Te Deum laudamus per tutte le volte che non funziono

ingranaggi

di Costanza Miriano

Dio, ti ringrazio per tutte le volte in cui quest’anno che è passato non ho funzionato. Per quando sono stata di cattivo umore, offesa, triste, arrabbiata, inadeguata, malevola. Ti ringrazio perché non è stato un caso, una malaugurata coincidenza o un inciampo. Il problema è che io proprio non funziono bene. Ho un difetto di fabbricazione, qualcosa all’origine, ma ormai, come dice mio marito, mi è scaduta la garanzia, e dovrò vedere di combinare qualcosa lo stesso, con quello che ho. Dovrò cucinare con quello che c’è in frigo, e vedere di tirarne fuori un piatto decente.

Ti ringrazio perché il mio non funzionare mi ricorda cosa vuol dire che tu sei il Salvatore. Vuol dire che tu non sei una ciliegina sulla mia torta, ma sei proprio la torta, colui che ci fa vivere, essere felici. Ti ringrazio perché ho atteso questo Natale al grido di arrivano i nostri, come chi sta sull’orlo di un precipizio, ed ha bisogno, un bisogno vero e vitale di essere salvato.

tempi_te_deum_2013_copertinaTi ringrazio per le mie fisse, le mie ossessioni, le mie stramberie. Ti ringrazio per i pensieri bassi, stupidi, inutili che il mio mondo interiore produce a ciclo continuo (ne ho anche da esportare, se a qualcuno dovessero difettare). Ti ringrazio perché mi costringono a distogliere lo sguardo da me stessa, e a fissarlo su di te, se non voglio morire di disgusto. Ti ringrazio per le emozioni incontrollabili e pazze che ogni tanto vorrebbero prendere il comando della barca, e ti ringrazio perché solo con te – con quel po’ di preghiera che riesco ad accozzare, col tuo stesso corpo al quale mi aggrappo ogni giorno a Messa come a una scialuppa – riesco sgangheratamente a mantenermi quasi decentemente fedele al piccolo posto di combattimento che mi hai assegnato. Ti ringrazio anche per tutte le qualità che mi hai dato, per le munizioni da spendere in battaglia, e ti ringrazio per avermele date così bene impastate ai difetti che non posso guardare le une senza vedere gli altri.

Ti ringrazio perché quando il mio limite non lo vedo permetti che qualcuno me lo faccia notare (il mio padre spirituale dice: «Se qualcuno è arrabbiato con te, e comincia a gridarti contro, chiedigli di aspettare un attimo, corri a prendere un registratore e prendi nota: ti sta facendo la grazia di mostrarti come sei realmente»), e sempre più desidero mettere lo sguardo su di te, unica vera bellezza. Ti ringrazio perché quando non ho la grazia di vedere il mio peccato, perché quella è la vera grazia, mi mandi oltre alle vibrate proteste di chi è arrabbiato con me, anche sempre qualche tuo figlio prediletto che mi corregge fraternamente, e che prega per la mia conversione, mettendo in moto la comunione dei santi, al grido di battaglia «al mio via, scatenate il paradiso» (copyright della mia amica Elisabetta).

Ti ringrazio perché la vita è insostenibile senza di te, è troppo difficile la fedeltà totale, la dedizione leale e incondizionata al proprio posto in trincea, così che o si cerca di imbucarsi, di nascondersi dietro un cespuglio lasciando che sia qualcun altro a fare la nostra parte, o bisogna appoggiarsi a te a peso morto. Ti ringrazio perché l’insostenibilità della vita e la nostra inadeguatezza ci costringono a fare memoria di te, a chiederci chi è che può rispondere al nostro desiderio, chi finalmente può colmare tutte le nostre attese, la nostra sete ardente.

A volte mi dicono “che bello avere una fede come la tua” e io un po’ mi vergogno un po’ mi spavento, perché io non so se davvero la mia sia fede, e mi sento come quando dai un’impressione troppo buona di te (per esempio come quando all’esame prendevi un voto più alto di quello che meritassi, probabilmente perché ti avevano fatto una domanda esattamente sulle sole due cose che sapevi, avendole casualmente ripassate la notte prima). Il fatto è che io non so se ho fede, ma ho bisogno, pretendo che tu, Dio, sia davvero mio Padre, che mi ami come dice il Vangelo.

Non potrei vivere se le cose non stessero così, e se ho bisogno di te, è proprio perché senza non funziono. Quando non funziono, quando vedo la struttura di male che c’è in me anche quando non collaboro attivamente col peccato, quando vedo la mia natura doppia, il male e il bene, ne cerco le ragioni, perché dello stare bene non abbiamo bisogno di chiederci nulla. E quando cerco le ragioni, è sempre a te che mi trovo costretta a volgere lo sguardo. La struttura di male che c’è in me mi mostra chiaramente il bisogno vitale, imprescindibile, di essere redenta.

Il senso della fede è avere un rapporto vero e personale con te, perdere la nostra vita, sgangherata pazza e malfunzionante, per cominciare a vivere la tua, e così realizzare la meravigliosa felice somiglianza per la quale ci hai pensati, creati. È arrivare a un rapporto vero, totalizzante, radicale, senza calcoli, con te. Solo allora saremo credibili, e qualcuno si fiderà di noi, e magari ci verrà anche un po’ dietro. E così potremo oltre ad amarti anche magari farti amare da qualcuno.

fonte>Tempi

 

93 pensieri su “Te Deum laudamus per tutte le volte che non funziono

  1. Maria Elena

    Mi ci ritrovo…ti ringrazio perché quando mi giudicano una madre inadeguata che preferisce leggere piuttosto che ascoltare invece di creare in cucina….che non sta tutti i giorni preoccupandosi dei professori ma corre al lavoro e quindi una madre irresponsabile….c’è qualcuno che mi ricorda che è giusta la correzione ma che tu mi ami così come sono! Ti ringrazio perché odio l’umiliazione la ragione circoncisa, perché così posso amare ,provare ad aamare,
    pazzamente tuo figlio. Ti ringrazio per la famiglia che mi hai dato e che tu hai voluto nella chiesa…sono stat extra fortunata ad essere tra il tuo popolo. Ti ringrazio perché a 47 anni ho un figlio di 4 e con cinque figli non ho tempo di andare in palestra dal parrucchiere, viaggiare continuamente… Anche se mi piacerebbe tanto,, ma tu fai bene tute le cose e un Natale così be’llo a casa era tempo che lo desideravo e ne avevo bisogno! Ti ringrazio perché mi fai notare continuamente che tu provvedi a tutto….(mesa che è meglio che smetta!) auguri!

  2. Elisabetta

    Io Signore ti ringrazio per quel dolore che continua a premere ma che anche continuamente è lenito, miracolo quotidiano dell’Eucaristia a cui mi aggrappo; e per tutti i fallimenti che ho accumulato, nel mezzo del cammin della mia vita, che mi hanno lasciato povera di fronte a Te, ma consapevole ho davvero bisogno solo della Tua presenza reale nella mia vita.

  3. 61Angeloextralarge

    Costanza? Ma ci assomogliamo! Caspita che bello essere “non sempre funzionanti” se si è in compagnia…
    Aggiungo qualcosina…
    “Te Deum laudamus per tutte le volte che mi fai rialzare, quando dal mio buio guardo verso di Te… Sai che da sola non sono capace nemmeno di rialzarmi… Sai che il mio extralarge non è pesante solo nel corpo ma anche nel resto.
    Te Deum laudamus per ogni volta che mi fai accorgere che nei momenti “funzionanti” in realtà sei stato solo Tu a funzionare… e io solo a guardare… Sai che se tutto ha “funzionato” è stato proprio perché ho solo guardato.
    Te Deum laudamus per ogni volta che hai permesso ad altri di mettere in luce i miei “non funzionamenti”… Lo so, lì per lì non ho capito quanto bene era per me, ma le medicine a volte hanno un saporaccio di un disgustoso amarevole…
    Anche io come Maria Elena potrei andare avanti ancora… e allora Te Deum laudamus per ogni cosa!
    E, allora… Via! Scateniamo il Paradiso!!!! Con Te sono, siamo al sicuro anche dalle nostre “non funzionalità”…:-D

  4. Grazia

    Ciao Costanza e grazie, mi ritrovo in tutto il tuo scritto,con l’aggravante che io non solo funziono male, ma il più delle volte non funziono proprio, e allora,invece di mettermi a pregare faccio cose assurde,come x esempio comperare qualcosa che non mi serve x niente in modo compulsivo! Solo dopo, evidentemente quando il Signore si stufa e mi prende x le orecchie, ricorro alla preghiera e mi calmo,ma intanto il danno e’ fatto…..
    Te Deum laudamus perché nella tua infinita pazienza mi tieni forte x la mano e non mi lasci andare
    Buon Anno nuovo a te Costanza e a tutti gli amici

  5. Angelo

    considerato il malfunzionamento generale
    direi provocatoriamente “va bene così”
    se no come potremmo cantare nella notte di Pasqua
    “felice colpa che meritò un così grande salvatore”?
    stiamo lieti nel Signore!
    Buon anno a tutti

  6. …continuare, allora, a essere uguale a sempre, nella pratica, ma essendo “sicura” dell’amore di Dio? Ma allora come farà qualcheduno a venirti dietro? Dove? Nel tuo salotto, studio, scrittoio, nido? O vivere uguale a te in un’ altra casettina piccina etc? O semplicemente essere felice, sicché vedendo gli altri che te sei felice alla fine capiranno e ti seguiranno?

    p.s. ci ho pensato e ripensato un po’ alla sottomissione paolina: la sottomissione paolina non vuole dire essere il sostegno…
    Certo uno S.Paolo lo può leggere come vuole…

  7. cinzia

    Sei riuscita a farmi commuovere anche questa volta, cara Costanza! La garanzia è scaduta….. come me la sento questa frase! E come mi sento addosso tutta la mia piccolezza, il mio correre, il mio sentirmi insoddisfatta come madre, come moglie, come lavoratrice, come donna… proprio per tutte le volte che non funziono, che mi sembra di non farcela, di non aver fatto abbastanza…. per la mia imperfezione! Ma malgrado questo Dio mi ama e me lo dimostra quotidianamente… sono io che non so dirgli abbastanza grazie! Devo dire a Dio un grazie immenso, e dico grazie anche a te Costanza…. per la tua testimonianza….

  8. Dio Ti ringrazio, perché anche quando non ti conoscevo, una vocina mi diceva che prorpio bene non funzionavo io, ma era più facile incolpare gli altri… una vocina mi diceva che non poteva essere “tutto lì”, che non bastavano le mie forze a “raddrizzare le cose”, che sebbene mi credessi “dio della mia vita”, troppe cose mi sfuggvano di mano, che tutta la mia intelligenza non bastava alle domande che mi facevo, né la mia volonta per la gioa che cercavo.

    Ti ringrazio, per avermi dato Tuo Figlio Gesù Cristo, che non mi ha detto: “prima datti una regolatina, un’aggiustatina. Renditi almeno presentabile, poi ne parliamo…”
    Mi ha avvicinato, chaimato, accolto, abbracciato, così come ero (e sono): sbagliato, malfunzionante, triste, ingiusto, debole, vigliacco, bugiardo, egoista, limitato, idiota, ignorante e peccatore… e così mi ha AMATO.

    Per questo Ti lodo Dio, ogni giorno della mia vita.

  9. Caro Alvise, proprio nessuna autocommiserazione… ti sbagli di grosso.

    Certamente “scaraffone” e certamente bello a Babbo mio, dato che come Babbo ho DIO! 🙂

    1. filosofiazzero:
      sono cose vere sì, ma sono solo una parte, la più piccola, e con tutto il rispetto per Bariom e il suo papà, anche la meno significativa. Perché la morte viene, verrà, e ci ha fatto e ci farà soffrire, ma non è la fine, non è l’ultima parola, non ci annienterà, non ci renderà solo un ricordo in chi ci vuol bene.
      Il Signore ha già vinto, l’ha già ridotta a una prova, la più dura ma pur sempre solo una prova.
      Lo ringraziamo increduli perché già sappiamo – grazie alla sua Parola – che ci ha pensato da sempre con Lui, per tutta la nostra eternità, che sempre Lui ci dona.
      Lo ringraziamo perché per Lui siamo speciali con i nostri difetti, con le nostre meschinità, col nostro perseverare nel cercare il tutto e subito, che non ci è dovuto e che soprattutto non ci fa felici.

      Non siamo smodati nel descrivere la nostra miseria, mentre siamo troppo parchi – per i nostri limiti -, nel definire la Sua grandezza…

      1. @ Ubi Deus ibi pax, comprendo il senso del tuo commento, ma credimi la morte è tutt’altro che la parte “meno significativa” nella vita di una persona. Questo vale per la propria – indubbiamente, come per quella di chi (momentaneamente si spera sempre) ci lascia e il nostro vivere quest’esperienza
        Non è poco significativa né da un punto di vista umano, né spirituale…

        1. @Bariom: io invece resto convinto della mia asserzione 🙂 Tra i quattro Novissimi è senz’altro il meno significativo. E Alvise – da buon materialista – stava cercando di lasciar passare il messaggio che l’unica cosa concreta è la sofferenza che la morte ci induce. Non è così, grazie al buon Dio. Gli altri 3 Novissimi sono concretissimi, e hanno l’ultima parola.

          1. Credo quod Redémptor meus vivit
            et in novíssimo die de terra surrectúrus sum:
            et in carne mea vidébo Deum * Salvatórem meum.

            La nostra fede resti saldamente retta su queste verità, la nostra speranza si mantenga certa su questo esito glorioso. 🙂 Come San Francesco davanti al crocifisso di San Damiano:

            Altissimo, glorioso Dio
            illumina le tenebre de lo core mio.
            E damme fede dritta,
            speranza certa e caritade perfetta,
            senno e cognoscemento, Signore,
            che faccia lo tuo santo e verace comandamento.
            Amen.

          2. Non ci vuole molto ad interpretare le affermazioni di Alvise in questo senso…
            Non credo che dei Novissimi si possa fare una “graduatoria”, anche perché la morte apre ai 3 seguenti e può anche determinarne l’esito.

            Da un punto di vista umano poi, non credo si possa bellamente dire, a chi della morte fa esperienza: “Non è una cosa poi così – significativa….”
            Non ci si può rapportare agli altri e alle altrui sofferenze, solo con discorsi “teologici”… questo era ciò che intendevo 😉

            Poi ognuno può restare convinto di ciò di cui è convinto.

            1. @Bariom: perdonami se ti ho dato l’impressione di credere che non avessi colto le parole di Alvise. E’ che alla disperazione non possiamo rispondere che con la gioia del Risorto, che è un’esperienza che vivremo anche noi,

              Non si tratta di fare una “graduatoria”, ma di dare il giusto peso alle esperienze: può un’esperienza finita essere alla stessa stregua di una eterna? E’ chiaro che senza la morte non ci può essere la vita eterna, ma la morte rapportata alla vita eterna è nulla! Quanto all’esito: non è certo la morte a determinare l’esito della nostra vita, ma il nostro rapporto con essa nel nostro pellegrinaggio terrestre.

              Finisci banalizzando il mio discorso, parlando di esperienze vissute. I discorsi non sono mai meramente teologici se ci coinvolgono emozionalmente. Sapere (sperare) che tuo padre vede Dio come Egli è non ti dà gioia?

              Non ho mai conosciuto mio fratello, come ho già scritto qui. Sapere che potrò conoscerlo mi dà una gioia infinita.
              Stefano è vivo e io due giorni fa non ero con i miei al Verano solo per essere vicino alle sue spoglie mortali, ma perché so che oltre quel tumulo c’è qualcosa di straordinario, che lui ha già vissuto… Non è teologia questa, è vita!

              1. Non credere “Ubi” si parli due linguaggi diversi o io non abbia in buon conto i Novissimi o ancora non creda a ciò che recitiamo nel Credo (tanto per riassumere e capirci…).

                Tu parli e ti rifai all’esperienza di un fratello che non hai mai conosciuto, io al di là di mio padre, ho l’esperienza di una sposa che è morta praticamente tra le mie braccia… comprenderai che se il mio sguardo è rivolto “oltre” resta un’esperienza non certo “meno significativa”. Anzi lo è stata molto, anche per la mia stessa fede. 😉

                Per sdrammatizzare, ti lascio con un quasi indovinello… sicuro che la nostra morte (nei modi e nei tempi) non possa in alcun modo determinare l’esito finale e ben più “eterno” della nostra vita?

                1. @Bariom; E’ lecito rispondere ad un indovinello con un link?
                  http://www.vatican.va/archive/catechism_it/p2s2c2a5_it.htm

                  La Chiesa – grazie a Dio – ci dà tutti gli strumenti perché l’esito finale non venga influenzato da disperazione e dal troppo dolore. Questo non ci esonera da tutte le nostre responsabilità, chiaramente (alleviare le sofferenze spirituali e corporali dei nostri fratelli e, quando possibile, le nostre), né ci assicura la vita eterna, perché siamo ben capaci di tutto, con il nostro uso improprio del libero arbitrio.

                  Tanti di noi (oserei dire la maggior parte) per incontrare davvero il Signore hanno avuto bisogno di uno scossone, di un terremoto nella loro vita che facesse crollare le fondamenta su cui avevano incentrato tutto: c’è chi l’ha incontrato nella malattia, chi nella morte di chi gli/le era più caro, chi nell’estrema infelicità per il troppo peccato… Fa parte del mistero di Dio il permettere tutto ciò, ma se poi l’esito è così mirabile per la nostra vita… non ci resta che ringraziarLo! 🙂

                  P.S.: L’hai capito vero che la risposta è “no, certo che può”, ma spero avrai capito anche che la risposta continua con “ma l’ultima parola non è del dolore, e quindi del Male. La Chiesa ce lo garantisce e ci dà tutti i segni efficaci che ci servono al bisogno!”

                  1. Per l’indovinello direi… fuochino (non certo perché il Catechismo non sia esaustivo, ma non hai colto credo il senso dell’indovinello stesso 😉 )

                    Nel salutarti per stasera, concludo rassicurandoti. Ho parlato di esperienze di morte e di dolore, ma non devi convincere me che della morte e del dolore non è l’ultima parola… sono già convinto, perché ne ho fatto esperienza 😉

                  2. Chioso (o meglio chiudo, perché non è che si riferisca appieno al tuo quesito, ma è comunque un passo correlato con quanto fin qui detto in risposta ad Alvise) con un bel discorso di Paolo VI, da una sua udienza generale:
                    http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/audiences/1969/documents/hf_p-vi_aud_19690528_it.html

                    CONTENUTO E REALTÀ DELLA RELIGIONE

                    Ma occorre considerare l’aspetto oggettivo della religione, cioè la sua verità, il suo contenuto, la sua realtà. La quale, per noi credenti, per noi cattolici dalla fede univoca, conservata, esposta, difesa da quella istituzione provvidenziale, ch’è il magistero ecclesiastico, sempre intento a ripetere la parola di Gesù: «La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato» (Io. 7, 16), è quello che è, e non muta per mutare di tempi e di costumi; e deve essere accettata nella sua genuina e originaria e autorizzata formulazione, anche se difficile, anche se difforme dalla psicologia di chi la ascolta, anche se misteriosa (cfr. S. TH., Summa contra Gentes, 4, 76).

                    Vi ricordate come termina nel Vangelo la discussione a Cafarnao sull’Eucaristia? Gli uditori trovavano assurda la parola del Signore: «Questo discorso è duro, e chi lo capisce?» (Io. 6, 60). E Gesù, abbandonato dalla folla dei suoi uditori, si rivolge ai discepoli, anch’essi sconcertati e indecisi: «Volete andarvene anche voi?» (ib. 67). È grave.

                    Oggi, specialmente, quando l’uomo non vuole accettare se non quello ch’egli comprende (e non è poi esatto, ché anche l’uomo moderno è più che mai cliente e alunno di chi fa autorità nel campo scientifico). Ma dobbiamo vivere di fede, cioè facendo credito alla Parola di Dio, anche se superiore alla nostra intelligenza. Con due osservazioni: la fede è oscura, ma non è cieca; cioè ha titoli che la giustificano, esteriormente e interiormente. Già altre volte lo dicemmo, con Sant’Agostino: Habet namque fides oculos suos, la fede infatti ha i suoi occhi (Ep. 120; PL 33, 456). E di più: ammette di essere studiata, approfondita, confrontata col sapere naturale, applicata; e, vorremmo dire, verificata nell’esperimento della vita; vissuta, la fede diventa luce; amata, diventa forza; meditata, diventa spirito.

                    E perciò si può benissimo, restando integra e pura, compenetrare con tutte le oneste e nuove e grandi trasformazioni della vita moderna, e si rivela per quello che è: principio di vita eterna.

                2. 61Angeloextralarge

                  Ubi e Mario: le parole non bastano mai per narrare l’esperienza della morte. Non consolano più di tanto. Non riportano le persone care. Non alleviano il dolore tremendo dato dall’assenza. Questo vale anche per quello che la Chiesa ci dice… Novissimi, etc. L’esperienza vissuta è talmente unica e personale che altri difficilmente comprendono, come in ogni esperienza dolorosa. Quello che dice la Chiesa è giusto ed è il filo conduttore. poi c’è la realtà dei fatti.C’è il vuoto e la solitudine: il filo conduttore ci aiuta perché ci dice che alla fine del filo ci sono di nuovo le persone care che ci ha lasciato. Ma all’atto pratico si è privi della loro presenza.
                  Facile dire che c’è la vita eterna. Anche quando la fede è forte. La sofferenza resta. Quindi la morte non è e non può essere la cosa meno significativa. Anzi! Secondo me è la più significativa perché ci sbatte in faccia, in malo modo, che siamo fragili, piccoli, che diamo peso a cose che poi finiscono, che abbiamo misure diverse dalle misure di Dio: Lui guarda all’eternità e ha ragione. Noi, siamo umani e guardiamo al presente… a volte al futuro… a volte al passato. Ma quello che conta, umanamente, è il presente. Se pensiamo di non farlo, ci illudiamo.

                    1. 61Angeloextralarge

                      Mario: a volte leggo tra le tue parole, conoscendo ormai qualcosa di te. Tu sei stato riservato… io ho “spiattellato”… 😉

                  1. Cara Angela, nessuno si illude di consolare con le parole.
                    Ma sei ingiusta nel dire che la Parola non allevia il dolore tremendo dato dal’assenza: tanta gente nella Buona Novella ha trovato il per abbandonarsi all’amore di DIo! La Parola ci è stata data anche per confortarci nella prova, perché la Parola contiene tutto l’uomo: i Salmi imprecatori penso descrivino appieno lo stato d’animo di totale abbandono in cui si trova chi perde la persona più cara, e non è certo un caso!

                    Non si tratta di quello che dice la Chiesa, ma di quello che ci dice il Signore per aiutarci a raggiungere la felicità!

                    All’atto pratico si è molto spesso privi anche di una presenza concreta di Dio: chi di noi riesce sempre e ogni giorno a comunicarsi santamente e a percepire davvero la grazia ricevuta, ricevendo il Signore in Corpo, Sangue, Anima e Divinità? Io no di certo!

                    Eppure la vita è un meraviglioso cammino, se portato avanti nella continua ricerca di quel senso che ci è stato rivelato. Un meraviglioso cammino che è fatto di croci, che il Signore ha promesso ci aiuterà a sostenere, portandole con noi, sempre! Anche quando tutto ci fa credere il contrario.

                    Non è affatto facile dire che c’è la vita eterna. Anche di questo non facciamo esperienza diretta ogni giorno.
                    Ma anche questo ci accomuna ai grandi santi: il buio dell’anima non è mica prerogativa dei peccatori… Tutti i grandi santi ci confortano in questo: loro sì che avevano fedi capaci di spostare le montagne, eppure si sono lasciati andare anche loro alla disperazione. E’ umano!

                    Ma ripeto: la morte non ha l’ultima parola! Se non avessi questa certezza, la mia vita perderebbe ogni senso…
                    Perché non ho bisogno della morte per rendermi conto di quanto sono piccino, fragile, fallace. Lo sperimento ogni santo giorno! La morte è la più grande delle prove, la più crudele, ma è una delle prove. E come tale voglio cercare di viverla. Leggo il Card. Martini, la sua paura della morte, nonostante la sua profonda familiarità con Dio, e mi consolo nel non essere l’unico. P

                    Quanto al presente: noi siamo chiamati a guardare al presente! Né al passato, né al futuro. Perché solo sul presente possiamo agire, e solo nel presente possiamo amare Dio. E se vuoi questa è una prova generale di ciò che (ed è il Signore ad assicurarcelo) stiamo già vivendo, senza averne piena contezza. Perché il Regno di Dio è già e non ancora.

                    Non sono vane parole, altrimenti nulla ci separerebbe dalla disperante (priva di speranza) vita di chi non è ancora riuscito a fidarsi di Dio, neanche un pochetto, neanche per un secondo. Il buio verrà, ma la luce seguirà e sarà un “eterno” presente, perché è il Signore a dirmelo!

                    1. 61Angeloextralarge

                      Ubi: “nessuno si illude di consolare con le parole” Non ho scritto che qualcuno si illude di consolare con le parole..
                      “la Parola non allevia il dolore tremendo dato dal’assenza”: non ho scritto “Parola” ma “parole”… cioé le nostre, quelle umane. .
                      “Non si tratta di quello che dice la Chiesa, ma di quello che ci dice il Signore”: per me la Chiesa è di Dio, quindi se dico Chiesa dico Dio. Poi, che la Chiesa sia composta anche da uomini… ben venga. Ma resta Dio.
                      L’esempio del presente l’ho portato per far capire che anche se c’è fede e speranza… siamo qui e qui restiamo, con i nostri sentimenti e le nostre sofferenze… e le nostre gioie, perché no?
                      Non ho detto che la morte ha l’ultima parola: credo profondamente nella vita eterna e nella comunione dei Santi.
                      Quanto alla morte e alla sofferenza, alle croci, oltre Mario ed altri in questo blog, anche la sottoscritta ha la sua buona parte, come tutti. E porta tutto solo per grazia di Dio. Umanamente sarei sempre in lacrime ma l’Amore di Dio riesce a stampare sul mio volto anche il sorriso e, spesso, la gioia che comunque porto dentro, arriva a chi è vicino, al punto che qualcuno pensa che io sia deficiente e menefreghista. Ripeto: solo per grazia di Dio. Ma la sofferenza resta, e viene offerta nella gioia interiore.

                      la Parola è viva ed è vita. Lo so perfettamente. Ma non toglie la sofferenza umana, perlomeno non tutte le volte: So perfettamente che tante persone hanno trovato nell’abbandono in DQuando dico Chiesa intendo Dio.

                    2. Neppure a Cristo mi pare sia stata risparmiata… e neppure Lui a fatto semplicemente un “salto più in là”, con il sorriso sulle labbra… 😉

                    3. … e sarà l’Ottavo Giorno! 😀

                      Ma la passato possiamo guardare… come memoriale dell’opera di Dio in noi.
                      E al futuro possiamo guardare… con la certezza che compirà l’opera Sua in noi.

                      😉 🙂 😀

                      P.S. mettiamoci anche il presente… in cui possiamo abbandonarci all’opera Sua (e fare il possibile per non metterGli i “bastoni tra le ruote” 😉 )

                    4. @Angela:
                      Non ho scritto che qualcuno si illude di consolare con le parole…

                      Hai scritto: “le parole […] Non consolano più di tanto. Non riportano le persone care. Non alleviano il dolore tremendo dato dall’assenza.” Per questo ho scritto ciò che ho scritto 🙂

                      “non ho scritto “Parola” ma “parole”… cioé le nostre, quelle umane…

                      Certo, per questo contrapponevo la Parola. Le parole non possono consolare efficacemente, la Parola può farlo (è uno dei motivi per cui c’è stata data).

                      per me la Chiesa è di Dio, quindi se dico Chiesa dico Dio. Poi, che la Chiesa sia composta anche da uomini… ben venga. Ma resta Dio.

                      E te credo che per te la Chiesa è di Dio! Sei cristiana cattolica apostolica romana 😛
                      Ma ci legge anche gente come Alvise, non dimentichiamolo mai 🙂 Inoltre se la Chiesa è di Dio e destinataria della Sua Parola non è certo per particolare privilegio, ma per grazia divina. Anche questo troppo spesso ce lo dimentichiamo, noi che diciamo di farne parte (vedi l’arroganza di tanti di noi!).

                      L’esempio del presente l’ho portato per far capire che anche se c’è fede e speranza… siamo qui e qui restiamo, con i nostri sentimenti e le nostre sofferenze… e le nostre gioie, perché no?

                      Ma possibile facciate finta di non capire che non voglio banalizzare la morte sic et simpliciter, bensì continuare ostinatamente a mettere in risalto il motivo per cui crediamo, il motivo per cui diciamo che la nostra speranza (nonostante tutto) è certa? “Sorella morte corporale” di San Francesco, contro gli gnostici… Siamo ancora a questo punto, nel 2013. E ancora dobbiamo rispondere con “sorella morte corporale”! Tutto qui!

                      Quanto alla morte e alla sofferenza, alle croci, oltre Mario ed altri in questo blog, anche la sottoscritta ha la sua buona parte, come tutti.

                      Come tutti, dici bene. La croce di accomuna tutti, ci accomunerà sempre, e non è giusto far una graduatoria di croci. Fa parte del mistero di Dio, come dicevo. E per questo riportavo le parole di Paolo VI: dobbiamo far credito alla Parola di Dio! 🙂

                      E porta tutto solo per grazia di Dio. Umanamente sarei sempre in lacrime ma l’Amore di Dio riesce a stampare sul mio volto anche il sorriso e, spesso, la gioia che comunque porto dentro, arriva a chi è vicino, al punto che qualcuno pensa che io sia deficiente e menefreghista. Ripeto: solo per grazia di Dio. Ma la sofferenza resta, e viene offerta nella gioia interiore.

                      Ti ringrazio per queste belle parole, davvero! 🙂

                    5. @Bariom:
                      Neppure a Cristo mi pare sia stata risparmiata… e neppure Lui ha fatto semplicemente un “salto più in là”, con il sorriso sulle labbra… 😉

                      No, tutt’altro, la sua anima era “triste fino alla morte”, però Gesù poco prima di andare verso il Calvario:
                      Lc 9,51 CEI 2008 “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto , egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme”.
                      Lc 9,51 CEI 1974 “Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato tolto dal mondo, si diresse decisamente verso Gerusalemme”.

                      E proprio poche ore prima di essere elevato sulla croce:
                      Mt 26,39.42.44 “Padre mio, se è possibile, passi via da me questo calice! Però non come voglio io, ma come vuoi tu!” “Padre mio, se questo calice non può passare via senza che io lo beva, si compia la tua volontà” Li lasciò, si allontanò di nuovo e pregò per la terza volta, ripetendo le stesse parole.

                    6. @Ubi, di fatto la questione è subire la sofferenza o accettarla su di sé per compiere la volontà del Padre, se persino per Cristo è stato scritto:
                      “…pur essendo Figlio, imparò tuttavia l’obbedienza dalle cose che patì.”

                      E’ la differenza tra essere “servi” o essere “amici” o meglio ancora essere “Figli”… 😉

                      Senza mai dimenticare che questo ci è donato come Grazia, non è questione di bravi o meno bravi, di essere forti o meno forti.

                      Anche per questo Te Deum laudamus.

                    7. @Bariom:
                      … e sarà l’Ottavo Giorno! 😀
                      Ma al passato possiamo guardare… come memoriale dell’opera di Dio in noi.
                      E al futuro possiamo guardare… con la certezza che compirà l’opera Sua in noi.
                      😉 🙂 😀
                      P.S. mettiamoci anche il presente… in cui possiamo abbandonarci all’opera Sua (e fare il possibile per non metterGli i “bastoni tra le ruote” 😉 )

                      Ben detto/scritto! 😉

                    8. Denise Cecilia S.

                      Non entro nel vostro confronto, nel quale mi pare non vi sia vero disaccordo ma solo un accentare cose differenti.
                      Ci tengo però a scrivere che mi ritrovo particolarmente in questo commento di Ubi: la morte sconvolge tutti, santi compresi, ma per me è stata anche un metro (o meglio termometro) della mia fede. Quando non ne avevo, la morte era dolore punto e basta. Da quando mi è stata donata, la morte più sofferta corrisponde anche al più vivo conforto, pur con tutti gli alti e bassi e le difficoltà della condizione umana.
                      Per il resto, felice anno nuovo (nel Signore) a chi dovesse leggere.

    1. @filosofiazzero: la parrocchia è aperta a tutti, sempre. Le cose vere, per quanto ne sappiamo, sono molte di più e molto più belle di quelle che temi. La Parola di Dio ce lo assicura e ce lo testimonia. Buonanotte Alvise!

  10. pier

    Costanza, Grazie! Il rischio quotidiano e’ dividere la vita nel lato A e nel lato B. Per tenerla unita basta guadare la nostra storia (la vita di ciascuno di noi)

  11. Anna Maria

    Dopo 2 anni di frequentazione quotidiana (o quasi !) del blog, credo proprio che questo post faccia proprio al caso mio, per intrufolarmi come “new entry”.
    Anche se abbiamo due storie diverse condivido e sottoscrivo completamente il Te Deum cara amica mia Costanza!!
    Potrebbe essere perfetto come discorso di fine anno da fare a reti unificate!
    Che poi scegliersi Dio come Migliore Amico…conviene! Provare per credere!
    Per la serie….sono un po’ guasta, ma se mi aiuti Tu (che sei mio Padre!) allora forse <>.
    E anche se quest’ anno come lo scorso 2012 é stato duro,durissimo,posso cantare anche io il mio Te Deum.

  12. Anna Maria

    ….si son perse 2 paroline, dicevo:
    Per la serie….sono un po’ guasta, ma se mi aiuti Tu (che sei mio Padre!) allora forse <> !

  13. Silvana

    Grazie Costanza, per come sai dare voce al nostro “essere”: con sincerità, carità, ironia! Buon anno a tutti Silvana

  14. Salvatore Scargiali

    Lui ci ama perché ha sbagliato la creazione? Ci ha fatto difettosi? L articolo è perfetto ma la domanda viene spontanea.

    1. Alessandro

      No, Dio non ci ha fatto difettosi ma liberi, e quindi anche liberi di “difettarci” da noi. Purtroppo i nostri due progenitori hanno usato della propria libertà per “difettarsi”: è quel peccato originale che si è trasmesso a tutta la progenie umana e dal quale nasciamo contaminati. E pure in chi il peccato originale è stato rimesso col sacramento del Battesimo permane una inclinazione al male la quale, ancorché non sia peccato essa stessa, ci rende ahimè docili e corrivi alle tentazioni.

      Perché fosse impossibile che il peccato e il difetto esistessero sarebbe stato necessario che Dio non avesse creato nessun essere libero.
      E comunque in Cristo (e solo in Lui) a ciascun peccatore è dato redimersi e, perseverando fino alla morte e financo convertendosi in punto di morte, accedere a quella beatitudine eterna che è perfettamente indenne da ogni stortura e sudiciume che la colpa originale ha introdotto nella creazione, propagandovi abbondantemente il degrado e l’abiezione di cui siamo tutti spettatori (e sovente, purtroppo, coartefici) e alla quale solo la sovrabbondanza della Grazia poteva porre rimedio.
      Pur nella miseria esultiamo dunque, perché la Grazia ha deciso… gratuitamente di sovrabbondare, Dio si è fatto uomo, si è caricato delle nostre colpe affinché noi potessimo affrancarcene, sicché è divenuto possibile che la morte e il peccato non prevalgano nella nostra vita, che la nostra vicenda culmini nella immacolata eterna amicizia con il Signore nella comunione dei Santi.

      1. Roberto

        Splendido articolo! La domanda, vero, è spontanea; ma l’unica risposta, al tempo stesso appagante e misteriosa, che risponde pur sovrastandoci, sta meditando sullo scandaloso peccato originale e sulla follia dell’amore Divino.

      2. Si, la frase di Costanza: “Ho un difetto di fabbricazione, qualcosa all’origine…” aveva anche in me suscitato la domanda, ma certamente si riferiva al peccato originale, il difetto diciamo, la “tara genetica” con cui veniamo al mondo…

        Ma il “prototipo” dell’Uomo e della Donna secondo la Creazione di Dio, sono e restano Gesù e Maria, nuovo Adamo e nuova Eva 😉

      3. Slessandro:

        …a proposito del problema del male nella creazione (con tutte le precisazioni che tu sarai bravissimo a fare),una lettura interessante (sul movimento dei Catari) sarebbe anche quella (credo)di Raoul Manselli “L’eresia del male”.

  15. Il sugo (manzonianamente) di tutta la storia:

    1 ahi ahi, come stavo male prima di essere capace di abbandonarmi fiduciosamente all’amore di Dio!
    Aaah come sto bene ora che sono riuscito (con l’aiuto di Dio) ad abbandonarmi etc…

    2 Sì, è proprio così, come dici te, e come dice anche (segue citazione evangelica o sacerdotale).
    Grazie per la bellissima testimonianza!!!

    3 Leggete invece qui sotto (citazione da qualche giornale che cita qualche altro giornale, estero, o omofilo, o pedofilo o politicamente corretto, che è il peggio del peggio) cosa stanno mai escogitando queste genti accecate dal pensiero unico!!!

  16. Giusi

    Il sugo (alvisianamente parlando):

    1) Stiamo tutti male (pure voi siete tutti) e non c’è niente da fare….

    2) E’ sempre così e non c’è nessuna speranza, nè alternativa!!!!

    3) Leggete solo quello che dico io e prenotatevi pure voi per andare a morì ammazzati in Svizzera che magari ci fanno lo sconto comitiva!!!

  17. 61Angeloextralarge

    Ubi: “facciate finta di non capire”… parlo sempre per me e non faccio finta… tantomeno di non capire.
    A questo proposito: non accumunarci sotto il “voi”. L’ho ripetuto più volte in questo blog e non solo io: ognuno scrive per sé stesso.
    Invece, a proposito di Alvise: la sua filosofiazero è molto arguta… sa più cose di noi sulla fede e sulla Chiesa. L’ho imparato con il tempo. Potrebbe darci lezione teorica su parecchie cose… solo che non gli interessano.
    Quindi, per favore, se rispondi ad un mio commento… parla con me e non anche con lui, se no non capisco… e tu capisci che faccio finta di non capire… 😉

    1. Qui sottoscrivo in pieno Angela… anche a me i “voi” danno sempre molto fastidio (e lo ripetuto più volte…) sia usati ad intra che ad extra (o da chi da extra arriva).
      Voi, che il buon Alvise usa spesso e volentieri!

      Anche i “noi” sono sempre rischiosi… 😉

    2. @Angela e Mario: epperò un po’ permalosetti lo siete, eh! 😀 Le vostre obiezioni erano le medesime, per questo mi sono permesso di usare il “voi”. Non lo farò più, beninteso…

      Quanto al fatto che abbia scritto “facciate finta di non capire”, mi riferivo al fatto che lo stesso Mario ha ammesso di aver ben inteso il senso delle mie parole, ma di essersi voluto deliberatamente soffermare su un altro aspetto che io avevo a malapena sfiorato. Io ero fermo a discorsi escatologici, mentre le obiezioni erano decisamente più immanenti…

      A proposito di Alvise: lo leggo da poco ma ho capito anch’io che deve aver approfondito alcuni aspetti della nostra fede (un po’ a macchia di leopardo, come tutti noi!). Sul fatto che non gli interessano però permettimi di dissentire: non scriverebbe ostinatamente qui tutti i giorni se fosse così, né continuerebbe a leggerne. Ed è questa una gran speranza 🙂

      D’ora in poi comunque espliciterò a chi sto facendo riferimento, per evitare ulteriori fraintendimenti.
      Ciao e buona domenica!

      1. 61Angeloextralarge

        Ubi: Alvise, secondo me, lo sa già… 😉
        Non mi ritengo permalosetta ma se lo pensi… fa’ pure. Mi sembrava solo di aver voluto chiarire alcune cose. Tutto qua. Tieni conto che comunque non stiamo parlando al telefono o uno di fronte all’altra, in modo da poter sentire il tono della voce e poter vedere l’espressione del viso. Dovessi dirti cosa ho pensato di te solo basandomi sul tuo primo commento… rimarresti forse un po’ male.
        Per quel che so nemmeno Mario è permalosetto… ma lascio che sia li a dirlo, se vuole. 😉

        Il discorso sul “noi” e “voi” è stato affrontato più volte perché è fastidioso parlare e poi sentir rispondere generalizzando, come se chi scrive in questo blog facesse parte di una “coalizione” o che si sia uno uguale all’altro. per quel che ho notato in questi anni di frequenza, siamo uno diverso dall’altro, a volte diversissimi. L’unica cosa che ci accomuna è il desiderio, più o meno forte, di camminare dietro l’unico Maestro.

        1. @Angela: Dovessi dirti cosa ho pensato di te solo basandomi sul tuo primo commento… rimarresti forse un po’ male.

          Tranquilla, la cosa è reciproca, purtroppo! Ma ci sarà tempo e modo per conoscerci “meglio” (siamo pur sempre nickname in un blog).

            1. @Giusi: io mi riferisco a questo filone, non so Angela! Anche perché non ricordo a dire il vero il contenuto di altri messaggi di Angela in altri filoni del blog.

              Bariom invece l’avevo già letto più e più volte, e avevamo avuto già altri dialoghi internautici. Questa è la prima volta che ci rispondiamo in modo un po’ piccato. Ma ci sta: come dice Angela da uno schermo a LCD espressioni, stati d’animo e toni non traspaiono… E gli emoticons suppliscono solo parzialmente 😦

      1. Pure a volte sembra conoscere molto, molto meno… o forse il suo odio è tale che (come succede agli uomini) ne offusca l’intelligenza.

        Come si spiegherebbe altrimenti il suo tanto tramare e operare per la morte di Cristo, se avesse saputo o anche solo intuito il bene che sarebbe venuto a noi (e la sconfitta a lui) dal Sacrificio di Cristo stesso?

        1. Però il diavolo non è onnisciente. Poteva intuire l’esito, ma non certo prevederlo.
          E non è affatto consapevole dei propri limiti, altrimenti non si sarebbe mai “ribellato” a Dio! Ma del resto siamo tanto orgogliosi persino noi, figuriamoci lui che, comunque, è un angelo (decaduto)…

  18. paulette

    Grazie Costanza, non avevo mai pensato prima di questo articolo tuo, di ringraziare Dio anche per i miei difetti. Buon Anno a te e la tua bella famiglia e a tutti.

  19. Le parole di Sua Santità il Papa emerito sul Te Deum di Anton Bruckner:

    “Un richiamo anche a noi ad aprire gli orizzonti e pensare alla vita eterna, non per sfuggire dal presente, anche se segnato da problemi e difficoltà, ma piuttosto per viverlo ancora più intensamente, portando nella realtà in cui viviamo un po’ di luce, di speranza, di amore.
    http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2011/10/22/0627/01482.html

    Più o meno ciò che ho cercato di scrivere qui in risposta ad Alvise, evidentemente in modo poco efficace, se sia Bariom che 61Angeloextralarge mi hanno frainteso, Ad ogni modo meglio chiudere con le parole di un così fine teologo.

    1. Giusi

      Purtroppo oggi ha pure sproloquiato questo essere:

      http://www.repubblica.it/politica/2013/12/29/news/la_rivoluzione_di_francesco_ha_abolito_il_peccato-74697884/?ref=HRER2-1

      Luciano Nobili (che non so chi sia) ha così commentato su facebook:

      Luciano Nobili
      Sono tante le cose che consegnerei volentieri alla storia del 2013 e non mi porterei nel nuovo anno, ma – tra tutte – una: Caro 2014, risparmiami le penose omelie piene di presunzione e sciocchezze di Eugenio Scalfari.
      Almeno a proposito di Cristo.

      Condivido!

  20. Giusi

    Tanti auguri! Vado a fare il Capodanno a Gubbio. C’è un po’ di terremoto ma dopo aver inutilmente sentito Carabinieri, Vigili del Fuoco e albergo (che tanto nessuno può sapere se sprofonderemo sotto le macerie) ho deciso di partire lo stesso. Se sopravvivo, ci sentiamo via blog l’anno prossimo.

    1. 61Angeloextralarge

      Giusi: Gubbio è bellissima anche se “scossa”… A parte la battuta(ccia)… Buon anno! Smack! 😀

    2. Auguroni anche a te, Giusi!

      Io, invece, passerò i giorni immediatamente successivi al 1° poco più a nord di Gubbio: Città di Castello… E speriamo che lo sciame sismico sia finito!

      1. Bei posti ragazzi… vi invidio.
        Anche se in realtà li ho visitati e ri-visitati più volte… è comprensibile siano luoghi che il mondo ci invidia (e che tanto spesso noi stessi malcustodiamo).

        Guarda caso luoghi dove Fede-Cultura-Architettura non sono scindibili uno dall’altro 😉

        1. 61Angeloextralarge

          Mario: eh s^! Dalle mie parti la bellezza non manca… come in altre parti dell’Italia. Non butterei via nulla… 😉

          1. Non c’è dubbio butti via qualcosa…. giusto forse qualche triste, tristissima periferia.
            Ma in fondo, forse anche Nazareth lo era 😉

      2. Giusi

        A Città di Castello sono molto legata perchè lì c’è una chiesa intitolata alla Madonna delle Grazie che poi è la patrona di Città di Castello alla quale ho affidato con successo una persona a me cara. Questo è il quadro miracoloso:

        Di fronte c’è il convento di clausura di Santa Veronica Giuliani e appena fuori il Santuario della Madonna di Canoscio tenuto dai Frati Francescani dell’Immacolata

  21. Miriam

    Grazie! La tua lode mi rincuora e mi fa sentire che non sono poi tanto “stonata o malfunzionante”.
    Un buon anno NORMALE a tutti!!!

  22. grazie perchè le tue parole esprimono alla perfezione quello che con fatica “balbetto” di me.
    Buon anno normale! una normalità che nel quotidiano può essere speciale.
    Auguri a tutti

  23. Pingback: Te Deum | Seme di salute

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