le discriminazioni che attaccano sull’aspetto fisico toccherebbe regalare indifferenza, a questi campioni della libertà di pensiero che vogliono denunciarci, zittirci, impedirci di parlare e di scrivere dovremmo offrire solo uno schifato silenzio. Continueremo a farlo, come abbiamo fatto per mesi quotidianamente, nonostante la pioggia di insulti dalle prime ore del mattino a notte inoltrata. Solo una cosa ancora voglio dire al ragazzotto che s’è fatto comprare il figlio dal compagno ricco e potente: ragiona prima di scrivere. Perché se mi rimproveri di voler fare pubblicità al libro (sono reo confesso, ho scritto VLM perché volevo fosse letto, forse per questo ho pubblicato subito tutti i capitoli gratis su internet e per chi se li era persi da poco li ho ripubblicati) occhio a non andare oltre, occhio a non superare persino lo sloganismo dei pubblicitari, occhio a non scrivere due righe dopo ‪#‎lucahaduepapà‬. Primo perché non è vero. Luca ha un papà solo, sei tu, anche per l’anagrafe ed ha comunque una mamma. Secondo perché chi accusa un altro di farsi pubblicità non trasforma suo figlio in un hashtag. Terzo perché i figli non si pagano. E se non lo sai tu che sei iracondo, se non lo sanno i tuoi amici insultatori, lo sa il senatore Sergio Lo Giudice, che di te si fa scudo ma se è davvero una persona di sinistra sa che affittare l’utero di una donna che se lo vende è una pratica vergognosa, comprarsi il figlio che partorisce è una pratica vergognosa, privarlo per contratto del decisivo contatto con la mamma è una pratica vergognosa e che tutto questo si faccia perché dei soggetti forti hanno potere e denaro e altri soggetti deboli sono costretti a subire è un insulto a due secoli di storia della sinistra, è un insulto all’umanità.

    Potete anche avere il giornalista di Repubblica inginocchiato a cui con il ditino alzato fate scrivere che “non bisogna dire utero in affitto” e lui subito si pente e corregge (vedi intervista a Lo Giudice del 25 maggio 2014). Ma noi vi ripeteremo in faccia e senza paura delle vostre minacce e dei vostri insulti che gli uteri non si affittano, le persone non sono cose, i figli non si pagano.

    Senza astio personale, senza odio, volendo comunque bene a voi due e dando un abbraccio al piccolo Luca, a cui auguro davvero tutto il bene possibile, anche se tu a me caro Michele hai augurato il peggio.

  5. Spero io possa dire che personalmente l’immagine non mi procura alcuna particolare commozione… (o rischio qualche accusa?)

    Il testo a commento della foto poi è simpaticissimo:

    “Due uomini che stringono al petto il loro figlio nato da un’altra donna. L’immagine scattata dalla fotografa canadese Lindsay Foster sta facendo il giro del mondo, diventando il simbolo delle nuove forme di famiglia.

    La foto è del 27 giugno ed è stata scattata qualche attimo dopo la nascita di Milo, bimbo venuto al mondo grazie a una mamma surrogata che ha prestato l’utero ma non i suoi ovuli per realizzare il sogno di Bj Barone e Frankie Nelson.

    Nelle immagini si vedono i due neogenitori commossi, a petto nudo per favorire il contatto «pelle contro pelle» importante per il neonato.

    «Ognuno può avere la sua opinione», scrivono su Facebook i due papà. «Ma questo è un momento di amore puro e incondizionato che rappresenta l’essenza del Pride. L’amore non ha colore, né genere o preferenze sessuali».”

    “Stringono al petto il loro figlo…” Loro (cioè di entrambi), in base a cosa? Se uno dei due ha sfornito il suo seme (se…) caso mai – figlio di uno dei due…

    “…nato da un’altra donna…” Altra? Quale altra? Ce ne sono coinvolte altre… due, tre…?

    L’immagine sta “… diventando il simbolo delle nuove forme di famiglia.” Vabbè ognuno si fa i simboli che preferisce, rimarrebbe da discutere sulla semantica e il reale significato di “nuove forme di famiglia”…

    “…bimbo venuto al mondo grazie a una mamma surrogata che ha prestato l’utero” Opperò: “mamma surrogata”… se lo ha messo al mondo (partorito) sarà la madre, punto! Surrogata/o, sarà che ne fa le veci… (bruttissimo il termine surrogata/o ma non l’ho usato io…)
    “…che ha prestato l’utero…” Ma tu pensa come siamo avanti… ha prestato l’utero! Non sapevo si potessero “prestare” con tanta facilità, parti del proprio corpo… io presto l’utero (io no… non ne sono dotato), tu il fegato, tu un braccio, qualcuno magari anche il cervello…
    “ma non i sui ovuli…” Meno male! Ero già preoccupato…

    Bello il contatto «pelle contro pelle» importante per il neonato.
    Peccato che il bimbo cercherà una tetta, titta, seno (quel che vogliamo) dove attaccarsi e succhiare il latte…
    Ma che sciocco (io)! Anche quello in prestito…

    “…questo è un momento di amore puro e incondizionato che rappresenta l’essenza del Pride. L’amore non ha colore, né genere o preferenze sessuali”

    Se è amore “puro” non dovrebbe rappresentare nulla oltre ciò che è, ma no, già ci rappresenta niente popodimenoche… ” l’ESSENZA del Pride “. Mica bubbole… che poi sarebbe, l’essenza del Pride (pure maiuscolo)?
    E già il nostro piccolissimo Milo, è diventato inconsapevole testimonial… una strada già segnata, si direbbe…
    …………………..

    Mi spiace per la mia ironia, ma ‘sti giochini di parole, che vorrebbero presentare una realtà per un’altra e si ingarbugliano da soli, non li reggo 😉

    1. A parte ogni considerazione di sostanza, trovo repellente il clima da carnevalata della famosa foto giramondo. I due attori protagonisti a torso nudo sono mascherati da “mammi”, recitano una scena che (lo dicono loro) “rappresenta l’essenza del Pride”. Mi chiedo se – per cavarsi questo gusto – sarebbero disposti a sciropparsi, che so, una colica renale (che pare sia l’unica esperienza fisica a portata di maschio che sia paragonabile alle doglie del parto).

      1. Infatti in tutte le foto ricordo di questi primi istanti – per chi le ha o fa… che non è obbligatorio – tutte le mamme e i papà sono normalmente (uuuh che brutta parola “normalmente”…) a torso nudo 😉

    2. Roberta

      No, la cosa diabolica che si fa, mi sembra di capire, è che si usano gli ovuli di una donna, pagata per sparire, e si usa (appunto) un’altra donna, pagata per incubare il bambino per nove mesi e poi sparire, senza neanche allattare un giorno, senza far sentire mai più la sua voce al piccolo che l’ha ascoltata per nove mesi. Grazie e arrivederci. Perché? perché 2 madri =nessuna madre, e così possono alimentare questa pagliacciata dei 2 padri. Se guardo questa foto mi vengono i conati di vomito.

  6. Ma il gay è il distillato, la tintura madre dell’antropocentrismo. Monumento (temporaneamente) vivente all’uomo che guarda sé stesso. Caricatura dell’uomo, quindi.

  7. vale

    a quanto pare pensieri diversi:

    “Libero” pag.14 “ecco perchè ho fatto l’eterologa ed ho scelto il colore di mio figlio”.

  8. Annarita

    Che tristezza Costanza, che tristezza, avendo anch’io dei figli ed avendoli allattati a lungo mi viene una grande tristezza per la perdita della mamma di questo povero bambino e mi verrebbe da gridare: i bambini non sono cavie, non si possono fare sperimenti su di loro, lasciate stare i bambini, che non centrano nulla con le vostre derive mentali!!!!
    Lasciate stare i bambini che non sono un vostro diritto, i bambini sono un dono di Dio non dei cagnolini da comprare. Come si fa parlare di amore se non si fanno atti d’amore? E’ amore privare un bambino di una famiglia composta da padre e madre? O è egoismo puro? Povera anima, che il buon Dio venga in soccorso degli innocenti ormai non più difesi da una società barbara.

    1. Per non parlare dell’impegno di far conoscere al bimbo “tutti i tipi d’amore”, che con questi lumi di luna ha qualche sfumatura inquietante.

  9. vale

    oh,insomma, voialtri retrogradi contrari al poliamore…ed alle sfumature di grigio.anche al chiaro di luna….

      1. vale

        – Olà! grandi poeti incendiari, fratelli miei futuristi!…. Olà! Paolo Buzzi, Palazzeschi, Cavacchioli, Govoni, Altomare, Folgore, Boccioni, Carrà, Bussolo, Balla, Severini, Pratella, D’Alba, Mazza! Usciamo da Paralisi, devastiamo Podagra e stendiamo il gran Binario militare sui fianchi del Gorisankar, vetta del mondo!
        ….
        Li udite i singhiozzi della terra?… La Terra agonizza nell’orrore della luce!… Troppi soli si chinarono al suo livido capezzale! Bisogna lasciarla dormire!… Ancora! Sempre!.. Datemi delle nuvole, dei mucchi di nuvole, per coprire i suoi occhi e la sua bocca che piange!

        A queste parole il Sole ci porse dall’estremità dell’orizzonte, il suo tremulo e rosso volante di fuoco.

        Ma, mentre ci accanivamo, tutti, a liberar le nostre gambe e le nostre braccia dalle ultime liane affettuose, sentimmo a un tratto la Luna carnale, la Luna dalle belle coscie calde, abbandonarsi languidamente sulle nostre schiene affrante.

        Si udì gridare nella solitudine aerea degli altipiani :

        – Uccidiamo il chiaro di Luna!

        Alcuni accorsero alle cascate vicine: gigantesche ruote furono inalzate, e le turbine trasformarono la velocità delle acque in magnetici spasimi che s’arrampicarouo a dei fili, su per alti pali, fino a dei globi luminosi e ronzanti.

        Fu così che trecento lune elettriche cancellarono coi loro raggi di gesso abbagliante l’antica regina verde degli amori.

  10. vale

    p.s. siccome ne sentivo la mancanza ,dico, di novità sulla frankensteiningegneria, beccatevi questa:

    http://www.corrispondenzaromana.it/brevettare-gli-embrioni/

    L’International Stem Cell Corporation (Isc) ha chiesto in Gran Bretagna la brevettabilità di cellule staminali prodotte da ovociti attivati tramite partenogenesi: una divisione cellulare dell’ovocita senza fecondazione con seme maschile.

    come si è espressa la Corte di Giustizia dell’UE su questo caso? Cruz Villalon, dell’Avvocatura generale della Corte, ha redatto un parere – non vincolante per la Corte stessa – dove esprime consenso alla brevettabilità perché non saremmo in presenza di un essere umano allo stadio di embrione – soggetto non brevettabile – ma solo ad un insieme di cellule: «La mera circostanza che un ovulo non fecondato possa avviare un processo di divisione e differenziazione cellulare, analogo a quello di un ovulo fecondato, non basta a considerarlo un embrione umano».

    E in effetti la replicazione cellulare indotta da partenogenesi non produce un minuscolo organismo appartenente alla nostra specie, ma un mero aggregato di cellule. L’avvocato però chiarisce che se «tale ovulo viene manipolato geneticamente (ad es. usandolo per una clonazione umana) in modo che possa svilupparsi in un essere umano, esso va considerato un embrione umano e come tale dev’essere escluso dalla brevettabilità».

    se è vero che un ovocita stimolato artificialmente a replicarsi non è un essere umano dal momento che ha solo metà corredo cromosomico e non ha tutte quelle caratteristiche biologiche proprie dello zigote, ciò non toglie che giocare a sperimentare e lucrare con i primi mattoni della vita può essere piuttosto pericoloso sotto l’aspetto etico. Da una parte quindi bisogna tenere presente i reali risultati positivi sul piano della ricerca clinica che ci potremmo aspettare da questi brevetti e dall’altro i rischi di possibili derive: dai brevetti sui partenoti a quello sugli embrioni – già oggi oggetto di sperimentazione ma non brevettabile – il passo è breve. (Tommaso Scandroglio)

  11. …persecuzioni di cristiani in corso (mentre noi chiacchieramo).
    Il Papa (mi dicono) ha esortato i cattolici di tutto il mondo a accoglierli nelle loro case…

  12. admin

    Mi dispiace caro Giancarlo non poter di nuovo approvare un tuo commento. Abbiamo deciso (anche con i compagni di viaggio de “I falsi mirti di progresso”, Adinolfi, padre Maurizio e Scicchitano) di combattere la battaglia contro la teoria del gender e la cultura della morte con la ragione e con l’ironia e, a giudicare dalla rabbia che suscitiamo in alcuni ambienti, è una strategia che funziona. Ospitare certi commenti renderebbe poco credibile il lavoro che stiamo facendo.
    A presto
    Admin

  13. admin

    Mario Adinolfi:
    Oggi la procura di Roma ci fa sapere che i “i figli sono di chi li partorisce” e dunque i genitori genetici della triste vicenda degli embrioni scambiati al Pertini non potranno registrarli all’anagrafe. Pregasi procura di Roma mandare fonogramma ai tribunali lombardi che hanno accettato la registrazione all’anagrafe di bambini che donne ultracinquantenni hanno dichiarato come propri figli dopo averli acquistati in India e in Ucraina, a seguito di affitto di uteri altrui.

    1. E’ infatti una ben triste vicenda questa…
      Personalmentetrovo che la decisione della Procura di Roma sia saggia e in cuor mio temevo per una decisione di segno avverso, che avrebbe creato un pericoloso “precedente”.

      Verosimilmente la “battaglia legale”, non terminerà qui e speriamo non ci siano ulteriori sentenze che ribartino questa.

      La morale (almeno la mia…) è: giocate pure a fare i “creatori” e vi portete a casa le conseguenze…

      Considerazione che non è una morale ma un fatto, la conseguenza su questi figli contesi che si sarebbe verificata in ciascuno dei due casi:

      A) Sei figlio partorito da una madre, ma i geni e il tuo DNA e quello di altri…
      B) Sei figlio partorito da una madre, ma chi ti ha cresciuto è un’altra mamma e un altro papà…

      E’ un emerito illuso (ma direi di peggio) chi crede che, se e quando, i figli conosceranno una delle due realtà (in questo caso per ora una sola delle due ovviamente…), questo non avrà delle ripercussioni sulla loro psicologia e sui loro sentimenti.

      Qualcuno obbietterà che almeno uno dei due casi si ripropone nel caso di adozione (caso B).
      Verissimo, anzi proprio da queste esperienze abbiamo la conferma di come, nella generalità dei casi, sorge in chi è adottato, la spinta che potermmo quasi definire “ancestrale”, a ricercare i genitori biologici, ma il contesto dell’adozione parte da un presupposto totalmente diverso, seppure traumi siano possibili soprattutto se l’abbandono è nato da un rifiuto.
      Ma nel contesto di cui sopra, il punto di partenza è ben altro e la spiegazione “del perché e del per come” è un tantino più complicata e inevitabilmente più dolorosa.

      Quindi alla fine si torna alla domanda sostanziale: queste scelte (con rischi annessi e connessi), sono per il reale bene di chi?
      …………………………………….

      Mi sovviene questo passo della Scrittura:

      “Un giorno andarono dal re due prostitute e si presentarono innanzi a lui. Una delle due disse: «Ascoltami, signore! Io e questa donna abitiamo nella stessa casa; io ho partorito mentre essa sola era in casa. Tre giorni dopo il mio parto, anche questa donna ha partorito; noi stiamo insieme e non c’è nessun estraneo in casa fuori di noi due. Il figlio di questa donna è morto durante la notte, perché essa gli si era coricata sopra. Essa si è alzata nel cuore della notte, ha preso il mio figlio dal mio fianco – la tua schiava dormiva – e se lo è messo in seno e sul mio seno ha messo il figlio morto. Al mattino mi sono alzata per allattare mio figlio, ma ecco, era morto. L’ho osservato bene; ecco, non era il figlio che avevo partorito io». L’altra donna disse: «Non è vero! Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto». E quella, al contrario, diceva: «Non è vero! Quello morto è tuo figlio, il mio è quello vivo». Discutevano così alla presenza del re. Egli disse: «Costei dice: Mio figlio è quello vivo, il tuo è quello morto e quella dice: Non è vero! Tuo figlio è quello morto e il mio è quello vivo». Allora il re ordinò: «Prendetemi una spada!». Portarono una spada alla presenza del re. Quindi il re aggiunse: «Tagliate in due il figlio vivo e datene una metà all’una e una metà all’altra». La madre del bimbo vivo si rivolse al re, poiché le sue viscere si erano commosse per il suo figlio, e disse: «Signore, date a lei il bambino vivo; non uccidetelo affatto!». L’altra disse: «Non sia né mio né tuo; dividetelo in due!». Presa la parola, il re disse: «Date alla prima il bambino vivo; non uccidetelo. Quella è sua madre». Tutti gli Israeliti seppero della sentenza pronunziata dal re e concepirono rispetto per il re, perché avevano constatato che la saggezza di Dio era in lui per render giustizia.” (1Re 3, 16-27)

      Chissà se il giudizio fosse stato dato a Salomone nel in questione…
      Forse se la sarebbero cavata con un: “I figli sono due… sia dato ciascuno ad una madre diversa”.

  14. Questa vicenda di Roma ha lo stesso carattere tragico simbolico del racconto dei due gemelli di Salomone. Almeno, così l’ho letta fin dall’inizio, al di là del fatto di cronaca, già in sé lancinante. Ma non mi sembra abbia scosso più di tanto le coscienze purtroppo. Preghiamo, perseveriamo.

  15. Silvana

    Quanto durerà questo “capriccio” assurto a diritto? E che ne sarà di questi bambini? Ci sarà qualche altro “capriccio” che li toglierà di mezzo? Tremo all’idea…Silvana

    1. 61angeloextralarge

      Silvana: tremo e prego… Confido nell’infinita Misericordia di Dio: ogni tanto ripenso a Sodoma e Gomorra che non hanno fatto una bella fine, anche se sono certa che non è stato Dio a punirle ma tutto quello che hanno subito le due città è stata solo la conseguenza dei loro gesti.

  16. Claudia

    Il problema non è tanto il fatto che delle coppie omosessuali cerchino dei figli con la fecondazione artificiale (io vedo in proporzione più coppie etero che non vorrebbero mai adottare un bambino ma che sperano nell’eterologa, poi vagli a spiegare che il figlio comunque biologicamente parlando non è loro lo stesso); il dramma sta nella fecondazione eterologa in sè. Il dramma è che adesso sembra che ogni possibilità scientifica possa essere definita lecita a prescindere solo in quanto possibile in termini tecnici. L’etica ha perso il suo valore normativo: ogni capriccio è un diritto, ogni scelta è priva di responsabilità verso chi poi, con quella scelta deve conviverci tutta la vita. C’è questa idea dilagante per cui ognuno è libero di fare quello che vuole, peccato però che ci si scordi che avere la libertà di scegliere significa anche assumersi la responsabilità della scelte che si sono fatte; e qua, con un po di presunzione, credo che una donna che non si pone il problema del dramma che potrebbe vivere il proprio figlio, perchè il pancione lo vuole anche lei, per forza di cose, beh credo che quella donna, non avendo la forza di accettare un figlio adottato perchè partorito da un’altra, non abbia nemmeno la forza di gestire una situazione delicata come quella di dover spiegare a tuo figlio chi l’ha cresciuto e portato in grembo non è anche il genitore biologico, o peggio che i genitori biologici non sono rintracciabili.. perchè hanno voglia di dire che questi bambini verranno amati come gli altri, ma tu un figlio puoi amarlo quanto vuoi (e anche su questo ci sarebbe da ridire, perchè io per il bane di mio figlio non lo farei nascerein questo contesto) ma poi se quello crescendo si sente un esperimento scientifico prima che una persona tu come madre hai fallito, a prescindere da tutto l’amore del mondo. Ma siamo sicuri che sia possibile far crescere sereno un bambino spiegandogli allo stesso tempo che il mistero della vita nel suo caso è riducibile alla fecondazione in provetta. E anche ammesso che sia possibile in assoluto, dubito che una situazione così delicata sia gestibile da donne e uomini che non hanno saputo limitare il proprio delirio di onnipotenza.

    1. elisa

      Io mi chiedo solo se qualcuno di voi che commenta osteggiando tanto la fecondazione in vitro di per sé (eterologa od omologa che sia) sappia di cosa sta parlando. Sapete dello strazio che si vive nel non poter diventare genitori? Sapete del senso di vuoto, di fallimento di disperazione che si sente dentro? Certo i figli sono un dono, ma quando ti guardi intorno e vedi che questo dono arriva ovunque, a destra e a manca, senza un criterio e a te no…. Beh non è così semplice essere lucidi e non tentare il tutto per tutto per cercare di ottenere ciò verso cui tutti noi tendiamo…. LA VITA.
      Vi chiedo di immedesimarvi un po’ di più nella vita degli altri quando li giudicate con tanto disprezzo e altezzosità, non avete nemmeno idea di cosa si celi dietro certe scelte e dietro le vite delle altre persone. Parlate tanto di amore e carità, beh per favore dimostrate con i fatti che non sono solo parole. Non esistono solamente le stupide sessantenni che vogliono diventare mamme a tutti i costi o le coppie omosessuali…. Esistono magari anche persone sopravvissute ad un tumore e diventate sterili a causa delle cure che senza la fecondazione non sarebbero potuti essere gli splendidi padri e le splendide madri che sono di bambini assolutamente sani e felici, che non hanno mai subito nessun tipo di trauma.
      Mi sembra sciocco sottolineare che per chi ha avuto un tumore adottare un bambino è pressoché impossibile vero?
      Provate a mettere il naso fuori dalla VOSTRA realtà e vi accorgerete che non è solo tutto BIANCO o tutto NERO, ma che ci sono tante “sfumature di grigio” (per fortuna non orribili come il libro – concedetemi una battuta) che meritano di essere conosciute e capite.

  17. ” L’etica ha perso il suo valore normativo: ogni capriccio è un diritto, ogni scelta è priva di responsabilità verso chi poi, con quella scelta deve conviverci tutta la vita. ”

    Rsponsabilità che, poi, rimanda subito al l concetto di colpa e di pena, in cielo e, anche e soprattutto, in terra, ovviamente…

    Stiano attenti le “donne gli uomini che non hanno saputo limitare il loro delirio di onnipotenza”..

  18. admin

    Senti Giancarlo credo di avere un serio problema di linguaggio e di termini con te, mi dispiace. La questione del linguaggio la consideriamo molto importante perché è la forza del blog e dell’opera di Costanza.

    1. Giancarlo

      Non c’è problema Admin, qui siamo a casa vostra ed avete il diritto di censurare qualunque intervento. Però vorrei che fosse chiaro a tutti che nel mio ultimo commento, che (mi pare di capire) sarà censurato, io non ho usato né parolacce né offese gratuite contro nessuno. Poi ognuno ha la propria sensibilità e posso tranquillamente accettare che non vi piaccia il mio modo di esprimermi. Ma ti prego di darmi atto del fatto che non ho offeso nessuno. Grazie.

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