Appunti sull’Amoris Laetitia

di Costanza Miriano

Appunti di Costanza Miriano per l’intervento al IV Incontro dei guardiani e parroci CIFIS dal titolo Collaboratori della gioia alla luce dell’Amoris Laetitia”, san Giovanni Rotondo 8 novembre 2016

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di Costanza Miriano

Io vengo qui solo per raccontare una storia, anzi, molte storie. Dei fatti. Cioè, vengo qui a dire quello che ho vissuto, e le tante storie che ho intrecciato con la mia, in questi ultimi cinque anni in cui sono andata in giro a parlare di matrimonio, in tutta Italia, e anche all’estero.

Non ho nessuna autorevolezza, nessun titolo accademico, se non la vagonata di affetto con cui vengo ricoperta ogni volta, le torte, i profumi, i ricami, gli orecchini, i regali anche molto importanti, fin le vacanze offerte, oppure piccoli gesti, che mi dicono che quello che vado a raccontare, che non è mio, ma, spero, della Chiesa, risponde a un bisogno, corrisponde a molti cuori. Posso vantare, come titolo accademico, qualche piccola Costanza in giro per l’Italia, e qualche altro bambino che è nato anche un po’ perché la rete di famiglie che si è formata si è fatta coraggio a vicenda, poiché tutti abbiamo bisogno di una compagnia. Ho anche scatole piene di partecipazioni di matrimonio, richieste di fare da testimone, sono madrina di un figlio che mi è carissimo, per quanto voglio bene alla sua mamma, con cui siamo diventate amiche in questa rete di bene che si è messa in moto. Questi sono i fatti che porto, e i fatti, come dice un cardinale a me caro citando Hume, sono testardi. C’è una rete di cui io sono stata magari in qualche modo uno dei fattori scatenanti, ma solo come un enzima che innesca reazioni, che poi procedono per conto loro, indipendentemente da me. E così posso testimoniare di famiglie che si prestano case, che si aiutano anche economicamente, che portano i pesi le une delle altre.

Lo dico senza paura di essere presuntuosa perché mi è chiarissimo che tutto questo bene innescato ha preso me solo come scusa, ma quello che ci unisce tutti è il desiderio di vivere la famiglia come luogo in cui possiamo diventare cristiani seri, vivere la vita del battesimo in questa che noi chiamiamo la Compagnia dell’Agnello.

Ecco, dette le mie credenziali, posso cercare di dire cosa secondo me aiuta le famiglie nella sfida e nella fatica che è ogni vita matrimoniale, anche le più riuscite.

L’uomo e la donna sono feriti dal peccato originale, non vengo a insegnarlo a voi, che lo avete insegnato a me, quello che la Chiesa ci annuncia. Il battesimo ci toglie la macchia del peccato, ma non la conseguenza, non la cicatrice. L’uomo e la donna, due feriti, da innamorati si scelgono. Non sempre con un cammino di discernimento adeguato, ma anche quando questo discernimento c’è arriva sempre per loro il momento della seconda vocazione. Il momento in cui bisogna scegliersi di nuovo. Scegliere di rimanere, scegliere di imparare ad amarsi è un passo successivo, e arduo, per una serie di motivi, prima di tutto come dicevo la nostra natura ferita dal peccato. Amare l’altro come vuole essere amato, secondo il suo linguaggio dell’amore, in modo che possa capirlo e tradurlo. Contrariamente a quanto ci vuole far credere l’idea contrabbandata per amore in Occidente, che è solo l’amore romantico, o come diceva Groucho Marx, gastrite, amare è un lavoro artigianale, di trincea, che richiede intelligenza, creatività, impegno, fantasia, dedizione, decisione di morire a sé. Per uno sposato la famiglia è il monastero, l’amore ai suoi membri una regola monastica alla quale dedicarsi con serietà a volte eroica. Perché non puoi dire di amare Dio se non ami colui che hai vicino. Dio per noi sposati ha il volto del coniuge. A partire da quella relazione che è immagine della relazione trinitaria – a sua immagine, a immagine di Dio siamo maschio e femmina, abbiamo questo regalo dalla nascita, ma la somiglianza ce la dà solo il cammino di conversione, di santificazione – si può poi essere fecondi, prima per i figli, poi per il mondo.

Il punto è che amare non è affatto scontato, come invece ci racconta la cultura che è prevalsa diciamo dal 68, e che tra l’altro è aggravata dal suo tendere alla negazione delle differenze, una delle conseguenze delle teorie del gender – quelle che il Papa definisce uno sbaglio della mente umana, il frutto di una colonizzazione ideologica. Così gli sposi oggi che pensavano di dividere tutto alla pari, dentro e fuori casa, scoprono che è difficile amare l’altro che è un essere appartenente a un’altra specie… scoprire che si è sposato un estraneo, che non parla neanche la nostra stessa lingua (…), che è fatto in modo diversissimo (…), che ha attese diverse sulla vita matrimoniale (…). Inoltre, ed è questo il tema a cui ho dedicato i miei primi due libri, l’uomo e la donna, sempre come dicevo feriti dal peccato, devono combattere in un vero e proprio cammino di ascesi, contro le loro tentazioni che sono, come bene riassunto da san Paolo in Efesini 5, per la donna la tentazione di manipolare, per l’uomo quella dell’egoismo (…).

E così questo lavoro di trincea che è il matrimonio richiede un giudizio su di sé, sulla propria storia, sulle emozioni, sulle vicende che ci capita di vivere, sulle prove (una malattia, un tradimento, l’incontro magari anche casto con una persona che sembra corrisponderci di più, i problemi economici, e poi semplicemente la fatica del quotidiano, la routine, la noia, lo smettere di lavorare su di sé e sulla relazione). L’Amoris Laetitia prende proprio le mosse dal constatare questi problemi, e non si può comprendere l’esortazione se ci si limita alla famigerata questione della comunione ai divorziati risposati, come dice per esempio il professor Stefan Kampowski. L’esortazione infatti individua sei nuclei problematici: l’individualismo, l’emotivismo, una non buona comunicazione della verità del matrimonio anche da parte della Chiesa (come se la questione si riducesse alla procreazione), l’inadeguato accompagnamento delle coppie, l’idealizzazione eccessiva del matrimonio, l’incapacità di risvegliare la fiducia nella grazia. Io, personalmente, trovo gli ultimi due i più importanti. Si idealizza il matrimonio se si aspira a un ideale di amore simbiotico. L’amore per lo sposo è preterintenzionale come dico io, cioè lo ami anche quando ti delude, non ti corrisponde, salvo poi scoprire che proprio nel momento in cui ti fa fare più fatica in realtà ti sta aiutando a convertirti, perché la conversione è sempre un lavoro per via di togliere, come per Michelangelo la scultura. Si dimentica poi che non c’è nessuno sposo e nessuna sposa che possano soddisfare nel profondo le nostre attese, è quella che Giovanni Paolo II chiama la solitudine originaria: l’uomo è fatto per Dio, e solo lui può soddisfare il suo cuore. E qui veniamo all’ultimo punto sollevato dal Papa: l’incapacità di risvegliare la grazia. Quando nei miei incontri pubblici arriviamo a questo, che è al fondo della questione, io capisco che sto annunciando qualcosa che tocca nel profondo il cuore delle persone che sono lì. Perché il punto centrale del matrimonio è che oggi, in un contesto che ha fatto cadere tutti gli esoscheletri, lo puoi vivere solo entrando nella vita della grazia, nella vita del battesimo, una vita in cui affronti una morte, abbracci una croce, e decidi che non sei più tu che vivi ma è Cristo che vive in te, decidi che veramente Gesù è il Signore, e che tu gli affidi tutta la tua vita, e quindi su tutta la tua vita contano di più le sue parole che la tua. Perché Lui vive e regna.

A questo punto è evidente che il senso del matrimonio è l’incontro con Cristo, sacramento del Padre, nello Spirito. E alle amiche che magari mi chiedono consiglio perché stanno combattendo in un matrimonio ferito, faticoso, io dico che in gioco c’è l’amore a Cristo, e che indissolubile per noi non è questione di tempo, non è questione di durata, ma di natura, nasce esclusivo e così rimane, perché prende tutto, come tutto intero è l’amore che ci ha dato Cristo, per salvarci tutti interi, e redimerci. E così la scelta non è fra dovere – fedeltà – e piacere – una nuova relazione, o magari una pacificante solitudine. Ma fra piacere – una nuova storia d’amore – e piacere più grande – la storia d’amore con Dio. Dobbiamo comunicare questo, la pienezza e la gioia di un amore totale che supera la fatica e l’egoismo, che non sono segno che abbiamo sbagliato matrimonio, ma sono la materia prima del matrimonio. Dobbiamo credere noi per primi che il Signore è il bene più grande, e che per amare e seguire lui nulla è troppo, dobbiamo crederci e comunicarlo, ma dobbiamo essere convinti noi per primi, voi per primi, che c’è una bellezza più grande. Dobbiamo però essere credibili, sedurre, attrarre a questa intimità con il Signore, e quindi dobbiamo viverla noi per primi.

Quanto all’Amoris Laetitia, e soprattutto al famigerato capitolo 8, qui voi tutti siete più titolati di me per parlarne. Voglio solo parlare da moglie, da donna che ha incontrato migliaia di coppie in questi anni, e anche un po’ da giornalista, con quindici anni di telegiornale nazionale alle spalle, e adesso tre di Rai Vaticano. Io ero in Sala Stampa della Santa Sede quando è stata distribuita la relatio finalis del Sinodo, e anche per l’uscita dell’esortazione. Circa venti secondi dopo che i fogli ci sono stati dati in mano, mentre ancora io cercavo i paragrafi decisivi, i giornali online titolavano “il Papa apre alla comunione ai divorziati risposati”, dando una notizia falsa e in mala fede, che però rimarrà ciò che il 99% della gente leggerà dell’Amoris Laetitia. Ripeto, non voglio entrare nei tecnicismi del paragrafo 305 e della nota 351, non ne ho gli strumenti. Ma da fedele e da giornalista dico con certezza che la Chiesa non si può permettere di non tenere conto di come le sue posizioni vengono comunicate dai miei colleghi (spessissimo in mala fede) e recepite dal mondo.

In questo clima culturale che io definisco la palude dell’inconscio, l’ultima cosa di cui i fedeli avessero bisogno era la percezione di qualcosa che abbassasse il livello dell’impresa che ci viene chiesta con la fedeltà matrimoniale, qualcosa che relativizzasse, o velocizzasse (Giovanni Paolo II diceva ai giudici della Sacra Rota “non siate veloci nel concedere la nullità perché spesso per un uomo di oggi la sua fedeltà al matrimonio sarà l’unica occasione che avrà per diventare cristiano”). Non ho dunque nessuna pretesa di criticare i contenuti, ma sono certa di come sono stati recepiti, e cioè nel modo totalmente laico e malizioso, tradotto nell’espressione “non c’è più l’indissolubilità”. Così togliamo, come diceva GPII, a tante persone l’unica possibilità che avranno di incontrare veramente intimamente profondamente Cristo. In un mondo di caos serviva più chiarezza, e anche se sono certa che l’AL sia il giusto tentativo di riformare tra gli eccessi lassisti e quelli di troppa durezza, credo che la Chiesa non possa permettersi il lusso di ignorare come viene percepita la sua parola, rischiando di aggiungere caos a caos.

Per esempio, se il ministro della salute cominciasse a parlare a tutti indiscriminatamente dei casi particolari e di tutte le eccezioni in cui non è bene vaccinarsi, nessuno più farebbe vaccinare i propri figli, e scoppierebbe un’epidemia. Invece un singolo medico che conosce il singolo bambino che ha in cura potrà valutare la sua situazione specifica e speciale, e sconsigliare il vaccino, ma la norma generale diffusa a tutti deve rimanere “bisogna vaccinarsi”. Io so, anche da vescovi e cardinali che me lo hanno raccontato, che già da prima dell’AL i criteri in essa esposti venivano applicati ai singoli casi, e veniva concessa la comunione in casi specialissimi, in un cammino spirituale, un discernimento, una paternità spirituale molto accurata da parte di alcuni pastori.

Credo pertanto che fosse bene fornire una piattaforma comune a tutti i pastori, che mediasse tra gli opposti eccessi del lassismo e della rigidità. Ma doveva rimanere un documento interno. Non credo che fosse bene diffonderla a tutti, dandola in pasto a chiunque, perché nella palude attuale, ne abbiamo parlato, che ha come conseguenza pochissimi matrimoni, ancora meno quelli che durano, pochissimi figli, bisognava continuare ad annunciare punti di riferimento fermi e solidi. La Chiesa è madre, e deve conoscere i suoi figli. Alcuni sono adulti, la maggioranza sono infanti nella fede. Io ai miei figli piccoli davo regole ferme, ai grandi spiego le cose provocando la loro libertà. Infatti se spieghi l’ecumenismo a un bambino ti farà il disegno con Gesù che dà la mano a Buddha e ad Allah. Il bambino non è capace di distinguere e quello che recepirà è che tutte le religioni sono sullo stesso piano.

Probabilmente di questo papa Francesco non è pienamente consapevole, anche perché viene da un altro paese, ha ancora negli occhi Videla che ordinava stragi e poi faceva la comunione, mentre dall’altra parte i poveracci morivano di fame, sta ancora combattendo con un cristianesimo bigotto e di potere, che però non è la realtà in Occidente. Nell’Occidente nichilista e pazzo e individualista la povertà su cui chinarsi è anche e direi soprattutto il bisogno di senso, è la ricerca di Dio, è la solitudine dei figli lasciati soli da genitori che non si vogliono più bene, è il dolore di non essere riusciti ad amarsi, è il dolore di una sconfitta e di una mancanza di senso. Di questo bisogno io sono stata testimone tante volte andando in giro per l’Italia. È su queste ferite che voi sacerdoti dovete chinarvi nei confessionali, dicendo che il Signore può tutto, a patto che noi gli consegniamo la nostra vita nell’obbedienza, e la smettiamo di ascoltare questo io pazzo ed egoista che sembra il signore assoluto delle nostre vite.

 

33 commenti to “Appunti sull’Amoris Laetitia”

  1. “Per uno sposato la famiglia è il monastero, l’amore ai suoi membri una regola monastica alla quale dedicarsi con serietà a volte eroica.”

    Io mi sono convertito quando ero già sposato e con figli, all’inizio della conversione quando tutto è rosa e fiori e la fede è molto idealizzata, ogni tanto pensavo di aver sbagliato vita, che sarebbe stato meglio “spendersi” in un monastero, magari trappista, a fare la birra.

    Poi un giorno, in silenzio, ho capito che il mio monastero era appunto la famiglia, da quel giorno fare la lavastoviglie o caricare l’asciugartrice non è stato più lo stesso.

  2. C’ è un pò di tristezza a pensare che a difendere la fede debbano pensare i laici, i pastori invece di guidare

    si accodano al branco !

    • @cacioppogiuseppe

      Ti capisco benissimo. Però la possiamo mettere anche in positivo: quando i pastori tradiscono, lo Spirito Santo suscita i laici. Dio non ci lascia mai soli.

      • La Fede la devono difendere “i cristiani, i fedeli” e non è l’ordine di appartenenza, sposato o chierico, a indicare chi ha più dovere dell’altro. Purtroppo anche questa Credenza determina la crisi della fede attuale è molto spesso la predominanza di un pensiero bigotto e soprattutto “molto clericale”!
        La Fede non è clericale, è del popolo di Dio, dei laici, dove la parola Laico indica appunto appartenente-al-popolo-di-dio.
        Questo vuol dire che sono i battezzati, cioè tutti, sposati e chierici, ad essere responsabili del popolo di Dio, nella stessa forma che viene dalla responsabilità che ognuno di noi ha quando i propri peccati ricadono su tutti.

        Quindi pensiamo che tutti siamo la Chiesa e tutti dobbiamo sentirci responsabili

  3. Aggiungo che si può amare ed imparare ad amare anche scegliendo l’insalata al Super. Guarda meglio chi Dio ti messo al fianco, magari dopo una vita distratta e irresponsabile ed abbine cura fino alla fine, senza scuse e ricatti, e ringrazia. Crescendo così alla fine si diventa adulti.

  4. Giovanni Paolo II diceva ai giudici della Sacra Rota “non siate veloci nel concedere la nullità perché spesso per un uomo di oggi la sua fedeltà al matrimonio sarà l’unica occasione che avrà per diventare cristiano”. Giovanni Paolo II! Papa Francesco invece ha reso i processi più veloci, col vescovo giudice e una sola sentenza…. Si vede che pensa si diventi cristiani in altri modi….. Mettiamo pure che all’inizio sia stata colpa dei giornalisti poi però Papa Francesco ha chiarito con la lettera ai vescovi argentini cosa intendesse…..

    • I giudici della Sacra Rota sono tenuti a pronunciare la sentenza solo dopo aver invocato l’assistenza dello Spirito Santo.
      Se lo fanno, bene , se non lo fanno si assumono una gravissima responsabilità e ne risponderanno a Dio.

      • Sveglia! Lo possono fare i vescovi ormai in quattro e quattr’otto! Qualsiasi vescovo: quello che gira in bicicletta per la chiesa, quello di Padova che abolirebbe il presepe per non disturbare i musulmani, quello di Cagliari che non ha difeso Don Pusceddu, quelli argentini……..

  5. Che dire, tanto di cappello Costanza. Ed aggiungo, visto la platea, hai avuto anche grande coraggio.
    grazie

  6. Costanza, Santa subito!!

  7. Thumbs up! Non mi stancherò di pregare per te perché il buon Dio continui a donarti questa chiarezza e lucidità. Grazie.

  8. Applausi, applausi, Costanza, che meraviglia, che libertà insegni!

    cit. “In un mondo di caos serviva più chiarezza”

    cit. “Nell’Occidente nichilista e pazzo e individualista la povertà su cui chinarsi è anche e direi soprattutto il bisogno di senso”

    (c’è un refuso, “figli” al posto di “fogli” nel nono capoverso)

    • Grazie per gli applausi Roberto e grazie per la segnalazione del refuso.

      • Intervento molto bello e profondo.
        In particolare la parte dove hai messo in evidenza la differenza di problematiche affrontate dai cristiani nel mondo occidentale, rispetto a quello da cui proviene il papa.
        Papa Francesco sta affrontando davvero un pontificato molto difficile, preghiamo perché si senta sostenuto nella sua missione

  9. Bellissimo intervento!
    Degno di riflessione per più di un aspetto.

    Annoto: «L’Amoris Laetitia prende proprio le mosse dal constatare questi problemi, e non si può comprendere l’esortazione se ci si limita alla famigerata questione della comunione ai divorziati risposati, come dice per esempio il professor Stefan Kampowski. L’esortazione infatti individua sei nuclei problematici: l’individualismo, l’emotivismo, una non buona comunicazione della verità del matrimonio anche da parte della Chiesa (come se la questione si riducesse alla procreazione), l’inadeguato accompagnamento delle coppie, l’idealizzazione eccessiva del matrimonio, l’incapacità di risvegliare la fiducia nella grazia.»

    Ma al di là della assolutamente condivisibile “certezza che la Chiesa non si può permettere di non tenere conto di come le sue posizioni vengono comunicate dai miei colleghi (spessissimo in mala fede) e recepite dal mondo”, come mai tanti fedeli che si direbbero tra i più adulti e formati, di tutta la ricchezza di questi 6 nuclei, solo di un aspetto hanno saputo parlare e straparlare?

    • “solo di un aspetto hanno saputo parlare e straparlare?”

      Forse perché se uno costruisce una barca con un buco sotto la linea di galleggiamento, è inutile parlare del resto se la barca affonda?

      In ogni caso, per semplicità si riducono i problemi al capitolo 8, perché sono enormi e gravi. Ma ci sono problemi anche da altre parti, come è stato fatto rilevare da molti.

      • O forse perché si è incapaci di vedere null’altro che buchi e l’affondare di una barca che non è governata da noi e che in ogni caso NESSUNO potrà mai affondare.

        • La barca non può affondare, ma negli incidenti può lasciar perire molti passeggeri.

          Comunque, sull’inaffondabilità e sul “non governata da noi” Don Ariel – proprio criticando la AL – scrisse qualcosa di interessante:

          Dopo la collisione del Titanic con l’iceberbg, mentre mi allontanavo a bordo di una scialuppa, udivo alle mie spalle la musica e vedevo a distanza le persone che seguitavano a danzare sulle note dell’orchestra nella sala delle feste, dicendosi gli uni con gli altri: «Non c’è pericolo alcuno, sebbene vi sia stato un “piccolo” incidente, perché questa nave è “inaffondabile”». E queste sono le stesse parole di coloro che nella nostra attuale situazione di sfacelo ecclesiale rassicurano se stessi e gli altri dicendo: «La Chiesa è di Cristo, ed è governata dallo Spirito Santo, quindi ci penserà Lui».

          Questa frase l’ho sentita proferire sempre più spesso nel corso degli ultimi tempi, sia da vescovi sia da presbiteri, sebbene nessuno di costoro abbia però risposto ad una mia domanda precisa e inequivoca: «E l’uomo, in particolare noi chiamati a partecipare al Sacerdozio ministeriale di Cristo e scelti come pastori in cura d’anime, quale precisa funzione abbiamo, nell’economia della salvezza? Forse di rimanere sopra il ponte a danzare mentre la nave “inaffondabile“ affonda, certi e sicuri che comunque ci penserà lo Spirito Santo di Dio? Perché è vero, che la Chiesa è sua; è vero che la Chiesa è un corpo di cui Cristo è capo e noi membra vive [cf. I Col 1,18], ma è anche vero che Cristo, la sua Chiesa, ce l’ha affidata, proprio come ha affidato alle nostre mani il sacro mistero del suo Corpo e del suo Sangue, come ci ha affidato la devota custodia dei suoi Sacramenti di grazia, come ci ha affidato il Popolo dei Christi fideles nel grande progetto del mistero della redenzione». Pertanto, chiunque si ponga in pigra, codarda e impotente attesa che scenda lo Spirito Santo di Dio a toglierci dai guai, dicendo semmai nel mentre a sé stesso «ma chi me lo fa fare, di andarmi a inguaiare», non ha capito nulla dell’essenza del mistero della creazione dell’uomo e della Chiesa voluta da Cristo come Sacramento di salvezza. Pertanto, coloro che ragionano in questi termini, oltre ad essere delle guide cieche [Mt, 15, 14] sono in tutto e per tutto degli atei ecclesiastici messi sul libro paga d’oro del Demonio [cf. Mt 23, 24-39], il quale Demonio oggi ci sta distruggendo non attraverso i nostri peccati di azione ma attraverso i nostri peccati di omissione.

          Che la Chiesa sopravvivrà sino al ritorno del Verbo di Dio alla fine dei tempi, è scritto nel deposito della nostra fede, ma sul deposito della nostra fede non è scritto quale Chiesa troverà il Signore al Suo ritorno. Cosa che ritengo sia stata spiegata in modo esauriente dal suo monito: «E quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terrà?» [cf. Lc 18, 1-8].

    • @Bariom

      “Ma al di là della assolutamente condivisibile “certezza che la Chiesa non si può permettere di non tenere conto di come le sue posizioni vengono comunicate dai miei colleghi (spessissimo in mala fede) e recepite dal mondo”, come mai tanti fedeli che si direbbero tra i più adulti e formati, di tutta la ricchezza di questi 6 nuclei, solo di un aspetto hanno saputo parlare e straparlare?”

      Amoris laetitia (come ha confermato il Papa che l’ha firmata) intende ammettere all’assoluzione sacramentale e all’Eucaristia divorziati risposati perseveranti nella convivenza more uxorio, cioè adulteri, cioè chi si trova in stato di peccato grave oggettivo. Questo è inaccettabile e non è una illazione dei giornalisti incapaci o prevenuti o di lettori maldestri. Ripeto: l’ha chiarito al vescovi della regione Buenois Aires il Papa che l’ha firmata.

      Nei confronti di questa degenerazione inaccettabile, che contrasta con il Magistero autentico della Chiesa (consultare san Giovanni Paolo II per tutti i ragguagli del caso), il dovere di un cristiano è di opporsi, anche se a promuoverla è il Papa in persona, sventuratamente caduto in grave errore (come è possibile che accada, non essendoci scritto da nessuna parte che il Papa non possa incorrere in grave errore).

      Quanto agli altri sei nuclei, è evidente che se concedo l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia a divorziati risposati convivente more uxorio attento con ciò stesso nei fatti all’indissolubilità del matrimonio stesso, ossia insidio il matrimonio nella sua intima natura voluta da Dio.

      Quindi, se concedo l’assoluzione sacramentale e l’Eucaristia a un divorziato risposato convivente more uxorio non sarò affatto credibile se perorerò la fedeltà coniugale, perché con quella inaccettabile concessione mino il senso stesso della fedeltà coniugale.

      E non sarò nemmeno credibile se voglio ridestare la fiducia nella grazia, perché sono io il primo a difettare di fiducia nella grazia se permetto che un divorziato risposato convivente more uxorio acceda all’Eucaristia con la motivazione (incompatibile con il Magistero della Chiesa) che ci sarebbero divorziati riposati che proprio non possono interrompere la convivenza more uxorio.

      E con quale credibilità accompagnerò i fidanzati a scoprire la bellezza del matrimonio, se concorro a imbrattare questa bellezza col minare quell’assoluta indissolubilità senza la quale il matrimonio perde l’intima sua bellezza?

      E se nel numero 303 (leggere per credere) sostengo che in certi casi lo stato di adulterio o di fornicazione sono “per il momento la risposta generosa che si può offrire a Dio” (!), addirittura “la donazione che Dio stesso [!!] sta richiedendo in mezzo alla complessità concreta dei limiti”, con che credibilità racconterò che, come c’è scritto nel catechismo (n. 2390), le libere unioni costituiscono “un’offesa alla dignità del matrimonio; distruggono l’idea stessa della famiglia; indeboliscono il senso della fedeltà. Sono contrarie alla legge morale: l’atto sessuale deve avere posto esclusivamente nel matrimonio; al di fuori di esso costituisce sempre un peccato grave ed esclude dalla comunione sacramentale”?

      Capisco la volontà cristiana di salvare tutto il salvabile e di non estinguere il lucignolo già flebile e fumigante, ma il valore di un documento s’intende leggendolo nelle sue parti non meno che nella sua, e il capitolo 8 è tale da mettere in crisi anche quanto di buono si può rinvenire nel resto del documento, per i motivi che ho detto (e altri che ripeto qui da mesi).

      E’ ovvio, poi, che, come stanno facendo alcuni vescovi (vedi Chaput di Philadelphia) i quali evidentemente concordano col sottoscritto, il modo più saggio di usare pastoralmente Amoris laetitia a reale beneficio dei fedeli è quello di far finta che l’inaccettabile capitolo 8 non esista o non dica quello che di inaccettabile il Papa ha fatto sapere che vuol dire, e di usare solo di quelle parti che sono conformi al Magistero autentico della Chiesa.

      • @Alessandro,

        va bene… allora mettiamo all’indice AL! Nulla c’è da salvare.

        Quindi non c’è un “modo saggio” di utilizzare pastoralmente AL, perché “far finta che l’inaccettabile capitolo 8 non esista…” è di per sé mistificazione.

        Almeno siamo coerenti.

        • @Bariom

          O neghi quello che ho detto sul capitolo 8 (argomentando), oppure (argomentando) neghi che il capitolo 8 non può che ripercuotersi sul resto del testo come ho mostrato nel mio commento, oppure non puoi che concludere che fanno benissimo quei vescovi che, ben vedendo l’errore del Papa in Amoris laetitia, non accettano che i fedeli siano traviati da quell’errore, non lo assecondano, quindi se ne infischiano del capitolo 8 e, dei restanti capitoli, usano nella misura in cui sono conformi al Magistero autentico della Chiesa. Così agiscono i vescovi polacchi e la maggior parte di quelli americani.

          Quasta non è mistificazione, è pregevole saggezza pastorale nei confronti del gregge che va pasciuto e non danneggiato, e quindi va preservato per qunato possibile dal disorientamento e dai danni che subirebbe se i Pastori assecondassero i gravi errori presenti in Amoris laetitia.

          Se, dopo sette mesi dall’uscita dell’esortazione, non vedi ancora la gravità di questi errori, mi dispiace sinceramente per te.

          • @Alessandro, non credo sia questione di mese più mese meno…
            Vedo la gravità degli errori per come li hai esposti (anche perché molto ben esposti), ma domando: posso rimanere non del tutto convinto?

            Devo per forza dichiararmi convinto per ottenere l’approvazione di chi non saprei?

            Ti ringrazio per il sincero dispiacere 😉

      • ma il valore di un documento s’intende leggendolo nelle sue parti non meno che nella sua interezza

  10. Costanza, sono in piena sintonia con te.
    Penso che siamo chiamati, come laici cristiani, ad essere immagine dell’amore di dio per l’uomo, un amore tanto grande e indissolubile da aver sacrificato suo figlio, e averlo risorto!
    Alleanza indissolubile quella di Dio per noi… Alleanza indissolubile quella matrimoniale, affinché qualcuno vedendo noi amarci nonostante tutto, possa vedere l’amore fedele di Dio.
    Guai a noi se ci proclamiamo cristiani e siamo di scandalo rompendo questa alleanza.
    Noi siamo vasi di creta affinché sia manifesto che la sublimità di questo amore viene da Dio e non da noi!
    Per me il mio matrimonio è davvero la strada per la mia conversione! E ne ringrazio Dio!

  11. Chiedo scusa Costanza, ma c’è una fonte certa sulla affermazione di GPII? Anche perché la nullità non viene “concessa” ma riconosciuta. Essere fedele a un matrimonio che non è mai esistito (questa è la nullità) mi pare un contro senso.
    Un abbraccio
    Giovanni

  12. Costanza, sei una gran persona.

  13. Considerazioni meravigliose e vere! Non ricordo quale Santo diceva che per arrivare alla santità bisogna sposarsi ….è così, ogni giorno ci sarebbero mille motivi per arrabbiarsi , per litigare, per dire: “Te l’avevo detto, ho ragione io!” Io, io, io, e l’altro sparisce, non lo guardiamo più, Non é importante cosa prova, cosa pensa, se soffre, se si sente solo….io ho ragione….e così questo muro cresce e ci si allontana e non ci si conosce più, non ci si capisce più ma il Signore , il nostro Papà, che desidera solo la nostra vera e profonda felicità, se gli permettiamo di entrare nel nostro cuore anche con uno spazietto piccolo , anche solo con un desiderio di un momento, un gemito, ecco che interviene e prima ci dona la pace perche’ percepiamo il suo immenso amore e poi ci permette di distruggere quel muro e di riavvicinarci al marito/moglie senza pretese, senza piu’ pensare”DOVREBBE VENIRE LEI/LUI DA ME….” ma desiderando l’unione, di nuovo, la.comunione, la complicita’, L ‘amore vero!!! È possibile, donarsi è possibile, perdonare è possibile ,amare e’ possibile,perche’ siamo stati riempiti, amati, perdonati !!!! Grazie Costanza!

  14. “Ma da fedele e da giornalista dico con certezza che la Chiesa non si può permettere di non tenere conto di come le sue posizioni vengono comunicate dai miei colleghi (spessissimo in mala fede) e recepite dal mondo.”

    Credo che questo sia un problema non da poco. E’ questo continuo dire e non dire, dire sì ma anche no…. che crea grande confusione per cui ormai non esiste più la Verità ma tante verità che si cerca di tenere insieme con la scusa della pastorale che cambia di fronte ad una dottrina che rimane immutabile. Ma se poi ognuno può interpretare come vuole…. con che coraggio si può dire che la dottrina non è cambiata?

    E visto che gli episodi di fraintendimento sono stati tanti, sinceramente non riesco più a vederci buona fede, ma solo una precisa volontà di creare confusione e distruggere uno a uno i punti fermi della nostra fede

  15. Buongiorno e grazie per questo articolo. Io ho tanto bisogno di discernimento e chiarezza e trovo difficile capire dov’è la verità. Credo che la piu’ grande carità in questo momento sia, per chi ha questo dono del discernimento e ha piu’ cultura e formazione di me (“comune” mortale), di aiutare gli altri a capire e giudicare criticamente… Eleonora

  16. I cardinali Caffarra, Brandmüller, Burke e Meisner rivolgono un appello al Papa perché faccia charezza su Amoris laetitia, rispondendo a cinque precise domande:

    “Beatissimo Padre,

    a seguito della pubblicazione della Vostra Esortazione Apostolica “Amoris laetitia” sono state proposte da parte di teologi e studiosi interpretazioni non solo divergenti, ma anche contrastanti, soprattutto in merito al cap. VIII. Inoltre i mezzi di comunicazione hanno enfatizzato questa diatriba, provocando in tal modo incertezza, confusione e smarrimento tra molti fedeli.

    Per questo, a noi sottoscritti ma anche a molti Vescovi e Presbiteri, sono pervenute numerose richieste da parte di fedeli di vari ceti sociali sulla corretta interpretazione da dare al cap. VIII dell’Esortazione.

    Ora, spinti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale e desiderando mettere sempre più in atto quella sinodalità alla quale Vostra Santità ci esorta, con profondo rispetto, ci permettiamo di chiedere a Lei, Santo Padre, quale supremo Maestro della fede chiamato dal Risorto a confermare i suoi fratelli nella fede, di dirimere le incertezze e fare chiarezza, dando benevolmente risposta ai “Dubia” che ci permettiamo allegare alla presente.”

    http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351414

    • Questa lettera era stata inviata privatamente ma poiché la misericordia non è prevista per i servi di Dio non aveva risposto. Allora l’hanno resa pubblica. Non risponderà lo stesso con grave arroganza del potere.

    • Ampia copertura anche sulla Bussola e sui maggiori siti cattolici americani (LifeSiteNews, NCRegister,… ).

      It is noteworthy that of the four signatories, three are retired cardinals, thus unable to be removed from offices by a pope who has demonstrated a willingness to remove from office those who do not share his vision. Cardinal Burke is the only one not retired.

      Non capisco come mai tutte queste precauzioni…

      • Già davvero: eppure è così buono. Va pure a trovare i preti sposati…. Quelli perseguitati no, sono troppo cattivi..

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