Il desiderio della contemplazione di Dio

di admin @CostanzaMBlog

 

In questo tempo di scontri e di dibatti, di tante parole e di urla, di rumori di guerra e di conflitti, conflitti anche di parole e di pensieri, di supposte verità e improbabili discernimenti, di giudizi e di condanne, di insulti e di sberleffi, di negazioni e censure, di dolori e omicidi, di martirio e povertà, che è pur sempre Avvento, propongo questi pensieri di Sant’Anselmo, che sono quasi una lirica, quasi un pianto, una accorata supplica, l’immagine della nostra misera realtà  che ci riportano al centro, al cuore, al fulcro, all’essenza della vita di un Cristiano, senza la quale, nulla cambierà, tutto resterà come pare sia ora.

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Orsù, misero mortale, fuggi via per breve tempo dalle tue occupazioni, lascia per un po’ i tuoi pensieri tumultuosi. Allontana in questo momento i gravi affanni e metti da parte le tue faticose attività. Attendi un poco a Dio e riposa in lui.

Entra nell’intimo della tua anima, escludi tutto tranne Dio e quello che ti aiuta a cercarlo, e, richiusa la porta, cercalo. O mio cuore, dì ora con tutto te stesso, dì ora a Dio: Cerco il tuo volto. «Il tuo volto, Signore, io cerco» (Sal 26, 8).
Orsù dunque, Signore Dio mio, insegna al mio cuore dove e come cercarti, dove e come trovarti. Signore, se tu non sei qui, dove cercherò te assente? Se poi sei dappertutto, perché mai non ti vedo presente? Ma tu certo abiti in una luce inaccessibile. E dov’è la luce inaccessibile, o come mi accosterò a essa? Chi mi condurrà, chi mi guiderà a essa si che in essa io possa vederti? Inoltre con quali segni, con quale volto ti cercherò? O Signore Dio mio, mai io ti vidi, non conosco il tuo volto.
Che cosa farà, o altissimo Signore, questo esule, che è così distante da te, ma che a te appartiene? Che cosa farà il tuo servo tormentato dall’amore per te e gettato lontano dal tuo volto? Anela a vederti e il tuo volto gli è troppo discosto. Desidera avvicinarti e la tua abitazione è inaccessibile. Brama trovarti e non conosce la tua dimora. Si impegna a cercarti e non conosce il tuo volto.
Signore, tu sei il mio Dio, tu sei il mio Signore e io non ti ho mai visto. Tu mi hai creato e ricreato, mi hai donato tutti i miei beni, e io ancora non ti conosco. Io sono stato creato per vederti e ancora non ho fatto ciò per cui sono stato creato.
Ma tu, Signore, fino a quando ti dimenticherai di noi, fino a quando distoglierai da noi il tuo sguardo? Quando ci guarderai e ci esaudirai? Quando illuminerai i nostri occhi e ci mostrerai la tua faccia? Quando ti restituirai a noi?
Guarda, Signore, esaudisci, illuminaci, mostrati a noi. Ridonati a noi perché ne abbiamo bene: senza di te stiamo tanto male. Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri sforzi verso di te: non valiamo nulla senza te.
Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.

Dal «Proslògion» di sant’Anselmo, vescovo
(Cap. 1: Opera omnia, ed. Schmitt, Seckau-Edimburgo 12938, 1, 97-100)

20 commenti to “Il desiderio della contemplazione di Dio”

  1. grazie a Bariom per la segnalazione

  2. Ufficio delle letture di questa mattina…

  3. Esulto di gioia perché ti vedrò!
    Finalmente ti vedrò!
    Anche se fosse solo quando mi giudicherai, ti vedrò …
    E alla fine, quando tornerai nella gloria e farai risorgere il mio corpo, questi miei occhi ti vedranno!

  4. Beati coloro che crederanno senza aver visto…….

    • Scusa, ma non capisco …
      Leggo una certa polemica verso quanto ho scritto …
      Voglio precisare che io attualmente “non vedo”. Ciò non toglie che io desideri vedere.
      Inoltre credo proprio che questo desiderio sia ISPIRATO DA DIO stesso.
      In cosa pensi consista il ‘Paradiso’? Lì infatti vedremo e non avremo più bisogno della Fede.
      Io intendevo il vedere per contemplare non per verificare ….
      Se poi ti piace la polemica ti dirò: chi non desidera vedere l’amato non lo ama affatto.

      • @Jonny, non credo sia polemica nei tuoi confronti…

        D’altronde sarebbe polemica con lo stesso Atanasio che scrive: “Signore, tu sei il mio Dio, tu sei il mio Signore e io non ti ho mai visto. Tu mi hai creato e ricreato, mi hai donato tutti i miei beni, e io ancora non ti conosco. Io sono stato creato per vederti e ancora non ho fatto ciò per cui sono stato creato.”

        Semmai e sottolineatura della fede che non esige prova “visiva” 😉

        • Esatto, caro Bariom, la Fede non esige “prova visiva”, ma la Carità anela alla Visione …

          Inoltre sarebbe polemica anche contro Ireneo (scusate la lunga citazione, ma ci tengo):
          “Quelli che vedono Dio parteciperanno alla vita, perché lo splendore di Dio è vivificante. Per questo colui che è inafferrabile, incomprensibile e invisibile si offre alla visione, alla comprensione e al possesso degli uomini, per vivificare coloro che lo comprendono e lo vedono. Infatti la sua grandezza è imperscrutabile, e la sua bontà inesprimibile; ma attraverso di esse egli si mostra e dà la vita a quelli che lo vedono. È impossibile vivere senza la vita, e la vita consiste essenzialmente nel partecipare a Dio, partecipazione che significa vedere Dio e godere della sua bontà. Gli uomini dunque vedranno Dio e così vivranno: questa visione li renderà immortali e capaci di Dio. Questo è ciò che era stato rivelato in figura dai profeti: Dio può essere visto dagli uomini che portano il suo Spirito e aspettano senza stancarsi la sua venuta. Così dice infatti Mosè nel Deuteronomio: In quel giorno vedremo, perché Dio parlerà all’uomo e questi vivrà (Dt 5,24)… Colui che opera in tutti, quanto alla sua potenza e grandezza, resta invisibile e inesprimibile per tutti gli esseri creati da lui; e tuttavia non è loro completamente sconosciuto, perché tutti arrivano, attraverso il suo Verbo, alla conoscenza dell’unico Dio Padre, che contiene tutte le cose e a tutte dà l’esistenza, come dice anche il Vangelo: Dio nessuno l’ha mai veduto; il Dio unigenito che è nel seno del Padre, egli lo ha rivelato (Gv 1,18). Fin dal principio dunque il Figlio è il rivelatore del Padre, perché fin dal principio è col Padre: le visioni profetiche, la diversità dei carismi, i suoi ministeri, la glorificazione del Padre, tutto egli, nel tempo opportuno, ha fuso in melodia ben composta e armoniosa per l’utilità degli uomini. Dove infatti c’è composizione, c’è armonia; dove c’è armonia, c’è esatta misura di tempo, e dove c’è tempo opportuno, c’è utilità. Per questo il Verbo si è fatto dispensatore della grazia del Padre per l’utilità degli uomini, in vista dei quali ha compiuto tutta l’economia della salvezza, mostrando Dio agli uomini e collocando l’uomo a fianco di Dio; salvaguardando l’invisibilità del Padre perché l’uomo non arrivasse a disprezzare Dio e avesse sempre qualcosa da raggiungere, e nello stesso tempo rendendo Dio visibile agli uomini con l’insieme della sua economia, per impedire che l’uomo, privato totalmente di Dio, cessasse addirittura di esistere. Infatti la gloria di Dio è l’uomo vivente, e la vita dell’uomo consiste nella visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso la creazione dà la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più la manifestazione del Padre attraverso il Verbo è causa di vita per coloro che vedono Dio!”
          Ireneo di Lione, Contro le eresie, 4,20,5-7

          • D’altronde «…chi vede me, vede colui che mi ha mandato.» Giovanni 12,45
            Non a caso è stata scelta l’immagine per questo post 😉

            Seppure, nel concreto, non sia sempre semplice vedere il volto di Cristo… ma neppure i ciechi del Vangelo di oggi lo potevano (fisicamente) vedere, eppure la loro fede gli ha ottenuto la vista 🙂

      • Questo del “Beati coloro che crederanno senza aver visto” è un passaggio che, se non ricordo male, ha un po’ sofferto nelle traduzioni…

        http://www.gliscritti.it/approf/areopago/potterie2.htm
        «L’imprecisione introdotta dai traduttori riguardo al tempo dei verbi usati da Gesù è servita a cambiare il senso delle sue parole e a riferirle non più a Giovanni e agli altri discepoli, ma ai credenti futuri. E’ passata così inconsapevolmente l’interpretazione del teologo esegeta protestante Rudolf Bultmann,che traduceva i due verbi del passo al presente (“Beati coloro che non vedono e credono”) per presentarla “come una critica radicale dei segni e delle apparizioni pasquali e come un’apologia della fede privata di ogni appoggio esteriore” (Donatien Mollat).»

        Insomma, non accapigliamoci e alla larga da Bultmann come dalla peste.

  5. eh,bel tempismo. stavo giusto dando una riguardata ieri al monologion ed al proslogion( assieme alla fides et ratio di Ben.XVI ricordandomi che,qualcuno, non riesece ancora a conciliare fede e ragione. esistenza di Dio e logica…

  6. Splendido! …..Grazie Costanza!…..Grazie…S.Anselmo.

  7. …sontuoso manierismo medievale!

    • Ho appena finito di rileggere «Pour en finir avec le Moyen Age” di Régine Pernoud. Breve e geniale. Se lo legga anche lei, le passerà il saporaccio di bocca.

  8. L’ha ribloggato su Luca Zacchi, energia in relazionee ha commentato:
    Guarda, Signore, esaudisci, illuminaci, mostrati a noi. Ridonati a noi perché ne abbiamo bene: senza di te stiamo tanto male. Abbi pietà delle nostre fatiche, dei nostri sforzi verso di te: non valiamo nulla senza te.
    Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti.

    Dal «Proslògion» di sant’Anselmo, vescovo
    (Cap. 1: Opera omnia, ed. Schmitt, Seckau-Edimburgo 12938, 1, 97-100)

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