L’intima compassione di Gesù: ἐσπλαγχνίσθη

di autori vari

di padre Maurizio Botta

ἐσπλαγχνίσθη. Questa parola greca vuol dire letteralmente il movimento interiore delle viscere. Gesù ebbe compassione intima, profonda, viscerale. In ebraico ci sono almeno tre radici per indicare la misericordia.

hèsed: è la fedeltà misericordiosa di Dio, la sua misericordiosa ostinazione verso il peccatore;

hanan: questa radice indica invece gratuità e grazia;

 raham: è una radice verbale che evoca il seno materno, la tenerezza della madre (letteralmente indica la membrana attraverso la quale il mondo antico era convinto che il bambino comunicasse con la madre).

Il termine greco di oggi esprime quest’ultima misericordia. Il movimento uterino della misericordia di una madre.

E’ bello allora oggi ricordare i passi della Parola di Dio in cui è utilizzata questo verbo ἐσπλαγχνίσθη da noi tradotto con un più tranquillo “sentire compassione”.

Geremia 31,20 Non è forse Efraim un figlio caro per me, un mio fanciullo prediletto? Infatti dopo averlo minacciato, me ne ricordo sempre più vivamente. Per questo le mie viscere si commuovono per lui, provo per lui profonda tenerezza». Oracolo del Signore.

Osea 11,8 Come potrei abbandonarti, Efraim, come consegnarti ad altri, Israele? Come potrei trattarti al pari di Admà, ridurti allo stato di Zeboìm? Il mio cuore si commuove dentro di me, il mio intimo freme di compassione.

Matteo 9,36 Vedendo le folle ne sentì compassione, perché erano stanche e sfinite, come pecore senza pastore.

Matteo 14,14 Egli, sceso dalla barca, vide una grande folla e sentì compassione per loro e guarì i loro malati.

Matteo 15,32 Allora Gesù chiamò a sé i discepoli e disse: «Sento compassione di questa folla: ormai da tre giorni mi vengono dietro e non hanno da mangiare. Non voglio rimandarli digiuni, perché non svengano lungo la strada»

Matteo 18,27 Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito.

Matteo 20,34 Gesù si commosse, toccò loro gli occhi e subito ricuperarono la vista e lo seguirono.

Marco 1,41 Mosso a compassione, stese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, guarisci!».

Marco 6,34 Sbarcando, vide molta folla e si commosse per loro, perché erano come pecore senza pastore, e si mise a insegnare loro molte cose.

Marco 8,2 «Sento compassione di questa folla, perché già da tre giorni mi stanno dietro e non hanno da mangiare.

Marco 9,22 anzi, spesso lo ha buttato persino nel fuoco e nell’acqua per ucciderlo. Ma se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci»

Luca 7,13 Vedendola, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!».

Luca 10,33 Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione.

Luca 15,20 Partì e si incamminò verso suo padre. Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò.

 

Vangelo   Lc 7, 11-17
Dal vangelo secondo Luca
In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.  Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Audio Omelia

fonte: cinquepassi.org

 

11 commenti to “L’intima compassione di Gesù: ἐσπλαγχνίσθη”

  1. Grazie..Padre Maurizio…….Grazie Gesù per la Tua compassione verso ogni uomo…Solo Dio in Cristo Gesù Ha una pura compassione verso il suo popolo……Con i nostri limiti vedere un nostro simili guai a non ricordarsi quanta compassione Ha Dio, per essere perdonati perdonando sempre.

  2. sì,abbiamo proprio bisogno della compassione di Gesù in tutte le sue accezioni.

    mi sono appena letto il motu proprio “summa familiae cura”……

  3. Il richiamo del p. M. Botta è opportuno, perchè il richiamo alla compassione deve essere rivolto ai cristiani “costantemente”. E ciò, perchè c’è sempre il rischio che la durezza e la severità che a volte caratterizzano i giudizi degli stessi cristiani sul “prossimo” si espandano “oltre il dovuto” togliendo ogni spazio alla compassione.
    Considerato anche, che, a mio modesto avviso, il ruolo della compassione, dovrebbe essere quello prevalente. Ottimo! Un plauso al nostro p. maurizio.
    Non c’è solo la compassione di Gesù (che, pure è la più importante) ma deve esserci anche la compassione da parte nostra!

  4. Mi spiego meglio (onde evitare equivoci): il cristiano può giudicare con durezza e severità gli errori (se sono gravi, ovviamente!), ma la compassione deve essere l’ultima parola.
    Anche perchè, fortunatamente, il giudizio finale sugli “altri” non è di nostra competenza.

    • Anche perchè, fortunatamente, il giudizio finale sugli “altri” non è di nostra competenza.

      Il che risolve perfettamente il problema: il giudizio dell’errore può essere anche duro (dev’esserlo in proporzione alla gravità dell’errore e all’ostinazione nel commetterlo), ma proprio l’assenza del giudizio finale sulla persona evita ogni rischio. La correzione, dura nei modi opportuni, è parte della compassione. Infatti chi non corregge il fratello che sbaglia, se ne disinteressa (e gliene sarà chiesto conto in giudizio), certo non mostra compassione.

      Radio Spada ha recentemente tradotto un articolo sulla questione, estremamente chiaro:

      https://www.radiospada.org/2017/09/come-rispondere-quando-dicono-chi-sono-io-per-giudicare/

      • Ezechiele 33, 1-9

        «Mi fu rivolta questa parola del Signore: «Figlio dell’uomo, parla ai figli del tuo popolo e di’ loro: Se mando la spada contro un paese e il popolo di quella terra prende un uomo del suo territorio e lo pone quale sentinella, e questa, vedendo sopraggiungere la spada sul paese, suona la tromba e dà l’allarme al popolo: se colui che ben sente il suono della tromba non ci bada e la spada giunge e lo sorprende, egli dovrà a se stesso la propria rovina. Aveva udito il suono della tromba, ma non ci ha badato: sarà responsabile della sua rovina; se ci avesse badato, si sarebbe salvato. Se invece la sentinella vede giunger la spada e non suona la tromba e il popolo non è avvertito e la spada giunge e sorprende qualcuno, questi sarà sorpreso per la sua iniquità: ma della sua morte domanderò conto alla sentinella. O figlio dell’uomo, io ti ho costituito sentinella per gli Israeliti; ascolterai una parola dalla mia bocca e tu li avvertirai da parte mia. Se io dico all’empio: Empio tu morirai, e tu non parli per distoglier l’empio dalla sua condotta, egli, l’empio, morirà per la sua iniquità; ma della sua morte chiederò conto a te.
        Ma se tu avrai ammonito l’empio della sua condotta perché si converta ed egli non si converte, egli morirà per la sua iniquità. Tu invece sarai salvo.»

        2Timoteo 4, 2

        «annunzia la parola, insisti in ogni occasione opportuna e non opportuna, ammonisci, rimprovera, esorta con ogni magnanimità e dottrina.»

        Galati 6, 1

        «Fratelli, qualora uno venga sorpreso in qualche colpa, voi che avete lo Spirito correggetelo con dolcezza. E vigila su te stesso, per non cadere anche tu in tentazione.»

        Ma vedo che l’articolo citato, porta molte altre interessanti e utili citazioni dalla Scrittura.

        • Indubbiamente. Ma poiché si parla anche di magnanimità e di dolcezza è chiaro che ha molta importanza anche il “modo” con cui il rimprovero (ed il giudizio che ne è alla base) viene posto in essere. Modalità sbagliate o eccessive, rendono invalido e inopportuno quel rimprovero, anche perché spesso possono ottenere l’effetto contrario.
          Inoltre il rimprovero e la correzione fraterna, incontrano un limite: quello indicato da Mt. 18:17 per cui se il fratello, una volta ripreso davanti all’Assemblea, “se ne frega”, la responsabilità del cristiano cessa (Ez. 3:19).

          • E perché credi abbia inserito anche quelle citazioni…

            I tempi e i modi poi è bene siano anch’essi subordinati alla richiesta di un aiuto e discernimento da fare in preghiera allo Spirito Santo, perché non siano questi (tempi e modi) ad impedire l’accoglimento del “richiamo”.

        • Modalità sbagliate o eccessive, rendono invalido e inopportuno quel rimprovero, anche perché spesso possono ottenere l’effetto contrario.

          È vero, infatti ci sono molti modi in funzione delle situazioni. Però chiariamo subito un possibile equivoco: che questa considerazione non esclude i toni forti, che sono opportuni in certe situazioni. Infatti l’articolo citato commenta anche questo passaggio di Paolo:

          San Paolo fa tanta strada per comandare alla comunità di Corinto in merito a un certo peccatore:

          Questo individuo sia dato in balia di Satana per la rovina della sua carne, affinché il suo spirito possa ottenere la salvezza nel giorno del Signore.[4]

          In altre parole, Paolo ordina ai Corinzi di scomunicare il peccatore, esponendolo alle conseguenze dei suoi peccati. Si noti che questo non viene fatto per vendetta; ma come estremo amorevole sforzo di salvare l’anima di quell’uomo prima del giudizio definitivo.

          Questo sarebbe il caso del fratello che “se ne frega”: giustamente la responsabilità cessa, ma nei confronti di quel singolo. Rimane nei confronti della comunità, che potrebbe subire l’influsso maligno di quel singolo (cito ancora l’articolo):

          San Paolo avverte che “Le cattive compagnie corrompono i buoni costumi”[5], e che “Un po’ di lievito fa fermentare tutta la pasta”[6].

          Quindi, nel correggere il peccatore, non ci occupiamo solo di lui o di lei, ma di tutta la comunità e del bene comune. Comportamenti peccaminosi e disordinati sono dannosi per la comunità. Non solo portano sofferenza al peccatore e a chi è coinvolto dal peccato, ma danno scandalo e possono incoraggiare reazioni malsane come vendetta o rabbia e odio.

          Ci sono momenti in cui, dopo ripetuti falliti tentativi di correzione del peccatore, dobbiamo eliminare l’influenza peccaminosa per il bene della comunità.

          • Possiamo escluderlo dalla comunità (“Sia per voi come un pagano o un pubblicano”) ma non perseguirlo materialmente. Dobbiamo semplicemente allontanarlo dalla comunità. Così si faceva nei primi secoli, prima che il potere corrompesse nei fatti (il potere politico lo fa sempre) la purezza originaria del cristianesimo.
            Allontanare non significa incarcerare o, peggio, condannare a morte. Grazie a Dio, la bolla “ad abolendam” e le successive, di pari oggetto, non rientrano fra i dogmi di Fede.

  5. che pace avere sempre ragione

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