Due principi

Qualche sera fa Franco Nembrini ha voluto condividere con noi questa intuizione, cinque terzine di Dante dall’XI canto del Paradiso che lette oggi hanno la suggestione di una profezia.

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La provedenza, che governa il mondo
con quel consiglio nel quale ogne aspetto
creato è vinto pria che vada al fondo,

però che andasse ver’ lo suo diletto
la sposa di colui ch’ad alte grida
disposò lei col sangue benedetto,

in sé sicura e anche a lui più fida,
due principi ordinò in suo favore,
che quinci e quindi le fosser per guida.

L’un fu tutto serafico in ardore;
l’altro per sapïenza in terra fue
di cherubica luce uno splendore.

De l’un dirò, però che d’amendue
si dice l’un pregiando, qual ch’om prende,
perch’ ad un fine fur l’opere sue.


 

Dante Alighieri – Paradiso: Canto XI   28/42

***

In questo canto Dante incontra san Tommaso d’Aquino, il tema di fondo è l’intervento provvidenziale in favore della Chiesa, che tra il secolo XII e il XIII era in preda a una forte crisi sia morale sia dottrinale.

Alla volontà della Provvidenza Tommaso fa risalire la nascita di Francesco e Domenico, fondatori degli Ordini religiosi ispirati rispettivamente alla carità e alla sapienza. Uguale il loro compito, pari il loro valore, cosicché lodandone uno si esprime implicitamente anche la lode dell’altro.

75 pensieri su “Due principi

  1. G.

    Mitico Franco…Sto leggendo il suo “Dante poeta del desiderio” (Purgatorio) e ho il suo “Dante” in DVD…da non perdere.

  2. chiara

    Uno che ebbe la lucidità di queste intuizioni non poteva non avere una fede gigantesca, anzi essere un santo lui stesso.Molte descrizioni del Paradiso corrispondono a quello che “Vide ” Santa Ildegarda nelle sue visioni; non è un caso.Sono fermamente convinta che anche Dante potrebbe avere avuto visioni.

  3. Io credevo si riferisse al Papa e all’Imperatore, il che concorderebbe anche con la teologia “laica” di Tommaso d’Aquino; egli infatti sosteneva che gli Stati si reggono con la ragione data da Dio e con le consuetudini, non con la fede.

      1. Infatti, si parla di Francesco e Domenico, però, a proposito di “cenni occulti”, alcuni hanno pensato si riferisse in realtà al papa e all’imperatore.

        1. Grazie, come si capisce non ne so molto di critica dantesca. A a volte mi sembra che i critici «le scavino di sottoterra», come suol dirsi, per trovare qualcosa di nuovo da dire. Il che ovviamente non toglie che ci sia ancora molto da scavare, compresi molti oriental zaffìri autentici 🙂

  4. Così Langone: “da “il foglio” 15 ottobre:

    “Chi siete voi per giudicare, tu vicario di Roma Vallini e tu ordinario militare Marcianò, caso grottesco di generale-arcivescovo? Non mi rivolgo ai sindaci di Roma e di Pomezia siccome non ho fiato da sprecare, ma solo ai prelati che negano od ostacolano i funerali cristiani al cattolico praticante Erich Priebke. Voi Vallini e Marcianò siete peggio dei tradizionalisti che, per criticare Pietro, si mettono a livello di San Paolo. Voi rispetto all’apostolo vi ponete addirittura sopra, calpestando la Lettera ai Romani per la quale “chi è morto è ormai libero dal peccato”. Dovete tornare a catechismo e ripassare le opere di misericordia corporale (settima: Seppellire i morti) e spirituale (sempre settima: Pregare Dio per i vivi e per i morti). Chi siete voi per giudicare un vecchio di cent’anni? Un morto non appartiene ai chierici né ai politici né ai giudici, un morto attende il giudizio di Dio e negargli i funerali è un pregiudizio. Oltre che un’eclissi del cristianesimo.”

  5. GIUSEPPE

    “… fondatori degli Ordini religiosi ispirati rispettivamente alla carità e alla sapienza” due ordini per due xose diverse: con ben distinti carismi o, nel linguaggio del mondo, con due diverse “mission”.
    Forse il problema è proprio questo: voler fare tutto insieme anche andando contro il fondatore che qualcosa capiva visto che son arrivati sugli altari

  6. Sara

    Ah, il Sommo Poeta! Che Bellezza!
    Eh, sì, io sono sempre più convinta che la Provvidenza, dati i tempi, ci abbia voluto donare un Mosè che prega sul monte (Benedetto XVI) e un Giosuè che combatte sulla piana (Francesco).

    P. S.: Ieri sera ho visto Costanza su TV2000: con la sua eleganza e la sua semplicità è stata portatrice di verità anche a TGTG! Brava!

  7. Carlo

    ’indignazione non basta, cari e gentili amici lettori. L’indignazione comunque sia motivata non basta mai per fare la cosa giusta. Che a volte è semplice, ma non per questo diventa facile. Possiamo tornare a constatarlo anche nel caso aperto dalla morte del centenario Erich Priebke, cioè di un uomo che, vestendo la divisa hitleriana di ufficiale delle SS, si fece inesorabile esecutore di feroci «ordini superiori». E che con l’estremo atto della sua esistenza terrena ha ostentato una totale assenza di pentimento per aver servito il mostro nazista e una tenace vena negazionista delle immani atrocità che quel mostro ha commesso e alle quali lui stesso aveva cooperato.
    È dunque comprensibile a tutti perché le autorità religiose e civili di Roma, città teatro dei gravissimi misfatti di Priebke (che restano tali quale che sia la ricostruzione degli eventi che li hanno preceduti: nulla in nessun caso può giustificare la rappresaglia e la persecuzione contro persone innocenti e inermi) e città nella quale – per obbligo di giustizia – ha dovuto condurre l’ultima parte della propria esistenza, abbiano deciso autonomamente, ma in modo significativamente convergente, di non acconsentire ad alcuna pubblica celebrazione del defunto. Esequie private sì, pubbliche no. Non si tratta di una novità e neanche, da un punto di vista cristiano, di una mancanza di carità o di accoglienza, ma anzi di una scelta dolorosa, saggia e caritatevole, tutta tesa a prevenire la strumentalizzazione (ovvero l’uso politico o comunque propagandistico) del «funerale in Chiesa», esattamente come accade quando si dice “no” alle esequie solenni di un mafioso o di chiunque altro si ponga deliberatemente e persino provocatoriamente fuori e contro la visione cristiana della vita. Il giudizio è sempre e solo di Dio, la prudenza è affare degli uomini e delle donne.

    Detto questo, ammetto che in questa vicenda c’è qualcosa che trovo insopportabile: e cioè che a Erich Priebke si voglia negare, sino a rendere di fatto impossibile questa pietosa pratica, una qualche forma di sepoltura. Ma ogni uomo, qualunque crimine abbia commesso, ne ha diritto. Questo tantissimi di noi lo sanno bene, perché ci è stato insegnato e non possiamo proprio far finta di non saperlo più, sebbene oggi il virus della smemoratezza dilaghi. Non mi interessano le modalità, che devono essere ben valutate, m’interessa il gesto religioso e civile. Che non cancella in alcun modo i torti di Priebke, e dà invece piena ragione a tutti coloro che sono stati le sue vittime. Sconfitti e annientati nella logica degli assassini, eppure per sempre agli occhi di Dio e del mondo quelli dalla “parte giusta”.

    Questa è la risposta alle lettere da parte del direttore di “Avvenire”. L’ho citata perchè mi sembra il giusto equilibrio da tenere rispetto a questo caso.

    Copyright 2013 © Avvenire

  8. admin

    Grazie dei contributi Alvise e Carlo, con questi interventi possiamo tranquillamente chiudere ulteriori discussioni off topics sul caso Priebke (questione inopportunamente aperta qui da Alvise).

  9. 61Angeloextralarge

    Da brava ignorante “ignoravo” questo testo. Ai miei tempi eravamo riusciti a studiare solo il cantico dell’inferno e pochissime cose del cantico del Paradiso: la prof di lettere decise che così si doveva fare… 😦
    In effetti la profezia ci sta tutta.
    “d’amendue si dice l’un pregiando”: che bello se i nostri rapporti fossero basati su questo atteggiamento!

  10. vale

    grazie admin,
    mi hai risparmiato una cattivissima risposta a interventi che con il post c’entravano un tubo. in più mi son risparmiato di leggere,oggi, avvenire…… 🙂

    1. Sara

      “cattivissime risposte ne potrai dare ancora tante, come è tuo costume, e dei tuoi solidali, tranquillo!”

      ..Semmai “sodali”….

  11. vale

    @filosofiazz.
    a parte che la cattivissima risposta non sarebbe stata per te ma per il direttore di avvenire….citato da carlo
    fo’ notare che quì,parmi, di cattivissime risposte a te non se ne sono mai date. ironiche, sarcastiche, anche prendendoci in giro vicendevolmente e quando postavi cose-che anche altri han fatto, io incluso- che col post c’entravano, appunto, un tubo.
    hai persino gente che prega per te. sveglia.
    se avessi in cuore di risponderti male o dirti qualcosa di veramente cattivo, non te le scriverei su un blog. te le direi di persona…..

        1. …vuole dire che un giornale è fatto dall’insieme dei suoi collaboratori. Che c’entra il padre eterno?

          A sproposito: il video che misi ieri sulla caccia agli omosessuali in Uganda, voleva essere solo un esempio di come è vario il mondo. Questo è il vero relativismo!

          1. Giusi

            Voglio dire che ognuno ha la sua personalità. Ci sono giornali che ospitano di proposito commentatori con opinioni opposte. La linea editoriale non la fa il singolo collaboratore. Non vedo cosa ci trovi di strano nel fatto che Vale volesse criticare un articolo di Avvenire. Magari sarà d’accordo con un altro per esempio di Costanza. Insomma mi sembrava una domanda in definitiva cretina.

            P.S. Pure Enzo Bianchi scrive su Avvenire….

                1. …per me Enzo Bianchi e solo un povero minuscolo cristo, come tutti (di sicuro, comunque, penso, non peggio di noi del blog, che il diavolo ci porti all’inferno, direbbe Tex Willer)

  12. …proporrei anche una correzione a proposito del vestito di S.G.Battista che, dice, era di peli di cammello, invece che di lana di cammello, essendo i peli di cammello lana di cammello, come i peli di pecora la lana di pecora. Come ancora oggi , per esempio, in Marocco, ci si veste di abiti di lana di cammmello molto apprezzati…

  13. vale

    era una battuta? perché,anche se celiando,parlavo di filologia classica….nel caso del cammello( che è un errore di traduzione).e basta.
    nell’altro caso, oltre all’errore di traduzione, c’è anche quello teologico-che cyrano mi corregga se sbaglio- in quanto il Padre Nostro non può “indurre” in tentazione. mentre può permettere ( come nel caso di Giobbe) o salvaguardarci dalla tentazione e/o dalle prove….

    1. Alessandro

      Dice il Catechismo al riguardo:
      “2846 Questa domanda va alla radice della precedente, perché i nostri peccati sono frutto del consenso alla tentazione. Noi chiediamo al Padre nostro di non « indurci » in essa.
      Tradurre con una sola parola il termine greco è difficile: significa « non permettere di entrare in », « non lasciarci soccombere alla tentazione ». « Dio non può essere tentato dal male e non tenta nessuno al male » (Gc 1,13); al contrario, vuole liberarcene. Noi gli chiediamo di non lasciarci prendere la strada che conduce al peccato. Siamo impegnati nella lotta « tra la carne e lo Spirito ». Questa domanda implora lo Spirito di discernimento e di fortezza.”

      Insomma, mi sembra che la traduzione letterale migliore sarebbe: “fa’ che non entriamo in tentazione”. Ma, scritta così, parrebbe che questa invocazione chieda a Dio di non essere nemmeno tentati. Ma non è questo che si chiede nel “Padre nostro”. Si chiede al Padre di operare non affinché non si sia tentati (dal Maligno), ma affinché non si ceda alla tentazione (del Maligno); non affinché non ci imbattiamo nelle trappole del Maligno, ma affinché non caschiamo in queste trappole in cui ci imbattiamo (perché il Maligno ce le predispone). Poiché la traduzione letterale può non far intendere ciò, forse sarebbe opportuna una traduzione-parafrasi: “fa’ che non soccombiamo alla tentazione”, “fa’ che non cediamo alla tentazione”.

      1. vale

        @ alessandro
        ed infatti, in francese, verrà usato la frase: et ne nous laisse pas entrer en tentation », selon le Progrès. Elle sera diffusée à partir du 22 novembre.

        La prière majeure de la religion catholique, le « Notre Père », que l’on retrouve dans l’Evangile de Mathieu (6: 9-13) et de Luc (11:2-4), est entièrement rédigé en grec ancien. La dernière version remonte à 1993. La finalité de cette nouvelle traduction est de se rapprocher du sens initial. En effet, ce n’est pas Dieu qui est à l’origine de la tentation mais le diable.

        Le Saint-Siège a donné son feu vert cet été à la publication d’une nouvelle traduction française complète de la Bible liturgique.
        ed è il motivo per cui non farci cadere in tentazione,forse renderebbe meglio l’idea.
        ma siccome ,a monte della nuova traduzione, vi saranno fior di studiosi, cattedratici,esegeti,sacerdoti e quant’altro, sommessamente m’inchino alla decisione della santa sede che sembra aver approvato. almeno per l’edizione francese.

      2. Ottimo Alessandro 🙂 Proporrei anche un “fa che non indugiamo nella tentazione”…
        Quando il rischio è non riconoscerla subito come tale, indugiano in essa, ma, riconoscendola come tale, subito poniamo mano alle “armi” che la Fede ci offre e ingaggiamo la “buona battaglia” 😉

  14. vale:

    …si, si capiva che erano teologia e filogia, e dici bene. Ma anche io dicevo sul serio. forse dicendo che era vestito di “peli di cammello” si è voluto (troppo) accentuare la semplicità dell’abito…

  15. vale

    ovviamente. ed infatti la correzione da te proposta potrebbe anche starci. anche se non cambierebbe la sostanza.
    negli altri due casi, mi pare, cambierebbe in uno la sostanza. nell’altro la figura dell’iperbole usata che diverrebbe anche più ovvia e comprensibile. visto che parlava a dei pescatori che diventarono pescatori di uomini. e che le fibre utilizzate al tempo per le funi delle barche erano anche di origine animale.

  16. Carlo

    Cosa c’era di così riprovevole in quello scritto del direttore di avvenire? Qualcuno me lo spiegasse invece di liquidarlo come un vomitevole intralcio ai giudizi inappellabili di tanti di voi. Io sono ancora poco esperto delle galassie del pensiero cattolico; mi sento grato a Dio che mi ha messo su un cammino di conversione, ma in questo blog sento spesso dialoghi velenosi… Qualcuno di voi, secondo me, se il buon Dio l’avesse fatto nascere a Kabul, sarebbe un talebano coi fiocchi.

    1. Caro Carlo, non entro nel merito della polemica (che non ho avuto modo di seguire sinora…), certo è che nella Fede, convertiti della prima o dell’ultima ora, il rischio di diventare “talebani”, c’è sempre per tutti… 😉

    2. vale

      @ carlo.
      inesattezze storiche accennate.che in un direttore di giornale( anche se ,com’è noto nell’ambiente, i giornalisti parlano benissimo di cose che non conoscono.ovviamente tranne la sciùra Miriano),a me, paiono imperdonabili trasandatezze.
      ed in omaggio all’admin, quì mi taccio.

    3. admin

      signor Carlo credevo fosse chiaro che non intendiamo affrontare qui la vicenda Priebke; il tono poi del suo ultimo commento è sprezzante e le considerazioni gratuite. Mi domando però perché perda tempo in dialoghi velenosi con talebani vari.

    1. vale

      @alvise
      non solo, ma non sappiamo quali fossero le parole nell’originale aramaico. forse potrebbero dircele gli abitanti di maaloula in siria, dove si parla ancora una dialetto aramaico antico. ma li stanno sterminando….
      eppoi resta aperta la quaestio dell’epiousion…..

    2. Sara

      Alvise, nonostante la giusta precisazione di Viviana, se sfoderi addirittura il greco, potrei non resistere e inviarti quanto meno uno SMACK! Stavolta te lo sei meritato!

  17. vale

    curiosa cosa,tormentato dalla zanzara delle 3,30( ma come avrà fatto a passare lo sbarramento delle zanzariere?) mi metto a ri-leggere un pamphlet del comodino: S.Francesco antimoderno di g.vignelli-fede e cultura 2009- e vi trovo, in una nota, la stessa citazione dantesca del post.però esplicitando che si riferisce a Francesco e Domenico.l’uno per rendere la chiesa più fida alla originaria purezza. l’altro per renderla più sicura dalle insidie ereticali.( ed Alvisiali..) 🙂

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