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“Se Dio è per noi, chi sarà contro di noi?
Egli che non ha risparmiato il proprio Figlio, ma lo ha dato per tutti noi, come non ci donerà ogni cosa insieme con lui?
Chi accuserà gli eletti di Dio? Dio giustifica.
Chi condannerà? Cristo Gesù, che è morto, anzi, che è risuscitato, sta alla destra di Dio e intercede per noi?
Chi ci separerà dunque dall’amore di Cristo? Forse la tribolazione, l’angoscia, la persecuzione, la fame, la nudità, il pericolo, la spada?
Proprio come sta scritto:
Per causa tua siamo messi a morte tutto il giorno,
siamo trattati come pecore da macello.
Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori per virtù di colui che ci ha amati.
Io sono infatti persuaso che né morte né vita, né angeli né principati, né presente né avvenire, né potenze, né altezza né profondità, né alcun’altra creatura potrà mai separarci dall’amore di Dio, in Cristo Gesù, nostro Signore.”
Rm 8, 31-39
“In quel “tempo-oltre-il-tempo” Gesù Cristo è “disceso agli inferi”. Che cosa significa questa espressione? Vuole dire che Dio, fattosi uomo, è arrivato fino al punto di entrare nella solitudine estrema e assoluta dell’uomo, dove non arriva alcun raggio d’amore, dove regna l’abbandono totale senza alcuna parola di conforto: “gli inferi”. Gesù Cristo, rimanendo nella morte, ha oltrepassato la porta di questa solitudine ultima per guidare anche noi ad oltrepassarla con lui.
Tutti abbiamo sentito qualche volta una sensazione spaventosa di abbandono, e ciò che della morte ci fa più paura è proprio questo, come da bambini abbiamo paura di stare da soli nel buio e solo la presenza di una persona che ci ama ci può rassicurare. Ecco, proprio questo è accaduto nel Sabato Santo: nel regno della morte è risuonata la voce di Dio. È successo l’impensabile: che cioè l’Amore è penetrato “negli inferi”: anche nel buio estremo della solitudine umana più assoluta noi possiamo ascoltare una voce che ci chiama e trovare una mano che ci prende e ci conduce fuori.
L’essere umano vive per il fatto che è amato e può amare; e se anche nello spazio della morte è penetrato l’amore, allora anche là è arrivata la vita. Nell’ora dell’estrema solitudine non saremo mai soli: “Passio Christi. Passio hominis”.
(Benedetto XVI davanti alla Sindone, 2 maggio 2010)
Come può essere inutile e infruttuoso e in definitiva insensato che chi non crede chieda ragione a chi crede del suo credere e non riesca a comprenderlo pur rispettandolo(quando resti nel suo ambito)così egualmente per il credente nei confronti del non-credente, simmetrico.
Se il non credente non ha mai avuto e forse non potrà mai avere l’esperieza (o la stessa esperienza) del credere del credente,, così il credente, anche fosse convertito, non potrà mai conoscere la non credenza del non-credente.ma solo eventualmente la sua propria passata.
Così come ogni credenza è una credenza intima e ineffabile, atrettanto lo è la non credenza.
Ancora un altro, abbiate pazienza, intervento
C’era anche sui giornali di oggi: il papa emerito a due passi dal Papa in carica.
Non era meglio, per ragioni formali,di “immagine”, ma che diventano poi anche di sostanza che Ratzinger si fosse rititato (come io credo che si ritirerà) da qualche altra parte.? Anche per un senso di delicatezza di tatto di educazione.di opportunità……
Non entro nel merito, dico solo che delicatezza, tatto, educazione e gentilezza sovrabbondano nella persona di Benedetto XVI
…ovviamente!!!
Quando un vescovo, per raggiunti limiti di età o per malattia, lascia ad un suo successore l’incarico di essere il pastore della diocesi… può restare comunque nella diocesi….
Grazie Alessandro e buona domenica a tutti. 😀
Grazie, buona domenica a te e a tutti!