Donne che amano la Chiesa

5passi donne

di Costanza Miriano

Non so com’è, ma a criticare di più la Chiesa sono quasi sempre quelli che dichiarano orgogliosamente di non appartenerle. Un po’ come se io mi arrabbiassi, che so, per la disposizione tattica della Lazio (essere romanista è stata una delle precondizioni che mio marito ha posto al nostro matrimonio) o per  le regole della stagione venatoria (non sono contro la caccia, ma non riconoscerei un fagiano neanche se mi si consegnasse spontaneamente, in manette).

Dentro la Chiesa incontro sempre più spesso invece persone che la amano davvero come figli, e che soffrono a sentirne parlare male, persone che piuttosto che criticare un sacerdote tacciono, anche quando magari qualche piccola cosa da dire ci sarebbe.

La questione delle donne nella Chiesa, per esempio:  il Papa ha detto che se ne vuole occupare, e io, che sono sicura che lui è ispirato dallo Spirito Santo, aspetto fiduciosa le sue idee. Ma se chiedo alle mie amiche, suore, di clausura e non, oppure laiche, madri o ragazze in ricerca vocazionale, lavoratrici impegnate anche fuori casa o dedite solo ai loro bambini, be’, dico la verità, raramente trovo qualcuna che vorrebbe più spazio, più attenzione nella Chiesa. Soprattutto raccolgo parole di gratitudine, di gioia, di riconoscenza per l’essere figlie di una madre tanto preziosa, misericordiosa, e soprattutto sapiente, che ci ha custodite lungo le scelte importanti della nostra vita, che ci ha indicato la via della vita.

Ma anche con questo cuore colmo di riconoscenza, e piena di gioia per tutto lo spazio che mi è stato dato (anche scrivere su questo giornale per me è un onore) penso che anche altre donne potrebbero magari essere più ascoltate a volte anche dalle gerarchie. Donne non clericalizzate – come dice il Papa – ma messe nelle condizioni di ravvivare il fuoco dell’amata Chiesa, grazie al loro ardore di fede, alla loro forza,  al loro essere maestre di sacrificio, di accoglienza, di vita.

Come una sposa indica allo sposo il bene e il bello possibili, e così facendo lo rende migliore, anche con il clero le donne potrebbero rivestire questo ruolo di specchio, che rimanda al sacerdote la sua immagine migliore, lo incoraggia a essere forte, generoso, anche eroico quando serve.  Capire come questo potrà concretizzarsi certo non è facile, spetterà alle gerarchie, che per fortuna sono roba da maschi…

fonte: Credere

***

 Vi ricordiamo l’incontro dei 5 passi al Mistero di venerdì 17,  alle 21.00 a Chiesa Nuova  proprio su questo argomento.

87 pensieri su “Donne che amano la Chiesa

  1. Alvaro

    Cara Costanza,
    dovresti essere, come credo sarai , grata per l’eternita’ a tuo marito, essere romanista e’ “essere diversi” da tutti gli altri tifosi italici e non.
    Amare la Roma e’ una “fede” e come tale va preservata da tutti i pericoli di questo mondo moderno come, perdonami per l’acccostamento e il paragone irriverente, noi “cattolici” dobbiamo preservare la nostra fede “cattolica.
    Preservarla e difenderla sempre senza se e senza ma, senza paura, ma con amore verso il prossimo certi di essere nel giusto.
    Oggi inizio la mia giornata al meglio, grazie.
    Alvaro.
    P.S. Tutte le mattine mi alzo presto e accendo il p.c.; prima tappa “La bussola quotidiana” dove leggo una frase del Vangelo poi, poi leggo la prima pagina del “Romanistra “.

  2. La grande tragedia della Chiesa è quella di aver ridotto il sacerdozio a un potere: il clericalismo. Adesso un’altra tragedia minaccia la Chiesa: la riduzione del “potere del bene”, proprio della donna, al potere clericale. In questa maniera il clero pretende di sostituirsi al compito che Dio ha assegnato esclusivamente alla donna, come origine della salvezza del mondo. Dio infatti ha detto al Serpente: “Porrò inimicizia tra te e la donna”, non ha detto “Porrò inimicizia tra te e il prete”.

  3. Sara

    “Ma se chiedo alle mie amiche, suore, di clausura e non, oppure laiche, madri o ragazze in ricerca vocazionale, lavoratrici impegnate anche fuori casa o dedite solo ai loro bambini, be’, dico la verità, raramente trovo qualcuna che vorrebbe più spazio, più attenzione nella Chiesa. Soprattutto raccolgo parole di gratitudine, di gioia, di riconoscenza per l’essere figlie di una madre tanto preziosa, misericordiosa, e soprattutto sapiente, che ci ha custodite lungo le scelte importanti della nostra vita, che ci ha indicato la via della vita”.

    Ecco, io mi colloco tra queste donne qui, senza ma.

        1. 61Angeloextralarge

          Mario: però concordo con Costanza anche su questo…
          “Come una sposa indica allo sposo il bene e il bello possibili, e così facendo lo rende migliore, anche con il clero le donne potrebbero rivestire questo ruolo di specchio, che rimanda al sacerdote la sua immagine migliore, lo incoraggia a essere forte, generoso, anche eroico quando serve”: ho fatto esperienza, soprattutto durante missioni popolari, della bellezza della vicinanza tra il sacerdote e la suora e/o consacrata e/o donna con un cammino serio. Se questa unione spirituale e pratica è frutto dello Spirito Santo, è una cosa bellissima. Al contrario, se lo Spirito Santo lo si lascia all’esterno, i frutti sono rivalità, concorrenza, voglia di predominare uno sull’altro, cioé “meglio soli che male accompagnati”. O, peggio ancora, si rischiano inciuci troppo intimi…

          1. Anche su questo concordo… Vogliamo ricordare S. Francesco e Santa Chiara.

            E vogliamo parlare di quanti Santi, sacerdoti e Papi hanno avuto alle spalle Santissime Madri e quanto a loro devono (e dobbiamo tutti) per la risposta alla vocazione dei propri figli?

    1. LIRReverendo

      Nella Chiesa manca la preghiera comunitaria, e le donne sono esemplari e fondamentali. Salite alla Casa del Padre le ultime vecchiarelle con i Santi Rosari consumati, chi prenderà il loro posto? Care donne, organizzatevi fate Cenacoli di preghiera, chiedete al Parroco di esporre il Santissimo, invitate i mariti (anche se romanisti) e i figli alla preghiera, non vogliono voi andate e invitate sempre. Fate meno torte per la raccolta di soldi per lo stato del sanmarinostein e impastate la Parola di Dio nel cuore dei “maschi”. Ho invece il lieve sospetto che voi “femmine” che avete il cuore sensibile e pronto per essere dono nella Chiesa, permettete che le “donne” da salotto s’incuneino nelle “poltrone” (come fanno i comunisti nello stato) per costruire il muro di gomma, che ha desertificato la Madre Chiesa. Meno Ministri straordinari (vedi Governo italiano), meno velleità mascolinizzanti e gerarchizzanti, e più cuore. Voi siete Mamme e la Chiesa ha una Mamma che invita, prega, conforta, sgrida e ama.
      Donne consacrate al Cuore Immacolato di Maria salveranno la Chiesa. E Maria Santissima schiaccerà il capo al Serpente, e non a caso è Donna, e che Donna.
      Per voi LIRReverendo

      1. Giusi

        Eppure ce ne sono tanti Gruppi di Preghiera (per fortuna c’è ancora tanta gente che prega) ma gli uomini (chissà perchè) scarseggiano sempre però, quelli presenti, pregano per due!

        1. Gli uomini stanno infondo alla chiesa, gli uomini non vanno neppure più a proclamare la parola dall’ambone, gli uomini (tanti non tutti) si ritraggono, non si espongono, fanno presenza, sono solo accompagnatori (di mamme anziane, di mogli, di figlie), non alzano il canto…

          Forse perché la fede sembra ormai solo… “una cosa da donne”.

          (Perdonatemi questo commento un po’ malinconico)

          1. Giusi

            Però laddove si va per scelta: gruppi, messe extra (non di precetto) ce ne sono e sono attivi e fervorosi.

              1. Mi piace il “messe extra”…
                Comunque direi… e meno male 🙂

                Io se non avessi iniziato con “messe extra” o di qualche gruppo, non serei e non starei in nessunissima messa 😉

                1. Poi Giusi non essere tanto drastica… spesso non è tanto per “scelta” (può essere non dico no), ma è anche dove ti chiama il Signore, non credi?

                    1. Giusi

                      Si quella scelta lì. Voglio dire che di domenica puoi anche trovare degli uomini al traino come quelli che hai descritto ma chi si impegna in un gruppo è perchè mosso da autentica fede.

        2. Sara

          Pur conoscendo tanti uomini di fede e preghiera mirabili, comprendo da cosa derivi l’impressione di una maggiore presenza femminile tra le schiere oranti e nella partecipazione alla liturgia: credo, infatti, che spesso oggi (come accade per molte altre cose) si tenda a “sentimentalizzare” anche la fede; perciò molti uomini mostrano sufficienza e lasciano alle donne le “cose da donne”. Ma molti altri sanno bene che la fede è ben altro che sentimentalismo e allora partecipano, talora anche grandiosamente: nella mia parrocchia, oltre a mio marito che è catechista, ci sono diaconi, accoliti, ministri straordinari dell’Eucarestia, coristi, etc.

      2. 61Angeloextralarge

        LIRReverendo: Perché “care donne”? E i cari uomini” che ci sono a fare? Mica sono stati creati per non pregare? Gruppi di preghiera ne esistono tantissimi, cenacoli pure: la fantasia dello Spirito Santo è molto ampia in questo senso. E’ l’adesione che a volte scarseggia, questo sì, ma la maggior parte delle presenze è ancora femminile. Il reparto maschile c’è, ma più giovane… già verso i 40 comincia a scarseggiare, purtroppo. A me piacerebbe che in chiesa per il Rosario delle vecchiette ci fosse anche qualche vecchietto. 😉

        1. LIRReverendo

          i cari uomini, sono stati creati per custodire, ma il divano molle e la pancia piena accarezzata nel legger ronfare di fronte all’ennesima illusione di una partita noiosa. che di vero gioco ormai è vanescente…..non permette d’invecchiare su panche di legno.
          Noto poi nei post a seguire che il femenismo invade anche la Chiesa, e si suppone indietrismi marcati da sfere di potere. Certo Papa Francesco sprona le Consacrate a non essere “zitelle” e noi speriamo in badesse terminator, mah! I tempi cambiano, ma l’uomo (umanità) in quanto limitato resta nella circolarità di pensiero.
          Le suore pregano poco e propongono slides di fumosi e alchemici pensieri sincretiggianti. Le vocazioni nascono dalle famiglie che pregano, dove la madre (non è superiora, ma supera) occupa preminente ruolo. Attendo gli strali di non compresa meditazione, ma attendere porta alla virtù della pazienza.
          Per voi LIRReverendo

          1. Reverendo, credo che una cosa non escluda l’altra: il cuore e la preghiera non escludono il governo, Maria e Marta vanno prese insieme. E, lei lo sa meglio di me, abbiamo fior di esempi di sante badesse che hanno governato con il cuore e ispirate dalla preghiera, ma anche con fermezza quando necessario; non solo Ildegarda di Bingen, ma anche Radegonda di Poitiers, Samantha di Clonbroney, Ilda di Withby, Brigida di Svezia, ecc. E se, come dice il Santo Padre, anche il governo non è potere ma servizio, la specificità femminile nel governo come nell’insegnamento può dare tanto alla Chiesa: Benedetto XVI lo ha sottolineato chiaramente in più di un punto nella sua serie di catechesi sulle sante e beate del Medioevo (io le ho lette in “Donne nel Medioevo. Il genio femminile nella storia del popolo di Dio,” con la prefazione di André Vauchez).

            1. LIRReverendo

              Il governo porta a governanti (e mi spaventano). Il servizio porta alla “parte migliore”. Marta si lamenta e serve con malessere. Maria è beatificata e serve la parte migliore. E’ in noi che si verifica la continua altalena di essere Marta e Maria. Solo spostando gli occhi della mente verso Colui che dà senso al servire, e non solo, ma percorrendo dietro a Lui la sequela necessaria alla conversione, si potrà cambiare i fedeli (donne e uomini) e non la fede.
              ” Grazie a te, donna-consacrata, che sull’esempio della più grande delle donne, la Madre di Cristo, Verbo incarnato, ti apri con docilità e fedeltà all’amore di Dio, aiutando la Chiesa e l’intera umanità a vivere nei confronti di Dio una risposta « sponsale », che esprime meravigliosamente la comunione che Egli vuole stabilire con la sua creatura.” GPG II Lettera alle donne.
              Nella Chiesa di donne ce ne sono tante (per Grazia), ma le spose sono in estinzione.
              LIRReverendo

                  1. LIRReverendo

                    L’importante è non arrivare a fedeli 1 e fedeli 2
                    Ps sto cercando di tenere il tema dell’articolo, prima di arrivare ai cortometraggi di Ben turpin.
                    Per te LIRReverendo

                    1. Una cosa tipo: “Vuoi tu Fedele1, prendere come coniuge (indifferenziato quindi ammissibile), il (questo potrebbe essere un problema…) qui presente Fedele2, ecc., ecc.” 😐 😦

              1. Perfetto, Reverendo, le do pienamente ragione, ma ripeto, una cosa non esclude l’altra: alcune donne sono chiamate ad essere spose, e ci sono anche quelle chiamate a servire in altro modo. Anche come regine: e ci sono anche le sante regine, come Santa Bianca di Castiglia, che fu anche governante e “virile per senno”, come dicono i contemporanei.

              2. 61Angeloextralarge

                LIRRereverendo: Marta si lamenta ma poi… è a lei che Gesù fa’ una grande rivelazione, secondo me la rivelazione più grande di tutto il Vangelo… 😉
                Grandissima Madre Teresa di Calcutta che ha incarnato Marta e Maria!

  4. Michela

    Credo che un servizio che potrebbero fare le donne ( soprattutto suore laureate e studiose) sia l’insegnamento nei seminari. Credo che sia importante che i giovani seminaristi vengano in contatto con il pensiero femminile, con il modo di ragionare e di essere delle donne. questo li aiuterebbe a guardare con più realismo l’universo femminile, (e forse qualcuno si salverebbe dalle trappole e dai meccanismi seduttivi che alcune donne attuano quando vedono un consacrato)

    1. LIRReverendo

      Pensiero in buona fede, ma dimostra non conoscenza attuale circa i seminari. Giusto per comparazione: mi ricordo di un misticheggiante giovane che pregava il rosario con la fidanzata nuda davanti per resistere alla tentazione.
      I giovani seminaristi sono già in ultra contatto con il pensiero femminile (vedi internet, più a casa che in seminario, ecc.). Manca l’Adorazione Eucaristica e la preghiera e studiare teologicamente riguardo al Demonio. Poi, ti sei mai chiesta perché fanno il voto di continenza e non di castità? Il problema non è chi insegna, se maschi o femmine, ma cosa s’insegna. Ad ognuno l’indagine o l’esperienza.
      LIRReverendo

        1. LIRReverendo

          L’esempio (vero) riportato solo per cronaca, nasconde l’inganno di ritenere probabile che la conoscenza del “femminile” abbassi il vulcano “maschile”. L’uomo non è composito di esoterici yin e yang. L’uomo, maschio e femmina li creò. L’attrazione di ricongiungimento tra il corpo e la costola è nella natura, ma la dignità reciproca è salvaguardata nella Grazia. (non sto parlando del Sacramento del matrimonio)
          Se non si prende coscienza della ferita del Peccato originale e della concupiscenza, siamo a rischio di declino. I tre nemici (saint Jure 1600): io, il mondo e il demonio sono coloro da affrontare nella buona battaglia come indica San paolo.
          Coloro che si sono fatti eunuchi per il Regno dei Cieli (scelti per Grazia) devono abbracciare completamente l’essere Sposi di Cristo, offrendo nella preghiera, nel digiuno e nei Sacramenti tutte le tentazioni e peccati che sono insiti nella natura stessa dell’Uomo.
          Per te LIRReverendo

      1. 61Angeloextralarge

        LIRReverendo: i sacerdoti non fanno Voti di continenza. I Voti li fanno solo i religiosi e le religiose. Va’ da sé che se il sesso non si pratica al di fuori del matrimonio… nemmeno il prete lo deve praticare…

  5. Sim

    Che lo Spirito Santo illumini Francesco!
    Di donne, in tutti gli ambiti della Chiesa, non ce ne sarà mai abbastanza, soprattutto nelle alte sfere!

  6. Giusi

    Persone non individui.

    VOGLIO LA MAMMA – CAP. 13 LA PERSONA E LA FELICITA’
    14 gennaio 2014 alle ore 10.27

    Tutto il percorso compiuto fin qui ci porta al tema cruciale: la libertà. Cos’è la libertà? E’ il principale valore cui tendere? Come si misura l’incrocio della libertà nostra con quella altrui? Servirebbe davvero una mamma, qualcuno capace di insegnarci quel che una volta le mamme insegnavano: a essere personcine corrette, che sanno accettare la limitazione della propria libertà per motivi disparati e tutti validi. La buona educazione, il rispetto, l’amore per gli altri. Ci insegnavano a essere persone, non individui.

    La distinzione tra persona e individuo è cruciale per determinare il peso che la libertà deve avere nella nostra vita. La contemporaneità tende a descriverci come individui, pretendendo di misurare dunque tutto con il totem della libertà individuale: più è ampia questa libertà, più l’orizzonte del progresso è sgombro. Molti dei temi che abbiamo affrontato in questo cammino (aborto, eutanasia pediatrica, omogenitoralità, “dolce morte”) vengono declinati come inno alla libertà individuale, che viene prima di ogni cosa.

    La mamma, il buonsenso, la natura ci insegnano invece che non siamo meri individui: siamo persone. Qual è la differenza rispetto all’essere individui? Semplice. Di mezzo c’è la parola “relazione”. Siamo individui, sì, ma in relazione con gli altri. Dunque la nostra libertà individuale è insieme arricchita e limitata da questa dimensione relazionale, persa la quale perdiamo la principale caratteristica dell’umanità: quella di saper cogliere nell’incontro con l’Altro da sé l’occasione per la propria crescita personale.

    Nella maternità c’è l’esplodere primigenio della grande bellezza di questo essere persone e non individui: il bambino nel grembo della madre non può vivere senza il rapporto con la madre stessa; la mamma avverte nel portare un proprio figlio in grembo che la propria vita cambia per sempre, cambia nella relazione inscindibile con un’altra persona, con l’Altro da sé appunto, che però da sé procede. L’individuo sparisce, si diventa persona.

    Solo nell’essere persone scopriamo la dimensione della felicità possibile, solo nella dimensione relazionale la nostra individualità trova senso. Non siamo isole, non siamo monadi, se ci riduciamo a questo perdiamo ogni occasione di umanità, diventiamo freddezza. Siamo, al contrario, potenzialmente felici solo nell’incontro fecondo con l’Altro. E’ chiaro che la dimensione di apertura all’Altro deve essere generosa e carica di amicizia, altrimenti gli Altri possono diventare l’inferno (è un racconto, questo, molto presente nella contemporaneità: da Jean Paul Sartre a Lost).

    Se ci apriamo all’incontro, però, tutto il quadro della nostra vita diventa pieno di senso. Nessun uomo è un isola e il presupposto per essere veramente liberi è essere in due: l’Io e l’Altro. Una volta che ci siamo scrollati dalle spalle il totem ossessivo dell’indivualismo e della conseguente libertà priva di senso, scopriamo la libertà che dà potenzialmente la felicità: la libertà di essere una persona. Di essere, cioè, un individuo in relazione con un altro individuo. Da questo tutto procede.

    Nel rapporto tra una madre e suo figlio abbiamo la fotografia più intensa di questa felicità possibile. Cancellare questo archetipo significa minare dalle fondamenta la possibile felicità della specie umana.

    Pensate bene a tutto questo quando fate le vostre battaglie per l’aborto, per la cancellazione della figura materna, per il genitore 1 e il genitore 2. Rileggetevi Pier Paolo Pasolini, i suoi Saggi sulla politica e la società: “Sono traumatizzato dalla legalizzazione dell’aborto, perché la considero, come molti, una legalizzazione dell’omicidio. Nei sogni e nel comportamento quotidiano io vivo la mia vita prenatale, la mia felice immersione nelle acque materne: so che là io ero esistente.Mi limito a dire questo perché a proposito dell’aborto ho cose più urgenti da dire. Che la vita sia sacra è ovvio: è un principio ancor più forte di qualsiasi principio della democrazia, ed è inutile ripeterlo.

    La prima cosa che invece vorrei dire è questa: a proposito dell’aborto (…) i radicali e tutti gli abortisti democratici più puri e rigorosi si appellano allaRealpolitik e quindi ricorrono alla prevaricazione cinica dei dati di fatto e del buon senso.

    Se essi si sono sempre posti anzitutto (…) il problema di quali siano i principi reali da difendere, questa volta non l’hanno fatto. Ora, come essi sanno bene, non c’è un solo caso in cui i principi reali coincidano con quelli che la maggioranza considera i propri diritti. Nel contesto democratico si lotta, certo, per la maggioranza, ossia per l’intero consorzio civile, ma si trova che la maggioranza, nella sua santità ha sempre torto: perché il suo conformismo è sempre brutalmente repressivo. Perché io considero non reali i principi su cui i radicali e in genere i progressisti (conformisticamente) fondano la loro lotta per la legalizzazione dell’aborto? Per una serie caotica, tumultuosa ed emozionante di ragioni. Io so intanto, come ho detto, che la maggioranza è già tutta per la legalizzazione dell’aborto (…). L’aborto legalizzato è infatti -su questo non c’è dubbio- una enorme comodità per la maggioranza. Soprattutto perché renderebbe ancora più facile il coito, a cui non ci sarebbero praticamente più ostacoli. Ma questa libertà (…) questa meravigliosa permissività, da chi è stata tacitamente voluta, tacitamente promulgata e tacitamente fatta entrare in modo ormai irreversibile nelle abitudini? Dal potere dei consumi, dal nuovo fascismo. Esso si è impadronito delle esigenze di libertà, diciamo così liberali e progressiste, e facendole sue le ha vanificate, ha cambiato la loro natura. Oggi la libertà sessuale della maggioranza è in realtà una convenzione, un obbligo, un dovere sociale, un’ansia sociale, una caratteristica irrinunciabile della qualità della vita del consumatore.”

    Leggete e rileggete bene: le esigenze di libertà vengono vanificate, viene cambiata la loro natura. Attenti a non diventare convenzionali e conformisti con il vostro totem della libertà individuale da consumatori. La vera libertà è personale, non individuale: vive nella relazione feconda con l’Altro.

    La libertà individuale è roba da infelici.

  7. nami8

    hei, scusate se mi intrometto con una cosa che non c’entra: oggi inizia la novena per lo Sposalizio di Maria e Giuseppe… io&maritozzo la facciamo, vogliamo pregarla nuovamente tutti insieme? 😉

        1. nami8

          Continuiamo a pregare per Costanza Miriano e la sua famiglia e poi vogliamo aggiungere anche qualche altra intenzione? Andrea Torquato Giovanoli ha appena avuto una bimba… direi di pregare anche per la sua famiglia, che ne dite?

  8. A mio modesto parere, basterebbe semplicemente “rispolverare” alcune forme di governo femminile molto diffuse durante il nostro Medioevo, e scomparse dopo il Concilio di Trento, quando si decise che il governo fosse inseparabile dal sacerdozio: ad esempio monasteri femminili praticamente equivalenti alle diocesi, dove la badessa aveva anche il potere di assegnare i sacerdoti alle parrocchie che dipendevano dal monastero e il vescovo interveniva solo per consacrarli; monasteri “doppi” come quello di Fontevraud in Francia, o in Italia quello di Coversano o del Goleto, in cui anche i monaci giuravano nelle mani della badessa.
    Fu solo con il Concilio di Trento che si stabilì che tutti i monasteri femminili dovessero dipendere obbligatoriamente dal vescovo, mentre quelli maschili potessero “valere” come “diocesi”, e ciò era basato sul principio (tipico del diritto romano) che la donna non potesse gestirsi da sola; uno dei padri conciliari disse che la donna, per la sua innata debolezza, necessita di “virum aut murum”, “o di un uomo o di un muro”, e da allora gli unici ordini femminili possibili furono quelli di clausura stretta e la taumaturga scomparve dal modello di santità femminile, a vantaggio della mistica. Per giunta fu da allora che si ridusse la gerarchia a quella secolare, e l’unico punto di riferimento possibile divenne il vescovo; prima ce n’erano altri, ugualmente accettati, e cioè abati (anche non sacerdoti) e badesse.

    1. @mercuriade: «monasteri femminili praticamente equivalenti alle diocesi, dove la badessa aveva anche il potere di assegnare i sacerdoti alle parrocchie che dipendevano dal monastero e il vescovo interveniva solo per consacrarli»

      Insomma una sorta di abbazia territoriale, o abbatia nullius, al femminile solo dal punto di vista amministrativo, non avendo alcuna badessa la potestà di ordinare…

      1. Esattamente. Il vescovo interveniva, ma solo per consacrare i sacerdoti, non per decidere chi dovesse essere ordinato, dove dovesse esser collocato, ecc. Tant’è vero che quando quest’ultimo pretendeva di farlo, la badessa lo trascinava anche in tribunale, e la spuntava anche, come Marina II del Goleto con il vescovo Giovanni di Sant’Angelo dei Lombardi alla fine del XII secolo.

    2. 61Angeloextralarge

      mercuriade: segno chiarissimo che le badesse erano donne di potere e non madri delle figlie loro affidate dal Signore. Santa Chiara è stata l’esatto contrario e non solo lei ma anche altre grandissime Sante che invece di “comandare” si sono “fatte comandare”.
      Potrei sbagliare ma so che attualmente in alcuni Ordini di monache c’è la possibilità di scegliere se dare obbedienza ai Superiori Generali dell’Ordine o al vescovo locale…

      1. Se è per questo, anche molti vescovi erano uomini di potere. Credo dipenda da come lo si usa, il potere. Santa Ildegarda di Bingen, ad esempio, è stata donna di potere, ha battagliato con abati e vescovi, perfino con l’imperatore Federico Barbarossa, ed è santa anche perché ha usato bene del suo potere.

        Su Santa Chiara, poi, c’è da dire che il suo progetto di un ordine fatto tutto di “recluse” che all’epoca praticamente voleva dire di “direttrici spirituali”, un’ordine che praticamente si gestisse da sé vivendo del suo lavoro e di elemosine, dato che non poteva avere rendite, ebbe praticamente tutti contro; Chiara dovette battagliare per tutta la vita con papa Gregorio IX (grande giurista, dunque imbevuto di diritto romano) per vedere approvato il Privilegio di Povertà, eppure, dopo la sua morte, la sua regola venne ben presto stravolta, e le Clarisse furono obbligate ad accettare rendite e furono quasi assimilate alle Benedettine, e d’altra parte, con Bonifacio VIII la loro clausura stretta venne imposta a tutti gli ordini religiosi femminili, proprio perché la mentalità che si stava affermando all’interno della Chiesa con il ritorno del diritto romano non poteva concepire altra vocazione femminile se non quella della clausura contemplativa; la stessa ragione per cui ben presto anche i movimenti delle beghine vennero ben presto ridimensionati.
        Cfr, Chiara Frugoni, “Una solitudine abitata. Chiara d’Assisi”, Bari, Laterza, 2006.
        Riguardo all’obbedienza, non parlavo della possibilità di dare i voti: parlavo della possibilità che un monastero anche femminile e il suo territorio circostante potesse essere equiparato (dal punto di vista amministrativo, non sacramentale) ad una diocesi, con a capo l’abate o la badessa: cose che accadevano fino al Concilio di Trento, con alcuni monasteri femminili, le cosiddette “abbatiae nullius”, che dipendevano direttamente dal papa, e in cui la badessa aveva le stesse funzioni amministrative e giudiziarie (non sacramentali, ripeto) del vescovo.

          1. Di nulla, anzi, approfitto per lanciare un appello ai lettori qui presenti.
            Nel 2009, su Ildegarda di Bingen, proclamata dottore della Chiesa da Benedetto XVI, è stato girato un bellissimo film, “Vision” di Margarethe von Trotta. Inserisco qui sotto la versione che ho trovato su youtube, l’edizione in Spagnolo sottotitolata in Italiano.
            Film che io ho trovato stupendo, sobrio e insieme denso di spiritualità. E finalmente un film che racconta positivamente l’ambiente monastico, certo non immune da problemi e da gente che pensa solo ai propri interessi, ma raccontato non come malato a prescindere. E che, finalmente, racconta una santa, non un santino. Un film su una grande donna, sulla sua creatività e sui suoi doni straordinari, sul rapporto delle donne con Dio, con gli uomini e con le altre donne. Un film, tra l’altro, pieno di baci.
            E pure, ad oggi, non ne esiste un’edizione in Italiano! Perché qualcuno non prova a mettere un po’ la pulce nell’orecchio ad esempio alla San Paolo (la benemerita che ha distribuito i primi film di Charlie Chaplin!!) perché anche in Italia sia fatto conoscere questo bel film?

              1. Io ho provato a farlo facendolo presente alle Paoline della mia città, ma credo si potrebbe farlo anche scrivendo direttamente alla casa editrice, meglio se una specie “petizione”.

                  1. Molto volentieri, se ci si riesce! Conosco un sacco di appassionati di Medioevo ed estimatori di Ildegarda che non aspetterebbero altro se non un bel film come questo nella versione italiana.

          1. 61Angeloextralarge

            Angelina: Smack! 😀
            Fino a qualche anno fa quando si andava a Foligno dalla grande Angela, a quei tempi Beata ed ora Santa (voluto da Papa Francesco – dal 9 ottobre 2013)… si era “tra due fuochi”, perché Angela e Angelina erano una di fronte all’altra, l’una nella navata destra e l’altra nella sinistra.

  9. vale

    cara mercuriade
    ma chi,gli editori di famiglia pagana?
    forse il motivo è lo stesso che non ha permesso la versione in italiano di “cristiada” e di “1683 vienna”.
    pensare che gli sciortiniani si occupino di santi e non di santini possibilmente politicamente corretti, è segno di una smisurata fede nello Spirito Santo. 🙂

    1. Accuse gratuite a Famiglia Cristiana.
      Per fortuna hai evitato l’ancor più scurrile “fanghiglia cristiana”…

      Però ad es. Cristiada aveva Andy Garcia e Eva Longoria come attori protagonisti… Dunque attori notissimi che potevano far gola a fior di distributori. Prendersela colle Edizioni San Paolo mi pare davvero ingeneroso.

      Quanto a “11 settembre 1683” perché dici che non c’è una versione in italiano? Non l’ho visto ma leggo che è (stato) nelle sale dall’aprile del 2013… Ed è pieno di recensioni (Repubblica, La Stampa etc…).

      La solita solfa sulla presunta eterodossia dei Paolini! Neppure un papa gesuita (e si sa che i Gesuiti hanno fama ancor più “border line” dei Paolini) riesce a mettere pace all’interno della Chiesa… 😦

      1. vale

        accuse gratuite un tubo…
        e solita solfa aritubo.
        (il dvd di 1683 non esiste in italiano)
        è un’opinione. la tua e la mia. io mi tengo la mia e penso di aver frequentato l’ambiente editoriale abbastanza a lungo per averne un’idea.
        d’altronde è il dialogo, bellezza.

        1. Se non sono gratuite puoi motivarle: fa’ qualche esempio, giusto per contestualizzare.
          Affirmanti incumbit probatio.
          (e che c’entra non ce lo metti? Tu hai scritto che non c’era proprio una versione in italiano. Ora abbassi il tiro. Di quanti film usciti al botteghino non esiste il DVD?)

          Certo che è un’opinione. Ma in genere le opinioni si basano su fatti. E il fatto che tu abbia lavorato per il mondo dell’editoria non aggiunge nulla alla credibilità delle tue accuse. Fatti non chiacchiere. Quelle lasciamole agli anticlericali…

          1. Cerco di essere più chiaro: qual è il problema? Il “commissariamento” del 1997? Ai Gesuiti capitò di ben peggio…

            Articoli troppo “progressisti”? Su Famiglia Cristiana c’è una rubrica fissa del Card. Ravasi e una fissa del Card. Tettamanzi (e sul primo spero non vorrai eccepire… Sul secondo probabilmente lo farai, ma come dici tu “sono opinioni”).

            Cadute ci sono state e ci saranno. Ma ci sono in ogni pubblicazione cattolica, persino nella Civiltà cattolica che pure ha sempre il placet della Segreteria di Stato. E personalmente trovo molto più irritanti i toni di scherno e superiorità della Bussola Quotidiana, che non certe posizioni di Famiglia Cristiana, per dire…

            1. Giusi

              Io tutta questa differenza tra Ravasi e Tettamanzi non è che la veda….. Avessi detto Tettamanzi e Negri….

              1. Ubi Deus ibi pax

                @Giusi: ancheRavasi ritieni progressista? Di questo passonn si salva neppure Lefebvre… 😀

                Comunque attualmenteè “ministro della cultura” in Vaticano… Es un presidente di un Pontificio Consiglio scrive settimanalmente su un settimanale paolino io pondererei piú le paroleprima di tentare di screditare (e non mi riferisco a te, Giusi).

                1. Ubi Deus ibi pax

                  Uhm non so cosa gli è preso al cell… Scusate per l’assenza di tanti spazi e qualche parola! Vediamo se questo esce bene… 🙂

                2. Giusi

                  Non sono io che lo ritengo: lo è. Non per niente era il candidato Papa di Repubblica che lo definiva con una marcia in più.

                    1. Ubi Deus ibi pax

                      Vabbè… Poro Ratzinger che s’è tanto battuto per rimuoverle ste inutili barricate… 😦

          2. vale

            palle.
            così come la tua solfa non aggiunge credibilità alle tue opinioni.che son sempre chiacchere e non fatti.
            ammesso e non concesso che ne abbia.

            non contestualizzo un tubo.e la mia opinione sullo sciortino ed i suoi pretoriani me la tengo.e pure su famiglia pagana.
            d’altronde sono in buona compagnia:

            Reverendo Direttore,

            grande è stata la mia gioia nell’apprendere che Famiglia Cristiana mi avrebbe dedicato l’editoriale, ed ancora più grande la gioia è stata nell’altresì apprendere che questo editoriale sarebbe stato scritto direttamente da Lei, Grande non solo come Ufficiale dell’Ordine al Merito ( anche so non comprendo per quali mai meriti…) della Repubblica Italiana, ma Grande sopratutto come maestro di morale, diritto, teologia fondamentale, etica sociale, erede degnissimo di quel Don Zega che tanto attirò su di se e sulla Società di San Paolo l’attenzione, anche se propriamente non benevola, della Santa Sede per i suoi alti insegnamenti di etica sessuale e matrimoniale.

            ..Con il rispetto e la stima che “salva sa chieriga”, non le porto ed augurandole ogni bene, solo per seguire l’insegnamento evangelico, e lottando fortemente contro la tentazione di mandare Lei e Famiglia Cristiana a quel paese, mi firmo

            Francesco Cossiga
            Presidente Emerito della Repubblica

            http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/fanghiglia-cristiana-terribile-lezione-di-politica-di-cossiga-a-don-sciortino-e-al-vescovo-8987.htm

            una tra le tante….
            e prova ad indovinare tra la tua opinione e quella del Cossiga sul don in questione a quale credo di più( oltre alle mie informazioni, ovviamente) ?

            1. @vale:
              «palle.»

              Questo sì che è argomentare. 😀

              «così come la tua solfa non aggiunge credibilità alle tue opinioni.che son sempre chiacchere e non fatti.»

              Ma l’hai letta la mia citazione in latino?

              «ammesso e non concesso che ne abbia.»

              Siamo agli insulti? Ecco perché apprezzi Cossiga… Anche io, come Cossiga nella lettera che hai riportato, mi tratterrò dal mandarti a quel paese, se questi sono i toni che apprezzi.

              «non contestualizzo un tubo.e la mia opinione sullo sciortino ed i suoi pretoriani me la tengo.e pure su famiglia pagana.
              d’altronde sono in buona compagnia:»

              Dunque paladino dell’ortodossia sarebbe Cossiga??!??!?

              Direi che non c’è da aggiungere altro! Buona continuazione 😀

      1. Ubi Deus ibi pax

        A leggere un sacco di recensioni pare proprio che fosse una schifezza, vero… Ma ne distribuiscono tante; almeno questa avrebbe fatto scoprire a qualcuno un evento storico terribile troppo poco conosciuto in Italia

        1. ll mio commneto andava al di là della “confezione” del prodotto o alla sua qualità filmica, ma quanto al proporre un episodio triste, drammatico e sanguinoso, dove certo tanti Cristiani hanno subito ingustizie e hanno anche perso la vita, ma un’altra parte ha risposto con altrettanta violenza, spargendo sangue altrui.
          Non è per nulla piacevole vedere rievocata una realtà (tra l’altro dipinta con toni eroici) dove taluni in nome di Cristo, sparano e uccidono i “nemici” e noi magari giustifichiamo la cosa (e proponiamo il film in oggetto) solo perché quelli erano “i cattivi”… Gesù Cristo poteva “fulminarli” tutti i suoi aguzzini.

          Ma sull’argomento avevo già a suo tempo fatto un commento: https://costanzamiriano.com/2013/11/24/cristiada/#comment-68155

          Anche la mia un’opinione… (sennò anche qui parte la polemica e direi ce ne sono già troppe).

          1. Ubi Deus ibi pax

            Hai fatto bene a precisare.

            Senza entrare nel merito dei singoli casi personali, penso che – escludendo i religiosi e laici martiri colpiti senza che opponessero alcuna resistenza – sicuramente ci furono anche alcuni che reagirono per legittima difesa. Poi certo ci furono
            tanti che spararono con odio…

  10. …una donna ministro:

    “Continua la tensione tra la Lega Nord e la titolare dell’Integrazione. Il capogruppo al Senato Bitonci: “Vuole favorire la negritudine”.

    (ansa)

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