Sono in diverse chat e gruppi su whatsapp e, a parte il tunnel di quelle scolastiche, dal quale se tutto va bene dovrei uscire fra qualche mese, e quello del condominio, fine pena mai, quelle che si basano su una comunione di fede sono spesso ricche di spunti, notizie interessanti, promemoria di ricorrenze e devozioni. Tutto bello. Però io con quelle ho anche un problema. Le richieste di preghiere. Innanzitutto è difficile ricordarsi di tutti, però è anche brutto, orrendo direi, dire “prego per te” e poi non farlo. Bisogna stare attenti, non dire balle a Dio, e non nominarlo invano. Quindi quando si promettono preghiere poi bisogna mantenere. Ma soprattutto c’è un problema ancora più sostanziale, che trascende l’ambito delle chat, e rivela un problema serio per noi credenti.
È un continuo chiedere preghiere per la nonna malata, l’amico in fin di vita, o magari per sé stessi, per l’esito della tac o la recidiva di un tumore. È chiaro ed è inevitabile che quando ci si trova di fronte a un serio pericolo di vita cambiare assetto possa richiedere qualche momento di assestamento. Magari uno è tutto concentrato su una scadenza, su un problema di un figlio, e si trova chiamato a portare lo sguardo sull’eternità, e la cosa penso non avvenga immediatamente. Però se viviamo come diciamo, o come speriamo, nell’attesa di incontrare Dio, non dovremmo quasi anelare quel momento? Che significato ha pregare più e più volte al giorno ”venga il tuo regno”?
Come diceva san Cipriano nell’ufficio delle letture di qualche giorno fa:
Ma è una contraddizione pregare che si faccia la volontà di Dio, e poi, quando egli ci chiama e ci invita ad uscire da questo mondo, mostrarsi riluttanti ad obbedire al comando della sua volontà! Ci impuntiamo e ci tiriamo indietro come servitori caparbi. Siamo presi da paura e dolore al pensiero di dover comparire davanti al volto di Dio. E alla fine usciamo da questa vita non di buon grado, ma perché costretti e a forza. Pretendiamo più onori e premi da Dio dopo che lo incontriamo tanto di malavoglia! Ma allora, domando io, perché preghiamo e chiediamo che venga il regno dei cieli, se continua a piacerci la prigionia della terra?” … “Piuttosto, fratelli carissimi, con mente serena, fede incrollabile e animo grande, siamo pronti a fare la volontà di Dio. Cacciamo la paura della morte, pensiamo all’immortalità che essa inaugura. Mostriamo con i fatti ciò che crediamo di essere”. … “La nostra patria non è che il paradiso. Là ci attende un gran numero di nostri cari, ci desiderano i nostri genitori, i fratelli, i figli in festosa e gioconda compagnia, sicuri ormai della propria felicità, ma ancora trepidanti per la nostra salvezza. Vederli, abbracciarli tutti: che gioia comune per loro e per noi! Che delizia in quel regno celeste non temere mai più la morte; e che felicità vivere in eterno!”
San Filippo non vedeva l’ora di fare l’incontro decisivo, santa Teresa d’Avila salutava ogni rintocco di ora come un’ora in meno che la separava dal vedere Dio. Ora, io capisco che non tutti siamo sempre in quella disposizione di animo, in quello stato di grazia. Capisco che dobbiamo chiederlo, che non è scontato, però non possiamo neanche dimenticare che quella dovrebbe essere la postura di un cristiano davanti alla vita.
Che le chat si trasformino in una sorta di elenco di sfighe e relative preghiere (non è che lo pensi io, eh, è che per chi pensa che la morte sia la fine di tutto la malattia è una sfiga) è una cosa che ha sì a che fare con la fede, perché anche Gesù guariva le malattie, ma non è la cosa più importante. Era una specie di effetto collaterale della sua presenza, non il cuore.

Si, la preghiera più grande è proprio quella di poter desiderare innanzitutto di incontrare il Signore in qualunque momento della nostra vita.
Ma forse la richiesta di preghiere quando si è malati e anche prossimi a partire è per avere la forza di affrontare tutto quello che ci aspetta. Il combattimento finale, l’ agonia. Mia madre me lo chiese per questo, soprattutto, presentiva questo passaggio e chiedeva aiuto per averne le forze. Poi magari anche Dio ci rimarrebbe male se non vedessimo l’ora di restituire il dono della vita.
La verità è che i Cristiani hanno una paura enorme della morte e un attaccamento alla vita a volte morboso e in contrapposizione alla fede. Spiace ma è facilmente constatabile.
ma una malattia o una prova etc. e le relative richieste di preghiere non significa semplicemente: “pregate per me, per questa situazione, perché la viva con fede e speranza, appunto come un avvicinarmi a Dio”? perché temo di cadere nella tentazione di vedere e vivere la croce come una dis-grazia? Ecco, se c’è qualche richiesta di preghiera che sa più di magia bianca, tipo togliere il malocchio, allora incoraggiamo incoraggiamo i fratelli a prendere la propia croce per seguire il Maestro
La Sua Volontà è cmq volontà di bene. Questa 4 la fiducia che mi ha sorretto durante la chemio e radio terapie che ho subito per un tumore al seno. Lì ho misurato la consistenza della mia fede, dicendomi che se l”esito di quella malattia fosse stato la morte, Lui sicuramente l’avrebbe voluto per il mio migliore bene. Lo ringrazio di avermi sostenuto così ed avermi dato da vivere ancora, ispirandomi a vegliare sempre piú nella preghiera.
E’ vero che il nostro cuore deve essere proteso all’eterno, la richiesta stile jukebox che dà fastidio, comprende tanti sentimenti, non credo sia solo una richiesta di non morte. C’ e’ apprensione , paura , condivisione, desiderio di non sentirsi soli in questa prova, essere pronti ad accettare la sua volontà, consolare i familiari, accompagnare nella sofferenza. Siamo noi che quando preghiamo per chi lo chiede dobbiamo metterci dentro tutto. Il Signore ascolta.
Domani compirò 82 anni e tutti i giorni chiedo a Dio di farmi trovare “pronta” quando Lui deciderà che sarà arrivata l’ora. Perché ogni momento mi rendo conto che non lo sono veramente, se confido solo sulle mie forze. Sono una gran fifona e, più che della morte in sé, sono terrorizzata dalla malattia, dal dolore e dalla sofferenza. Allora penso alla sofferenza di Gesù in croce e mi sento una vigliacca indegna della Grazia e mi abbarbico alla Madonna, perché se non ci pensa Lei a sostenermi quando sarà ora, chi potrà farlo?
Grazie Costanza per i tuoi spunti di riflessione sempre stimolanti e profondi sul nostro essere cristiani seri e non annacquati…approfitto per anticipare tanti auguri per queste Sante Feste a te,famiglia,staff del Monastero e lettori…forse con un po’ di morigeratezza per cercare di fare più spazio nel nostro cuore a questo Dio che si fa bambino
Credo che chiunque avesse un figlio/a, marito o moglie, non dico in una malattia terminale, ma anche solo in previsione un complicato intervento chirurgico, pregherebbe Dio, Maria Nostra Madre e anche qualche Santo intercessore.
Non è solo questione di “paura della morte” o del dolore – che è buono che noi le si abbia proprio perché ci mettono nel combattimento e ci chiamano a conversione – in ballo ci sono anche i nostri affetti e il nostro sano attaccamento a questi. Diversamente per assurdo, perché non pregare Dio che c’è li tolga e li chiami a Sé il prima possibile? Perché preoccuparci che i nostri figli non si facciano del male fisico e spirituale?
Oltre alla necessità dei “segni”, perché Cristo, come hai ricordato, e altri dopo di Lui per grazia di Dio, avrebbero operato miracoli (addirittura di resurrezioni) e guarigioni? Perché Cristo nell’Orto degli Ulivi avrebbe chiesto al Padre «…se possibile passi da me questo calice!»?
La discriminante in realtà è tutta in quella angosciata supplica e nella sua conclusione: «Però non come voglio io, ma come vuoi tu!». (Mat 26,39)
Ecco il vero “cambio di passo” del cristiano: rimettersi alla volontà del Padre sapendo anche che la morte e la sofferenza non sono l’ultima parola, sono state vinte e a Dio piacendo ci attende la Vita Eterna.
Ma non per questo è errato o non cristiano il pregare per la salute e che ci sia concesso godere del bene dei nostri cari, del vedere il crescere dei nostri figli, considerando anche le tante opere buone che Dio a preparato perché noi le compissimo proprio perché venga al più presto il Regno dei Cieli e la morte non ci colga impreparati, ma ci sia piuttosto concessa una morte santa.
Abusando della altrui pazienza do la mia esperienza personale che non è pro domo mia, ma per dare gloria a Dio.
Quando i medici mi dissero che ormai non c’erano più cure per Colei che fu mia Sposa (aveva solo 40 anni e tre figli), intensificai le mie preghiere e i digiuni per “strappare” a Dio la grazia, ma vivevo in un perenne e angosciante inquietudine che minava ogni mio rapporto e la mia salute spirituale.
Dopo tre notti di preghiera prostrato a Dio, un voce si fece largo nel mio animo ripetendo: «Sia fatta la Tua volontà…» e sinceramente la scacciavo perché la mia testa diceva “morirà”. Ma alla fine lo Spirito Santo l’ebbe vinta e la mia preghiera divenne «Signore ti chiedo la guarigione o una morte santa e che possiamo essere tutti (i figli ed io) al suo capezzale, ma sia fatta non la mia ma la Tua volontà».
Da quella notte e per i giorni a seguire, non molti in verità prima della sua nascita al Cielo, ogni angoscia mi abbandonò. Non la guarigione ma il sopraggiungere della sua Ora seguirono e sulle altre due richieste Dio fu fedele oltre a “sollevarmi su ali d’aquila” con uno spirito che sarebbe difficile descrivere.
La preghiera è un gran dono, un’arma potente e un combattimento, ma dobbiamo prendere la giusta mira.
Ciò che fa la differenza, tra un Cristiano ed un pagano, non è il fatto che il Cristiano non soffra, non si preoccupi, non preghi perché la prova, la croce, si allontani da lui (se possibile), ma il suo sguardo ultimo, soprattutto la non-mormorazione, il nemmeno nominare la parola “sfiga” (che non esiste), io dico neppure usare il termine disgrazia – se tutto è grazia l’unica dis-grazia vera è perdere la Fede – ma tutto questo è frutto di un serio cammino di conversione e ripeto, di un duro combattimento, perché sotto la croce, anche se il nostro cuore sa la Verità, la nostra mente e persino il nostro corpo si ribella.
Vero che tanti Santi hanno desiderato venisse presto per loro la dipartita da questa terra, ma anche San Paolo ebbe a dire: «Sono messo alle strette infatti tra queste due cose: da una parte il desiderio di essere sciolto dal corpo per essere con Cristo, il che sarebbe assai meglio; d’altra parte, è più necessario per voi che io rimanga nella carne. Per conto mio, sono convinto che resterò e continuerò a essere d’aiuto a voi tutti, per il progresso e la gioia della vostra fede…» (Filippesi 1, 23-25)
Bellissima e toccante testimonianza Bariom, profondamente vera. Quando il dolore bussa alla tua porta, per me quest’anno è stata la perdita della mia amatissima mamma e di un carissimo cugino, l’unica cosa da fare (almeno per me, nella mia infinita debolezza, è stato questo) è affidarsi ogni ora al Signore e chiedere insistentemente ed incessantemente di avere la forza di sostenere la Croce, unitamente alla richiesta di guarigione se è la volontà del Signore, o di una morte Santa se è giunto il momento, per chi ci è caro, di lasciare questa mondo.
Grazie Lucia, forse a suo tempo avevi letto: https://costanzamiriano.com/2016/10/30/domenica-30-ottobre/
Ma grazie Mario per avermi segnalato questo tuo articolo bellissimo del 2016, che non avevo letto. Per Grazia infinita di Dio, mi sono ravvicinata alla Fede nel 2019 e da lì ho cominciato a “seguire” Costanza, i suoi articoli e ora la meravigliosa esperienza del Monastero Wifi. Attraverso le tue parole ho rivissuto il dolore provato accanto a mamma ormai terminale: sicuramente un affetto diverso da quello di un padre con figli piccoli per la sua sposa, ma ugualmente intenso. Ed anche io ho potuto sperimentare il miracolo(non riesco a definirlo diversamente, conoscendo la mia debolezza e quanto temessi il distacco da un genitore) di tutto il coraggio, la forza, la pace e la serenità che mi sono arrivati dal Cielo, pur nella sofferenza. Anche per me il funerale è stato molto diverso da come me lo immaginavo: asciugata ogni lacrima, sentivo già mamma(donna di fede profondissima e solida che ha offerto tutte le sofferenze che le sarebbero arrivate nella vita per la nostra salvezza) nella Luce di Dio, a sostenerci ed aiutarci per il resto dei nostri giorni. Se siamo Suoi, Dio davvero non ci abbandona! Non lo pensavo possibile, ed invece posso dire con immensa gioia che è proprio così. La Fede ci dà speranza e certezza che un giorno ci rivedremo, nella pienezza dell’Amore. Ciò che pesa è lo strappo e l’assenza, ma il Signore riempie il vuoto, se ci si affida a Lui fiduciosi, nella preghiera, nella Sua Parola di Vita, nell’Eucaristia!
grazie per questa bella testimonianza, cercherò di ricordarmene al momento buono
Trovo assurdo non chiamare le cose come sono: disgrazie. Una mamma che muore a 40 anni è una disgrazia, non una “grazia diversa” come va tanto di moda dire oggi. Se il cristianesimo perde la sua tragicità diventa inutile.
Infatti @nike, TRAGEDIA o “croce, o “prova”, potrebbero essere i termini più corretti rispetto “disgrazia”, ma la dis-grazia è una tragedia dove non esiste grazia, mentre in Dio c’è sempre una grazia, soprattutto nella croce.
È il senso profondo della morte (in croce) e della resurrezione di Nostro Signore.
Ma visto che il termine compare per 20 volte nella Scrittura (anche se diverse volte con il senso di “perdere la grazia di Dio”, il suo favore, non ne faccio certo un guerra di vocaboli.
Poi io ho anche udito cristiani/e ringraziare Dio per la “disgrazia” di avere un tumore e non usarono quel termine proprio perché scoprirono la grazia nascosta in quella croce.
Si può pensare si trattasse di “esaltati”, ma visto che qui si parlava di chi arriva a desiderare la morte (santa), forse tutto torna.
E in ogni caso visto che la mamma che muore a 40 era anche mia Sposa ed è la storia che Dio ha fatto con noi, credo di poter avere il diritto di definire questo avvenimento come meglio credo.
Pregare per gli altri non può essere una questione di conteggio ragionieristico, ma diventa comunione in una vita di preghiera.
Non vedo dove starebbe il “conteggio ragionieristico”… lo Spirito ci dona un discernimento. Sul resto della tua affermazione sono totalmente d’accordo con te.
Grazie
Augurissimi Paoa Francesco!!!!
Credendo al valore immenso della preghiera, è bello e indispensabile impegnarsi a ritagliare ogni giorno un tempo per stare alla presenza di Dio con autenticità.
Più ci si abitua a farlo e più il tempo si prolunga, stare con Gesù diventa familiare e allora viene proprio spontaneo chiedergli di tutto: a me capita però di accorgermi spesso di dover “correggere il tiro”, accorgermi che più che chiedere è necessario che sia io a cambiare lo sguardo e il cuore.
Grazie Costanza che ci ricordi che oltre la soglia della nostra vita terrena c’è Dio, c’è Colui che preghiamo, c’è l’incontro con il Suo Amore, il Suo Giudizio e la Sua Misericordia.
Certo poi che pregare per gli altri (specie se “poco simpatici”) e aiutarli fattivamente a sostenere il carico della loro fatica, è un impegno che fa gustare un’anticipazione di Paradiso.
Certo che chiedere di pregare per chi è nel bisogno è ugualmente cosa buona perché la preghiera di intercessione sia più corale.
Il problema delle chat è spesso l’ “effetto filotto” : se leggo tre/quattro nuove richieste di preghiera, una dopo l’altra, è sicuro che al momento della preghiera confonderò nomi e situazioni, o peggio mi scorderò di qualcuno per cui ho promesso di pregare.
Se poi si accumulano con quelle dei giorni precedenti… aiuto!
Questo poi mi dispiace sempre enormemente e cerco allora di riparare la mancanza con nuove sessioni…
La preghiera è un impegno Grande!
Sono un po’ dell’idea di Bariom: se desiderare la morte fosse cosa buona e giusta, Gesù Cristo non avrebbe sofferto nell’Orto degli Ulivi. E, quando penso alla sua paura, mi sento meglio, pensando che la mia non sia di per sé un male.
Poi, è bello pensare che la morte ci porti presso il Creatore. Penso a quando i miei si ammalarono e morirono, 20 anni fa, a sei mesi di distanza l’uno dall’altra. Avevano compreso come sarebbe andata e, pur dandosi da fare per curarsi e cercare di guarire, erano chiaramente in attesa di un abbraccio. E’ stata una delle cose più importanti della mia vita. E quando mi resi conto che mia madre aveva accettato l’imminente morte ed era pronta, mi dissi che, come figlio cristiano, non potevo desiderare di meglio per lei. Ma, a costo di parere presuntuoso, non credo che sia stato sbagliato aver pregato per le loro guarigioni….
Oggi che mia madre da 5 anni è totalmente inferma in un letto e ha bisogno di tutto, chiedo insistentemente al Signore che passi a visitarla e la prenda con sé, a costo di scandalizzare qualcuno.
Certo avessi un fede di quelle che spostano le montagne potrei dirle “alzati e cammina”, ma sinceramente a che pro?
Ha passato i 90 anni, rimasta vedova quando mio padre aveva solo 51 anni e io il più grande di sei figli 19.
Si è spesa per i suoi figli, ha incontrato Cristo in età adulta, un anno dopo la mia conversione, sinché riusciva a parlare recitava le sue Lodi… Cosa potrei chiedere di meglio per lei se non il ritorno alla Casa del Padre?
Così come sempre, vita e morte terrene, preghiere per l’una o per l’altra, si intrecciano con la visione, il senso e la fede di ciò che ci aspetta.
Anche io ho pregato la Madonna, a dire il vero, che pregasse Gesu’ di prendere mia mamma che dopo 45 anni di sclerosi multipla e un cancro al seno avrebbe dovuto subire l’ennesima tortura e credo sia una grazia concessa che sia tornata al Padre il giorno prima di entrare all’ospedale.
La mia situazione è stata diversa: fino al giorno in cui poi morì, mia madre parlava e ragionava, anche se era troppo debole per riuscire a camminare… Credo sia diverso vedere la propria madre non capire più e non potere fare più nulla… Non so se sarei riuscito a pregare perché Dio se la prendesse, ma, devo dire, quando morì aveva 62 anni e fino a pochi mesi prima perfettamente in efficienza…
La madre del poeta Giacomo Leopardi ,donna molto devota, quando moriva qualche bambino non capiva perche’ i genitori si disperassero tanto visto che era andato in cielo ,anzi secondo lei dovevano essere contenti.
Leopardi cita questo come esempio di quanto certa devozione possa essere disumana .
Io non ti condivido completamente stavolta Costanza, mentre sono daccordo che le promesse di preghiere vadano onorate. Che la morte spaventi come pure la separazione dai nostri cari e’ umano, noi non siamo puri spiriti e se Gesu’ ha assunto la nostra natura umana evidentemente non dobbiamo cercare di disumanizzarci pur non riponendo tutta la nostra speranza in questa vita spesso molto dolorosa. Gesu’ ha accolto tutte le richieste di guarigione senza criticarle, con compassione e quindi perche’ non dovremmo chiedere grazia per noi e/o i fratelli anche noi? La morte e’ un duro passaggio, che speriamo ci apra le porte per un’eternita’ felice, ma desiderare di vivere tutte le proprie stagioni anche su questa terra e arrivare carichi di riconoscenza per quel che si e’ vissuto e di affetti e volti da riabbracciare, non e’ un peccato, anzi. Diffido di chi gioisce per la morte di un proprio caro perche’ e’ arrivato alla casa del Padre, non so quanto amore abbia davvero per quella persona. Anche vari santi hanno confessato di aver sofferto terribilmente per la perdita ad esempio della madre ( padre Pio) o di un caro amico ( cardinal Newman), e che dire della perdita di uno sposo amato o di un figlio? E’ naturale che desideriamo essere separati il meno a lungo possibile.
Indubbiamente questo articolo è di impatto e comprendo bene che chi ha vissuto o sta vivendo sulla propria pelle situazioni di sofferenza proprie o di persone vicine, possa percepirlo come eccessivo in alcune sue parti.
Io penso che Costanza sia in un certo senso a un livello di fede più elevato (non glielo dite però che l’ho scritto) e possa per questo affrontare a freddo, con lucidità e parole forti, il difficile tema della sofferenza, come ha fatto peraltro benissimo nel suo “Niente di ciò che soffri andrà perduto”.
In questo articolo credo che voglia solo ricordarci che i cristiani non dovrebbero avere il terrore di morire.
Che la paura e il dolore siano compagni comprensibilissimi della sofferenza è un’altra cosa: giusto che la preghiera personale e reciproca ci aiuti tutti a sostenerci e affrontarli, nella certezza che il Signore non ci lascia mai soli e che dobbiamo fidarci di Lui.
Bisogna stare attenti che il livello di fede più elevato non diventi insensibilità o poca empatia verso chi sta soffrendo ed fa quello che può.
Probabilmente non avrò una fede matura, ma io prego per la salute dei miei cari infermi, per il mio lavoro, la mia famiglia, per i miei amici affinché tutto vada per il meglio; poi certo “sia fatta non la mia ma la Tua volontà”, e se la realtà è faticosa che mi dia una mano a viverla nel miglior modo possibile, per la mia conversione.
Assolutamente d’ accordo con te!
Lara
Tutto vero. Però pur apprezzando molto i tuoi articoli questa volta lo sento troppo “duro”. La malattia e la perdita dei nostri cari possono essere vissuti con tanto dolore e sofferenza anche se siamo credenti seri e impegnati…inoltre possiamo avere amici e parenti che non credono …di conseguenza, pregare per la guarigione è doveroso e importante. Certo, sempre affidandoci poi a Lui che sa realizzare il meglio per loro e per noi.
Ot.
Mi è arrivata mail da tempi. È morto padre Aldo trento. Lo definirei la Teresa di Calcutta del Paraguay. È nato al cielo.