Essere uomini, essere vivi, essere realisti ed essere cristiani

di admin @CostanzaMBlog

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di Giulia Tanel

«Posso chiederle una cosa? È una domanda che mi frulla in testa dal primo momento che l’ho incontrata…», Malthus si voltò verso il suo compare, guardandolo dritto in faccia. «Dite, dite pure», acconsentì Pecherton.
«Perché diavolo sorride sempre? Cioè, è una malattia, la vostra? O siete semplicemente toccato?».
«In effetti sì, lo è. Si tratta di una malattia piuttosto grave, una malattia che, una volta che ti ha preso, non ti abbandona mai».
«Ma… è contagiosa?», chiese Malthus preoccupato.
«Oh, cielo, contagiosa come nessun’altra!», esclamò il presunto malato, destando in entrambi gli uomini all’interno dell’auto un certo disagio, tanto da indurlo ad aggiungere in fretta: «Ma è una malattia che chiunque vorrebbe contrarre, non temete».
«Chi mai vorrebbe contrarre una qualunque malattia?», chiese perplesso l’esattore.
«Chiunque voglia essere un uomo vivo».
«Ma di che male si tratta, insomma?».
«Visto che ci tenete a saperlo, questo male così tremendo si chiama realismo».


Essere uomini, essere vivi, essere realisti ed essere cristiani. Si tratta di quattro affermazioni apparentemente banali ma che, se si riflette, di scontato non hanno nulla. In quanti, al giorno d’oggi, possono dire di aver fatto propri questi attributi e di riuscire a incarnarli nella “complicata banalità” del vivere quotidiano? Probabilmente in pochi. Ma si badi bene che questa constatazione non diventi una scusa per non mettersi il gioco: il viaggio alla loro conquista è per tutti: «[…] bastano un buon cuore e una volontà salda».

Ed è proprio questo viaggio verso una nuova vita, più fertile, che viene narrato dal giovane Edoardo Dantonia nel suo libro d’esordio Rivolta alla locanda – la quarta preziosa pubblicazione della collana UOMOVIVO della Berica Editrice –, che deve molto al cristianesimo incarnato nella felice penna del profetico G. K. Chesterton.

Un viaggio, quello del giovane protagonista Friedrich Malthus, ambientato in un contesto sociale segnato dai paradossi, primo tra tutti il folle desiderio degli uomini di creare un mondo a proprio piacimento. E un viaggio compiuto sotto la paterna guida (… e quanta nostalgia c’è, nei ragazzi di oggi, di figure di virgiliana memoria!) del caricaturale Alonso Pecherton: il che, come in ogni avventura che si rispetti, non fa che arricchire il racconto di esilaranti episodi e colpi di scena.

Come scrive l’Autore, Malthus ha il privilegio di nascere per la seconda volta: «Siete di fronte a un nuovo mondo! Voi siete nato oggi! […]Guardi! Guardi l’umanità viva! Senta il vento tra i capelli! Ascolti il suono del mondo che gira!». È, questa, una fortuna concessa a poche persone ma che – leggendo tra le righe – viene proposta anche ai Lettori, nessuno escluso, al fine di andare a fondo di se stessi e scoprire il proprio valore: infatti – si domanda retoricamente Pecherton – «il fatto che nel mondo ci sono miliardi di persone dovrebbe impedirci di considerare ognuna di esse una meraviglia che cammina?».

Arrivati a questo punto della lettura, qualcuno potrebbe comprensibilmente sollevare un’obiezione: perché mai una persona mediamente intelligente dovrebbe abbandonare la comodità edonistica dell’immobilismo, che tutto ovatta e niente spera?

La risposta, adatta solo per persone rivoluzionarie, emerge pagina dopo pagina ed è di fondamentale importanza: è necessario intraprendere questo viaggio per diventare uomini, per essere vivi, per non farsi imbrogliare da mefitiche ideologie che di realistico hanno poco e, last but non least, per potersi finalmente dire cristiani, che poi altro non è che «l’unico modo di vivere degnamente, è ovvio».

2 commenti to “Essere uomini, essere vivi, essere realisti ed essere cristiani”

  1. “L’unico modo di vivere degnamente, è ovvio” Se fosse così ovvio saremmo tutti ovviamente felici. Il viaggio è breve, il cammino lungo.

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