Se il bon ton cosmopolita diventa custode della civiltà

di Giovanni Lindo Ferretti        Avvenire ( rubrica “dal crinale”)

Questa rubrica settimanale si rivela nel tempo impegno più gravoso del previsto. La possibilità di scrivere in assoluta libertà si sta trasformando, nei fatti, in edificazione di una struttura fortificata a salvaguardia di tutto ciò che va protetto quindi non scritto: in vigilata libertà. Innanzitutto la dimensione dell’intimità che non ha niente da nascondere ma ancor meno da esibire si sottrae, per scelta consapevole, al dibattito. All’intimità si addice il pudore.

Esiste poi una dimensione del fare non riducibile alle parole; se un gesto può evocarne mille non saranno duemila parole a poter sostituire quel gesto. Il mondo dell’informazione, così soggetto alle leggi dello spettacolo da risultarne branca, sfuma velocemente nel regno della chiacchiera. Ogni affermazione, anche una casuale constatazione, diventa occasione di polemica ed ogni polemica trova una collocazione politica. Sottrarsi è sempre più difficile; forse l’eremo lo permette, qualche cenobio ne ribolle. Maldicenze e pettegolezzi mi intristiscono: – lo sai che … – – no, non lo voglio sapere – e comunque la mia simpatia tende agli sbeffeggiati, i disgraziati di turno che, si badi bene, non sono gli stessi delle generazioni precedenti. I riprovevoli di allora oggi dettano legge, hanno fatto dei loro vizi, delle loro manie, il bon ton cosmopolita, sono i nuovi benpensanti, alfieri e custodi della civiltà che avanza. La polemica politica, in realtà, mi s’addice: sono uno grumo emotivo di nervi. Frasi del telegiornale appena percepite mi fanno saltare per aria; titoli e foto, spiegazzati e intravisti sui tavoli del bar, mi infiammano; conosco la rabbia che prende lo stomaco e straparlare imprecando sembra l’unica possibile via di scampo. Devo rifuggire, me lo sono promesso, la polemica. Se le concedo spazio, me ne lascio prendere, ne divento succube: eccita la mia vanità intellettuale, mi tonifica ma dà assuefazione, occorre aumentarne le dosi per mantenere l’effetto; un macigno che cresce, annebbia l’intelletto e grava sullo stomaco. Inutile combatterla, vanno rifuggite le occasioni prossime che la propiziano.

Se mi concedo di leggere che, dall’eccelso della supercoscienza mondialista fattasi classifica, Ucraina e Moldavia sovrastano l’Italia per promozione del benessere femminile oltre che complimentarmi con le badanti che conosco per la loro invidiabile situazione, che fare? Meglio dedicarsi con leggerezza e cura alle attività quotidiane; coscienza di chi ha visto e sentito ben di peggio, altro gli toccherà, e non c’è che compiere il proprio dovere lasciando alla realtà delle cose, nella loro forza primordiale, la verifica e relativa punizione dell’umana stupidità. Capita che i miei buoni propositi si frantumino clamorosamente, nel caso raccolgo i cocci. Come tralasciare la questione Ici sui beni ecclesiastici? Già trovo esecrabile che lo Stato imponga una tassa sulla casa, abitazione, dei propri cittadini riconoscendo gli affittuari come virtuosi, anche solo di necessità, rispetto ai proprietari comunque riprovevoli nel loro possesso. Considero l’imposizione dell’Ici ai baretti, agli impianti sportivi degli oratori, alle attività commerciali delle parrocchie un insulto alla storia di questo paese. È una vergogna, né la prima né l’ultima; che sia poi una vecchia proposta del Partito Radicale fatta propria e imposta dall’Unione Europea all’Italia non fa che aggravarla evidenziando il rapporto succube, servile, tra uno stato sovrano che dovrebbe rispondere innanzitutto ai propri cittadini e una Entità semisconosciuta che non risponde a nessuno e si impone a tutti. Mi permetto un consiglio a questa nuova coscienza neo risorgimentale grondante giustizia e libertà: – mai pensato ai giorni d’astinenza e digiuno come attività contigue la dietetica? Scontrini, fatture, ordinamenti parafarmaceutici! – Suvvia cittadine e cittadini, un altro piccolo sforzo verso il grande bene comune.

fonte: Avvenire

83 pensieri su “Se il bon ton cosmopolita diventa custode della civiltà

  1. Erika

    Non sono d’accordo. Una tassa non e’ una punizione da pagare. E’ un contributo che, chi può permetterselo, deve dare alla comunità .
    Io pagherò l’ IMU sulla mia casa, che sto ancora pagando, come contributo, anche per far si che i miei amici, che oggi non possono permetterselo, un domani possano anche loro acquistare un’abitazione.
    (Senza contare che, grazie ai lavori di manutenzione comunale, il valore della mia proprietà sarà incrementato ).
    Poi, non sempre le tasse sono eque e non sempre sono ben impiegate, ma questo e’ un altro discorso.

  2. Roberto

    In quanto imposta che colpisce patrimonio e non reddito, l’ICI e ancor peggio l’IMU sono, di fatto, inique (sarebbero pure incostituzionali, nonostante l’arrampicata sugli specchi della Corte Costituzionale che affermò il contrario riguardo l’ICI, ma tant’è). Si potrebbe ancora discuterne se il prelievo fosse davvero basso, oppure fosse una-tantum, cosa che non è e non sarà.

    L’IMU sarà poi profondamente iniqua, perché porta in sé gravi storture.
    Una fra tutte, mi viene in mente l’aberrante prelievo che colpirà gli uomini divorziati e separati proprietari della casa coniugale (si tratta di uomini nella schiacciante maggioranza dei casi).
    Costoro si sono visti dalla univoca posizione della magistratura privati del bene-casa di cui detengono la proprietà, perché la casa coniugale va a chi tiene il figlio, e cioè la madre.
    Oltre a essere spossessati dalla loro proprietà, ora verranno forzati a pagare l’IMU sulla casa perché, a differenza dell’ICI, non è più riconosciuta alcuna assimilazione a prima casa né uso gratuito a parenti (entro il primo grado).
    Non potendo risiedere nell’immobile la legge prevede assimilazione a seconda casa: niente franchigia, aliquota massima e tanti saluti.

    Non parliamo poi dell’IMU sul no-profit, che per solleticare le viscere anticlericali di molti italiani è stato spacciato come la rimozione di un iniquo privilegio della Chiesa.

    Comunque, sinceramente da un certo punto di vista la questione-IMU quasi mi fa piacere: il clero ha deciso di fare della mollezza, del cedimento, della debolezza, del rifiuto di andare a qualsiasi tipo di scontro, sia “ad intra” che “ad extra”, la linea-guida dell’operare cattolico negli ultimi decenni, dimenticando che i cattivi trionfano proprio quando ai buoni si insegna a rinunciare a combattere. I bei risultati li vediamo: continuo cedimento, continuo arretramento (vogliamo parlare di quella ipocrisia disgustosa della pillola dei 5 giorni dopo?).

    Un bel risultato: ma sì, una Chiesa così se lo merita di pagare l’IMU.

    1. lidiafederica

      Oggi la Chiesa, vista da fuori (e a vote anche da dentro) sembra più preoccupata di non dover pagare l’IMU che della santità dei propri fedeli.
      Quanto alla pillola ed altre cose penso sia bene sottolineare che la Chiesa non c’entra: è lo Stato italiano che deve decidere, non la Chiesa. cioè,siamo noi cittadini – in quaità di cittadini italiani, cristiani ed esseri umani – che dobbiamo impegnarci in prima linea contro ‘aborto non aspettare che alti prelati o chi per loro si schierino. Se in Italia ci fosse più lacità vera (ben diverso dal laicismo!) ci sarebbe anche meno anti-clericalismo, secondo me.

  3. Giovanni Lindo Ferretti:
    Mi sembra, quello che dici, pressappoco della stessa natura delle parole del grande Eugenio Scalfari (!)
    “Io, diceva- in questo paese, non mi ci riconosco più, mi sento straniero in patria”
    Allora, verrebbe da dire, levati dalle palle!!!

  4. perfectioconversationis

    Ho vissuto una vita per certi versi parallela a quella di GLF. Ero una punk anarchica quando ebbe i primi successi con i CCCP. Avevo (ho ancora?) il primo vinile rosso “Ortodossia”.
    Persone a me molto care hanno frequentato gli stessi ambienti, usato gli stessi musicisti, vissuto lo stesso mondo. Poi mi sono convertita indipendentemente da lui, ma sono stata felice di ritrovarlo nel mio nuovo panorama. Ho amato “Litania” più e meglio dei vecchi album.
    Sono stata lieta di vedergli rapidamente bruciare un certo dossettismo dei primi tempi, per tornare ad essere fedele a ben altra linea. Ho letto i suoi libri e mi sembra di scorgere in lui alcuni movimenti interiori che riconosco perché sono anche miei. Avrei anche qualche critica da muovergli, ma lo farei soltanto in un improbabile dialogo viso a viso.

    “Devo rifuggire, me lo sono promesso, la polemica. Se le concedo spazio, me ne lascio prendere, ne divento succube: eccita la mia vanità intellettuale, mi tonifica ma dà assuefazione, occorre aumentarne le dosi per mantenere l’effetto; un macigno che cresce, annebbia l’intelletto e grava sullo stomaco. Inutile combatterla, vanno rifuggite le occasioni prossime che la propiziano”. Mi sembra, questa, la forma anche dei miei pensieri.

  5. Alessandro, è sconvolgente il modo in cui si parla della pillola dei conque giorni dopo. Devo scrivere un pezzo per Avvenire, su questo e sulla ragazza che dopo avere abortito al san Camillo si è trovata il bambino negli slip, ed è finita in clinica psichiatrica per lo sconvolgimento. Quanto dolore!

  6. “Jean Meslier (Mazerny, 1664 – Étrépigny, 30 giugno 1729) è stato un presbitero e filosofo francese, curato in un piccolo paese di campagna, ma “precursore del secolo dei Lumi” col suo materialismo ateo ed anche anticipatore del socialismo.

    La vita di Meslier fu priva di eventi particolari, ma egli divenne improvvisamente noto dopo la morte, avvenuta nel 1729, per l’apertura del suo testamento intellettuale in cui (leggendo dal lungo titolo dello stesso): «si dimostrano in modo chiaro ed evidente le vanità e le falsità di tutte le divinità e di tutte le religioni del mondo».

    Inoltre, nel suo testamento spirituale, il sacerdote chiedeva scusa ai propri fedeli per quanto di falso aveva predicato in tutta la vita, per aver mentito nell’esercizio di una professione di prete non consona alle sue convinzioni filosofiche.

    Il suo nome fu inciso su una lapide tra quelli degli ispiratori e fondatori del socialismo, fuori dalle mura del Cremlino. Egli è infatti il primo pensatore a porre le basi del comunismo sociologico, della comunione dei beni e della distribuzione del reddito in base ai bisogni.”
    E così avessimo sistemato anche l’ICI, l’IMU e compagnia bella!!!

    1. Alessandro

      “il sacerdote chiedeva scusa ai propri fedeli per quanto di falso aveva predicato in tutta la vita, per aver mentito nell’esercizio di una professione di prete non consona alle sue convinzioni filosofiche”: che esempio di coraggio, di coerenza, di franchezza!

  7. Erika

    @Alessandro: ho letto, qualche giorno fa, l’articolo che citi si “la Bussola Quotidiana”, che mi ha molto irritato.
    Intendiamoci: sono d’accordo che , per pagare le tasse, non si debba morire di fame.
    Pero’ vorrei sapere cosa si intende per vita dignitosa. Perché vedo da una parte gente che, come la mia famiglia, rinuncia alle vacanze, a comprare vestiti nuovi, a volte anche ad andare a cena fuori con gli amici, perché ritiene la lealtà un valore e si rifiuta di dichiarare il falso. Dall’altra parte gente che pensa che mentire sia giustificabile, se serve a mantenere uno stile di vita dignitoso.
    Ed e’ esattamente su quel “dignitoso” che, a mio parere, si dovrebbe discutere. Senza tirare in ballo discorsi pretestuosi sulla Chiesa Cattolica.

    1. 61Angeloextralarge

      Erika: sono d’accordo sul discutere sul “dignitoso”. Spesso gli diamo un significato molto personale. Conosco una fervente credente che da anni lavora in proprio in nero, la figlia pure, per loro scelta. Poi, girano con la macchina da 30.000 euro! Ma credo che casi di questo genere li conosciamo tutti, no? Comunque il Card. Bagnasco ha invitato i cristiani a pagare le tasse e non fare i furbi!

      1. Erika

        Infatti, AngeloXL, non credo che la Chiesa, o almeno gran parte di essa, ci tenga a fare da alibi ai soliti “furbi”.

    2. Alessandro

      Erika
      credo che con una certa approssimazione ci si possa mettere d’accordo su che sia uno stile di vita dignitoso: che non comprende necessariamente vacanze costose, un guardaroba fornitissimo e sempre rinnovato. Chi evade le tasse per assicurarsi queste cose non è giustificabile.

      Certamente al cristiano corre l’obbligo, in linea generale, di versare i tributi:

      “La sottomissione, non passiva, ma per ragioni di coscienza (cfr. Rm 13,5), al potere costituito risponde all’ordine stabilito da Dio. San Paolo definisce i rapporti e i doveri dei cristiani verso le autorità (cfr. Rm 13,1- 7). Insiste sul dovere civico di pagare i tributi: « Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il tributo, il tributo; a chi le tasse, le tasse; a chi il timore, il timore; a chi il rispetto, il rispetto » (Rm 13,7).

      L’Apostolo non intende certo legittimare ogni potere, quanto piuttosto aiutare i cristiani a « compiere il bene davanti a tutti gli uomini » (Rm 12,17), anche nei rapporti con l’autorità, in quanto essa è al servizio di Dio per il bene della persona (cfr. Rm 13,4; 1 Tm 2,1-2; Tt 3,1) e « per la giusta condanna di chi opera il male » (Rm 13,4). San Pietro esorta i cristiani a stare « sottomessi ad ogni istituzione umana per amore del Signore » (1 Pt 2,13). Il re e i suoi governatori hanno il compito di « punire i malfattori e premiare i buoni » (1 Pt 2,14).” (Compendio della dottrina sociale della Chiesa, n. 380).

      Tuttavia, è vero che l’imposizione fiscale può essere tanto gravosa da pregiudicare la dignitosità della vita (non la “vita dignitosa” dei furbi, ovviamente), e in questo caso mi pare che il non pagare assuma una sua liceità, come dice l’articolo della Bussola quotidiana.

      1. Alessandro

        D’altronde, I Papi hanno richiamato al dovere di stabilire una tassazione equa:

        “La privata proprietà non venga oppressa da imposte eccessive. Siccome il diritto della proprietà privata deriva non da una legge umana ma da quella naturale, lo Stato non può annientarlo, ma solamente temperarne l’uso e armonizzarlo col bene comune. È ingiustizia ed inumanità esigere dai privati più del dovere sotto pretesto di imposte” (Leone XIII, Enciclica Rerum novarum, 15 maggio 1891, n. 35)

        “[Dichiariamo] non essere lecito allo Stato di aggravare tanto con imposte e tasse esorbitanti la proprietà privata, da renderla quasi stremata” (Pio XI, Enciclica Quadragesimo anno, 15 maggio 1931, n. 49)

        “Astenetevi da queste misure [fiscali] che, a dispetto della loro elaboratezza tecnica, urtano e feriscono nel popolo il senso del giusto e dell’ingiusto, o che rilegano la sua forza vitale, la sua legittima ambizione di raccogliere il frutto del suo lavoro, la sua cura della sicurezza familiare: tutte considerazioni, queste, che meritano di occupare nell’animo del legislatore, il primo posto anziché l’ultimo” (Pio XII, Discorso ai partecipanti al Congresso dell’Istituto Internazionale delle Finanze Pubbliche, 2 ottobre 1948).

        “L’imposta non può mai diventare, per opera dei poteri pubblici, un comodo metodo per colmare i deficit provocati da un’amministrazione imprevidente” (Pio XII, Discorso ai partecipanti al X Congresso della Associazione Fiscale Internazionale, 2 ottobre 1956)

        “Lo Stato non può esagerare all’eccesso i carichi tributari che giungano ad esaurire i leciti benefici della proprietà privata” ( Pio XII, Discorso del 9 novembre 1957)

        1. Baggianate datate!!!
          Quello che vuol dire Gesù (e lo notava anche Pasolini) con “date a Cesare etc” aveva questo significato (che vi vada bene o no) “Toh, Cesare, pigliati il tuo, che io ho da pensare a altre cose!!!”
          Il che rientra nello spirito evangelico di farsi poveri, i gigli del campo, gli uccelli che il Dio li nutre e via discorrendo.
          Non si può quadrare il cerchio a suon di encicliche!!!

          1. Alessandro

            Ma Gesù non era così povero.

            – Giuseppe è carpentiere, quindi è ragionevole pensare che la sua famiglia avesse di che sbarcare il lunario senza stenti

            – Non sembra che – oltre ai digiuni che si imponeva – durante il suo ministero Gesù patisse la fame. Gesù non aveva una dimora fissa ma si spostava, avendo come punti appoggio le case di amici e seguaci che aveva conosciuto (si pensi a Lazzaro Marta e Maria in Betania), ove veniva sfamato e ristorato.

            – Lui e i dodici avevano una cassa, gestita da Giuda.

            – E’ indicativo questo passaggio del Vangelo di Matteo (cap. 11, 18-19): “È venuto Giovanni, che non mangia e non beve, e hanno detto: Ha un demonio. È venuto il Figlio dell’uomo, che mangia e beve, e dicono: Ecco un mangione e un beone, amico dei pubblicani e dei peccatori.”

            – Non vestiva di stracci. “I soldati poi, quando ebbero crocifisso Gesù, presero le sue vesti e ne fecero quattro parti, una per ciascun soldato, e la tunica. Ora quella tunica era senza cuciture, tessuta tutta d’un pezzo da cima a fondo.” (Gv 19, 23)
            Ebbene, una tunica inconsutile è un indumento che non si addice a un indigente.

          2. hai davanti una carriera da teologo!
            Fantastico, hai un filo diretto con Gesù vedo, visto che interpreti senza nemmeno temere di sbagliare il Suo pensiero!
            E con un tratto di penna, meno di 10 parole, getti nel cesso secoli di magistero papale e della Chiesa.
            Non mi sembra mostri la medesima rigorosità nell’interpretazione di altre parole del medesimo Gesù però.
            Come mai? Sempre il filo diretto con Lui?
            Curioso.

            1. Paolo Pugni:
              non so se dici a me, ma approfitto per rispondere alla tua domanda di ieri a proposito del “nesso”…
              Nessun nesso, c’era, come a volte qualcuno tira fuori qualcosa che non c’entra con le altre.
              Per quanto riguarda il magistero e l’interpretazione del Vangelo come anche diceva alessandro che può esistere solo nel contesto della chiesa, io pensi che sia importante inquadrare il vangelo all’interno della chiesa e del cristianesimo primitivo, ma non della chiesa successiva, salvo SCOPERTE filologico storiche che fossero state fatte. A me, Bultmann, Grant, Dodds e altri vanno bene.

              1. Certamente, ognuno ha il diritto di scegliersi i maestri che preferisce.
                E si può anche andare a storia dalle BR, imparare scienze da Greenpeace, comprendere la fisica dai NOTAV.
                Poi però non ci si deve meravigliare se si finisce per dire quelle che il buonsenso catalogherebbe con una parola che Costanza aborrirebbe e che contiene in ordine sparso z t s r n (le vocali le vendo, non le regalo).
                Ed è anche lecito parlare di quello che si vuole, ci mancherebbe.
                Forse la netiquette prevede un comportamento un po’ diverso, ma qui ci vogliamo tutti bene, e prima di prendermi una lavata di capo da Fefral, mi arresto.
                Del resto gradirei uscire vincitore contro la mia bassotollerante impazienza in questo inizio di settimana santa.

  8. Erika

    @Alessandro: credo che sostanzialmente siamo d’accordo. Anch’io penso che se un cittadino si trova a dover scegliere se pagare le tasse o fare la spesa , se pagare le tasse e far fallire la sua attività o non pagarle e andare avanti, c’è una stortura enorme nel sistema fiscale.
    Quello che discuto e’ il metodo. Io auspico che chi fa fatica a pagare le tasse non si nasconda, non si “arrangi” da solo, ma lo dica a gran voce. E’ l’unico modo per avviare un dibattito serio sull’equità fiscale e, a mio parere, avremmo dovuto farlo anni fa.

    1. Alessandro

      Sì, sono d’accordo con te, la questione dell’equità fiscale è una grande questione politica che, in una democrazia, va affrontata pubblicamente.
      E’ una questione sulla quale è particolarmente delicata la necessaria applicazione del principio di sussidiarietà, che dovrebbe preservare dalla invadente rapacità dello Stato-esattore.

  9. Erika

    @Alessandro: quindi, fin dai tempi di Gesù, e’ abitudine inveterata quella di affidare la cassa a persone tragicamente sbagliate? 🙂

    1. Alessandro

      Esatto 🙂
      Giuda non solo tradì Gesù, ma maneggiava la cassa a proprio uso e consumo:

      “Maria allora, presa una libbra di olio profumato di vero nardo, assai prezioso, cosparse i piedi di Gesù e li asciugò con i suoi capelli, e tutta la casa si riempì del profumo dell’unguento.
      Allora Giuda Iscariota, uno dei suoi discepoli, che doveva poi tradirlo, disse:
      “Perché quest’olio profumato non si è venduto per trecento denari per poi darli ai poveri?”.
      Questo egli disse non perché gl’importasse dei poveri, ma perché era LADRO e, siccome teneva la cassa, prendeva quello che vi mettevano dentro.
      Gesù allora disse: “Lasciala fare, perché lo conservi per il giorno della mia sepoltura.
      I poveri infatti li avete sempre con voi, ma non sempre avete me”. ” (Gv 12, 3-8)

  10. 61Angeloextralarge

    Fuori tema ma non so quanto…

    Paolo! Karin! L’ha fatto! Ieri sera, fra Filippo Maria ha cercato di non farmi entrare in Santuario. E dire che ero passata dal chiostro! “Fuori gli nteristi!”… Ho dovuto fare appello alla teologia della Salvezza, dicendogli che non poteva salvare solo te, perché la salvezza è per tutti! 😉

    1. Alessandro

      Penso che in effetti quest’anno l’Inter riuscirà a salvarsi, ha 14 punti in più del Lecce 😉

    2. Andreas Hofer

      E poi grazie al calvario che stanno patendo dal dopo-Mourinho in avanti è pressoché certo che gli interisti precederanno chiunque nel regno dei cieli… 😀

  11. angelina

    Meglio dedicarsi con leggerezza e cura alle attività quotidiane…….Vero!!
    Del post, è l’unica frase che sono in grado di percepire, in questi giorni. Non ce la faccio a leggere tutto ciò che scrivete (autori e commentatori), perdipiù non so assolutamente niente di calcio (già, spero che questo non mi renda incompatibile…), non riesco a seguirvi.
    Però ho pensato al blog, a voi (e nel voi ci siete tutti, anche Alvise che ama dare del voi a tutti gli altri, chi scrive, chi commenta, i numerosi che leggono senza commentare), all’inizio di questa settimana speciale. Niente di meglio, per lasciarvi un saluto e un augurio, delle parole di Benedetto XVI pronunciate stamattina nell’omelia

    “Possiamo scoprire qui un primo grande messaggio che giunge a noi dalla festività di oggi: l’invito ad assumere il giusto sguardo sull’umanità intera, sulle genti che formano il mondo, sulle sue varie culture e civiltà. Lo sguardo che il credente riceve da Cristo è lo sguardo della benedizione: uno sguardo sapiente e amorevole, capace di cogliere la bellezza del mondo e di compatirne la fragilità. In questo sguardo traspare lo sguardo stesso di Dio sugli uomini che Egli ama e sulla creazione, opera delle sue mani. Leggiamo nel Libro della Sapienza: «Hai compassione di tutti, perché tutto puoi, chiudi gli occhi sui peccati degli uomini, aspettando il loro pentimento. Tu infatti ami tutte le cose che esistono e non provi disgusto per nessuna delle cose che hai creato; … Tu sei indulgente con tutte le cose, perché sono tue, Signore, amante della vita» (Sap 11,23-24.26).”
    (Non ne ha parlato esplicitamente, ma credo che il Papa includesse anche gli interisti, ….;-) )

    A tutti, ma proprio tutti, una santa settimana e, con l’idea di non poterlo fare sabato, faccio i miei auguri di Pasqua con le parole della veglia
    La luce del Cristo che risorge glorioso
    disperda le tenebre del cuore e dello spirito.

  12. Roberto

    E’ pur vero che c’è il dovere e la vocazione dei laici – ma la Chiesa ha però la responsabilità di ricordare a coloro che sono in posti di comando e affermano di essere cattolici che non hanno alcuna libertà di coscienza e di opinione su aborto, pillone di X giorni dopo e compagnia cantante: se non difendono la vita a tutti i costi, tradiscono radicalmente i loro doveri di stato (peccato mortale). Se la classe dirigente tradisce sistematicamente le aspettative dei loro elettori, magari nascondendosi dietro il dito della “libertà di coscienza” da lasciare ai deputati, ogni sforzo sarà inutile.

    Vedremo se i mass-media cattolici si occuperanno di più dell’ormai prossima introduzione della pillola dei 5 giorni dopo o dell’IMU… io non sono tanto ottimista.

    Sulla questione-tasse, non voglio innescare polemiche, perciò mi limiterò a ricordare un principio generale valido per noi cattolici: noi non siamo protestanti, e perciò non abbiamo “l’obbedienza al Principe sempre e comunque” nel DNA.

    Vecchio ma interessante articolo della Civiltà Cattolica, sulla falsariga di quello apparso sulla “Bussola” qualche giorno fa, per chi voglia approfondire.

    http://www.storialibera.it/attualita/tasse_tasse_tasse/articolo.php?id=853&titolo=Quando+il+fisco+diventa+brutale

    PS che non c’entra (o forse si?): è uscito il Kattolico 3 di Cammilleri! Che bello 😀

    “Quando inventai la sigla goliardica «il kattolico» ero giovane ed avevo ancora negli occhi le scritte, sui muri, dei rivoluzionari con la mutua e le ferie pagate: Craxi con la croce uncinata al posto della «x», Kossiga con la kappa e le «esse» tracciate a mo’ di SS.
    L’uso della kappa in luogo della «c» dura faceva molto lingua tedesca, il tedesco faceva molto nazista e nazista (o fascista, era lo stesso) era chiunque si opponesse alla Rivoluzione.
    Da qui la decisione di provocare mettendomela da solo, la kappa. Anche perché dava, come tutti i simboli, un’idea immediata e sintetica.
    Il messaggio era: qui parla un cattolico tosto, di quelli che non porgono l’altra guancia (di Cristo, non la propria) e non hanno peli sulla lingua.
    Del resto, la polemica è un genere letterario tra gli altri.

    Per questo, cari lettori, eccovi la raccolta Il Kattolico 3, dopo Il Kattolico 1 (Piemme) e Il Kattolico 2 (Sugarco).
    Per le ulteriori puntate dovrete abbonarvi al mensile «Il Timone».
    A meno che non intendiate aspettare un Kattolico 4.
    Buona lettura.

    Rino Cammilleri”

      1. vorrei ben vedere… i Gesuiti sono Cattolici con la C… e non prendono lezioni di “tostezza” da nessuno, se non da Cristo solo.

        1. perfectioconversationis

          O Cyrano… quelli che pubblicano Cristianità che “c” avrebbero? Tanto per sapere s’abbiamo da sfidarci a singolar tenzone… 😉

          1. Non incrocerei la mia lama con la tua neanche per gioco, D.
            Resta il fatto che il tono tronfio di quella “k”, e il “piano dell’opera” (si fa per dire) sono inconciliabili coi Quattro Vangeli che posano sul mio comodino: a “Quelli che pubblicano Cristianità” auguro vivamente di non riconoscersi in certe posizioni – e tu me le rappresenti luminose, le posizioni di quelli – perché quanto ai Padri de La Civiltà Cattolica, conoscendone personalmente più di un paio, posso assicurare che non darebbero rilievo a simili posizioni se non deprecandone gli eccessi.

  13. Su Giolindo ho già pensato e detto tutto quello che potevo a suo tempo, all’inizio della sua deriva clericale. In questo pezzo Ferretti mischia l’odio per il “bon ton” della politically correctness e per il cosmopolitismo e per i senzadio che vogliono far pagare le tasse ai preti. Una prosa scomposta, confusa, ai limiti del delirio, che magari qualcuno scambia per profonda e ieratica, ma che a me mette solo tristezza, come mi mettono tristezza certi matti per strada.

    La domanda è: serviva proprio quest’esibizione del povero Ferretti per convincere il lettore che a voi le tasse non piacciono? Secondo me, no. Entrando nel merito: che un privato – persona fisica o giuridica che sia – utilizzi i soldi sottratti all’erario per costruire scuole ed ospedali piuttosto che per andare a mignotte, per finanziare le mense dei poveri piuttosto che per fare altro denaro, è del tutto irrilevante. Lasciamo pure stare il diritto tributario: “settimo, non rubare”, vi dovrebbe dire qualcosa, no? Che poi, a dirla tutta, le vostre preoccupazioni suonano un tantino esagerate. Siamo in Italia, qualche sotterfugio si troverà. E, d’altra parte, sono convinto che il Paese la sfangherà comunque, anche senza tassare tutti gli hotel “Al Santo” o i centri congressi “Papa Tizio”.
    Il punto è un altro, e riguarda non tanto la cittadinanza nel suo insieme, quanto la vostra comunità religiosa di appartenenza. Che genere di religiosità vorrebbe essere quella che voialtri cattolici preconciliari esprimete attraverso il vostro discorso pubblico? Ragazzi e ragazze: siete totalmente ossessionati dal sesso e dai quattrini, ve ne rendete conto? Vi contrapponete ad un mondo del quale siete parte integrante, al netto delle vostre frustrazioni, dev’essere faticoso! Essù, vivetevela con più serenità, se potete. E, ogni tanto, pagatele queste tasse: siete cittadini pure voi, lo sapete?

    1. Andreas Hofer

      I cristiani dimorano su questa terra ma sono cittadini del cielo, non cellule del Grande Animale. Perché solo da Dio dipendono, Esiste una fiscalità oppressiva che vuole far dipendere l’uomo solo dal Collettivo. E a questa i cristiani non solo hanno il diritto, ma il dovere di opporsi.

        1. Andreas Hofer

          @ Federico

          Lo sappiamo. Ce l’hanno insegnato, tra gli altri, Nerone, Adolf Hitler e Stalin.

          1. Il fatto che citi i regimi dell’antichità e gli stati totalitari e razzisti la dice lunga sulla confusione che regna nella tua testa. Scendi dal maso, Andy, c’è tutto un mondo, là fuori.
            Servus
            F.

            1. Alessandro

              Uno che scrive

              “sono convinto che il Paese la sfangherà comunque, anche senza tassare tutti gli hotel “Al Santo” o i centri congressi “Papa Tizio”… Che genere di religiosità vorrebbe essere quella che voialtri cattolici preconciliari esprimete attraverso il vostro discorso pubblico? Ragazzi e ragazze: siete totalmente ossessionati dal sesso e dai quattrini, ve ne rendete conto? Vi contrapponete ad un mondo del quale siete parte integrante, al netto delle vostre frustrazioni, dev’essere faticoso!”

              in effetti deve saperne parecchio, di “confusione che regna nella testa”

              1. Andreas Hofer

                @ Aessandro

                Sì, deve saperne parecchio… Temo che nemmeno le forze unite di Augias e Odifreddi riuscirebbero a metterne insieme tanta… 😀

          2. Tasse a seconda del reddito, ergo vanno acciuffati quelli che non le pagano cosicchè con il ricavato si possano aiutare i meno abbienti . L’ICI è una tassa che c’è dappertutto, e di più, potrebbe venire abolita quando si pagassero tutti le tasse sul reddito e sul patrimonio accumulato, ora che non esiste nemmeo più la tassa d’eredità.Perché, essendo che si vive in società, occorre contribuire secondo misura. Stando attenti che non vengano, i soldi, sperperati dai politici dai burocrato o che altro, I cattolici sono tassabili come tutti quegl’altri, come i musulmani, i valdesi, gli atei, i mormoni, (lo sapevate che in Italia c’è anche diversi mormoni?)Non vedo cosa c’ entrino qui Stalin hitler e Nerone Quanto al post di Ferretti, non si capisce con chi ce l’abbia. Se uno si è rintanato a vivere solo perché il mondo è popolato da teste di cazzo chiacchieroni (cosa del tutto condivisibile) non mi sembra poi sensato aggiungere chiacchiere alle chiacchiere per dire che il mondo è pieno di chiacchiere e di stronzi chiacchieroni.

            1. Replica filosofiazzero
              1 aprile 2012 alle 15:15
              Paolo Pugni:
              non so se dicevi a me, ma approfitto per rispondere alla tua domanda di ieri a proposito del “nesso”…
              Nessun nesso, c’era, come a volte qualcuno tira fuori qualcosa che non c’entra con le altre.
              Per quanto riguarda il magistero e l’interpretazione del Vangelo come anche diceva alessandro che può esistere solo nel contesto della chiesa, io pensi che sia importante inquadrare il vangelo all’interno della chiesa e del cristianesimo primitivo, ma non della chiesa successiva, salvo SCOPERTE filologico storiche che fossero state fatte. A me, Bultmann, Grant, Dodds e altri vanno bene.

  14. lidia

    poveri noi ad aver ridotto il cristianesimo a chi è più tosto degli altri 🙂

    Il regno del cesaropapismo è l’ortodossia – dalla leggenda di Mosca Terza Roma in poi, non c’è distinzione fra Chiesa e Stato (e l’URSS è il proseguimento ideologico di questa concezione). Lo dico con grandissimo amore verso gli ortodossi, il cui patrimonio spirituale, liturgico e di martirio è immenso. Il discorso è lungo, ma non è un caso che i meno sottomessi dei Paesi satelliti fossero quelli di tradizione cattolica e protestante – nel’ortodossia la coincidenza di potere spirituale e politico è molto più forte che non nel cattolicesimo e ovviamente nel protestantesimo.

    L’Italia, pur non essendo un paese ortodosso, è purtroppo, secondo me, imbevuta di clericalismo (e di anti-clericalismo) fino alle midolla. E la religione vissuta come come “tradizione” secondo me è esiziale.
    Io auspicherei davvero una maggiore laicità, una forte presa di coscienza del fatto che i fedeli cristiani non sono la “longa manus” della Gerarchia. Siamo fedelissimi al Magistero, ovviamente, ma poi ognuno di noi porta la propria responsabilità nella città terrena – in politica, in azienda, in Borsa – senza evocare ogni tre per due il Papa, i Vescovi e chi per loro (anche perché poi la responsabilità delle nostre azioni sbagliate ricade su di loro, e questo è da evitare).
    Non si tratta di nascondere il fatto che si è cattolici, anzi: ma dovrebbe essere la vita stessa e non il continuo invocare il Vaticano a mostrarlo.

    1. Roberto

      Mi spiace Lidia, ma non ho capito affatto cosa tu voglia dire 🙂
      Longa manus? Dottrina Sociale della Chiesa Cattolica: imprescindibile per qualunque cattolico che voglia occuparsi di politica (e non solo).
      Compito della Gerarchia è stabilire i fini e trasmettere correttamente i principi di Fede e Morale.
      Compito dei laici è concretizzarli secondo prudenza (che in senso tomistico indica la scelta del mezzo più efficace per conseguire un fine).
      La prudenza inerisce ai mezzi, che devono essere leciti, e non ai fini.
      I fini devono essere stabiliti dalla Gerarchia, i mezzi leciti secondo prudenza dai laici.

      Se mi dici che il laico ha la vocazione dei mezzi all’interno di quanto stabilito dal Magistero, e che quando lascia la responsabilità della scelta dei mezzi alla Gerarchia, tradisce la sua vocazione e si avvia al disastro, sono perfettamente d’accordo. Ispirato dalla visita del Papa in Messico, mi viene da dire “Potremmo chiedere quello che succede quando i laici dimenticano questa distinzione, ai Cristeros messicani. Potremmo, peccato che li abbiano ammazzati tutti… ”

      Ma per non ingenerare confusione (sì io sono invece abituato a citare spesso i Papi perché credono che possano dire le cose meglio e con un’autorità migliore di quanto possa io) aggiungo:

      “In un’allocuzione tenuta ai Vescovi il 2 novembre 1954 S. S. Pio XII, fra l’altro diceva: Anzitutto oggi si fanno notare correnti di pensiero e tendenze che tentano di impedire e limitare la potestà dei Vescovi — (non escluso lo stesso Romano Pontefice) — precisamente in quanto sono pastori del gregge loro affidato. Ne coartano l’autorità, la cura e vigilanza entro determinati limiti che riguardano le cose strettamente religiose, la predicazione delle verità della fede, la direzione delle pratiche di pietà, l’amministrazione dei sacramenti e l’esercizio delle funzioni liturgiche. Vogliono allontanare la Chiesa da tutte le iniziative ed affari che toccano come essi dicono la «realtà della vita», con il pretesto che queste cose sono di loro competenza.
      Questo modo di pensare viene espresso concisamente talora nei pubblici discorsi di alcuni laici cattolici, anche
      levati a posti di importanza, quando dicono: «Volentieri noi i Vescovi e Sacerdoti, li vediamo, e ascoltiamo, li avviciniamo nelle Chiese, nell’ambito della loro giurisdizione; ma sulle piazze e negli edifici pubblici, in cui si trattano o decidono le questioni di questa vita terrena, non li vogliamo vedere né possiamo credere che vogliamo ascoltare la loro voce. In questi posti, siamo noi laici, non il clero, di qualsiasi dignità o grado, i legittimi giudici. [se non ricordo male era il democratico cristiano De Gasperi, NdMe… ]
      In opposizione a questi errori, si deve tenere apertamente e fermamente, che il potere della Chiesa in nessuna
      maniera è limitato, come si suoi dire, «alle cose religiose»; ma che tutta la materia della legge naturale, la sua esposizione, interpretazione e applicazione, qualora si consideri il loro aspetto morale, è di competenza della Chiesa.
      Vi sono in sociologia, non una ma molte, e gravissime questioni, sia puramente sociali, sia sociali-politiche, che
      toccano l’ordine etico, le coscienze, la salvezza delle anime. Non si può assolutamente dire che tali questioni si trovino sottratte all’autorità e alla cura della Chiesa. Anzi anche fuori dell’ordine sociale occorrono questioni, non strettamente «religiose», di politica, sia nazionale che internazionale, le quali toccano l’ordine etico, premono le coscienze, possono esporre e difatti spessissimo espongono, a non leggero pericolo il conseguimento dell’ultimo fine. Così il problema del fine e dei limiti del potere civile; le relazioni tra i singoli uomini e la società; i cosiddetti «Stati totalitari a, qualunque sia la loro origine e derivazione; la «totale laicizzazione dello stato a e della vita pubblica; la completa e laicizzazione» della scuola; la natura etica della guerra, la liceità o illiceità della guerra moderna; la cooperazione od il rifiuto ad essa da parte di un uomo di timorata coscienza, i vincoli e le relazioni etiche tra le Nazioni.
      Contraddice alla verità, anzi alla stessa retta ragione chi asserisce che queste cose e molte altre dello stesso genere non toccano l’ordine morale e che perciò sono o possono essere estranee al potere della Autorità stabilita da Dio» …

      Non so se ho risposto perché davvero non ho ben capito cosa tu volessi dire (non l’ho scritto con intento polemico… )

      1. lidia

        ti spiego: io sono cattolica, giusto? Allora nella mia attività scientifica di ricercatrice metto in atto alcuni principi cristiani: onestà (non rubo il lavoro altrui), veracità (ricerco la verità), lavoro (lavoro bene), etc. Ora non c’è bisogno che io in ogni mio lavoro citi il Papa (come all’epoca del marxismo il buon Lenin). Invece in Italia c’è l’inveterata abitudine dei politici (ma anche di altre categorie) di nascondersi dietro insegnamenti magisteriali per nascondere le proprie responsabilità.
        Tipo: vuoi votare contro l’aborto? Giusto, ma non dire “Io voto contro l’aborto perché il Papa dice così (quasi tu ne fossi costretto, e perciò a malincuore)”. di’, piuttosto: “Io voto contro l’aborto perché (e, direi, da essere umano, indipendentemente dal tuo essere cattolico scintoista o musulmano) in tutta coscienza e responsabilità mia personale (non butto la responsabilità sul Papa) sono contro l’aborto. Lo sono da cattolico che sa che questa è la verità e difenderò la mia posizione in Parlamento, davanti ad altri cittadini (senza rifugiarmi in Vaticano per protezione). La mia coscienza – formata dal Magistero, ma sempre libera – dice no all’aborto e dunque voto no”. Vedi la differenza? Il primo politico è una marionetta,il secondo è un gentiluomo cristiano che prende la propria responsabilità.
        Cito due testi di S.J.Escrivà, che sicuramente spiega meglio di me:

        Il decretoApostolicam actuositatem(n. 5) ha affermato chiaramente che l’animazione cristiana dell’ordine temporale è compito di tutta la Chiesa. È pertanto un lavoro che spetta a tutti: alla Gerarchia, al clero, ai religiosi e ai laici. Potrebbe dirci quali sono, secondo lei, il ruolo e le modalità d’azione di ciascuno di questi settori ecclesiali nell’unica missione comune?

        In realtà, la risposta la troviamo negli stessi testi conciliari. Alla Gerarchia spetta il compito di indicare, come parte del suo Magistero, i princìpi dottrinali che devono presiedere e illuminare lo svolgimento di questa impresa apostolica (cfr cost. Lumen gentium, n. 28; cost. Gaudium et spes, n. 43; decr. Apostolicam actuositatem, n. 24).

        Ai laici, che lavorano immersi in tutte le situazioni e in tutte le strutture proprie della vita secolare, corrisponde in modo specifico l’opera “immediata” e “diretta” di ordinare le realtà temporali secondo i princìpi dottrinali enunciati dal Magistero; allo stesso tempo, però, essi svolgono questo compito con una necessaria autonomia personale rispetto alle decisioni particolari che devono adottare nelle circostanze concrete della vita sociale, famigliare, politica, culturale e così via (cfr cost. Lumen gentium, n. 31; cost. Gaudium et spes, n. 43; decr. Apostolicam actuositatem,, n. 7).

        (Escriva, Colloqui)

        in quanto cristiani, voi godete la più completa libertà, con la conseguente responsabilità personale, per intervenire come più vi piaccia nelle questioni di carattere politico, sociale, culturale, eccetera, senza altri limiti oltre quelli indicati dal Magistero della Chiesa. Mi preoccuperei — per il bene delle vostre anime — unicamente nel caso in cui oltrepassaste tali confini, perché a quel punto avreste creato una netta opposizione tra la fede che affermate di professare e le vostre opere, e ve lo farei notare con chiarezza. Questo sacrosanto rispetto delle vostre scelte, purché non vi allontanino dalla legge di Dio, non è capito da coloro che ignorano il vero concetto della libertà che Cristo ci ha guadagnato sulla Croce, qua liberiate Christus nos liberavit [Gal 4, 31], dalle persone faziose di ogni colore e provenienza: da coloro che pretendono di imporre come dogmi le loro opinioni temporali, o che degradano l’uomo negando il valore della fede, lasciata in balìa degli errori più crassi
        (Escriva, Amici di Dio)

        SI capisce?

          1. certo che si capisce… quando certi cattoliconi saranno un po’ meno fissati con le k forse scopriranno la bellezza del cattolicesimo.

      2. lidia

        PS: interessante coincidenza 🙂 Proprio l’ altroieri ho seguito una lezione di teologia (ne seguo varie durante l’anno per migliorare la formazione) in cui si diceva che la prudenza è sì, certo, quello che dice S.Tommaso, ma è prima di tutto un “saggio amministrare per l’altro”. Lo spunto della lezione erano alcune meditazioni di GPII in cui lui parla diffusamente dell'”essere per”, che è la base dell’essere umano in quanto essere relazionale, che, da solo, muore.
        E infatti, la Trinità è relazionale – una, ma trina, è relazione. Ora, la prudenza è la virtù che mi permette di stabilire in ogni momento cosa sia la cosa giusta da fare per “dare la razione di cibo” alle persone che sono attorno a me. Nel Vangelo, prudente è l’amministratore saggio che, appunto deve dare cibo a coloro che gli sono accanto.
        Cioè, se io vedo che un mio amico sta morendo di fame, prudenza mi dice “dagli da mangiare”. Se vedo che è triste, prudenza è consolarlo, etc etc.
        Insomma, la prudenza è funzionale al prendersi cura (di me stesso e dell’altro). è il mezzo per arrivare in Cielo (dove, appunto, ci vanno coloro che hanno dato da mangiare, da bere, etc. – ovviamente anche in senso spirituale, ma non solo – come il buon Samaritano).

  15. Erika

    @Andreas, sei un uomo che stimo molto. Per questo ti chiedo di non cadere nel tranello qualunquista dello stato oppressivo/esattore.
    Purtroppo spesso e’ la realtà: lo Stato chiede molto e da in cambio pochissimo.
    Ma il principio della collettivita’ che partecipa, secondo le proprie possibilità, al benessere di tutti i concittadini, per me va salvaguardato.
    Di più: e’ uno dei principi che mi rendono fiera di essere europea.
    Questa dicotomia tra l’essere cristiani ed essere cittadini leali e onesti proprio non la capisco.
    @Alessandro: il principio di sussidiarietà pone, per me, problematiche che andrebbero affrontate con calma. Spero di poterne discutere con te in futuro.

    Giovanni Lindo Ferretti e’ un tema a se’.
    Lo ammiro molto, ma fin dai tempi dei CCCP e dei CSI pensavo che lo slancio parossistico che lo spinge alla poesia, a volte gli impedisca di leggere la prosa della realta’.

    1. Andreas Hofer

      @ Erika, non faccio del qualunquismo. Mi sono occupato del tema, e se n’è occupato, si parva licet, anche il mio amato Thibon (*). Il punto è che legittimità morale e legalità non coincidono. Fuggire da un Lager nazista era un atto illegale ma perfettamente legittimo. Questa “dicotomia” è ciò che ci impedisce di diventare semplici ingranaggi della società. Il cristiano ha il dovere di essere onesto, lo Stato ha il dovere di essere giusto il che implica, tra le altre cose, che riconosca dei limiti alla propria sfera di azione e di competenza, altrimenti diventa quel mostro totalitario che il XX secolo ha conosciuto. Cesare pul superare la misura e pretendere gli onori che un cristiano rivolge solo a Dio. Questa è la “secolarizzazione sana” apportata dal Cristianesimo: la desacralizzazione dell’autortià politica. Ripeto: un conto è la fiscalità sana e ragionevole cui un cristiano non può e non deve sottrarsi, un altro è la fiscalità oppressiva e totalitaria che giunge a spossessare i cittadini di ogni capacità produttiva, ciò che conferisce loro un’autonomia dal potere pubblico.

      (*) Mi permetto di rimandare qui: http://www.laporzione.it/2011/12/19/una-repubblica-af-fondata-sulle-tasse/
      http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-evasori-fiscalie-vampiri-anemici-4173.htm

  16. “Sebbene spesso i Paesi di cultura anglosassone (principalmente Regno Unito e Stati Uniti d’America) vengano citati come esempi di società in cui è valorizzata la sussidiarietà, tale esempio non è del tutto pertinente. La sussidiarietà, infatti, proprio per il fatto di avere i propri presupposti in una visione gerarchica della società, è molto più tipica del cattolicesimo, mentre la cultura liberale anglosassone, di matrice calvinista, sostiene piuttosto il principio di sovranità delle sfere, che sì rigetta lo statalismo – come fa anche il principio di sussidiarietà -, ma esclude anche qualsiasi sostegno economico da parte dello Stato ai corpi intermedi (e prima di tutto alle Chiese), mentre chi invoca il principio di sussidiarietà generalmente appoggia questo tipo di sostegno.”

    WIKIPEDIA

  17. Stranieri in patria. Come Eugenio Scalfari. La vostra patria non è qui, E’ in cielo. O altrove.Ma nel Vangelo a Gesù gli mostrano sulla moneta la testa di Cesare, e lui dice, date a Cesare, in maniera, giustamente, sprezzante, come dire, ecco, paghiamo il nostro debito, poi abbiamo lo spirito a cui pensare. E non dimentichiamo che la Giudea era allora sotto il tallone di Roma.

  18. Io sono dell’idea di Feyerabend: per tutelare l’anarchia dei cittadini è necessaria la tutela dell’ordine pubblico.
    Ma chi lo dovrebbe pagare l’ordine pubblico, e tutto il resto?

  19. Replica filosofiazzero
    1 aprile 2012 alle 20:13
    Subsistit la chiesa primitiva, dici te, ma non si può ritoccare il Vangelo, per esempio attraverso il dogma della
    Immacolata Concezione, reinterpretando (ermeneuticamente?) la figura di Maria!!!E così in generale.
    Lo so, voi lo fate , ma non è filologico (in senso filologico).
    Ma te tu ti senti proprio un depositario del verbo allo stato primigenio (attraverso Roma)!!! Ma oooooh!!!!

    1. Alessandro

      1) ritoccare il Vangelo? No, nessun ritocco, cioè nessuna alterazione. Il dogma dell’Immacolata Concezione di Maria è compatibile con i Vangeli, e non lo sarebbe se il dogma in parola fosse frutto di un ritocco, di una alterazione del Vangelo.

      2) Mi accusi (accalorandoti oltremisura) di sentirmi “un depositario del verbo allo stato primigenio (attraverso Roma)”.

      A me sembra invece che sia tu ad accampare la pretesa di sapere che dice veramente il Vangelo.
      Non si spiegherebbero altrimenti le tue parole: “io penso che sia importante inquadrare il vangelo all’interno della chiesa e del cristianesimo primitivo, ma non della chiesa successiva”.
      Insomma, tu hai la presunzione di sapere che la “chiesa successiva” ha perso di vista il Vangelo, a differenza di te, che capisci bene il vangelo perché lo “inquadri all’interno della chiesa e del cristianesimo primitivo”.

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