La questione del cognome, un attacco alle radici

di Costanza Miriano 

Adesso, che sia io a difendere l’importanza, il valore, la sacralità del nome è davvero surreale. Io i nomi me li dimentico qualche decimo di secondo dopo averli sentiti, senza battere ciglio. A volte non li sento neanche mentre me li stanno dicendo, tutta presa come sono dall’osservare le facce, per cercare di carpire i segreti più profondi – sarà felice? – da una piega della palpebra, dalla postura. Non mi ricordo un generale, un presidente, una città neanche se mi pagano; attraverso sale piene di gente con un sottile senso di panico, studiando formule generiche e il più possibile vaghe – “eh, che bello, era tanto che mi chiedevo come stessi”; “ti ho pensata” – per prendere tempo nella speranza di ricordarmi come cavolo si chiama quella persona che lo so, ne sono certa, io conosco bene, benissimo.

Eppure anche io, che non me ne ricordo uno neanche per sbaglio, riconosco quanto sono importanti i nomi. Nomina sunt numina rerum. I nomi racchiudono il valore simbolico. I nomi servono a ordinare il nostro mondo culturale. Nella Bibbia i nomi sono segno del rapporto con Dio, che spesso cambia nome ai suoi eletti. E quando l’uomo dà i nomi alle specie naturali ne segna la gerarchia. Gesù stesso, poi, è il verbo incarnato.

Che il nome non sia semplicemente un nome, una composizione casuale di lettere dell’alfabeto, lo sanno anche i promotori della legge appena passata alla Camera, che vuole rendere più facile per i genitori aggiungere al proprio figlio il cognome della madre, oltre a quello del padre. Lo sanno così bene che è chiaro che il loro obiettivo non è attaccare il nome, ma quello che rappresenta. Chi sostiene – come per esempio sul Corriere della sera Maria Laura Rodotà – che la scelta del cognome dovrebbe essere libera e fatta di comune accordo tra i genitori, in realtà ne fa una questione di patriarcato, di comando, di presunto dominio da sovvertire. Insomma, sostiene la Rodotà, e molte femministe con lei, il piccolo Kevin deve potersi chiamare sia Rossi come la mamma, che Bianchi come il babbo. O magari tutti e due. Rossi Bianchi. O anche Bianchi Rossi. Parità ovunque, nel lavare i piatti e sui documenti.

Ad essere attaccata, diciamo la verità, è l’autorità paterna, l’obbedienza, il senso della gerarchia.

Come tutte le costruzioni ideologiche, anche questa prescinde dalla realtà. Quando non raccogliamo i dati reali e partiamo con le nostre teorie basate solo sulle idee, prendiamo facilmente sonore cantonate. Mi chiedo, tanto per cominciare, come si potrebbe poi, soprattutto a distanza di tempo, mettere ordine nelle parentele, nelle genealogie. Come andare a ritroso nelle generazioni e cercare di ricostruire i legami familiari magari sbiaditi nel tempo. Sarebbe inutile persino andare a cercare i cari tra le lapidi del cimitero, o all’anagrafe della parrocchia, tra i battesimi di tanti decenni fa. Sarebbe una complicazione burocratica, poi, senza fine. Se un Rossi Bianchi si sposa con una Verdi Neri, poi, il figlio come si chiamerà? Quattro cognomi? Ma prima la nonna materna? E se mia suocera si offende? E tutto per che cosa, poi? Per dare l’ennesima picconata alla figura paterna, come se ne avesse ancora bisogno.

Qui non è questione di essere cattolici, che sia chiaro. Gli ambiti in cui noi credenti siamo liberi sono spesso più grandi e vasti di quanto pensiamo, e la questione del cognome non è certo un dogma di fede. Stiamo parlando di non complicare le cose. L’ideologia è talmente accecata nella sua foga – distruggere tutto quello che rimanda a un’autorità – che diventa stupida.

Quanto a me, sono molto orgogliosa di avere contribuito a generare quattro persone che portano il cognome di mio marito. Due di loro, maschi, lo tramanderanno ai loro figli, spero. Anche se quando cerco di vaticinare le somiglianze, e ovviamente mi sembra chiarissimo che tutti i pregi i miei bambini li hanno presi da me, mentre i difetti li attribuisco ai geni di mio marito, io in realtà sono contenta che i miei figli, ai quali ho prestato il mio sangue e il corpo, ho dato il latte, abbiano preso insieme al patrimonio genetico il nome del loro padre. Sono contenta anche per loro: così sanno chi sono, da dove vengono. Sanno chi è il padre che al momento di uscire dal nido li spingerà nel viaggio più importante della vita, quello verso il Padre.

Pubblicato nel 2011 come Attacco alle radici

45 pensieri su “La questione del cognome, un attacco alle radici

  1. A essere attaccata, qui, è anche la Storia (e perdonatemi se la scrivo con la maiuscola ma è così che la penso). Cos’altro è infatti la nostra possibilità di ricordare chi siamo e da dove veniamo, come dice Costanza nell’ultimo paragrafo? Memoria e identità, la consapevolezza delle nostre radici e di chi siamo. Non è un attacco da poco. Resisterò insegnando a quanta più gente possibile come si ricostruisce il proprio albero genealogico.

  2. cinzia

    L’ennesimo attacco alla famiglia, alla possibilità di ripercorrere la nostra storia…. Perfettamente coerente con l’eterologa, l’adozione per le coppie omosessuali, etc. etc.

  3. Fa piacere questo articolo da parte di Costanza come i primi due commenti siano di donne (e sono certo altri dello stesso segno seguiranno), perché se li fa un uomo, subito si è bollati di vetero-patrialcal-maschilismo…

    Per il resto… Chi discendeva dalla Casa di Davide??

    1. O Radix Jesse,
      qui stas in signum populorum,
      super quem continebunt reges os suum (*),
      quem gentes deprecabuntur:
      veni ad liberandum nos,
      jam noli tardare.

      (*) “davanti a te i re della terra tengono a freno la lingua” (!)

  4. Massimo

    Non vedo il problema. La madre non è radice quanto il padre? Cosa cambia praticamente nella ricostruzione delle parentele? E dell’albero genealogico? Conta solo quello del padre? Davvero non vi capisco…

    1. Aleph

      Nemmeno io non li capisco. Perché non dovrebbe essere trasmesso anche il cognome materno? Si tratta di una pratica culturale che non c’entra nulla con la fede. Quello che discendeva “dalla casa di Davide” è un esempio che serve a darvi la zappa sui piedi, visto quanto si insiste sul fatto che non fosse davvero figlio di suo padre Giuseppe. Ben venga il doppio cognome!

  5. Cinzia

    Non solo un attacco alle radici… Si aprono scenari inquietanti, che altrove sono già aperti

    Con il quinto paragrafo ogni ritegno è stato bandito. Cito testualmente: “Il genitore che detiene l’affido esclusivo o congiunto con l’altro genitore di un minore non sposato e che vive con i due partner di una unione civile può, insieme al suo partner, dare al bambino il cognome comune dell’Unione Civile”. In questo paragrafo si è passati ad occuparsi non più solo di un bambino per il quale un genitore separato detiene l’affido esclusivo, ma addirittura di un bambino il cui affido è in capo ai due genitori (naturali, ma preferisco scrivere veri) in maniera congiunta. Torniamo all’esempio di prima, cito dapprima quello del padre, ma vale in egual modo per la madre. Il sig. Rossi e la sig.ra Brambilla diventano i genitori di un bambino al quale viene dato il nome di Paolo Rossi. La coppia si separa. Il bambino viene affidato in via congiunta ai genitori, con collocazione presso la madre, la sig.ra Brambilla. Quest’ultima si innamora poi della sig.ra Mazzacani, fonda con lei un’unione civile e la coppia prende il nome Mazzacani. La sig.ra Brambilla non si chiamerà più Brambilla, bensì Mazzacani. La coppia omosessuale registrata con unione civile potrà decidere che il bambino non sarà più Paolo Rossi, ma Paolo Mazzacani. La stessa cosa nel caso opposto, se il bambino, affidato congiuntamente, si trova a vivere con il sig. Rossi il quale poi convive con unione registrata con il sig. Spaccarotella dal quale ha preso il nome, il bambino potrebbe diventare Paolo Spaccarotella.

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      1. marco

        a filosofiazzero:

        Con ciò il caos……… lo stravolgimento della realtà (ossia della natura dell’uomo). Caos costruito con tanta pazienza (ed arte) dal Male per rendere ancora più confortevole la sua tana (questo mondo).

  6. Yellow

    Io non vedo uno scenario così catastrofico. Si potrà dare ai figli sia il cognome del padre che il cognome della madre, a secondi della preferenza dei coniugi, entrambi, non uno solo. Se il piccolo Kevin Bianchi Rossi dell’articolo si innamorerà di Lucia Neri Verdi sceglieranno un massimo di un cognome a testa da tramandare alla prole, Bianchi Verdi o Neri Rossi, ad esempio. Senza nessun affollamento di cognomi 😉
    Mi sembra un po’ triste il discorso del l’impossibilità di risalire alle proprie radici, e non perché le radici non siano importanti e affascinanti, ma proprio perché il discorso dell’articolo esclude tutte le radici che non siano quelle paterne da parte di padre. Un figlio però ha anche una madre (di solito) e un ramo materno, radici materne, nonni da parte di madre, nonne da parte di padre, bisnonne, antenate. Non sono abbastanza importante da essere ricercate queste radici? Forse con la possibilità del doppio cognome sarà più facile 🙂 e mi dispiace per tutti quei padri che pensano che il loro ruolo sia minato da questa legge. Siete molto più di un cognome 🙂

    1. marta

      No, col doppio cognome la ricerca delle origini sarà molto difficile, forse impossibile. Provate a pensarci meglio e capirete. Sono d’accordo: questo è l’ennesimo attacco alla famiglia così come la conosciamo e provocherà solo caos.

  7. Simona Angela carli

    Non ci resta che chiamarvi per cambiarci le gommesgonfie delle macchine, cari mariti…ma magari neanche vi chiameremo, chiameremo per senso di colpa i suoceri feriti perchè il nipote maschio non porta il suo cognome ma solo i suoi occhi…sadness…

  8. Barbara

    Sono atea e anche parecchio femminista.
    Trovo che tu abbia totalmente ragione.
    L’attacco alle radici del vivere umano, che avviene da ogni fronte, sta francamente stufando oltre che inquietando.

    (Non sono femminista stile Boldrini… lei ha solo vezzi da ricchi…)

  9. il discorso è ancora più ampio. quale società e valori codifica e sancisce e legittima questa legge? una società in cui quella che conta realmente è solo la madre, e gli equilibri famigliari sono “disordinati”, una società infantilizzata non adulta. fatta di uomini e donne “piccoli”, a cui il padre viene sottratto ab origine, manovrabili da un movimento collettivo femminile orizzontale. “poter scegliere” non c’entra nulla. la “parità” non c’entra nulla. c’entra che la tendenza è quella non di cercare un padre ma un donatore di sperma, in varie forme e che gli atti legislativi sono organici a questo obiettivo. al resto ci pensa questo “collettivo femminile” attraverso la singola “madre”.

  10. martina

    E’ bizzarra questa opposizione alla scelta (non imposizione) del cognome da parte dei genitori.
    Le difficoltà a ritrovare nei registri storici le proprie origini descritta è identica a quella di trovare le proprie origini materne, avere anzi due cognomi renderebbe più agevole la cosa. Le origini materne sono forse meno importanti? Eppure del cognome della madre non v’è più traccia quando i nonni abbiano avuto tutte figlie femmine (è il mio caso).

    Perché mai dovrebbe essere disdicevole poter conservare il cognome rarissimo e di origini lontane e nobili di mia madre, che non avrà più alcuna discendenza per conservare il molto più comune cognome di mio padre che ha radici ben trasmesse dagli altri suoi fratelli (tutti maschi)?
    E perché non potrebbe la signora Carli in Uccelli dare il nome Rosa della nonna a una bambina quando appuntando sia un cognome che l’altro e scegliendone l’ordine suonerebbe molto meno disdicevole rispetto a usare solo il cognome del padre?

    Per la seconda generazione i figli sceglieranno se dare uno dei cognomi, o l’altro di un genitore, dell’altro o di tutti e due quelli scelti dai genitori (uno per ciascuno).

    Ben venga questa opzione di scegliere caso per caso la propria storia familiare presente, passata e futura.
    A chi vuole conservare le cose come stanno è data la piena libertà di farlo, ai rari casi come il mio sarà permesso di deciderlo.
    Cosa vi sembra tanto sbagliato?

    1. Ma la possibilità di assumere il cognome di un casato illustre a rischio di estinzione per mancanza di eredi maschi è qualcosa che si è fatto per secoli, almeno in Italia, non penso proprio ci fosse bisogno di una legge per questo. Le cronache mondane sono piene di Rangoni Machiavelli, Guicciardini Corsi Salviati, Ballati Nerli, Chigi Saracini degli Useppi, Pannocchieschi d’Elci, Piccolomini Centini Jackson e via “gothando”.

      Il punto casomai è se non ci siano altre discriminazioni delle famiglie su cui il Parlamento avrebbe potuto più fruttuosamente legiferare. Per dirne una, se la ricorda la storia degli 80 euro, cui sono intitolati due coniugi senza figli con un reddito annuo di 24.000 euro ciascuno ma non un padre con moglie e figli a carico ma con un reddito netto annuo di 30.000 euro?

  11. Boh, anche a me sembra che, tra tutti gli attacchi veri che ci sono all’uomo e alla famiglia, questa sia un po’ una piccineria (in confronto a: aborto, aborto farmacologico, divorzio, divorzio breve brevissimo, diritti del matrimonio per chi non può e/o non vuole sposarsi, figli in provetta, bambini fabbricati e venduti, epidemie di malattie che si vogliono combattere solo distribuendo palloncini gratis…potrei continuare). Il cognome paterno in Italia è una convenzione. In altri paesi si fa diversamente. Può piacere o non piacere (a me lascia abbastanza indifferente, salvo ogni tanto dispiacermi per il fatto che il mio cognome sia molto più bello di quello di mio marito). Poter scegliere il cognome della madre non mi sembra possa provocare tali cataclismi… Capisco che l’ideologia di fondo che promuove questa cosa sia il femminismo arrabbiato nemico della figura paterna, ma mi sembra un po’ un allarmismo esagerato.

  12. Boh, anche a me sembra che, tra tutti gli attacchi veri che ci sono all’uomo e alla famiglia, questa sia un po’ una piccineria (in confronto a: aborto, aborto farmacologico, divorzio, divorzio breve brevissimo, diritti del matrimonio per chi non può e/o non vuole sposarsi, figli in provetta, bambini fabbricati e venduti, epidemie di malattie che si vogliono combattere solo distribuendo palloncini gratis…potrei continuare). Il cognome paterno in Italia è una convenzione. In altri paesi si fa diversamente. Può piacere o non piacere (a me lascia abbastanza indifferente, salvo ogni tanto dispiacermi per il fatto che il mio cognome sia molto più bello di quello di mio marito). Poter scegliere il cognome della madre non mi sembra possa provocare tali cataclismi… Capisco che l’ideologia di fondo che promuove questa cosa sia il femminismo arrabbiato nemico della figura paterna, ma mi sembra un po’ un allarmismo esagerato.

      1. La pentola bolle, infatti, perché si uccidono bambini nel grembo delle loro madri e lo si chiama diritto. Ma la famiglia non si dissolve certo perché si può dare il cognome della madre a un bambino. Stiamo parlando di una convenzione, se oggi avessimo tutti il cognome delle nostre madri, adesso ci staremmo stracciando le vesti per la possibilità che il padre possa dare il suo cognome! Questa fa il paio con il cardinal Dolan…

  13. Interessante il tuo post che pone problemi di identità e conseguenze sociali. Importante è l’ educazione alla consapevolezza di sé, della propria storia, perchè chi ignora o trascura le proprie radici sarà più debole nel riconoscere e apprezzare le diversità. Un saluto. Marisa

  14. fortebraccio

    Dai, stai scherzando!
    Oh per un attimo t’ho anche creduto…
    Ma si dai.. rafforziamo le radici: propongo corso di dialetto per tutti quelli che non vivono entro 50 km dal posto in cui son nati i genitori ed i nonni. ma solo per loro, eh! che gli altri hanno i nonni… ed anche per chi non avesse più i nonni, ovviamente. In caso di genitori assortiti (di luoghi diversi), s’insegna il dialetto del nonno paterno – le radici son radici!
    Altro che inglese, tze!

  15. Angiblu

    Secondo me, la questione principale che sta dietro a questa legge è risolvere in anticipo il problema di quei bambini che avranno solo mamme (due, o chissà… forse anche di più). Così non servirà creare regole ad hoc… si sono solo presi avanti…

  16. Pierfranco

    L’Italia sembra una LUCAS cioè l’ufficio complicazioni affari semplici! A me va bene come si è fatto fino ad ora! Senza tante stra…vaganze intellettuali di politici o di loro fiancheggiatori che aspirano ad una visibilità futura in politica (qui si percepiscono stipendi e poi pensioni da nababbi). Io so chi sono io, da dove provengo, e da dove provengono i miei figli figli cioè da chi li ho avuti. Non voglio confusioni che hanno dello psicotico!

    1. aracne78

      D’ accordissimo …quando anni fa’ mi sono sposata credevo di poter firmare con il cognome di mio marito …troppo ignorante in merito per sapere che non era possibile …che delusione ! Per me matrimonio era anche questo ..darmi e rinunciare al mio cognome per costruire una nuova famiglia
      …come facevano le nostre nonne….

  17. Pingback: La questione del cognome, un attacco alle radici | Infodirilievo

  18. Mario

    Ma qualcuno degli intervenuti sa di cosa parla la legge in questione? Il punto non credo che sia OVVIAMENTE la possibilitá di dare ai figli il doppio cognome, del padre E della madre. Lo fanno da secoli gli spagnoli e tutti i paesi di cultura ispanica, figurarsi se dovrebbe o potrebbe costituire un problema. Il punto è che questa stupidissima legge consente un autentico CAOS nell’attribuzione dei cognomi, consentendo di dare ai figli O L’UNO O L’ALTRO; O quello paterno O quello materno (oltre alla possibilitá, sacrosanata come si è detto, di darli entrambi). Dare ai figli il cognome materno vuol dire che ad OGNI GENERAZIONE il cognome cambia (!) perchè se mia moglie si chiama rossi, con questo sistema nostro figlio si chiamerá rossi, ma mio nipote, figlio di mio figlio, ovviamente avrá un’altra madre, quindi non si chiamerá piú rossi, benì come mia nuora, facciamo Bianchi, e via di seguito…. In questo modo quale possibilitá ci sarà un domani di ricostruire un filo comune famigliare nel tempo? Un caos genealogico e identificativo totale. Con ripercussione allucinanti non solo nel dominio storico-famigliare, ma pensiamo ai problemi identificativi per questioni di pubblica sicurezza e mille altri ambiti!
    E bisogna precisare poi che anche nell’uso ispanico, comunque ad ogni generazione uno dei due cognomi viene forzatamente abbandonato, altrimenti ogni persona dopo poche generazioni avrebbe un numero impressionante di cognomi, e gli spagnoli mantengono fisso quello paterno al quale di volta in volta aggiungono quello ella madre. Insomma, è EVIDENTE a chiunque tranne che agli idioti demagoghi he hanno partorito questa legge, che bisogna per forza scegliere un cognome che deve restare fisso!

    1. Se avessi una figlia ella si chiamerebbe col tuo cognome, tua nipote però avrebbe un cognome diverso, sua figlia uno diverso ancora e così via. Questo paventato “caos” c’è già. Quindi magari non è sto grande caos, se metà della popolazione italiana è comunque sopravvissuta mantenendo i contatti con la loro famiglia di origine, pur cambiando cognome a ogni generazione…

      1. Aleph

        Giustissimo!!! Secondo me è una cosa lodevole. Si può cambiare il cognome retroattivamente? Io lo cambierei ai miei figli, così che possano avere anche il mio cognome, oltre a quello di mio marito. Non solo il padre è la loro “radice,” ma anche io, non vengono solo dalla sua famiglia, ma anche dalla mia…

  19. JoeTurner

    Prossima generazione Rossi-Verdi sposa Bianchi Gialli. Hanno due figli: il primo decidono sia Rossi- Bianchi l’altro, per par condicio, Verdi-Gialli. Risultato due fratelli quattro cognomi diversi. Se non è questo polverizzare i legami e le storie familiari…
    In ogni caso sono d’accordo con chi dice che questo provvedimento è funzionale soprattutto per le future coppie omogenitoriali dove o non ci sono padri o ce ne sono due. Con la legge si elimina ogni imbarazzo.

  20. Warlordmaniac

    Scusate, ma qui nessuno ha centrato il punto principale. Chi è il padre e chi è la madre? La madre è certa, il padre no. Oggi nessun movimento alza un dito per pretendere il codice del DNA obbligatorio per ogni nuovo nato. Ma non solo: adesso il padre perderà anche la sua supremazia sul cognome, diventando definitivamente il secondo genitore, quello incerto.

  21. enrico

    Non so se il diritto dei genitori di determinare il cognome del figlio sia veramente importante. Nel dubbio conserverei la tradizione.
    Ma la vera domanda è: perché non concedere allora ai figli di determinare autonomamente il proprio cognome, magari permettendo loro di inventarselo di sana pianta?
    Tanto bisognerebbe comunque rendere le anagrafi molto più analitiche nella descrizione dei rapporti parentali, e a quel punto si potrebbero usare anche cognomi di fantasia (chessò: Mago Zurlì, Belfagor…).

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