Essere forti non è mai l’unica scelta possibile

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di Costanza Miriano

Qualche giorno fa mi è capitato di leggere una citazione da Fight Club, di Chuk Palahniuk: «Non sai mai quanto sei forte finché essere forte è l’unica scelta che hai». Effettivamente. Io mi autorappresento come una specie di impavida eroina, ma se c’è l’uscita di emergenza la infilo con disinvoltura.

Poi ci sono situazioni in cui non si può sfuggire, non si può infilare un’uscita d’emergenza: un figlio malato, il lavoro che manca, una mamma che muore, i nostri difetti, le debolezze che proprio non riescono a essere vinte. Bisogna stare lì, consistere. È lì che si vede di che stoffa siamo fatti.

Be’, io sono fatta di una stoffetta da due soldi, personalmente. Già lo so, e sinceramente mi eviterei la prova. La cosa bella è che noi cristiani lo possiamo dire serenamente: siamo di una stoffa debole, tutta rattoppata, che al primo attrito cede. Noi non siamo affatto meglio degli altri, di nessuno proprio. Solo, noi abbiamo una possibilità. Per noi non è come per quelli del Fight club, per noi essere forti non è mai l’unica scelta possibile. Noi possiamo sempre alzare lo sguardo e chiedere aiuto, guardare la nostra debolezza, riconoscerla, e chiedere a Gesù di prenderla su di sé.

D’altra parte, lui è quello che va ad aprire il sepolcro di Lazzaro e a tirarlo fuori dalla morte. Marta e Maria lo rimproverano, ma se il loro fratello, il caro amico del Signore, fosse stato vivo, lui non avrebbe fatto vedere la sua potenza. Ecco, credo che con noi voglia fare lo stesso: permette che moriamo, che facciamo vedere, prima di tutto a noi stessi, tutta la nostra debolezza, per tirarci fuori dalla morte. Questa prima di tutto è la buona notizia del tempo di Pasqua: non siamo mai noi che ci salviamo da soli, non siamo noi che dobbiamo essere forti, non siamo noi che ci tiriamo fuori dal sepolcro della nostra debolezza, del peccato, dei difetti. È un Altro. Essere forti per noi  non è mai l’unica scelta. Si può sempre essere deboli.

fonte: Credere

 

14 pensieri su “Essere forti non è mai l’unica scelta possibile

  1. Daniela

    …” Io sono Lazzaro, vengo dal regno di morti, sono tornato per dirvi tutto, io vi dirò tutto.”…T. S. Eliot

  2. maria elena

    E più vediamo la nostra debolezza, più ci appoggiamo a Lui, Signore da chi andremo? A volte fuggire sembra la soluzione più facile, ma non la migliore, chi ci sostiene? E a volte la paura ci fa interrompere quel filo diretto con il Signore che ci lascia liberi, ma fidarci è sempre la scelta migliore, Lui si che è un alleato potente! Grazie e buonagiornata.

  3. Massimo

    Cara mia,
    Noi possiamo scegliere di non essere forti perchè Qualcuno prima di noi ha scelto di non essere forte. Un tipino, che ti sarebbe piaciuto, che risponde al nome di Simone Weil trovò la cosiddetta Terza via. Si dibatteva su quale potesse essere l’immagine di Dio. Che poteva rimanere coerente con la presenza del dolore nel mondo Chi diceva onnipotente e crudele, chi limitato ma compassionevole. E poi arrivò lei, voglio dire, neanche Kant c’era riuscito. E questa donna, in due balletti, trova la terza risposta, la più scandalosa. Onnipotente, amorevole, ma che sceglie di essere debole.
    Bè, da una che confessa di provare il sentimento di invidia quando ripensa a Gesù in croce, non è che potevamo aspettarci qualcosa di meno.
    Buona giornata Costanza,

    Massimo

  4. Giancarlo

    Naturalmente, certo. Per fortuna noi non dovremo salvarci da soli, ma sarà il Salvatore a tirarci fuori dalla morte. Possiamo ben permetterci di essere deboli. Anzi, a ben vedere, riconoscere la nostra debolezza è la vera nostra forza. E’ la forza che distingue noi cristiani dagli altri: noi accettiamo ed amiamo la nostra croce.

    Però sia ben chiaro: noi siamo chiamati a riconoscere la nostra debolezza (così la nostra debolezza diventa la nostra forza), ma mai, in nessun caso siamo chiamati a fare scelte deboli. Al contrario! Noi siamo chiamati a perdonare, ad amare, a sacrificarsi; sono scelte forti per persone che si rivestono della forza di Gesù. Anche nella testimonianza, oggi più che mai, occorre forza fino ad arrivare alla lotta contro i nemici dell’uomo. Basta pensare alla “istituzionalizzazione” delle teorie (follie) gender per comprendere quanto sia urgente fare “scelte forti”.

    http://www.lanuovabq.it/it/articoli-pensiamoallobiezionedi-coscienzaverso-lo-stato-9487.htm

  5. Franca 35

    Cara Costanza, ancora e sempre grazie. “Bisogna stare lì, CONSISTERE”. Sapendo di poter contare sulla Sua forza.

  6. giuliana75

    È pacificante questa consapevolezza che non dobbiamo contare sulle nostre forze. Non rilassante, no, ma pacificante si. Il motto “volli sempre volli fortissimamente volli” di alfieriana memoria può sedurre temporaneamente ma dopo un poco la fatica immane di sostenere sulle spalle il dolore, la debolezza, la fragilità, anche le paturnie nostre diventa odiosa, e a quel punto non riesci a pensare ad altro che ad una scappatoia, un’uscita di emergenza che abbia possibilmente una leggina adatta a giustificartela, tanto per sentirti borghesemente a posto e rispettabile agli occhi della società. Una donna che fugge da un matrimonio finisce su Chi l’ha visto e tutti si chiedono come sia possibile abbandonare il tetto coniugale e i figli senza una parola. Ma se la stessa donna avesse fatto ricorso ad un tribunale per un più sostenibile e moralmente accettato divorzio allora nessuno avrebbe niente da dire.
    E poi esiste una terza via (non ho letto Simone Weil, ma mi approprio per un attimo di questa bella espressione…scusami Massimo!). La via dell’obbedienza al proprio posto, al posto d’onore che ci siamo scelti un giorno preciso della storia e in cui Un Altro ci ha onorato della Sua presenza, perché glielo abbiamo chiesto, consci della nostra miserevole volontà. La cosa bella è che standoci fino in fondo possiamo pure scommettere che si può essere felici e non pensare più ad alcuna uscita di sicurezza. Ammettere le nostre debolezze significa non provare nessun senso di straniamento alla nostra realtà, assaporare ogni momento della giornata come un dono da abbracciare.

    1. Sara

      Sì, anch’io trovo questa consapevolezza pacificante. E liberante.
      Grazie, Costanza: quel dover consistere è lucente!

  7. Lucia

    “Senza di me non potete far nulla”Anche quando credo di essere stata proprio brava,mi rendo conto che invece non ho fatto nulla e il pochissimo di buono che c’è in me dipende da Lui.A volte basterebbe solo arrendersi e lasciarlo fare…starsene li molli molli,abbandonando tutte le cosucce che ci piacciono.E allora si che ne vedremmo delle belle.Ma quelle cosucce ci piacciono troppo,e mollarle a volte è la cosa più faticosa.Grazie Costanza,come sempre.

    1. Massimo

      Ciao Lucia,
      No. Molle molle, no dai.
      È una danza, meglio: è un tango argentino. Occhi nei suoi e attenta ai suoi movimenti, pronta per seguirlo al suo minimo cenno, vedrai che armonia.

      Buon tango,

      Massimo

  8. 61angeloextralarge

    Costanza: stoffetta da due soldi? E io, allora? Un soldo? 😉
    Comunque a volte la stoffetta da due soldi è più preziosa del broccato… Il valore dipende dal Sarto e dalla docilità della stoffetta.

  9. Lucia

    Grazie Massimo!Considerando quanto ami la danza(scozzese e ottocentesca!!!!) è un paragone azzeccatissimo!E lo sai qual’è il mio grande difetto?Che non mi lascio andare!!!!!Sono talmente concentrata a dover fare i passi giusti che mi viene voglia di guidare e di fare il cavaliere anzichè la dama!!!!Tutto torna vero?Chissa’ se mi verrà voglia di provare anche il tango….Buone danze anche a te!

    1. Massimo

      Ciao Lucia!
      Non ti credere.. Fa paura anche guidare la danza, si sente il peso della responsabilitá.
      Ma ognuno deve obbedire al suo ruolo, così veniamo educati, formati mentre proviamo ad amare e ad obbedire.
      Fai una sorpresa a tuo marito, portalo ad una lezione di tango argentino, e vedrai. Per esperienza personale con mia moglie, poi i ruoli della moglie e del marito ti rimangono più impressi.

      Massimo

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