Anche Mordor ha una data di scadenza

di Giacomo Bertoni 

Come hobbit in una Terra di Mezzo soggiogata da Sauron. Piccoli, fragili, soli. La fotografia di Tolkien sembra scattata pochi giorni fa: Isengard pare dietro l’angolo, lì ogni giorno vengono forgiate nuove menzogne, e Mordor è ormai una città nella città. Nelle nostre città. Ma tutto questo avviene nel silenzio, quasi con dolcezza: nell’aria non risuonano i corni della battaglia, il cielo non è sconquassato da nuvole tempestose. Eppure l’avanzata di Sauron continua ineluttabile, mossa dall’obiettivo di trasformare le comunità in gruppi di pedine grigie, sconosciute e intercambiabili. Sull’altare del mondo, il dio profitto e il mito della produttività. Fuori, lontano dai riflettori, i vecchi, i deboli, gli improduttivi.

Forse manca ancora un Sauron personificato, unico, riconoscibile, di certo non mancano i suoi seguaci. Ma non sono i vari Saruman di turno a fare paura: in ogni epoca, davanti a ogni ideologia c’è stato chi per interesse se ne è fatto servo un po’ più degli altri convincendosi così di contare qualcosa. Certo, oggi paiono veramente tanti e dotati di un particolare potere vista l’appartenenza ai mondi dell’informazione, della comunicazione, dell’economia. Ma non sono loro la vera minaccia quotidiana. Il vero orrore è lo spegnimento progressivo delle coscienze. Anche in questo caso però, lo switch off è delicato e rispettoso: in quali altri momenti della storia si è parlato con maggiore diffusione di diritti, solidarietà, accoglienza? Ogni giorno è la giornata internazionale dei diritti di qualcuno, ogni settimana si scende in piazza, si organizza una manifestazione con gessetti colorati, bandiere arcobaleno e slogan ciclostilati in proprio. E mentre l’aria si riempie con le note di “Imagine”, nella nostra civile Europa si diffonde l’ideologia mortifera che scarta i più deboli.

Charlie Gard, Alfie Evans, Isaiah Haastrup, Melody Driscoll e decine di altre vite, soppresse perché “la loro qualità di vita non è alta”. Quale maschera migliore dell’altruismo per l’eugenetica? Queste vite vanno tolte di mezzo perché sono l’ultimo ostacolo alla nuova dittatura del pensiero unico. Perché ci ricordano che siamo umani, esseri limitati e caduchi, e che abbiamo sempre bisogno degli altri. Perché ci insegnano che la vita non è solo lavoro, palestra e apericena, ma, grazie a Dio, qualcosa di più. Perché ai nuovi padroni del mondo servono soldatini ubbidienti, che abbiano in testa solo bisogni primari da consumare spasmodicamente.

Non c’è spazio nel nuovo mondo per la dolcezza, la fragilità, la bellezza. Come puoi avere tanti burattini se questi hanno qualcuno che ricorda loro come senza relazione, senza cura, senza amore siamo condannati alla disperazione? Fai credere all’uomo di essere eterno, convincilo che tutto ciò che ottiene lo ottiene solo grazie a sé, nascondigli la paura, il dolore e la morte. Poi, quando tutto questo gli cadrà addosso all’improvviso e non avrà le forze per reggere l’urto, soccomberà.

Ma quand’è che ci hanno attaccato dei pesi al mento per impedirci di guardare il Cielo? Lo ha scritto perfettamente Silvana De Mari sulla Verità di domenica 19 agosto: “Se aboliamo il sacro non vale la pena vivere”. Tolto il sacro non rimane neanche l’umano, e le vicende abominevoli di Charlie e Alfie raccontano proprio questo: se la vita è solo ruotine ideologizzata io posso staccarti il ventilatore, sapendo che nelle prossime ore morirai perché i tuoi piccoli polmoni da soli non ce la fanno a garantirti l’apporto minimo di ossigeno necessario alla tua sopravvivenza. Per loro i gessetti colorati sono finiti e le chitarre non suonano più “Imagine”. Del resto dai tanti Saruman contemporanei, spiaggiati davanti all’arrivo di un Cristiano Ronaldo qualsiasi, cosa potremmo aspettarci di degno di nota?

Ma Sauron, che come tutti i dittatori non sa guardare il Cielo, sottovaluta il cuore dell’uomo. E non sa che piccoli hobbit indifesi possono attraversarla la Terra di Mezzo e arrivare fino a Mordor. Una compagnia dell’anello che al posto di Gandalf ha Mariella Enoc, che al posto della mappa ha gli scritti del cardinal Caffarra e cammina sul sentiero tracciato da San Giovanni Paolo II. Una compagnia che forse non saprà radunare milioni di combattenti, ma di sicuro non accetterà di tacere quando la dignità dell’uomo sarà calpestata. La tregua è momentanea, la pace non è vera e non durerà, la fede vacillerà ancora e il prezzo da pagare sarà alto. Ma Mordor cadrà.

 

 

46 pensieri su “Anche Mordor ha una data di scadenza

  1. vale

    mordor cadrà.certo.

    intanto vi saranno vite e famiglie distrutte,reputazioni rovinate e, con questo rispondo anche a blaspas 59, tutto per aver permesso che si propagasse per il mondo il falso.
    vero è che le ferite saranno consolate.
    e,come profetizzava Benedetto xvi, resterà comunque un piccolo resto a testimoniare la Verità.

    ma saranno giorni bui.per tanti.per troppi.

      1. Giacomo

        È il post concilio casomai a dover essere oggetto di critiche ed analisi.. Non il Vaticano II che é stato una Grazia luminosissima. Sarebbe sufficiente leggere i documenti che sono scaturiti da quel Concilio.

        1. @Giacomo
          Da semplice fedele, la diatriba Concilio / post-Concilio mi ha stufato. I documenti sono questione di cui si occuperanno i teologi competenti: in ogni caso, secondo molti ci sono punti critici evidenti. Qualcuno prima o poi dovrà chiarirli definitivamente. È però chiaro che l'”ermeneutica della continuità” è fallita insieme alle dimissioni di Benedetto XVI.

          Il problema è tutto il blocco Concilio / post-Concilio ed origina dall'”apertura al mondo” di Giovanni XXIII. Fu quel Papa ad avere quell’idea sbagliata, su cui tutto il Concilio fu impostato. La crisi di questo pontificato è la crisi di cinquant’anni di Chiesa, con tutti i nodi che sono venuti al pettine.

          1. Il problema @Fabrizio fu e rimane l’attuazione (e la non-attuazione) dei Documenti del CVII.

            La cosiddetta “apertura al mondo” a leggere bene i Documenti (e con occhio scevro da pre-giudizio), non fu “apertura” perchè il mondo o la sua mentalità avesse libero accesso, ma piuttosto un apertura “sul” mondo. Cioè una analisi critica, ma propositiva, sull’allora mondo contemporaneo, che per molti versi non è tanto diverso dal mondo oggi.
            Perché la luce puntata sul mondo era e rimane luce, perché le probelmatiche dell’Uomo e del Mondo contemporano-moderno mantengono le stesse radici e generano le stesse problematiche (oggi esplose in modo virulento) e perché in molti passaggi la visione era profetica.

            Almeno io così la giudico.

            1. È chiaro che c’è un modo di interpretarli corretto ed uno sbagliato (anzi: molti sbagliati), ma bisogna poi vedere se l’interpretazione corretta non è una proiezione dei pii nei confronti di documenti che, come minimo, non sono stati scritti benissimo. Ma, come ho detto sopra, non voglio entrare nel merito dei documenti: questa faccenda chiaramente non è di competenza dei laici, in quanto popolo. Certo non è roba di mia competenza. È roba da specialisti.

              1. Scusa la domanda che non vuol essere provocatoria: tu li hai letti tutti?
                Perché dici anche che “non sono scritti benissimo”…

                Se poi li hai letti, una idea te la sarai fatta, perché non è che siano “roba da specialisti o non da “laici”… tutt’altro.

                1. Io ho detto che non sono esperto, e dunque non li ho letti tutti (tranne Nostra Aetate, che è oggettivamente disastroso). Ma ho letto sintesi ragionate, così come sintesi ragionate di chi li critica; e queste critiche non mi paiono campate per aria. E qui mi fermo, perché non posso neanche dire che sono valide: ma ce n’è a sufficienza per chiedere un chiarimento magisteriale definitivo (dico definitivo, perché GPII e BXVI qualche correzione la fecero pure – solo che pare che tutti se ne freghino; qui c’è anche l’aspetto governativo, perché poi è inutile discutere sui documenti se nella Chiesa c’è chi fa sempre come gli pare e piace, e questa è una chiara conseguenza del Concilio, perché prima del Concilio non succedeva).

                  1. Quello che a me invece pare, è che moltissimi si affidino a critiche di questi o quelli (e neppure io dico che siano campate in aria), per poi rincarare la dose, senza neppure avere mai letto per intero i Documenti in oggetto…

                    Non mi pare un gran sistema.

                    1. Thelonious

                      @Bariom: sono d’accordo: è il metodo della giustizia sommaria (ne so poco ma intanto giudico), anche se ammantato di dotte citazioni e cultura generale.

                    2. @Bariom
                      Troppo comodo ragionare così: certamente ci sono tantissime critiche superficiali, ma anche fior di lavori di teologi. E quel che conta è che avevano previsto con decenni di anticipo dove sarebbe franato tutto, e ci hanno preso, mentre gli espertoni suonavano le fanfare del sol dell’avvenir.

                      Basterebbe poi anche ricordare che l’albero si valuta dai frutti.

                    3. Troppo comodo ragionare anche come ragioni, prendendo per buone le critiche anche di “fior di lavori teologici”, quando ci sono fior di lavori teologici anche di segno contrario.

                      L’albero si riconosce dai frutti quando di albero si può parlare… se, per usare la stessa simbologia, si può parlare di seme o di una semina di cui nessuno si è realmente preoccupato o ha malamente coltivato si avrà un pianta a dir poco rachitica.

                      Ad ogni modo torniamo sempre lì, c’è chi vede solo cattivi frutti – appoggiandosi a negative critiche – e chi sa vedere anche buoni frutti – magari facendo “l’immane sforzo” di leggere e farsi un a propria opinione (e non tornare sulla fola che è cosa da addetti ai lavori).

                      E qui possiamo chiudere, direi.

          2. Luigi

            “Da semplice fedele, la diatriba Concilio / post-Concilio mi ha stufato”

            Rimane un fatto di partenza.
            Nessuno ha potuto “sdoganare” niente, partendo da CEV I, “Quanta cura”, “Pascendi Dominici gregis”.
            Questo è stato invece possibile a far tempo dal CEV II, a livelli che ognuno può giudicare da sè.
            Possibile sia stato solo un caso?

            Ciao.
            Luigi

            1. E tu Luigi li ha letti per intero i Documenti in oggetto?
              Su di Essi che idea ti sei fatto?

              Perché sai anche partendo dal Sacrificio di Cristo guardando come siamo messi oggi, potremmo dire “è andato tutto a rovescio”! (se ovviamente siamo incapaci da altra prospettiva).

              1. Troppo comodo ragionare anche come ragioni, prendendo per buone le critiche anche di “fior di lavori teologici”, quando ci sono fior di lavori teologici anche di segno contrario.

                Ti faccio presente che non si può contraddire l’altra parte usando gli stessi suoi argomenti: sono io sopra ho scritto “non posso neanche dire che sono valide: ma ce n’è a sufficienza per chiedere un chiarimento magisteriale definitivo”, quindi come vedi non ho sostenuto che _teologicamente_ si possa chiudere la partita (per ora). Certo è che i teologi critici, lo devo ripetere, hanno previsto la catastrofe che stiamo vivendo: gli altri cianciavano di nuova primavera per la Chiesa, oltretutto riempiendosi la bocca con lo “spirito di profezia”: questo fa già una grande differenza, perché lo spirito di profezia stava dall’altra parte.

                I frutti sono quelli che vediamo oggi: la più grande catastrofe della storia della Chiesa: il termine “epic failure” non è neanche sufficiente a descriverla. Non si può rimandare la valutazione a quando comoda, perché poi alla fine Dio rimedia a tutti i pasticci umani e non si può dunque usare questa scusa per giustificare tutto quello che succede.

                Io ti dico solo questo, senza far tanti discorsi intellettualoidi: gli ultimi cinquant’anni di Chiesa stanno franando come il ponte Morandi. Qualcosa rimarrà (poche cose), altre finiranno a pezzi. Chi si attaccherà come una cozza a tutta questa stagione, contro ogni evidenza, rischierà di rimanere sotto le macerie.

                Per il resto, è solo questione di tempo. Dopo quattro anni siamo arrivati ad un punto che in molti avevano predetto, contrariamente a molti altri. Ora basta essere ancora pazienti per un po’ per vedere crollare tutto quello che deve ancora crollare.

              2. Luigi

                “E tu Luigi li ha letti per intero i Documenti in oggetto?
                Su di Essi che idea ti sei fatto?”

                Letti solo parzialmente (in particolare “Nostra Aetate”). Nessuna idea.
                Se, come hai riconosciuto, fior di teologi – sperando lo siano davvero! – si accapigliano da mezzo secolo, non mi pare il caso di aggiungermi.

                Resta quanto osservavo sopra.

                La “Quanta cura” venne avversata forsennatamente, ma nessuno riuscì a farle dire altro; tanto che oggi giace obliata, essendo imbarazzante anche solo il ricordare che un simile monito contro l’aprire le porte al mondo fosse stato pronunciato.

                Ma del resto era san Pio X a lanciarsi contro i modernisti che appestavano i seminarii.
                Da qualche parte i frutti di quella presenza dovevano pur uscire.

                Ciao.
                Luigi

                1. Ad ogni modo @Luigi se mi consenti un consiglio “spassionato”, prendi in mano quei Documenti e con un po’ di pazienza leggili (vedrai che sarà meno impegnativo di quel che si possa credere, poi certo se ne può fare motivo di studio).
                  Credo li troverai illuminanti – quanto meno in molto passaggi 😉

                  Ciao

  2. Domenico Carlucci

    E’ vero, sono tempi bui che non promettono nulla di buono. Ma non possiamo sapere. Quando Giovanni Paolo II il Grande, nel suo libro Memoria e Identità, parla della caduta incruenta del Comunismo, invece di arrogarsene i meriti (indiscutibili!) dice che la spiegazione va cercata nel Vangelo. Ricorda che ai discepoli che dicono “Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome”, Gesù risponde: “Non rallegratevi di questo…rallegratevi piuttosto che i vostri nomi sono scritti nei cieli”, Lc 10, 17-20. Altrove dice loro : “Dite: siamo servi inutili, abbiamo fatto quanto dovevamo fare”, Lc 17,10.
    Ricordiamo che il Signore è entrato nella Storia ed è Lui che agisce. “Lo Spirito soffia dove vuole”, “la mano di Dio non si è accorciata”. Vedremo. Gioiamo chè i ns nomi sono scritti nei cieli, intanto vegliamo come le vergini sagge.

  3. Come hobbit ci potremmo sentire, e come loro occorre che vinciamo la nostra naturale pulsione verso le soluzioni comode ma come dire, poco soddisfacenti.

  4. Alessio e Pamela

    In una scena del film “Lo hobbit” si nota che nel campo di battaglia tutte le armate sono dispiegate mostrando le loro migliori doti e meravigliose abilità nel combattimento; ecco gli elfi nella loro marziale disciplina e rigore fronteggiare barbari nani che fanno dell’elasticità e dell’ osare la loro forza.
    Tutte le migliori energie del bene a fronteggiarsi solo per dimostrare, quasi per gioco, chi sia il migliore … peccato che mentre loro sono persi nella loro vanagloria il Nemico alle loro spalle si è già organizzato e sfruttando l’occasione, attacca cinico, brutale e non fa prigionieri.
    Così per analogia, mentre le più Buone energie del Bene, le più ben coltivate espressioni dello Spirito Santo dibattono sterilmente tra di loro su chi sia il vero Figlio del Tuono, chi sia più degno di sedere alla destra e alla sinistra del gran Re, il Nemico alle loro spalle attacca improvviso e penetra furioso seminando il panico tra le file dei “soldati” troppo sicuri di sé. Rivestiamoci di coraggiosa Umiltà e imploriamo lo scudo del Manto di Maria.

  5. Giovanni XXVI aveva un temperamento ottimista fino all’ingenuità, ma era un uomo pieno di amore per Dio e per il prossimo. Perché Dio permetta che uomini santi, ma inadatti a compiti di governo, possano assumerli, rimane un mistero di cui verremo a capo solo dopo la nostra morte. Sono pero’ convinto che bisogna separare il giudizio sulla sua santità, per me indubbia, da quello sulla sua capacità di governo, assai scarsa. In fondo questo non è il caso di Celestino V?

    1. @Sabino
      Siamo molto spesso d’accordo su quasi tutto. Qui l’unica cosa da affinare è cosa intendiamo per “santo”.
      Se intendiamo un santo da canonizzare, ovvero da porre a modello, avrei qualche dubbio, basandomi sulle considerazioni di chi fu avvocato del diavolo nella sua causa: questi sosteneva che un santo da canonizzare deve mostrare di avere tutte le virtù, compresa la prudenza, e quindi l’ingenuità non sarebbe compatibile. Ma anche queste sono cose di cui non posso parlare perché non esperto, comunque penso che verranno riaffrontate al momento opportuno.
      Se intendiamo una persona pia, non vedo nessuno che lo metta in dubbio. Oggi sarebbe probabilmente il primo ad orripilarsi per quello che sta succedendo. Io credo che da un certo punto in poi del secolo scorso la stragrande maggioranza degli uomini di Chiesa sia stata presa da infatuazioni culturali perniciose; questo spiega anche certi errori di GPII e BXVI. Ora, diciamo che ci sono due categorie di religiosi: quelli pii che, partendo da queste infatuazioni culturali, da questi errori intellettuali, poi si rendono conto che, se si arriva a conclusioni inaccettabili che negano Dio e la sua Legge, si fermano, si correggono; altri, invece, sono empi e proseguono imperterriti, qualunque sia il punto di arrivo. Credo che questo faccia la differenza.

      1. Non e’ il caso di soffermarsi su sfumature, sempre opinabili e quindi non ho nulla da contestare. Voglio pero’’ fare presente che don Divo Barsotti era certo della santità di quel papa e si sa che il giudizio del grande mistico sul concilio era su alcune costituzioni molto severo. Ne’ si può trascurare che la sua beatificazione fu preceduta dal miracolo. C’e’ pero’ il fatto che la canonizzazione e’stata proclamata senza il secondo miracolo, il che forse ha un significato in qualche modo limitativo.

  6. Paolo da Genova

    Bello il richiamo al “Signore degli Anelli” (a parte l’immagine del film, che travisa un tantino il libro), ma la metafora è malposta. Per logica, non si può scrivere che il mondo sta diventando come Mordor, e poi dire che non c’è ancora Sauron, perché Mordor senza Sauron non conta nulla, di fatto non esiste! La nostra situazione attuale, una pace apparente e una tenebra crescente ma inavvertita, è molto più simile a quella precedente alla manifestazione di Sauron, quando questi si fa chiamare Negromante e governa Dol Guldur nel Bosco Atro. Gli Hobbit (i cattolici) si baloccano nella Contea, immaginando che tutto il mondo sia civile e pacifico come loro, e non vedono il pericolo crescere, le ombre allungarsi, impegnati come sono a mangiare e bere senza pensieri. Quanti vigilano su di loro e li proteggono, i raminghi (i pastori, quelli buoni), hanno cattiva fama, passano per gente dura, da evitare. Quando poi il pericolo si manifesta, solo pochi Hobbit partono per la missione, la maggior parte resta nella Contea, diventando schiava, da libera che era. E quando la missione riesce, la vittoria non viene da forza e grandi capacità, ma da buona volontà e fedeltà a un compito apparentemente impari. Il Fato (Dio) sconfigge Sauron, non i deboli Hobbit, che hanno però il grande merito di provarci fino in fondo, rischiando tutto.

    1. Paolo O.

      D accordo con te.
      E stavo giusto pensando a chi potesse essere Saruman il bianco, che tradisce e lavora per Sauron che si sta per manifestare.

  7. Giudici
    Voglio aggiungere, riallacciandomi a quanto hai detto sullo scandalo che G.XXvI avrebbe provato, se avesse visto quel che era seguito al concilio, che io credo che.la vecchiaia e quindi la morte gli abbia risparmiato la sorte di Pio IX, anche lui inizialmente ottimista fino all’ingenuita.

  8. 4) tirare in ballo il mio precedente discorso sui forum/blog cattolici (sulla libertà di espressione) c’entra come i cavoli a merenda in questa vicenda.
    Ma che stai a ‘dì?

    Tu hai scritto (24 agosto 2018 alle 00:19):

    L’atteggiamento cattolico migliore sarebbe quello di far passare ogni opinione, ogni carattere, ogni sensibilità, ogni apporto anche se scomodo e scomodante.
    (Eccetto parolacce, blasfemie ed evidenti troll, ovviamente

    Ecco, vediamola così: mons. Viganò ha espresso una “sensibilità”. Non ha usato parolacce, blasfemie e non è un evidente troll. I fedeli che oggi, in Piazza San Pietro, alla fine dell’udienza generale, hanno urlato in coro “Vi-ga-nò, Vi-ga-nò” esprimevano un’altra “sensibilità”. Ora bisogna dare una risposta a queste “sensibilità”. Contestare la reputazione di Viganò non è certamente una risposta: un commentatore sotto ha usato il termine corretto, è una fallacia logica. Le risposte non ci sono. Non rispondere è certamente sbagliato.

    Come si fa a non vedere che Papa Francesco ORA è la persona giusta al posto giusto?

    Credo che qui bisognerebbe rispondere con una sonora risata, ma mi trattengo. Un Papa che si rifiuta di rispondere (e non solo alle ultime domande) non compie bene il suo mandato (per non elencare tutte le cose orribili che ha fatto in questi anni, elencate in libri, l’ultima delle quali è Padre Martin a Dublino).

    Non conosco bene altre personalità di altri possibili candidati, ma sono sicura che pochi potrebbero reggere ORA con centinaia di belve fameliche intorno.

    Porca paletta, Francesca! Qui non si discute più neanche se lo Spirito Santo elegga o no o papi, ma addirittura che tu _SAI_ con sicurezza che non ci sono altri candidati migliori di Bergoglio! Considerato che i candidati sono minimo un centinaio scarso (i cardinali), ma in realtà più di un miliardo (tutti i fedeli battezzati) c’è solo da dire: accidenti! Devi avere una connessione diretta con lo Spirito Santo.

    Onestamente, alle ultime tue affermazioni forse non bisognava rispondere per carità cattolica. Facciamo che dalle tue parti fa molto caldo.

    1. Nota minima, ma per correttezza: certe fonti dicono che il coro in Piazza San Pietro inneggiava ad Italo, vescovo di Lucca. Se è così, cade l’aggancio alla nota di cronaca, comunque un grande numero di cattolici esige chiarezza.

      1. Thelonious

        Infatti quella di “Vi-ga-nò” era una fake news.
        Bufala pura e semplice (conosco testimoni presenti e gridavano, appunto “I-ta-lo”) o allucinazione uditiva?
        Comunque sia, cerchiamo di evitare di divulgare cose non vere: non facciamo un servizio alla Verità e neppure al legittimo desiderio di chiarezza.
        Anche se l’intenzione è buona, il metodo è falso e contraddice l’ottavo comandamento.
        E sappiamo che di buone intenzioni è lastricato l’inferno.

  9. Beatrice

    @Bariom
    «Ciò di cui tu Beatrice e tanti altri sembra non vi rendiate conto è che proprio insistendo sulla supposta (perché tale è e tale rimane) “naturalità” delle pulsioni omoerotiche, molti “omosessuali” e non, affermano che non c’è nulla da combattere, nulla da cambiare, nulla di immorale.»

    Ti rispondo qui perché nell’altro post sono stati chiusi i commenti. Io non ho mai parlato di “naturalità delle pulsioni omoerotiche”, ho parlato di possibile, e sottolineo possibile, predisposizione genetica. Come dicevo una volta a exdc a proposito della pigrizia, il fatto che un comportamento sia diffuso in natura non significa che sia di per sé “naturale”. Io avevo fatto l’esempio delle madri che uccidono i propri figli, fatto purtroppo oggi assai frequente a causa di leggi inique: ecco, reputo questo uno dei gesti più innaturali che una donna possa compiere.
    Noi siamo tutti creature ferite dal peccato originale e nasciamo con una particolare predisposizione verso alcuni peccati (chi all’ira, chi alla superbia, chi all’accidia, chi alla lussuria, etc.). Il fatto che nasciamo con questa predisposizione non significa, però, che tali peccati li possiamo commettere impunemente, ma al contrario Gesù ci invita a combatterli con l’aiuto della grazia (questo il senso del “siate perfetti” di evangelica memoria).
    Concludo dicendo che la prova che le pulsioni omosessuali non siano qualcosa di naturale l’ha spiegata molto bene la dottoressa Silvana De Mari: gli organi sessuali sono fatti in modo che combacino perfettamente solo nella complementarietà dei due sessi maschile e femminile, mentre l’ano fa parte dell’apparato digerente. Quindi due uomini che intrattengono rapporti intimi a vicenda agiscono contro la natura del proprio corpo, con conseguenze gravi per la salute, che queste sì sono scientificamente provate.

    1. Bene, allora diciamo più o meno la stessa cosa (mi ero già espresso in questi termini in altro commento), ma mi pare del tutto fuorviante parlare di “predisposizione genetica” ad un determinato peccato.

      Abbiamo TUTTI una natura ferita dal peccato originale e ognuno delle particolari inclinazioni al male (come anche grazie a Dio, al bene), punto.

      Peraltro di peccati e vizi se ne possono aggiungere “strada facendo”, come – sempre grazie a Dio – possiamo invece progredire verso il bene.

      1. Beatrice

        @Bariom
        «mi pare del tutto fuorviante parlare di “predisposizione genetica” ad un determinato peccato.»

        Non è fuorviante parlare di “predisposizione genetica” ad un peccato. Per esempio sono stati fatti studi che dimostrano la possibilità di una predisposizione genetica all’alcolismo (http://www.lescienze.it/news/2010/10/20/news/un_gene_per_la_predisposizione_all_alcolismo-554348/) o al comportamento aggressivo (https://www.tantasalute.it/articolo/geni-individuato-il-responsabile-dell-aggressivita/4254/).
        Tale possibile predisposizione è emersa anche in relazione alle pulsioni omosessuali. Cito un’intervista fatta da Enzo Pennetta ad Andrea Camperio Ciani, professore di Etologia e Psicologia Evolutiva presso il Dipartimento di Psicologia Generale dell’Università di Padova. Enzo Pennetta è un cattolico coerente, non di quelli adulti per intenderci, qui c’è la sua biografia: http://www.iltimone.org/firme-autori/enzo-pennetta/
        Ecco un passo interessante dell’intervista (P = Pennetta; C = Camperio Ciani):

        «P: Buonasera Prof. Camperio Ciani, so che lei si occupa da 15 anni dello studio del rapporto tra omosessualità e genetica, cosa possiamo dire sulla questione dei geni dell’omosessualità a due anni dalla pubblicazione del suo studio?

        C: Nel 2008 era già stato proposto un modello matematico di come avrebbero dovuto agire i geni dell’omosessualità, nel suo intervento il Prof. Novelli ha cercato di smentire i risultati del nostro studio, adesso (nel settembre 2014 ndr) il Prof Sanders ha pubblicato su Psychological Medicine della Cambridge University Press, un articolo che riportando i risultati ottenuti dallo studio effettuato su 400 coppie di gemelli omosessuali conferma quanto noi avevamo già detto, e che cioè è stata riscontrata una regione della mappa genetica del cromosoma X denominata Xq28 sul cromosoma sessuale X comune a tutti i soggetti omosessuali. La situazione è esattamente come avevamo previsto, e cioè è emerso un meccanismo multigenico, infatti è stato scoperto da Sanders un altro fattore nell’autosoma 8, se si fosse trattato di un meccanismo unigenico si sarebbe andati incontro ad un fenomeno di estinzione o di fissazione.

        P: La presenza di questo gene significa che nel momento che un individuo ne è portatore svilupperà necessariamente un comportamento omosessuale?

        C: Su questo punto siamo stati sempre chiari: l’omosessualità non è determinata geneticamente ma influenzata.

        […]

        P: Torniamo alla questione della determinazione genetica e dell’influenza ambientale, c’è qualche dato che chiarisca maggiormente questo aspetto?

        Quello che emerge è il fatto che l’esperienza ambientale denominata “shared environment” ha poca o nulla influenza sull’emergere dell’omosessualità, volendo fare una ripartizione potremmo dire che un 40% circa viene determinato geneticamente e un altro 40% circa dal “non shared environment”, cioè dalle esperienze soggettive. Questo dato emerge dallo studio di gemelli omozigotici che condividono genetica e ambiente di crescita. La “penetranza” dei geni, cioè quanto essi “obblighino”, non può essere molto elevata, altrimenti ad esempio non si spiegherebbero casi di omosessualità tardiva.

        https://www.enzopennetta.it/2015/02/il-paradosso-dellomosessualita-intervista-ad-a-camperio-ciani/

        Di una possibile predisposizione all’omosessualità parla anche il dottor Nicolosi in quest’altra intervista:

        «Noi riconosciamo che in molte persone c’è una predisposizione costituzionale all’omosessualità, ma è cosa diversa da una pre-determinazione, o da una ‘causa’ diretta. Cioè, il ragazzo può essere costituzionalmente incline all’omosessualità, nei termini della sua costituzione passiva o delicata, e nella sua difficoltà nel creare un legame con il padre e nel sentirsi fiducioso nei confronti del mondo maschile, ma è necessaria la ‘classica relazione triadica’ ambientale per creare un problema omosessuale a un ragazzo con questa costituzione.»

        https://www.culturacattolica.it/educazione/educazione-affettiva/sessualit%C3%A0/omosessualit%C3%A0-normalit%C3%A0-colloquio-con-joseph-nicolosi

        Porto un’ultima citazione da Aleteia e poi basta:
        «Emiliano Lambiase, psicologo e psicoterapeuta, coordinatore del CEDIS (il primo centro italiano per la cura delle dipendenze comportamentali) concorda su un punto: il fatto che ci siano «elementi biologici a favorire un orientamento sessuale piuttosto che un altro è un elemento ormai condiviso da quasi tutti. Gli indizi sono davvero tanti, e per tanti elementi diversi. Favorire, però, non vuol dire determinare: non tutti quelli che hanno avuto questi “favoritismi” biologici sono divenuti omosessuali; non tutti hanno avuto gli stessi “favoritismi”; non tutti quelli che non li hanno avuti sono divenuti eterosessuali ma alcuni anche omosessuali». Una delle ultime ipotesi è quella epigenetica.»

        https://it.aleteia.org/2016/01/18/omosessuali-si-nasce-facile-a-dirsima-non-e-cosi/3/

  10. vale

    @bariom
    possiamo invece progredire verso il bene.

    invece questi dove progrediscono?

    Dal 5 al 7 ottobre ad Albano laziale il forum dei cristiani lgbt..

    presenti sicuri : il vescovo semeraro( mica pizza e fichi) ed indovinate chi?

    il gesuita martin.

    1. @vale, non so se questi progrediscono…

      Quello che tendo a rifiutare come concetto è la denominazione di “cristiani lgbt”, anche perché l’acronimo è mutuato pari-pari “dal mondo” e sappiamo bene il “movimento lgbt” con cosa si identifica ed in ogni caso i Cristiani sono Cristiani.

      Cos’è un “forum di cristiani lgbt”? Se si vuole fare un forumo che ha per tema certe particolari problematiche, si faccia come forum aperto a tutti sulle tematiche in oggetto.

      Problema secondo: come vengono poi trattati, sviluppati, proposti simili temi?
      C’è un modo per progradire e uno per “regredire”.

      Terzo: sono tematiche da affrontare in un “forum”? Non perché siano temi da non-trattare, ma è la forma più adeguata, quando di fatto ci troveremmo davanti ad un “contenitore” che racchiude miriadi di probelmatiche anche profondamente diverse, e molteplici sono le sensibilità e le esperienze.

      Fortunatamente non sono pochi coloro che anche nel mondo, pur affrontando le stesse problematiche, NON si identificano con la nomenclatura lgbt, tra i Cristinai dovrebbero essere ancora di più (es pero lo siano) coloro che rifiutano questa sorta di “marchio” (si badi bene, auto-imposto) che li identifica e differenzia da qualunque altro Cristiano nel comune combattimento per la proria conversione (facciamo il forum per i cristiani-adulteri, per i crisitnai-alcolizzati, per i cristiani-irosi e vi di seguito).

    2. @vale
      Vescovo Semeraro, che – ricordiamolo – è stato cooptato da Francesco nel Consiglio dei 9 Cardinali (C9). Credo che i membri di quel consiglio non ancora nell’occhi del ciclone siano solo due o tre.

      Comunque, ci siamo persi questo evento di Sarajevo, tenuto a fine luglio:

      https://www.lifesitenews.com//blogs/pope-francis-endorses-conference-featuring-dissident-pro-lgbt-speakers

      Questo va detto anche per rendere giustizia a persone come James Keenan SJ, gesuita e attivista LGBT: non è mica giusto che Padre Martin SJ si prenda tutti i meriti. E ce n’è un altro pacco di gesuiti sulla stessa lunghezza d’onda, insieme a non gesuiti. Va reso onore a tutti.

      Pare che ci sia una lettera esplicita di approvazione di Papa Francesco, che ovviamente l’ha scritta senza sapere il concentrato di eretici e pervertiti che parleranno. Ma l’evento è stato attentamente scrutinato dalla Santa Sede, ecco la lista completa:


      We had lengthy meetings with the leaders of three universities (Gregorian, Alphonsianum, and Urbanium), the Cardinal Prefects of 6 Congregations, Father General Arturo Sosa of the Society of Jesus, and finally, on St. Patrick’s [Day], with Pope Francis.”

      They list additionally the following curial members that they met: Cardinal Giuseppe Versaldi, at the Congregation for Catholic Education; Archbishop José Rodriguez Carballo, OFM, of the Congregation for Religious Life; Cardinal Fernando Filoni, of Propagation of the Faith; Cardinal Kevin J. Farrell, of the Congregation for the Laity, Family, Life; Cardinal Peter Turkson, of the Dicastery of the Service of Integral Human Development; Cardinal Gianfranco Ravasi, of the Pontifical Council of Culture.

      Both Cardinal Turkson and the U.S. Cardinal Blase Cupich participated in the recent July 2018 conference in Sarajevo. Cupich and Turkson also funded the event, with Cupich using funds of the U.S. Bischops’ Conference. Boston College and the Jesuit Conference of the United States and Canada were among the donors, as well.

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