Perdere il sonno ma non la fede

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di Costanza Miriano

Devo dire la verità, ci sono dei giorni in cui scrivere questo pezzetto per Credere mi costa davvero molto, a parte il fatto che i martedì, giorno di consegna del lavoro, si presentano sempre così, all’improvviso, senza farsi annunciare. Il fatto è che ho un lavoro vero, quattro figli e una vita come tutti piena di complicazioni (bollette e batterie scariche e riunioni scolastiche e dentisti incaricati della manutenzione di un centinaio di denti) e posso scrivere solo di notte: diciamo la verità, la soddisfazione di essere apprezzati c’è, senz’altro, ma il cuscino avrebbe anche lui un suo fascino impareggiabile.

Eppure continuo a scrivere, a costo di non dormire, e mi chiedo perché. Penso che sia lo stesso motivo che mi induce a chiamare le amiche che hanno bisogno di una mano, che è poi lo stesso che induce loro a chiamare me quando sono io a essere in difficoltà. È che ci preoccupiamo del bene degli altri. Forse non ne siamo capaci, non abbiamo grandi soluzioni, ma non possiamo lasciare nulla di intentato. È che quando abbiamo trovato un tesoro, è vero, un po’ ne siamo gelosi e lo risotterriamo per andare a comprare il campo, ma dall’altra parte quando la ricchezza – la ricchezza della fede – è nostra ci viene anche voglia di condividerla, di invitare gente a cena da noi per assaggiare le delizie che mangiamo noi.

Credere vuol dire avere la certezza che la vita sia una cosa buona, anche quando ci tocca un dolore inspiegabile, e vuol dire sapere che anche questo dolore ha un senso. Credere vuol dire sapere di stare dalla parte di quello che ha vinto, e quindi sapere che come in un film di Hollywood alla fine tutto si risolverà. Credere significa che non c’è bisogno di essere forti, bravi, fedeli o perfetti, ma solo di affidarsi a uno più forte. Credere, infine, è una buona notizia, e quindi va passata di bocca in bocca.

Non a tutti è chiesto di scrivere, ma a tutti è chiesto di passare la voce, ognuno come può e dove si trova. D’altra parte se penso alla mia vita, di cose belle ne ho lette, ma quelle che mi hanno toccato il cuore sono state le parole che mi hanno detto le persone in carne ed ossa, i testimoni tangibili. A ognuno di noi, dunque, è chiesto questo lavoro, magari senza la scadenza del martedì. Ma perderci il sonno, questo è chiesto a tutti.

fonte: Credere

27 pensieri su “Perdere il sonno ma non la fede

  1. tiziana

    Beh costanza io penso che quando Gesù ti sconvolge la vita il desiderio di gridarlo agli altri è fortissimo perché vorresti che tutti provassero la stessa emozione. È faticoso lo so perché Lui ti chiede sempre di più ed è difficile conciliare tutto, almeno io nn ci riesco, e qualcuno rimane scontento che sia la famiglia o che sia Dio. Ed è in questa scontentezza il “dramma” perché vorresti che tutte le energie impiegate nn fossero solo le tue ma anche di tuo marito che guarda cm se avesse davanti una pazza ma siccome bisogna lavorare nella fede anche per lui ecco che ad un certo punto arriva lo scoraggiamento. Però x fortuna c’è il sostegno dall’alto e si riprende a camminare. Buona giornata

  2. …certo che a giudicare dal prodotto (per esempio questa favoletta con le solite batterie scarice le bollette eccetra) non darebbe da pensare occorresse perderci la notte (forse mezz’ora, massimo)

  3. …perché non chiederlo alla “titolare”? O lei ci si sottopone per fare parte agli altri della sua ricchezza interiore e quindi è scusabile (e non criticabile)?

  4. In questi giorni un pirata della strada, un giovane al quale era stata ritirata la patente, spacciatore e non so che altro, fuggendo ha imboccato una strada contromano e con la sua auto ha travolto l’auto di due amiche, ferendone una e uccidendo l’altra. Erano due donne di buona volontà, avevano appena fatto l’incontro di catechismo con i loro bambini, tornavano alle loro case, alle loro famiglie. Un fatto così può solo portare alla disperazione, se non all’odio per colui che illeso trasgredendo a tutti i codici ha ucciso una innocente. Il marito di Angela catapultato in questa nuova dimensione ha saputo dire – spero che almeno la sua morte serva a convertire il giovane che l’ha uccisa – Io credo che solo una grande fede possa permetterci di vedere in una tragedia un Mistero che non capiamo ma che abbiamo la certezza sia BUONO un Mistero Buono. Non è fatalismo, non reggerebbe alla prova dei fatti, è “solo fede” fragile, debole, peccatrice, che non toglie il dolore, non colma il vuoto carnale che chi non c’è più lascia nel cuore e negli occhi, ma ci da la certezza che c’è un compito per ognuno di noi e non sappiamo quando il nostro compito terminerà. Grazie Costanza per le tue parole, arrivate al momento giusto. Nerella

  5. eva

    Andare ad Assisi per la testimonianza di Enrico e fra Vito su Chiara, entrare il giorno prima in una Domus Pacis ancora “deserta” e trovare come prima cosa il libro di Simone e Cristiana e i tuoi libri, libri che ho divorato… a me passare la voce

  6. Grazie Costanza ho condiviso con un’amica queste tue parole.
    Grazie per il tuo incoraggiamento e il tuo rilanciarci di nuovo nell’agone… del mondo.

    A presto!

  7. Lucia

    Grazie Costanza perché stai su la notte a scrivere queste cose.
    Ti posso dire che ne vale la pena e che ti stimo perché non sarei fisicamente in grado di non dormire… io forse ho solo il compito di passare la voce 😉

  8. 61Angeloextralarge

    Costanza, soero che tu non perda mai il “vizio” di scrivere e di non dormnire la notte! Smack! 😀

    Alvise: spero che tu perda presto il “vizio” di scrivere tanto per sfogare la tua acidità mentale. Senza offesa, ma sei veramente peggiorato e la cosa mi dispiace molto, per te.

    1. 61Angeloextralarge

      Alvise: nessuno ti ha costretto né ti costringe a girare da queste parti. Se una cosa non piace non la si compie a meno che non si sia tendenzialmente masochista. Chi è causa del suo mal pianga sé stesso. 😉

    1. LIRReverendo

      Lor signori non rinunciate a sparare sul pianista che nel dialogo oggi é un tast più che un test.
      LIRReverendo bill

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