Duri e puri?

Sul post Mia madre Chiesa risolverà tutto, si è sviluppata una discussione molto animata e interessante. Vale la pena allora riproporre come post questo commento del nostro Andreas.

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da un commento di Andreas Hofer

Credo di comprendere lo stato d’animo di sweety anche se vorrei approcciare la questione da una diversa angolazione. Perché questa è una tentazione che mi tocca da vicino, molto vicino. Sempre viva, questa che chiamerei la “tentazione della verità”, alla quale spesso e volentieri ho ceduto e cedo ancora. Quindi via ogni riferimento a terzi o velleità da “primo della classe dei virtuosi”. Ciò che scrivo si riferisce prima di tutto a me stesso, anche se ritengo che altri possano riconoscersi in questo mio percorso di vita e forse trarne qualche spunto utile a non ripercorrere i miei stessi errori.

È un discorso molto delicato, sempre a rischio di banalizzazione e perciò fonte di malintesi, polemiche velenose e così via. Cerco di articolare meglio che posso quanto intendo dire, senza pretesa di esaustività. Se posso permettermi un consiglio, è straordinaria la maniera in cui ne scrive Fabrice Hadjadj nel suo bellissimo Anti-manuale di evangelizzazione (tutto quel che scrive Hadjadj non è semplice “teoria” o “dottrina”, sono “ruminazioni” che toccano corde profonde, favoriscono un incontro personale che coinvolge tutta la persona).

Occorre prima di tutto guardarsi dal confondere la fede cattolica con la militanza in una sorta di “partito religioso” così come dall’intellettualismo esasperato che riduce la fede (che è “fare credito a Dio”, una comunione spirituale con Cristo, un rapporto vivo e personale) a ideologia. L’unione dello zelo e dell’impazienza rischiano di portare il cattolico fervoroso a mutarsi in un “cattolicista” che “milita” nel cattolicesimo come “militerebbe” in un partito politico. Crede di dover trasmettere una semplice dottrina, una “conoscenza”, un possesso intellettuale, un pensiero collettivo. Da qui il dualismo sociologico tra una élite di puri e duri “illuminati” e la massa dannata di “non illuminati”, meritevole unicamente di disprezzo.

L’errore del “cattolicista” è di valutare troppo poco l’uomo. L’uomo non è un animale, così le verità della fede non sono stimoli nel senso pavloviano del termine. Non basta “enunciare” la verità e aspettarsi che l’uomo alzi la zampa in segno di assenso. Se così fosse l’obbedienza della fede sarebbe la risposta a una serie di slogan, a una serie di parole d’ordine, e l’uomo sarebbe niente altro che un homo zoologicus. L’uomo invece è libero perché in lui c’è anche lo spirito. In questo senso la “risposta negativa” va messa in conto per tanti motivi. In primo luogo per l’inadeguatezza dell’annunciatore, che spesso annuncia solo una verità troppo umana o perfino deformata. In secondo luogo perché il Vangelo pretende di conoscere il cuore di ogni uomo meglio di quanto egli stesso lo conosca. E questa pretesa è tanto provocante e intensa da poter suscitare, di primo acchito, una feroce reazione negativa.
Quindi il rigetto può avvenire tanto perché si è capito male il Vangelo, per l’inadeguatezza dell’annunciatore umano, quanto perché lo si è inteso benissimo ma si rifiuta di risconoscersi insufficienti rigettando la grazia in nome di una “morale della padronanza di sé”.
Il problema, non di poco conto, è che per una creatura è impossibile giudicare cosa sia davvero avvenuto nel cuore di un’altra creatura, in primo luogo se si trovi o meno in stato di ignoranza invincibile. Creatura che ad ogni modo reca sempre in sé il calco di Dio almeno come presenza di creazione (forse anche di grazia, ma non lo sappiamo). Questo non ha nulla a che vedere col buonismo del “volemose ben”, che annacqua l’annuncio onde evitare ogni scontro, cioè la manifestazione esteriore della reazione negativa interiore.

Perciò non bisogna confondere la “santa ira”, o la “ira moderata” di cui parla san Tommaso d’Aquino, con l’indignazione farisaica. La prima è quella forte passione con cui il cristiano “incarna” la resistenza al male, è una sorta di “supporto emotivo” con cui diamo forza ed efficacia alle nostre azioni buone che, altrimenti, resterebbero allo stato potenziale, ineffettive. Un magistrato che nell’esercizio delle sue funzioni non fosse spinto da una forte passione per la giustizia è a rischio. Rischia di diventare un mero funzionario capace di servire indifferentemente anche un ordine giuridico di stampo nichilista. Gli esempi attuali si sprecano.

La santa ira è espressione di misericordia. La misericordia non è, come spesso alcuni sembrano credere, la semplice “tenerezza”. Misericordioso è chi prova afflizione per il male (fisico e morale) che ha ghermito un’altra creatura come se avesse colpito se stesso. E per questo vorrebbe levarle quel peso, liberarla dal male che l’aggredisce.
Questo è il fondamento dell’ira di Dio, è il motivo per cui le Scritture Gli attribuiscono la gelosia: vedere la propria creatura che si autodistrugge e reagire con forza per rammentarle che il suo posto non è insieme ai porci nel pantano a mangiar ghiande, ma sono le nozze eterne con lo Sposo, il Dio-Creatore. Non bisogna dare letture troppo “umane” dei passi evangelici e interpretare le “parole dure” di Gesù come un salvacondotto che legittimi le nostre personali rudezze. Bisogna sempre chiedersi se la nostra durezza è ispirata da questo amore infinito e misericordioso oppure da moventi assai più terreni. Altrimenti diventiamo delle maschere teatrali, degli imitatori scadenti e superficiali, rischiando di infliggere ferite molto profonde al nostro prossimo.

L’indignazione è tutt’altra cosa: è quello stato d’animo sentenzioso, giudicante e risentito di chi si sente interiormente “giusto”, perennemente in cerca di “colpevoli” da additare. “Indignati” sono tutti gli “incorruttibili” della storia, l’eterno “partito dei puri” che comprende coloro che sono soliti presentarsi, alla stregua dei farisei, come i “più giusti dei giusti” . Questa falsa purezza si presenta sempre sotto forma di ipersensibilità allo scandalo. Stracciarsi le vesti con troppa frequenza, come Caifa “scandalizzato” di fronte a Gesù per le sue “bestemmie”, è il sintomo di un’anima che non sente più bisogno di conversione. Cieca di fronte al proprio male, vede solo quello altrui. Non vedere in sé alcuna traccia di male equivale ad esserne pervasi al punto da essere divenuti ciechi. Per questo qualcuno ha detto che l’attitudine all’indignazione permanente è indice di una grande povertà di spirito.
Il “puro” ha una necessità assoluta, quasi fisiologica, dello “scandalo”, è il suo rifugio psicologico. E’ la cosiddetta “memoria negativa”. Il “puro” ha bisogno di sentirsi moralmente superiore. Perciò ricorda e nota solo ciò che conferma la sua convinzione di vivere in un mondo orribile.

È una tentazione cui tutti siamo soggetti (di chi scrive per primo, ripeto a scanso di equivoci): usare le cose sante della fede come valvola di sfogo del nostro malessere, ripetere ossessivamente che tutto va male, denunciare le cospirazioni dei malvagi per sentirci migliori. È umano cadere ed è sbagliato anche essere troppo duri con se stessi. Ma la tentazione va riconosciuta come tale per poter essere contrastata. In caso contrario rischiamo di cadere inavvertitamente nella tentazione del «Signore degli Anelli»: combattere il male con gli strumenti forgiati dal Signore oscuro. Col rischio, poco alla volta, di finire per assumere le sue sembianze.

38 pensieri su “Duri e puri?

  1. Che dire (o che aggiungere)… poco, nulla.

    “Misericordioso è chi prova afflizione per il male (fisico e morale) che ha ghermito un’altra creatura come se avesse colpito se stesso.”
    Per la mia vita concreta qui trovo il nocciolo.

    Il motivo, il senso, quella “caritas christi” (urget nos) che arriva a far dire a S. Paolo “vorrei infatti essere io stesso anàtema, separato da Cristo a vantaggio dei miei fratelli…”

    Come sempre Andreas, grazie.

  2. Grandissimo, straordinario articolo, che smaschera una MAREA di fariseismi contemporanei (miei in primis).
    Grazie, è stato davvero un piacere leggerti ;)!

  3. anna

    Non bisogna dare letture troppo “umane” dei passi evangelici e interpretare le “parole dure” di Gesù come un salvacondotto che legittimi le nostre personali rudezze. Bisogna sempre chiedersi se la nostra durezza è ispirata da questo amore infinito e misericordioso oppure da moventi assai più terreni. Altrimenti diventiamo delle maschere teatrali, degli imitatori scadenti e superficiali, rischiando di infliggere ferite molto profonde al nostro prossimo.

    ne so qualcosa!!!!

  4. sebastiano

    Grazie Andreas. I ceffoni che dava Padre Pio a qualche penitente dolevano poco sulle guance dei penitenti e molto sulle mani piagate del santo cappuccino. Quella, è la migliore immagine che posso dare della santa Ira.

    Che paragone impietoso con le mie correzioni, così piene di auto-compiacimento, così povere di amore del bene e della verità.

  5. Giancarlo

    Scusate se mi permetto ma l’unica persona mossa dall’indignazione, nel post “Mia madre chiesa risolverà tutto” è Sweety. Tanto per rimettere un po’ di ordine, riporto un commento di Sweety rivolto a me:
    “Caro Giancarlo, (quasi) tutti i tuoi commenti ridondano di cattiveria (tranne quelli – molto belli – su tua moglie) . Chiamala rigore, a me non interessa, ma non hai mai una parola di compassione, enanche nei confronti di Bariom (che non mi pare destinato all’Inferno). personalmente faccio la comunione tutti i giorni e mi confesso una volta a settimana e ti assicuro che mai nessun prete mi ha detto “sei buonista”. Anzi, semmai che sono troppo rigorista con me stessa. Ma con gli altri cerco di non essere buonista, ma buona sì. Non dico che ci riesco, ma vedere come tu e altri qui platealmente ve ne fregate del precetto della carità mi fa specie, e l’ho detto. Adesso smetto anche perché non credo che ci sia un senso a continuare questa polemica, volevo solo avvertirti che all’inferno ci si va per tante strade e quella di scrivere commenti che non mostrano pietà nei confronti degli interlocutori è una. Tanto per usare il tuo linguaggio. Io due pensierini sopra ce li farei, ma se tu ti accontenti di vivere un cristianesimo così, vivi sereno e tanti auguri.”

    Per quanto mi riguarda, non mi sono mai lasciato spaventare dai peccati altrui né mai alzerò la voce contro un peccatore, fosse anche il più rivoltante stupratore seriale di bambini. Io alzo la voce E CONTINUERO’ A FARLO quando qualcuno vuole trasformare il peccato in diritto, quando vuole seppellire di misericordia la ribellione, quando vuole chiamare bene ciò che invece è male. Proprio quello che sta facendo il card, Kasper.

    1. sweety

      e io CONTINUERO A INDIGNARMI di fronte a questi toni ed ad alzare la voce quando qualcuno vuole giustificare la rudezza con il cristianesimo. Perché, di 100 modi di dire no, devi scegliere sempre il può antipatico? si chiedeva un santo, indignato pure lui (e che mai le ha mandate a dire a nessuno).
      Tra l’altro, i miei toni riferiti a voi sono anche essi da condannare, sia ben chiaro, ma visto che vostre – almeno le tue – risposte sono sempre “ma io lo faccio a fin di bene”…io lo faccio con te a fin di bene.
      Si vede il bene che portano, no? Magari se avessi usato toni più dolci il messaggio sarebbe arrivato prima, no? E invece ho volutamente scelto toni duri, tanto per farti capire quanto sono utili e “cristiani”.

  6. Ringrazio tutti. Mi preme sottolineare, ancora una volta, che non era mia intenzione accendere o rinfocolare polemiche personali. Ho preso solo spunto da alcune cose lette per mettere in file pensieri che “ruminavo” da tempo. Credo però che ci sia un motivo profondo se il Papa insiste così tanto sulla “mondanità spirituale”. C’è un reale pericolo di incorrere in una “falsificazione del bene”. Comunque è un tema su cui, se avrò modo, conto di ritornare.

  7. JoeTurner

    Il vero cristiano non è colui che appartiene al nostro stesso gruppo confessionale, bensì colui che attraverso il suo essere cristiano è divenuto veramente umano

    1. Giusi

      Joe ma stai facendo il digiuno quaresimale da facebook? Non ci sei più! Ogni tanto mi andavo a leggere le tue perle!

  8. Roberto

    Mi piaceva l’idea di fare qualche osservazione, assaggiando a un po’ della carne che Andreas ha messo al fuoco, restando nel solco di evitare di ravanare polemiche. Definiamolo pure un contributo a titolo puramente personale. E ahi!, sono stato disgustosamente lungo.

    C’è un aspetto dell’ira – chiamiamola santa o come vogliamo – sul quale vorrei soffermarmi, anche perché mi capita spesso di rifletterci sopra. L’ira che si nutre nei confronti di coloro che recano scandalo ai piccoli, ai semplici la cui fede viene turbata da coloro che abusano della loro autorità all’interno della Chiesa.

    http://books.google.it/books?id=_lOBuAQlEtoC&pg=PA62&dq=natura+compito+teologia+%22giudicando+oggi%22&hl=it&sa=X&ei=YdcgU9LHIsHnywOs6oHABg&ved=0CDMQ6AEwAA#v=onepage&q&f=false

    Mi pare che si possano distinguere due tipi di ira: la prima relativa a un male che ghermisce la creatura e che su di essa è circoscritta (anche se poi noi sappiamo in realtà che non esiste peccato che si possa considerare ‘rinchiuso’ solo in una cerchia ristretta: ogni peccato riverbera misteriosamente su tutto il genere umano).

    C’è poi il peccato che non si accontenta, che reca scandalo e “scandalizza i piccoli”.

    Davanti a questa fattispecie, la questione dell’ira si complica. Perché non c’è solo il peccato, ma c’è la volontà di peccare e la volontà di chiamare il peccato, virtù.

    Ora, per le più varie ragioni che non avrebbe senso enumerare, spesso chi nella Chiesa avrebbe responsabilità di riportare all’ordine chi suscita questo genere di disordine, resta inerte, o così pare.
    Non dico che non vi siano ragioni: la mancanza di un vero strumento di coercizione da usare sui ribelli, la preoccupazione di dilatare lo scandalo, come pure ragioni di prudenza umana non molto edificanti… non ha importanza, in fondo, stabilire i motivi dei singoli, che non conosciamo.

    Resta il fatto. Faccio un esempio; magari mi spiego meglio. Perché la Chiesa non può limitarsi, come pure qualcuno al suo interno vagheggia, a condannare l’aborto senza pretendere che un suo eventuale divieto per legge, comporti anche una punizione, un qualche genere di sanzione? Perché è parte del diritto che un comportamento vietato venga sanzionato, non per “cattiveria”, per volontà di rivalsa, ma per un’esigenza di giustizia. Ciò che è vietato va sanzionato. Se mai si sanziona, ecco spegnersi nella coscienza, civile o religiosa, la percezione della proibizione.

    Perché in molti, e anch’io metto me per primo in questa riflessione, desidereremmo vedere sanzionati certi andamenti? Almeno qualche volta!
    Per sentirci migliori? Per proiettare il nostro male sugli altri?
    Sia chiaro che ognuno deve interrogare se stesso, e farlo senza stancarsi e senza mai dare per scontato di avere una risposta definitiva.
    Per me, rispondo in linea di massima, no. La ragione è quella di cui sopra. Non il peccato, ma la volontà di peccare e desiderare al tempo stesso di costringere la Chiesa a farci innocenti (ma non redenti) è quel che non è tollerabile.
    Per questo, mi farebbe piacere vedere “sbattuti fuori a calci”, per prendere in prestito le parole di Giancarlo (per un concetto che anche io ebbi modo di esprimere più volte proprio qua e di certo non sono così ipocrita da voler rinnegare per ‘farmi bello’) alcuni soggetti che, non tanto lo meriterebbero (e pure lo meriterebbero… ) ma infliggono dei guasti terribili, e non solo a se stessi.

    Bariom, mi permetti di tirarti in mezzo? Lo sai perché non mi stupisce affatto che accusi te stesso di essere un collerico, di avere questa spina nella carne?

    Avrei piacere di raccontartelo: nel tuo modo di porti, di esprimerti, vedo una delle tipiche strategie che usa il collerico per trattenere l’ira.
    Quello di cui ti accusa Giusi ogni tanto, di tenerci tanto a sembrare “il più bravo del reame”, lo riconosco immediatamente come un metodo per trattenere lo scatto d’irritazione. A volte mi pare quasi di poter vedere le scintille! 😉 E quindi, per contrastarlo ecco lo sforzo di equanimità, il tentativo di mettere a fuoco le ragioni di tutti, eccetera.

    Questo lo capisco – naturalmente mi smentirai se del caso – perché anch’io, che sono un collerico (un collerico freddo, per essere precisi) un tempo utilizzavo a piene mani questo… chiamiamolo stratagemma. Oh, allora raccoglievo allori di saggezza in quantità, va là 😀 A mucchi proprio.

    Parlo di me: non parlo a nuora perché suocera intenda 😉

    Quando, dopo anni, feci una confessione generale, mi accusai di questo come di un peccato: “invidia della Grazia altrui”. Uno dei sei peccati contro lo Spirito Santo, mica pizza e fichi! Che tale era per me, ci tengo a ribadirlo, sottolinearlo, e che questo punto resti chiaro e fermo.

    Era invidia della Grazia altrui per me, perché a me era richiesto altro, anche se non l’avrei affatto desiderato.

    In questo “altro” che intravedevo, c’era anche questa ira con la quale non volevo avere a che fare per non avere scocciature. In realtà, lo scontro a me dà molto a noia, e sempre volentieri lo eviterei.
    Mi ritrovai a non poterlo più fare perché…

    Ecco, forse perché tanti cattolici, magari tali dalla nascita, o che hanno avuto la benedizione di buone guide, non si rendono conto di quanto sia penoso, faticoso, doloroso, scoraggiante, trovarsi davanti a realtà che si propongono come “cattoliche” pur senza esserle, specie se hanno dalla loro parte la voce di Vescovi o Cardinali “che contano”.

    La naturale reticenza del cattolico a criticare chi sta in alto nella gerarchia (ma che chi viene da fuori non può comprendere), unita al sapiente utilizzo dei mezzi mediatici, e a vari altri fattori, tra i quali ovviamente la robusta volontà del proprio uomo vecchio a non vedersi ridotti i propri spazi, può essere una croce sufficiente a schiantare chi si trova in ricerca. E se pure non lo schianta, lo segna.

    Per me non è difficile decidere da che parte stare, quando mi trovo tra i piedi cattolici a cui interessa soltanto peccare impunemente per poi dichiarare con la più gran faccia tosta che sono a pieno titolo “parte della Chiesa”. Sto e starò sempre dalla parte di quei piccoli che potrebbero rischiare di venirne ingannati e crederci. Se questo costa rifilare una metaforica ma sonora legnata tra capo e collo a qualcuno, lo faccio.

    Certo, poi bisogna sempre discernere fino a che punto si è mossi dal desiderio di difendere i più deboli, quei sofferenti silenziosi che magari non sono capaci di articolare domande per le quali neppure conoscono le parole, e a che punto invece, ciò che spinge non sia altro che il comprensibile, ma meschino, desiderio di riscuotere la propria libbra di carne.

    Il rischio esiste sempre, ma è un rischio del disordine sempre presente. Si può anche amare disordinatamente, e anzi non mi stupirei affatto che la gran maggioranza dei dannati finiscano all’inferno perché amano disordinatamente.

    In ogni caso, se ci si sente interrogati e chiamati su questo punto, a mio parere il rischio, in una certa misura (quale? bella domanda), va corso specie nel momento in cui siamo certi che il servo che senza alcun dubbio verrà punito, sarà quello che per paura del Padrone, avrà nascosto il suo talento sotto terra.

    Tanto, come ha perfettamente detto Papa Francesco alla Civiltà Cattolica, davanti a Dio resta sempre un non detto, ci sarà sempre un’ombra che non ci permetterà mai di avere la certezza assoluta che quel che decidiamo di fare sia la cosa giusta, e chi pretende di essersi impadronito di una singola “modalità operativa” da potere utilizzare sempre per avere la certezza di non sbagliare mai, non ha più Fede ma è caduto in una ideologia – e povero lui!

    Proprio per tale ragione, in ogni caso mai si potrà trarre, dalla convinzione di essere, sotto questo aspetto, “sollecitati”, la scusa per rendersi delle specie di 007 cattolici con licenza di uccidere!

  9. Giancarlo

    Carissimo Roberto, complimentoni. Come spesso succede, mi trovo in piena sintonia con te. Grazie della chiarezza e dell’efficacia dei tuoi commenti. Per me sei una presenza preziosa in questo blog,perchè grazie a te, ma anche a qualcun altro, riesco a mettere a fuoco il mio sentirmi cattolico.

  10. Caro Roberto,
    che te lo permetta o meno in mezzo mi ci hai tirato 😉 e a questo punto non saprei che dirti o che dire…

    Reagire con impeto d’ira a disvelare la persona che tratterrei dal mostrare (una sorta di dott. jekyll e mister hyde)?
    Continuare con toni “miti” a confermare la tua tesi (dato che sull’irosità non ci piove – io stessa l’ho confessata)?

    E’ un dilemma. Vi è anche la strada di lasciare tutto come sta e ognuno creda ciò che preferisce.
    Invero mi metti in una scomoda situazione e mi pare ingeneroso arrivare tanto nel personale nel descrivere dinamiche che possono pure essere di tanti (tue anche mi pare di capire), ma è innegabile che di me si sta parlando.
    Dinamiche, quelle che descrivi, che possono arrivare a figurare una sorta di ipocrisia, nel dire o nel non dire, nel celare o mostrare, non certo disgiunta da un’adeguata dose di arroganza travestita da mitezza.
    Lo scopo finale poi sarebbe arrivare ad ottenere plauso e riconoscimenti.

    Ad ogni modo cercherò di non pronunciarmi a mia difesa, dato che difendersi vorrebbe dire di nuovo parlare di sé, rischiando poi di tratteggiarsi migliore di come si è dipinti e anche di quello che in realtà si è.
    Dovresti aver notato (dato che pare tu mi abbia “osservato” attentamente) che in più di un’occasione mi sono “scappati i cavalli”, come si usa dire, a smentire una o entrambe delle ipotesi:
    1 la capacità “scientifica” di misurare la mia ira
    2 la mia necessità di mostrarmi come “il più buono del reame”.

    In realtà lo scrivere aiuta molto, perché, o si scrive di getto, facendo spesso (parlo per me) un sacco di strafalcioni, o si rilegge almeno una volta e questo aiuta a trovare anche parole più consone e a “smussare gli angoli”, o gli spigoli. Dato che porgere un oggetto spigoloso a che serve, se chi lo riceve per prudenza subito se ne scosta?
    Perché lo scopo credo qui sia condividere – oppure no e ho preso un abbaglio?

    Una cosa però mi sento di dirla e spero sia solo per dar Gloria a Dio.
    Il mio essere stato un lontano, giudice e fustigatore di quella Chiesa di cui in pratica nulla sapevo, mi da oggi un amore per la stessa per quanto l’ho scoperta amorevole e accogliente, sincera e presente, misericordiosa e esigente, non tanto e non sempre nelle sue singole espressioni, ma nel Suo Cuore. che altro poi non è che quello di Cristo.
    Si usa dire Madre Chiesa e forse che di nostra madre non riconosciamo anche i difetti?
    Perciò mi fa soffrire quando di questa Madre sempre si tirano fuori solo i difetti, quando si punta il dito contro di Lei, quando lo sport cattolico nazionale, sembra essere quello di mettere alla berlina il fare o il dire di quel singolo sacerdote (per lo più peccatore come noi). Quando sento che taluni vorrebbero prendere a calci questo o quello (mi verrebbe da dire “con gli stessi calci che darete, a calci sarete presi”), sulla base poi di cosa? Spesso di notizie strillate, da testate o media (e non parlo di atei agnostici che su questo gongolano), che della messa alla berlina in nome del “duri e puri” di cui sopra, fanno il loro cavallo di battaglia e trovano tanto ampio consenso.
    Tu, tu (non tu = Roberto) che personalmente “linki” e rimandi in una perversa catena, la notizia “scandalosa”, il vituperato atteggiamento, hai assistito al fatto? Sei pienamente consapevole di ciò che è avvenuto? Per non arrivare poi a dire, hai discernimento sulle intenzioni dei cuori? E se eri lì, cosa ha i fatto? Hai, chiedendo aiuto a Dio e con tutta l’umiltà che ti era possibile, affrontato la cosa direttamente con il fratello (ministro o laico che sia)? O ti limiti a gridare allo scandalo e propagar magari solo giudizi e menzogne più o meno consapevolmente?
    C’è tutto un trattato e un trattare anche della Patristica sul giudizio e sulla misericordia, sulla correzione fraterna e sulla giustizia (che primariamente APPARTIENE A DIO), che tu Roberto certamente meglio di me conosci e per debolezza mnemonica e mancanza qui di tempo, non posso qui citare.

    Ma siamo diventati chiesa di giornalisti-teologi (si facesse bene almeno l’esser giornalisti), professori-maestri, laici-vescovi, laici-cardinali e persino laici-papi, Profeti (che l’esser battezzati invero consentirebbe) solitamente di sventura, fustigatori dell’altrui peccato che non permettono poi che gli si dica neppure “beh…” (e vi prego lasciamo stare qui parlar di nuore o suocere che non se ne esce più).

    E qui vengo ad un altro punto che mi sta a cuore, sempre per grazia ricevuta…
    Il Signore mi ha mostrato il mio peccato, il mio profondo essere peccatore, che fosse solo l’ira già sarei felice e temo al vederlo meglio, che il Santo Curato d’Ars quando avventatamente chiese fosse a lui il suo mostrato, cadde in depressioni per parecchi mesi e diceva ai suoi di non chiedere mai simil cosa…

    Come recita il salmo “il mio peccato mi sta sempre d’innanzi” e questo, più e più volte mi impedisce di scandalizzarmi. Scandalizzarmi dell’adultero, scandalizzarmi di chi ruba, scandalizzarmi di chi uccide e non voglio continuare perché davvero qualcuno poi si scandalizzerebbe. Io so, so per certo che potrei essere uno di loro e so per certo che come Dio ha avuto misericordia per ciò che sono, l’avrebbe per ciò che potrei essere. Come potrei annunciare altrimenti a chi sta nell’orrido di un peccato mortale, la possibilità anche per lui di una Via di Salvezza? Che Cristo ha versato il suo Sangue proprio per lui come per tutti.. e non lo ha fatto quando eravamo buoni o sulla via della conversione. Lo ha fatto quando gli eravamo suoi nemici!! Quando piantavamo nelle sue Santissime mani quei chiodi, quando lo deridevamo, quando lo percuotevamo, quando gli dicevamo “se sei Dio scendi da quella croce!”
    Ma no, noi no… non siamo noi quelli! Sono gli “altri”… quelli che fanno le peggio cose, quelle che mai io ho fatto, né mai farò! Come se il non averlo fatto (ammesso non si sia nella cecità più totale) e il non farlo in futuro, non sia anch’esso solo per Grazia ricevuta.
    Ecco, se una cosa mi fa montare l’ira, sono gli atteggiamenti da pubblicano e da fariseo o di chi agita l’Inferno (che esiste!) come fosse oggi il sicuro mezzo per chiamare le genti a conversione. O che spaccia la “disciplina” e la forza di volontà come il viatico certo per ottenere la Vita Eterna (poi chi vuol capire capisca cosa intendo e chi vuol leggere cose contrarie alla Verità rivelata, interpreti come vuole). Certo anche io in questi casi (come in altri), cado nel giudizio e manco di misericordia.

    Guarda caso, anche in questo blog ci sono spesso vere “perle di saggezza” che chiamerebbero a riflessioni profonde, a condivisioni fruttuose ad aperture di cuori e di mente (e non parlo di melensi buoni sentimenti o sdolcinate poesiole), a trovare “carne nella carne”… e dove si allungano i commenti, dove si accende il dibattito? Dove c’è polemica, dove si scontrano le più o meno dotte, più o meno “cristalline fazioni”, dove tu sei di questi o di quelli, dove si sprecano a vagonate giudizi (spesso gratuiti) su questa o quella personalità… e fossero le personalità di chi sta fuori e attaccala Chiesa, ma no, sacerdoti, vescovi, cardinali, tutti passibili di allontanamento e scomunicala (perché Dio a dato a noi blog-scriventi qui, il discernimento, giusto?), tutti al soldo del demonio, tutti colpevoli della nefanda situazione delle Chiesa e di noi povere pecorelle smarrite! Vogliamo ricordare le polemiche anche qui sull’insediarsi e i primissimi tempi e segni di Papa Francesco? No dico, ce le ricordiamo?
    Ma intanto Dio li a messi dove stanno… oppure no? Chi ce li ha messi e ce li mantiene? Che non basterebbe un piccolo ictus a toglierceli dai piedi? Ma Dio (grazie a Dio) non ragiona come noi. E alla fine, se anche la stortura permette e per un bene maggiore.
    Io penso che anche il più “piccolo”, ma soprattutto il più “cattivo” dei parroci, sia lì per la conversione di quella Comunità, che si aspetta di essere da lui convertita (poveretti), ma che magari Dio chiama a convertire lui.

    Perché alla fine, ci stiamo preparando alla Pasqua, a questa nuova Pasqua e che ne sarà di questa Pasqua? Brillerà sul mondo, sulle Nazioni, sarà una sconvolgimento totale, sarà un “tsunami della fede” (come un articolo pubblicato qui giusto lo scorso anno)? Una luce che brillerà sino a Pentecoste tale da interrogare le Genti, da rendere loro concreta la Verità e la Potenza della Resurrezione. Tale da dare loro una Speranza. Tale da far si che i nostri volti, si proprio i nostri, il mio, il tuo Roberto, quello di Giusi, di Giancarlo, di Sweety e allungate la lista a chi volete, mostrando al mondo il volto di Cristo, fosse anche per scegliere di perseguitarti (e non c’è persecuzione se non mostri Cristo al mondo), ma che BRILLI dell’Amore tra i Fratelli.
    Perché se non sarà così, la colpa non sarà né di Papi, né di Vescovi, né di Sinodi, né di altri… sarà solo della nostra pochezza, del nostro sbraitare e arrabattarci senza mai convertirci.

    E allora non diamo la colpa al Mondo o peggio alla Chiesa stessa, se stiamo come stiamo.

    …………………………………………….
    Mi dispiace per te e per tutti Roberto di questo “pistolotto”, mi ci hai tirato e io mi ci sono lasciato tirare 😉
    Il sempre vostro più buono del reame.

    1. Tale da far si che i nostri volti “siano trasfigurati”…
      Mancava un concetto (così ho allungato di un altro pochino) 😉

      1. Giusi

        Bariom io non mi stupisco dei peccati nè mi ritengo perfetta: è proprio per questo che mi aspetterei come minimo sindacale dai pastori che quantomeno li riconoscessero come tali. Dici che non bisogna parlare a vanvera ok. ma mi pare che sulla posizione di Kasper non ci siano dubbii. Altri più bravi e preparati di me come Alessandro, Socci lo hanno fatto notare. Ed esiste pure la famosa “relazione integrale”. Quand’anche ci mettessimo a cantare tutti in coro: Va tutto bene Madama la Marchesa, la realtà non cambierebbe. Confido anch’io come Socci nel Papa, Io rispetto la tua posizione di non voler criticare i vescovi, i sacerdoti o il Papa. Evidentemente non è la mia ma la rispetto, Non è che io li critichi perchè mi ritenga superiore, al contrario proprio perchè so di essere misera vorrei che loro fossero i miei fari. E’ come quando un figlio si aspetta da suo padre l’esempio. Quello che non capisco di te sono quei tentativi che talora fai di difendere l’indifendibile.

        1. Cara Giusi non ho parlato di “parlare a vanvera”, ma di qualcos’altro…
          Non vorrei tornare su Kasper, perché neppure a questo (o a lui) in particolare mi riferivo e peraltro io stesso ho espresso le mie forti perplessità sui punti della questione.
          Infine ciò che per te risulta “indifendibile”, talora, a me pare degno di difesa… credo ci possa stare 😉

          1. Giusi

            Si ti chiedo scusa il tuo discorso era molto profondo ho usato un’espressione sintetica. Ci sta. Quello che mi premeva farti capire è che non è che parta la brocca a chi si sente meglio degli altri al contrario, è come se ci si dicesse: già io sono misero e pure tu che dovresti guidarmi strolichi? E allora da chi andrò?

        2. sweety

          Giusy per rispondere al tuo elegante commento “Rilassati Dio c’è ma non sei tu” non posso che dire che mi ha fatto salire le lacrime agli occhi.

          Giancarlo non deve chiedere scusa a me, non mi ha fatto nulla, e io non cambio la mia opinione che certi toni non sono ammissibili. Non sulla persona di Giancarlo, che a me non deve nulla e che non giudico affatto.

          A me sta pure venendo il dubbio che forse del cristianesimo non ho capito niente. Domani quando vai a fare la tua comunione, di’ a Dio che c’è un sweety che si è dispiaciuto da morire per le battutine, guarda che vinci 100 punti paradiso, Dio sarà felice di sentire questo tuo successo. Ogni battutina cento punti. Mi raccomando, raccontaglielo che è contento di saperlo. E prega per me deficiente che mi confesso delle battutine acide che faccio agli altri, invece non avevo capito che più battutine acide fai prima vai in cielo. Cercherò di cambiare.
          Meno male che ho incontrato questo blog, io credevo che essere cristiani fosse sostenersi a vicenda mostrando sempre la carità e l’ecccoglienza, la dolcezza, e invece è dire ai fratelli di fede “Rilassati Dio c’è ma non sei tu”. Fiùùùù….meno male che ti ho incontrato e che ora so qual è la vera strada per la salvezza. Pensa tu se avessi perseverato nel peccato di pensare che le battutine sono una cosa cattiva.
          Grazie.

          1. Giusi

            “Rilassati Dio c’è ma non sei tu” è un tormentone che gira su facebook da una vita! E fatti una risata ogni tanto! Poi sarei io la stressata!

            1. sweety

              ma tu invece una parola buona no, eh?
              Io sono molto stressata, molto triste e molto preoccupata in questo periodo, tra ßaltro, ma non credo sia stress lo sperare che in un blog di cattolici la gente ti parli con dolcezza. Continuo a dirlo: non ho capito nulla del cristianesimo….

              1. Giusi

                Scusa sweety ma che vuoi da me? Io non ti conosco come tu non conosci me. Che ne posso mai sapere dei tuoi problemi? Sei per caso venuta in questo blog dicendo ho problemi, vi chiedo preghiere, aiutatemi? No sei venuta menando fendenti a destra e a manca salvo quando uno ti risponde dire che è cattivo. Scrivere su un blog è pure una forma di rilassamento, la vita non è nel blog. Mi attribuisci un potere che non ho. E’ ai tuoi familari, ai tuoi amici, al tuo padre spirituale, a Dio che devi chiedere aiuto, non mi pare il caso che tu dia tutta questa importanza a un blog che è limitato perchè magari ci facciamo delle idee l’uno dell’altro che poi non corrispondono a verità. Ogni volta che qualcuno mi chiede preghiere sia in questo blog, sia nella vita, prego, faccio dire messe, scrivo sul libro rosso che viene portato all’altare in una messa con adorazione del mercoledì sera, prego anche quando non me lo chiedono (per esempio per quella bestia di Alvise che mi sa sia rimasto dal guru), ho un’agendina apposita dove segno tutto, delle volte vado mezz’ora prima perchè ho da scrivere un papiro. Se mi dici che stai male, pregherò anche per te.

                1. sweety

                  Grazie delle preghiere. Non ho parlato dei miei problemi perché non c’entrano, li ho menzionati ora perché mi dicevi che sono stressata – e infatti sì, lo sono.
                  Ma vedi che quando scrivi così è bello??? In questo tuo commento hai messo in risalto tutta la bellezza dell’essere cristiani e del tuo personale essere cristiana: prego per te, ecc. ecc. Invece quando i tuoi commenti sono battute taglienti mi pare si perda questa bellezza che traspare dalle tue parole.
                  Ora, capiamoci: io ho attaccato anche duramente, e l’ho fatto apposta e non credo che sempre sempre si possa essere dolci nei commenti, per carità. Ma quando lo si fa, a me pare che diffondiamo la bellezza dell’amore di Gesù.
                  Certo, mica uno si risolve i problemi su un blog, ma non sai mai chi hai dall’altra parte, chi legge (magari senza scrivere) e si sente ferito, chi…che ne sai. Io spesso penso alle persone che magari sono scandalizzate o ferite da toni che uso…
                  Io in questo tuo commento e in quelli di Giancarlo sulla moglie vedo un grande affetto e un grande cuore che mi piacerebbe risaltasse anche nei vostri toni in altri commenti. Tutto qui.

    1. Ti dirò, io ne sento la mancanza…
      Spero di sentirlo tornare “laicaccio” come prima, che Alvise alias “fachirozzero” 😉

      1. Giusi

        Anch’io. Peraltro ‘sta cosa dell’India mi ha scioccata! Se scopro che ci ha rotto una vita sulla nostra (e sua) religione per poi andare a riparare da un guru gliene dico finchè mi stufo!

        1. Vedi poi l’assurdo… Cristo lo aveva a “portata di mano” qui (come dovunque), ma deve andare dall’altro capo del mondo a cercare l’illuminazione.
          Cosa che poi hanno fatto in tanti.
          Ma anche questo qualcosa ci dice… 😉

                1. Giusi

                  Alvise è tornato! Più fulminato di prima!

                  “La sola utilità della ragione e della filosofia potrebbe essere nel distruggere la ragione e la filosofia, riportando l’uomo – se lo fosse possibile – verso quando queste non erano ancora nate – come, fosse, fossimo, quasi, o nemmeno, allo stato di ora”.

                  Della serie: scurdammoce o passato! Pronto per la reincarnazione!

  11. Roberto

    @Giancarlo, prego!

    @Bariom, intanto volevo chiederti perdono per aver osato troppo – mi ci sono fatto trascinare perché spesso mi dai l’idea di volerti assumere dei “rischi”, e quando ti sei accusato di iracondia ho voluto approfittarne, ma l’ho fatto non certo per metterti in imbarazzo ma per spiegare, al contrario, per quale ragione a fronte di una inclinazione (imperfezione) simile alla tua, si può giungere a tirare delle somme diverse dalle tue.
    Per me, tutto questo “ci sta”, rientra all’interno della diversità dei carismi, di ciò che la Provvidenza può fare di noi (e come possiamo sapere che è la Provvidenza e non invece eccetera eccetera).
    Perciò, come già scrivevo e ancora ribadisco, era di me che volevo parlare, al limite “me che volevo accusare”. Perciò, nuovamente ti chiedo perdono di averti tirato nel mezzo.
    Per il resto, il meccanismo che descrivi ha un che di perverso nel cercare quotidianamente qualcosa di cui accusare, non già la Chiesa, ma uomini di Chiesa. In questo, dammi atto che spesso non vi partecipo, perché in esso avverto un rischio, in particolare quando di fa “abito” (descritto da Andreas meglio di quanto sarei stato capace di fare io). Ma “spesso” non vuol dire “sempre”!!
    Però, tirando le tue stesse considerazioni alle estreme conclusioni, anche chi si comporta come dici “fa parte della Chiesa”, e quindi non sarebbe possibile avanzare neppure verso costoro la benché minima critica perché neppure di loro Dio si sbarazza e magari li vuole lì a menare il torrone quotidianamente. Ma è così? Oppure possiamo chiederci se non ci sia un difetto in un ragionamento del genere?
    Quindi? E’ un circolo vizioso?
    Come ricorderai, qualche tempo fa postai una pagina scritta da un Vescovo qualche anno dopo il CVII in cui sollevava tutta una serie di questioni relative al modo in cui il medesimo veniva recepito. Tu ne sottolineasti il solo aspetto relativo alla conversione personale, che è senza-alcun-dubbio prioritario MA non l’unico.
    Per quel che riguarda l’esperienza personale, ho gioco facile a rispondere: non parlo delle persone, ma per quel che mi riguarda coloro che mi aiutarono a risollevarmi quando ormai avevo quasi del tutto perso le speranze di trovare nella Chiesa ciò che cercavo, mi venne dato da soggetti dotati di pessimo, pessimo carattere. Perciò? “Ogni uomo è inganno, vaglia tutto e tieni ciò che è buono.”
    Bada anche, riguardo al generico parroco di cui fai l’esempio: il Santo curato d’Ars diceva che un Sacerdote non va mai né in Paradiso né all’inferno da solo, ma si trascina appresso una sua quota di parrocchiani.
    Una frase che da solo meriterebbe una riflessione di grande profondità, non trovi?
    Ben altra e più ricca risposta meriterebbe tutto quel che hai scritto, ma adesso non ho più tempo quindi ti lascio rinnovandoti una volta di più la mia richiesta di perdonarmi.
    Ciao!

  12. @Roberto, non ho di che perdonarti e se lo credi sei perdonato! ( potrei venire meno alla mia fama 😉 )

    Per il resto mi trovo perfettamente concorde con quanto scrivi qui a commento.
    E’ provocatorio, ma corretto il dire “anche chi si comporta come dici, fa parte della Chiesa” e avrai notato che ho sottolineato che lì mi trovo colpevolmente dall’altra parte (quella che accuso) non avendo misericordia e faticando a giustificare.
    Non si deve però concludere che la strada sia di conseguenza “va tutto bene Madama la Marchesa” (per usare le parole di Giusi. Ho accennato anche (mi pare) ai modi della – tanto difficile, fraintesa, e poco o mal utilizzata – “correzione fraterna”. Correzione che come ben sai, presuppone tempi e modi ben precisi e soprettutto, per quanto di sia umanamente possibile – ecco perché la richiesta di discernimento da elevare a Dio è indispensabile – sia fatta con carità e con cuore scevro da rabbie o rivalse personali.
    Vi sarebbe poi anche un discorso sul “chi” ci troviamo davanti, non per rispetto di convenienze e “protocolli”, ma per rispetto a “ministeri”, “carismi”, e “autorità” che Dio concede e che vanno riconosciuti.

    Concordo (e come non potrei…) con il Santo curato d’Ars e proprio da questa sua affermazione muove di nuovo il mio cercare di “ribaltare” il punto di vista, perché ciò che mi preme più di tutto e che sempre partiamo dal guardare a noi…
    Se è vero come è vero ciò che il Santo curato afferma, chi sarà il più attaccato dal demonio in un parrocchia?
    La risposta è già data… non dimentichiamo questo troppo spesso? Quanto (troppo) spesso, lasciamo i nostri sacerdoti soli nella loro debolezza umana – che non è che divenire sacerdote ti fa ipso facto santo scevro da ogni tentazione e passione, che neppure i Santi lo sono – oggetti magari solo di pretese, pesantissime critiche e spesso cattiverie o basse insinuazioni?
    Ecco perché arrivavo a ipotizzare il “cattivo” pastore che Dio affida ad una parrocchia confidando che sia questo gruppo di fedeli ad aiutarlo e sostenerlo a ritrovare anche la “retta via”. Non è presunzione. E’ non arrendersi al concetto (che può essere anche un alibi) “siamo noi le pecorelle… se non ci guida lui…”.
    Chi ci guida è Cristo Nostro Signore e tutti possiamo ottenere lo Spirito Santo – anzi dello Spirito Santo dovremmo essere Tempio – con tutti i relativi doni.

    Come ricorda la Parola:
    E questa è l’alleanza che io stipulerò con la casa d’Israele
    dopo quei giorni, dice il Signore:
    porrò le mie leggi nella loro mente
    e le imprimerò nei loro cuori;
    sarò il loro Dio
    ed essi saranno il mio popolo.
    Né alcuno avrà più da istruire il suo concittadino,
    né alcuno il proprio fratello, dicendo:
    Conosci il Signore!
    Tutti infatti mi conosceranno,
    dal più piccolo al più grande di loro.

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