L’intima compassione di Gesù: ἐσπλαγχνίσθη

di padre Maurizio Botta

ἐσπλαγχνίσθη. Questa parola greca vuol dire letteralmente il movimento interiore delle viscere. Gesù ebbe compassione intima, profonda, viscerale. In ebraico ci sono almeno tre radici per indicare la misericordia.

hèsed: è la fedeltà misericordiosa di Dio, la sua misericordiosa ostinazione verso il peccatore;

hanan: questa radice indica invece gratuità e grazia;

 raham: è una radice verbale che evoca il seno materno, la tenerezza della madre (letteralmente indica la membrana attraverso la quale il mondo antico era convinto che il bambino comunicasse con la madre).

Il termine greco di oggi esprime quest’ultima misericordia. Il movimento uterino della misericordia di una madre.

E’ bello allora oggi ricordare i passi della Parola di Dio in cui è utilizzata questo verbo ἐσπλαγχνίσθη da noi tradotto con un più tranquillo “sentire compassione”.

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Questo tempo di misericordia ci chiama a guardare al vero volto del nostro Re

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Santa Messa di chiusura dell’Anno Santo della Misericordia, omelia del Santo Padre Francesco

La solennità di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo corona l’anno liturgico e questo Anno santo della misericordia. Il Vangelo presenta infatti la regalità di Gesù al culmine della sua opera di salvezza, e lo fa in un modo sorprendente. «Il Cristo di Dio, l’eletto, il Re» (Lc 23,35.37) appare senza potere e senza gloria: è sulla croce, dove sembra più un vinto che un vincitore. La sua regalità è paradossale: il suo trono è la croce; la sua corona è di spine; non ha uno scettro, ma gli viene posta una canna in mano; non porta abiti sontuosi, ma è privato della tunica; non ha anelli luccicanti alle dita, ma le mani trafitte dai chiodi; non possiede un tesoro, ma viene venduto per trenta monete. Continua a leggere “Questo tempo di misericordia ci chiama a guardare al vero volto del nostro Re”

Natale, e se ci salvasse un’omelia?

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di Tonino Cantelmi

Si può essere infelici a causa del Natale? No, eppure sì. L’infelicità del Natale è un’infelicità subdola, terribile, stridente e inaccettabile. Le luminarie del Natale commerciale, le pubblicità gioiose, l’ineluttabile rito dei regali, le vetrine scintillanti e gli auguri ridondanti e inutili di persone con il sorriso “gastrico” sembrano capaci di illuminare tutte le imperfezioni della nostra vita e il fatto che ciò capiti in un periodo che, invece, sin da bambini, si è stati educati a vivere come un momento magico, felice e allegro provoca un ineluttabile e terrificante senso di colpa.

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