Non ci zittiremo

Editoriale del direttore di AVVENIRE, Marco Tarquinio dell’11 agosto 2013
 
Stiamo sviluppando sulle nostre pagine un’inchiesta giornalistica che rivela uno dei volti più terribili dei processi di disumanizzazione in corso: la creazione di un mercato globale del corpo femminile governato da grandi interessi e dall’idea che la donna/madre sia riducibile a “fattrice” di figli/figlie a loro volta ridotti a “prodotto”. Prodotto di un desiderio (comprensibile) di paternità e maternità difficili o naturalmente impossibili. E prodotto di un commercio (inaccettabile) tra abbienti, che comprano, indigenti che si vendono, e innocenti che vengono assemblati, selezionati, venduti e comprati.

Ci aspettavamo reazioni, anche veementi, di fronte a una realtà terribile e purtroppo in crescita nella quale gli esseri umani sono ridotti a “cose”. Una realtà schiavista e che, perciò stesso, dovrebbe essere urgentemente posta al centro dell’attenzione giuridica internazionale e meriterebbe presto una sessione dedicata dell’Assemblea generale dell’Onu. Ci ha lasciato esterrefatti che la più tempestiva e aspra delle reazioni sia arrivata, invece, per accusarci di aver pubblicato «menzogne» e per sostenere incredibilmente che il mercato di grembi di donna sarebbe un mercato tutto sommato normale se non, addirittura,una pratica libera e persino eminentemente altruistica. Premessa usata per affermare che quanto raccontato nella prima puntata della nostra inchiesta, e cioè che anche persone e coppie omosessuali hanno fatto e fanno ricorso al mercato delle maternità surrogate, sarebbe «omofobia». Di più: lo stesso parlare di «uteri in affitto» sarebbe grave e omofobo, perché le parole giuste, politicamente corrette, sono piuttosto altre: «gestazione di sostegno» o «gestazione per altri».

La diffamatoria polemica, firmata da un’organizzazione gay – che peraltro, come dimostriamo negli articoli oggi in pagina, è in palese e incresciosa contraddizione oltre che con i fatti anche con se stessa – è degna di essere segnalata per quello che conferma e annuncia. L’accusa di «omofobia» viene scagliata con aggressiva facilità non solo contro chiunque affronti senza allinearsi all’ideologia “gender” temi che in qualche modo concernono l’omosessualità, ma anche contro chiunque ragioni a difesa della naturalità della procreazione umana e si batta per de–mercificarla. Chi ancora pensa che sia esagerato porre la questione della libertà di espressione di fronte al testo di legge sull’omofobia che è all’esame del Parlamento italiano ha tempo per rifletterci su e per rimediare. Una cosa è certa: noi, che facciamo cronache rigorose, amiamo l‘umanità e la verità e perciò ci battiamo contro ogni discriminazione e violenza, non intendiamo chiudere occhi e bocca, e non ci lasceremo imbavagliare.​​​​​

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116 pensieri su “Non ci zittiremo

  1. “…quanto raccontato nella prima puntata della nostra inchiesta, e cioè che anche persone e coppie omosessuali hanno fatto e fanno ricorso al mercato delle maternità surrogate, sarebbe «omofobia» Firmato: un’organizzazione gay.

    E ti pareva!!

    1. giuseppe

      Ah Bariom: qui casca l’asino! Attenzione: Alvise mi ha già richiamato per una affermazione simile.
      fa attenzione! è una illazione immotivata!

  2. Sono perplessa vi scandalizzate x gli uteri in affitto e poi non si permette l aborto ad una donna disabile mentale, alcoolizzata che di sicuro darà in adozione sua figlia?
    Non è in fondo un incubatrice pure lei?
    Non è pericoloso usare persone con disturbi mentali a questo scopo? Ditemi sono curiosa di leggere il vostro punto di vista.
    Dolcezzasicula

    1. “Non è pericoloso usare persone con disturbi mentali a questo scopo?”

      Usate da chi? A quale scopo dolcezzasicula? Mi sfugge…
      Un conto è impedire l’aborto, uccisione di una vita umana nascente da chichessia, un’altro è pagare/retribuire chichessia, fosse anche una disabile (ma chi affitta un utero pretendera un pedigree genetico ineccepibile…) perché partorisca per conto terzi.

      Come fai a mettere le due cose sullo stesso piano?

      1. Chiedo scusa, nel rispondere a “dolcezzasicula” seguendo il senso della sua domanda, ho scritto: “fosse anche una disabile” come se questo fosse un “colmo”.
        In realtà pensavo alla “disabilità psichica”, cioè di persona (apparentemente) “incapace di intendere e di volere”.

          1. No! Non lo è!

            In base a cosa si stabilisce che lo sia (o meglio la si definisce tale)? In base al fatto che non ha capacità intellettive o da altri ritenute come necessarie?

            Molto più logico definire “incubatrice” chi scientemente (capace di intendere e di volere), fa del proprio utero, appunto un “meccanismo biologico” affittabile, anzi noleggiabile sarebbe più adatto, solo e fino all’ottenimento del “prodotto finito” (scusate quest’ultima definizione…).

            1. …quello che voleva dire dolcezzasicula, credo, è appunto il fatto che impedire a a questa donna, che dice lei, di abortire,
              sarebbe un altro modo di volere per forza ottenere il “prodotto finito”…

              1. Grazie Alvise per svelare sempre il pensiero altrui a terzi, ma le due situazioni non sono assimilabili.
                Se tu che ha i questo dono di comprensione, in questo caso non vedi la differenza o non comprendi dove veda io la differenza, non starò qui a dilungarmi.

        1. …non credo che la legge Scalfarotto, per quanto aberrante, possa essere travisata fino a questo punto che dici sopra.
          (fermo restando che anche le organizzazioni gay possono dire scemenze, come anche le dicono tutti, cattolici inclusi, me escluso)

            1. Sono confortato dal tuo “non credo” che “credo” al lato pratico valga ben poco, anche considerando che sei escluso dal poter dire scemenze 😉

              1. …il lato pratico si vedrà solo nella pratica (se ci sarà) e non nel polverone delle sventolate imminenti persecuzioni. Feremo restando che ognuno porti accqua al suo mulino (o è un nuovo proverbio relativista?)

    2. 61Angeloextralarge

      dolcesicula: credo profondamente che la vita sia vita, indipendentemente da chi viene “usato” per generarla. Credo profondamente che chi “usa” una donna per generare la vita sia e debba essere solo il Creatore.

      “usare persone…” ho capito a quale vicenda ti riferisci e proprio per questo il termire “usare” lo trovo molto fuori luogo. Comunque, come ho scritto sopra, la creatura che si porta nel grembo ha diritto alla vita. Se tu, io e il resto dell’umanità siamo vivi è perché nessuno, nostra madre in prima fila, ha deciso di non farci nascere. Personalmente ho rischiato di brutto perché mia madre, avendo già quattro figli, è ricorsa almeno una volta all’aborto, prima di rimanere in attesa di me. Poi, e a tarda età ha generato altre due creature. Di questo, ovviamente, ringrazio il Signore, anche se di motivi per dirgli: “Che mi hai fatto nascere a fare?” ne avrei avuti molti più di uno, da quando sono nata.

  3. 61Angeloextralarge

    Roba da mal di stomaco. Lo Spirito Santo ci illumini tutti, cristiani e non, affinché si cechi di agire secondo la volontà di Dio, unico Creatore della vita.

  4. Alessandro

    “L’accusa di «omofobia» viene scagliata con aggressiva facilità non solo contro chiunque affronti senza allinearsi all’ideologia “gender” temi che in qualche modo concernono l’omosessualità, ma anche contro chiunque ragioni a difesa della naturalità della procreazione umana e si batta per de–mercificarla. Chi ancora pensa che sia esagerato porre la questione della libertà di espressione di fronte al testo di legge sull’omofobia che è all’esame del Parlamento italiano ha tempo per rifletterci su e per rimediare.”

    Vero, adesso passa per omofobo pure chi documenta e contesta lo scempio dell’utero in affitto. Questi omosessualisti, con la loro prepotente intolleranza, offrono ogni giorno un motivo in più per smantellare il ddl Scalfarotto. Affossato il quale, si potrà continuare a deprecare e a contrastare, come è doveroso, lo sconcio della maternità surrogata senza incorrere in sanzioni penali in quanto “omofobi”.
    Su, parlamentari, un piccolo sforzo: affossate quel testo pericoloso, non esitate. Così gli omosessualisti schiamazzanti seguiteranno a indignarsi contro Avvenire e Costanza Miriano e quant’altri, ma i bersagli della loro indignazione non saranno incriminati. Anzi, se gli schiamazzanti passano il segno potrebbero loro essere destinatari di querela, come accade in un mondo che non vada alla rovescia.

  5. Non sapevo che chiunque si battesse per la demercificazione eccetra degli uteri potesse essere accusato ipso facto di omofobia. Forse è quello che, in fondo, vi augurate voi che succeda, onde catacombizzarvi e poi dichiararvi catacombizzati?

    1. Alessandro

      Bella scemenza, bravo. Mi sembra che il buio pesto che hai scelto a effigie ti stia implacabilmente invadendo il cervello, a grado a grado.

  6. ….conclude il Direttore:

    “…ci battiamo contro ogni discriminazione e violenza, non intendiamo chiudere occhi e bocca, e non ci lasceremo imbavagliare.”

    Un coraggio da leoni!!!

    (avremmo, credo, tutti gradito la puntuale citazione della “organizzazione gay”)

  7. JoeTurner

    “A lungo si è ironizzato dei teologi che discutevano sul sesso degli angeli nella Costantinopoli assediata dai Turchi; chissà cosa diranno i posteri di noi, che discutevamo del diritto degli omosessuali al matrimonio”
    (cit. Blondet)

    1. Alessandro

      Ha ragione Blondet; e dire che la discussione sul sesso degli angeli era intellettualmente più intrigante che quella sul matrimonio tra omosessuali (“matrimonio tra omosessuali” è di tutta evidenza un non-senso logico, solo una società tragicamente in balia del non-senso può non accorgersene)…

        1. Alessandro

          E’ vero, chissà perché non ci avevo pensato prima. Per evitare il non-senso “acqua che non è acqua” basta cambiare il nome all’acqua e dire “H2O che non è acqua”. Il quale, purtroppo, rimane un non-senso (perché il matrimonio è il matrimonio anche se gli si cambia il nome, e l’acqua è acqua anche se la si chiama H20).

  8. …erano due commenti distinti, i miei.
    …per voi solo voi avete e potete dare senso al mondo, fuori di voi l’insensatezza e la tenebra del relativismo (quando addirittura la nefandezza e /o la malvagità)

    1. Alessandro

      se quel voi stucchevole indica “i cristiani”, ti faccio notare questo: che il matrimonio non sia tra omosessuali l’hanno pensato tutti nella storia dell’umanità, cristiani e non cristiani, pure prima della venuta di Cristo. A testimoniare che la buon norma di non indulgere al non-senso non è un’esclusiva del cristiano.

      1. …non si tratta di “indulgere”, o c’è un senso o non c’è (in assoluto)… poi il mondo esiste lo stesso, comunque sia, che ci siano le leggi o senza, di natura o meno, umilmente.

      2. Ma Alvise è tanto preso dal sottolineare sempre i “voi” e i “noi”, che spesso queste ovvietà gli sfuggono 😉

        Non si capisce perché poi si dovrebbe cambiare “noi” il nome al matrimonio…
        o meglio si capisce, perché anche il “loro” deve essere il matrimonio (e celebrato in chiesa) e non può quindi essere chiamato, chessò… “pinzimonio” 😉

                1. Fabio

                  Sta di fatto che settimana scorsa, in Inghilterra, una coppia gay abbia denunciato il prete anglicano per non aver voluto celebrare il loro matrimonio. (se trovo l articolo ti posto il link). La coppia ha potuto farlo per l ‘esistenza in Inghilterra di una legge analoga a quella che si vorrebbe in Italia sull’omofobia. Non so come è andata a finire la vicenda. Ma questa è la prospettiva
                  che temo avvenga anche da noi.

                    1. Fabio

                      Scusa non so se capisco, potresti spiegarti meglio?
                      Intendi che la Chiesa dovrebbe celebrare i matrimoni gay?
                      e se la Chiesa Cattolica rimanesse contraria sarebbe giusto che “chiudesse”?è questo il ragionamento?

  9. …e quindi, sarebbe, comunque, anche quello tra gay, dici te, matrimonio, ovverosia un negozio giuridico come un altro (o esistono negozi giuridici senza senso?)

  10. admin

    “Le cose tutte quante hanno ordine tra loro, e questo è forma che l’universo a Dio fa simigliante”.

    (Dante Alighieri – Paradiso I)

    1. Alessandro

      “anche persone e coppie omosessuali hanno fatto e fanno ricorso al mercato delle maternità surrogate” Ora molto meno, e anche prima gli omosessuali rappresentavano una minoranza.

      1) su che cosa basa Anonimo l’affermazione secondo cui oggidì persone e coppie omosessuali fanno meno ricorso di un tempo al mercato indiano delle maternità surrogate? Forse sul fatto che dal 2012 il “Ministro dell’Interno indiano ha stabilito che gli stranieri che vogliono accedere ai servizi di maternità surrogata debbano procurarsi un visto medico particolare, e non uno solo turistico com’era possibile fino a quel momento. Possono farne domanda le coppie straniere eterosessuali sposate da almeno due anni, provenienti da un Paese dove la pratica è legale”?

      Ebbene, occorre sapere che quello introdotto dal 2012 “non è un divieto rigoroso per tutte le coppie straniere conviventi, etero e omosessuali, e per i single, come invece sostenuto da alcuni organi di stampa e da talune organizzazioni. Più che altro, alla prova dei fatti, è un argine purtroppo debole e aggirabile: molte cliniche indiane continuano a pubblicizzare apertamente i propri servizi di maternità surrogata per single e coppie gay, come si può vedere ad esempio dal sito di «Delhi-Ivf & Fertility Research Centre», a New Delhi, che ne parla esplicitamente (e non è la sola struttura): «Molti stranieri vengono in India per avere un bambino, anche se sono genitori singoli», e «molti stranieri vengono in India per la maternità surrogata per coppie gay», (http://www.surrogacyindiacentre.com/gay_surrogacy.html). I più prudenti, come http://www.newlifeindia.com, spiegano invece che le coppie omosessuali vengono dirottate in Thailandia dalle stesse organizzazioni indiane.”

      http://www.avvenire.it/Vita/Pagine/india-madri-surrogate-tra-regole-e-business.aspx

      il sito http://www.surrogacyindiacentre.com/ del Delhi-Ivf & Fertility Research Centre, consultato alla pagina indicata, afferma: “molti stranieri si recano in India per avere un bambino come genitori single. Oggi, chiunque, compreso un single – uomo o donna – o una coppia dello stesso sesso, per avere un figlio può impiegare l’utero di una donna per la procedura di surrogazione. Poiché le leggi sulla pratica di surrogazione per i gay non sono così restrittive in India, vi aiuteremo a seguire una via completamente legale. Oggi molti stranieri vengono in India per la pratica di surrogazione per le coppie gay.”

      La New life India (http://www.newlifeindia.com/Legislation) fa presente, invece, la restrizione stabilita in India dal 2012 (“visto solo per le coppie eteresessuali sposate da almeno due anni”): “I coniugi gay sono esclusi (ma possiamo fornire i nostri servigi ad aspiranti genitori, sia single sia coppie dello stesso sesso, in una delle nostre sedi in Thailandia, vi preghiamo di inviarci una mail per i dettagli)”.

      2) che “prima gli omosessuali rappresentavano una minoranza” va dimostrato, fornendo qualche dato. In ogni caso, maggioranza o minoranza, il mercato della surrogazione per omosessuali è fiorente.

      Quanto alla restrizione introdotta del 2012, vale pure la pena riportare la giusta considerazione di Morresi, contenuta nell’articolo di Avvenire già citato:

      “D’altra parte, nel Paese in cui la legge vieta esplicitamente l’aborto legato alla selezione del sesso abbiamo comunque milioni di bambine che mancano all’appello, e l’aborto selettivo delle femmine resta una pratica diffusissima: le discriminazioni a carico delle donne indiane sono ancora pesanti, e l’esistenza di norme a riguardo non ha mutato, nella sostanza, antichissimi costumi. Se le istituzioni indiane non riescono a far rispettare il divieto rigoroso di praticare aborti selettivi, un fenomeno sotto osservazione a livello internazionale, come si fa a sostenere che linee guida e visti medici dovrebbero essere, invece, in grado di arginare lo sfruttamento delle donne più povere e più fragili, da parte di coppie e singoli, omo ed eterosessuali, quando ne deriva un mercato tanto lucroso?”

      3) quanto a filosofiazzero, noto che seguita a non informarsi mai di nulla, limitandosi ad annuire compulsivamente a tutto ciò che gli sembra avvalorare il suo patetico anticlericalismo viscerale.

        1. Alessandro

          Allora mi scuso per l’equivoco. Il tuo anticlericalismo viscerale ha del patetico, ma non è questa l’occasione in cui ne hai fatto sfoggio.

      1. “D’altra parte, nel Paese in cui la legge vieta esplicitamente l’aborto legato alla selezione del sesso abbiamo comunque milioni di bambine che mancano all’appello, e l’aborto selettivo delle femmine resta una pratica diffusissima: le discriminazioni a carico delle donne indiane sono ancora pesanti, e l’esistenza di norme a riguardo non ha mutato, nella sostanza, antichissimi costumi.”

        “antichissimi costumi”, in barba anche al diritto naturale!

    2. Alessandro

      Quanto al nesso tra nozze gay e uteri in affitto, si può leggere qua:

      http://www.linkiesta.it/blogs/opportune-et-importune/matrimoni-gay-india-fiorisce-il-business-degli-uteri-affitto

      “Sulla scia di queste aperture, il giornale online BioEdge, un osservatorio internazionale di bioetica, si è chiesto se esista un legame tra l’introduzione di leggi sul matrimonio omosessuale e la crescita di domanda di maternità surrogata, il cosiddetto “utero in affitto”, soprattutto nei paesi in via di sviluppo. La risposta è stata affermativa. BioEdge, infatti, ha chiesto a una serie di cliniche della fertilità di India e Stati Uniti di fare qualche previsione dell’impatto che queste norme, se approvate, avranno sul business degli ovuli
      Ovviamente, sono le coppie di uomini ad aver bisogno, per avere un figlio, sia di donne donatrici di ovociti che di donne disposte a sostenere la gravidanza e partorire il bimbo da consegnare subito dopo la nascita.
      «La nostra inchiesta», ha scritto Michael Cook su BioEdge, «non ha la pretesa di essere un’indagine scientifica». Tuttavia, è emerso che sono in aumento le «donne bisognose nei paesi in via di sviluppo o in paesi economicamente in difficoltà che si accingono a lavorare per coppie gay in cerca di offerte low cost in campo gestazionale».

      In questo settore, infatti, l’India rappresenta un affare. «La ragione principale per la quale i pazienti vengono qui dall’estero è il know-how dei nostri centri ma soprattutto i notevoli risparmi sui costi di trattamento», spiega Samundi Sankar, del “Srushti Fertility Research Centre” di Chennai, la capitale del Tamil Nadu, una regione particolarmente povera del Paese. «Qui il costo è un quinto rispetto alla maternità surrogata negli Stati Uniti e in Europa», prosegue. Una convenienza che ogni anno, stando ai pochi e approssimativi dati del Dipartimento della salute indiana, genera un giro d’affari di circa un miliardo di dollari nelle numerose, dalle seicento a mille, cliniche della fecondità presenti nel Paese. «Riceviamo un sacco di richieste da parte di coppie gay di Stati Uniti e Israele», precisa poi Sankar.
      Anche Samit Sekhar, del “Kiran Infertility Centre” di Hyderabad prevede un aumento: «Sì, abbiamo un numero considerevole di persone gay che visitano la nostra clinica per avere un bambino utilizzando i servizi delle donatrici di ovuli e abbiamo notato un aumento del numero di coppie omosessuali e single che ci contattano non appena la loro unione viene legittimata nei rispettivi paesi d’origine». Poi spiega: «La nostra clinica è aperta a tutte le persone, siano essi singoli, etero o gay, a noi non importa. Non siamo famosi per essere gay o etero friendly. Siamo solo una clinica specializzata nel trattamento di fertilità correlata».
      «Se la legge nel loro paese non ammette il rapporto gay, si presentano come single», spiega invece Himanshu Bavishi del “Fertility Institute “di Ahmedabad. Dal “Surrogacy Centre India”, Megan Sainsbury fanno sapere, invece, che la legalizzazione delle nozze gay non porterà ad un aumento dell’afflusso dei clienti. Jeffrey Steinberg, direttore dell’Istituto di fertilità di Las Vegas e di Los Angeles, spiega invece che nelle cliniche per la fecondazione assistita negli Stati Uniti «sta emergendo un trend prevedibile. Da quando sono stati legalizzati i matrimoni gay siamo stati sommersi dalle richieste di donatori di ovuli e di maternità surrogate».

      http://www.linkiesta.it/blogs/opportune-et-importune/matrimoni-gay-india-fiorisce-il-business-degli-uteri-affitto#ixzz2cJGgcYTu

      1. Anonimo

        Finalmente un’argomentazione ben fatta, sostenuta da citazioni e link. Grazie Alessandro. Sulla consistenza degli omosessuali nelle richieste di uteri in affitto avevo trovato dei dati che ora però non ho più rintracciato.

        Credo però che sia importante non accusare solo gli omosessuali di questo sfruttamento (cosa che non sempre viene fatta).

        Infine una provocazione (ma non troppo): chi si oppone al matrimonio gay con queste motivazioni, allora dovrebbe opporsi anche al matrimonio tra persone sterili, visto che anche queste sono potenziali utenti di uteri in affitto.

        1. Provocazione per provocazione (ma non non troppo), la sterilità (fisica) in un matrimonio, potenzialmente, si può manifestare anche in un secondo tempo, come “potenzialmente” il matrimonio stesso è suscettibile di adulterio…

          La differenza sta alla radice: l’unione omosessuale imbocca una strada a “senso unico” (primariamente per gli aspetti spirituali – che ricordiamo sono tutt’altro che disgiunti da quelli della vita materiale). Salvo imboccare la via della conversione (cambiamento radicale) che vale ovviamente per ciascuno di noi. 😉

        2. Alessandro

          Mi fa piacere che ti sia interessato il mio contributo.

          Per quanto mi riguarda il motivo dell’opposizione al matrimonio gay concerne il rispetto della legge morale naturale (conoscibile da tutti, anche da chi non professa la Fede cattolica) nonché la Rivelazione, rispetto alla natura del matrimonio:

          “Il compito della legge civile è certamente più limitato riguardo a quello della legge morale, ma la legge civile non può entrare in contraddizione con la retta ragione senza perdere la forza di obbligare la coscienza.
          Ogni legge posta dagli uomini in tanto ha ragione di legge in quanto è conforme alla legge morale naturale, riconosciuta dalla retta ragione, e in quanto rispetta in particolare i diritti inalienabili di ogni persona. Le legislazioni favorevoli alle unioni omosessuali sono contrarie alla retta ragione perché conferiscono garanzie giuridiche, analoghe a quelle dell’istituzione matrimoniale, all’unione tra due persone dello stesso sesso. Considerando i valori in gioco, lo Stato non potrebbe legalizzare queste unioni senza venire meno al dovere di promuovere e tutelare un’istituzione essenziale per il bene comune qual è il matrimonio.”
          (Congregazione per la dottrina della fede, “Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali”, 3 giugno 2003, n. 6)

          Pertanto, che dalla legalizzazione dei matrimoni gay derivi una crescita di richieste di maternità surrogata non è per me il motivo fondamentale, basilare di opposizione alla legalizzazione dei matrimoni gay. Però, stante che (onorando il dettame della suddetta legge morale naturale nonché la dottrina morale discendente dalla Rivelazione) ritengo un’aberrazione il ricorso alla surrogazione della maternità, che dalla legalizzazione dei matrimoni gay derivi una crescita di richieste di maternità surrogata è per me un motivo rilevante e non trascurabile di opposizione a detta legalizzazione.

          Ciò non toglie che chiunque (eterosessuale od omosessuale) si macchi di aberrazioni, quali il ricorso all’ “utero in affitto”, vada deplorato.

          1. “Ciò non toglie che chiunque (eterosessuale od omosessuale) si macchi di aberrazioni, quali il ricorso all’ “utero in affitto”, vada deplorato.”

            Perfetta conclusione, essendo detta pratica un “aberrazione” in sé stessa.

  11. Franca 35

    Ezechiele 9.4 : “Il Signore gli disse: Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme, e segna un “tau” sulla fronte degli uomini che SOSPIRANO E PIANGONO per tutti gli abomini che vi si compiono”. 5. “Agli altri disse: Seguitelo attraverso la città e colpite! Il vostro occhio non abbia pietà, non abbiate compassione. Vecchi, giovani, ragazze, bambini e donne, ammazzate fino allo sterminio: non toccate, però, chi abbia il TAU in fronte.” (…) 9. “Mi disse: L’iniquità di Israele e di Giuda è enorme, la terra è coperta di sangue, la città è piena di violenza: Infatti vanno dicendo “Il Signore ha abbandonato il paese; il Signore non vede”.
    Gerusalemme, Israele e Giuda sono il Mondo di oggi. Il TAU è il Segno della Croce di Cristo. San Francesco lo aveva adottato come sua firma e benedizione. E noi siamo coloro che sospirano e piangono per tutti gli abomini che si compiono su questa Terra.
    Ancora grazie ad Alessandro e Bariom, ad Angela e agli altri che Sospirano e Piangono, ma avete il coraggio dei Figli di Dio. Vi abbraccio.

  12. …quanto al fatto se siano più o meno gli uteri in affitto ora o prima non mi interessa e non vi dovrebbe interessare nemmeno voi, perché in realtà io vi dico:

    « E quando tutto gli sarà stato sottomesso, anche lui, il Figlio, sarà sottomesso a Colui che gli ha sottomesso ogni cosa, perché Dio sia tutto in tutti. » (1Corinzi 15, 28)

  13. …anche perché « … se questo Essere c’è può perdonare tutto e tutti e per conto di tutti perché Lui stesso ha dato il suo sangue innocente per tutti e per tutto »

  14. Franca 35

    Condizione base per avere il perdono è la richiesta di perdono! Se non c’è pentimento non può esserci perdono. E’ vero che Cristo è morto per tutti, ma non è così automatico: significa che nessuno è escluso dal perdono di Cristo a priori….Chiunque si avvicina a Lui riconoscendosi peccatore, con pentimento profondo e chiedendo perdono, sarà senz’altro perdonato. Egli può perdonare tutti, ma tutti coloro che lo chiedono perchè capiscono in che stato tremendo si trovano con il peccato. Se non sussistesse questa possibilità, sarebbe oltremodo inutile il sacrificio di Cristo ed entreremmo nel credere che tutto vada bene così, ma allora che si parla a fare?
    Quanto a quelli destinati allo sterminio, lo sa Dio, ma ricordiamo che fin che siamo in questo mondo c’è sempre la speranza della salvezza. Non lasciamoci rubare la speranza, non solo per noi, ma per tutti. Il pentimento e la conversione sono all’ordine del giorno per tante anime doloranti. Ecco la necessità della nostra preghiera. Fin da Fatima la Vergine Maria ha chiesto ai suoi bambini di pregare per i poveri peccatori, ed è quello che dobbiamo fare anche noi sempre. Ciao a tutti.

    1. Alessandro

      “D’altra parte, se a ogni uomo è donata la grazia della fede, che lo salva in Cristo, una tale grazia non gli è imposta.
      Egli ha la libertà di respingerla. L’uomo che non si salverà non sarà quello a cui incolpevolmente non sia stato elargito il dono della fede, ma quello che si sarà chiuso al dono, che ha disdegnato di essere graziato.
      Scrive sant’Ambrogio, con la genialità che gli è consueta: «La luce vera risplende a tutti. Ma se uno ha chiuso le finestre, si priverà da se stesso della luce eterna. Se tu chiudi la porta della tua mente, chiudi fuori anche Cristo. Benché possa entrare, egli nondimeno non vuole introdursi da importuno, non vuole costringere chi non vuole. Beato colui alla cui porta bussa Cristo. La nostra porta è la fede. È questa la porta per la quale entra Cristo» (Expositio Psalmi cXVIII, 12, 13-14).”

      http://ilblogdiraffaella.blogspot.it/2013/08/un-dono-per-tutti-riflessioni.html

      1. Bisogna però fare attenzione anche a non far ricadere tutto sotto il solo “autodeterminismo” dell’uomo, di fronte al quale il Sacrificio di Cristo (Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno…) non sarebbe stato di per sé necessario… sarebbe bastato l’Annuncio della (possibilità) della Salvezza e l’invito ad “approfittarne”.

        Sappiamo che la vita concreta dell’Uomo non presenta sempre un approccio così “lineare” con la Fede e con la Grazie che ne deriva (o con la Grazia dell’aprirsi alla Fede).
        La Fede poi viene “dall’ascolto”, dalla stoltezza della predicazione e anche qui non tutto va in una “sola ed unica direzione”.

        Sulla necessità del pentimento e del desiderio di Perdono (o di Misericordia) non ci sono dubbi, ma anche qui: quando, come, in quali termini ciò avvenga o possa avvenire, difficile pronunciarsi.

        Sono certo che su questi punti, Alessandro (che ha in questo un particolare “carisma”), può trovare pronunciamenti ben più solidi delle mie riflessioni (che comunque baso su quanto ho appreso, non certo su mie personali elucubrazioni…)

        1. Alessandro

          Sono questioni molto impegnative, non saprei come essere d’aiuto nello spazio di un commento, penso che ci vorrebbe un teologo di prim’ordine per inquadrare debitamente la faccenda.

          A me sembra che la dichiarazione “Dominus Jesus” abbia parole chiarificatrici sull’argomento, che sintetizzo didascalicamente (con tutti i limiti che ciò comporta) prima di citare:

          1) nessuno si salverebbe se non fossero “accaduti” Incarnazione, Morte e Resurrezione di Gesù. In virtù della sua Incarnazione, Morte e Resurrezione Gesù Cristo è il Redentore. La Redenzione operata da Cristo (e nessun’altra) è indispensabile alla salvezza di chiunque.

          2) Gli effetti salvifici della Redenzione operata da Cristo sono universali, cioè raggiungono tutti gli uomini in quanto uomini

          3) Stanti 1 e 2, nessun uomo manca della condizione necessaria e indispensabile alla propria salvezza, sicché il Catechismo può ben dire che “Dio non predestina nessuno ad andare all’inferno; questo è la conseguenza di una avversione volontaria a Dio (un peccato mortale), in cui si persiste sino alla fine.”

          Addentriamoci adesso in questione più spinose, citando la Dominus Jesus ai nn. 20 e 21 (Congregazione per la dottrina della Fede, 2000)

          1) “Innanzitutto, deve essere fermamente creduto che la « Chiesa pellegrinante è necessaria alla salvezza. Infatti solo Cristo è il mediatore e la via della salvezza; ed egli si rende presente a noi nel suo Corpo che è la Chiesa. Ora Cristo, sottolineando a parole esplicite la necessità della fede e del battesimo (cf. Mc 16,16; Gv 3,5), ha insieme confermato la necessità della Chiesa, nella quale gli uomini entrano per il battesimo come per una porta ».

          2) E allora chi non è cattolico è predestinato alla dannazione? No, coloro i quali non sono formalmente e visibilmente membri della Chiesa possono salvarsi accogliendo una grazia salvifica illuminante, la quale ovviamente (giacché tutto ciò che è salvifico non può non scaturire dal Sacrificio di Cristo) viene da Cristo e quindi ha un legame misterioso ma reale con la Chiesa di Cristo.
          “Questa dottrina non va contrapposta alla volontà salvifica universale di Dio (cf. 1 Tm 2,4); perciò « è necessario tener congiunte queste due verità , cioè la reale possibilità della salvezza in Cristo per tutti gli uomini e la necessità della Chiesa in ordine a tale salvezza ». Per coloro i quali non sono formalmente e visibilmente membri della Chiesa, « la salvezza di Cristo è accessibile in virtù di una grazia che, pur avendo una misteriosa relazione con la Chiesa, non li introduce formalmente in essa, ma li illumina in modo adeguato alla loro situazione interiore e ambientale. Questa grazia proviene da Cristo, è frutto del suo sacrificio ed è comunicata dallo Spirito Santo » [81]. Essa ha un rapporto con la Chiesa, la quale «trae origine dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito Santo, secondo il disegno di Dio Padre» [82].

          Circa il modo in cui la grazia salvifica di Dio, che è sempre donata per mezzo di Cristo nello Spirito ed ha un misterioso rapporto con la Chiesa, arriva ai singoli non cristiani, il Concilio Vaticano II si limitò ad affermare che Dio la dona «attraverso vie a lui note» [83]. La teologia sta cercando di approfondire questo argomento. Tale lavoro teologico va incoraggiato, perché è senza dubbio utile alla crescita della comprensione dei disegni salvifici di Dio e delle vie della loro realizzazione. Tuttavia, da quanto fin qui è stato ricordato sulla mediazione di Gesù Cristo e sulla «relazione singolare e unica» [84] che la Chiesa ha con il Regno di Dio tra gli uomini, che in sostanza è il Regno di Cristo salvatore universale, è chiaro che sarebbe contrario alla fede cattolica considerare la Chiesa come una via di salvezza accanto a quelle costituite dalle altre religioni, le quali sarebbero complementari alla Chiesa, anzi sostanzialmente equivalenti ad essa, pur se convergenti con questa verso il Regno di Dio escatologico.”

          3) Ma qual è questa “Chiesa di Cristo, necessaria alla salvezza?”

          “in connessione con l’unicità e l’universalità della mediazione salvifica di Gesù Cristo, deve essere fermamente creduta come verità di fede cattolica l’unicità della Chiesa da lui fondata. Così come c’è un solo Cristo, esiste un solo suo Corpo, una sola sua Sposa: « una sola Chiesa cattolica e apostolica »

          I fedeli sono tenuti a professare che esiste una continuità storica – radicata nella successione apostolica [53] – tra la Chiesa fondata da Cristo e la Chiesa Cattolica: « È questa l’unica Chiesa di Cristo […] che il Salvatore nostro, dopo la risurrezione (cf. Gv 21,17), diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida (cf. Mt 28,18ss.); egli l’ha eretta per sempre come colonna e fondamento della verità (cf. 1 Tm 3,15). Questa Chiesa, costituita e organizzata in questo mondo come società , sussiste [subsistit in] nella Chiesa Cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui » [54]. Con l’espressione «subsistit in», il Concilio Vaticano II volle armonizzare due affermazioni dottrinali: da un lato che la Chiesa di Cristo, malgrado le divisioni dei cristiani, continua ad esistere pienamente soltanto nella Chiesa Cattolica, e dall’altro lato « l’esistenza di numerosi elementi di santificazione e di verità al di fuori della sua compagine » [55], ovvero nelle Chiese e Comunità ecclesiali che non sono ancora in piena comunione con la Chiesa Cattolica [56]. Ma riguardo a queste ultime, bisogna affermare che « il loro valore deriva dalla stessa pienezza della grazia e della verità che è stata affidata alla Chiesa Cattolica » [57].” (n. 16)

          1. Ottimi contributi come sempre Alessandro.

            Mi permetto di riportarne anch’io qualcuno per arricchire e approfondire un riflessione su temi che non possono essere affrontati “per sentito dire”…

            Sulla realtà della Chiesa “Sacramento di Salvezza”

            DIRETTORIO PER IL MINISTERO PASTORALE DEI VESCOVI

            CAP II
            6. La Chiesa Sacramento di salvezza. La Chiesa è Sacramento di salvezza in quanto, per mezzo della sua visibilità, Cristo è presente tra gli uomini e continua la sua missione, donando ai fedeli il suo Spirito Santo. Il corpo della Chiesa si distingue pertanto da tutte le società umane; infatti, non sulle capacità personali dei suoi membri essa si regge, ma sull’intima unione con Cristo, da cui riceve e comunica agli uomini la vita e l’energia. La Chiesa non solo significa l’intima unione con Dio e l’unità di tutto il genere umano, ma ne è segno efficace e per questo è sacramento di salvezza.

            http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cbishops/documents/rc_con_cbishops_doc_20040222_apostolorum-successores_it.html

            Sulle problematiche inerenti il significato da dare alla Fede, alla sua “origine” e al suo concretizzarsi, voglio riportare alcuni passi della LETTERA ENCICLICA LUMEN FIDEI del Sommo Pontefice.

            Mi sono permesso di fare dei “tagli” solo allo scopo ti toccare i temi da cui siamo partiti… va da sé che andrebbe letta nella sua interezza, per comprenderne appieno il significato e la portata.

            1. La luce della fede: con quest’espressione, la tradizione della Chiesa ha indicato il grande dono portato da Gesù, il quale, nel Vangelo di Giovanni, così si presenta: « Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre » (Gv 12,46). Anche san Paolo si esprime in questi termini: « E Dio, che disse: “Rifulga la luce dalle tenebre”, rifulge nei nostri cuori » (2 Cor 4,6).

            4. È urgente perciò recuperare il carattere di luce proprio della fede, perché quando la sua fiamma si spegne anche tutte le altre luci finiscono per perdere il loro vigore. La luce della fede possiede, infatti, un carattere singolare, essendo capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo. Perché una luce sia così potente, non può procedere da noi stessi, deve venire da una fonte più originaria, deve venire, in definitiva, da Dio. La fede nasce nell’incontro con il Dio vivente, che ci chiama e ci svela il suo amore, un amore che ci precede e su cui possiamo poggiare per essere saldi e costruire la vita. Trasformati da questo amore riceviamo occhi nuovi, sperimentiamo che in esso c’è una grande promessa di pienezza e si apre a noi lo sguardo del futuro. La fede, che riceviamo da Dio come dono soprannaturale, appare come luce per la strada, luce che orienta il nostro cammino nel tempo.

            5. … Negli Atti dei martiri leggiamo questo dialogo tra il prefetto romano Rustico e il cristiano Gerace: « Dove sono i tuoi genitori? », chiedeva il giudice al martire, e questi rispose: « Nostro vero padre è Cristo, e nostra madre la fede in Lui ».[5] Per quei cristiani la fede, in quanto incontro con il Dio vivente manifestato in Cristo, era una “madre”, perché li faceva venire alla luce, generava in essi la vita divina, una nuova esperienza, una visione luminosa dell’esistenza per cui si era pronti a dare testimonianza pubblica fino alla fine.

            18. La pienezza cui Gesù porta la fede ha un altro aspetto decisivo. Nella fede, Cristo non è soltanto Colui in cui crediamo, la manifestazione massima dell’amore di Dio, ma anche Colui al quale ci uniamo per poter credere. La fede, non solo guarda a Gesù, ma guarda dal punto di vista di Gesù, con i suoi occhi: è una partecipazione al suo modo di vedere.

            19. A partire da questa partecipazione al modo di vedere di Gesù, l’Apostolo Paolo, nei suoi scritti, ci ha lasciato una descrizione dell’esistenza credente. Colui che crede, nell’accettare il dono della fede, è trasformato in una creatura nuova, riceve un nuovo essere, un essere filiale, diventa figlio nel Figlio. “Abbà, Padre” è la parola più caratteristica dell’esperienza di Gesù, che diventa centro dell’esperienza cristiana (cfr Rm 8,15). La vita nella fede, in quanto esistenza filiale, è riconoscere il dono originario e radicale che sta alla base dell’esistenza dell’uomo, e può riassumersi nella frase di san Paolo ai Corinzi: « Che cosa possiedi che tu non l’abbia ricevuto? » (1 Cor 4,7).

            … Solo nell’aprirci a quest’origine e nel riconoscerla è possibile essere trasformati, lasciando che la salvezza operi in noi e renda la vita feconda, piena di frutti buoni. La salvezza attraverso la fede consiste nel riconoscere il primato del dono di Dio, come riassume san Paolo: « Per grazia infatti siete stati salvati mediante la fede; e ciò non viene da voi, ma è dono di Dio » (Ef 2,8).

            35. La luce della fede in Gesù illumina anche il cammino di tutti coloro che cercano Dio, e offre il contributo proprio del cristianesimo nel dialogo con i seguaci delle diverse religioni. La Lettera agli Ebrei ci parla della testimonianza dei giusti che, prima dell’Alleanza con Abramo, già cercavano Dio con fede. Di Enoc si dice che « fu dichiarato persona gradita a Dio » (Eb 11,5), cosa impossibile senza la fede, perché chi « si avvicina a Dio, deve credere che egli esiste e che ricompensa coloro che lo cercano » (Eb 11,6). Possiamo così capire che il cammino dell’uomo religioso passa per la confessione di un Dio che si prende cura di lui e che non è impossibile trovare. Quale altra ricompensa potrebbe offrire Dio a coloro che lo cercano, se non lasciarsi incontrare? Prima ancora, troviamo la figura di Abele, di cui pure si loda la fede a causa della quale Dio ha gradito i suoi doni, l’offerta dei primogeniti dei suoi greggi (cfr Eb 11,4). L’uomo religioso cerca di riconoscere i segni di Dio nelle esperienze quotidiane della sua vita, nel ciclo delle stagioni, nella fecondità della terra e in tutto il movimento del cosmo. Dio è luminoso, e può essere trovato anche da coloro che lo cercano con cuore sincero.

            (qui vi è un passaggio in cui il concetto di fede-luce viene ampliato a fede-cammino, percorso)

            … Poiché la fede si configura come via, essa riguarda anche la vita degli uomini che, pur non credendo, desiderano credere e non cessano di cercare. Nella misura in cui si aprono all’amore con cuore sincero e si mettono in cammino con quella luce che riescono a cogliere, già vivono, senza saperlo, nella strada verso la fede. Essi cercano di agire come se Dio esistesse, a volte perché riconoscono la sua importanza per trovare orientamenti saldi nella vita comune, oppure perché sperimentano il desiderio di luce in mezzo al buio, ma anche perché, nel percepire quanto è grande e bella la vita, intuiscono che la presenza di Dio la renderebbe ancora più grande. Racconta sant’Ireneo di Lione che Abramo, prima di ascoltare la voce di Dio, già lo cercava « nell’ardente desiderio del suo cuore », e « percorreva tutto il mondo, domandandosi dove fosse Dio », finché « Dio ebbe pietà di colui che, solo, lo cercava nel silenzio ».[32] Chi si mette in cammino per praticare il bene si avvicina già a Dio, è già sorretto dal suo aiuto, perché è proprio della dinamica della luce divina illuminare i nostri occhi quando camminiamo verso la pienezza dell’amore.

            http://www.vatican.va/holy_father/francesco/encyclicals/documents/papa-francesco_20130629_enciclica-lumen-fidei_it.html

            1. Alessandro

              Grazie Bariom, molto interessante soprattutto il passaggio sul, talvolta travagliato, avvicinamento alla fede (“Nella misura in cui si aprono all’amore con cuore sincero e si mettono in cammino con quella luce che riescono a cogliere, già vivono, senza saperlo, nella strada verso la fede”).

              A proposito del cammino di avvicinamento alla fede, il Catechismo al n. 2001 dice che “La preparazione dell’uomo ad accogliere la grazia è già un’opera della grazia.
              Questa è necessaria per suscitare e sostenere la nostra collaborazione alla giustificazione mediante la fede, e alla santificazione mediante la carità. Dio porta a compimento in noi quello che ha incominciato: « Egli infatti incomincia facendo in modo, con il suo intervento, che noi vogliamo; egli porta a compimento, cooperando con i moti della nostra volontà già convertita » (Sant’Agostino, Sermo 298, 4-5)”

      2. …difficile da concepire è come uno possa avere la fede e rifiutarla allo stesso tempo (dal momento che non è nemmeno concepibile che uno possa chiudersi preventivamente alla fede se la fede è un dono che viene, come per esempio a S.Paolo)

        1. Alessandro

          la questione è più sottile: la grazia necessaria alla salvezza non è negata ad alcuno, ma può essere rifiutata. Molte volte si sente dire: tu hai ricevuto la grazia della fede, io no, che ci posso fare? Ma questa considerazione è sbagliata, perché Dio dona (la grazia è dono) la grazia necessaria alla salvezza a tutti. Chi fa quella considerazione pensa che un dono, in quanto tale, non possa essere per tutti. E invece non è così. Chi fa quella considerazione pensa pure che non ci possa essere una predestinazione universale alla salvezza (perché pensa che la predestinazione debba essere in quanto tale selettiva, e quindi non universale: ma chi l’ha detto?).
          L’articolo di Inos Biffi che ho postato ha il pregio a mio avviso di sfatare questi diffusi luoghi comuni.

          1. E’ come chi dopo aver ascoltato una testimonianza (magari proprio la tua…), sospirando conclude: “…eh, io non ho questa “fortuna”…”

            Non si tratta certo di fortuna o di sfortuna e se si viene toccati da una testimonianza, già quella è “Grazia di Dio che ti cerca”, che ti interroga, che ti invita… ma appena si intravede l’eventualità di iniziare un percorso, un cammino nuovo, interiore o concreto che sia, ci si ritira nel più comodo (o, meno scomodo…), “tu hai questa fortuna, io no”; “la fede è un dono, io non ce l’ho” (povero figlio di un dio minore :-|).

            E così si rimanda, ad altro momento ed altra occasione, senza sapere se altro momento o altra occasione avremo, non per punizione, ma perché la parola dice: “convertiti oggi!”
            Che il domani non ci appartiene.

              1. Alessandro

                Qual è il momento giusto perché ciascuno si converta? La risposta esatta è sempre: ORA. Non conta quanti errori si sono compiuti nel passato, non conta quanti se ne compiranno nel futuro, ORA è sempre l’ora giusta per la conversione, perché ORA è sempre, sempre l’ora in cui ti sta cercando con amorosa sollecitudine, come il pastore che cerca la pecora smarrita.

                1. Alessandro

                  ORA è sempre, sempre l’ora in cui DIO ti sta cercando con amorosa sollecitudine, come il pastore che cerca la pecora smarrita.

    1. Non è “…sì…no…ma…però…” caro Alvise.

      Trovami delle discordanze! E’ un approfondire sempre di più, o se vuoi portare a diversi livelli di comprensione, che non escludono nessuno, dal più semplice al più “dotto” degli uomini.

      Tu che vai cercando? Vuoi un unico pronunciamento? Allora scegline uno, quello che più ti piace, fatti umile e chiedi a Dio di metterlo in pratica.

      Da intelligente quale vorresti essere (probabilmente lo sei…) vuoi comprendere ogni aspetto della Fede (o stai sempre solo lì a far critiche sterili…), allora fatti ancora più umile e chiedi la grazia di comprendere (e poi metti in pratica).

      Altrimenti TACI.

      Perché se dall’oscuro guardi non verso la luce, ma con le spalle alla luce, vedrai solo il tuo tuo cono d’ombra.

  15. Franca 35

    Grazie Alessandro e Bariom, di tutto cuore, avete dato corpo al mio “commento” come lo chiama Alvise, il quale malgrado le vostre profonde esposizioni continua a pensare “se lo dici te”. Non sono io a dirlo, è lo Spirito Santo che opera nella Chiesa.

  16. Bariom:

    …non mi zittirò nemmeno io,allora: anche senza la fede, mi sembra, le genti, tantissime(forse tutte, alla fine?)sono in grado di vivere in maniera né più deplorevole né meno lodevole che la vostra, sotto ogni riguardo, e perdipiù gratis, e cioè senza nessuna speranza di resurrezioni di corpi di vite eterne eccetra eccetra.

    (senza la luce negli occhi si vede meglio)

    1. Il problema non sta nel vivere in modo più o meno deplorevole (e su questo ci sarebbe mooolto da discutere, ma tu ti ostini a non riconoscere neppure ciò che è evidente…). sta nel vivere avendo una speranza, una gioia profonda, la certezza di essere amati.. e non venire a raccontarmi palle che la maggior parte delle genti vive con questa certezza, gioia e speranza (non le avevo io e scommetto manco tu).

      Tu ti ostini a dire che non c’è differenza per non scomodare le tue vacue certezze (che stanno in te solo e nella tua “intelligenza” – che basta una piccola venuzza che si occlude e va a farsi benedire…)

      Senza la luce negli occhi si vedono tenebre (guarda caso il tuo avatar…), e gli altri guardandoti negli occhi quelle vedono.

      “…la luce interna/che ci governa
      da dove verrà/nessuno lo sa…”

      TU NON LO SAI (!!) e quel che è peggio, manco vuoi saperlo, perché già tutto sai.

      Grande conoscitore delle Scrittore, ti lascio questa perla su cui meditare (dato che dici di “vederci meglio”): “Gesù rispose loro: «Se foste ciechi, non avreste alcun peccato; ma siccome dite: Noi vediamo, il vostro peccato rimane»”.

      ——————
      Bentornata Giusi 🙂

      1. ….riconosco che sarebbe meglio per chiunque avere la fede e la speranza. Tanti, però, non ce l’hanno e ce la fanno lo stesso a andare avanti. Forse con più fatica che voi( io questo non posso saperlo) ma egualmente ce la fanno (lo si vede, tutti vivono la vita) e in maniera ammirevole(o chi è secondo voi che non vive in maniera ammirevole?)Che voi siete quelli che sospirate e che piangete è cosa risaputa , ma ciò non vuol dire che anche gli altri (che anche sospirano e piangono non ho mai detto che sono beati) anche loro non riescano a avere amore compassione e carità. Non ho detto che tutti siamo uguali, ma nemmeno vedo in che cosa voi in particolare sareste diversi se non nella proclamata fede e speranza. Non la “butto in caciara”. Quale caciara?

        1. Ma si può sapere di che cianci? (!)

          Dove hai trovato trovato scritto o detto che si pensi che gli “altri” non possono vivere (o comunque non possono senza fede), o non vivano una vita ammirevole o che non possano avere amore o carità… ecc, ecc. Non qui almeno.

          Ma abbi pazienza !!! Di che stai parlando !!!

          E lo si vede questo e lo si vede quello, quando tu vedi le cose con il paraocchi (perché quando si tratta di vedere come vive chi a fede tu non vedi più nulla… è tutto uguale, ma fammi l piacere.)
          Alvise hai proprio rotto…

          1. …Bariom:

            Allora dimmelo te, per esempio, te come vivi che ti fa diverso da me! O la Miriano. O Vale. o Alessandro. O Giusy che parla del rapporto qualità prezzo. O Franca 35 che va in chiesa a ascoltare il rosario a Lourdes. Ecco, in questo lei è diversa, io non ci vo a ascoltare il rosario di Lourdes…

              1. Giusi

                Hai ragione: è proprio sublime. Rileggerei mille volte e poi mille volte ancora l’incipit: In principio era il Verbo e il Verbo era Dio e il Verbo era presso Dio…… E’ alta filosofia e poesia insieme e non mi pare proprio che Bariom lo pieghi al suo comodo: questa è un’offesa gratuita!

            1. Giusi

              Ma Alvise vivere non è solo alzarsi, lavarsi, mangiare, andare a letto, c’è la vita interiore: ammetterai che sia diversa se si è trovato Dio! Perchè non dovrei parlare del rapporto qualità prezzo? Rende più facile andare a trovare Don Bosco: che male c’è? Se trovo qualcosa di buono lo comunico sempre agli altri, fa parte del mio carattere.

                1. Giusi

                  E chi ha detto che non ce l’hai? Ce l’hai eccome! Altrimenti non troveresti sublime il Vangelo di Giovanni! Però ho conosciuto persone che potrebbero averla perchè tutti potenzialmente possiamo ma si rifiutano. Un ragazzo una volta mi ha detto; non escludo che Dio esista ma preferisco non pormi il problema. E’ inutile che ti dica di cosa viveva: di cose materiali: uscire con gli amici, bere, fare sesso, divertirsi (ove per divertirsi si intende stordirsi, non pensare). Non voglio dire che tutti quelli che credono siano brave persone perchè siamo tutti peccatori e perchè c’è chi (ma non mi pare proprio Bariom) si fa un Dio a propria immagine e somiglianza però nelle persone che, con tutti i limiti derivanti dalla nostra misera condizione umana, cercano Dio e lo cercano veramente ho trovato una maggiore profondità, un tentativo di elevarsi al di sopra delle cose di questa terra, di guardare alle cose di lassù, di superare il materialismo.

            2. Io so che Dio mi ama tutti i giorni, in tutti i momenti e in tutti i fatti della mia vita!
              La mia vita (con tutti i limiti miei di peccatore e creatura imperfetta) scorre nell’alveo di questo fiume di grazia (cosa questo comporta? non sto qui a farti l’elenco… non lo riesci a immaginare? Diciamo che preferisci dire che non c’è differenza – e questo lo si sa).

              La tua vita è così? Se si, è come la mia (e come quella di Costanza e altri qui), se no, non è come la mia.
              A parte questo, per il resto è uguale 😉

  17. vale

    ke palle. abbiam capito che pensi che anche senza fede uno vive,patisce,gioisce,gode, non gode,jnasce muore,mangia beve e gioca a palla.
    ci siamo arrivati. ci si mette un po’, ma alla fine si capisce. gli è che a noi interessa anche o soprattutto il dopo. per voi c’è il nulla.
    contenti voi….

    1. Alessandro

      vale, condivido in toto!
      Alvise alla fine non fa che riproporci alla nausea il suo qualunquismo sclerotizzato (tutti più o meno vivono allo stesso modo, né in modo più lodevole né più biasimevole di altri…). Qualunquismo di dozzina rimasticato all’infinito da chi per giunta si lusinga di muovere critiche sagaci alla fede, ai cristiani, e invece fa critiche quasi sempre banali, e regolarmente non riesce a reggere un confronto serio senza buttarla in caciara, riattaccando daccapo col suo disco rotto…

  18. Franca 35

    Volevo solo ricordare che noi siamo quelli che SOSPIRANO E PIANGONO per gli abomini che si compiono in questo mondo! Non siamo indifferenti, e ci fa male il cuore. Lo so che in Ezechiele è portato tutto all’estremo, ma almeno riconosciamo la pazienza di Dio. Preghiamo perché la Sua luce illumini il cuore di tutti. E noi che stiamo in piedi stiamo attenti a non cadere, come ci consiglia san Paolo.
    Bentornata Giusi, mi mancavi.

  19. Franca 35

    Tra poco vado alla mia parrocchia, da dove oggi trasmettiamo rosario e vespri con Radio Maria. Pregherò per tutti voi.

  20. Giusi

    Grazie a tutti. Ho trascorso una settimana in Paradiso. Cercavo delle tracce ed esse mi sono venute incontro per caso (?) Ho pregato per tutti. Consiglio il Piemonte a Ferragosto: si visita benissimo, non c’è ressa. Peraltro la Regione ha disposto che per tutto il mese di agosto non si paghino i parcheggi e anche le ztl erano percorribili. Arrivare in macchina davanti alla Consolata di Torino e parcheggiare gratis…. non ha prezzo! (letteralmente…). Ho realizzato un mio sogno: trascorrere una giornata a Colle Don Bosco e una a Torino Valdocco. E poi tante altre cose….. Tanti altri santi…. E cortesia, porte aperte (dal rettore di Maria Ausiliatrice a Valdocco che mi ha aperto la cripta a quello degli Oblati di San Giuseppe ad Asti che mi ha dedicato più di un’ora per parlarmi di Maria Tartaglino) e assoluta mancanza del concetto: “freghiamo il turista”. Se qualcuno è interessato mi chieda pure privatamente il nome dell’albergo, trovato per caso, in posizione strategica e con un rapporto qualità prezzo strepitoso!

    1. Sara

      Ciao a tutti!
      Sono anch’io di ritorno dal mio terzo pellegrinaggio a Medjugorje (e da un’altra settimana trascorsa al fresco del Pratomagno)! Vi ho portato tutti, ma proprio tutti, con me e ho pregato per le vostre intenzioni (in particolare per il babbo di Roberto, per Giusi e Lidia e tutti coloro che hanno chiesto preghiere, per Alvise, per quanti hanno talvolta disprezzato la preghiera di intercessione e per quelli che non hanno ancora conosciuto l’amore di Gesù; Angela, anche per te, pur non sapendo della tua attesa: da oggi lo so, quindi nuove preghiere assicurate!). Grazie, Giusi, di avermi ricordata anche in Piemonte: non perdermi “di preghiera” (invece che “di vista”!) ché ne ho tanto bisogno! A Medjugorje ho nuovamente sperimentato la salita sul monte Tabor e, pur essendo dovuta ridiscendere, conservo la gioia dell’avvenuta trasfigurazione!
      Inoltre, cara Costanza, non vedevo l’ora di dirtelo: nella libreria Shalom di Medjugorje faceva bella mostra di sé il tuo “Sposati e sii sottomessa”!

      1. Giusi

        Sara ormai sei inserita di ufficio, io scrivo: ho proprio un’agendina apposita se no come faccio a ricordarmi di tutti? Grazie per le preghiere.

        1. Sara

          Carissima Giusi! Anch’io faccio qualcosa di simile: ho un piccolo album per le fotografie dove tengo le foto delle persone per cui prego e una lista (continuamente aggiornata!) dei nomi di tutti quelli dei quali non ho la foto!

          Grazie, Angela, di ricambiare le preghiere! Che bella l’unione in Gesù nella preghiera! Smack!

      2. 61Angeloextralarge

        Sara: grazie di cuore anche a te… e smack! 😀
        Adesso so come procurarmi la copia di “Sposati e sii sottomessa” che mi manca… 😉

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