Per non morire, cambiare

di Cyrano

Una delle cose che trovo più noiose al mondo è spiegarmi con chi non ha voglia di cambiare. Non solo “di capire”, perché non è vero che si può capire tutto, né che si deve farlo; quello che mi esaspera fino a farmi perdere la voglia di “confrontarmi” (che parola à la page ho scritto, eh?) è avere a che fare con persone palesemente immuni dal brivido che la verità sa darti quando intuisci che incontrarla potrebbe (forse) cambiarti.

Certo, quando alle medie favoleggiavo tra me e me di studiare filosofia pensavo che la filosofia fosse in fondo quella dei bigini di De Crescenzo, e che studiarla avrebbe potuto fare di me un magnetico buttafuori come Patrick Swayze in “Il duro del Road Hause”. «Vuoi mettere, scusa, – mi dicevo – almeno se in una rissa mi becco un taglio al costato da sembrare il Cristo di Sansepolcro e se al pronto soccorso trovo una bella infermiera posso chiederle la cortesia di non farmi alcuna anestesia, spiegandomi poi seraficamente: “Non fa male soffrire”». Non solo, avrei pure potuto dispensare perle di saggezza come “Nessuno esce vincitore da una rissa” e così via…

Invece niente, che delusione: non solo nessuna rissa mi ha mai portato a scoprire se ci sono veramente infermiere con quegli occhiali e con simili acconciature (pazienza), ma mi sono pure ritrovato a studiare un mondo di persone disposte a sfidarsi a duelli all’ultima goccia (d’inchiostro e talvolta di sangue) in mezzo a un mondo di persone disposte soltanto a “rispettare” la mia verità, quale che fosse. Naturalmente tutto quello che alla mia verità si chiedeva era che non pretendesse di essere veramente vera. Tanto meglio, ma il guaio è che nessuno aveva da dirmi qualcosa che “mi placasse”, per dirla con gli Articolo 31: «Qualcuno mi spiega perché ‘sta roba a me m’ha preso il cuore?». «Bah, sarà la filosofia – mi dicevo – e con la teologia sarà tutta un’altra storia»: peggio che andar di notte, i teologi (diciamo molti di essi, per essere giusti) erano affetti dalla stessa malattia.

E ora attaccherei, di norma, la solita tiritera sul relativismo, magari farcendola di qualche pagina di Bauman o di un Domenicale del Sole, ma sarebbe una fatica degna di Sisifo, perché il problema non è semplicemente che “i cattivi” non accolgono “la sana dottrina”, bensì che più fondamentalmente abbiamo un assetto refrattario ai cambiamenti, mica solo a livello cognitivo! Visto che «non s’è mai visto un filosofo sopportare in pace il mal di denti», parliamo proprio del mal di denti: un dente cariato non si sana da sé, eppure personalmente sono un campione nel procrastinare la visita dal dentista fino all’inevitabile (il che, peraltro, complica anche la prestazione del medico e fa lievitare l’onorario). Ha un bel dire e ridire, il mio padre spirituale, che devo curare di più l’orazione silenziosa, il colloquio intimo con Gesù Cristo: lo so, lo credo, lo sento, eppure c’è come un freno a mano che mi trattiene dall’abbandonarmi a quello di cui ho bisogno. La verità è quello di cui ho bisogno, e per qualche misterioso motivo non mi rassegno ad accettare che possa cambiarmi.

Chiaro, anche quando ci scegliamo una persona da amare e che ci ami diciamo: «Se mi ama mi deve accettare come sono…», dimenticando che i frutti dell’amore sono addirittura migliori e più generosi dei suoi semi. Chi ci ama ci accetta come siamo, naturalmente, ma intraprende l’impresa di renderci migliori, e non so che cosa possano volere, di più umile e di più presuntuoso, due creature l’una per l’altra. Nel campo sentimentale, come al solito, diventiamo ridicoli fino al grottesco quando abbracciamo la persona che con tutto il cuore c’illudiamo di amare e le diciamo: «Mi raccomando, non cambiare mai!». Se fosse una statua avrebbe qualche possibilità in più di ascoltarci, ma il bello lo cantava J.Ax qualche anno fa, riflettendo su quanto valesse la pena avere una ragazza «che tenti di cambiarmi e poi mi accusi di stare cambiando».

Ovvio, c’è modo e modo di mettersi a cambiare una persona, come c’è modo e modo di non cambiare per una persona, ma la sostanza è che, potendo scegliere, nessuno di noi cambierebbe: «Non cambiare: non costa», era uno dei motti di Zio Paperone. A ripensarci ora, mi pare che quel motto stia meglio a un contadino che a un imprenditore, e la cosa bella dell’imprenditoria è che anche più dell’agricoltura riesce a mettere in evidenza che grave vizio sia l’accidia.

Chi ci pensa mai, al peso dell’accidia nella propria vita? Se a uno per strada dici di elencarti i vizi capitali non ti sentirai mai dire “accidia” nella top three (ammesso e non concesso che l’interlocutore capisca l’espressione “vizi capitali” e sappia elencarne almeno quattro); eppure Dante sentì addirittura il bisogno di “duplicare” il supplizio degli accidiosi distinguendovi quello degli ignavi. La ragione per cui degli uni (e degli altri) si può dire che «mai non fur vivi» arriva congiuntamente da Fiorella Mannoia e da Giuseppe Tomasi di Lampedusa: intendo che una persona sensata può arrivare a cercar di capire «come si cambia, per non morire» soltanto dal momento che ha intuito che «se vogliamo che tutto resti com’è, bisogna che tutto cambi».

Questo lo capiamo bene tornando dalle vacanze, quando si fa sempre più chiaro che per continuare a percepire una qualche forma di stipendio dovremo forzosamente lasciare il ritmo di vita vacanziero. Lo stesso in amore, quando ci ricordiamo che conservare la pace significa smussare angoli e che conservare la gioia significa desiderare di essere migliori per l’altro. Lo stesso in preghiera, quando tocchiamo con mano che una vaga “nostalgia di Dio” – tutto quello di cui non pochi credono di aver bisogno per poter vantare un’intensa “vita spirituale” – non basta a conservare l’intimità con Dio in Gesù Cristo.

E a proposito di Lui, comincio a capire la terribile serietà della domanda fatta da Gesù al paralitico: «Vuoi guarire?» (Gv 5). Perché mica è scontato che uno abbia voglia di operare tutti i cambiamenti che, a fronte dell’incontro con la Verità, sembrerebbero necessari a continuare a vivere? Il meschino camminò, quel giorno, ma quello dovette pure essere l’ultimo giorno di accattonaggio concessogli dai concittadini: trovarsi un lavoro, pagare le tasse, cercare una donna e gestire una famiglia furono alcune tra le prime cose che dovettero cambiare, perché tutto potesse continuare come prima… anzi, incomparabilmente meglio di prima.

È che la cosa sta in termini molto semplici, e per questo non li teniamo a mente, quando ci ostiniamo a “rispettare le verità degli altri” (perché non possano disturbarci, casomai risultassero veramente vere): la vita interiore di ogni uomo, la crescita nella preghiera, la cura estetica, tutto questo funziona come un’automobile lanciata in salita senza freni – nel momento in cui smettesse di procedere inizierebbe a regredire.

171 pensieri su “Per non morire, cambiare

  1. @Cyra’ ho appena fatto il proposito di eclissarmi e tu spari un altro dei tuoi post da spremere riga per riga!
    Intanto in questi giorni su fb ho trovato scritta una frase che mi è tornata in mente leggendo il tuo post e che penso in parte c’entra
    “perché noi capiamo noi stessi attraverso le persone che incontriamo (tutte) e i sentimenti che proviamo; ma non siamo mai solo appena quelli…”
    a volte non si tratta di cambiare…ma semplicemente di provare a capire chi siamo e scegliere di esserlo fino in fondo
    Buonanotte

    1. vero… ma proprio perché sembra esserci una parte di noi restia a questa scelta, operare la scelta significa cambiare.
      In consonanza con quello che dicevi pochi minuti fa, prima di fare i tuoi pii propositi, sarebbe già qualcosa, se quelli che accusano “noi” di avere sempre le risposte per tutto volessero accorgersi che la fatica di cambiare la conosciamo tutti quanti amiamo la verità.

        1. magari…

          (ma anche per questo la prima cosa che m’aveva suggerito di comprare e leggere il libro di Costanza era il “quasi” che in copertina si diceva del suo buonumore sempreverde)

    2. Miriam

      Non vorrei essere banale, ma la mia prima impressione da una lettura che devo approfondire perché gli spunti sono tanti e anche importanti, è che in ogni caso non viene osannato l'”ognunismo”.
      E, come spesso succede, sono d’accordo con Fefral. Anche la frase che ha citato è vera e lo è soprattutto perché non assolutizza l’affermazione, perché le persone, le occasioni, i sentimenti, ci danno solo degli indizi; ma il vero cambiamento lo opera la Verità che scopriamo e accettiamo di ‘vedere’…

  2. Come sempre i tuoi post vanno “ruminati” a lungo, caro Cyrano. Di primo acchito mi sovviene un pensiero ricorrente io in questi giorni. Come far comprendere a coloro che ci accusano, per dirla con Eugenio Finardi, di voler “avere tutte le risposte, come nel manuale delle giovani marmotte” che la nostra verità respira, è fatta di carne e sangue, è una persona? Questo fatto cambia tutto…

  3. “Chi ci ama ci accetta come siamo, naturalmente, ma intraprende l’impresa di renderci migliori, e non so che cosa possano volere, di più umile e di più presuntuoso, due creature l’una per l’altra” (Cyrano).

    Questo pensiero me ne evocava un altro, assai simile. Onde per cui (perdonami, Alvise) ho deciso di postarlo.

    “Più trascendentale è il vostro patriottismo, più la vostra politica sarà realizzatrice.
    L’esempio di tutti i giorni su questo punto è forse quello delle donne e della loro strana e forte fedeltà. Ci sono degli stupidi i quali vanno dicendo che, perché le donne sostengono sempre i loro uomini in tutte le cose, perciò le donne sono cieche e non vedono niente. Costoro di donne devono averne conosciute poche. Le stesse donne che sono pronte a difendere i loro uomini nelle cose grosse e nelle piccole, sono (nei loro personali rapporti con l’uomo) quasi mostruosamente lucide sulla piccolezza delle sue scuse e sulla grossezza della sua testa. L’amico d’un uomo gli vuol bene ma lo lascia com’è: sua moglie gli vuol bene e si prova continuamente a trasformarlo in qualche cosa di diverso. Le donne, che sono estremamente mistiche nel loro credo, sono estremamente ciniche nella loro critica. Thackeray ha espresso benissimo questo fatto quando alla madre di Pendennis, che pur adora suo figlio come un dio, fa presumere non di meno che egli si comporterà male come uomo. Ella disprezzava la sua virtù, sebbene sopravalutasse il suo valore. Il devoto è pienamente libero di criticare; il fanatico può sicuramente essere uno scettico. L’amore è prigioniero, e più è prigioniero, meno è cieco” (G. K. Chesterton, Ortodossia, Morcelliana, Brescia 1995 (ed. or. 1908). p. 98).

  4. DaniCor

    Carissimo,
    cercando delle immagini mi sono imbattuta in un sito che parlava proprio dei sette peccati capitali e, stupore, il primo era l’accidia. Iniziava dicendo che “l’accidia è il male del nostro tempo”. La cosa mi ha incuriosita, perché non avrei mai messo questo vizio in poli position, dovendo fare una classifica.
    Invece, pensandoci su l’argomento mi sono accorta che la cosa ha logica. Non pensare che il mio “pensare su” abbia molto a che fare con la filosofia tua, quella accademica. Io guardo sempre, tutto e tutti, cerco di cogliere le sfumature, i particolari e l’essenza. Una ricerca molto naif…
    La cosa che mi ha fatto dare una certa ragione a suddetto sito è stata l’osservazione di mio figlio e della sua generazione. Quell’eterna scontentezza, la noia di chi ha tutto e non sa cosa fare, quel “con che cosa gioco?”. E lui ha solo sette anni, ed io, sempre pensandoci su, ho capito che devo progredire nella vita spirituale e nel mio combattimento personale con l’ira, altrimenti non so cosa sarà di noi nella sua adolescenza).
    E proprio su questo aspetto della progressione che vorrei soffermarmi (sulla macchinina in salita senza freni).
    I cattolici praticanti vengono spesso accusati di rimanere “fermi” sulla loro posizione. Ho un amico che mi fa spesso domande Alvisiche e ne parliamo spesso di questi argomenti “caldi” che dividono anche qui nel blog. Va bene, lui “rispetta” la mia opinione, ammira la mia passione ed io, da parte mia, cerco di convertirlo. Lui finisce sempre con “ma io cosa faccio di male, in fondo sono una brava persona, lavoro, non faccio male a nessuno (…)”, oppure “per ‘voi’ che credete è tutto più facile”.
    No, non è tutto più facile, anzi. Noi abbiamo la consapevolezza che la fede è un “lavoro”,. Che va alimentata, va coltivata, va istruita, va vissuta giorno per giorno. E non è mai la stessa. La fede viva cambia e ti cambia. Esige cambiamento profondo, esige progresso. La vita spirituale ti chiede di andare sempre oltre a te stesso, è centrifuga, non centripeta. Si espande. A me non basta più il “cosa ho fatto di male” ma il “cosa posso fare di bene”. E la differenza è tanta. E a chi mi dice di essere “ferma sulle mie posizioni”, dico che non mi conosce da abbastanza tempo, perché la Daniela Cattolica Apostolica Romana è profondamente diversa della Daniela che ha lasciato il Nuovo Mondo 14 anni fa, anche se ogni tanto quella là si ripresenta.

    Ho fatto fatica ma ho ritrovato il sito:
    http://www.analisigrafologica.it/7capitali.htm

    1. ho visto, Danicuor: non riesco a capire il criterio in cui è pensata la disposizione, ma è interessante. Dell’accidia non farei il primo né il più grave dei vizi, ma Dante la mette “prima” dell’inferno vero e proprio e al confine tra l’alto e il basso inferno… e Dante di teologia ne capiva abbastanza (checché ne dicano i nostri “teologi”)…
      Francamente m’intristisco, quando vedo come veniamo fraintesi: fanatici del pensiero unico, laddove siamo l’apoteosi della concertazione; integralisti della certezza, laddove siamo solo sedotti dal sospetto che Dio ci sia e abbia ragione; apostoli del fissismo, laddove la nostra vita è lasciarci guidare “alla verità tutta intera”…

  5. Caro Alvi!!!
    L’Amazonas è a circa 4000km da dove sono nata…
    Rio Guaíba, a Porto Alegre!
    Ma io nel fiume della mia vita mica faccio il bagnetto, mi ci butto di testa e mi faccio portare.
    ” Eu sempre quis muito. Mesmo que parecesse ser modesta. Juro que eu não presto. ”
    (Ho sempre preteso molto, anche sembrando essere modesta. Lo giuro, sono cattiva.)

  6. FRATE LEONE

    “Chi siede nel deserto per custodire la quiete in Dio è liberato da tre guerre:
    quella dell’udire, quella del parlare e quella del vedere. Gliene rimane una sola: quella del cuore” (SAN ANTONIO ABATE)

  7. FRATE LEONE

    “Soltanto la potenza divina è in grado di sradicare il peccato ed il male, suo compagno. All’uomo non è lecito nè possibile sradicare il peccato con le proprie forze. Lottare, combattere, dare e ricevere colpi è compito tuo, ma sradicare il male spetta a Dio. Se tu fossi in grado di fare questo, che bisogno c’era della venuta del Signore? Come non è possibile che l’occhio veda senza la luce, nè si può parlare senza la lingua, ascoltare senza orecchie, camminare senza piedi, lavorare senza mani, così senza Gesù non si può essere salvati” (PSEUDO MACARIO)

  8. Claudia Mancini

    Tanti gli spunti di riflessione. Una sensazione, però, appena ho finito di leggere il post ha prevalso su tutte: e le variabili della vita, non le vogliamo considerare? E tutto quello che sfugge al nostro controllo? La vita si può cambiare, si deve cambiare, e si cambia solo per la Verità, in direzione della Verità. Se non abbiamo una direzione (la vera direzione, per chi ci crede) verso la quale indirizzare il nostro cambiamento, in realtà non cambiamo, piuttosto mutiamo. Il cambiamento presuppone uno sviluppo, questo una continuità, entrambi una direzione. La vita, quindi, si può cambiare, si deve cambiare, ma la vita – le condizioni della vita – possono anche cambiare senza chiederci il permesso; tante variabili esterne possono subentrare nel nostro cammino e questo non può non interferire con la nostra libertà e volontà di cambiare nella giusta direzione: la vita stessa, un po’, ci cambia da sola. Il cammino verso la Verità non è, credo, solo una lotta titanica tra noi e la Verità ma anche un processo di aggiustamento continuo tra noi, la Verità e le variabili della vita – belle e brutte – che non sono tutte sotto il nostro controllo. Poi, sopra tutti, c’è lo Spirito.

      1. Claudia Mancini

        Alvise, scusa perchè non ci capisco tanto della modalità commento, ma se il “per voi” era riferito al mio commento ti dico che, sicuramente, la mia direzione è la Verità perchè l’ho scelta tra le varie direzioni che mi si sono offerte. Ma non mi mettere nel “voi”, perchè io ho parlato di “variabili della vita” e nelle “variabili della vita” ci includo anche tutte quelle che ti possono allontanare dall’appartenere al “voi”.

  9. Maxwell: ti ricordi quando mi brontolasti perchè non avevo risposto a un tuo commento?
    Avevi ragioni, io poi ti risposi, in po’ in ritardo, ma ti risposi, io cerco di rispondere sempre a critiche a domande e a osservazioni, se mi riesce. Lo stesso non succede da parte vostra, cattolica!!! Tante volte ho posto questioni, fatto e ripetuto domande, chiarimenti, e ho avuto indietro solo silenzio, che assomiglia tanto al silenzio dei politici, quando è scomodo rispondere non rispondono (ultimo esempio, scusate, il missionario in Giappone le sue farneticazioni di qualche mese fa e il commento che ho fatto io sulla alacre ricostruzione da parte dei colpiti dallo tsunami). Ma, potreste dire voi, le tue domande, le tue osservazioni, critiche, ironie, sono sempre le stesse, prevedibili (giuliana)
    bbanali e alla fine noiose e non costruttive!!! O invece i vostri discorsi non sono sempre gli stessi, quanto è bello avere fede (fiducia) quanto è più facile avere cento e poi la vita eterna e la famiglia felice e i figlioli che crescono in grazia di Dio, e le scuole che danno i principi giusti, e le madonne miracolose che profetizzano?

  10. FEFRAL: quando ho porlato di SUV manco mi sfiorava il pensiero “classista”.
    Volevo solo fare un paragone tra avere fede e non averla e avere una macchinuccia o un SUV: tutti si resta impelagati nel traffico!!!!

  11. FRATE LEONE

    Uno dei primi sintomi di cui ci accorgiamo quando siamo attaccati dall’accidia è che c’è una certa irrequietezza interiore. Abbiamo bisogno di cambiare, non ci accontentiamo di rimanere stabili, in una scelta, in una situazione. Ci viene voglia di cambiare casa, lavoro, amicizie, compagnie. Questo è tipico di questa situazione. Non portiamo avanti un lavoro che abbiamo iniziato, ne iniziamo tanti ma non li concludiamo, lo facciamo anche con i libri. Li iniziamo e li lasciamo lì. Il più delle volte non ci rendiamo conto di quello che ci sta accadendo e ci inventiamo tanti motivi per dire che è bene cambiare. Siamo abili in questo, facciamo un sottile ragionamento per trovare tutti quegli aspetti che ci portano a dire che è una cosa giusta non rimanere in questa decisione, che dobbiamo cambiare.

  12. Fk

    Vorrei sottoscrivere e possibilmente rafforzare gli ultimi commenti di Paolo Pugni al Post di ieri… Non credo che ci si possa o ci si debba sentire in colpa perché uno che dice di essere non credente non frequenta più il blog… mi sembra normale che ad un certo punto questo possa avvenire; “qualunque voce dissonante intervenga in questo blog si sente rifiutata, inascoltata, emarginata” diceva Fefral. Ma è proprio così? Mi sembra che in questo blog, a fine giornata, di cento commenti che sono presenti quasi la metà sono del “nostro” amico Al, il quale, quando non porta a spasso il cane, è sempre davanti al PC a criticare con una finezza tutta particolare, chiunque gli capiti a tiro. Se non è tolleranza questa! Dovrebbe sentirsi offeso Paolo Pugni che appena pubblica un post da lui viene puntualmente e insistentemente “preso in giro”! E che dire della “padrona di casa”: non gli sono state risparmiate critiche gratuite di nessun genere (dal colore delle unghie in giù… o in su, fate voi!). La cosa che più mi sorprende (e mi infastidisce) è che a volte (spesso) chi dice di non credere sa perfettamente come si deve comportare, cosa deve dire e come lo deve dire chi dice di credere… per cui se uno, che dice di credere, si difende rispondendo per le rime e con argomentazioni degne di questo nome allora si scade nel patetico… o poverino come è stato trattato male quel non credente lì da quei cattolici là! Un conto è il DIALOGO (necessario ed evangelico) un conto è il BUONISMO! E già, come diceva appunto Paolo Pugni, che anche a Gesù gli giravano quel giorno coi mercanti al tempio! Credo che il tempo del trentasei politico sia finito… grazie a Dio!

    1. Io per VOI sono come un refolo d’aria fresca da respirare (metabolizzare) (o non respirate, voi?) l’unico refolo, credo, mi sembra, rimasto, eliminate anche me e resterete soffocati da voi medesimi!!!

      1. Alvì no, quando continui col VOI sei solo un rompiballe!
        E non ti darò la soddisfazione di farti eliminare, sei condannato a restare qua finchè non sei pronto per lo svezzamento

      2. inoltre quando continui con quel VOI i tuoi commenti puzzano di muffa e di vecchio…. scendi dal piedistallo e parliamo un po’. Non di giapponesi perchè non li conosco, neppure di filosofia e letteratura perchè le ho lasciate ai tempi del liceo. Parliamo di vita, la tua e la mia.
        Che cazzo fai dalla mattina alla sera, che vita fai, chi vedi, che leggi, ti vengono momenti di disperazione, di crisi sentimentale, anche, ti innamori di altri, e come fai, copuli spesso, e volentieri, e con chi, vorresti cambiare casa, cambiare lavoro, paese, studiare, che cosa, lasciare tutto, poi tornare, anche se non credi a quello che non credi mica svanirebbe, la miscredenza, e se ti lasciasse, che faresti, continueresti a vivere, meglio, peggio, uguale, vorreste più fama, più gloria, più soldi, più bellezza (Costanza a parte) più smalto, in senso figurato, più che? O tutto questo non ha senso per te domandartelo perché tu sei già…? o meglio non più….

        1. e giusto per prevenire l’obiezione: io ti ho già risposto, ora tocca a te
          fefral
          18 maggio 2011 a 07:22 # ho letto ieri il commento di alvise e ho pensato “grande, questo qua ha capito tutto”. La “credenza” Alvise è quello che dà sostanza alla tua domanda.
          Io posso rispondere per me, faccio una vita qualunque, vedo gente qualunque, tre figli un marito e un lavoro e la casa e gli amici e leggo di tutto, davvero di tutto, disperazione forse non ci sono mai arrivata ma ci sono andata vicina, crisi sentimentale spessissimo, sì mi innamoro di altri ma ho scoperto che innamorarsi è un po’ come il raffreddore, poi passa e non è quello l’amore quindi semplicemente aspetto che passi e magari sto un po’ più riguardata, copulo, sì, spesso e solo con mio marito, molto volentieri devo dire, cambierò casa a breve, ho cambiato lavoro per cambiare città, studio quello che devo e quello che capita e tutto il programma di terza elementare perchè ho una figlia dislessica, lasciare tutto no, l’ho già fatto troppe volte e sono anche tornata, e la credenza come la chiami tu non si è mai spostata di là anche se per qualche anno l’ho lasciata riempirsi di polvere, una volta, poco tempo fa, e ringrazio Dio solo una volta nella vita, durante la messa ho provato paura, terrore che tutto fosse finto, fosse un’invenzione, che il corpo di Cristo che veniva mostrato durante la consacrazione fosse solo un dischetto di acqua e farina, e allora sì che ho visto da vicino la disperazione, eppure anche senza credenza penso che vivrei la stessa vita, con lo stesso uomo, con gli stessi figli e gli stessi amici….sarei un po’ più scontrosa e acida (sì posso essere peggio)sarei un po’ più spesso triste, farei le stesse cazzate e sarebbe più difficile rialzarmi con stile.

        2. Non più, o anche meno, giusto!!!!
          Non mi innamoro, non copulo, non desidero nulla, cerco di studiare, prendo appunti, per questo sto al computer abbastanza spesso, quando lavoro lavoro, ho il cane, la sera bevo, come nei film americani, sono come un grande Lebowsky, meno grasso e molto MOOOOOLTO meno simpatico!!!!

          1. sì vabbè, mo’ solo quello mi manca, essere considerata una femmina con gli attributi! No fk, sono donna da capo a piedi (e aggiungerei “purtroppo” ma non lo faccio perchè è troppo facile dire che essere uomo è più comodo)

          2. Fk

            In effetti finché non fu creata Eva, Adamo andava d’amore e d’accordo col PadreEterno… (scherzo, eh! Ma essendo maschio il mio mononeurone funziona così…)

  13. Alvise,
    Se a volte non ti rispondiamo è perché poni una valanga di domande che da sole meriterebbero una giornata intera di discussione.
    Sul Giappone io non parlo, non ho cognizione di causa… Io canto il mio villaggio, tanto i problemi del mio villaggio sono poi universali…

    Ieri hai fatto un’affermazione. Io ti ho risposto, siccome so che non torni ai post precedenti, te la incollo qui:

    lacorsianumerosei scrive:
    11 settembre 2011 alle 21:37
    Forma senza contenuto uguale vuoto!!!

    Replica
    DaniCor scrive:
    11 settembre 2011 alle 23:27
    Se ti svuoti puoi recepire altro che al di fuori di te…

    Il contenuto senza forma è liquido, si disperde…

    Secondo Jung
    forma senza contenuto = archetipo = modello di comportamento = inconscio collettivo = ereditato

    Abbiamo voluto rompere il contenitore, adesso si da fatica a tenere il contenuto…

    1. DANICOR: ho sbagliato, intendevo dire il formalismo, il formalismo guarda alla forma e non alla sostanza, per questo io credo che, per esempio, nell’educazione dei figlioli in pratica è possibile offrire loro solo esempi della nostra vita e mai ammestramenti dottrinali formali pappagalleschi, loro vedono come i genitori vivono, cosa dicono, (compresa in quello che dicono la emanazione di formalismo) e questo a loro si attacca (se gli si attacca). Mi sembra più semplice, naturale(scusate se uso un termine riservato a voi solo!) che qualsiasi altro modo.

      1. Infatti, offriamo loro una struttura, un contenitore. Al contenuto, all’essenza dovranno arrivarci da soli. Ma se rompiamo il vetro, quanta fatica faranno a tenere insieme tutto!!!!

  14. giuliana z.

    Quando si parla di cambiamenti mi sento molto coinvolta. Di cambiamenti, negli ultimi 10 anni ne ho fatti un sacco: dall’università al lavoro, dal fidanzamento al matrimonio, dalla coppia alla famglia, dal lavoro in ufficio al lavoro in casa, dalla casa alla scuola, da una città ad un’altra, da una città ad un paesello, da una comunità con tanti amici ad un posto dove non conosci nessuno….
    Le circostanze possono cambiare, ma può succedere che noi ci lasciamo vivere senza mai cambiare davvero. Perchè? ci facciamo trasportare dagli eventi e siamo convinti che tanto abbiamo i nostri punti di riferimento perchè tanto “ce li abbiamo dentro”. Poi piano piano diventano solo idee a cui siamo attaccati ma rimangono, diventano parole vuote, il ramo pian piano si secca e noi siamo convinti che sia solo autunno. Ma la verità è che la linfa non arriva più. Non c’è più frutto e non ce ne accorgiamo. A me è andata così. I cambiamenti ci sono stati, ma io ero sempre la stessa, anzi in realtà ero “ibernata”, sempre sullo stesso punto di prima, convinta che in fondo andasse tutto bene.
    Le circostanze possono cambiare, ma tu sei come morto, tutto ti scorre addosso, sì a volte ti arrabbi un po’ perchè non ti garba tutto ‘sto cambiamento , ma in fondo va bene anche così, chè tu le certezze ce le hai dentro e lì fuori andassero tutti a quel paese.
    Poi un giorno ti capita di vedere una bella pianta vigorosa, con tanti frutti, che cambia con le stagioni ma non muore, i rami sono sempre vivi perchè tutti ben attaccati al tronco.
    Ho guardato la mia piantina coi suoi rami e l’ho vista tutta rinsecchita. E ho capito che qualcosa non andava più.
    La cosa che mi ha portato a riconoscere la mia “ibernazione” è stata la bellezza dei frutti di quell’altra pianta. Solo ciò che produce frutti è bello. Diciamo la verità: chi di noi non vorrebbe lasciare in eredità al mondo dei buoni frutti? mica parlo di grandi opere letterarie o umanitarie. Io parlo di ciò che vogliamo lasciare ai figli, una vera eredità di bellezza e di verità. Per lasciare qualcosa di buono e di bello anche noi dobbiamo attingere al Vero e al Bello. Non è una cosa che viene dalle nostre meningi. Viene dall’incontro con ciò che davvero desideriamo, ovvero dall’incontro con la fonte della felicità. Io sono assolutamente certa di averla incontrata. Per un po’ l’avevo accantonata, convinta di potermela portare a spasso senza starci attaccata. Ma quando i rami si seccano vuol dire che sono morti. Se non vogliamo morire sotto i cambiamenti ma farli diventare un’opportunità, dobbiamo stare attaccati all’intuizione di quella bellezza presentita nell’incontro. Che cosa ci tiene attaccati? solo il fascino, la seduzione di quella bellezza. Chi non si lascia andare per paura sta perdendo la grande occasione di vivere. Non è un treno che passa una volta sola, ma prima ci sali sopra prima vivi .

  15. FRATE LEONE

    Per cambiare bisogna avere coscienza di trovarsi in una situazione che non funziona.
    Perché altrimenti cambiare ? Se una persona sta bene o pensa di star bene,non ha desiderio di cambiare.
    Altro è il caso in cui si fa finta di stare bene pur di non mostrare la cruda realtà, evitando di fermarsi a pensare, perché il non senso della vita di tutti i giorni potrebbe distruggere chi si fermasse a riflettere.
    Alzarsi, fare colazione, prepararsi, andare a lavorare, pranzare, lavorare ancora, tornare, cenare, guardare la tv, andare a letto… e ricominciare… ma che senso avrebbe, se non c’è un senso più profondo al vivere, all’esistere ?
    Un senso allo sposarsi, ad avere dei figli, a combattere, a lottare, a vivere la vita fatta dagli infiniti casini in cui spesso ci si ritrova immersi mani e piedi ?
    Cambiare allora credo riguardi in primo luogo accettare che la propria esistenza così com’è non va… e perchè questo accada ci vogliono veramente miracoli, perché significherebbe accettare di aver sbagliato fino ad oggi, e di avere necessità di ricominciare. Spesso ci si nasconde dietro una dialettica forbita, si nasconde il vuoto che c’è dentro la nostra vita. Uscire alla scoperto servirebbe a vivere meglio.
    L’accidia è detto “ demone di mezzogiorno” . Questo “mezzogiorno” che è anche il mezzogiorno della vita, si concretizza quando ad un certo punto l’entusiasmo viene meno, quando non c’è più la gioia profonda di fare una cosa, la gioia di vivere. Ecco perché Evagrio Pontico dice che questo è un demone pericolosissimo.
    Non è la pigrizia, è proprio un disgusto, quando non ti va di fare più niente, quando sei svogliato perché ti è passata proprio la voglia di impegnarti, di andare a fondo alle cose.
    Convertirsi significa cambiare direzione (conversione ad U), come quando sulla strada trovi inversione di marcia . Significa rendersi conto di aver completamente sbagliato strada, significa accettarlo non come una possibilità ma ritenerlo necessario, e vedere come provvidenziale la vai d’uscita data dall’inversione la marcia.
    Se una persona si accontenta di quello che ha, pensando magari che di meglio non c’è, sicuramente non è felice. L’obiettivo, anche se nascosto, impalpabile, allora è : essere felici, o accontentarsi delle briciole ?
    C’è una felicità non quantificabile che viene dall’incontro con l’Amore, che è eterno.
    Ora noi abbiamo un concetto strano di cosa sia eterno, semplicemente perchè forse non abbiamo mai provato una sensazione così forte, tale da svegliare in noi il desiderio di modificare, o lasciare che qualcun altro modifichi in modo sostanziale la vita che stiamo vivendo, o semplicemente lasciarsi invadere dall’Amore, lasciarsi amare. Tanti non vogliono lasciarsi amare perché hanno paura di lasciarsi troppo andare, di perdere il controllo, la razionalità. Ma la fede è ragionevole, dice la teologia. E la ragione, quando incontra l’Amore e non ha pregiudizi, ne viene colpita, affascinata, quasi rapita.
    E’ solo il lasciarsi amare da Dio che ci può strappare dai nostri egoismi, dalla condanna del vivere per noi stessi. Che vuol dire ? Lasciarsi amare da Dio vuol dire accettare la storia di tutti i giorni che lui permette, ritenendola sempre buona per noi anche quando non la comprendiamo. Se l’amore è eterno e se Dio è Amore, allora questa è l’esperienza della Vita Eterna, dell’amore oltre la morte, oltre le morti di tutti i giorni che ci attanagliano e impediscono di vivere l’eterno in questa vita.

  16. Erika

    “Naturalmente tutto quello che alla mia verità si chiedeva era che non pretendesse di essere veramente vera.”
    Questa frase meriterebbe un post tutto per lei…da agnostica figlia di un padre molto religioso, mi ritrovo a frequentare persone tutte assolutamente convinte di conoscere la Verità vera (anche se sono verità opposte tra loro).
    E io le invidio tutte. Fortissimamente.
    Perchè sono stanca di farmi continuamente domande. Stanca di avere paura.
    Vorrei qualcuno che mi indicasse la strada e volte mi dico che non farebbe differenza che fosse l’UAAR, Scientology o la Chiesa Cattolica (sia chiaro che non sto mettendo sullo stesso piano queste tre realtà che non ritengo AFFATTO sullo stesso piano quanto a spessore).
    Però il fatto è che non puoi mica scegliere, o meglio, magari puoi scegliere di diventare cattolico o di proclamarti ateo, ma non puoi scegliere di ESSERLO.
    Allora mi chiedo, ma soprattutto vi chiedo: si può decidere di credere in qualcosa?
    E si può avere l’arroganza di chiedere aiuto a Dio se non si è sicuri della sua esistenza?

    1. sì e no, Erika: di per sé la fede è anzitutto una domanda, per quello che c’ho capito. Potrei riassumertela così: alla luce di tutto quanto le testimonianze raccolte nei libri del Nuovo Testamento e quelle ininterrottamente trasmesse da miliardi di esseri umani, cosa pensi tu riguardo a quella mattina di primavera? Pensi che sia effettivamente credibile che il cadavere di Gesù di Nazaret non fosse più nel proprio loculo per quell’evento che è stato da subito chiamato “anàstasi”?
      Questo, insomma, sta a te “deciderlo”.
      Quello che in qualche modo è meno sotto il tuo controllo è l’inquietudine stessa che può portarti a chiederti cose… o no. Non puoi decidere se essere ossessionata dal problema della verità: puoi esserlo o no. Ma se lo sei, ti direbbero schiere di cristiani, hai già intuito qualcosa della verità: se cerchi hai in certo modo già trovato, se desideri hai in certo modo già gustato. Se senti il bisogno della verità hai già ascoltato il tuo cuore, che ti ha detto ciò di cui hai bisogno.
      Almeno così è per me.

      1. giuliana z.

        sottoscrivo in pieno!
        è come se al nostro Io mancasse un pezzetto per essere completo. Si può andare avanti ignorando quella ferita, oppure si può decidere di cercare quel pezzo mancante. La vita deve necessariamente essere quella ricerca. L’inquietudine è secondo me il termometro della vita. Se è sotto lo zero sei un cadavere ambulante.
        Il problema primo non è se riconosciamo Cristo, ma è se riconosciamo la nostra umanità. Da lì nasce tutto, e sarà Lui a presentarsi da te e chiederti “tu chi dici che io sia?”

    2. Erika, siiiii, si può!
      Io l’ho fatto.
      Dopo anni di allontanamento dalla fede dei miei genitori che mi sembrava troppo “fideismo” (e per come lo vivevano loro, in particolare mia madre, lo era), mi sono messa a leggere di tutto e frequentare di tutto.
      Tutto mi sembrava privo di senso.
      Poi ho incontrato un gruppo di “gasati” cattolici che ci credevano davvero, dicevano il Rosario tutti i giorni e studiavano per approfondire la propria fede. Mi sono messa a studiarla con loro, poi l’ho ritenuta ragionevole, volevo fortemente credere. Ho cominciato a pregare tanto, la credevo possibile e ciò mi è bastato per un poco. Mi sono riavvicinata ai sacramenti con fiducia che fossero veri, ma non avevo l’ardore. Chiedevo e mi è stato dato.
      Era la veglia pasquale.
      E quello che ho provato mi eeè bastato per superare anche un ulteriore periodo di buio spirituale, il più nero che io abbia mai provato.

  17. Erika

    Vi ringrazio.
    Forse lasciando aperti la mente e il cuore si ottengono più risposte che arrovellandosi razionalmente.

    1. Alessandro

      “Perchè sono stanca di farmi continuamente domande. Stanca di avere paura”

      Fantastiche le tue parole, Erika! Le riscrivo perché voglio che echeggino qui dentro, perché stimo grandemente una persona che non si atteggia a spregiudicata cercatrice della verità (e invece è tutta scena, posa per farsi applaudire, è solo lì che si trastulla con quattro certezze di cartone – pure l’ostentata coltivazione del dubbio è una di queste infime miserabili certezze, buone solo per attirarsi qualche ammiratore – , magari accusando gli altri di essere fanatici integralisti ecc.), ma si pone sinceramente, vertiginosamente, totalmente nuda e senza infingimenti davanti al senso della propria vita, radicalmente disposta ad accettare solo la risposta vera (anche se sulle prime può fare spavento).
      Ti hanno già rivolto parole luminose Cyrano, Giuliana e DaniCor.

      Ti posso dire come la vivo io, la domanda delle domande. Sono cattolico perché non sono riuscito – nonostante c’abbia provato a lungo – a non fermarmi davanti al sepolcro vuoto e – nonostante c’abbia provato a lungo – non sono riuscito in alcun modo a convincermi che i testimoni che dicono che è risorto m’ingannino o s’ingannino. C’ho provato (ogni tanto ci provo ancora) ma non ci riesco. Ma se è risorto, io Quello non lo mollo più. Non lo voglio perdere più di vista, a costo di essere irriso, sbeffeggiato, considerato un idiota, un retrogrado, di essere rinnegato dagli (ex) amici.
      Pecco e ripecco, ma non Lo voglio perdere più di vista, sono pronto a metterci la faccia, a essere dileggiato dai benpensanti (pure da quelli che professano la mia medesima fede), ma no, nessuno mi impedirà di buttarmi ai piedi del Nazareno. Io mi sento lì, ogni momento, ai piedi del Nazareno, come la peccatrice (non sto facendo il melodrammatico, è proprio così). Perché ho bisogno di essere perdonato, ho bisogno di essere salvato, e solo Lui può farlo. Se mi comanda di alzarmi, mi alzerò, ma solo perché me lo comanda Lui, e solo se me lo comanda Lui. Altrimenti io sto lì. Se sto lì con Lui non ho più nulla da temere. Se mi ordina di alzarmi lo farò, perché me lo comanda Lui, e chi obbedisce a Lui non ha nulla da temere.

      “Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola.
      Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato.
      A quella vista il fariseo che l’aveva invitato pensò tra sé. “Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice”.
      Gesù allora gli disse: “Simone, ho una cosa da dirti”. Ed egli: “Maestro, dì pure”.
      “Un creditore aveva due debitori: l’uno gli doveva cinquecento denari, l’altro cinquanta.
      Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?”.
      Simone rispose: “Suppongo quello a cui ha condonato di più”. Gli disse Gesù: “Hai giudicato bene”.
      E volgendosi verso la donna, disse a Simone: “Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m’hai dato l’acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli.
      Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi.
      Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi.
      Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco”.
      Poi disse a lei: “Ti sono perdonati i tuoi peccati”.
      Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: “Chi è quest’uomo che perdona anche i peccati?”.
      Ma egli disse alla donna: “La tua fede ti ha salvata; va’ in pace!”

      (Lc 7, 36-50)

  18. Coltivare il dubbio, o esserne coltivati? Non può essere il dubbio come la fede che c’è quando c’è? Senza nessuna ostentazione. O anche chi ha fede la ostenta? Ad ogni modo io non ho paura!!! Anche mio fratello, che ora è morto, lo diceva, io non ho paura,
    e era vero!!!

    1. Alessandro

      certo, ci può essere dubbio senza ostentazione (mai detto il contrario). Chi campa solo di dubbi però precipita nella psicopatologia, è inghiottito dall’impulso all’autodistruzione.
      Ed è possibile pure ostentare la fede (ma la fede ostentata è una fede che va deteriorandosi, va smarrendo autenticità).
      Mai detto che tu abbia paura (sai tu se ce l’hai o no, e se dici di non avercela non ho ragione per non crederti).

    1. ma vedi che non mi ascolti? Non ha cambiato le lampadine, ha montato i lampadari e mi ha staccato la corrente! E così non potevo accendere il forno.
      Ecco perchè non parlo mai di mio marito…. poi vi fate strane idee!

  19. Eugenio Garin (il maestro con cui mi sono laureato in filosofia) (per non fare sempre la “vittimuccia”)

    “Sono più volte mutati i suoi punti di riferimento, ma la messa in luce della coesistenza di cose contrastanti, l’amore per le sfumature, il rifiuto delle dicotomie rozze, la convinzione che il passato sia pieno di cose sconosciute non lo abbandonarono mai. Sapeva perfettamente anche una cosa che tutti i piccoli maestri amano dimenticare. Che il sapere cresce perché ci sono maestri e soprattutto, perché ci sono scolari che si distaccano dai loro maestri. Sapeva che il rapporto tra maestri e scolari è, come quello fra padri e figli, un rapporto difficile. Sapeva che i maestri devono essere amati e rispettati, non ripetuti e che quelli che Galileo (facendo riferimento al loro maestro Aristotele) chiamava «i trombetti» non hanno mai dato contributi alla crescita del sapere.

    1. Alessandro

      bella pagina. Ci vogliono maestri (ma che siano veri maestri), e discepoli che non pretendano di essere maestri senza aver appreso appieno la lezione dei loro maestri.

        1. Alessandro

          Ma “ovviamente” che? Ho scritto

          “bella pagina. Ci vogliono maestri (ma che siano veri maestri), e discepoli che non pretendano di essere maestri senza aver appreso appieno la lezione dei loro maestri”

          Ti sembra che dicendo questo sostenga/alluda che tu non abbia appreso? Vuoi fare il processo alle intenzioni? Ho solo commentato quello che hai riferito, in base alla mia modesta opinione, senza volerti minimamente denigrare

  20. admin

    Vorrei rispondere alla riflessione di Fefral (“…al fatto che qualunque voce dissonante intervenga in questo blog si senta rifiutata, inascoltata, emarginata…”) per capire cosa si intende “per voce dissonante” e lo farei prendendo spunto dagli interventi di ERIKA che mi sono andato a rileggere, tutti.
    Erika pur dichiarandosi agnostica e considerandosi una outsider nel blog ha l’atteggiamento, mi pare,di chi vuole sinceramente capire. In cosa è differente Erika da altri commentatori che si sono sentiti “maltrattati”? semplicemente Erika non è entrata in un ring, non è intervenuta nel blog con aria di sfida, e provocazione dicendo “ adesso vediamo chi c’ha ragione…” non ingaggia duelli ideologici (perché qualcuno deve pensare che qualcun’ altro debba per forza “confrontarsi”?), interviene per esprimere la sua opinione ma anche per capire, per porre VERE domande e non per con-vincere gli altri che stanno sbagliando.

    1. Ma non è che i cattolici per il solo fatto di essere cattolici abbiano la facoltà di potere avere opinioni più vere sui fatti della vita, sociali, politici, religiosi, psicologici, estetici, morali!!!
      Mentre invece sembra che da parte dei titolari del blog e dei loro seguaci si pensi di essere autorizzati a disquisire su ogni cosa senza possibilità di essere contraddetti, in quanto chi contraddicesse avrebbe aria di sfida e ingaggerebbe duelli ideologici!!!

      1. vale

        mi sa che c’é un equivoco. in materia di fede,morale e religione quando il Papa(ex cathedra) o, in parte,i concili ecumenici parlano, sono non contraddicibili.Per i cristiani,ovviamente.xké ci credono.per fede.si parte da presupposti diversi. va da sé che si parla di ciò solo quando si difendono definizioni che fanno parte del depositum fidei.(riassunto nel catechismo).
        per il resto (fatti della vita,politica,ecc.)e fuori da tali ambiti(i famosi valori non negoziabili che debbo ritenere tali per fede),vale tutto. è solo che un cristiano cattolico ha un punto di riferimento dal quale partire per i suoi “sragionamenti”.uno che non crede in nulla di assoluto non ne ha.(e non sto parlando di te, dico in generale) .può partire da dovunque ed arrivare a qualunque altro “topos”
        vale

    2. mi fischiano le orecchie, ma solo perchè di queste cose è pieno il blog e la questione del film di Olmi è solo l’ultima vicenda.
      Ascolterei volentieri un parere autorevole su quanto segue (mi scuso per la non brevissima sintesi)
      Mulieris Dignitatem 4 -In tale modo «la pienezza del tempo» manifesta la straordinaria dignità della «donna». Questa dignità consiste, da una parte, nell’elevazione soprannaturale all’unione con Dio in Gesù Cristo, che determina la profondissima finalità dell’esistenza di ogni uomo sia sulla terra che nell’eternità. Da questo punto di vista, la «donna» è la rappresentante e l’archetipo di tutto il genere umano: rappresenta l’umanità che appartiene a tutti gli essere umani, sia uomini che donne. D’altra parte, però, l’evento di Nazaret mette in rilievo una forma di unione col Dio vivo, che può appartenere solo alla «donna», Maria: l’unione fra madre e figlio.
      (si tratta,come sapete, di Papa Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica Mulieris Dignitatem)
      La predestinazione soprannaturale all’unione con Dio stabilita per ogni uomo si realizza in Maria , archetipo della donna cristiana,nel modo più eminente possibile, in lei, dunque, si può contemplare la perfezione della vocazione umana.
      Non c’è più, dunque, per il cristiano l’esortazione tradizionale a farsi maschio, ma, paradossalmente, a farsi femmina, in quanto la Vergine ha raggiunto la perfezione umana proprio in forza della sua femminilità, divenendo madre di Cristo.
      E’ ovvio che il pontefice (Santo Sùbito-Santo Subìto) non intendeva creare una geranchia inversa nei sessi (e mi pare che questo sia pacifico), ma l’identità ed il ruolo della donna non può essere quello di scegliere tra queste opzioni : “sposalo,fai un figlio, ha ragione lui,.. ed altre amenità simili” con queste premesse si va nel senso contrario poi ed infatti:
      Umanità significa chiamata alla comunione interpersonale. Il testo di Genesi 2, 18-25 indica che il matrimonio è la prima e, in un certo senso, la fondamentale dimensione di questa chiamata. Però non è l’unica. Tutta la storia dell’uomo sulla terra si realizza nell’ambito di questa chiamata. In base al principio reciproco dell’essere «per» l’altro, nella «comunione» interpersonale, si sviluppa in questa storia l’integrazione nell’umanità stessa, voluta da Dio, di ciò che è «maschile» e di ciò che è «femminile». (Mulieris Dignitatem)
      La discriminazione presente nella tradizione,a partire dall’origine del peccato viene risolta perché il dominio dell’uomo sulla donna, ritenuto pacificamente come “naturale”, tanto che sia la morale familiare che la struttura della chiesa venivano impostate su di esso, altro non è che una conseguenza del peccato che ha violentemente intaccato la struttura comunionale della persona umana e quindi ha rovinato i rapporti fra femmina e maschio.
      A proposito delle tradizioni, poi, la Mulieris Dignitatem dice chiaramente (Efesini 5 citato direttamente) che la sottomissione della moglie al marito è un retaggio del passato e che con Cristo sposo della Chiesa la sottomissione dei coniugi deve essere intesa in maniera INNOVATIVA e reciproca nel timore di Dio.
      (cambiare,si,ma come?)

      1. Non posso spacciare il mio per un “parere autorevole”, Brandy, ma se mi leggi con piacere grazie.
        Ti sei risposta da sola, quando hai detto «in maniera innovativa e reciproca nel timore di Dio». Il retaggio culturale del passato è la sottomissione della donna in quanto tale all’uomo in quanto tale, perpetuata e legalizzata nell’istituto matrimoniale e quindi in quello famigliare. La novità cristiana, però, che già è insita nella lettera del testo paolino, è volta proprio a marcare la reciprocità tra i due (visto che “da principio”, ovvero prima,-al-di-qua-e-in-previsione-del-peccato l’una era pensata come “aiuto” per l’altro) e le differenze specifiche.
        Per quello che ho capito io, di Costanza e del libro, colgo nelle “amenità” che hai citato una distinta vena autoironica (non del tutto estranea al testo e all’Autrice, mi pare): ovvio che la soluzione non è fare figli e spegnere le facoltà critico-raziocinanti, ma certamente è una soluzione interrompere decisamente la diffidenza sistematica nei confronti dell’altro (sospettato di aspirare al ruolo di dominatore incontrastato) e della vita (genitorialità responsabile, sì, ma con troppi conti nessuno farà mai un figlio). Se si parla di “sottomissione” come “collaborazione leale” si sta precisamente facendo un’esegesi innovativa e fedele (come l’esegesi è, quando è ispirata) del testo paolino.
        Che poi la posizione di Costanza e del suo libro sia parziale è palese fin dal titolo, che è chiaramente una citazione incompiuta. L’Autrice non ha fatto mistero di aver pensato da subito all’altra metà della citazione, e anche di quanto è collegato con questo pensiero qui s’è parlato a iosa (non senza polemiche).

        Ora che ho detto tutto questo, però, devo per forza chiamare in causa Costanza, perché nel contratto d’ingaggio (sapeste quanti soldi!) non si parlava affatto di arringhe, dispute e chiarificazioni: Coky, voglio un aumento! 😀

          1. sì, è parte del compenso (formalizzato in regolare contratto notarile) il poterla chiamare così! 😀
            Un privilegio, un po’ come per i cavalieri poter portare la spada 🙂

        1. admin

          Sei eccezionale Alessandro, ti possiamo assumere? Stesso contratto e stesso compenso di Cyrano (una pacca sulla spalla)

          1. giuliana z.

            meno male che è una pacca sulla spalla… quando Cyrano ha parlato di aumento credevo che avrebbe cominciato una vertenza sindacale (ci manca solo questo alla padrona di casa!). Allora come aumento si può considerare anche una calorosa stretta di mano!

    3. sono d’accordo su quello che scrivi su Erika e il suo modo di porsi.
      La mia riflessione (esame di coscienza personale ancora in corso) si sposta però su me stessa: io non so se voglio sinceramente capire quello che dicono le voci dissonanti. A volte sono talmente piena delle mie risposte da dare che non sento le domande.

  21. FRATE LEONE

    “La fede dipende dunque dalla predicazione e la predicazione a sua volta si attua per la parola di Cristo” Romani 10,17)

  22. FRATE LEONE

    Ovviamente il tutto fa riferimento all’amore, che nasce dalla fede, che nasce dall’ascolto della predicazione di Cristo morto e risorto.
    Quale amore ? L’amore al nemico, che non è lontano da te, ma è precisamente tua moglie e tuo marito quando non è come tu vuoi che sia, cioè quando ti è nemico. Allora l’amore sta nel perdonarsi vicendevolmente (Era il Vangelo di ieri).
    State sottomessi gli uni gli altri nel timore di Cristo è l’inizio e la chiave di comprensione della parola di S. Paolo.
    Senza l’amore niente……

  23. . Vedere una femmina È come un dardo velenoso, ferisce l’anima, vi intrude il tossico e quanto più perdura , tanto più alligna la sepsi. Chi intende difendersi da queste frecce sta lontano dalle affollate riunioni pubbliche e non gironzola a bocca aperta nei giorni di festa; È infatti assai meglio starsene a casa passando il tempo a pregare piuttosto che compiere l’opera del nemico credendo di onorare le feste. Evita la dimestichezza con le donne se desideri essere saggio e non dar loro la libertà di parlare e neppure fiducia. Infatti all’inizio hanno o simulano una certa cautela, ma in seguito osano di tutto spudoratamente: al primo abboccamento tengono gli occhi bassi, pigolano dolcemente, piangono commosse, l’atteggiamento È grave, sospirano con amarezza, pongono domande sulla castità e ascoltano attentamente; le vedi una seconda volta e alzano un poco il capo; la terza volta si avvicinano senza troppo pudore; hai sorriso e quelle si sono messe a ridere sguaiatamente; in seguito si fanno belle e ti si mostrano con ostentazione, cambia il loro sguardo annunciando l’ardenza, sollevano le sopracciglia e ruotano gli occhi, denudano il collo e abbandonano l’intero corpo al languore, pronunciano frasi ammollite nella passione e ti sfoggiano una voce fascinosa ad udirsi finché non espugnano completamente l’anima. Accade che questi ami ti adeschino alla morte e queste reti intrecciate ti trascinino alla perdizione; e dunque non farti neppure ingannare da quelle che si servono di discorsi ammodo: in costoro infatti si occulta il maligno veleno dei serpenti.

      1. si vede che le conosceva in prima persona! 😀 E se leggi il Nisseno! Per non parlare del classicissimo Racconto del pellegrino di Ignazio…

        1. Giuseppe

          paese che vai usanze che trovi! Dalle mie parti è raccontata al contrario! Ma a chi legge la Mulierisi è concesso anche questo!

    1. vale

      Il tuo ombelico è una coppa rotonda che non manca mai di vino drogato. Il tuo ventre è un mucchio di grano, circondato da gigli. I tuoi seni come due cerbiatti, gemelli di gazzella. Il tuo collo come una torre d’avorio; i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn, ….Oh se tu fossi un mio fratello, allattato al seno di mia madre! Trovandoti fuori ti potrei baciare e nessuno potrebbe disprezzarmi. Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre; m’insegneresti l’arte dell’amore. Ti farei bere vino aromatico, del succo del mio melograno…
      vale

          1. vale

            guarda che non sono mica un santo.ci provo.come chesterton ed altri prima e dopo di lui non riesco a non pensare-anche razionalmente, anzi soprattutto razionalmente( l’elàn,come direbbero i gallicani spero si risvegli dal torpore) che quella sia la vera via. gli è che poi resisto a tutto tranne che alle tentazioni….
            vale( che spero si sia capito è il latino: stammi bene)

  24. Roberto

    Che bello questo post! Mi ricorda le pagine delle Confessioni di Sant’Agostino che mi sono più care.

    – 17. Ma ora più ardente era l’amore che sentivo per i due protagonisti dell’esperienza di salvezza che avevo appena sentito narrare, e più intenso era l’odio che provavo per me confrontandomi a loro, che per la loro guarigione si erano totalmente affidati a te. Mentre molti anni della mia vita erano scivolati via con me – forse dodici – da quando a diciott’anni avevo letto l’Ortensio di Cicerone e ne ero stato risvegliato alla filosofia, e ancora non mi decidevo a liberarmi, a trovare il tempo per ricercare, nel disprezzo della felicità terrena, la sapienza: quando questa semplice ricerca – per non parlare della sua scoperta – già era da preferire alla scoperta di tesori e regni, o di una marea di piaceri sensuali che affluivano a un mio cenno da ogni dove… Ma l’infelice ragazzo che ero, infelice già sulla soglia della giovinezza, te l’aveva pur chiesta la castità. Sì : “Dammi la castità e la continenza, ma non subito”, dicevo. Avevo paura che tu mi esaudissi troppo presto, e troppo presto mi guarissi dal male del desiderio, che preferivo vedere soddisfatto piuttosto che estinto. E andavo per le male vie di una falsa religiosità, non perché fosse per me una certezza, ma per farmene schermo in qualche modo a tutte le altre fedi: che non interrogavo con devozione, ma polemicamente attaccavo.

    E avevo creduto che la ragione per cui differivo di giorno in giorno la rinuncia alle speranze del secolo e la decisione di seguire te soltanto fosse che non vedevo nulla di certo, per orientarmi nel cammino. Ed era venuto il giorno che mi spogliava nudo di fronte a me stesso, mentre la mia coscienza gridava a gran morsi: “Dov’è la tua lingua? Non dicevi che era l’incertezza a impedirti di liberarti dal carico delle nullità? Guarda, adesso la verità è certa, e tu lo porti ancora addosso: a spalle più libere delle tue spuntano le ali, eppure non si sono consumate a questo modo nella ricerca e non hanno passato dieci e più anni curve a meditarci su!” Così mi rodevo nell’intimo, in uno spaventoso marasma di confusione e vergogna, mentre Ponticiano faceva questo suo racconto. Finito che ebbe di parlare e sbrigata la faccenda per cui era venuto, se ne andò, e io tornai a me stesso. Che cosa non dissi contro di me? Che frustate di parole risparmiai a quest’anima, perché mi seguisse nei miei sforzi di tenerti dietro? E resisteva, ricusava e non si scusava. Tutti gli argomenti erano consumati e confutati. Le restava un tremito silenzioso, il terrore che aveva – come si teme la morte – d’esser sottratta al corso dell’abitudine che la consumava a morte.

    8.19. Allora nel mezzo di quella rissa violenta che nella mia casa interiore avevo ingaggiato con l’anima qui nella stanza più segreta, il cuore, con la faccia e la mente sconvolte, irrompo da Alipio: “Non se ne può più!” grido. “Cos’è che si sente? Gli ignoranti si alzano e ci rubano il cielo, e noi con tutta la nostra erudizione senz’anima, guardaci qui, a rivoltarci nella carne e nel sangue! Cos’è, vergogna di andargli dietro la nostra, di non essere i primi? E non ci vergognamo a non seguirli neppure?” Cose del genere dissi, e poi la piena del cuore mi strappò via da lui, che mi fissava attonito, in silenzio. Neppure la mia voce era più la stessa. E più che le parole era la fronte, erano gli occhi e la faccia, il suo colore, il tono della voce a dire quello che provavo. La nostra casa aveva un piccolo giardino, di cui avevamo l’uso come di tutto il resto, perché il nostro ospite, il padrone di casa, non abitava lì. Là mi spinse quella sommossa del cuore, dove nessuno avrebbe posto freno alla furiosa lite che avevo ingaggiato con me stesso, finché avesse il suo esito: che tu conoscevi, io no. Io stavo semplicemente impazzendo per salvarmi e morivo per vivere. Sapendo cos’ero di male e ignorando cosa sarei divenuto di buono poco dopo. Mi rifugiai in giardino, dicevo, e Alipio dietro, passo dopo passo. Non c’era alcuna indiscrezione nella sua presenza, e poi come avrebbe potuto lasciarmi solo in quello stato. Ci sedemmo il più lontano possibile dalla casa. Io fremevo nell’intimo, sdegnato fino al furore più incontenibile, per non riuscire a venire incontro a te, al tuo piacere come alla tua alleanza, Dio mio, quando tutte le mie ossa gridavano sì e li esaltavano fino al cielo. Non era un viaggio con navi o quadrighe, e neppure a piedi, non richiedeva neppure quei pochi passi che separavano da casa il luogo dove eravamo seduti.
    Perché non solo l’andare, ma anche l’arrivare là non era altro che voler andare: ma volere con forza e integralmente, non coi rigiri e le impennate di una volontà mezzo acciaccata dalla lotta, una volontà che si rialza da una parte per crollare dall’altra.
    Insomma fra i marosi dell’indecisione mi trovavo a fare tutti i gesti caratteristici della volontà impotente, che gli uomini a volte sperimentano o perché privati di qualche loro membro, o perché legati o estremamente indeboliti o in qualche modo impediti. Se mi strappai i capelli, se mi battei la fronte, se mi abbracciai le ginocchia con le dita intrecciate, lo feci di mia volontà. Ma avrebbe anche potuto accadere che volessi senza riuscirci, se non fossi stato assecondato dalla mobilità degli arti. Dunque compii molte azioni per le quali volere non è potere: e non facevo quello che mi sarebbe stato incomparabilmente più caro, e che appena avessi voluto avrei potuto fare: perché appena avessi voluto avrei senza dubbio voluto. In quel caso infatti aver volontà era lo stesso che aver facoltà, e lo stesso volere era già fare; eppure non si faceva.
    Ed era più facile al corpo obbedire alla volontà dell’anima, per debole che fosse, e far muovere gli arti a un solo cenno, che all’anima obbedire a se stessa, alla sua propria volontà intensissima, per realizzarla semplicemente volendo.

    Come nasce questo paradosso? E perché? Accendi il sole della compassione, e io lo chiederò ai recessi del dolore umano, al buio folto, avvilito in cui s’aggirano i figli di Adamo. Chissà che non mi possano rispondere. Come nasce questo paradosso? E perché? Comanda al corpo, l’anima, e viene subito obbedita: comanda a se stessa, e incontra resistenza. L’anima ordina alla mano di muoversi, e la cosa è così presto fatta che a fatica si distingue il comando dal servizio: e l’anima è anima, la mano è corpo. L’anima ordina di volere all’anima: non è altra cosa, eppure non lo fa.
    Come nasce questo paradosso? E perché? Chi ordina di volere non l’ordinerebbe se non volesse: eppure non esegue l’ordine.
    Ma il fatto è che non vuole del tutto: e perciò non comanda del tutto. Perché in tanto comanda, in quanto vuole, e in tanto il comando non viene eseguito, in quanto non vuole. Infatti la volontà comanda proprio che la volontà ci sia, e sia quella, non un’altra. Dunque non è già tutta intera a comandare: e per questo il suo comando non viene eseguito. Se fosse tutta intera, non comanderebbe di essere, perché già sarebbe. Non è dunque un paradosso volere in parte e in parte non volere, ma è una malattia della mente, che la verità solleva ma non fa alzare del tutto, accasciata com’è sotto il peso dell’abitudine. E perciò ci sono due volontà, perché nessuna è tutta intera, e ciò che ha l’una manca all’altra.

  25. Daniela Yeshua

    Ho una gran voglia di staccarmi dalla relazione che non ho ancora concluso all’altro pc.
    Leggermi tutto d’un fiato il post di oggi e sguinzagliarmelo nella mente dall’inizio alla fine della mia prossima passeggiata canina con le mie due bionde.
    Intanto adesso un tramonto attenta alla mia destra: non devo voltarmi/non devo voltarmi/non devo voltarmi/non devo voltarmi – se solo mi avvicino troppo al cielo là fuori – mi trasporta ovunque e lontanissimamente dal mio lavoro che stasera mi tedia come non mai.
    Poi un po’ più su qualcuno ha citato il Cantico dei Cantici.

    – Maneggiate bombe a mano e io scoppio di bellezza per un nonnulla. Siete gli unici (impietosi) bloggers che mi fecondino la voglia di leggervi.
    (E io mi sento un palloncino (viola) cui nessuno di voi s’è ricordato di fare un nodino dopo averci soffiato dentro per benino tutta quella bellezza – delle vostre riflessioni – ch’io non sono minimamente capace di contenere.
    Io vi vorrei uno ad uno qui, nel mio tramonto, a passeggio con le mie cagnoline tra poco, a scrivere la relazione al posto mio sin d’ora 🙂 ; uno ad uno qui. Insieme. Non so come sia possibile ma – io non so proprio come sia possibile ma- mi mancate intensissimamente proprio fisicamente.)

    A presto, spero, con meno lavoro :-/

    1. Daniela Yeshua

      … Dimenticavo di lasciarvi il mio ultimo video della dolce serata….

      (Non sono stata capace di resistere al tramonto.
      E così, mi sono accostata al balcone della mia stanza ed il tramonto è entrato dappertutto, nei globuli e tutto il resto.
      Ve ne lascio un guizzo, da qualche parte, anche a colare dagli angoli delle vostre, di labbra. Abbracciandovi uno ad uno, già)
      Il guizzo, ecco:

      1. vale

        s’avessi bisogno d’uno psic.,prometto ke kilometri o meno,vengo giù.
        e m’appisolo al tramonto,campanellino.
        vale

        1. Daniela Yeshua

          La psicologa tramonta col tramonto, carissimo @Vale.
          Mentre tutte le altre 99 donne qui dentro di me – con l’appisolarsi del sole a corolla si destano – una dentro l’altra si piegherebbero a velo, stringendosi per farti posto, che tu sia comodo comodo, nasino all’insù, a rimirarci il cielo, kilometri e kilometri di Cielo da una barchetta sull’oceano.

          ( – Si, @ Luigi, siamo soli di qua dal cielo, e sovente così tristi, ma che Iddio buono ci conceda questa tristezza da offrirgli, sicuri come neonati al seno di Dio Madre; da offrirgliela noi, sovente stanchi ma sempre ardenti della certezza del Cielo, ecco, che Iddio la lasci provare anche a chi è persuaso del Dio con noi, questo è privilegio per pochi: questo buio di Getsemani, questo atroce (sop)portare anche il peso di una aridità che ci leviga come il mare la conciglia piccina; oh ma tu lo sai, Luigi carissimo, che anche questo è dono d’oro dal Padre. Impacchettato con carta igienica, ai nostri occhi terreni, ma dono d’oro rimane, dentro. Domani tutto capiremo, di tutto quanto Egli in Lui ha ricapitolato. Ti voglio bene Luigi, tutto passa, lo sai, fratello mio, e quella Gloria, Lei, unica resta.)

          Campanellino, si… Vale…che dolce tu mi chiami così…
          Ma sono anche Candy, monellissima 🙂 …
          e soprattutto, soprattutto… Sarah…( sola, Sarah; principessa, Sarah; figlia di Re, Sarah…)

      1. grazie per la lettura teologicamente attenta del mio post. tralascio magari il post di Costanza che cita miti degli anni 80 assolutamente parziali (c’erano anche questi:film Pretty Woman….evento del decennio il matrimonio di Diana e la sua storia col Principe di inghilteraa,musica…Sade lavoro…le modelle tipo Elle Mc Person,Linda Evangelista…cioè confetti ed edonismo,ma tanto qui ognuno potrebbe citate i miti che gli “fanno gioco”) e da questi pare trarre la ragione della lettera che invece fu, per unanime interpretazione degli storici, molto premuta dall’esterno e dall’internod el mondo cattolico proprio per non lasciare la scena al femminismo “d’attacco”.
        Anche quello che si può trarre dalla lettera papale può portare a conclusioni distantissime tra loro (infatti la giacchetta viene tirata un po’ troppo anche dalla Sig,ra Costanza…ma veniamo allo specifico:
        la Madonna è la figura simbolo dell’umanità che incontra Dio. La donna partorisce non i figli dell’uomo ma i figli di Dio. Giovanni Paolo I disse addirittura che dio è MADRE, ma morì prima di poter chiarire l’arcano.
        Io ho la mia idea, ma qui non la scrivo perchè altrimenti diventerebbe la “provocazione volontaria di chi interviene per offendere la verità degli altri…”(citazione forse non letterale)
        Ho studi giuridici (quindi filosofia poca e teologia ancor meno…) ma nella mia famiglia sono nati tre figli (due biologici e una adottiva per scelta…perchè il controllo delle nascite con la prevenzione non è per me un allontanarsi da Dio infatti al momento che si sente la chiamata, l’amore si manifesta magari come accoglienza “eterofila”ancora più voluta-lottata di un figlio generato…). Ho convissuto oltre un anno (prima del matrimonio in chiesa) e anche questo non mi pare un allontanarsi da Dio se serve perchè il SI sia poi consapevole e definitivo…e poi tante altre cose che non è tempo e luogo di raccontare.
        Insomma Cyrano: ci sono varie questioni aperte e che non si risolvono con quella mezza frase che hai colto per la risposta a tutte le domande.
        Magari mi dici cosa ne pensi…grazie

        1. Volentieri, Brandy, ma non prima di domani, ché ora sto facendo un’altra cosa. Solo che forse non ho capito il limite della domanda: a quale “questione aperta” vuoi che mi riferisca, nello specifico? Ripercorro queste che hai scritto adesso oppure non sono stato chiaro sulla questione precedente? Tanto per essere chiari: non mi pare che quelle che hai scritto adesso si riferiscano direttamente a quella di cui parlavamo, e se da un lato ne sono contento (Costanza non mi ha veramente assoldato come apologeta delle sue pagine, ché non ne ha bisogno, né io m’interesso di apologetica in senso stretto) dall’altro vorrei perlomeno capire meglio cosa intendi. Le conclusioni distantissime tra loro m’interessano: se scendi più nel dettaglio, però, è meglio. Ti pregherei anche di citare con più rigore, altrimenti ci si può confondere, o comunque ci si affatica. Di Dio-madre ti scriverò qualcosa domani, ma se vuoi anticipare cosa pensi fa’ pure: non ti nasconderò quello che penso io :-). Poi le cose della tua famiglia… vuoi parlare anche di quelle? E perché mai dovrei mettermi a sindacare sulla vita di persone che non conosco? 🙂

          1. no…no…grazie…lasciamo fuori la famiglia…era per dire che non sono allineata ad alcune VERITA’.
            Le questioni aperte erano nella prima parte del post (e della famosa lettera riassunta) mentre le citazioni non ti riguardano personalmente,ma comunque alvise lo scrive di continuo…non vorrei tediare.
            E’ la questione della identità,la questione del corpo-immagine della donna e il ruolo (non ruolo) nella comunità…insomma…mi sa che lo scrivo di là e basta.
            grazie lo stesso.ciao

            1. Dunque, l’unica cosa che aggiungerei, rispetto a ieri sera, è una nota su “Dio-madre”, e lo devo fare perché quello di Giovanni Paolo I è un grosso equivoco. Papa Luciani non fu il coniatore dell’espressione “Dio è madre”, anche se gli ignorantissimi giornalisti di tutto il mondo l’hanno fatto passare per tale; né tantomeno morì in una qualche connessione a tanto scandalosa (?) innovazione teologica. Sul sospetto di omicidio per quanto riguarda la morte di papa Luciani ripeto solo quanto ebbi a sentire da Cardia in risposta a degli studenti che ponevano questa domanda: «Papa Luciani non fu assassinato, semplicemente per il fatto che i cardinali oggi non sanno più uccidere un papa, come invece avrebbero fatto senza problemi secoli addietro». Provocatoria, ma a ragione.
              Quanto a “Dio-madre”, l’espressione è profondamente biblica: in particolare in Isaia ricorre letteralmente, ma buona parte delle espressioni della misericordia divina è legata a un ambito semantico riconoscibile come quello della maternità (anche solo l’espressione “viscere” in ebraico è chiaramente riferita alla cavità uterina). Lo stesso semantema si usa nel greco del nuovo testamento perfino per Gesù, e Giovanni non teme di usare per Gesù proprio il termine medico “kòlpos” (=utero). La storia non finisce alla Scrittura, perché la gnosi valentiniana ha dato facilmente alla persona dello Spirito consistenza femminile (e tracce di questo, a saperle leggere, stanno pure in Ap 12), e si tratta della prima speculazione trinitaria…
              Il monarchianismo trinitario ha poi inequivocabilmente portato verso una tinta patriarcale, e visto che il Padre è invariabilmente nominato al maschile e che il Figlio è letteralmente maschio lo spazio del femminile in Dio s’è un tantino assottigliato, nei secoli. Mai è scomparso, specialmente dai testi mistici. Femministe come Luisa Muraro hanno pazientemente indagato e raccolto questa documentazione. La stessa cui anche Luciani si rifece. Senza scandalo di nessuno, salvo (non mi stanco di ripeterlo) di ignorantissimi giornalisti.

          2. Alessandro

            sulla base di quello che dice Cyrano, non può dunque meravigliare nessuno (se non i più sprovveduti) che il n. 239 del Catechismo reciti:

            “Chiamando Dio con il nome di «Padre», il linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo stesso, è bontà e sollecitudine d’amore per tutti i suoi figli. Questa tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l’immagine della maternità [Cf Is 66,13; Sal 131,2], che indica ancor meglio l’immanenza di Dio, l’intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà così all’esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono per l’uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità umane [Cf Sal 27,10], pur essendone l’origine e il modello [Cf Ef 3,14-15; Is 49,15]: nessuno è padre quanto Dio”

            Il testo di Is 66, 12-13:

            “Poiché così dice il Signore:
            “Ecco io farò scorrere verso di essa,
            come un fiume, la prosperità;
            come un torrente in piena
            la ricchezza dei popoli;
            i suoi bimbi saranno portati in braccio,
            sulle ginocchia saranno accarezzati.

            Come una madre consola un figlio
            così io vi consolerò;
            in Gerusalemme sarete consolati.”

            Quando nell’AT leggiamo che Dio è “misericordioso”, dobbiamo pensare (come segnala Cyrano) che l’ebraico usa “rachum”, che rinvia a “rechem” (utero).

            Questo Dio “misericordioso-come-una-madre” è al centro di uno dei passaggi-chiave dell’AT, la proclamazione del nome del Signore a Mosè sul Sinai:
            “Allora il Signore scese nella nube, si fermò là presso di lui e proclamò il nome del Signore. Il Signore passò davanti a lui proclamando: “Il Signore, il Signore, Dio misericordioso [“che ama e nutre il figlio come una madre gestante”, potremmo quindi rendere questo “misericordioso”] e pietoso, lento all’ira e ricco di grazia e di fedeltà, che conserva il suo favore per mille generazioni, che perdona la colpa, la trasgressione e il peccato, ma non lascia senza punizione, che castiga la colpa dei padri nei figli e nei figli dei figli fino alla terza e alla quarta generazione”. (Es 34, 5-7)

          3. matrigna di cenerentola

            quell’intervento di Giovanni Paolo I in cui parlava di Dio come di una madre, io l’ho ascoltato alla radio in diretta e me lo ricordo cosi’ bene, ancora con tanta emozione. I commenti successivi dei giornali, centrati sulla “novita’” dell’attribuzione di caratteri femminili al Padreterno, me li ricordo invece con un bel po’ di fastidio, proprio perche’, come dicono Cyrano e Alessandro, era cosi’ ovvio che non c’era nessuna novita’ teologica. La vera novita’ in quel discorso era invece la passione e la commozione con la quale quel papa era stato capace di trasmettere con immediatezza l’idea di quanto intenso fosse quell’amore tenerissimo e per questo materno. Anche perche’ questo avveniva dopo decenni di pontificato di un grande papa, Paolo VI, col quale era cosi’ difficile da mettersi in sintonia che i piu’ (me compresa) ci riuscirono solo al tempo del sequestro Moro.

        2. admin

          @brandyulrica
          Sei pregata di usare un tono meno sarcastico e canzonatorio nei confronti di Costanza Miriano che, ti ricordo, è la padrona di casa qui. Non si entra a casa d’altri per poi sputare per terra. Il tuo astio nei confronti di Costanza è incomprensibile e molto maleducato.

          1. brandyulrica

            Eccola! Ammonizione con motivazione: sarcasmo gratuito nei confronti della padrona di casa. Dove sta il sarcasmo? Ho una controtesi da esporre dialetticamente e comunque QUI io non ho scritto neanche quella per intero proprio per evitare ciò che l’administrator ora rampogna.
            Comunque ed in conclusione, grazie per la (ex?)disponibilità manifestata dialogo.
            Ora vado ( chiedo il cambio in panchina…magari c’è una donna che può meglio argomentare questioni secondarie come,appunto la IDENTITA’ LA QUESTIONE DEL CORPO,LA POSIZIONE NELLA COMUNITA’ della donna)
            Un saluto

          2. admin

            “tralascio magari il post di Costanza che cita miti degli anni 80” cioè traduco.
            “lasciamo perdere quello che scrive quell’idiota che parla solo di anni ’80 e anche male…”
            è come se io ribattessi alla tua “controtesi” considerando solo quello che hai scritto su Pretty Woman e il principe di Galles, fastidioso no? ma forse è proprio quello il tuo obiettivo. D’altro canto non mi aspetto niente di diverso da chi stronca un libro senza averlo letto.
            un saluto anche a lei “Signora” Brandyulrica

          3. dai Hal…. non puoi mettere in bocca a brandy parole che non ha detto (scritto).
            Non ha mai definito “idiota” Costanza!
            Puoi dire che i toni ti hanno irritato, ma una traduzione come la tua sarebbe stata un errore blu al liceo

          4. admin

            dire “tralascio magari il post di Costanza che cita miti degli anni 80” secondo la MIA lettura equivale a darle dell’idiota, equivale a dirle “io le cose che scrivi manco le prendo in considerazione” e secondo il MIO giudizio non è accettabile questo attegiamento verso la padrona di casa (se è così insignificante che commenta a fare in casa sua? forse per la platea?)

            In ogni caso, detto questo, non è stata istituita nessuna commissione di controllo sull’operato dell’admin (o meglio la commissione ci può anche essere, ma sarebbe costituita da Costanza e dagli autori del blog)

          5. e chi ti vuole controllare, Hal? Tu sei l’unico che hai il potere di cancellarmi dalla faccia del blog (altro che propositi non mantenuti di eclissi totali). L’unico che puoi far diventare le mie cazzate delle ca…te! Noi non possiamo neppure correggere gli errori di ortografia che ci sfuggono nei commenti, solo tu puoi farlo! Figurati se mi illudo di controllare l’operato dell’admin, io povera piccola acida frustrata fefral 😦
            Però dai… una piccola piccolissima discreta delicata correzioncina fraterna secondo il precetto evangelico (pur saltando le fasi “tra te e lui solo” e “due tre persone”) ci stava tutta, no?
            No? Vabbè, no!
            p.s. mi sa che Alvise stavolta è andato via sul serio 😦

            1. no, non è andato via, “povera piccola acida frustrata fefral”: cerca di mimetizzarsi tra gli sguardi silenziosi, più per provare come si sta in quella veste che per vedere come ce la caviamo noi senza di lui (non meglio di prima, ma quando tornerà non sarà per questo). 😉

          6. no, fk, non l’ho dimenticato. Ma non mi sembrava carino aggiungere “simpatica, affascinante, meravigliosa fefral” 🙂 Un po’ di umiltà è figa 🙂

        3. alberto

          complimenti per l’onestà intellettuale, in un articolo di 1049 parole tu sei riuscita a considerare 75 parole dove si parla di Madonna (la cantante) e David Bowie. O il resto non l’hai capito?

    1. Alessandro

      sinceramente: resta, ma se vuoi un consiglio non perdere le staffe a ogni stormir di fronda, addolcisciti un minimo…

      Come si può scrivere una roba del genere:
      “cosa cazzo vuole significare come “libro” sposati e sii sottomessa, è un libro da banco”?

      In questi ultimi giorni sei scorbutico all’inverosimile e, a mio avviso, quando fai così dai il peggio di te e non dai contributi significativi.

      “Io per VOI sono come un refolo d’aria fresca da respirare (metabolizzare) (o non respirate, voi?) l’unico refolo, credo, mi sembra, rimasto, eliminate anche me e resterete soffocati da voi medesimi!!!”: ecco, se scrivi con questo stato d’animo non dai nulla di significativo, a mio avviso.

    2. vale

      ma va là! un bombarolo ci vuole-quasi- sempre. è che ogni tanto gli scoppi producono effetti collaterali non previsti. ma sta nel gioco,se si vuole partecipare.
      e poi non è bello vincere facile…
      vale

  26. Non so se sono mai cambiato veramente o se la vita mi cambia continuamente. Non so come sono agli occhi degli altri e non so se gli altri hanno cambiato me. Io mi sono sempre sentito solo, con Dio lassù che mi assiste. Io sento la sua presenza, il suo amore, a volte mi basta e avanza, altre volte non ci penso ma so che c’è. Solo seppur circondato da persone che mi dimostrano affetto, ma forse siamo tutti soli e tutti bisognosi degli altri. Marito e moglie sarete un corpo e un’anima sola, ci credo e forse lo siamo diventati senza accorgesene. Tante persone sembrano palline del flipper, lanciate verso non si sa che cosa, sbattono di qua e di la per accontentar qualcuno nel frastuono generale, poi inevitabilmente cadono e ripartono finché non finisce la partita.

      1. nonpuoiessereserio

        Già, mi rendo conto leggendo quello che ho scritto che questa tristezza non mi abbandona ultimamente, è un vestito a volte pesante a volte leggero che non riesco a levarmi, ma stai tranquilla, è solo una fase, bisogna accettare anche questo, avrei anche tanti motivi per essere felice. Grazie Laura.

  27. DaniCor

    Informazione di servizio per Danielinha da Torre:

    In Brasile Santo Antonio da Padova è conosciuto come santo “casamenteiro”, cioè, ti trova marito.
    Io un marito cattolico lo avevo chiesto a lui…

    1. nonpuoiessereserio

      Sono stato una volta ad Amarante in Portogallo dove si venera Sao Goncalo (in realtà solo beato) che è protettore dei matrimoni.

    2. giuliana z.

      per chi desidera sinceramente sposarsi c’è sempre la campana del santuario di Czestochowa, in Polonia. Chi riesce a toccare la campana prima o poi si sposa!

    3. Daniela Yeshua

      Che spettacolo, Daniela mia, che spettacolo….mica lo sapevo!
      E più audace spettacolo ancora è che TU non potevi sapere che tutta la mia conversione ebbe inizio precisamente dalla lettura di un antichissimo libro del mio Antonio (non) di Padova.

      Oh, Daniela…grazie
      (ma secondo te l’umilissimo frate Antonio avrà abbastanza fantasia per trovarmelo
      1. svenevolissimevolmente romantico
      (e parimenti)
      2. squinternato
      (almeno la metà di me) ?

      Tipo…tipo uno così…

      ma anche….anche…un tipo così …. 😀

        1. Daniela Yeshua

          Ahhha! Benone, cuore mio fefralloso, benone.
          Disperatissima, io, come no, da paura: indecisa al solito se gettare dalla torre me o quel colonnello di mia madre che a momenti mi combina lei gli appuntamenti.
          Quella santa donna non si fa capace che la mia pretenziosità in fatto di uomini è una colonna d’alabastro poggiata sulla altrettanto granitica certezza che l’uomo che attendo o non esiste o non è ancora nato.
          E io ho promesso – dopo l’ultima quinquennale relazione – che questa volta l’uomo che mi respirerà sulla guancia non avrà 10 anni meno di me.
          E cmq lo sai: la prima cosa che gli chiederò, stavolta, è se mi farà battezzare la (eventuale) prole (certissimamente numerossima: quintali di miele a casa mia, e mica per dolcezza).

      1. DaniCor

        Dani!!!!

        Aragorn!!!! Chiamalo poco!
        Chiedilo, ma alla fine ricordati: che sia fatta la Sua volontà, e non la tua…
        Comunque il mio amatissimo Santo Antonio da Padova è anche il Santo dei miracoli impossibili.
        Fidati!!!

        1. Daniela Yeshua

          Danieladellatorre si innamora/ S.Antonio ottiene miracoli impossibili

          Un principe azzurro alla Aragon/ Ma piantato nelle radici della quotidiana croce da sbrilluccicarci gloriosa sposi insieme

          …….

          Dani dani Daaaani….circa il mio futuro straeventualissimo sposo:
          io credo, credo, credo, e
          spero e spero e spero

          – ma intanto a me basta che Cristo io amo, amo, amo

          😀

  28. FRATE LEONE

    All’inizio dell’essere cristiano non c’è una decisione etica o una grande idea, bensì l’incontro con un avvenimento, con una Persona, che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva.
    (tratto da DEUS CARITAS EST )

  29. Per S.E. l’Admin:
    “Perché la Roma è molto meglio del Barcellona” (Foglio odierno, pag. 2)
    La Roma non c’è. E’ il leit motiv dei giornali italiani. I cui cronisti sportivi forse l’altro ieri all’Olimpico si sono accomodati sulla tribuna Tevere e a causa del sole in faccia non hanno visto bene. Io, che ero in tribuna Monte Mario, ho visto una grande squadra all’olandese (altro che Barcellona), che non si vedeva così dai tempi di Liedholm. Gli undici compressi in 30-40 metri, De Rossi che, in linea coi difensori, sembrava Pirlo e Pjanic che se va avanti così Pirlo lo diventa presto. Totti ovunque come se avesse dieci anni di meno. José Angel che, a parte il fallo che non meritava il rosso, sembrava Candela quando aveva il codino. E’ vero, un problema c’è. La Roma nasconde la palla a centrocampo, si spinge con uno, due tocchi per giocatore sulla linea d’area avversaria senza però mai, quasi mai, tirare in porta. Ma chissenefrega dei tiri in porta.

    Rio Paladoro

      1. guido

        Grazie Scriteriato ma non ho capito se Rio Paladoro ce sta a pjà pe…. oppure è lo pseudonimo della mamma di Luis Enrique

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